Il crinale dei monti di Ceriale

admin il 10/11/2018 · 0 Comments

Dopo una cena molto abbondante, una passeggiata notturna in spiaggia ed una buona dormita è arrivata presto l’ora della colazione, buona ed abbondante al B&B “il giardino degli aranci“. Ce la prendiamo con comodo, per noi si tratta di una mini-vacanza e l’escursione di oggi non è nulla di proibitivo, seppure la Liguria proponga tratti in roccia in cui si procede a velocità ridotta e l’anello di oggi attorno ai crinali dei monti di Ceriale scorra quasi tutto in cresta.
Partiamo da Borghetto S.Spirito a metà mattina ed il caldo sole ci fa dimenticare di essere in pieno ottobre, così come i gradini iniziali che si presentano inattesi dopo 50m ci ricordano che dovremo faticare dopo gli sforzi di ieri i quali, nonostante il ritmo mai alto, si fanno sentire soprattutto nei quadricipiti. Usciamo dalle abitazioni e prendiamo velocemente quota superando altri escursionisti intenti come noi ad affrontare l’arcigno percorso, infatti già da subito ci inerpichiamo in uno stretto sentiero tra la vegetazione udendo qualche inquietante sparo e vedendo i palazzi turistici costieri rimpicciolirsi sotto i nostri occhi.

– Si sale al monte Croce
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Ora siamo in cresta e la cima del monte Croce è proprio davanti a noi, ma raggiungerla è un impegno ed il sole diretto da sud che si rispecchia su un calmo Tirreno picchiandoci sulla schiena non aiuta a rimanere freschi in questa scalata sempre ben segnata da tratti di vernice che confermano ciclicamente la correttezza della via. Il primo obbiettivo è raggiunto e si apre il primo fantastico panorama su Loano, Toirano, Ceriale e sugli altri monti, ma anche se abbiamo tempo da perdere non ci dilunghiamo troppo, ci aspetta una ripida e tecnica discesa prima della seguente ed altrettanto ripida risalita al monte sopra Toirano, che come dice il nome domina il paesino parzialmente nascosto dalla vegetazione. La terza cima è il monte Acuto a 748m, in pochi chilometri abbiamo già guadagnato parecchia quota e vinto dei panorami ancora più ampi che guardano anche verso dove ci stiamo dirigendo, quella parte che sembra vicina e lontana nello stesso tempo. E’ il bello della Liguria, siamo nei pressi del mare ma a quote che per noi sono tipiche dell’alta collina.

– Panorama su Ceriale, Albenga ed isola Gallinara
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– Loano ed il finalese, panorami splendidi
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– Si, dobbiamo salire lassù
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Passiamo una stretta tra le rocce su cui qualcuno ha ironicamente scritto “Termopili” e giungiamo affianco di una chiesetta raggiunta da una strada asfaltata, l’unico pezzo di civiltà a queste quote nonché inizio di una secca via che con pendenze al 30% ci porta alle fortificazioni del Poggio Grande, costruite a fine 800 ed usate come deposito munizioni, cinte murarie ora in parziale rovina ma ancora visitabili nei loro stanzini e cunicoli. Qualche dubbio in discesa non ci fa perdere l’imbocco della carrozzabile agevole tutta da camminare che con qualche taglio ottimamente indicato ci porta al Pizzo Ceresa, sede di antenne ed anche un buon posto per uno scarno pranzo, il massimo che i nostri stomaci possono sopportare dopo le mangiate delle ultime ore.

– Le Termopili
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– Il forte del Poggio Grande
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Qui non c’è più un vero e proprio sentiero, siamo su un crinale pratoso su cui spuntano grosse rocce da evitare e che ci impongono un minimo di attenzione, poi si cambia e si riprende a salire e come la pendenza cambia anche il fondo, il tratto per il monte Pesalto è tutto in pietra e talvolta anche ripido. Una croce vista da lontano ci inganna, ma si tratta solo dell’antecima che precede la vera e propria vetta e la sua vista a 360° su una giornata che vede la foschia aumentare senza però coprire il mare e tutto il viaggio odierno sui crinali.

