Halloween a Genova

admin il 22/11/2016 · 0 Comments

Halloween 2016

Un clima da paura in pianura padana, con nebbia e pioviggine che invogliano ad una giornata al caldo sotto le coperte. Ma ben conosco il clima padano e mi trovo con il valenzano Alessandro a Tortona per trasferirci in auto a Genova, parcheggiando appena fuori dal casello e già lì venendo il sole ed una temperatura ben più mite nonostante le raffiche di tramontana che spingono la nebbia oltre ai crinali montani. E’ un giro duro che ho studiato un anno fa su alcune strade per me ancora sconosciute e solo ora riesco a proporlo.

L’inizio sulla trafficata val Bisagno è brutto, sfiliamo auto sulla larga strada sino all’imbocco della prima salita di Bavari da un versante alternativo, con stretti tornanti tra abitazioni che sfidano la roccia per rubare alla natura quei pochi metri quadrati possibili. Svalichiamo senza problemi e scendiamo sino al quartiere di Apparizione, vedendo il corretto bivio del monte Fasce solo grazie alla traccia sul Garmin.
Questa sarà la salita principale della giornata, con oltre 700m verticali è una delle più importanti della zona e presenza pendenze impegnative nella prima parte, quella più urbanizzata dalle ultime propaggini della grande città. Poi, paradossalmente, si entra nella natura e la strada si allarga diventando più agevole, il duro è fatto e noi possiamo ammirare l’inquietante cascata di nebbia che dalle alture scende verso il mare evaporando e rendendo la parte ovest più grigia, mentre noi climaticamente stiamo benissimo. Credo sia la terza volta che passo qui, ma è la prima in cui riesco a vedere il mare, questo monte è la patria delle nebbie orografiche essendo il luogo in cui l’aria umida del Ligure incontra quella più fredda della montagna.

La discesa sino a Recco scorre veloce assieme ad altri ciclisti, ma noi ci fermiamo per un boccone di celeberrima focaccia e per qualche piccola ghiottoneria da portarci appresso. Ora c’è la Ruta, un classicissimo, che affrontiamo però dal versante alternativo e troppo trafficato di Camogli. Sin’ora il giro è stato deludente, principalmente per il troppo ed inaspettato casino odierno. E’ lunedì, ma domani sarà festa, confidavo in strade meno frequentate.
Scendiamo a Rapallo e lo attraversiamo facilmente sempre grazie alla traccia gps, d’ora in avanti ci lasceremo dietro tutte le macchine e la fatica nel districarsi tra esse. Davanti a noi una facile ma lunga salita al passo Crocetta, sempre pedalabile con bei tornanti che si innalzano dandoci parziali viste sul golfo dei poeti, salita che però arriva a 599m partendo praticamente dal mare.

Arriviamo in discesa in val Entella, in un attimo abbiamo perso quasi 500m di quota. Che differenza di asfalto tra queste zone e l’Oltrepò, dove lasciarsi andare è sempre un rischio! La traccia segnala un bivio fra 13km e mi viene l’angoscia a pensare a 13km di falsopiano risalendo completamente la valle sino all’imbocco del passo dello Scoffera… E’ una noia totale, ma arriviamo e prendiamo questa deviazione poco frequentata che ci riporterà in val Bisagno attraverso Maxena e S.Alberto. Subito però iniziano gli intoppi: delle barriere in cemento chiudono la strada e noi da bravi ciclisti li ignoriamo proseguendo tra rami e foglie su una carreggiata molto sporca che finisce in una frana… Però a piedi si passa, e superato l’intoppo ritorniamo alla civiltà alla frazione successiva e saliamo ancora di molto su rampe anche dure. Noi stiamo cominciando a sentire la fatica di questo giro, erò ognuno al proprio ritmo svalichiamo e dopo un paio di minuti di sosta ripartiamo per goderci l’ultima discesa di rientro.

Se c’è qualche dubbio fermiamoci, ma non credo“, e quando si dice così è normale rimanere bloccati dopo 100m dovendo decidere se svoltare a destra o a sinistra, San Garmin però ci è di aiuto e ci indica la corretta via con tanti tornanti stretti attraverso frazioni che oggi stridono rispetto al casino trafficato della riviera, qui il tempo sembra essersi fermato agli anni 50. Però, sempre a proposito di tempo, non siamo in ritardo, ma avendo cambiato ieri l’ora il sole comincia ad essere basso dietro ai monti e comincia a fare freddo, questo tratto di valle è molto stretto e complice una ritrovata tramontana qualche brivido entra nel nostro abbigliamento.

