Le corse di natale, parte 1

admin il 14/01/2019 · 0 Comments

Continuano i racconti delle ferie natalizie, nessuna impresa epica da annoverare nell’ album dei ricordi ma tante belle giornate di sport ed amicizia. Oggi si parla di corsa, quella che ormai è diventata la mia principale attività fisica.

Si inizia con mercoledì 19, la “tapapizzata di natale”
Tapapizzata, neologismo che indica una corsa in compagnia buona principalmente come pretesto per ritrovarsi poi con le gambe sotto al tavolo e le posate a tagliare una Margherita farcita. Quella di natale è un appuntamento ormai fisso, quest’anno l’ho organizzata in maniera più ufficiale per la squadra e la metà dei partecipanti veste i colori gialloneri della Scalo Voghera, ma oltre a loro sono presenti altri amici accomunati dalla passione per la corsa e per le birre del dopo-corsa.
Il clima ci gioca una piacevole sorpresa, con un freddo uggioso che ci accompagna attraverso il centro storico di Voghera di cui ci riappropriamo tra divertiti sorrisi degli aperitivanti e qualche vaffa di automobilisti a cui disturbiamo la circolazione. Usciti dalla città però inizia la magia, una nevicata seppur debole e ghiacciata comincia ad imbiancare i campi illuminati dalle nostre torce frontali ed i fiocchi ci tagliano il viso in questa gelida atmosfera natalizia. Ma pizza e birra ci fanno velocemente riprendere dal freddo e dai 10km di allenamento

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sabato 22, trail di natale dell’Azalai
Un bel raduno autogestito in notturna è l’occasione per trovarmi con altri a questo evento di brindisi di una squadra tortonese specializzata nei trail, la serata è fantastica sia come temperatura che per la luna piena che ben illumina le colline di Castellania, con partenza benedetta dal sindaco verso un percorso di 8km scarsi, ma estremamente affascinante con passaggi alle torri di S.Alosio, terreno a tratti fangoso e scivoloso ottimo come palestra propriocettiva, temperatura perfetta ed un bel gruppo diviso tra corridori e camminatori.
E poi, ovviamente, taglio di salame, zola, panettone e vino come richiede ogni brindisi di natale ben fatto

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domenica 23, gara di Voghera
E’ la gara che organizza la Scalo Voghera e che si tiene all’epifania, ma quest’anno anticipata a prima di natale per concomitanze e che vede un bel gruppo alla partenza, ampio sia numericamente sia qualitativamente. Avendone gestito l’evento Facebook la sento un po’ mia e voglio credere che l’incremento rispetto alla passata edizione sia anche merito del piccolo lavoro svolto. Io non ho intenzioni bellicose al punto che decido di fare da fotografo ufficiale con la mia scarsa fotocamera, tanto che alla partenza mi lascio sfilare, mi fermo a sistemare il tutto e riparto senza forzare, ma terminando comunque ad un ottimo ritmo per l’impegno messo: 15kmh di media con tratti sterrati distribuiti sui 7300m di percorso, quasi a premio di categoria (ah, se non avessi perso tempo all’inizio!)
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Under Pensieri

Le uscite ciclistiche di questo natale

admin il 10/01/2019 · 0 Comments

Se le vacanze di natale vanno bene, allora il resto della stagione andrà male (e viceversa). Secondo questa regola il 2019 sarà un anno di merda, perché il periodo festivo ha visto tante belle corse in zona e non, ma anche dei buoni giri in mtb aiutati da un clima caldo e soprattutto secco per essere pieno inverno. Oggi racconto delle uscite a due ruote, niente di speciale ma tutte significative.

