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9° giro dei vigneti d’Oltrepò (sab 8 ottobre)

admin il 05/09/2016 · 0 Comments

Più in basso trovate i racconti della Stelviobike, scorrete la pagina

Tutto iniziò nel 2008, quando in 4 giovani temerari pedalarono dalla nebbia al caldo tra i vigneti d’Oltrepò, ed anche 8 anni dopo si rinnova questo classico appuntamento di fine stagione in cui trovarsi, pedalare, darsi battaglia e poi buttarsi con le gambe sotto al tavolo! Siamo giunti alla 9° edizione ed il programma non cambia, lo scorso anno eravamo ben 36 in una giornata dal clima perfetto, quest’anno quanti saremo?

INFORMAZIONI:
Sabato 8 Ottobre
Ritrovo ore 9:30 all’ azienda Guerci di Casteggio in località Crotesi 20, si va verso Montalto pavese ma prima dell’ inizio della salita si svolta a destra, l’ azienda è 800m più avanti sulla sinistra, c’è un ampio parcheggio (in fondo ci sono 2 immagini esplicative).
La partenza è alle ore 10:00, l’ arrivo previsto entro le 15:00/15:30. Non c’è bisogno di arrivare con molto anticipo, ma alle 10 si parte
La merenda con degustazione è facoltativa, io però consiglio assolutamente di esserci perché ci si siede ad un tavolo, si mangia e si bevono i vini più tipici dell’ Oltrepò in calici che valorizzano gli aspetti organolettici e la degustazione sarà accompagnata da spiegazioni su cosa stiamo assaggiando. Consigliata sia a chi già si intende di vino, sia a chi non ha ancora scoperto questo mondo!
Il costo della merenda è di 7€, (e chi ha partecipato sa che ci si sfama dal giro e si beve tanto e bene!), se poi vorrete acquistare qualche bottiglia sono lì apposta!

In caso di maltempo il giro sarà rinviato al sabato successivo.
Per chiedere informazioni o se vuoi partecipare scrivimi a [email protected]
Su Facebook c’è l’ evento relativo: https://www.facebook.com/events/1064175036980983/

PARTECIPAZIONE:
– Il giro dei vigneti d’Oltrepò è un giro tra amici organizzato dal sottoscritto, non è necessario alcun tesserino agonistico e siamo indipendenti per tutto.
Per questo motivo non ci sarano servizi particolari, io ed altri faremo del nostro meglio per tenere unito il gruppo e spero di avere anche un’ammiraglia di supporto al seguito.
– Ci saranno due percorsi simili, uno per amatori e semi-agonisti ed uno più semplice e corto affrontato ad andatura tranquilla
– Nella prima parte il gruppo sarà unico, poi in base all’andatura ci divideremo nei due gruppi
La partecipazione è aperta a tutti, però considera che si tratta comunque di giri abbastanza impegnativi ed in tutto dovremmo metterci 5 ore o poco più soste comprese (per alimentarsi, ricompattare il gruppo ed eventualmente ci sta anche un caffé).
Non siamo fenomeni, però tutti siamo in grado di affrontare un percorso simile senza problemi, qualche minuto di differenza in salita è normale, ma quando bisogna stare fermi 10 minuti dopo 200m di dislivello il giro non è più divertente per nessuno ed è anche per questo ci divideremo in due gruppi distinti.

ISCRIZIONE e PRENOTAZIONE:
Essendo un giro tra amici non è formalmente obbligatoria l’iscrizione, ma è comunque fortemente gradito un avviso di partecipazione il prima possibile indicandomi se ti fermerai anche per la merenda e possibilmente il percorso scelto, così da permettermi di organizzarmi al meglio in base al numero dei partecipanti.
Cerca di capirmi, se siamo in 10 è un conto, se siamo in 30 l’organizzazione cambia e le precauzioni da prendere sono maggiori, quindi se pensi di partecipare avvisami il prima possibile, mi fai un favore.

