Giro del tortonese, secondo racconto

Pedra il 06/05/2012 · 0 Comments

Siamo sempre noi 8, davanti abbiamo quella che possiamo definire la più dura salita della giornata, dopo un leggero falsopiano ci sorprenderà con pendenze del 10% ed una lunghezza superiore alla media di queste colline. Ripartiamo alla spicciolata, rimango indietro ed ascolto Massimo e Marco parlare di progetti futuri sino all’ inizio del tratto ripido, dove inizio il tentativo di recupero sui fuggitivi. Il contachilometri mi sorride indicandomi velocità relativamente elevate, mi meraviglio a superare questo pezzo senza problemi considerato che ho ripreso a pedalare con costanza da fine Marzo. A Vargo la strada si rimette a salire con dolcezza alternata anche da tratti in discesa, continuando a guadagnare quota lungo lo spartiacque tra la val Borbera e quella ben più piccola del Rile Brutto. Mi entra pure un’ ape nel casco e riesce a pungermi marginalmente prima di riuscire a scacciarla, non è preoccupante ma pizzica e Luxi, in quel momento poco più avanti, mi sente cacciare un urlo di lamento.
Superato Albarasca la nostra salita finisce, non sono riuscito a riprendere né Christian né Mike che hanno proseguito consapevoli sino a Sorli, così da conquistare il vero valico, io aspetto gli altri al bivio della val Borbera e discuto con loro il da farsi. C’è la volontà di fermarsi ad un bar, ma l’ unico comodo è quello in cui lo scorso anno devono aver tagliato il salame col bisturi da tanto che era sottile, cosa che ha fatto arrabbiare il genovese Massimo.

Al termine della discesa ci ricompattiamo ed osserviamo preoccupati due persone, probabilmente dell’ est europa, uno dei quali scende da un furgoncino e raccoglie una city bike da un fosso. Di questi tempi si fa troppa fatica a fidarsi della gente, specie di certa gente…
Alla fine ci fermiamo allo stesso bar del 2011, io sono autosufficente dal punto di vista alimentare, ma c’è chi approfitta della sosta e stavolta Massimo è contento, “nel bene e nel male mi ricorderò di questo bar” sarà la sua affermazione. Paolo vorrebbe ritornare indietro per non rallentarci ulteriormente, controllando i ciclocomputer c’è chi gli fa notare che ormai siamo a metà giro, ma ai 2/3 delle difficoltà altimetriche, e lo convince a proseguire assieme a noi.

La val Borbera è stata scavata da un piccolo torrente ed è famosa per le sue strette attraverso le quali è stata creata una panoramica strada, non siamo al livello del Grand Canyon ma il passaggio è sempre affascinante anche per chi ormai le conosce a memoria. Paolo rimane attardato, Marco gli tiene compagnia mentre io riprendo quelli davanti giusto in tempo per indicargli il bivio di Dernice, dal quale proseguiranno da soli mentre attendo i due in coda.
Saliamo piano piano così da permettere a Paolo di salvare la gamba, questa facile salita che collega la val Borbera alle valli Curone e Grue dona interessanti visuali sulle strette e pendenze sempre contenute sino ai 595m della nostra cima Coppi. Mi giungerà voce che davanti hanno fatto a gara per conquistare la vetta, ma la contenuta ripidità non ha permesso la creazione di distacchi tra i primi 3.
I nuvoloni neri verso nord che oscuravano il cielo alla partenza sono ormai svaniti ed occasionalmente riusciamo a scorgere il monte Rosa e l’ arco alpino innevato sino a quote relativamente basse per il periodo, la temperatura si sta mantenendo gradevole ed il vento sembra diminuito, ma lo troveremo comunque contrario nei tratti finali.

