Winter trail del vino Timorasso

admin il 27/02/2019 · 0 Comments

Ora che i ricordi prendono il posto delle emozioni, ora che l’adrenalina e le endorfine lasciano il posto ai postumi fisici, ora che è passato qualche giorno dal 2° Winter trail del Timorasso (un vino bianco tipico del tortonese) posso mettermi a mente più fredda e scrivere su carta virtuale il racconto di una giornata quasi perfetta, di quelle che capitano poche volte in un anno contando tutti gli ambiti del nostro viaggio qui sulla Terra.

Il clima è ottimo, soleggiato e fresco con una penuria di precipitazioni che ha asciugato per bene dei fondi che altrimenti sarebbero un letto di fango e malta incompatibili con le mie scarpe dalle tacchette minimaliste, per me sarà una sfida interessante su 30km di percorso, una distanza non estrema ma che non si può certo improvvisare. Sono fiducioso, ma negli ultimi giorni l’incipiente primavera precoce ha portato il suo carico di starnuti e problemi affini, le mie speranze di una buona gara sono già disperse tra un fazzoletto e l’altro, ma l’importante sarà gestirla bene e divertirsi al terzo tempo a base di polenta, vino ed amicizia tipici dei trail più lunghi.

Piccola delegazione della Scalo Voghera

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L’organizzazione dell’Azalai è ottima al punto da odiarli, tra il parcheggio affianco al centro sportivo nel punto più basso del paese ed il ritiro del pettorale nella panoramica torre sulla cima c’è un concentrato di scale e dislivello che da solo vale quasi come riscaldamento, poi tra tanti saluti e quell’allegro caos musicale cominciamo a raggrupparci e a prepararci allo start. Saranno due le gare, quella corta di 12km e la più lunga di 30, per cui dovrò avere la testa di partire tranquillo che tanto non mancherà il tempo per recuperare. I primi si allontanano veloci mentre io comincio a carburare solo verso l’uscita del paese nel primo strappetto sterrato superando atleti già in affanno e recuperando velocemente posizioni. Alcuni pezzi di discesa corribile sono l’ideale per la mia capacità di scorrimento ed infatti ne sorpasso più a scendere che a salire, poi le colline del primo tortonese mostrano il loro vero aspetto con paesini che si ergono dalla pianura sulle dolci alture che mai fanno male e che mai ci permettono di avere un ritmo costante. Recupero alcuni atleti che come me stanno affrontando il lungo, li riconosco dallo zaino con borracce e cibo, supero addirittura la prima delle donne del corto e dopo 6km praticamente mi ritrovo con quello che arriverà decimo sul corto. Sto forse esagerando? In realtà non mi pare…

Sono già assieme alla seconda del corto

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Tortona
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Il grosso della gente devia, a sinistra, davanti a me sono rimasti in pochi ed infatti mi indicano di essere sesto a poco dal podio, ma conoscendo gli altri non ho queste ambizioni, troppo netta la differenza sulla carta. C’è però uno davanti con uno zaino traballante che sembra avere il mio ritmo e che anzi in discesa perde, vedo il distacco diminuire e dopo qualche tratto seghettato lo raggiungo giocando poi d’astuzia. Non lo conosco, ma so che grazie al ciclismo ho sviluppato un’ottima resistenza e che a sentire il fiato sta faticando più di me, inoltre la seconda parte sarà in discesa e quindi vantaggiosa per me, motivo per cui rimango assieme a lui sino al commemorativo ristoro nel cortile della casa che ha visto nascere e crescere il Campionissimo “Fausto Coppi”, nato qui un secolo fa. Siamo a Castellania, tappa imperdibile di queste zone.

Arrivo a Castellania
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Con ancora la focaccia in mano
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Rubo un pezzo di focaccia e riparto, per arrivare alle torri di S.Alosio affrontiamo i tratti più ripidi del giorno che ci costringono a qualche metro camminato, ma la fatica viene ripagata quando ci rendiamo conto di quanto stia diventando selvaggio questo ambiente di alta collina. Una breve picchiata comincia a fare il vuoto tra me e Paolo, qualche saliscendi che sfiora i calanchi mi porta ad il bivio con il ristoro, c’è la birra ma a fare il cretino ci penserò fra una quindicina di chilometri, per ora mi accontento dell’acqua e di non forzare nell’unico tratto veramente tecnico di oggi.