– Verso il monte Pealda
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– L’antecima. Stiamo camminando proprio qui
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– Selfie sul monte
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Adesso c’è il tratto che più mi spaventa, quello che nel grafico altimetrico è praticamente una linea verticale verso il basso e che difatti scende in picchiata sempre sulla solita pietraia in grana grossa. Marco ed Edo stanno usando i bastoncini e questo li aiuta nel mantenere una stabilità che io non posso permettermi, infatti loro avanzano più spediti ed il mio timore sulle pendenze ripide mi blocca e scava un buon distacco con gli altri. La discesa non è tutta così, infatti poi peggiora: ugualmente pendente, ma tra la vegetazione ed un fondo in terreno scivoloso con dei canali scavati dalla pioggia in cui è facile perdere aderenza e sui quali non so se per me è maggiore il fastidio per un tratto a me non congeniale o il piacere per qualcosa di intrigante. Fortuna che non è una gara, altrimenti avrei perso tutto il vantaggio guadagnato in salita.

Vorrei esultare nel momento in cui mi ricongiungo con gli altri già comodamente seduti, il grosso è fatto ma mancano ancora diversi chilometri e come ripartiamo allunghiamo inutilmente di 100m prima di ritrovare la giusta via che ci porta sull’asfalto. Mai come ora un tratto bitumato e quasi piatto ci fa piacere, le cosce dolgono e la fatica è tastabile… ma qui recuperiamo tempo alzando la media mentre sfioriamo le ville di chi può permettersi un grande giardino panoramico con vista mare, lusso con beffa visto il costante rumore dell’autostrada che qui passa vicina. I monti che prima abbiamo dominato ci guardano austeri dall’alto, noi mestamente continuiamo sull’asfalto o su dello sterrato compatto purtroppo usato come discarica abusiva di bottiglie vuote.

– Ma quanto è bello ora l’asfalto
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Siamo nuovamente su sterrato ed in un pezzo a suo modo molto bello, siamo a bassa quota, il mare non lontano e la vegetazione che ci ripara dal sole sono un toccasana, finalmente ci godiamo appieno il concetto di escursione! Manca poco, ma imbocchiamo un sentiero sbagliato che ci porterebbe sulla statale e che ci obbliga ad un dietrofront per l’ultima stronza salita, giusto una cinquantina di metri all’insù che si reimmettono nella stessa pista dell’andata, poche centinaia di divertenti metri in discesa prima della scalinata finale al parcheggio a quota mare. E’ finita, giro ben più impegnativo del previsto che non ci ha certo demolito, tanto che proseguiamo con una vasca in centro a Loano, un mega-gelato, un bagno in mare ed una birra di aperitivo.

– Ci manca veramente poco per Borghetto S.Spirito
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Una due giorni non intensa, con i giusti spazi per il relax, le foto, gli extra ma anche dei dati tecnici degni di nota. Oggi ad esempio sono 23km e 1450m disl in 6h effettive e 5h in movimento

– Bagno obbligatorio
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Under Escursioni

Escursione al monte Carmo di Loano

admin il 04/11/2018 · 0 Comments

Dopo la via del sale, a causa dell’arrivo sbagliato e ritardato a Recco invece che a Sori, a me Marco ed Edo è rimasta la voglia di abbuffarsi di pesce e di ritornare in Liguria per delle escursioni un po’ più tranquille. Ed è così che è nato questo weekend a Toirano, antico borgo da cui è partito il mio più emozionante giro in bici in posti che adoro. Non è stato difficile abbozzare gli itinerari, l’obbiettivo odierno è la cima del monte Carmo a quasi 1400m da raggiungere partendo poche decine di metri sopra il livello del mare.