22 dicembre
Ho in programma una corsa in notturna, ma riesco tranquillamente ad incastrarci due ore in bici. Lo sterrato è ancora troppo bagnato e mi limito a due salite dal tipico asfalto oltrepadano formato da buche, ghiaia, sale, terra, rami e bitume anticipatamente obsoleto. Non serve lo sterrato per divertirsi in mtb, e in discesa penso a quanto siano meglio le ruote grasse rispetto alle 23mm da strada

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24 dicembre
Gli asfalti ancora umidi anticipano degli sterrati impraticabili, dopo un doppio aperitivo mattutino parto tardi per un classico anello dell’Oltrepò con Montalto, Carmine e Fortunago, uno scoglionamento di falsopiano che però supera i 60km

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26 dicembre
Oggi è già più caldo e asciutto e l’inversione termica di questi giorni dovrebbe aver seccato i terreni. Devio per una salita su terra che inizialmente parte bene, ma poi qualche pozzanghera forma un primo strato di fango al quale si attacca un secondo strato, poi un terzo e poi un altro che blocca completamente l’andatura: stacco blocchi di argilla grandi come un pugno, anche a piedi le ruote non scorrono e devo camminare sino all’asfalto. Nessuna speranza, rientro a casa e con 2€ cerco di lavare la bici all’idropulitrice (cosa che non andrebbe fatta, ma accettabile in casi estremi come questi). Peccato che ci siano altre monete incastrate nel distributore di gettoni e fatico non poco a recuperare la mia. Risultato: bici ancora immerdata ma ho guadagnato 2€ extra

27 dicembre
Dopo essere svenuto nel letto esco al tramonto e finalmente riesco a pulire la bici.  6km, ora devo non sporcarla per un po’

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28 dicembre
Mtb in pianura fa rima con tortura, parto per un bel collinare tutto su/giù: 48,5km, 1370 disl in sei salite. Peccato che una di esse sia mezza sterrata e tanto basta per sporcare, in modo tollerabile, tutto il mezzo. Vaccino “esavalente” contro sei malattie, vaccino “esa-salente” con sei colline

30 dicembre
Dopo la corsa mattutina accompagno “il Bebo” con la sua nuova mtb sino alle grotte di S.Ponzo, un must della zona e dal terreno quasi asciutto. Salita impegnativa ma pedalabile, discesa velocissima in cui però bisogna già avere confidenza col mezzo e nel quale la mia bi-ammortizzata da un vantaggio sensibile

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2 gennaio
Il freddo del mattino è stato scalzato via da un forte vento tiepido, oggi è la ricorrenza della morte di Fausto Coppi e Castellania è una meta quasi obbligata. Il primo tratto lo volo via a medie da stradale grazie alla bora favorevole, poi inizia la salita con deviazioni off-road oggi finalmente asciutte. Veloce omaggio al monumento funebre prima di infilarmi nella battuta via verso il S.Vito, quando le raffiche riescono a spostarmi di peso e a costringermi al piede a terra. In zona Garbagna scopro una nuova salita con arcigne rampe finali sterrate, poi sfidando il vento un po’ smorzato rientro a casa dopo 61km e 1500disl

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3 gennaio
Il rumore al freno posteriore ed un rapido esame visivo hanno dato una diagnosi inequivocabile: ho consumato tutto il pattino, devo assolutamente andare a farlo cambiare. Quando ormai sono già vestito do una controllata più approfondita: falso allarme! Sono già pronto, per cui esco per 22km di pianura a ritmo cazzeggio. Il giro più inutile di tutto il 2019

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4 gennaio
Pomeriggi tiepidi, ma quando cala il sole arriva il freddo. Vado verso S.Ponzo e Guardamonte attraverso strade su cui ieri ho corso, muro sterrato asciutto e poi altro sterrato fino a Cà del monte tra ripidità e sassi enormi. Discesa un po’ tecnica con un pezzo poco frequentato e scavato dalle acque piovane che mi obbliga a scendere di sella per brevi tratti, poi da Bagnaria rientro lungo la ex-ferrovia affrontando le temperature che calano a vista d’occhio. 45km, 850d+ di cui una parte cospicua su terreno morbido