Calanchi di S.Alosio
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Si riprende a correre di scorrimento in una discesa leggera e sassosa, passo Sarizzola e sfioro nuovamente dei bianchi calanchi con un passaggio non troppo chiaro in un campo, è incredibile ma trovo addirittura la neve solidificata e vedo poco davanti i due in lotta per il podio che probabilmente non hanno visto il bivio (comunque ben segnato), c’è un pezzo ripido su terreno molle e poi riprendiamo a salire su asfalto sino a Montale Celli e Costa Vescovato con il passaggio dentro l’agriturismo Valli unite. Ora è quasi tutta discesa corribile, o almeno così ricordo, ma dietro sento dei minacciosi passi e noto Aziz che ha nuovamente sbagliato allungando di quei 100m che hanno permesso una mia temporanea quarta posizione.

Spettatori inconsapevoli
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C’è una leggera brezza da nord che ostacola l’andatura sulla “Rampina”, provo a stare in scia al mio avversario che però in pianura ha tutt’altro ritmo ed infatti mi stacca, io devo difendere la quinta piazza negli inattesi strappetti sul crinale della valle Ossona e pare che nessuno da dietro la stia minacciando. Manca poco ed ormai sono tranquillo di portare a casa la gara ed una buona prestazione, non ho problemi a seguire le tracce tra le vigne preparate con cura da un’ottima organizzazione e nonostante la verticalità di qualche tratto non smetto di correre. Però Aziz che fine ha fatto, avrà mica sbagliato nuovamente strada? Manca poco, la torre di Carbonara sbuca dietro la collina anticipando il paese, si cominciano a sentire le musiche di festa ed affiancare i tanti camminatori che stanno riempiendo questi luoghi mi da l’allegria per cominciare a festeggiare.
Ormai ci siamo, solo la scalinata verso il centro storico mi separa dall’arco del traguardo e quando la mia testa pelata fa capolino da dietro i gradini sento un motto di meraviglia: è il quarto, ma è il Pedra! Già, Aziz si è perso nuovamente… ed in effetti ho fatto una bella gara di cui essere contento, i primi tre sono di un altro livello e di più non potevo chiedere per una distanza a cui non sono abituato!

Si arriva sotto la torre, manca mezzo chilometro
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Ci sono rimasti tutti sorpresi nel vedermi così presto
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Sono eccitato, riempito di complimenti comincio ad essere irrequieto e a passare da un saluto all’altro sino quasi a finire volontariamente al controllo antidoping a cui sono sottoposti i primi tre, parlo con l’addetto e gli chiedo informazioni sulla procedura nel caso un giorno dovessi incapparvi pure io, continuo a scaricare la tensione della gara e mi addento su focaccia, brioche e soprattutto inizio una degustazione di Cortese, Timorasso e Barbera al ristoro... ora per me inizia la festa tra musica ed allegria sinché il tutto non viene interrotto bruscamente: c’è un uomo steso a terra senza maglia, i medici gli stanno praticando il massaggio cardiaco e la situazione sembra critica. Momenti di panico per una situazione che nessuno si augura, ma poi il tutto si risolve con un “semplice” collasso e relativi accertamenti, niente di grave.

Doccia e quindi terzo tempo con polenta e Barbera, una bella festicciola prima della premiazione. Ecco, a podio assoluto era impensabile ma 4° su 165 è un ottimo risultato, terzo effettivo di categoria ci può stare, ma poi facciamo la classifica degli Stefano e … sono quarto pure lì, uffa! Mai una gioia!

Una giornata di cui avevo timore e che invece è stata perfetta, dai bambini sul percorso a farmi i complimenti (bravo sei velocissimo, sei tra i più forti) a tutti gli altri anche via messaggio, dalla media di 4:38/km (13 orari) su 29km e 950d+ al dopo corsa. Spero di aver condiviso una parte di questa esperienza tramite il racconto e spero di essere in grado di non vanificare gli sforzi con infortuni o periodi di abbandono

Premiato come primo di categoria
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Le corse di inizio 2019

admin il 03/02/2019 · Comments Off on Le corse di inizio 2019

Gli ultimi racconti di un bel periodo di ferie esteso, tre trail piemontesi per ben cominciare il 2019