Manca poco però, siamo a Genova e dobbiamo affrontare solo 5km tra semafori ed auto parcheggiate prima di essere finalmente di nuovo alla macchina e prima del viaggio di rientro nel clima di Halloween della pianura padana.

118km, 2550m disl ed un giro bellissimo come altimetria, ma brutto per traffico e panorami non stupendi. Qualcosa che non consiglierei ma che in fondo non è stato terribile.

Genova dalla parte alta del quartiere Apparizionegenova5-01
Alessandro sfida il monte Fasce
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La nebbia che scavalca le montagne sopra la città
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Il monte Fasce
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Dal passo della Crocetta verso Rapallo
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La frana finale ci ha costretto ad una camminata
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Under Avventure

Gavia, ed ora Mortirolo da Grosotto

admin il 07/11/2016 · 0 Comments

Bormio e Valtellina, 28 agosto

Siamo a Bormio e stiamo gustandoci un gelato dopo aver scalato il Gavia e prima del Mortirolo preceduto dalla discesa della valle col forte vento contrario. Pino e Carlo giustamente stanno puntando ad una di quelle salite che hanno fatto la storia del ciclismo, il Mortirolo da Mazzo (non serve che ve lo descriva, vero?), mentre Claudio ha intenzione di seguirmi sul versante da Grosio, in quanto io già conosco la via classica e voglio almeno onorare quella che per me è la Salita con la Esse maiuscola scalandola da un lato ancora ignoto.

Viste le mie intenzioni arrendevoli mi metto in testa e complice il vento contrario fatico a stare sui 30 nonostante il lieve falsopiano, viaggiamo sulla larga e deserta strada che affianca la nuova statale in galleria e sfioramo la gigantesca frana che nell’87 è costata la vita a 35 persone. Fino a Sondalo è una sofferenza svolgere il mio ruolo di mulo, poi inizia la discesa che ci porta a Grosio ed almeno procediamo spediti, forse fin troppo… Vedo di sfuggita un cartello recante “passo Mortirolo”, ma riesco a fermare gli altri solo 1km più avanti in paese. Ops, mi sa che ci tocca tornare indietro… ma Claudio non vuole, si unisce agli altri consapevole di ciò che lo attende. Io però desisto e rimango fermo ragionando sulla cartografia salvata sul cellulare: indietro non mi va, ma nemmeno il passo classico, ancor meno il super-Mortirolo da S.Agata di Tovo, dopo molti ripensamenti punto alla scalata meno nota, quella di Grosotto, una lingua di asfalto nel bosco di cui non conosco nulla.

Arrivo a Grosotto, mi svuoto la vescica ed affronto l’ignoto. E’ pur sempre un Mortirolo, ovviamente duro e con la catena che salta velocemente sul 34×28, mi alzo sui pedali quando le rampe diventano così dure da far impazzire il Garmin che segna 0% di pendenza, mi riposo quando spiana con addirittura 100m realmente piatti, e poi continuo con lo stesso andazzo che alterna 20% e tratti molto più facili. Ho solo dei dubbi a due bivi, è realmente una stradina sperduta che porta giusto a quattro case ancora vive con persone che mi fanno i complimenti per la mia scelta coraggiosa (“che coraggio, bravo!”). E’ dura, ma è normale, per quanto posso non vado fuorigiri e già calcolo se, tra ritardo accumulato e minor dislivello, chi tra noi sarà a dover aspettare.
Ad un certo punto la carreggiata sfocia in una sua sorella più larga, è quella che sale da Grosio che però si chiama comunque “Mortirolo” e mi impegna abbastanza con 1000m al 10% ed altri successivi alla media del sette, di cui i primi 500m sono al 13 ed i restanti quasi piatti. Facile è un termine relativo rispetto al resto, anche questa è una Salita vera. Arrivo ad un ulteriore bivio, mi mancano quasi 3km che, nonostante siano i più facili, sono comunque duri e che mi portano al Passo, quello per cui ho una sorta di ammirazione. Per darvi un’idea, ho realizzato un software ciclistico e la barra di caricamento è la sua altimetria…