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Un’ escursione al mare di Sori

admin il 14/12/2018 · Comments Off on Un’ escursione al mare di Sori

Ma se invece della vertical Rovaiolo-Lesima, col rischio di trovare freddo e vento in vetta dopo una scalata tutta da sudare, se al posto di questa giornata andassimo al mare per terminare la via del sale e mangiare il pesce come non siamo riusciti a fine settembre, cosa ne dite?
Ed è così che il solito trio si è riunito per partire da Sori in una limpida e temperata giornata di inizio inverno con lo scopo di un percorso che prevede la discesa verso il mare che erroneamente perdemmo allungando sino a Recco. Il pesce è di nuovo saltato, alle 16 eravamo in spiaggia ed abbiamo preferito rientrare prima, ma il resto del giro ne è valsa veramente la dura pena. 18,5km (più uno di rientro alla partenza), quasi 1400disl che sono tantissimi

Il solito trio
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Alle 11 siamo pronti, vestiti lunghi leggeri e pronti ad un leggero sbalzo termico dovuto alla differenza di quota di 900m, iniziamo come sempre con le prime difficoltà nel trovare la via giusta, la traccia segue un marciapiede lungo il torrente che però non è accessibile dalla nostra posizione, una volta ripresa fatichiamo a trovare la via corretta tra terrugge e cortili accessibili solo tramite ripide scalinate ed è solo grazie alle indicazioni di un abitante che finalmente imbocchiamo lo sterrato verso Teriasca, ripido e roccioso come la Liguria ci ha ormai abituato. Il sentiero è ricoperto da tanti pallini rossi, sembrano fragoline ma in realtà si tratta di tutt’altro, di Corbezzoli come ci spiega Edo, di un frutto introvabile dalle nostre parti ma di cui andava ghiotto quando ancora viveva a Tirana, e le soste per soddisfare la gola ci fanno perdere tanto tempo quante solo le dolci e rosse calorie acquisite in questo “paleo-spuntino” come l’ho soprannominato.

I corbezzoli
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Arriviamo a Teriasca arrampicandoci su una vietta cementata che passa sotto abitazioni in pietra avvinghiate alla roccia, con passaggi lungo i cortili e nello spazio rubato dai liguri alla loro ripida terra, poi riprendiamo a salire ancora più decisi sul crinale del monte Fasce, con ampi panorami che si aprono sui riflessi del mare che ci accecano e su viste sempre più lontane che arrivano all’isola d’Elba, Capraia e pure al dito della Corsica. Davanti a noi un bivio, ma con mio dispiacere i cartelli non mandano sulla direttrice più verticale ed arrivano quasi all’asfalto, dove senza discuterne con gli altri decido di abbandonare la traccia corretta avventurandomi sul crinale di una montagnetta. La scelta si rivela ottima, la vista è stupenda e non possiamo ripartire prima di fotografare i 360° che ci circondano.
Scendiamo alla strada e ricordiamo questo posto, quando stavamo per scendere dalla parte sbagliata (ma, col senno del poi, migliore), ora però abbiamo la direttissima verso il monte Becco su cui stanno pascolando dei cavalli. Bella la loro vita mentre noi col fiato corto sfioriamo questi 900m ventosi e quasi freschi, cima che precede quella più alta del monte Bado raggiunta da un pezzo abbastanza tecnico tra dei ripidi macigni. Il vento è fresco, il panorama sulle isole del mar Ligure ancora più grandioso!