REGOLE:
Ci sono alcune regole ovvie da seguire:
Le strade sono aperte al traffico e non tutelate ed io non sono responsabile di chi non rispetta il codice della strada.
– Tecnicamente il casco non è obbligatorio, ma negli ultimi anni solo una persona non l’ha indossato. Vuoi essere il secondo?
– Sei libero di aggregarti o uscire dal gruppo, ma prima di farlo avvisa sempre qualcuno dei tuoi spostamenti
– Se getti rifiuti nell’ ambiente puoi anche scordarti di partecipare ad un altro di questi eventi.

PERCORSI:
Amatoriale: 92km, 1750m di dislivellohttp://www.gpsies.com/map.do?fileId=ybwnybcdltuxzpub
Turistico: 80km, 1450m:
NB: i percorsi sono passibili di modifiche leggere.

Un po’ più corto del solito questo percorso 2016, ma così eviteremo dei tratti di fondovalle e pure parecchie buche.
Dall’ azienda Guerci si scenderà attraversando Casteggio e rimanendo per 2km sulla statale sino a Torricella Verzate, da dove ci addentreremo nel territorio viticolo in falsopiano che sale sino a Mornico Losana. Dopo la discesa ci saranno due impegnative salite consecutive (Oliva Gessi e Calvignano), più un tratto sul crinale che porterà a Montalto Pavese. Scenderemo per la ripida Bosco Chiesa che col suo asfalto appena rifatto è un gioiello, poi dopo un momento di trasferimento in valle Scuropasso svalichiamo per S.Maria della Versa. Da qui il turistico andrà direttamente al passo Carmine su strada larga e mai dura, il gruppo amatoriale invece salirà a Soriasco invadendo poi il territorio piacentino con la discesa in val Tidone e la risalita al lago dopo aver affiancato il lago di Trebecco (con possibile breve visita alla diga). Le difficoltà grosse sono finite, ci sono solo dei saliscendi prima del lungo rientro a Casteggio attraverso il borgo di Fortunago col suo facoltativo muro centrale in pavée

SALITE, DISCESE, PANORAMI:
L’ Oltrepò viticolo è un territorio molto panoramico, vuoi per le visuali sulla pianura che improvvisa finisce, vuoi soprattutto per i campi coltivati a vite che lasciano libera la visuale. In una giornata bella si vede Milano sovrastrata dall’ arco Alpino, in una giornata di foschia si gode comunque del calore dato dai colori dei campi e dei vigneti.
Il percorso è piuttosto variegato e presenta anche brevi tratti ripidi, ma ci saranno laghi, salite pedalabili, strade a mezzacosta. Nonostante faccia il possibile per evitare le strade peggiori, l’asfalto dell’ Oltrepò è da tregenda, per cui non mancheranno crepe, buche e lavori fatti alla cazzo. Fate attenzione!

I VINI:
I vini dell’ Oltrepò pavese non hanno nulla da invidiare alle zone più rinomate, abbiamo una varietà notevole e la qualità media è buona.
Il più famoso è sicuramente la Bonarda, vino rosso mosso basato su uva Croatina con aggiunta di un 15% di Barbera, vitigno piemontese che anche qui da ottimi risultati grazie al suo carattere deciso e che a Casteggio ha trovato un luogo molto propizio. Altri vini importanti e prodotti solo nella zona antistante Broni sono il Sangue di Giuda, dolcissimo ed adatto agli aperitivi, o il più robusto Buttafuoco più adatto all’ invecchiamento, entrambi basati su un mix di Croatina, Barbera, Vespolina ed Uva Rara.
Tra i bianchi sono da ricordare il Riesling che a Montalto pavese è di casa, il Moscato dolce e poco alcolico che ben accompagna i dolci e lo Chardonnay, che anche qui da ottimi risultati.
Non dimentico certo il Pinot Nero, delicata uva rossa usata spesso per i bianchi ma che raggiunge punte di eccellenza se vinificata in rosso o se spumantizzata in rosa con rifermentazione in bottiglia per almeno 24 mesi, dando origine al Cruasé.
All’ azienda Flli Guerci ci sarà una degustazione guidata dei vini dell’ Oltrepò e se la cosa vi farà piacere sarà possibile acquistare delle bottiglie da gustarsi a casa.