5 gennaio, Guardamonte 6hr:
Confesso di non aver capito niente di questo ritrovo, credevo che fosse un autogestito per provare il percorso della gara di Ponte Crenna, ma già lo spostamento della partenza in cima a Guardamonte, su quel colle che osserva il Giarolo e da cui partono col parapendio, mi ha insospettito. Ed infatti si tratta di tutt’altro, di una “folle” idea di Checco Galanzino che vorrebbe proporre una gara di 6 ore su un circuito che stiamo per andare a studiare.
Il primo giro sarà quasi camminato, partiamo con una discesa subito tecnica ed estremamente panoramica sulla val Curone, con un passaggio sotto una parete rocciosa ed un rientro corribile in un sentiero boschivo che porta all’agriturismo Guardamonte, poi passiamo sui costioni rocciosi estremamente panoramici che osservano Bagnaria e Varzi ben più bassi, una meraviglia per gli occhi e l’anima. Rientriamo, il giro è molto bello ma si può fare di meglio, dopo esserci alleggeriti d’abito corricchiamo seguendo la traccia precedentemente preparata, ma con una deviazione nel bosco che ci porta sotto alle falesie che fanno da palestra agli arrampicatori, quelli con corde ed attrezzatura. Se il giro di prima era bello, questo è semplicemente il più bell’anello di 6km di tutto l’Appennino settentrionale, e non scherzo. Molto duro e variegato come percorso, ma eccellente, può rapirti i pensieri nella sua meravigliosa bellezza.

Pranzo assieme e poi, essendo presto, rinuncio ad un agevole rientro in auto per camminare 6,5km sino a casa lungo lo Staffora

Il pezzo iniziale dell’anello (foto di repertorio)
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Osservando Varzi
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Altra visuale verso Varzi
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Punti panoramici verso il monte Vallassa
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6 gennaio, Garbagna trail autogestito:
Dopo l’aperitivo importante della sera precedente il freddo mattutino a Garbagna lo combatto esalando il calore del vino, nonostante la strada parzialmente gelata non voglio mancare ad un appuntamento organizzato dagli autori del “Garbagna trail Montebore”, la gara a cui sono più affezionato, e come me siamo una sessantina tra podisti e camminatori.
Il gelo della valle viene velocemente sovrastato dal caldo di una giornata dalle forti inversioni termiche, già al terzo chilometro mi alleggerisco e d’ora in avanti il calore dei bicchieri di rosso sarà un ostacolo ad un’andatura necessariamente a singhiozzo per ricompattare il numeroso gruppo, ma il percorso bello che scopre angoli nascosti fa dimenticare queste inversioni termiche violente che ci stanno accompagnando da due settimane.
A metà c’è il ristoro, qui fanno le cose in grande ed abbiamo l’imbarazzo della scelta: panettone o pandoro, acqua o thé, vino o birra… E tutto finisce in fretta, che bocche che abbiamo noi trail-runners! Svalichiamo in cima al monte S.Vito con una scenica foto sotto la croce incastrata tra le rocce, quindi visto l’orario decidiamo di allungare scendendo dal pistino di mtb e lungo altri sentieri che poco aggiungono se non qualche rovo o una picchiata in un campo, ma che almeno ci evitano un lungo pezzo di asfalto.
Garbagna è segno di qualità, compreso il pranzo convenzionato presso la Soms. Bravi!

Il gruppone alla partenza
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Ristoro coi fiocchi (e col vino)
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Eccoci sul monte san Vito
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L’arrivo spensierato
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13 gennaio, monte Tobbio:
L’invito non potevo rifiutarlo, il monte Tobbio è una delle due cime importanti in zona su cui ancora non ho messo piede (l’altro è il monte Alfeo) ed accetto volentieri l’invito dell’Azalai ad un allenamento di gruppo. E’ inutile che vi racconti del fresco alla partenza e del tepore all’arrivo, vestirsi è complicato in questo periodo, ma io sono abbastanza abile a scegliere bene tanto che come non ho patito freddo alla partenza, non ho nemmeno sudato tanto in seguito.
Inizio lungo il sentiero del Gorzente sino alla diga del lago Bruno, via stretta con tante rocce e tratti ghiacciati a cui fare attenzione, poi si comincia a fare sul serio con tratti in salita da prendere in agilità, alcuni guadi sdrucciolevoli e cascine disperse nell’ambiente selvaggio tra Voltaggio e Capanne di Marcarolo. Me ne sono accorto solo alla fine, ma abbiamo scalato la parte sommitale sino ai 1080m della cima passando dalla direttissima, una bella verticale tutta polpacci e quadricipiti ancora provati dalla bici del giorno precedente, ma da lassù la vista su … tutto è incredibile: metà arco Alpino, Gaviese e Monferrato, Appennino e pianura, mare e Liguria. Non a caso appoggiati alle mura della chiesetta ci sono già decine di camminatori.
La discesa è la parte più impegnativa, molto tecnica in cui fare sempre attenzione ad ogni passo, è un attimo appoggiare male il piede e prendere una storta come successo ad uno di noi, senza gravi conseguenze però. Si rivela un allenamento molto duro, molto muscolare e faticoso nei suoi vari aspetti, un’uscita da ristorare con un bel pranzetto alla baita!