La bella discesa con divertenti tornanti ci porta velocemente a San Sebastiano, dove in attesa di ricucire il gruppo ricordo che la prossima sarà la mia salita, Montemarzino, la collina in cui vado più volentieri, e questo stimola l’ agonismo negli altri che tentano l’ imboscata scattando e mettendosi a tirare a tutta in 4. Io scorto gli scalatori Christian e Luciano, ma davanti vanno veramente forte e da solo non riesco a ridurre il distacco. Li riagganciamo a Barca, dove si sono fermati ad aspettarci, salutiamo Paolo che rinuncia all’ ultima difficoltà per tornare da solo a Tortona (sono solo 12km e la strada è solo una) e ci apprestiamo alla battaglia finale, con una trafila di vigliaccate indegne per un gruppo di amici: alcuni partono prima, io controllo un attimo Massimo che ha problemi col contapedalate, ma poi abbandono lui e Christian e comincio il recupero. Supero con relativa facilità Davide e Luciano, raggiungo Mike che mi sta aspettando con l’ obiettivo di rimanere alla mia ruota sino alla fine, forzo l’ andatura ma l’ Irlandese del gruppo rimane attaccato per oltre un chilometro, sin quando non raggiungo anche Marco. Respiro un attimo ed allungo di nuovo, approfitto dei 400m piani per rifiatare e poi di nuovo su verso il mio primo GPM odierno, quello della “mia salita”. Seguono Michael, Marco, Luciano, Massimo, Davide e Christian che l’ha presa molto comoda.
Porto tutti alla famosa balconata, “è incredibile quanto si può vedere da 400m” è un commento che sento e che condivido pienamente! Si può osservare una buona fetta di pianura piemontese e lombarda, le Alpi, il monte Rosa, un pezzo di Monferrato e si intravede pure Milano, incredibile dato che siamo a 448m di altitudine.

La discesa verso Scrimignano e la val Grue è la peggiore della giornata, leggermente sporca e con alcune criticità, comunque pienamente accettabile. Ci ritroviamo in 7 con l’ idea di sfidare la brezza contraria andando a cannone per tutti i 12km finali come se fosse una gara, ma la mia intenzione era di formare un unico treno, non di ritrovarsi il gruppo spezzato in 3 tronconi dopo 200m! E qui comincia la rimonta, la fase più epica di tutta la giornata
Io sono in fondo con Christian, poco davanti Luciano e Massimo che stanno già accelerando per inseguire i 3 vili pavesi che sono già in formazione da cronosquadre. Con una secca accelerata raggiungo i 2 davanti abbandonando Christian al suo destino, dispiaciuto cedo all’ agonismo e il polpettone è ghiotto, davanti a noi ci sono i 3 più adatti alla pianura che viaggiano regolari, ma la loro velocità non è proibitiva e penso seriamente di riuscire a riprenderli. Dopo un attimo di respiro avanzo in testa ed aumento l’ andatura, il distacco attuale non è superiore ai 15 secondi e cerco di mantenere una velocità costantemente sopra i 40 orari sinché non ho la necessità di un cambio. Massimo mi aiuta e la velocità rimane costante, Luciano purtroppo è alla frutta e il suo contributo è minimo, ma là davanti sembra che si stiano addirittura avvicinando, e quindi continuiamo così, quando le gambe cominciano a far male ed i polmoni a stantuffare ci si sposta a lato e si riprende fiato stando a ruota.
8 chilometri dopo avviene il riaggancio, grossomodo 12 minuti per recuperare 12 secondi… Ma non finisce certo qui, ora siamo in 6 a tirare ed il ritmo aumenta alternandoci in turni più brevi in cui si da tutto ciò che rimane negli ultimi 4km, tanto che perdiamo un paio di elementi in prossimità di Tortona. Al bivio c’è chi riaccelera, ma gli ricordo che ormai è finita, l’ arrivo è tra 500m e si può andare tranquilli sino al parcheggio.
Paolo ci stava aspettando, Christian ci raggiunge dopo qualche minuto e fortunatamente non è rimasto offeso dal nostro comportamento che non è stato da menefreghisti, ma tipico di che si è fatto trasportare dagli eventi. Seguono i rituali saluti e le promesse di rivederci prima o poi.

Il percorso è piaciuto molto, ben calibrato come difficoltà, bellezza e punti, lo riproporrò molto simile il prossimo anno. E’ piaciuta anche la giornata così trascorsa, l’ agonismo non esasperato ci ha stancato lasciandoci però una bella giornata in compagnia, il fatto di essere stati in 8 poi ha reso il tragitto più semplice e veloce, con tutte le soste necessarie (acqua a S.Agata, panino, balconata di Montemarzino) senza però perdite di tempo come è spesso accaduto ai miei giri. Una giornata utile per me, ho definitivamente capito che l’ idea di base dei miei giri autogestiti (gruppo libero in cui ci si aspetta) è fallimentare se il gruppo è troppo disomogeneo, quindi in futuro dovrò o prevedere giornate per i semi-agonisti come oggi, o puramente turistiche.