E’ una giornata stupenda per essere ottobre, nello zainetto l’abbigliamento intermedio farà solo da inutile peso, la maglia sarà sufficente per sudare anche alle quote più alte. Abbiamo abbandonato la foschia della pianura e del primo entroterra timorosi di quanto potesse ostacolare i panorami, ma qui è sufficentemente limpido per poter godere di questa camminata che parte dolce su asfalto e che ben presto si trasforma arrampicandosi sulla roccia ligure sino al santuario di S.Lucia, chiesa scavata nella montagna e punto di uscita delle celeberrime grotte. Mentre noi tre ansimiamo sul ripido lastricato una ragazza con lo sguardo fisso sul telefono ci supera camminando ad una velocità tale che metto da parte il rischio di passare da molestatore e decido di seguirla per interrogarla: macché esperta trail runner, è solo la camminata del sabato mattina! Quando qualcuno nasce col motore giusto fa tutto più facilmente…

– Si sale subito ripidi ed i bastoncini fanno comodo
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– S.Lucia e la sua grotta
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Dopo la veloce visita all’esterno del santuario ritorniamo sui nostri passi e superiamo l’ingresso delle grotte immettendoci nel sentiero che ci porterà verso l’alto in maniera molto decisa, la via si perde tra le rocce ed occasionalmente le mani tornano utili anche per fare forza sui rami o nella nuda terra, ci sono punti ripidi ed addirittura uno di semplice arrampicata. Arriviamo ad uno spiazzo panoramico utile per una prima sosta, ora si cambia registro con una via molto più scorrevole e, come la definiremmo nel trail, “corribile” affianco ad un’inspiegabile tubatura idrica che scende da non so dove. Ma il masochistico piacere poi ricomincia, usciamo dal vallone ed in una pietraia assolata saliamo con numerosi tornanti sino alla chiesa di San Pietro dei monti, l’ideale per un pranzetto con vista mare a base di focaccia.

– arrampicata libera
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– A S.Pietro si apre la vista verso l’isola della Gallinara
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– Liguria, zona di montagna
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Qualche difficoltà a trovare la via giusta sfiorando cavalli allo stato brado, ma poi riprendiamo nel sottobosco con le prime foglie cadute e qualche riccio che affiancano nuovamente le tubature idriche in stato di evidente consumo, la via è segnata discretamente e guardandosi in giro si scorgono sempre i segnali escursionistici, laddove poi abbiamo dubbi c’è la tecnologia gps che viene in nostro soccorso indicandoci immediatamente delle deviazioni involontarie.
Siamo ormai in alto, attraversiamo qualche radura in cui sorgono delle caselle in pietra (dei ricoveri per attrezzature o alimenti) e arriviamo alle pendici della tappa odierna, il monte Carmo. L’ultimo pezzo è micidiale, diritto e ripido come la via di accesso ad ogni cima che si rispetti, vetta che ripaga le fatiche di 1300m dislivello consecutivi con un panorama ottimo sulla riviera troppo antropizzata, sui boschi dell’Appennino e sui vari monti che ci circondano indicati da un pannello in acciaio.

– Le ultime rampe al monte Carmo
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– Noi tre al Carmo
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Scendiamo, Marco tasta il terreno prima del pezzo che più mi intimorisce, quello del “sentiero di crestagiudicato come EE (escursionisti esperti). Infatti lo sconsiglio a chi non ha esperienza, rocce ripide, scalinate e pendenze tutto sul crinale che si butta giù verso il rifugio prima ed il mare poi. Ma è anche il punto più scenico, praticamente una sky-race discretamente tecnica ma non pericolosa se presa con calma. Rientriamo nel bosco e la via si fa più agevole e corribile sino al rifugio Pian delle Bosse, dove ci fermiamo per acqua e Cola.