Guado semighiacciato su cui fare attenzione
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Foto di gruppo alla diga
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La Beta osserva il sentiero che sale
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Panorama sul gaviese
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Se il 2018/2019 inizia così, le possibilità sono due: o sarà un’annata memorabile, oppure mi farà pagare il conto. Spero nella prima, ma intanto spero di avervi allietato con i miei racconti che, seppur non ciclistici, parlano di giri e salite

Under Avventure

Fine anno al mare

admin il 28/01/2019 · Comments Off on Fine anno al mare

Riprendo coi racconti di queste belle ferie natalizie, per finire bene un 2018 iniziato male, continuato con belle escursioni liguri e terminato con due occasioni nella mia regione preferita, due uscite con sveglia presto ed autostrada sino a vedere il blu del mare.

29 dicembre
La sveglia suona ad un orario per me improbo, alle 8:00 siamo al casello per una classica escursione della Liguria, quella a Punta Martin, cima sopra Voltri non particolarmente alta coi suoi soli 1001m, ma estremamente panoramica ed anche ardua da raggiungere. Dopo un caffé a Masone e i tornanti del Turchino parcheggiamo noi quattro ad Acquasanta ed iniziamo tranquilli su uno scivoloso lastricato che ci porta alle ultime abitazioni di questa frazione di Mele, primo entroterra. I monti davanti a noi sono brulli e minacciosi, scalarli non sarà una passeggiata.
L’inizio è ancora semplice, dopo il guado però cominciamo ad arrampicarci su pendenze mai dome sinché non raggiungiamo il vero crinale. Il panorama si amplia in fretta, la visuale sul Tirreno è parzialmente ostruita da nubi floattanti in questa giornata simil-primaverile e la fatica si fa viva, un sentierino stretto si spinge verso la parte sommitale ed ogni tanto viene comodo appoggiare le mani sulle rocce per assicurarsi contro lo scivolamento delle scarpe sull’umidità trasudata dalla pietra. Sapevo che si tratta di una salita semi-alpinistica, ma mentre credo che il peggio sia già passato gli altri mi fanno sapere che questa è ancora la parte facile… Non soffro di vertigini, però la paura di scivolare e magari cadere per vari metri nei burroni che ci affiancano mi rende iper-prudente, ancor di più quando i passi si fanno faticosi tra un masso e l’altro, quando certi passaggi sono proprio esposti e quando veramente io, almeno io, posso parlare di linea di confine tra escursionismo ed alpinismo. Nulla che non si possa fare, ma bisogna già avere una buona attitudine alla montagna.
A furia di scalare come un impedito Messner arrivo in cima assieme agli altri, le nubi lasciano spazio alle visuali a 360° che si godono dalla croce posta in vetta. Ora il peggio è passato, una sella ben più agevole ci porta al rifugio Bellani, due casette con posti letto, griglia, un presepe e pure del vino disponibile ai numerosi viandanti che oggi approfittano di questa splendida giornata.

