Anniversario della mtb sui crinali dei 5 monti

admin il 16/08/2018 · Comments Off on Anniversario della mtb sui crinali dei 5 monti

8 agosto 2017, grazie a Michele finisco di montare la mtb acquistata online e quindi pedalo con essa per la prima volta. Senza rendermene conto oggi, 8 agosto 2018 io e lo stesso Michele riusciamo nell’improvvisata di organizzare il giro dei 5 monti, un duro classico sterrato. Il giorno giusto direi, peccato per il clima caldo, ma anche umido che ha bloccato dei panorami potenzialmente memorabili.
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Lui adesso pedala assistito dalla batteria elettrica a causa di qualche problema di salute, ma confido che presto ritornerà con noi “muscolari”, così ci chiamano quelli che hanno l’aiutino al contrario nostro.
Partenza da Fabbrica Curone e primi chilometri asfaltati sino a Forotondo, un rodaggio da quasi 400m disl. prima dell’inizio dello sterrato carrozzabile che ci porta al Bogleio, nulla di eclatante ma si tratta pur sempre di una salita spesso attorno al 10% e smossa, che non mette in difficoltà richiedendo però il suo giusto impegno. Ora siamo tra i crinali boscosi che separano valle Staffora e Curone, un saliscendi con pezzi umidi ed altri con grosse pozze di fango da evitare anche a piedi, meglio non immaltarsi completamente anche se è dura non sporcare delle biciclette nate per sopportare questa eventualità. Alla base del Chiappo arriva il duro, 30% medio che purtroppo non riesco a pedalare, come capita spesso in questo sport si deve o sprintare per superare i tratti più duri o semplicemente camminare, ed io piuttosto che uccidere le gambe preferisco la scelta meno eroica. Ma solo nel primo tratto, il resto lo affronto con successo sui pedali.

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Ai 1700m del Chiappo propongo un’idea stupida, proseguire sino a Capanne di Cosola e scendere per risalire a Bocca di Crenna dalla carrozzabile, nonostante qualche ritrosia Michele accetta, ma non ho fatto bene i calcoli: il primo pezzo è compatto e pedalabile, ma dopo aver attraversato un pascolo con le mucche che gentilmente si alzano per farmi strada la stessa via diventa ripidissima, sassosa e sotto il cocente sole di mezzogiorno, cosa che mi manda subito in crisi e mi costringe a camminare sino al valico. Che pessima idea, sto pagando anche i diversi sprint per superare gli strappetti che con la mtb non sono come quelli stradali di 200m al 8%, ma magari solo 50m al 30% su superfici sconnesse.
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Verso il monte Ebro pedaliamo assieme e poi camminiamo, impossibile salire con la sola propulsione umana! Ma ormai siamo al secondo 1700 del giorno ed il grosso sarà discesa, spesso semplice ma con occasionali sentieri stretti da pilotare come il tratto che arriva al Gropà, o peggio sono delle ripidissime sassaie possono mettere in difficoltà anche un escursionista a piedi. Al Gropà arriva la seggiovia di Caldirola e da qui partono diversi sentieri da downhill, Michele mi propone una deviazione e mi fa ammirare un salto che per un discesista esperto non si tratta di nulla di proibitivo, solo qualche metro verticale, ma per me sarebbe il terrore! Fortuna che ci aspetta solo una ultima salita al monte Giarolo, cosa semplice nonostante la stanchezza.
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Ora è tutta discesa, ma a differenza della strada non vuol dire che le difficoltà sono finite, scartare sassi, radici e curve quando non si è troppo lucidi e le braccia fanno male dallo sforzo è un’impegno quasi paragonabile ad una salita, se poi la deviazione ci porta sulla “down Giarolo” poi si capisce come mai per me sia la fine. Sassi grossi come pugni, saltini e terreno estremamente smosso mi mettono seriamente in difficoltà al punto di camminare alcuni tratti, la scelta è tra lasciarsi andare stabilizzando la bici ma rischiando cadute dolorose oppure rallentare al massimo scendendo con un piede fuori dal pedale. Il divario tra me ed il socio è enorme, ma purtroppo questo è il mio limite mentale, ho paura…