CONTATTI:
Per qualsiasi richiesta c’è l’ evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/1064175036980983/
Altrimenti per qualsiasi domanda scrivimi pure via mail: [email protected]

Al bivio per Montalto pavese svolta a destra e prosegui 800m
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Il ritrovo è subito sulla sinistra
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Il gruppo prima di partire
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Il gruppo dopo essere arrivato
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Stelviobike, i 48 tornanti e il lato Svizzero

admin il 20/09/2016 · 0 Comments

Siamo al passo dello Stelvio, fa esageratamente caldo tanto da non sentire un brivido nemmeno in maniche corte, e siamo nel pieno della Stelviobike con centinaia di ciclisti ammassati al passo. Pedalare è impossibile, si deve portare la bici a mano. Claudio si è ripreso dall’avvelenamento del salmone del giorno precedente, ora ha una fame da lupi e si ferma a mangiare assieme agli altri, io invece già che sono qui voglio sfruttare al meglio l’occasione e, in previsione della mega mangiata serale dalla Giovanna, voglio anche bruciare più calorie possibili. Rimango d’accordo con gli altri di trovarci al passo per le 15 e supero il confine lombardo portandomi sullo spettacolare versante trentino, un balcone sull’ Ortles e relativo ghiacciato e sui magnifici tornanti che hanno reso lo Stelvio famoso in tutto il mondo.
L’intera salita è troppo lunga, ma il pezzo finale è alla mia portata, e allora scendo per questi famosi tornanti numerati, stretti e delimitati da blocchi in cemento. Il traffico ciclistico della Stelviobike sta lentamente scemando, ma scendere richiede molta attenzione, non sono pochi quelli che occupano tutta la sede stradale e pure quelli che i tornanti li prendono contromano. Ci risiamo, come a salire da Bornio sono in troppi a non capire la differenza tra “chiusa al traffico motorizzato” e “ci sono solo io“. Mi fermo ad un banchetto per sgranocchiare due biscotti e scendo sino ad oltrepassare la casa cantoniera in prossimità della sgomitata n° 24, praticamente la metà dei 48 tornanti più famosi d’Italia nonché l’inizio del tratto mitico da dove si vede lassù in lontanza il passo raggiunto da tanti e lunghi intagli nella montagna. Dopo la scalata escursionistica al Rocciamelone (3km dislivello a piedi) questa differenza di quota non mi impressiona per niente, ma 550m di salita solo per ritornare con gli altri non sono propriamente trascurabili.

Riparto, pedalo bene e sorpasso una moltitudine di ciclisti di ogni nazione, capacità e mezzo. Tanti i sorpassi obbligati a destra ai danni di chi pretende la carreggiata per se, tante belle curve che per due pedalate danno da riposare su pendenze mai dolci, ma che spezzano anche il ritmo. Nulla di proibitivo per me, salgo senza affanni e gli alberghi del passo si avvicinano sempre di più. Alla fine ricevo pure i complimenti dai fotografi che mi chiedono quanto tempo ho impiegato, ai quali rispondo “non lo so, sto solo cazzeggiando“.
Ed arrivo al passo giusto in tempo per incontrarmi con gli altri e riuscire a fare qualche foto assieme sotto al cartello dopo una breve attesa dietro a inglesi ed un neozelandese. C’è la fila, ma ormai il passo è ritornato vivibile e possiamo inforcare le bici verso la discesa.

Ci fermiamo al Giogo di S.Maria, Carlo fa un selfie con una mucca lì presente e riusciamo pure ad elemosinare una gradevole fetta di crostata, calorie extra utili a chi come me ha giusto mangiato due biscotti. Propongo l’idea di scendere a S.Maria e risalire il versante meno famoso e duro, ma quando accenno al dislivello gli altri mi mandano a quel paese (svizzero) e decidono di rientrare subito a Bormio. Ci troveremo lì più tardi, per cui io mi butto per l’unico versante per me inedito, valicando il confine dell’ UE e cambiando completamente clima morale. Vengo fermato in discesa, sono tutti bloccati a causa di un grave incidente che ha richiesto l’intervento dell’elisoccorso, ma ben presto ripartiamo dovendo fare io attenzione alle differenti abilità dei presenti e ai “cicloni”, bici a tre ruote a trazione manuale e con una bella tenuta in curva. La Svizzera si vede anche dalle piccole cose, come un semaforo rosso che blocca un senso unico alternato. Fossimo stati in Italia ce ne saremmo altamente fregati, giustamente visto che dall’altra parte al massimo avremmo incrociato una bici, ma qui le leggi si rispettano ed io stesso l’ho ricordato agli altri presenti: “We’re not in Italy, we can’t pass”.