In tutto 104km e 1740m di dislivello
Massimo e Marco prima di Albarasca. Nascosto da Massimo c’è anche Paolo

Luciano e Davide sono arrivati al bivio di Sorli

Paesaggio salendo verso Dernice

Vista sulla pianura dalla balconata di Montemarzino

Giro del Tortonese, primo racconto

Pedra il 30/04/2012 · 0 Comments

Quest’ anno sono puntualissimo, arrivo in bicicletta al ritrovo solo con un paio di minuti di ritardo a causa di un deciso vento contrario che mi obbliga a faticare per mantenermi sopra i 30 orari. Siamo in 8, ma in fondo è un bene perché così la situazione sarà gestibile e si ridurranno i tempi morti agli incroci. Facciamo la conoscenza con Davide, un triatleta di Casteggio che partecipa per la prima volta a questi giri, tutti gli altri sono chi più (Marco, Cristian e Massimo) e chi meno (Luciano, Paolo e Michael) degli abituali.

Partiamo in perfetto orario, l’ inizio tranquillissimo ci porta dentro Tortona, cittadina di 23000 abitanti che però abbandoniamo quasi subito dirigendoci verso le colline. Il riscaldamento è poco, ma la salita per Sarezzano inizia in maniera dolce tra verdi campi ed alcune ville appena fuori dal caos della città. Saliamo compatti, ma alla fine del primo tratto mi fanno notare che Paolo si è staccato, la sua forma è precaria e per lui sarà dura oggi. Gli altri continuano, io invece aspetto e proseguo per un tratto con “McOlds“, poi forzo per recuperare il gruppo che nel frattempo ha rallentato e per farlo fermare appena dopo il GPM di Sarezzano, 311m con tanto di scritta sull’ asfalto.
La discesa verso Villaromagnano è bellina, io e Max accenniamo uno scatto nello strappetto, ma i bollenti spiriti si raffreddano subito, almeno sino a fine discesa dove, spinti dalla brezza e dalla scorrevolezza della pista ciclabile lungo la val Ossona, ci dividiamo in 2 quartetti che procedono spediti sulla stretta via a noi dedicata. Io rimango in quello davanti, dietro ci vedono approcciare la salita (sempre percorsa dalla stessa ciclabile) e quando le pendenze si alzano qualcuno ci raggiunge. La scalata al passo Coppi è il suo albo d’oro, sull’ asfalto compaiono tutte le sue vittorie ed è strano pensare che in questi paesini sperduti nel tempo sia nato uno dei più forti ciclisti di sempre! Io faccio da spola tra Paolo e la testa della corsa, tento un recupero ma non conquisto punti nemmeno ai 369m del secondo gpm. Il cartello “Castellania” che punta a sinistra ispira più di una persona, nel tracciato non è previsto l’ omaggio al Campionissimo, ma non c’è problema ad allungare di 3km, anzi, il monumento dedicatogli è un ottimo posto in cui fare la foto di gruppo!

Ritorniamo sul percorso originario, Davide tenta uno scatto portentoso nel falsopiano antecedente la discesa ed io fatico a rimanergli a ruota, aveva scritto di non essere un ciclista puro, ma le gambe sembrano più che buone! Brevissima sosta all’ incrocio di Carezzano per ricucire il gruppo e poi via in discesa verso S. Agata Fossili, devo dire che sin’ora non abbiamo ancora perso tempo per soste inutili e il viaggio sta procedendo spedito.
S. Agata Fossili è un paesino collinare che si trova a pochi chilometri in linea d’ aria dalla trafficata valle Scrivia, ma qui il casino è solo un ricordo, immersi come siamo tra verdi colli boschivi e dolci campi coltivati ad erba medica. Rimango assieme a Paolo nel tratto iniziale assicurandomi sulle sue condizioni, lui è ok e pian piano ci raggiungerà in cima, poi mi affianco a Luciano che mi racconta di come il suo Garmin ci segnali fuori traccia (strano, ho controllato bene il percorso, è sicuramente un problema del navigatore che ci indica su una strada inesistente), infine accelero e raggiungo la testa del gruppo cercando poi di frantumarlo aumentandone il ritmo, ma complici le pendenze più abbordabili e la buona condizione di tutti svalichiamo in 5.