– Si cammina proprio lì sopra
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– L’autentica picchiata verso il mare
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Manca però ancora un bel pezzo ed il tratto successivo non è così agevole come sperato, occasionali rampe, terreno talvolta umido e pure un cedimento sotto al piede che mi fa volare per terra ci accompagnano alla Rocca dell’Aia, piccola parete adatta all’alpinismo. Le segnalazioni qui non mancano e tra i segni giallorossi con scritto TA (Terre Alte) e la X rossa non perdiamo mai la via sia nel fitto bosco che nel successivo pezzo su cui scendiamo saltando da un sasso all’altro al caldo sole di metà pomeriggio.

– Loano, stiamo perdendo quota
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Passiamo dalla chiesa di san Pietrino ed imbocchiamo la via napoleonica sino al rientro alla civiltà di Boissano, l’ultimo pezzo asfaltato nel quale riesco a trovare dei tagli tra i vari tornanti che ci riportano a valle a Toirano. E qui rimaniamo sorpresi dalla rusticità di questo paese, vicoli stretti in porfido con antiche abitazioni sul torrente che sono collegate da archi e viuzze che ci portano alla piazzetta principale e ad un meritato aperitivo. Siamo in ritardo rispetto al piano di marcia, ma in realtà sono le 18 ed abbiamo ancora due ore per andare al B&B “il giardino degli aranci“, prepararci e poi uscire a cena. Per questo, nonostante il tramonto incipiente ed un fresco che scende dai monti, soddisfatti e stanchi per questa bella escursione ci regaliamo una seconda birretta in un altro bar.
E dopo c’è la cena all’ agriturismo Monte Acuto sulle prime colline con menù a base di trota, coniglio, patate e spezie di loro produzione, una mangiata che pareggia abbondantemente le calorie spese oggi! E poi, per digerire il tutto una passeggiata in spiaggia con bagno dei piedi in acqua

– La santa birra di fine giro
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– Sperduti in Toirano
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I dati: 25km e 1750m disl… buon giretto vero?

Under Escursioni

11° giro dei vigneti d’Oltrepò, seconda parte e merenda

admin il 29/10/2018 · 0 Comments

Siamo a Rovescala, paese che galleggia su dolci colline a vigneti poco distante dal confine emiliano, siamo sparsi tra chi riempie le borracce in una giornata troppo calda per essere metà ottobre, chi riempie la tazza di caffé al bar e chi avendo perso il gruppo sta affrontando il percorso originale senza il taglio deciso all’ultimo, ognuno ha il suo da fare, io riempio invece la memoria della fotocamera qualche tornante più in basso in attesa del gruppo che mi raggiunge compatto poco più tardi. Ma dopo oltre 1000m di dislivello la fatica, seppur blanda, si comincia a far sentire e sulle pedalabili e rugose rampe di S.Damiano al colle ci si sgrana con ritmi completamente differenti, ritrovandosi poco dopo nei saliscendi in costa che ci portano a Montù Beccaria, uno dei tanti paesi con più cantine che abitanti che riempiono le sponde della val Versa.
Qui ci dividiamo, dopo la discesa alcuni proseguono diretti verso Montescano, tutti gli altri si fermano alla fontana del ciclista, sosta obbligata per i tanti che dal pavese giungono qui per trovare il dislivello. Montescano non presenta difficoltà, è l’ennesima blanda ascesa per svalicare verso la valle Scuropasso che raggiungiamo nella bella e ripida discesa di Martinasca, un brutto sogno in salita e quasi un piacere in senso inverso.