Arrivo a S.Maria e con un anellino nei verdi prati rientro all’imbocco del passo sorpassando a fatica moto ed auto ancora incolonnate in attesa del via libera delle ore 16, quando la strada verrà riaperta. Di nuovo in salita, 1100m dislivello e pendenze subito molto decise, qualche tornante che si innalza dalla valle senza regalare grossi panorami e quota che velocemente si eleva in direzione dello Stelvio minore. Si innalza anche un fastidioso vento contrario mentre gli ultimi pedalatori scendono e le prime moto rombano infuriate sul paradiso alpino, si eleva anche la stanchezza e questi 10% continui sono più faticosi del previsto. Ma si avanza, soffrendo un poco avanzo e arrivo finalmente allo Stelvio junior coi suoi 2503m di altitudine. Qualche selfie, qualche foto ai pascoli e due parole con un gruppetto di passaggio prima del lancio verso Bormio, una goduria di discesa larga e tecnica nella quale mi aggrego ad altri volando verso il paese.

Claudio, Pino e Carlo stanno andando a messa, riesco a trovarli appena in tempo per avere le chiavi del furgone e riuscire a lavarmi e cambiarmi in previsione della super cena della Giovanna. Ricordo nel 2010, quando la locanda si trovava ancora nelle alture di Grosio, che dopo il doppio Stelvio mi sono riempito di sciatt, affettati, pizzoccheri e carne di cervo con polenta di grano saraceno, avendo un’ energia incredibile per il giorno successivo che prevedeva Mortirolo e Gavia. Oggi è la stessa cosa, ho mangiato sinché ce ne stava e qualcosa oltre… che ho dovuto rigettare all’ Aprica! Come nel 2010 sarà tutta energia per Gavia e Mortirolo.

Maniva, Crocedomini, San Zeno… persi, Stelvio onorato a dovere con 2 scalate ed un po’, “un po’ ” molto importante
87km, 3232m dislivello, il mio record del rapporto salita/km.

I mitici tornanti
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Io che salgo e guardo l’obbiettivo
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Selfie con la mucca
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Verso S.Maria
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Pascoli al Giogo di S.Maria. La salita è finita
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Under Avventure

Stelviobike da Bormio

admin il 13/09/2016 · 0 Comments

Viaggiando verso l’albergo salta fuori che oggi, sabato 27 agosto, ci sarebbe stata la Stelviobike, manifestazione libera in cui tutti e tre i versanti del passo più alto d’Italia vengono chiusi al traffico motorizzato.
Siamo tutti e quattro a colazione, io vorrei mantenere il programma pedalando verso Maniva e Crocedomini, ma Bormio non è lontanissimo ed il moribondo Claudio si sente un pochino meglio e mangiucchia qualcosa assieme a noi, sudare verso la Cima Coppi di tutte le strade del belpaese potrà aiutarlo ad espellere le tossine del salmone avariato del giorno precedente.

Arriviamo in periferia a Bormio ed abbiamo giusto il tempo di riscaldarci facendo lo slalom tra auto e moto incolonnate a cui non è permesso salire al passo, poi la salita inizia decisa e la strada viene finalmente chiusa a chiunque abbia un motore a scoppio. “Viva la finanza” urla Carlo alla forestale… “viva la forestale, e la polizia!” cercando di salvarsi in corner, che poi “viva la finanza” da parte di un imprenditore suona sempre strano…