Si sale ripidi
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Ma il monte Fasce in primo piano e la neve sullo sfondo valgono lo sforzo
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Cavalli in libertà sul monte Becco
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Discesa tecnica tra le due vette
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Le croci del monte Bado
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Scendiamo alla sella su un prato reso viscido dalla pioggia della notte, qua ci reincrociamo con la via del sale prendendo però la via alternativa verso Pannesi, un letto di foglie nel bosco che perde quota e che la riacquista sino a sbucare dietro alla trattoria di Case Cornua. Stavolta non ci facciamo fregare ed imbocchiamo il sentiero giusto, ci attende un lungo crinale ben segnato nel quale incontriamo due anziane escursioniste e del quale occasionalmente ignoriamo i segnali per conquistare due nuove vette e delle nuove visuali sul mare.
Ma a me assale una certa ansia, ufficialmente mancano meno di 4km al mare e siamo ad oltre 550m di quota, ma quanto sarà ripido il tratto finale? Ben presto lo scopriremo, inizialmente lo è “piuttosto” ma sempre corribile, poi un po’ peggiora ma rimanendo nei limiti, anzi questi saltelli tra sassi e radici sono molto divertenti ed allenanti per chi come me non fa trail da un mese abbondante. Arriviamo alla chiesa di S.Apollinare, c’è chi ha bisogno di acqua e tutti noi ci strafoghiamo di quei dolci corbezzoli rossi appesi agli alberi, avventurandoci anche nel sottobosco pur di mangiarne qualcuno in più.

Bel panorama verso il Tigullio sulla via del rientro
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Del cemento, e bello ripido, ci porta alla spiegazione del dislivello esagerato: le scale! Tanti tanti gradini stretti che arrivano all’Aurelia e al suo traffico, il mare è davanti a noi in linea d’aria, ma molto più in basso tanto che dobbiamo ancora scendere per toccare la sabbia bagnata da onde nervose che ogni tanto minacciano la nostra contemplazione. E’ fatta, la via del sale è completata con oltre due mesi di ritardo, ci meritiamo una focaccia al formaggio ed un fresco rientro all’auto, con un venticello tutt’altro che salutare. Bene, in attesa della prossima avventura ne è uscita una ottima considerando il poco tempo con cui l’ho preparata

La scalinata finale
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E quanto è bello il mare una volta finita la (parte finale della) via del sale
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Under Escursioni

Il crinale dei monti di Ceriale

admin il 10/11/2018 · Comments Off on Il crinale dei monti di Ceriale

Dopo una cena molto abbondante, una passeggiata notturna in spiaggia ed una buona dormita è arrivata presto l’ora della colazione, buona ed abbondante al B&B “il giardino degli aranci“. Ce la prendiamo con comodo, per noi si tratta di una mini-vacanza e l’escursione di oggi non è nulla di proibitivo, seppure la Liguria proponga tratti in roccia in cui si procede a velocità ridotta e l’anello di oggi attorno ai crinali dei monti di Ceriale scorra quasi tutto in cresta.
Partiamo da Borghetto S.Spirito a metà mattina ed il caldo sole ci fa dimenticare di essere in pieno ottobre, così come i gradini iniziali che si presentano inattesi dopo 50m ci ricordano che dovremo faticare dopo gli sforzi di ieri i quali, nonostante il ritmo mai alto, si fanno sentire soprattutto nei quadricipiti. Usciamo dalle abitazioni e prendiamo velocemente quota superando altri escursionisti intenti come noi ad affrontare l’arcigno percorso, infatti già da subito ci inerpichiamo in uno stretto sentiero tra la vegetazione udendo qualche inquietante sparo e vedendo i palazzi turistici costieri rimpicciolirsi sotto i nostri occhi.

– Si sale al monte Croce
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Ora siamo in cresta e la cima del monte Croce è proprio davanti a noi, ma raggiungerla è un impegno ed il sole diretto da sud che si rispecchia su un calmo Tirreno picchiandoci sulla schiena non aiuta a rimanere freschi in questa scalata sempre ben segnata da tratti di vernice che confermano ciclicamente la correttezza della via. Il primo obbiettivo è raggiunto e si apre il primo fantastico panorama su Loano, Toirano, Ceriale e sugli altri monti, ma anche se abbiamo tempo da perdere non ci dilunghiamo troppo, ci aspetta una ripida e tecnica discesa prima della seguente ed altrettanto ripida risalita al monte sopra Toirano, che come dice il nome domina il paesino parzialmente nascosto dalla vegetazione. La terza cima è il monte Acuto a 748m, in pochi chilometri abbiamo già guadagnato parecchia quota e vinto dei panorami ancora più ampi che guardano anche verso dove ci stiamo dirigendo, quella parte che sembra vicina e lontana nello stesso tempo. E’ il bello della Liguria, siamo nei pressi del mare ma a quote che per noi sono tipiche dell’alta collina.