Vittoria! Sono al passo e gli altri non ci sono ancora. Non è come la prima volta (che non si scorda mai), ma è sempre un’emozione. Parlo con un motociclista e guardo incuriosito il “lurido” col camioncino che vende panini e birre, un posto particolare in cui lavorare ma che nei weekend ha la sua efficacia.
Nell’attesa pubblico su Facebook una tripletta di foto raccontando le ultime 24 ore, tra Gavia Mortirolo e la cena di ieri con la boccetta di Genepy in mano, e quindi controllo i dati della salita rimanendoci di merda: complessivamente anche questo versante ha pendenza media del 10,4% su 11km, difficoltà fin superiore a Mazzo e, nel pezzo iniziale, 4,5km al 12,8% (DODICI virgola otto) con 1km al 16,2% (SEDICI!!!). A saperlo avrei rinunciato da subito, ed invece ho nuovamente onorato il Mortirolo con un lato più duro di quello ufficiale.

Arrivano anche gli altri, hanno faticato ma l’hanno conquistato dopo una sosta al monumento dedicato a Pantani, per gratificarsi si regalano una birretta al camioncino mentre alcune ragazze si fanno prestare la mia bici per delle foto di rito sotto il passo. E’ fatta, ci rimane solo la bella discesa verso Monno ed Incudine che ci riporta al furgone, è tardi ma la gioia è per tutti, sia per Claudio Carlo e Pino che hanno finito uno dei 10 anelli assolutamente da vivere almeno una volta, sia per me col nuovo Mortirolo.

Questa piccola vacanza è andata, graziati dal clima ed in difficoltà iniziale a causa del salmone avvelenato abbiamo cambiato gli obbiettivi strada facendo, ma avremo altre occasioni per Crocedomini e Maniva.

Praticamente sali di qui a tuo rischio e pericolo
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Si brinda al passo Mortirolo
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Foto immancabile ed obbligatoria secondo il codice ciclistico
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Carlo trova un modo per appendere la bici
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Under Avventure

Gavia e Mortirolo: il Gavia

admin il 31/10/2016 · Comments Off on Gavia e Mortirolo: il Gavia

Incudine (BS), 28 agosto 2016

Siamo ad Incudine in alta val Camonica per quello che per gli altri sarà il giro epico di questa piccola vacanza. Ci siamo mossi in furgone sino a qui per motivi pratici, sia per togliere un noioso pezzo di salita trafficata e sia per poter essere subito pronti al rientro dopo la discesa da sua maestà il Mortirolo. Le interiora di Claudio, offese venerdì da un salmone avvelenato, ormai si stanno riprendendo e richiedono una preparazione in un bar al paese appena successivo in direzione Ponte di Legno. Pino e Carlo ci stanno aspettando più avanti, io e lui invece scopriamo una strada secondaria che ci toglie una buona fetta di traffico.

Ricongiunti attraversiamo Ponte di Legno su rampe in pavée sfiorando i turisti che si godono questa giornata pienamente estiva, usciamo e su un leggero falsopiano approcciamo il primo moloch, una signora salita con complessivi 1400m verticali e pendenze interessanti quanto i bei panorami che subito si aprono sul ghiacciaio dell’ Adamello. Tutti procediamo col freno tirato ben consapevoli di cosa ci aspetterà, l’inizio su strada larga inganna ma non richiede doti particolari, ma dalla famosa sbarra tutto camba: la carreggiata diventa strettissima tagliando il bosco e sale decisa, molto decisa oltre il 10%, e questa non è la peggiore delle difficoltà poiché mentre dopo 1km la ripidità ritorna a livelli normali, il traffico rimane molesto per quella che è una via larga quanto una ciclabile al punto da rimanere bloccati nel traffico quando due auto si incrociano. C’è fila e devo appoggiare il piede, due SUV si sfiorano di pochi centimetri mentre tutti gli altri aspettano, è allucinante rimanere imbottigliati a respirare smog in piena alta montagna, ma il Gavia e la sua bellezza con le visuali sull’Adamello attraggono turisti da tutta Europa.
Coi chilometri la situazione migliora, tra la carreggiata un po’ più larga ed aperta e l’orario vicino a quello tipico in cui ci si siede a tavola riusciamo a pedalare bene. Per me oggi è il giro meno importante, ripercorro strade già conosciute nel 2010 e per rispettare la tradizione di sei anni fa conosciute dopo una gran mangiata dalla “Giovanna”, non ho un grande interesse però ne approfitto per scoprire nuovi panorami e scattare foto da punti diversi venendo ripreso da Pino e Carlo mentre Claudio prosegue più spedito. Gli ultimi chilometri sono magici, una linea che taglia delle pendici rocciose con i laghetti più in basso ed il passo ben visibile già appena superata la famosa galleria, ultimamente illuminata da una fioca ma indispensabile luce artificiale.