Lo Stelvio da Bormio non ha la stessa fama del suo versante trentino, quello coi 48 bellissimi tornanti, ma è una salita di tutto rispetto con ben 1500m di dislivello e pendenze spesso impegnative che sfiorano il 10%. Partiamo tutti molto tranquilli, Claudio pedala decentemente ed io faccio da elastico fermandomi per delle foto all’intaglio nella rocca che costeggia una piccola vallata alpina, alle belle gallerie grezze e ai tornanti che pure qui hanno il loro fascino, specialmente quando risalgono un pezzo ripido sfiorando un nervoso ruscello che si lancia verso il basso. I miei tre soci stanno salendo con molta tranquillità in previsione di domani (Gavia e Mortirolo), io incrocio una varia moltitudine di ciclisti di ogni genere, pedalando per un tratto con un olandese fortunato a vivere nell’unica parte del suo paese con alture, raggiungo un ragazzo che pedala bene con la bici a scatto fisso, sorpasso anziani, persone sovrappeso, ciclisti normali e chi sta mulinellando un rapportino alla minima velocità, c’è chi ha la bici elettrica e chi 10 anni, squadre esperte e chi si improvvisa pedalatore. Qui, oggi, è la festa del cicloturismo!

A qualche chilometro dalla vetta mi faccio prendere dall’ epicità del luogo ed abbandono i soci pedalando al mio ritmo congeniale onorando senza affanni questo mito del ciclismo. Però mi incazzo parecchio, in troppi non riescono a capire la differenza tra “strada chiusa al traffico motorizzato” e “strada completamente chiusa“: se sono da soli stanno al centro della corsia di destra, se sono in due viaggiano affiancati tenendo tutto lo spazio, ogni tanto sono affiancati in tre invadendo anche l’altro lato della carreggiata, e si stima che quasi 3000 persone siano transitate da questo lato, per cui continuiamo ad incrociare altri che scendono anche piuttosto spedite, ed io per sorpassare spesso sono costretto ad infilarli a destra o a sperare di evitare incroci pericolosi. Non pretendo l’impossibile, ma almeno di sforzarsi a stare sul proprio lato, e non sono solo gli italiani a farlo, la scarsa considerazione del fatto che la via sia aperta è piuttosto comune in tutta Europa!

Supero il giogo di S.Maria e nonostante la quota riesco a pedalare bene anche sulle ultime erte al 10%, onorando questo passo conosciuto nel 2010. Pedalo sin dove possibile, ma in cima la ressa è incredibile e sono costretto a spingere la bici a mano. Ricordo che alla prima edizione gli esercenti si sono fortemente lamentati, salvo finire i viveri a mezzogiorno, credo che oggi siano ben preparati ad accogliere migliaia e migliaia di telai e ruote. La ressa è tale che si fa fatica ad avanzare e a riconoscere gli altri quando arrivano al passo, mi fermo all’inizio del piazzale e vengo raggiunto da Pino, Carlo e pure Claudio che sembra essersi ripreso e che ora ha veramente fame… Ci fermiamo ad un ristorante, ma io sinceramente non ce la farei a mangiare, sono ancora pieno da colazione e stasera mi aspetta una mega-cena.

Ma questa sarà un’altra storia nella seconda parte del racconto

Galleria scavata nella roccia. Siamo ancora all’inizio
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Questa serie è la parte più bella, perché di qua i tornanti sono pur sempre 38
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Bello anche qui, vero?
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Metal Pedra

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Poca gente…
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Foto di gruppo
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Under Avventure

Vivione a tramonto inoltrato

admin il 05/09/2016 · 0 Comments

26 agosto, alta val Camonica

Il weekend ciclistico in valle Camonica è stato rimandato, e col senno del poi posso dire “fortunatamente”: riusciamo ad essere in 4 e pure a partire, sebbene in ritardo, montando tutti su uno spazioso furgone limitando ad uno solo il numero dei mezzi a motore. Ci fermiamo per un pranzo veloce in un bar fin troppo fighetto a Pisogne, nella parte alta del lago d’Iseo, e poi arriviamo in albergo a Forno d’Allione, bel ristorante con qualche stanza proprio all’imbocco dell’obbiettivo odierno, il passo del Vivione.