– Panorama su Ceriale, Albenga ed isola Gallinara
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– Loano ed il finalese, panorami splendidi
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– Si, dobbiamo salire lassù
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Passiamo una stretta tra le rocce su cui qualcuno ha ironicamente scritto “Termopili” e giungiamo affianco di una chiesetta raggiunta da una strada asfaltata, l’unico pezzo di civiltà a queste quote nonché inizio di una secca via che con pendenze al 30% ci porta alle fortificazioni del Poggio Grande, costruite a fine 800 ed usate come deposito munizioni, cinte murarie ora in parziale rovina ma ancora visitabili nei loro stanzini e cunicoli. Qualche dubbio in discesa non ci fa perdere l’imbocco della carrozzabile agevole tutta da camminare che con qualche taglio ottimamente indicato ci porta al Pizzo Ceresa, sede di antenne ed anche un buon posto per uno scarno pranzo, il massimo che i nostri stomaci possono sopportare dopo le mangiate delle ultime ore.

– Le Termopili
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– Il forte del Poggio Grande
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Qui non c’è più un vero e proprio sentiero, siamo su un crinale pratoso su cui spuntano grosse rocce da evitare e che ci impongono un minimo di attenzione, poi si cambia e si riprende a salire e come la pendenza cambia anche il fondo, il tratto per il monte Pesalto è tutto in pietra e talvolta anche ripido. Una croce vista da lontano ci inganna, ma si tratta solo dell’antecima che precede la vera e propria vetta e la sua vista a 360° su una giornata che vede la foschia aumentare senza però coprire il mare e tutto il viaggio odierno sui crinali.

– Verso il monte Pealda
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– L’antecima. Stiamo camminando proprio qui
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– Selfie sul monte
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Adesso c’è il tratto che più mi spaventa, quello che nel grafico altimetrico è praticamente una linea verticale verso il basso e che difatti scende in picchiata sempre sulla solita pietraia in grana grossa. Marco ed Edo stanno usando i bastoncini e questo li aiuta nel mantenere una stabilità che io non posso permettermi, infatti loro avanzano più spediti ed il mio timore sulle pendenze ripide mi blocca e scava un buon distacco con gli altri. La discesa non è tutta così, infatti poi peggiora: ugualmente pendente, ma tra la vegetazione ed un fondo in terreno scivoloso con dei canali scavati dalla pioggia in cui è facile perdere aderenza e sui quali non so se per me è maggiore il fastidio per un tratto a me non congeniale o il piacere per qualcosa di intrigante. Fortuna che non è una gara, altrimenti avrei perso tutto il vantaggio guadagnato in salita.

Vorrei esultare nel momento in cui mi ricongiungo con gli altri già comodamente seduti, il grosso è fatto ma mancano ancora diversi chilometri e come ripartiamo allunghiamo inutilmente di 100m prima di ritrovare la giusta via che ci porta sull’asfalto. Mai come ora un tratto bitumato e quasi piatto ci fa piacere, le cosce dolgono e la fatica è tastabile… ma qui recuperiamo tempo alzando la media mentre sfioriamo le ville di chi può permettersi un grande giardino panoramico con vista mare, lusso con beffa visto il costante rumore dell’autostrada che qui passa vicina. I monti che prima abbiamo dominato ci guardano austeri dall’alto, noi mestamente continuiamo sull’asfalto o su dello sterrato compatto purtroppo usato come discarica abusiva di bottiglie vuote.