Sbuchiamo sull’asfalto ed io festeggio, poi mentre decidiamo se scendere dai calanchi o dall’asfalto il cielo ci da una risposta con un potente tuono, per cui imbocchiamo la scelta più veloce lungo la statale nella quale, per la prima volta, riesco a dare distacco al mio compagno di viaggio. Lui dice che sia a causa delle ruote da 29 pollici, in realtà è per le differenti capacità, io da stradista sono carente in propriocezione e gestione delle disconnessioni, ma so prendere bene le curve tecniche.
Arriviamo a Fabbrica dopo 45km e 1900 disl, stanchi ma soddisfatti di questa giornata!
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Under Avventure

Vigneti d’Oltrepò, terzo tempo e dovuti ringraziamenti

admin il 24/10/2017 · Comments Off on Vigneti d’Oltrepò, terzo tempo e dovuti ringraziamenti

Siamo a Pietra de Giorgi, le dure pendenze centrali hanno messo tutti alla prova e comincia ad aleggiare un po’ di stanchezza nel secondo gruppo della 10° edizione dei vigneti d’Oltrepò. Qualcuno ha la traccia e preferisce continuare da solo, noi altri aspettiamo Alberto che ha recuperato un terzetto che ha sbagliato strada e decidiamo che chi si sente stanco potrà seguire Elia tagliando l’ultima salita finale di Rosso/Oliva Gessi. La discesa tra questa piccola valletta ad intensivo sfruttamento viticolo è veloce e piacevole, siamo a ridosso della pianura ma nulla ce lo fa intuire circondati come siamo da paesini e castelli come Mornico Losana o Torricella Verzate, dove Elia porterà gli altri all’arrivo.
Noi invece proseguiamo, un falsopiano che tira un po’ e la minaccia di due duri muri nelle vicinanze spengono alcuni bollenti spiriti, ma essendo l’ultima salita ufficiale come le pendenze aumentano cresce anche la fatica. Dovrebbe essere il gruppo tranquillo, ma qualcuno qui tira veramente forte e devo dare tutto me stesso per dirigerli al meglio tra i campi di grano ormai arati e l’antico borgo di Oliva Gessi!

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Fortunatamente il tratto di asfalto disastrato è stato sistemato e con un buon gioco di squadra io, Mike ed Alberto indirizziamo bene tutti attraverso dei bivi poco visibili che ci portano praticamente in pianura. Ora abbiamo due scelte: il percorso originario in statale, o tagliare in salita, ma non c’è dubbio (ed anche il primo gruppo farà la stessa scelta) e tutti ci fiondiamo sullo strappo di Mairano, frazione alta di Casteggio con un pezzo al 10% in cui le gambe bruciano ed un falsopiano finale con un bel ‘4’ sul contakm. Siamo in vetta, ricompattati scendiamo in paese praticamente sotto la flame rouge virtuale e rientriamo alla base.

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Io festeggio, è andato tutto relativamente bene, nessuno si è fatto male e non è successo nulla di non preventivabile. Certo, qualche errore di percorso, metà tempo senza ammiraglia, una foratura e qualche crisi, ma considerato il tutto direi che sono soddisfatto.
Arrivano tutti alla spicciolata, c’è chi è già pronto e chi è appena giunto, nel cortile dell’azienda Guerci è tutto pronto e c’è già chi sta cominciando a degustare gli spumanti. Scopro che anche per il primo gruppo è andata abbastanza bene con qualche foratura di troppo, ma mi rendo conto che siamo troppo pochi… Manca il corto, dove sono finiti??
Arrivano poco dopo e scopro che nel gruppo corto ci sono stati troppi intoppi: persone in crisi completa a pochi chilometri dalla fine, qualcuno disperso nel fare troppe fotografie, una sella saltata via, percorso adattato in corso d’opera. Quello che sarebbe dovuto essere il gruppo più tranquillo si è rivelato il più disomogeneo e con più richieste a cui Federica e Lorenzo hanno saputo tener testa. Purtroppo è un aspetto da migliorare.