Devo fare un plauso a Paolo che eroico fa il possibile per ridurre le nostre attese, una volta mangiata una barretta e riempita la borraccia è già pronto a ripartire. Io invece ho dei dubbi a guidare il gruppo sulla strada giusta, è da tanto che non passo da questo versante ed obbligo tutti ad un veloce dietrofront per intraprendere la giusta discesa. Poco male, non saranno quei 50m in più a rovinare la giornata.
Da dietro odo esclamazioni meravigliate sul verde paesaggio, la carreggiata è stretta e bella e nel senso opposto incrociamo molti pedalatori e forse nemmeno una macchina. Quando la discesa degrada in valle ci riuniamo ed io mi metto in testa per indirizzare il gruppo e segnalare alcune buche presenti, iniziando uno strano balletto destra-sinistra-destra-sinistra per indicare i punti pericolosi, arrivando a togliere le mani dal manubrio quando mi sono trovato sull’ unico punto liscio ed inventandomi strani gesti per dire “qua è tutto una buca!“.
Bello!” sento dire quando attraversiamo il borgo antico di Sardigliano, con strettoie tra le case in muratura. Ora però si sale, c’è la “mezza salita” che ci aspetta coi suoi 1100m e 70 di dislivello, nulla di preoccupante, ma potrebbe essere un trampolino di lancio per gli scattisti tipo Marco. Il primo ad aumentare il ritmo è però Luciano, seguito appunto da Marco che mi incita ad aumentare il ritmo (“andiamo?“), ma per mia fortuna non forza e svalichiamo quasi tutti insieme, col punto GPM che va a Massimo. Segue una divertente e breve discesa, finita alla quale c’è una rotonda che affronto contromano (non vedendo arrivare nessuno, non sono così incoscente), guardando poco dopo passare una pattuglia di carabinieri… Davanti a noi c’è Albarasca/Sorli, la salita più dura della giornata, ma questo è un altro racconto…

Paolo pedala coi campionissimi

Eccoci appena ripartiti da Castellania

Da sinistra: Luciano, Marco, Pedra, Davide, Paolo, Massimo, Christian, Michael

Fiandre Piemontesi ventose

Pedra il 12/04/2012 · Comments Off

Prima di cominciare con il primo vero racconto dell’ anno, devo avvisarvi che il 4° giro del Tortonese è rimandato di una settimana a domenica 22 Aprile. Tutto il resto rimane invariato, salvo che hanno asfaltato quei 200m sterrati nell’ ultima discesa.

Sabato Fiandre“. L’ ordine di La Fiura è autoritario, dobbiamo cominciare la simulazione dei grandi giri del nord adattandoli a dei percorsi brevi nel nostro territorio. Nulla di particolare, un pomeriggio con spirito goliardico cercando i peggiori muri cementati della val Curone.
La strada nuova di Salice non s’ha da fare, andiamo subito a Volpedo sfidando uno sferzante vento contrario sino ad attraversare il centro storico di questo grazioso paese, dirigendoci verso il muro di Cà Rovereto, 99m di dislivello al 13% con tratti cementati. La catena scivola veloce sul 27, sebbene il Roveretoberg sia un muro breve esso richiede un po’ di attenzione. Ritorniamo sui nostri passi, scopro con meraviglia che Fiura non conosce Cà Bruno e l’ idea lo stuzzica parecchio, ma ora dobbiamo dirigerci alla capitale dei muri: San Sebastiano Curone.
Oggi questi 12km di valle sono quanto di più terribile può esserci, una bora da sud rende faticoso anche mantenere i 20 orari e trasforma del falsopiano in un’ autentica salita! Ci salviamo parzialmente percorrendo una stradina secondaria più protetta, ma la polvere trascinata dalle raffiche più forti fa quasi male a contatto della pelle, e scrivo questo per farvi capire quanto fosse forte il vento…