In partenza verso Montescano
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Paolo, Angela & co. sono avanti, ma conoscendo la strada l’unico pensiero è di ritrovarli più avanti per pedalare ancora assieme, quello di oggi è un giro tra amici libero nel quale si può anche andare avanti da soli senza problemi. Questi 3km di falsopiano servono principalmente per mettere a dura prova i telai e la schiena, oppure i riflessi e le capacità di guida per evitare le infinite buche omnipresenti in provincia di Pavia e qui ancora più diffuse. Sfioriamo Broni e come iniziamo ad abbandonare la pianura allo stagno di Cigognola il ritmo si fa malato, Christian va a tutta e noi come dei deficenti tentiamo di stargli in scia, si è accesa la miccia della competizione e davanti saliamo forte e compatti senza fare selezione tra noi primi cinque, ma Christian cede e poco dopo ci troviamo in testa Andrea ed io col mio cancello in prestito ansimando sino al bivio del castello, fine del primo tratto di salita al quale arriviamo in una volata a quattro e laddove ritroviamo gli altri che ci avevano anticipato. Ripartiamo alla spicciolata scorrendo su una parziale balconata verso la pianura inebriati di salite e con la voglia di merenda in costante aumento, a Pietra de Giorgi ci manca veramente poco e tutti uniti scendiamo veloci verso l’ultima salita, poco più di uno strappo allo scenico paesino di Mornico Losana, anch’esso a pura estrazione viticola col suo castello a far da balconata sulla coltivazione unica di questi luoghi.

Cigognola (nella foto non si vede il fiatone)
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Panorama su Cigognola
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Tra Pietra de Giorgi e Mornico Losana
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Discesa decisa e rieccoci in pianura sull’odiosa statale, unica alternativa semplice per rientrare a Casteggio. Gli ultimi chilometri sono sempre un “libera tutti” con delle trenate ai 40 ma anche ai soli 30, io rimango ad aspettare Paola, Alberto e Christian e con calma affrontiamo il traffico sino agli ultimi due strappetti che attraversando la zona residenziale ci riportano in mezzo ai grappoli presso l’azienda Guerci, sede della merenda. Elia e Paolo già sazi ci salutano, il loro percorso medio è filato liscio e sono qui da quasi un’ora, ma anche noi siamo arrivati in perfetto orario, l’appuntamento era attorno alle 15 e gli ultimi sono giunti alle 15:02. C’è chi ci saluta, c’è Luca che non è riuscito ad unirsi a noi per la pedalata e lo fa solo per la merenda (Luca che ringrazio per avermi prestato la sua bicicletta!), c’è una lunga tavolata da 20 persone affamate che volatilizzano salame e coppa, spumante metodo classico di benvenuto ed una bella scelta di rossi tra Croatina, Pinot, Bonarda e Barbera per accompagnare anche un piatto di pasta, formaggi e miele di vario tipo. E poi la crostata da abbinare ad un rosso dolce e al famoso ottimo moscato, una merenda veramente super da cui è difficile uscire sani o con ancora dell’appetito.

La tavolata
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E l’organizzatore il “Pedra”
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Tutti contenti e sorridenti, un’idea che piace sia per l’aspetto sportivo impegnativo ma non agonistico sia per il dopo-corsa in compagnia, un qualcosa che sicuramente ha le potenzialità dei grandi numeri offrendo uno sviluppo turistico, oppure che rimane così divertendosi tra amici nel numero giusto di persone come è stato oggi. Chissà…

11° giro dei vigneti d’Oltrepò

admin il 23/10/2018 · 0 Comments

Tranquillità, il sostantivo principe al risveglio del mattino di questa 11° edizione del mio giro dei vigneti d’Oltrepò, un appuntamento annuale partito con quattro temerari ed esploso lo scorso anno con oltre 110 partenti, troppi per quel che può essere un semplice giro tra amici e che richiederebbe un’organizzazione che non sono in grado di offrire. Per cui, superati i timori iniziali, ho deciso di ritornare piccolo invitando solo i conoscenti, sia gli storici come Elia, Paola, Christian, Paolo, Massimo, Valerio, sia altri magari principalmente podisti alla loro prima esperienza di questo tipo. Ma 27 è comunque un buon numero e la tranquillità sta nel sapere che tutti conoscono il tipo di organizzazione e le zone, non dovrò offrire un servizio professionale ma semplicemente accompagnare senza stress.