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La merenda è un bel viavai di persone, ricordo con nostalgia la prima quando Milena ci ha spiegato e fatto assaggiare per bene i vari vini, ma nel 2012 eravamo in 8 e si poteva respirare un ambiente intimo ed amichevole, oggi siamo più di 60 e l’organizzazione è perfetta per le circostanze: una lunga tavolata attraversa il cortile ed altri tavolini sparsi racchiudono gruppetti di amici, il vino è tutto in degustazione al bancone principale mentre sulle tavole arrivano man mano un piatto di salumi e salatini, formaggio speziato con miele e, per finire, pure la crostata da abbinare col Moscato dolce, una delle specialità di casa Guerci. Alcuni vini buoni, altri ottimi, c’è una bella gamma da cui provare ed il continuo peregrinare verso il banco dei vini, che durano poco aperti lì sopra, rende il cortile un piacevole caos del dopo giro.

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Vedo che mediamente tutti sono contenti, sia del percorso senza traffico, sia dei panorami, sia della merenda. E tanti mi danno appuntamento nel 2018… Se ci sarà l’edizione 2018, perché quest’anno un giro da 50 persone (ad essere ottimisti) ne ha viste 110 alla partenza e sulle 70 alla merenda, ma sarebbero state 100 se ci fosse stato il posto! E con dei numeri destinati a crescere anche solo con il passaparola necessita di un evento ufficiale con un’organizzazione seria, dei permessi, della segnaletica e dei rimedi a diversi errori compiuti oggi che però non hanno rovinato la giornata e che, essendo un giro tra amici, erano preventivabili.

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Come genitore e primo interessato di questo evento devo ringraziare tutti per il supporto e per aver reso questa giornata positiva, considerando la formula impegnativa servono molte persone per indirizzare al meglio un gruppo così numeroso e servono anche altri di supporto.
Voglio ringraziare in primis Davide, co-autore di tracciato e management e guida del gruppo numero uno
Poi Elia, sempre presente a darmi una mano anche nella tracciatura e a sorbirsi le situazioni più impegnative
Christian, Daniele, Alberto e Mike per essere stati ottime spalle dei due gruppi
Federica e Lorenzo per il gruppo del corto e la pazienza che hanno avuto a gestire situazioni complicate
Antonia, Michela, Eduard per la guida delle ammiraglie che, fortunatamente, sono servite a poco ma erano pronte per soccorrere eventuali incidenti più seri
L’azienda Guerci per l’ospitalità e la super merenda (dove la trovate una degustazione così a 7€? )
Ed un altro Davide che purtroppo non ha potuto partecipare ma che mi ha prestato la sua bici che ha svolto il suo dovere
Ed per ultimi, ma non meno importanti, ringrazio i partecipanti che ben hanno compreso lo spirito della giornata ed il nostro ruolo per farli divertire, un evento un po’ cicloturistico ma con dell’agonismo, una sorta di randonée corta e compatta, una gara opzionale ma solo in salita, una giornata ciclo-turistica nel vero senso della parola.

E coi racconti ho finito, ciao e ci vediamo, forse, nel 2018

I vigneti d’Oltrepò di Davide (parte 1)

admin il 22/10/2017 · Comments Off on I vigneti d’Oltrepò di Davide (parte 1)