E’ già tardi ed il percorso, pur accorciato e semplificato, prevede 100km e 2000m abbondanti di salita, con una lunga partenza scendendo la valle con un fastidioso vento contrario per cui essere in 4 è di aiuto. Arriviamo sino a Malegno, dove ci immettiamo finalmente in salita, una statale larga e pedalabile ma troppo trafficata, che però abbandoniamo dopo poco per un allungo molto più interessante. Il percorso l’ho inizialmente tracciato a caso, poi con i potenti mezzi tecnologici sul web ho scoperto che quella strada era molto bella, risaliva una valle secondaria con due importanti montagne (Concarena e Pizzo Camino) a dominarla, per cui tra il traffico e la tranquilla ombra che troviamo qui direi di aver fatto la scelta migliore!

Ad un bivio la traccia prende la strada meno importante, mi fermo ad aspettare gli altri poco dietro mentre dei bambini poco più avanti mi osservano e lanciano gavettoni anche ad una macchina di passaggio. Arrivano Pino e Carlo e quest’ultimo con un’incredibile faccia tosta li avvicina e gli fa “quando arriva il nostro amico tiragli un gavettone, ti pago” mostrandogli la banconota.Passa anche Claudio stranamente staccato, e si… i piccoli sono titubanti ma alla fine la doccia arriva!
Lo riprendiamo e osserviamo che però qualcosa non va, dallo stomaco gli salgono continui ruttini e la gamba è molle, capiamo subito il colpevole: il salmone del pranzo! In effetti anche la mia piadina è stata pesante da digerire, ma lui è in crisi e sta andando con la prima inserita. A Villa, frazione nella valle del torrente Lanico, ci fermiamo con la speranza che Cola e limone possano aiutarlo, ma l’effetto è minimo.

Fortunatamente davanti a noi c’è un pezzo di discesa che ci riporta sulla trafficata salita iniziale che culmina dopo Borno al passo di Croce di Salven che separa la val Camonica alla valle di Scalve. Siamo fermi per decidere il da farsi, Claudio vorrebbe tornare indietro e risalire 25km di valle col vento a favore, gli altri insistono affinché venga con noi, io mi preoccupo seriamente perché è tardi e siamo a malapena a metà delle difficoltà, da qui in poi se la situazione peggiorerà sarà difficile rientrare in tempo rispetto al tramonto che ormai arriva poco dopo le 20. Claudio viene convinto e partiamo scendendo a Dezzo di Scalve, da dove inizia la lunga salita sino ai 1827m del passo Vivione. L’inizio è agevole e pure trafficato, non tarda però ad indurirsi mentre il sole cala dietro ai monti, il ruscello scorre a lato ed i distacchi si fanno pesanti.

Occasionalmente ci ricuciamo, con una breve sosta all’ultimo paese di Schilpario, da lì la strada si stringe ed entra in un denso bosco, io e Carlo rimaniamo davanti facendoci da elastico per delle obbligatorie fotografie ai monti sulla destra illuminati da un caldo sole di fine giornata (lo stesso Pizzo Camino della salita precedente assieme a Moren e Bagozza), dietro invece Claudio arranca ma prosegue grazie al supporto di Pino. Il Vivione è una salita meno difficile di quanto la immaginassi, mai ripida e spesso pedalabile, divertente con la sua stradina nel bosco che talvolta sfiora un grosso pascolo di pecore e che termina a mezzacosta su vette che sembrano volerci negare il passaggio. Ma il culmine è proprio dietro ad un crinale ed arriva improvviso.