Il gruppo
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La merenda è stata in dubbio, ma alla fine tutto si è risolto e dopo una colazione offerta dall’az. Guerci di Casteggio partiamo per un giro dal clima caldo sia come temperatura che come colori, con l’umidità autunnale a bloccare lunghi panorami sulla pianura che però per farsi perdonare ci offre quel clima perfetto per il finale di stagione. 300m e rischiamo un incidente con un SUV che esce da uno spiazzo, iniziamo bene… ed il traffico oggi sarà ben maggiore del previsto, sempre accettabile ma elevato per essere su zone parzialmente sperdute tra le colline viticole della provincia di Pavia.

La prima salita di Montalto ci vede abbastanza uniti, ma qualcuno sta gia forzando e si vede dai visi affaticati, a partire dal febbricitante Elia ad altri che patiscono un ritmo un po’ sopra al tipico cicloturismo. Ma oggi il dislivello abbondante (1800m) sarà ben diviso tra tanta salita sempre pedalabile e nessuno avrà difficoltà, le uniche rampe sono quelle ben asfaltate (un unicum in Oltrepò) della prima discesa di Bosco Chiesa. La seconda salita è per molti una novità al suo esordio in questo evento e ci porta a Montecalvo Versiggia, ora si comincia a fare sul serio e la selezione avviene su pendenze non banali e buche fin troppo abbondanti che sboccano sulla provinciale del passo Carmine, il centro dell’Oltrepò ed anche il bivio da cui il percorso corto si separa dal medio. Si continua e ci si ricompatta a Pometo, davanti a noi il “piccolo Stelvio” che ci butta in modo tortuoso sino in Emilia, ben 19 sono i tornanti che in 2km ci fanno girare la testa.

La nuova entrata dei vigneti, la seconda salita
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Giù in val Tidone
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Si scende
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Tranquillità, sin’ora tutto bene e si respira in val Tidone, ma oggi la pianura è un miraggio ed infatti senza rendercene conto siamo nuovamente in salita verso Tassara, molto pedalabile e presa veloce dal gruppo di scalatori come Christian, io, Andrea e Daniele a cui rimane agganciato senza fatica il giovane Alessandro, il quale è molto migliorato rispetto a due anni fa.

Ci sono un paio di bivi e con un gioco di squadra riusciamo a dirigere bene tutti gli altri, complice una partenza ritardata decido di tagliare un pezzo bello ma che poco aggiunge alla giornata evitando il crinale di Vicobarone, sembra che ci siano tutti ed allora ripartiamo in direzione Torrone di S.Maria della Versa lungo stradine secondarie ad uso agricolo, con viti ormai spogliate del loro carico anche di colore rosso ed odore di mosto che fuoriesce dalle cantine. Ma i conti non mi tornano, infatti noto che manca qualcuno... Di sicuro non si perdono, però li contatto e scopro che non avendoci visto al bivio hanno giustamente tenuto la traccia originale, per cui in attesa di ricongiungerci ci avviamo a Rovescala per un caffè. Poco male, questo sarà il peggiore problema del giorno, dieci minuti extra di attesa che ci consentono una sosta al bar e delle fotografie.

Da Torrone
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Da Rovescala si vede il prossimo GPM
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Ci facciamo i conti sul contakm, siamo a metà giro ma almeno al 66% del dislivello, ancora diverse salite ma brevi e facili, ed è un bene perché comincia a farsi viva un po’ di stanchezza. Ma la merenda ci attende!