A San Sebastiano andiamo alla ricerca del muro in pavée, mi perdo dentro a questi vicoli d’altri tempi e azzardiamo passaggi in cunicoli e su dolci scalinate prima di trovarne l’ imbocco. Fiura parte deciso, forse troppo, il tentativo fallisce per il rischio ribaltamento! Io invece mi meraviglio, 2 anni fa feci molta fatica a non mettere il piede a terra, questa volta salgo senza problemi. Le difficoltà non sono finite, il pezzettino di discesa è qualcosa da biker, con buche, ghiaia e lastre di asfalto accavallate su tornanti secchi al 15%…
Ma ce ne manca un’ altro, quello di Cà Perlana, che per poco nel 2010 non mi disarcionò. L’ inizio lascia perplessi, si vede un nastro cementato letteralmente verticale svolgere una mezza curva e nascondersi tra la vegetazione… Fiura prova giusto a vederlo, purtroppo ha storto la ruota e non è consigliabile scendere in queste condizioni per 300m al 20% medi. Io invece salgo e sebbene stanco in cima sono ancora lucido. Comunque è impressionante, il 2° muro più duro delle mie zone!

Ora il vento, o meglio l’ uragano è a nostro favore, scendiamo a 35 orari senza pedalare, in un paio di tratti più aperti tento delle volate raggiungendo l’ incredibile velocità di SESSANTANOVE kmh praticamente in piano, incredibile! La mia idea è di tornare per Zebedassi e goderci questo vento a Pozzol Groppo, Andrea concorda, ma non sul versante, l’ idea di Cà Bruno lo attizza troppo e quindi ritorniamo a Volpedo. C’è del falsopiano prima della salita, alcune raffiche sono talmente violente che mi scoraggio a tal punto da mettere il piede a terra… Ma non si può dover spremersi a 18 orari in tratti all’1%!

Cà del Bruno, 1600m al 12,15% in cui detengo il mio record di VAM (1510mh), forse non un vero muro da Fiandre, ma pur sempre un vero muro. Il tratto più duro è alla fine, dove la salita arriva in costa e dove il vento ritorna a soffiare fortemente contrario. Io mi sono avvantaggiato, filmo Fiura che sta arrivando e tento di prenderlo in giro inseguendolo a piedi, dopo una portentosa manata rinuncio… (“hai il cameramen!” – “parton le spallate“) (Ovviamente il tutto in maniera ironica)
Il vento soffia laterale, noi dobbiamo curvare per andare diritti, poi io trovo un punto in cui le correnti si incanalano e tento di decollare. Sono in piedi per delle foto con la bici perpendicolare all’ aria, alzo leggermente le ruote per spostarla ma fatico a riportare il velocipede a terra, le ruote a basso profilo stanno facendo da ali, rischiando di trascinarmi con loro nel volo più imbarazzante della storia (non so a quanti sia capitato di volare dalla bici rimanendo fermi).

Scendiamo con prudenza a causa delle raffiche laterali, ritorniamo a Rivanazzano e concludiamo questo giro di 57km. “Oggi mi sono divertito” è il commento di La Fiura, ed io concordo, è stata una giornata talmente epica da meritare un racconto su questo blog!

Andrea che sale al Roveretoberg

Passaggi dentro San Sebastiano Curone

Il muro di San Sebastiano

Il 2° muro a San Sebastiano…

che finisce come inizia.

E questo video per darvi l’ idea del vento odierno

 

Giro del Tortonese 2012

Pedra il 18/03/2012 · Comments Off

4° GIRO DEL TORTONESE (AL)

22 Aprile 2012

… un’ avventura nelle terre di Fausto Coppi …

Probabilmente molti di voi che leggono questa presentazione sanno già di cosa si tratta, conoscono i giri che mi piace organizzare in cui cerco di unire l’ aspetto sportivo di un itinerario impegnativo all’ aspetto più turistico dell’ esplorazione del territorio Tortonese tra le valli Curone, Grue, Scrivia e Borbera.
E’ un giro tra amici ad andatura libera, chi vuole può prenderlo come allenamento aspettando gli altri in cima alle salite o anche seguendoci per un solo pezzo, altri invece lo interpretano come passeggiata allenante con un bel dislivello. Non è una simil-gara, ci sono le attese per ricompattare la carovana e forse ci si fermerà in un bar per pranzo, però sicuramente se si vuole spingere c’è sempre qualcuno disposto a battagliare.:)
Il percorso è di circa 100km e 1800m di dislivello, presenta 6 salite collinari ed una settima salitella di 1km. Le strade mediamente sono belle ma non perfette.