Ed il Gavia è nostro! Foto di rito sotto al cartello e poi giù in discesa sino al rifugio successivo meno imballato nel quale si mangiucchia qualcosa ed io mi faccio dare in prestito infinito un giornale, perché nonostante la quota di 2500m fa quasi caldo e l’impermeabile sarebbe sino eccessivo. Il primo pezzo di discesa è ruvido, poi diventa molto gradevole sino ad entrare in Valfurva nella quale la strada si allarga e segue il torrente con andamento quasi rettilineo. Io rimango principalmente in scia di Carlo e mi capita occasionalmente di dare un occhio al Garmin che segna 75kmh, raggiungiamo Bormio senza rendercene conto!
Siamo a metà ed è l’occasione per riprendere qualche energia con un fresco gelato, purtroppo la prima metà è anche la più semplice e davanti ci aspetta il vento contrario della Valtellina e sua maestà il Mortirolo da Mazzo, 12,5km al 10,5%, una delle salite da scalare almeno una volta nella carriera ciclistica. Io però non ho interesse a riaffrontare quella che per me è una sorta di obelisco, un sacrario a cui portare rispetto ed esterno agli altri la volontà di salire dal versante di Grosio, rispettabile scalata più semplice e per me nuova. Claudio è della mia stessa idea, quando paragono i 12km di Mortirolo al primo del Gavia decide anche lui di essere già soddisfatto della giornata odierna. Ma non tutto va come preventivato e di questo vi racconterò…

Il ghiacciaio dell’ Adamello
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Pino e Carlo salgono con il sorriso, stanno risparmiando la gamba
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Il Gavia è là dietro
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Si sale ancora per poco, siamo quasi al passo
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Il passo è nostro!
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Il ghiacciaio di Dosegù
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Under Avventure

Merenda dei vigneti d’Oltrepò

admin il 22/10/2016 · Comments Off on Merenda dei vigneti d’Oltrepò

Casteggio, 8 ottobre

Siamo all’azienda Guerci e ci stiamo rimettendo in abiti civili dopo il giro dei vigneti d’Oltrepò che quest’ anno ha visto coinvolti una quarantina di atleti dai 20 ai 70 anni su due percorsi di 80/93km. E’ andato, c’è stato qualche problema di troppo però siamo arrivati tutti sani e salvi come si suole dire.

Milena Guerci ci aspetta nel cortile con pronti salatini e spumanti vari per il brindisi di fine giro, ci fa assaggiare sia il metodo Martinotti che quello classico rifermentato in bottiglia nelle versioni bianca e rosata, quasi tutti si fermano ed anzi considerano questo il momento migliore della giornata avventandosi con le loro braccia fameliche verso la signora intenta a riempire i nostri calici. Prima di entrare però c’è il momento delle premiazioni: questa è la 5° edizione che si svolge in collaborazione con questa azienda e la sesta che posso chiamare “dei vigneti”, in quanto prima si trattava di un più generico giro dell’Oltrepò, e per questo motivo voglio dare un premio simbolico a chi è sempre stato presente alle mie iniziative, ringraziandolo pubblicamente davanti a tutti.
Il primo è Paolo, che dal 2011 non manca mai, ed imbarazzato riceve una piccola medaglietta in finto oro recante la scritta dell’ evento. Poi c’è Christian, dannato cronoscalatore che tanto mi ha fatto penare sin dal 2011, e ci sono l’indispensabile spalla del corto Elia e Mike, essi con 5 partecipazioni, e nonostante non abbia mai pedalato con noi… c’è Milena Guerci in rappresentanza dell’azienda che ormai ci ospita e ci fa trovare bene alimentandoci a dovere.
Capita di perdere un’edizione, ma anche Paola, Valerio, Massimo ed Andrea (più un altro Andrea non presente) meritano una medaglia d’argento, così come Igor e Fabio giunti alla loro 3° volta prendono il bronzo. Avanzano due premi, che decido di dare a Piero e Giovanni in qualità di anziani generali del gruppo. La sorpresa è molto gradita, tutti i vincitori la sfoggeranno durante la merenda che si svolge all’interno della cantina, tra scaffali ricolmi di bottiglie e le cisterne per il vino sfuso.