Via del sale 2: Torriglia – Recco

admin il 16/10/2018 · Comments Off on Via del sale 2: Torriglia – Recco

Siamo a Torriglia in una fresca mattina di fine settembre, appena risvegliati per una colazione e pronti a partire in direzione mare lungo la via del sale. La cena abbondante della sera precedente danza ancora nello stomaco, ma i chilometri che ci separano da Sori e saranno propedeutici per trovare lo spazio per una bella scorpacciata di pesce. Le due ragazze che hanno dormito con noi al rifugio equestre “Mulino del lupo” (un maneggio con posti letto) purtroppo proseguiranno in autobus, una di loro tra vesciche e ginocchio dolorante non se la sente e, col senno del poi, hanno fatto bene. Perché in apparenza sarà la tappa più facile con tanta discesa, ma ho sottovalutato l’Appennino ligure…

Qui a Torriglia il sole del mattino è sempre in ritardo e fa piuttosto fresco, ci sentiamo un po’ fessi coi pantaloni corti mentre attraversiamo il paese ammirandone vicoli, monumenti e ville e mentre ci fermiamo in panetteria per la leggendaria focaccia ligure, ma poi inizia la vera via del sale raggiunta da due noiosi chilometri asfaltati ed una galleria dalle luci stupefacenti che ci fanno provare l’ebrezza di essere daltonici, le lampade arancioni annullano ogni colore e vediamo tutto in bianco e nero. Ma dopo una ripida salita ancora bitumata ritroviamo finalmente i cartellini ufficiali ‘VM’ che ciclicamente ci danno la certezza di essere sulla retta via. Il prossimo punto di interesse è il monte Lavagnola, una dorsale boschiva senza panorama e tranquilla con temperature sensibilmente più alte, ora si può rimanere addirittura in maniche corte.

Ville di Torriglia
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E Torriglia
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La discesa però ci fa capire cosa ci riserverà questo viaggio, esposti a metà altezza affrontiamo un sentiero sassoso e talvolta ripido in cui serve sia saltare tra i massi sia mantenere alta l’attenzione per non scivolare, nulla di agevole sino alla Colla dei Rossi, uno sputo piano prima del successivo sentiero che prosegue con svariati saliscendi tra erba e sassi che ammirano le montagne a ridosso del mare, quelle che sovrastano il blu del Ligure di svariate centinaia di metri.
La via del sale era anticamente una via di comunicazione utilizzata dai contrabbandieri del prezioso oro bianco, non è la via più diretta verso le saline ma quella con meno probabilità di incappare in controlli ed oboli, per cui non scende veloce in val Fontanabuona come faremmo noi oggi, ma si mantiene in quota scavalcando sopra lo Scoffera ed il traffico oggidì motorizzato della sua galleria, con una strana deviazione ad ovest che ci manterrà sempre a quote superiori ai 600m dopo aver toccato il picco allo stesso Lavagnola a 1100m.

Si scende dal Lavagnola
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Ora siamo nuovamente in un fitto bosco con un’irascibile altimetria che mette in sequenza strappi duri e piani, discesina e sentieri erbosi, un tratto un po’ noioso ma molto ombreggiato, questo mare si fa attendere… sfioriamo anche alcune caselle in pietra, troppo strutturate per essere dei semplici ripari, probabilmente si tratta di vere e proprie abitazioni di decenni fa. Ma anche ora non mancano i panorami, il mare finalmente si intravede sotto la foschia ed anche troviamo pietraie occasionali in discesa che ci inducono prudenza sino all’arrivo del primo centro abitato visto dal mattino, S.Alberto. E qui la segnaletica è talmente ben fatta da bypassare le strade infilandoci tra le abitazioni ed i prati.

Io credo che il peggio sia fatto, quei monti qui vicini sono troppo alti per appartenere alla traccia, ma in parte mi sbaglio: subito abbandonata la civiltà ci ritroviamo in un altro bosco chiuso e sotto i nostri piedi ormai provati non abbiamo che roccia, dura ed instabile roccia che forma delle gradinate su cui qualcuno ha provvidenzialmente sistemato delle corde passamano e i lati sono ripidi, se fossimo all’aperto in alta montagna soffriremmo le vertigini. I quadricipiti lavorano, le proiezioni per l’arrivo cominciano a spostarsi nel primo pomeriggio e non vediamo l’ora di poter scendere, il pesce ci aspetta! Passiamo al colle del Bado e l’ambiente cambia, siamo prossimi al monte Fasce ed il sentiero è aperto ma disseminato di deiezioni di cavallo, tra pietre ed cotanti resti diventa un continuo saltare su una sede larga circa un metro. Ma poi arriviamo nuovamente sull’asfalto, quello ben tenuto che unisce Genova ed Uscio con piazzali panoramici da cui finalmente lo vediamo bene “sto mare!”