La discesa inizia semplice, da trail normale e corribile, ma poi pian piano peggiora: sassi sempre più grossi si presentano sotto i nostri piedi, le pareti si verticalizzano e già camminare diventa faticoso con le mani perennemente alla ricerca di un appoggio sicuro per scendere. Fortuna che doveva essere semplice… Entriamo in un boschetto, si va meglio ma si rimane su pendenze superiori al 20% con sassi o brecciolino, sebbene ogni tanto ci si possa rilassare quando il sentiero largo mezzo metro spiana, qui invidio quegli stambecchi che ammiriamo aggrappati sui costioni sopra di noi.
Ma tutto finisce, rientriamo sul facile tracciato percorso all’andata e poi ritroviamo l’asfalto, il giro è finito! 13km, 1000disl, un’escursione ai limiti del piacere per un timoroso come me ed un ovvio aperitivo a Masone per festeggiare la giornata e l’anno che sta finendo

Il guado del rio Baiardetto
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E questa è la parte semplice
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L’ho detto che per me è alpinismo
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Passaggi alpini
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31 dicembre
L’idea è troppo ignorante per dire di no: una mezza maratona al mare di Arenzano, seguendo inizialmente il percorso ufficiale della mezza lungo la nuova ciclabile del lungomare e poi deviando verso la collina per non fare solo un breve percorso a bastone. Siamo io, Paolo e Davide, il ritmo sarà tranquillo ma stasera si festeggia, non possiamo tirarci il collo già oggi!
Ad Arenzano fa caldo, partiamo in maniche corte e a contatto con la spiaggia cominciamo a sudare, qualche galleria taglia l’antipatica orografia ligure pur di non abbandonare il suono delle onde e noi incrociamo felici altri runner da riviera. La mareggiata di questo autunno ha distrutto alcuni tratti e non possiamo proseguire oltre Cogoleto, per cui torniamo sui nostri passi ed imbocchiamo il mio itinerario studiato alla buona la sera precedente che sale verso Sciarborasca su una strada asfaltata ma non tanto trafficata, un giusto compromesso tra semplicità e bellezza. Arrivati in cima abbandoniamo l’agio per un tratto che io credevo sterrato, ma che si rivela essere un vero trail per pendenze e fondo sconnesso, immersi nell’odore della macchia mediterranea con viste non eccelse sulle spiagge e sul blu dell’acqua. Il pezzo in discesa è fin peggiore, quasi impossibile correre su tali sconnessioni, tanto che la corsa si trasforma in camminata veloce sino al rientro bitumato a Lerca, sopra Arenzano.
Ho trovato dei buoni tagli, passiamo dentro la frazione evitando la galleria, tramite una scalinata evitiamo il traffico e senza volerlo ci troviamo nella zona industriale, brutta e collinare, ma almeno senza tanti veicoli a farci respirare lo smog. Poi ritorniamo in paese e grazie ad un passaggio nel parco del municipio scendiamo sino al mare e alla macchina. 21,4km, una mezza maratona ma molto variegata, ottima come ultima corsa del 2019! Abbiamo fame di focaccia e sete di birra che ben presto smorziamo con qualche giro in centro, ma è ora di andare, il capodanno ci aspetta…

I tre del trio Arenzano
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Il pezzo trail, più tecnico del previsto

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Però ora reinizia la discesa asfaltata
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Panorama su Lerca
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Under Escursioni

Ricordati di santificare le feste, correndo trail

admin il 20/01/2019 · Comments Off on Ricordati di santificare le feste, correndo trail

Ricordati di santificare le feste, un comandamento valido anche per gli sportivi. Ed oggi infatti vi racconto di quattro corse festive, più pretesti per restare in compagnia e brindare alla fatica passata che allenamenti.

natale:
E’ natale ed è quasi un obbligo uscire per lo smaltimento preventivo del pranzo tanto che avevo già progettato un lungo mattutino, ma poi su idea di coach Federico ci siamo trovati per una corsetta a Nazzano, prima collina del mio paese. Per allungare parto da casa a piedi affrontando una temperatura ancora fredda, 2,5km extra ottimi come riscaldamento prima di conoscere “il Mallo” e di trovare gli altri tre che, al contrario mio, devono ancora accendere il motore. Inizio in salita, un po’ di fango e già più caldo laddove i panorami si fanno interessanti su Rivanazzano, sul castello di Nazzano e sulla pianura vogherese, un toccasana per gli altri che non sono più abituati a certe viste, causa infortuni o residenza a Milano.
Altra salita nel bosco, scivolata mia nel fango che mi sporca i vestiti e tirata fino ai tiepidi 500m del Monte. La discesa è tutta sui pistini da mtb stretti e curvosi che mettono alla prova le nostre capacità di discesisti, ma sono anche divertentissimi! E’ ora di salutarci, gli altri andranno a fare aperitivo, io rientro a casa per altri 2500m extra. In fondo è natale ed ho degli obblighi familiari