1827m, siamo abbastanza in alto e l’umidità esagerata che trasuda dai pascoli formando anche delle inquietanti nebbie ci nasconde benissimo una temperatura autunnale, 15° o meno, tanto che vedo il vapore condensarsi fuori dalla bocca e che mi preoccupo per il freddo che patirò in discesa. E’ tardissimo, siamo alle ultime luci del giorno e mancano 20km, sebbene tutti verso il basso. Pino e Claudio ci raggiungono poco dopo, e purtroppo dobbiamo perdere altro tempo per l’obbligatoria foto di gruppo. Via però, mi lancio giù ma ogni tanto mi devo fermare ad aspettare gli altri che stanno scendendo piano per sentire meno i brividi. Io preferisco togliermi il pensiero subito, consapevole che la luminosità sta calando vertiginosamente tanto che poco dopo sono obbligato a togliermi gli occhiali da sole per riuscire a distinguere le buche di questo budello largo due metri. Ci fermiamo davanti ad un’osteria a parlare per raggrupparci, ma cavolo dobbiamo andare, sono le 20:20 e si fatica a vedere la strada, i paesi sono illuminati artificialmente e quelle due auto incrociate hanno rischiato di stirarci! Io comincio ad avere paura e mi lancio nei chilometri restanti, più aperti sulla valle e con una sede stradale migliore, arrivando a Forno Allione con l’albergatore che stava già pensando di chiamare i soccorsi… Gli altri arrivano poco dopo, ma per me non è divertente pedalare al buio, è un’avventura di cui avrei fatto a meno, e poi domani avremo una trasferta piuttosto impegnativa. Ma questa sarà un’altra storia!

PS. Ringrazio Davide Sanzogni per le segnalazioni del nome dei monti e di un grave errore nel nome del lago. Iseo, non Idro!

Percorso: Forno Allione – Breno – Sommaprada – Borno – val di Scalve – Vivione, 101km, 2350m disl

Si sale a Lozio nella tranquillità
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Sullo sfondo Ville
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Mi sa che siamo arrivati troppo tardi, la gnocca era già andata via
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Beeeehhhh
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Il tramonto sui monti
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Si però adesso scendiamo
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Under Avventure

Rocciamelone 3k, finalmente in vetta

admin il 30/08/2016 · 0 Comments

Susa, 18 agosto.
Siamo al rifugio cà d’Asti e stiamo affrontando una mitica scalata escursionistica da Susa, 503m, sino alla vetta del Rocciamelone a 3538m di quota, un fantastico 3K consecutivo in soli 12km di salita ufficiale. Siamo in 4 e siamo appena usciti dal rifugio a quota 2800m con ancora davanti tanta salita…

C’è chi rinuncia da subito, c’è chi si ferma alla crocetta a quota 3100 provato dalla rarefazione dell’aria e dalla stanchezza che raddoppia la fatica di ogni passo, continuiamo in due capendo ben presto cosa ci aspetta. Il tratto è classificato “EE”, escursionista esperto, ed io credevo anche di esserlo sino a questo punto… Il Rocciamelone è proprio davanti a noi, verticale, scuro, roccioso e cattivo, sembra a portata di mano ma è ancora molto alto ed il sentiero ricavato nelle rocce sembra dover scomparire da un momento all’altro per trasformarsi in puro alpinismo.
Le bandierine biancorosse del CAI sono omnipresenti, quello che manca è una via “normale” su cui si possa salire in sicurezza, a sinistra la montagna quasi verticale, a destra la montagna che scende quasi verticale e davanti a noi una scalinata senza protezioni… Ho sempre avuto un filo di timore delle altezze, ma qui il timore si sta trasformando in vera paura di non potercela fare e di non sapere più scendere, sembra senza speranza sebbene incrociamo altri che stanno scendendo dopo una visita alla cima…

Ci fermiamo a respirare, stiamo risalendo a quattro zampe e siamo abbastanza intimoriti dall’ambiente. L’altro rinuncia, “io non me la sento, torno indietro”, anch’io vorrei desistere ma sono ormai a quota 3400m, ho inaugurato la felpa delle grandi occasioni, mancano 100m ai 3K verticali e al simbolo della val di Susa, e poi in fondo in tanti sono saliti, devo solo non essere così incauto da lanciarmi nel vuoto… Prendo un bel respiro, faccio molta attenzione a rimanere sbilanciato verso il monte, mi attacco ad ogni punto possibile ed approfitto felice delle corde presenti nel pezzo finale… ed ARRIVO IN VETTA!