Come gia’ descritto da Stefano, subito dopo il via mi sono diretto verso Montalto Pavese insieme ai miei compagni di squadra nella RAT Ride All Terrain, Daniele e Giacomino e a Cristian Secco da tempo ospite fisso di questo appuntamento.
Mi piazzo davanti cercando di salire regolare ma di buon passo per sgranare il plotone fin troppo nutrito. A fianco a me la “randagia” Paola Macedo con cui chiacchiero nei primi km di salita indicandole i vigneti e alcune ville che sorgono di fianco alla strada.
In breve giungiamo a Travaglino, dove abbiamo appuntamento con l’ammiraglia condotta da Michela e Antonia che ci aveva preceduto per evitare di restare bloccata dietro agli oltre 100 partecipanti a questa ciclo-merenda.
Mi volto e vedo che il gruppetto e’ ben definito e conta una ventina di unita’ come rileva prontamente Cristian. Affido dunque a lui e a Mino l’onere di condurli fino alla piazza di Montalto mentre Daniele di buon grado ne sorveglia la coda.
Io mi lascio sfilare con l’intento di trovare un’altra quindicina di candidati ad entrare nel primo gruppo in modo da ripartire al meglio il numero di partecipanti tra i due gruppi che affronteranno l’itinerrio piu’ lungo.
Diversi partecipanti mi superano e io li incoraggio dicendo che il gruppo li attende poco piu’ avanti, fermo a Montalto, fin quando vengo raggiunto da Stefano e decidiamo che mentre io inseriro’ nel primo gruppo i partecipanti arrivati con lui, egli stesso si occupera’ di fermare e ricompattare i rimanenti.

Giugniamo cosi’ a Montalto e io faccio segno a tutti i presenti di ripartire, eccezion fatta ovviamente per stefano e per tre locali, pur dotati di buona gamba, per motivi di tempo, devono limitarsi al percorso breve.
Cristian e Mino si portano cosi’ appresso una trentina di persone mentre io e Daniele ci sinceriamo che nessuno rimanga attardato. Le ri-partenze sono sempre infatti delle fasi molto critiche. Bisogna verificare che tutti siano effettivamente in sella prima di chiedere il classico “pronti?” e ripartire, dato che di solito la risposta e’ un mormorio di dubbia interpretazione. E quando si ri-parte, bisogna comunque sincerarsi che nessuno sia distratto… a volte basta avere la testa bassa sul computerino per non rendersi conto di dove il gruppo si e’ diretto.

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Superiamo senza intoppi la ripida ma ben asfaltata discesa di Bosco della Chiesa e imbocchiamo la salita che porta al Carmine. Lascio Daniele con un gruppetto di retroguardia e inizio a risalire i vari partecipanti, che hanno affrontato la salita ciascuno del suo passo. Di tanto in tanto mi fermo a chiacchierare con qualcuno per sapere da dove arrivano, se hanno gia’ pedalato in Oltrepo’ e constato che per molti questi territori sono una piacevole scoperta: strade poco trafficate, colline punteggiate di castelli e vigneti. Come noto e’ lo stato delle strade uno dei freni allo sviluppo turistico di questo territorio, ma recentemente qualcosa sta cambiando.
Continuando a risalire arrivo fino ad un gruppetto di cui fa parte Mino che mi informa che davanti c’e’ Cristian con altri due. Perfetto, sia Cristian che Mino conoscono la strada e il resto dei partecipanti e’ abbastanza vicino da restare in contatto visisvo, pertanto dopo un breve allungo faccio una sosta ad un tornante per scattare alcune foto ai vari partecipanti. Al sopraggiungere di Daniele e dell’ammiraglia riparto e raggiungo il grosso del gruppo nel piazzale antistante il ristorante Belvedere al Carmine.