Si sale corricchiando
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Nazzano e Rivanazzano da Cà del Conte
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Un pezzo per far girare le gambe. Manca poco ed è leggera discesa
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S.Stefano:
Smaltimento preventivo ieri, smaltimento anche oggi a S.Ponzo. Siamo in 8 per un classicissimo itinerario delle grotte e di Guardamonte, uno degli angoli nascosti tra Oltrepò e alessandrino che più di tutti sanno affascinare. Giù fa fresco, la salita sempre corribile sino alle grotte è perfetta per riscaldare i muscoli, ma salendo incontriamo l’aria più tiepida che come una specie di brezza marina ci scalda i cuori mentre ammiriamo dei panorami che si aprono sul Giarolo, sulle valli Staffora e Curone, sulle montagne appenniniche e pure sulle Alpi che sovrastano il gelido catino padano. C’è chi vorrebbe rimanere su questi spuntoni rocciosi a lungo (tutti noi 8 per la precisione), chi dice di aver intravisto un lupo (strano ma possibile da queste parti), chi come me scopre nuovi passaggi sino agli scavi archeologici, ma tutti siamo contenti di essere qui e qualche minuto di relax sulle gradinate dell’osservatorio astronomico permettono di goderci questi momenti di compagnia.
Si scende, c’è chi rotola per terra in maniera artistica e senza conseguenze, chi si fa un graffietto tra i rovi e chi apprezza il terreno praticamente asciutto, solo 11km ma bellissimi. E poi si scopre che non scherzavo quando parlavo di stappare il vino, una bottiglia di bianco finisce in fretta per noi otto bocche voraci

Azzurra e Sabina si rilassano a Guardamonte. E chi vorrebbe scendere da qui?
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Foto di gruppo a Guardamonte
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All’ osservatorio un momento di pacifica sosta
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30 dicembre:
L’ultimo trail dell’anno, il capodanno podistico ci vede in undici a Bagnaria con un freddo secco che ci taglia la pelle. Il primo tratto piano è una tortura, ma poi abbandoniamo la valle Staffora per salire molto decisi verso Vignola e le sue pareti verticali. Ci è bastato poco dislivello per cambiare stagione, qui fa già caldo e tutti ci stiamo spogliando, sembra primavera mentre dieci minuti fa era pieno inverno. Il pezzo duro prosegue sul sentiero franato ed aggirato con passaggi tra le rocce aggrappati ai cavi di acciaio posti per sicurezzi, si continua poi districandosi tra piante cadute nel gelicidio 2017, però dopo questo tratto sporco andiamo finalmente tranquilli e senza sforzi sino all’eremo di S.Alberto che merita una profana visita e tante foto a noi e all’arco alpino qui ben visibile.
Ci guardiamo in faccia e decidiamo di tagliare, abbiamo due aperitivi da fare e accorciamo scendendo diretti verso Bagnaria, dapprima correndo nel bosco e poi con una discesa ripida interrotta dal “punto wow”, uno sperone ultra-panoramico sulla valle Staffora e zone limitrofe, punto perfetto per dei selfie. Altro pezzo ripido ed in un attimo siamo nel borgo medioevale rialzato rispetto alla statale e alla nostra partenza.
Ho promesso a Francesca, altra iscritta Onav come il sottoscritto, che le avrei fatto assaggiare un “bianco in rosso” ed infatti stappo una bottiglia molto particolare dal colore ocra, torbida, con tanto fondo ed acidità elevata che però nella sua particolarità piace a tutti. Ci fermiamo poi al bar per una birretta, si deve brindare all’ultimo trail dell’anno!