– Ma quanto è bello ora l’asfalto
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Siamo nuovamente su sterrato ed in un pezzo a suo modo molto bello, siamo a bassa quota, il mare non lontano e la vegetazione che ci ripara dal sole sono un toccasana, finalmente ci godiamo appieno il concetto di escursione! Manca poco, ma imbocchiamo un sentiero sbagliato che ci porterebbe sulla statale e che ci obbliga ad un dietrofront per l’ultima stronza salita, giusto una cinquantina di metri all’insù che si reimmettono nella stessa pista dell’andata, poche centinaia di divertenti metri in discesa prima della scalinata finale al parcheggio a quota mare. E’ finita, giro ben più impegnativo del previsto che non ci ha certo demolito, tanto che proseguiamo con una vasca in centro a Loano, un mega-gelato, un bagno in mare ed una birra di aperitivo.

– Ci manca veramente poco per Borghetto S.Spirito
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Una due giorni non intensa, con i giusti spazi per il relax, le foto, gli extra ma anche dei dati tecnici degni di nota. Oggi ad esempio sono 23km e 1450m disl in 6h effettive e 5h in movimento

– Bagno obbligatorio
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Under Escursioni

Escursione al monte Carmo di Loano

admin il 04/11/2018 · Comments Off on Escursione al monte Carmo di Loano

Dopo la via del sale, a causa dell’arrivo sbagliato e ritardato a Recco invece che a Sori, a me Marco ed Edo è rimasta la voglia di abbuffarsi di pesce e di ritornare in Liguria per delle escursioni un po’ più tranquille. Ed è così che è nato questo weekend a Toirano, antico borgo da cui è partito il mio più emozionante giro in bici in posti che adoro. Non è stato difficile abbozzare gli itinerari, l’obbiettivo odierno è la cima del monte Carmo a quasi 1400m da raggiungere partendo poche decine di metri sopra il livello del mare.

E’ una giornata stupenda per essere ottobre, nello zainetto l’abbigliamento intermedio farà solo da inutile peso, la maglia sarà sufficente per sudare anche alle quote più alte. Abbiamo abbandonato la foschia della pianura e del primo entroterra timorosi di quanto potesse ostacolare i panorami, ma qui è sufficentemente limpido per poter godere di questa camminata che parte dolce su asfalto e che ben presto si trasforma arrampicandosi sulla roccia ligure sino al santuario di S.Lucia, chiesa scavata nella montagna e punto di uscita delle celeberrime grotte. Mentre noi tre ansimiamo sul ripido lastricato una ragazza con lo sguardo fisso sul telefono ci supera camminando ad una velocità tale che metto da parte il rischio di passare da molestatore e decido di seguirla per interrogarla: macché esperta trail runner, è solo la camminata del sabato mattina! Quando qualcuno nasce col motore giusto fa tutto più facilmente…

– Si sale subito ripidi ed i bastoncini fanno comodo
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– S.Lucia e la sua grotta
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Dopo la veloce visita all’esterno del santuario ritorniamo sui nostri passi e superiamo l’ingresso delle grotte immettendoci nel sentiero che ci porterà verso l’alto in maniera molto decisa, la via si perde tra le rocce ed occasionalmente le mani tornano utili anche per fare forza sui rami o nella nuda terra, ci sono punti ripidi ed addirittura uno di semplice arrampicata. Arriviamo ad uno spiazzo panoramico utile per una prima sosta, ora si cambia registro con una via molto più scorrevole e, come la definiremmo nel trail, “corribile” affianco ad un’inspiegabile tubatura idrica che scende da non so dove. Ma il masochistico piacere poi ricomincia, usciamo dal vallone ed in una pietraia assolata saliamo con numerosi tornanti sino alla chiesa di San Pietro dei monti, l’ideale per un pranzetto con vista mare a base di focaccia.