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Dopo una sosta, breve anche per non rischiare confusione con altri gruppetti di ciclisti che tranistano di qui, introduco una variazione alla traccia originale. Fin qui abbiamo seguito il percorso della granfondo di Casteggio e decido di seguirlo ancora scendendo verso Ruino. Una decisione presa si puo’ dire per coerenza con me stesso, essendo io l’autore di quel tracciato, e motivata dal fatto che la giudico piu’ idonea al passaggio di gruppi numerosi, non necessariamente pratici della zona.
Scendo davanti in modo da poter fermare il gruppo alla fine della stessa e consentirne il ricompattamento in vista del tratto lungo la statale della Val Tidone. Al solito, qualcuno fa fatica ad attendere gli altri e uno allunga, ma poco male, ormai ci siamo tutti e posso ripartire mettendomi in testa per tenere un’andatura tale da tenere il gruppo in fila ma senza esagerare. Soprattutto cerco di non spingere piu’ del dovuto su alcune brevi rimonte evitando di frazionare il gruppo dietro di me. In breve riprendiamo il “fuggiasco” e passato Nibbiano ci avviciniamo rapideamente a Trevozzo. In un paio di occasioni cedo l’onere di tirare a Mino per contare e leggere il viso dei partecipanti per essere certo che non ci siano problemi, mentre Daniele semrpe controlla la coda del gruppo. Abbiamo momentaneamente perso Cristian che col monocorona 34×11 non poteva tenere il nostro passo, ma non e’ un problema dato che e’ “Secco” di nome e di fatto e non fatichera’ a riprenderci sulla successiva salita per Montalbo, dominata dalla caratteristica chiesa dalla cupola ramata.
E’ una salita molto dolce nella prima parte dove di nuovo allungo per fare qualche fotografia, poi riparto e chiudo su un paio che sono andati in ‘fuga”. Questo e’ il bello di questo giro auto gestito… se in salita ne hai vai, se in pianura vuoi tirare tiri, basta che tu sappia dove andare e ti fermi in modo da consentire il ricongiungimento del gruppo. Pertanto, una volta rientrato sui due battistrada e sinceratomi che sappiano da che parte dirigersi agli incroci successivi, di nuovo mi fermo per un paio di fotografie e aggiornarnare tramite WhatsApp le altre “guide” e le ammiraglie sullo stato del gruppo di testa.
Riparto e rientro sul grosso del gruppo che sta affrontando il tratto finale della salita dove le pendenze balzano bruscamente alla doppia cifra.
Qualcuno inizia ad essere stanco ed un paio hanno sbagliato strada ad un bivio dove di recente e’ stata cambiata la segnaletica. Rapidamente l’ammiraglia e un altro partecipante li riportano sulla retta via, cosi’ tutti ci fermiamo nella piazza di Vicobarone dove ne approfittiamo per riempire le borracce e qualcuno anche per una volata in un bar.

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E’ un buon momento anche per fare una pausa nel racconto, nel prossimo descrivero’ come e’ andata fino al rientro a Casteggio.

Giro dei vigneti, secondo racconto (la pedalata)

admin il 20/10/2017 · Comments Off on Giro dei vigneti, secondo racconto (la pedalata)

Rieccoci al racconto, noi siamo fermi a Montalto pavese e ci stiamo dividendo in tre gruppi: davanti c’è quello di Davide che terrà il ritmo più brillante, qui ci siamo noi per quello un po’ più tranquillo che piloterò con l’aiuto di Elia, Mike ed Alberto. Intimo agli altri di non proseguire e quando Elia mi dice che dietro c’è molto distacco partiamo alla volta del vero primo gpm seguito da una ripida ma liscia discesa in un panorama di gialli e rossi vigneti che circondano la valle Scuropasso.
Dietro Mike chiude il gruppo, io aiutato dalle pendenze risalgo e recupero la testa che si è leggermente avvantaggiata sulle rugose rampe del Carmine via Rocca de Giorgi. Si parla, c’è chi vuole stare coi compagni e chi domani avrà un’uscita molto impegnativa e quindi si sta trattenendo (per ora).
Dopo un ricompattamento arriviamo praticamente assieme a Carmine, qualcuno vorrebbe scendere a Ruino seguendo le frecce bianche della GF di Casteggio (come farà il primo gruppo), ma la nostra direzione è diritta verso il passo nonché cima Coppi di giornata coi suoi miseri 609m. Si tratta pur sempre del giro dei vigneti ed oltre certe quote la coltivazione della vite è sconveniente! La discesa scorre tranquilla, a parte qualche crepa di troppo ed una persona che perde entrambi i manicotti, ma non essendo una gara e soprattutto essendo l’organizzatore non posso che fermarmi e raccoglierli sperando di rintracciarne il proprietario.