Si sale verso Vignola, le nostre Dolomiti
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All’ eremo di S.Alberto di Buttrio. Sosta obbligata
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Selfie di gruppo al punto “wow” sopra Bagnaria
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E come promesso si brinda con questo bianco laziale molto particolare
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Cin cin a noi!
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1 gennaio:
E’ ormai una tradizione quella della prima corsa dell’anno da Paolo, tra Borgo Priolo e Schizzola per il classicissimo giro del monte Morino. Dopo i bagordi della notte ci troviamo alle 10 in una giornata insolitamente uggiosa, di panorami oggi ne avremo ben pochi ma non è un problema, bastiamo noi otto per divertirci.
Pronti via siamo in salita ed il terreno è umido, arriviamo sulla montagnola da cui si lanciano col parapendio e ci buttiamo verticali anche noi in discesa tra ginepri e campi erbosi. Dell’asfalto anticipa il tratto del Morino, la via nelle vigne è un’argillona che si attacca alle scarpe e rende allenante anche la sola camminata, blocchi di 1kg per piede non ci permettono di correre sinché dopo Barisonzo la situazione non migliora e ritorna ad essere corribile. Questo è un tratto di stimolante libertà, ognuno prosegue col suo ritmo in un continuo saliscendi che non da tempo di rifiatare, un esercizio perfetto tra strappi, discese veloci e pianori troppo brevi per poter rifiatare.
Anche oggi decidiamo di tagliare, comincia ad essere tardi e rientriamo poco dopo sull’asfalto restando uniti sino agli ultimi 600m di salita, nella quale ognuno fa il proprio passo ideale. E buon 2019 se inizia così, che bello formare questi gruppi di amici che faticano, si sfidano ma poi si siedono a mangiare salame e bere vino!

Non è un granché come giornata
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Panorami non incredibili, ma invisibili. Quel che conta è la compagnia
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Under Avventure

Le corse di natale, parte 1

admin il 14/01/2019 · Comments Off on Le corse di natale, parte 1

Continuano i racconti delle ferie natalizie, nessuna impresa epica da annoverare nell’ album dei ricordi ma tante belle giornate di sport ed amicizia. Oggi si parla di corsa, quella che ormai è diventata la mia principale attività fisica.

Si inizia con mercoledì 19, la “tapapizzata di natale”
Tapapizzata, neologismo che indica una corsa in compagnia buona principalmente come pretesto per ritrovarsi poi con le gambe sotto al tavolo e le posate a tagliare una Margherita farcita. Quella di natale è un appuntamento ormai fisso, quest’anno l’ho organizzata in maniera più ufficiale per la squadra e la metà dei partecipanti veste i colori gialloneri della Scalo Voghera, ma oltre a loro sono presenti altri amici accomunati dalla passione per la corsa e per le birre del dopo-corsa.
Il clima ci gioca una piacevole sorpresa, con un freddo uggioso che ci accompagna attraverso il centro storico di Voghera di cui ci riappropriamo tra divertiti sorrisi degli aperitivanti e qualche vaffa di automobilisti a cui disturbiamo la circolazione. Usciti dalla città però inizia la magia, una nevicata seppur debole e ghiacciata comincia ad imbiancare i campi illuminati dalle nostre torce frontali ed i fiocchi ci tagliano il viso in questa gelida atmosfera natalizia. Ma pizza e birra ci fanno velocemente riprendere dal freddo e dai 10km di allenamento

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sabato 22, trail di natale dell’Azalai
Un bel raduno autogestito in notturna è l’occasione per trovarmi con altri a questo evento di brindisi di una squadra tortonese specializzata nei trail, la serata è fantastica sia come temperatura che per la luna piena che ben illumina le colline di Castellania, con partenza benedetta dal sindaco verso un percorso di 8km scarsi, ma estremamente affascinante con passaggi alle torri di S.Alosio, terreno a tratti fangoso e scivoloso ottimo come palestra propriocettiva, temperatura perfetta ed un bel gruppo diviso tra corridori e camminatori.
E poi, ovviamente, taglio di salame, zola, panettone e vino come richiede ogni brindisi di natale ben fatto

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domenica 23, gara di Voghera
E’ la gara che organizza la Scalo Voghera e che si tiene all’epifania, ma quest’anno anticipata a prima di natale per concomitanze e che vede un bel gruppo alla partenza, ampio sia numericamente sia qualitativamente. Avendone gestito l’evento Facebook la sento un po’ mia e voglio credere che l’incremento rispetto alla passata edizione sia anche merito del piccolo lavoro svolto. Io non ho intenzioni bellicose al punto che decido di fare da fotografo ufficiale con la mia scarsa fotocamera, tanto che alla partenza mi lascio sfilare, mi fermo a sistemare il tutto e riparto senza forzare, ma terminando comunque ad un ottimo ritmo per l’impegno messo: 15kmh di media con tratti sterrati distribuiti sui 7300m di percorso, quasi a premio di categoria (ah, se non avessi perso tempo all’inizio!)
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