Si mangia ora, arrivano i bianchi con un intenso Riesling 2015 dalla gradazione esagerata (14,5°) che accompagna un piatto di due risotti allo zafferano e allo spumante, poi è il turno dei rossi con il Bonarda sia fermo che mosso che accompagnano vari formaggi con un contorno di gelatina di moscato, una merenda perfetta anche per i vegetariani. Il vino comincia a fare effetto, l’allegria aumenta e ci si dimentica degli sforzi delle ore precedenti. Finiamo con torta e Moscato, l’abbinamento ideale per questa che è una sorta di pranzo posticipato.

E’ ora di salutarci, alla cassa c’è la fila per acquistare 3/6 bottiglie e pagare la merenda, c’è chi ha ancora il rientro in macchina e deve affrettarsi, c’è invece chi abita in zona e può prendersela con calma e godersi gli ultimi momenti di questo ormai immancabile appuntamento annuale.
Ciao, ci vediamo al prossimo anno, forse con qualche ulteriore sorpresa, chissà… intanto non smettete di leggere questo mio blog, devo ancora raccontarvi di Gavia e Mortirolo!

Braccia ubriacone in cerca di spumante
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Mike riceve una medaglia d’oro, per lui è la quinta partecipazione consecutiva
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Sig. Giovanni e Lady Paola, prosit!
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I premiati di oggi
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Cin cin, che tavolata! Abbiamo iniziato in 8 ed ora eccoci qui in 34
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5 ore effettive esatte, perfetto!
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9° giro dei vigneti, 2° racconto

admin il 17/10/2016 · Comments Off on 9° giro dei vigneti, 2° racconto

S.Maria della Versa, 8 ottobre

Siamo tutti insieme davanti alle cantine La Versa (a proposito, sono in vendita ad un prezzo di favore) e stiamo per dividerci nei due percorsi: il corto salirà diretto verso il passo Carmine assieme ad Elia e sarà formato credo da 8 di noi, il medio di 92km, attualmente a metà delle fatiche, invece proseguirà verso Soriasco sino a svalicare in val Tidone.
Mi rilasso un po’, siamo meno e con meno possibilità di problemi, la salita comincia a fare scrematura e chi tenta di forzare il ritmo poi paga qualcosa rispetto a chi è davanti e sale ad un passo tranquillo per le proprie capacità. A me e Christian oggi va bene, senza Andrea influenzato e Davide infortunato stiliamo un implicito patto di non belligeranza per non scannarci come gli altri anni, quando su queste pendenze pedalabili ci siamo rovinati le gambe come se fosse una vera gara. Siamo nella più pura zona viticola al confine dell’ Emilia, a nord spiana la valle del Po, a sud intravediamo i monti che superano i 1000m di quota, ma dopo Soriasco abbandoniamo questa zona dei vigneti e ci addentriamo nelle più alte e boschive colline a Pizzofreddo, una specie di passo verso la val Tidone.

All’ombra fa ancora fresco, alcuni preferiscono stare fermi al sole ad assorbire quei timidi raggi che filtrano tra le nuvole frastagliate di questa tipica giornata d’autunno, poi avanzo singolarmente verso il difficile bivio di Tassara indicando a tutti la direzione corretta che ci dona altra salita, approfittando dello stop per dei primi piani fotografici a tutti, auto di servizio compresa. La discesa verso Nibbiano è dolce e gradevole, poco trafficata e con curve mai secche, la parte di valle prosegue con il gruppo compatto che si riposa in vista dell’ultimo gpm, con un piccolo antipasto che porta alla diga oggi visitabile e al bar lì affianco e con Luciano che ci viene incontro, rientrando nel gruppo dopo averlo perso a Montalto pavese. “Volete vedere la diga?” urlo al plotone, ottenendo zero risposte, “sosta al bar?” con qualche mugugno tendente al “si” che ci ferma per una sosta brioche o caffé, un toccasana per qualcuno. Ed ecco un altro problema, un ragazzo ha avuto degli inaspettati crampi ed è salito in macchina, nulla di grave ma fatica a proseguire ed approfitta della possibilità di trasporto automatico.