– arrampicata libera
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– A S.Pietro si apre la vista verso l’isola della Gallinara
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– Liguria, zona di montagna
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Qualche difficoltà a trovare la via giusta sfiorando cavalli allo stato brado, ma poi riprendiamo nel sottobosco con le prime foglie cadute e qualche riccio che affiancano nuovamente le tubature idriche in stato di evidente consumo, la via è segnata discretamente e guardandosi in giro si scorgono sempre i segnali escursionistici, laddove poi abbiamo dubbi c’è la tecnologia gps che viene in nostro soccorso indicandoci immediatamente delle deviazioni involontarie.
Siamo ormai in alto, attraversiamo qualche radura in cui sorgono delle caselle in pietra (dei ricoveri per attrezzature o alimenti) e arriviamo alle pendici della tappa odierna, il monte Carmo. L’ultimo pezzo è micidiale, diritto e ripido come la via di accesso ad ogni cima che si rispetti, vetta che ripaga le fatiche di 1300m dislivello consecutivi con un panorama ottimo sulla riviera troppo antropizzata, sui boschi dell’Appennino e sui vari monti che ci circondano indicati da un pannello in acciaio.

– Le ultime rampe al monte Carmo
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– Noi tre al Carmo
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Scendiamo, Marco tasta il terreno prima del pezzo che più mi intimorisce, quello del “sentiero di crestagiudicato come EE (escursionisti esperti). Infatti lo sconsiglio a chi non ha esperienza, rocce ripide, scalinate e pendenze tutto sul crinale che si butta giù verso il rifugio prima ed il mare poi. Ma è anche il punto più scenico, praticamente una sky-race discretamente tecnica ma non pericolosa se presa con calma. Rientriamo nel bosco e la via si fa più agevole e corribile sino al rifugio Pian delle Bosse, dove ci fermiamo per acqua e Cola.

– Si cammina proprio lì sopra
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– L’autentica picchiata verso il mare
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Manca però ancora un bel pezzo ed il tratto successivo non è così agevole come sperato, occasionali rampe, terreno talvolta umido e pure un cedimento sotto al piede che mi fa volare per terra ci accompagnano alla Rocca dell’Aia, piccola parete adatta all’alpinismo. Le segnalazioni qui non mancano e tra i segni giallorossi con scritto TA (Terre Alte) e la X rossa non perdiamo mai la via sia nel fitto bosco che nel successivo pezzo su cui scendiamo saltando da un sasso all’altro al caldo sole di metà pomeriggio.

– Loano, stiamo perdendo quota
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Passiamo dalla chiesa di san Pietrino ed imbocchiamo la via napoleonica sino al rientro alla civiltà di Boissano, l’ultimo pezzo asfaltato nel quale riesco a trovare dei tagli tra i vari tornanti che ci riportano a valle a Toirano. E qui rimaniamo sorpresi dalla rusticità di questo paese, vicoli stretti in porfido con antiche abitazioni sul torrente che sono collegate da archi e viuzze che ci portano alla piazzetta principale e ad un meritato aperitivo. Siamo in ritardo rispetto al piano di marcia, ma in realtà sono le 18 ed abbiamo ancora due ore per andare al B&B “il giardino degli aranci“, prepararci e poi uscire a cena. Per questo, nonostante il tramonto incipiente ed un fresco che scende dai monti, soddisfatti e stanchi per questa bella escursione ci regaliamo una seconda birretta in un altro bar.
E dopo c’è la cena all’ agriturismo Monte Acuto sulle prime colline con menù a base di trota, coniglio, patate e spezie di loro produzione, una mangiata che pareggia abbondantemente le calorie spese oggi! E poi, per digerire il tutto una passeggiata in spiaggia con bagno dei piedi in acqua

– La santa birra di fine giro
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– Sperduti in Toirano
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I dati: 25km e 1750m disl… buon giretto vero?

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