Il ritrovo è alle ore 10:00 presso l’ Iperama di Tortona, lungo la strada Tortona-Rivanazzano e Tortona-Garbagna (che in quel punto sono parallele), a 400 metri dal centro commerciale Iper.
Il ritrovo si trova esattamente in questo punto, 44° 54 25 Nord 8° 53 18 Est, nei pressi della “strada vicinale pelosa” di Tortona.
Consiglio l’ uscita autostradale di Castelnuovo Scrivia per chi viene da Milano, Voghera per chi viene dall’ emilia, Tortona per tutti gli altri.
La partenza sarà alle ore 10:30.
In caso di maltempo annunciato sarà rinviato a domenica 29 Aprile. Darò notizia dell’ eventuale rinvio entro Venerdì 20 sera.
Non sono previste soste pranzo, perciò consiglio di essere indipendenti dal punto di vista alimentare. Ciò non esclude di potersi fermare in qualche posto.

ITINERARIO:

Link GPS: http://tracks4bikers.com/tracks/show/16087

Il giro del Tortonese nelle terre di Fausto Coppi quest’ anno insiste particolarmente nella zona collinare a ridosso della valle Scrivia, attraversando alcuni paesi in cui il Campionissimo era solito allenarsi ad inizio carriera e dentro i quali non siamo mai passati nelle scorse edizioni.
Si partirà quasi subito in salita, abbandonando la città attraverso le sue verdi colline parzialmente urbanizzate sino al crinale per Sarezzano, dove termina la salita. Una bella discesa tra vigneti ci porterà a Villaromagnano, seguendo la pista ciclabile saliremo sino al bivio di Castellania, che se vorrete potremo visitare onorando i fratelli Coppi, altrimenti scenderemo a Carezzano per la 3° e pedalabile salita di S. Agata Fossili.
Dopo la discesa ci aspetterà un breve falsopiano con occasionali strappetti dentro pittoreschi frazioni come Sardigliano, dal quale parte una salitella di 1km che svalica verso Stazzano. La successiva salita è la più impegnativa del giro, inizia con punte al 10% e continua comunque decisa, lasciando però anche spazi per rifiatare. Al bivio di Sorli scendiamo in val Borbera per attraversare le famose strette di Pertuso, potendo ammirare il torrente che scorre in basso a destra, poi lasciamo la valle per Dernice, paesino a quasi 600m raggiunto da una lunga e facile ascesa che presenta punte massime del 7%.
Il grosso sarà ormai fatto, qualche chilometro discendente lungo la val Curone è ciò che precede la scalata finale di Montemarzino, la “mia” salita dalla cui balconata è possibile spingere lo sguardo sino a Milano, Monferrato ed imbocco della Valle d’Aosta! Dopo 4 chilometri di discesa ci sarà solo la val Grue, 12 lunghi chilometri prima dell’ arrivo in cui i passistoni potranno dare fondo a tutte le energie organizzando un treno ai 40 orari.
E’ possibile accorciare il giro scendendo a Garbagna da Sorli o da Dernice (4° e 5° salita), oppure evitando la 6° salita a Montemarzino pedalando diretti verso Volpedo/Viguzzolo.

LE SALITE:

Ci sono 6 salite in questo giro:

Sarezzano via Paghisano
Castellania (la prima parte è differente)
S. Agata Fossili
Sorli (sino al bivio Sorli)
Dernice dalla val Borbera
Montemarzino dalla val Curone

LE DISCESE:

Le discese sono tutte in discreto o buono stato, occorre però mantenere un margine di sicurezza che permetta di affrontare le occasionali crepe, buchi o avvallamenti tipici di questa zona. Da prestare attenzione sono i tratti tra S. Agata Fossili e Cuquello e al breve pezzo sterrato dopo Scrimignano (Montemarzino)

I PUNTI DI INTERESSE:

Castellania per i riferimenti storici
Le strette della val Borbera
Montemarzino per vedere la pianura
E tutto il giro in generale, che racchiude l’ essenza del Tortonese e delle terre in cui Fausto Coppi ha mosso le sue prime pedalate

CONTATTI:

Per domande o altro da discutere in maniera privata (esempio il n° di cellulare): pedra1985@libero.it

 

Altri 4 giri che consiglio

Pedra il 03/03/2012 · Comments Off

Altri 4 begli itinerari, sicuramente non all’ altezza dei 4 alpini che ho precedentemente descritto, ma comunque meritevoli di una giornata sui pedali (o di un pomeriggio, due di questi sono sotto i 100km).
Personalmente adoro la Liguria, in particolare la provincia di Genova, che regala strade belle, tranquille con dislivelli interessanti ed una sorprendente continuità che fa felice gli scalatori. Tre di questi percorsi si trovano in buona parte proprio nella provincia di Genova, mentre il 4° si snoda nell’ Appennino tra Piacenza e Pavia.