E il peggio deve ancora venire
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Fa già impressione così
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E se questo è il panorama a lato…
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Questa è la scalinata all’inferno, un’impressione sconsolante
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E già, siamo saliti di lì
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Sono impaurito, vedere quel ghiacciaio molto più in basso mi da l’idea di questa quota per me assurda, intravedere Susa così lontana in verticale mi fa capire quanto cazzo sia salito, sentire l’aria fresca sfilare tra la statua di re Vittorio Emanuele e della madonna è incredibile, osservare le alte creste sassose dall’alto al basso è assurdo… Ma dove sono arrivato? Ogni passo è molto cauto, ma in fondo non c’è da avere paura, c’è anche un rifugio con letti e coperte per le emergenze e qui passano centinaia di persone. Dopo i selfies di rito intraprendo la discesa, i primi passi a ragno mi fanno capire che in fondo il peggio è passato, che basta ignorare il dirupo, attaccarsi bene alle corde o alle rocce e fare attenzione, perché è un segmento piuttosto tecnico, ma se fosse in un bosco non farebbe né caldo né freddo. Mi riguardo indietro e vengo destabilizzato dal contesto, ma guardando avanti mi rendo conto di quanto sia tutto un problema mentale e di quanta voglia abbia di raggiungere gli altri al rifugio.

Mappa dalla sommità
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Il ghiacciaio
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Il laghetto di Malciaussiasusa_rocciamelone3k 096
Ed io un po’ spaventato
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Ripassata la crocetta il sentiero diventa semi-corribile e raggiungo superandoli subito altri escursionisti, un po’ di tecnica trail ed un po’ di cura nel non fare mai il passo più lungo della gamba mi riportano a Cà d’Asti assieme agli altri. E la cima “andiamo a comandare” come dice una canzone che pare essere il tormentone ignorante dell’estate. Siccome io tanto a posto non lo sono e comincio a sentire un incipiente mal di gola, ordino un Genepy con cui farmi degli sciacqui orali disinfettanti che col senno del poi hanno funzionato.

Il peggio è andato, manca il pezzo verso quota 2000 ma saltellando tra le rocce e tagliando le mille piste che attraversano la pendice erbosa ci arriviamo in fretta. Ora possiamo corricchiare sulla larga carrozzabile sterrata che porta al rifugio de La Riposa, così da guadagnare tempo, ma con lo stesso spirito notiamo anche dei tagli tra i vari tornanti per accorciare quei 50m più utili a dire di aver tagliato che a risparmiare tempo.
Ripassiamo dal rifugio Trucco a quota 1700m, ma stavolta non ci fermiamo proseguendo su un differente sentiero ancora una volta ben segnato, ho insistito per allungare pur di cambiare strada ed ho compiuto una scelta vincente, il primo tratto scende di 600m in modo tecnico senza eccessi, saltare i sassi, prendere i bordi evitando i tronchi ed atterrando a volte su roccia e a volte su terra è un divertimento unico, forse la migliore discesa che abbia mai visto! Poi prosegue più rocciosa e difficile per cui tutti rallentiamo, a questo punto cominciamo a sentire la stanchezza e se 3km verticali sono faticosi a salire, 3km verticali sono distruttivi a scendere coi quadricipiti che chiedono pietà.

Ad un bivio abbandoniamo il sentiero per non allontanarci troppo da Susa, seguiamo un’altro pezzo che scorre sulle pareti della montagna ed arriva nella parte alta di Mompantero, su asfalto e con finalmente una fontana nella quale lavarci il volto e bere. C’è ancora un ulteriore importante taglio che passa accanto a rovi pieni di gustose more con cui fare merenda.
Ormai siamo a valle, ci mancano 2km piani su asfalto, siamo stanchi e provati sia fisicamente che mentalmente da una salita ben più impressionante del previsto, quasi da alpinismo almeno nella nostra concezione, ma siamo indietro con tre o quasi chilometri verticali, ed essere stati lassù partendo dalla bassa valle è un’impresa degna di memoria futura, sono stato così in alto da non poterlo immaginare, ho sconfitto la paura ed ho vinto il Rocciamelone nella versione più dura, quella che in 12km compie un balzo di 3000m.

Domani è un altro giorno, intanto ci godiamo questa sfacchinata di 29km di pure Alpi!

Si scende dall’alta montagna sino a valle susa_rocciamelone3k 101

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