Verso il colle Bado
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Asfalto e ripido, tanto brutto da camminare che corricchiamo per guadagnare tempo, anche qui i cartellini della Via-Mare sono presenti e li seguiamo. C’è un bivio ben indicato, lo vedo ma porta al monte Cornua, per cui lo ignoro e gli altri mi seguono. Asfalto, troppo asfalto, fortuna che troviamo un bivio dietro al guard-rail che ci fa scendere veloci a Calcinara, dove però qualcosa non torna: VM ci ributta indietro, ma dove siamo finiti? Chiediamo indicazioni al prete e ci suggerisce la via dietro alla casa gialla poco più avanti che però è tutt’altro che agevole stretta tra il lato scosceso e la vegetazione a tratti fitta. Controlliamo le cartine ormai digitali e ci rendiamo di essere fuori rotta e non di poco, quel bivio di cui ho scritto sarebbe stato quello corretto ma io, ingannato dalla mancanza della scritta ‘Sori’ e dalla contemporanea presenza del segnavia bianco/rosso che stiamo seguendo da Capanne di Cosola non ho considerato un aspetto importante: la via del sale/mare ufficiale scende a Portofino!

E cosa vuoi fare a questo punto? Di sicuro rinunciare al pesce e poi scendere a Recco, non ci cambia la vita sebbene rischiamo di trovare molto più asfalto rispetto a quanto ipotizzato. Inizialmente la discesa verso Testana mi diverte, ripida ed in lastricato esalta le doti da discesista zampettando sulla dura roccia con le mie scarpe piuttosto minimali, poi giunti in paese troviamo un agriturismo e ci fermiamo a pranzo. Sembra quasi che diamo fastidio, ma mangiamo un primo e solo quello, 10€ per un piatto di pasta mi paiono eccessivi, la zuppa ligure si sta ribellando nell’intestino!
Cellulare alla mano e grazie al progetto OpenStreetMap troviamo diversi tagli tra i numerosi tornanti che risalgono la montagna ed in poco tempo siamo a bassa quota in periferia di Recco con altri segnavia da seguire che ci evitano i tratti più trafficati e, una volta giunti in paese, ci tolgono dal casino della riviera.

La Liguria, dove lo spazio per le infrastrutture va inventato
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Manca pochissimo, sosta focaccia per me ed ormai ci siamo, il mare è lì davanti ai nostri occhi: SIAMO ARRIVATI! Partiti alle 8:00 di sabato ed arrivati alle 15:00 di domenica per complessivi 81km e 3400d+. Niente male per essere un’escursione!
Marco ed Edo fanno il bagno, io non avendo nemmeno concepito quest’idea prima di partire inumidisco appena le gambe portando sino a casa, incrostato tra i peli, il prezioso oro bianco che per secoli i commercianti hanno trasportato da qui sino alle nostri valli a ridosso della pianura.
E’ arrivata la fine, ma come nei veri viaggi che si rispettano quello in cui l’avventura termina è un momento quasi triste, unendo la soddisfazione alla malinconia di due giorni intensi e faticosi. Forse l’ideale è veramente camminarla in tre giorni, ma per noi sarebbe noiosa, e così ora siamo già a studiare nuove proposte!

L’arrivo
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Un piccolo passo per l’uomo, uno degli ultimi 80000 di questa avventura
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Gelatone d’ordinanza, rientro in treno ed aperitivo alle 19 a Voghera, è finita ma dopo oltre tre anni di tentativi ci siamo riusciti! 32,5km, 1030d+ ed una soddisfazione da dover ricordare con tre lunghi racconti.

Recco
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