Faiallo-Beigua (e Turchino):
La partenza ideale è da Arenzano, ma aggiungendo una facile scalata al Turchino si può partire da Masone, la difficoltà extra è minima. I primi chilometri scorrono con la vista del mare lungo l’ Aurelia, questo è l’ unico tratto trafficato. A Voltri si devia verso l’ entroterra in direzione Ovada/Turchino, poco dopo però si svolta a destra verso Acquasanta e si sale in un fitto bosco sino al vero passo del Turchino. Si scende al di là del tunnel e lo si attraversa per salire sino al passo del Faiallo, splendida strada a mezzacosta immersa in un ambiente brullo con una straordinaria vista mare e, se si è fortunati, con sporadiche occhiate anche sull’ arco alpino! Il Faiallo è anche la casa delle nebbie, è facile trovare nubi basse verso la sommità, dove l’ aria umida del mare incontra quella più fredda della pianura.
Si scende sino a Vara inferiore, sulla sinistra c’è un cartello in legno che indica una misconosciuta strada per Pianpaludo, strettissima e ombreggiata. Se si manca il bivio pazienza, finita la discesa del Faiallo si può comunque raggiungere Pianpaludo. Sino alla cima del monte Beigua l’ asfalto lascia a desiderare, ma una volta sulla vetta si può godere di una vista ampissima.
La discesa è ripida e brutta, meglio non mollare i freni sino ad Alpicella, dove si gira a sinistra per la strada dell’ eremo del deserto, una via protetta dal mare dalle prime colline. Si ritorna alla civiltà a Cogoleto scendendo da Sciarborasca, ma è possibile rimanere in “quota” sino a Lerca, toccando il mare poco prima della salitella finale della Colletta di Arenzano, 60m di dislivello sull’ Aurelia.
Ricapitolando: Varazze – Voltri – Acquasanta – Turchino – Faiallo – Vara inf – sx per Pianpaludo – Pianpaludo – Mte Beigua – Alpicella – Sciarborasca – Lerma – Cogoleto – Varazze. Link da Masone:  http://tracks4bikers.com/tracks/show/2632
In tutto 88km e 2100m di dislivelllo.

Io dal passo del Faiallo

Guardia-Bocchetta-Marcarolo:
Tre delle più famose salite genovesi in una specie di otto. La partenza è a Genova Bolzaneto, ma se risultano più comode si possono scegliere Pontedecimo o Voltaggio.
Si seguono i cartelli verso il santuario della Madonna della Guardia, salita di 8km con 700m di dislivello che vi toglierà il fiato, sempre ripida con pendenze in costante impercettibile aumento, gli ultimi 2 chilometri sfiorano il 10% e se questo non basta ci sono i 200m finali al 14% in pavèe… Abbastanza per vedere i santi!
Si scende nuovamente per il muro e si gira a destra verso Lencisa, si ritorna a valle verso Campomorone, dove inizia la famosa Bocchetta, lungo la quale ci sono anche dei tratti in cui rifiatare e la massima non supera le punte iniziali al 12%. Si arriva a Voltaggio in discesa, si attraversa il paese e si guada il Gorzente(?) su un ponticello in cemento tra le case. Il primo tratto è abbastanza impegnativo, poi ci si rilassa nel falsopiano lungo il torrente prima del successivo tratto di salita seria. Uno scomposto lastricato accompagna il santuario della Benedicta, si superano le Capanne di Marcarolo e si continua a salire sino a che la strada si allarga in prossimità dei Piani di Praglia, ritrovo montano dei genovesi a 900m di quota. Il ritorno a Bolzaneto è tutto su una larga e ripida discesa.
Giro non lungo ma con 3 scalpi onorevoli, in tutto 80km e 2200m, il percorso è Bolzaneto – Madonna della Guardia – Lencisa – Campomorone – Bocchetta – Voltaggio – Capanne di Marcarolo – Piani di Praglia – Pontedecimo – Bolzaneto.
Link da Isola del Cantone, valido per Guardia e Bocchetta sino a Voltaggio: http://tracks4bikers.com/tracks/show/2543