Al bivio di Le Moline, in val Tidone, il gruppo è molto allungato e fatico non poco a riprendere la testa con tirate su un muletto che sto inaugurando oggi e che ben fa il suo dovere, raggiunti i primi ritrovo il proprietario dei manicotti e mi metto in testa per abbassare il ritmo in una lunga fase di falsopiano discendente che dapprima costeggia il lago di Trebecco ormai vuoto e che prosegue tra i bassi vigneti del piacentino. E’ mezzogiorno ed il traffico non è un problema, tutto sta filando liscio a parte la nostra ammiraglia che ha dovuto soccorrere inizialmente una persona con due forature consecutive e che, restando appresso il gruppo più tranquillo, ci ha persi e ci sta aspettando a S.Maria della Versa.

Salendo al Carmine
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Qualche foratura di troppo per il gruppo di testa
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La salita di Montalbo è piuttosto facile, ma qualcuno la rende difficile con un ritmo che mi impegna per tenere la testa sino al paesino, siamo ben fuori dal territorio pavese ma i panorami sono simili e lo spirito di questa giornata si sta mantenendo appieno. Dirigiamo bene il gruppo attraverso due bivi poco chiari e ci ritroviamo a Vicobarone tutti insieme a riempire le borracce aspettando che una sfortunata vittima di foratura sistemi la sua ruota. Qualcuno si avvantaggia, qualcuna mi affianca raccontando di quanto le piacciano questo tipo di avventure senza lo stress della competizione e dai costi nettamente inferiori, ormai l’iscrizione ad una GF costa come un pernottamento per cui tanto vale stare via due giorni per conto proprio o godersi giornate del genere che offrono comunque difficoltà e panorami splendidi come in questo punto tra piacentino e pavese, incastrato in una specie di conca con viste sulla pianura ed alcune delle sue brutture.

Vitigni piacentini e la chiesa di s.Cristoforo a Montalbo

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Si sale a Montalbo
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Scendiamo sino a S.Maria della Versa, qualcuno prende la “scorciatoia” mentre altri si avvantaggiano al punto di perdere il bivio della salita successiva, purtroppo le mie frecce semi-abusive non sono molto visibili e se non si conosce la strada è meglio aspettare gli altri, ma capisco anche che qualcuno si sia trovato in una situazione di limbo che li ha tratti in inganno. Verso S.Nazzaro si ripete il solito copione con salita pedalata a forte ritmo in un ambiente soleggiato e circondato da vigneti in decadenza, con i più lenti già avvantaggiati ed Alberto che sta riportando indietro i fuggiaschi.
Scendiamo nuovamente in valle Scuropasso per imboccare la salita più dura della giornata, quella che prevede le pendenze maggiori con punte del 14% ed 1km all’11%. Pietra de Giorgi è il penultimo gpm ufficiale nonché il più difficile, infatti sulle sue infami rampe si vede la difficoltà di tutti ed i distacchi si ampliano, ma al paese ci arriviamo bene e nemmeno provati, approfittiamo della contemporanea presenza di fontana, bar e boschetto per ogni tipo di bisogno e nel frattempo arriva anche Alberto con gli altri. Qualcuno riparte, avendo la traccia preferiscono proseguire per limare cinque minuti, noi altri decidiamo di suddividerci ulteriormente con Elia che porterà i più stanchi direttamente a Casteggio evitando l’ultima salita mentre noi altri proseguiremo evitando Mornico Losana e con la salita di Oliva Gessi, percorrendo la parte di bassa collina che senza quote mastodontiche ci nega anche un singolo tratto di pianura.