Svolta a destra, l’ultima è abbastanza pedalabile ma Luciano si sfoga sfoderando una sparata che mi porta al limite, con Christian che prende l’occasione al balzo e forza l’andatura, mollando poco dopo, e con Elia che mi telefona chiedendomi la posizione in quanto Fabio, non pago del problema al cambio, ha pure forato. Ma noi siamo troppo distanti, dovete vedervela tra di voi (ci mancava la 3° foratura eh…)
Al bivio Carmine la fatica cominca a farsi sentire, il gruppo si sta slegando ma non manca tanto, assieme raggiungiamo Costa Cavalieri fermandoci alla fontana ed aspettando altri due leggermente attardati. Il nostro percorso prevede la discesa lungo il muro di Fortunago, 1,2km al 13% con punte del 19%, considerati i suoi timori sulle pendenze più ripide consiglio a Luciano di scendere dal versante più agevole di Borgoratto Mormorolo avvantaggiandosi ed aspettandoci al bivio, ma alcuni lo vedono e la cosa crea molti dubbi. Io rispondo che è tutto ok ed arriviamo a Fortunago dove sul pavée sento un rumore sinistro e con la coda dell’occhio vedo Davide rischiare una caduta a causa del portaborraccia da cui si è sganciata la borraccia, ma alla fine non succede nulla di grave e possiamo scendere.
Ma, come dicevo, il fatto che qualcuno è sceso dall’altra parte ha creato dei malintesi, ed infatti manca qualcuno tra cui Mike che da metà giro mi sta aiutando come chiudigruppo e pure l’ammiraglia, stavolta cosa è successo? Provo a chiamarli ma trovo solo la segreteria telefonica, dopo due minuti di attesa scendo e sono fortunatamente tutti là, qualcuno attardato ha preso la discesa normale, meno ripida ma dall’asfalto peggiore. Altri due problemi, come se non ne avessimo già avuti abbastanza.

Da qui a Casteggio è tutto falsopiano in discesa, Mike si mette davanti e l’andatura aumenta, coadiuvato da un forte passista ci troviamo ad attraversare Borgo Priolo ai 50 orari quando intuisco che il gruppo si è spezzato. Ci penserà lui a portare gli scalmanati all’ arrivo, io rallento e mi faccio riassorbire dal secondo gruppo che provvederò a condurre personalmente e col vento contrario sino alla fine delle colline, laddove pianura ed alture si toccano. Manca poco, ma c’è l’ultimo strappo verso Casteggio alto e qui scatta la competizione, con Teo che mi sfotte “vai che il Pedra si è piantato!”. Inaspettatamente recuperiamo i fuggitivi che non hanno tagliato come noi e, finalmente, saliamo le ultimissime rampe che ci riportano al ritrovo presso l’ azienda Guerci.

Quelli del corto sono già lavati e cambiati d’abito, i nostri arrivano alla spicciolata coi più stanchi che hanno faticato a restare con me anche alla fine ed accusano un lieve ritardo. Ora posso rilassarmi, il giro è ufficialmente terminato e ci siamo tutti! Cambio rotto, tre forature, uno perso e poi ritrovato, portaborracce rotto, crampi ed inevitabili affaticamenti, ma nulla di grave in fondo. Edizione piuttosto turbolenta questa 2016, ma è andata…

Ma non vi crederete mica che i racconti finiscano qui, vero? C’è anche il terzo delizioso tempo!

Panorama verso Pizzofreddo, tra Oltrepò e piacentino
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A Tassara reinizia la salita20161008_125427
L’ultima vera salita
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Scendendo dal Carmine
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Sempre in discesa dal Carmine
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Si è sempre abbastanza Giovanni per dei selfie (autore di alcune foto)
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