Muro finale della Madonna della Guardia

Verso le Capanne di Marcarolo

Giro della val Trebbia esteso:
Si parte da Varzi e si va subito in salita verso il passo Penice e quindi sino alla vetta del monte ononimo, dai 1460m si vedono la val Trebbia e quella Staffora. Si ritorna al passo e sino a Bobbio ci si diverte su una discesa bella che termina in val Trebbia, una stretta valle dell’ alto Appennino con improvvise anse ed alcune brevi salitelle  dopo Corte Brugnatella e dopo Ponte Organasco.
A Traschio si abbandona il corso del fiume per salire al passo del Giovà via Zerba, un’ infinita salita della val Boreca immersa in un ambiente completamente verde. Il primo pezzo sino a Zerba è costante, dopo inizia un lungo falsopiano prima dello strappo finale da Capanne di Pej ai 1369m del passo. Si svolta a destra salendo ancora un poco verso Cima Colletta, si scende al Brallo (strada larga ma sporca) e si continua a scendere più dolcemente sino a ritornare a Varzi.
E’ possibile rendere questo giro più facile omettendo la scalata al monte Penice o salendo al Brallo da Ponte Organasco, se invece lo si vuole rendere ancora più impegnativo c’è la salita di Carana da Bobbio, che si ricongiunge poi con la strada verso il Brallo, c’è il monte Lesima appena prima di Cima Colletta (un autentico muro), oppure da Zerba si può salire ai piani di Lesima per poi scendere al Brallo, 5km al 10% su strada brutta.
Il giro originario è 111km e 2700m: Varzi – Mte Penice – Bobbio – Corte Brugnatella – Traschio – Zerba – passo Giovà – Cima Colletta – Brallo – Varzi.

Link percorso: http://tracks4bikers.com/tracks/show/2464

Il fiume Trebbia

5 colli da Arquata Scrivia:
Questo giro non è particolarmente bello, ma lo inserisco comunque perché si snoda tutto in un verde Appennino con strade belle e soprattutto con un traffico limitatissimo e con un’ altimetria molto interessante che rifila 5 salite consecutive precedute da un’ abbondante e stimolante fase di riscaldamento e finisce in una valle con strappi fatti per chi vuole spremere le ultime energie.
Si parte da Arquata Scrivia risalendo la val Borbera e attraversando le belle strette di Pertuso, 25km mai noiosi perfetti prima dell’ inizio della prima salita a Cabella Ligure, dove subito dopo il paese si  abbandona la strada principale in direzione Dova, si inizia ripidi ma si continua con più facilità sino ai 1155m di San Fermo. Una discesa tecnica porta a Vobbia, ma subito si risale a Noceto, Alpe e passo dell’ Incisa a circa 1100m. Si scende su una stradina ripida sino alla val Brevenna e si continua ad andare verso il basso fino al bivio per Crocefieschi, larga strada con alcuni stretti tornanti. Il successivo tratto riporta a Vobbia, da dove parte la quarta salita di Costa Salata, numerosi tornanti pedalabli, scendendo si passa Mongiardino Ligure e dopo un tratto di falsopiano si arriva a Sisola, dove inizia l’ ultima salita, quella con le punte più ripide prima di Roccaforte Ligure (massima sul 12%). Una lunga discesa porta a Grondona, la valle Spinti tradisce con occasionali strappi che fanno da trampolino di lancio per chi ne ha ancora, da scocciatura prima di Arquata Scrivia per gli altri.
Il giro è di 114km e 2700m di dislivello, questo il percorso: Arquata Scrivia – Borghetto Borbera – Cabella Ligure – Dova – San Fermo – Vobbia – Noceto – Incisa – Valbrevenna – Crocefieschi – Vobbia – Costa Salata – Sisola – Roccaforte Ligure – Grondona – Arquata Scrivia. Link: http://tracks4bikers.com/tracks/show/8533

Vista da San Fermo

Passo dell’ Incisa

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