Il gruppo e lo staff delle ammiragline a Vicobarone durante la sosta fontana
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Pietra de Giorgi e le pendenze peggiori del giorno
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Per oggi basta, mancano 15km e la famosa merenda che sarano nel 3° racconto

Vigneti d’Oltrepò, primo racconto

admin il 16/10/2017 · Comments Off on Vigneti d’Oltrepò, primo racconto

Il briefing al bar è come una sorta di quiete prima della festosa tempesta che ci attende. Non ci siamo tutti, ma tra un caffé e due incoraggiamenti lasciamo le chiavi delle ammiraglie ai nostri piloti Edo, Antonia e Michela e ci avviamo verso il ritrovo del 10° giro dei vigneti d’Oltrepò, quel mio giro tra amici nella tradizionale cornice di fine stagione circondati dalle cinquanta sfumature di rosso di un territorio particolarmente vocato per la coltivazione della vite. Ed ovviamente ci sarà la tradizionale merenda alle cantine Guerci che per il 6° anno ci accolgono alla perfezione.
Ero abituato a vedere dai venti sino ai quaranta partecipanti, numeri soddisfacenti per essere un giro tra amici in Oltrepò con invito via FB e qualche pubblicazione su dei forum, ma quest’anno qualcosa si è rotto e i numeri sono esplosi al punto che ho dovuto chiudere le iscrizioni alla merenda (Milena, siamo in tanti, almeno 60… O MAMMA MIA!), alla partenza è impossibile contarli tutti ma almeno sono CENTODIECI ciclisti scalpitanti in questa giornata dal clima molto gradevole.
110 persone, un’affluenza che ha richiesto un’organizzazione ben dettagliata ed un cambiamento di percorso per poterci facilmente dividere in tre gruppi e non occupare le strade in maniera un po’ abusiva. Davide del RAT-team assieme a Daniele e Christian guideranno i più competitivi, io con Elia, Alberto e Mike terremo a bada il secondo troncone mentre Federica e Lorenzo saranno i mentori del percorso corto a ritmo cicloturistico. Inoltre ho tracciato (un po’ abusivamente) delle frecce sull’asfalto ed ho avuto in prestito ruote e portabici nell’evenienza di importanti danni meccanici o cadute non gravi. Come se non bastasse ho anche avuto la sfiga di rompere il perno della mia mountain-bike, cosa che si è rivelata una fortuna in quanto un altro Davide mi ha prestato il suo muletto da strada ben più comodo su un percorso completamente asfaltato

Antonia e Michela, le ammiragline
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C’è chi ci osserva
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CRAEM, il gruppo più numeroso
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Milena ci accoglie tutti nel migliore dei modi offrendoci il caffé, io trovo i vecchi e nuovi amici e mi presento ai tanti volti nuovi, le ammiragline dirigono il continuo viavai automobilistico nel parcheggio tra i prenotati e non della merenda, tutti si stanno preparando e se non fosse per il clima rilassato sembrerebbe veramente di essere in una gara. Arrivano anche altri della zona che mai mi sarei aspettato, ma è ora di partire e Davide prende voce e spiega in maniera tassativa il funzionamento della giornata ricordando che si tratta di un giro tra amici con strade aperte al traffico, incroci non tutelati e che siamo qui per divertirci.

Si parte, il gruppo prende un’ordinata velocità nella prima discesina e svolta diligentemente sulle prime pendenze della famosa Montalto pavese. Il panorama subito si apre sulle vigne ormai gialle che si arrampicano sui suoli argillosi delle prime colline, siamo appena partiti e già respiriamo appieno l’essenza di questo territorio. I gruppi cominciano a formarsi, c’è chi ha voglia di forzare e chi di godersi la giornata, la strada mai ci mette in difficoltà ed in un attimo arriviamo a Montalto da dove si formeranno i tre tronconi della giornata. Io funziono da spartiacque, chi è dietro di me rimarrà nel secondo e davanti partono con quelli più “forti” ed atletici. Si fa fatica a tenere a bada lo spirito battagliero di qualcuno, ma è l’unica possibilità che abbiamo per non avere problemi. Davide si porta appresso i primi, quando arriva Elia decidiamo di ripartire ad una buona distanza di sicurezza dai fuggitivi, per gli altri ci sarà il corto.

E per oggi direi che basta, anche se siamo giusto all’ ottavo chilometro!

Caffé per iniziare
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Pronti a partire
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E davanti si comincia a pedalare sul serio, ma sempre con il sorriso
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