Winter trail del vino Timorasso

il 27/02/2019 · 0 Comments

Ora che i ricordi prendono il posto delle emozioni, ora che l’adrenalina e le endorfine lasciano il posto ai postumi fisici, ora che è passato qualche giorno dal 2° Winter trail del Timorasso (un vino bianco tipico del tortonese) posso mettermi a mente più fredda e scrivere su carta virtuale il racconto di una giornata quasi perfetta, di quelle che capitano poche volte in un anno contando tutti gli ambiti del nostro viaggio qui sulla Terra.

Il clima è ottimo, soleggiato e fresco con una penuria di precipitazioni che ha asciugato per bene dei fondi che altrimenti sarebbero un letto di fango e malta incompatibili con le mie scarpe dalle tacchette minimaliste, per me sarà una sfida interessante su 30km di percorso, una distanza non estrema ma che non si può certo improvvisare. Sono fiducioso, ma negli ultimi giorni l’incipiente primavera precoce ha portato il suo carico di starnuti e problemi affini, le mie speranze di una buona gara sono già disperse tra un fazzoletto e l’altro, ma l’importante sarà gestirla bene e divertirsi al terzo tempo a base di polenta, vino ed amicizia tipici dei trail più lunghi.

Piccola delegazione della Scalo Voghera

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L’organizzazione dell’Azalai è ottima al punto da odiarli, tra il parcheggio affianco al centro sportivo nel punto più basso del paese ed il ritiro del pettorale nella panoramica torre sulla cima c’è un concentrato di scale e dislivello che da solo vale quasi come riscaldamento, poi tra tanti saluti e quell’allegro caos musicale cominciamo a raggrupparci e a prepararci allo start. Saranno due le gare, quella corta di 12km e la più lunga di 30, per cui dovrò avere la testa di partire tranquillo che tanto non mancherà il tempo per recuperare. I primi si allontanano veloci mentre io comincio a carburare solo verso l’uscita del paese nel primo strappetto sterrato superando atleti già in affanno e recuperando velocemente posizioni. Alcuni pezzi di discesa corribile sono l’ideale per la mia capacità di scorrimento ed infatti ne sorpasso più a scendere che a salire, poi le colline del primo tortonese mostrano il loro vero aspetto con paesini che si ergono dalla pianura sulle dolci alture che mai fanno male e che mai ci permettono di avere un ritmo costante. Recupero alcuni atleti che come me stanno affrontando il lungo, li riconosco dallo zaino con borracce e cibo, supero addirittura la prima delle donne del corto e dopo 6km praticamente mi ritrovo con quello che arriverà decimo sul corto. Sto forse esagerando? In realtà non mi pare…

Sono già assieme alla seconda del corto

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Tortona
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Il grosso della gente devia, a sinistra, davanti a me sono rimasti in pochi ed infatti mi indicano di essere sesto a poco dal podio, ma conoscendo gli altri non ho queste ambizioni, troppo netta la differenza sulla carta. C’è però uno davanti con uno zaino traballante che sembra avere il mio ritmo e che anzi in discesa perde, vedo il distacco diminuire e dopo qualche tratto seghettato lo raggiungo giocando poi d’astuzia. Non lo conosco, ma so che grazie al ciclismo ho sviluppato un’ottima resistenza e che a sentire il fiato sta faticando più di me, inoltre la seconda parte sarà in discesa e quindi vantaggiosa per me, motivo per cui rimango assieme a lui sino al commemorativo ristoro nel cortile della casa che ha visto nascere e crescere il Campionissimo “Fausto Coppi”, nato qui un secolo fa. Siamo a Castellania, tappa imperdibile di queste zone.

Arrivo a Castellania
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Con ancora la focaccia in mano
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Rubo un pezzo di focaccia e riparto, per arrivare alle torri di S.Alosio affrontiamo i tratti più ripidi del giorno che ci costringono a qualche metro camminato, ma la fatica viene ripagata quando ci rendiamo conto di quanto stia diventando selvaggio questo ambiente di alta collina. Una breve picchiata comincia a fare il vuoto tra me e Paolo, qualche saliscendi che sfiora i calanchi mi porta ad il bivio con il ristoro, c’è la birra ma a fare il cretino ci penserò fra una quindicina di chilometri, per ora mi accontento dell’acqua e di non forzare nell’unico tratto veramente tecnico di oggi.

Calanchi di S.Alosio
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Si riprende a correre di scorrimento in una discesa leggera e sassosa, passo Sarizzola e sfioro nuovamente dei bianchi calanchi con un passaggio non troppo chiaro in un campo, è incredibile ma trovo addirittura la neve solidificata e vedo poco davanti i due in lotta per il podio che probabilmente non hanno visto il bivio (comunque ben segnato), c’è un pezzo ripido su terreno molle e poi riprendiamo a salire su asfalto sino a Montale Celli e Costa Vescovato con il passaggio dentro l’agriturismo Valli unite. Ora è quasi tutta discesa corribile, o almeno così ricordo, ma dietro sento dei minacciosi passi e noto Aziz che ha nuovamente sbagliato allungando di quei 100m che hanno permesso una mia temporanea quarta posizione.

Spettatori inconsapevoli
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C’è una leggera brezza da nord che ostacola l’andatura sulla “Rampina”, provo a stare in scia al mio avversario che però in pianura ha tutt’altro ritmo ed infatti mi stacca, io devo difendere la quinta piazza negli inattesi strappetti sul crinale della valle Ossona e pare che nessuno da dietro la stia minacciando. Manca poco ed ormai sono tranquillo di portare a casa la gara ed una buona prestazione, non ho problemi a seguire le tracce tra le vigne preparate con cura da un’ottima organizzazione e nonostante la verticalità di qualche tratto non smetto di correre. Però Aziz che fine ha fatto, avrà mica sbagliato nuovamente strada? Manca poco, la torre di Carbonara sbuca dietro la collina anticipando il paese, si cominciano a sentire le musiche di festa ed affiancare i tanti camminatori che stanno riempiendo questi luoghi mi da l’allegria per cominciare a festeggiare.
Ormai ci siamo, solo la scalinata verso il centro storico mi separa dall’arco del traguardo e quando la mia testa pelata fa capolino da dietro i gradini sento un motto di meraviglia: è il quarto, ma è il Pedra! Già, Aziz si è perso nuovamente… ed in effetti ho fatto una bella gara di cui essere contento, i primi tre sono di un altro livello e di più non potevo chiedere per una distanza a cui non sono abituato!

Si arriva sotto la torre, manca mezzo chilometro
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Ci sono rimasti tutti sorpresi nel vedermi così presto
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Sono eccitato, riempito di complimenti comincio ad essere irrequieto e a passare da un saluto all’altro sino quasi a finire volontariamente al controllo antidoping a cui sono sottoposti i primi tre, parlo con l’addetto e gli chiedo informazioni sulla procedura nel caso un giorno dovessi incapparvi pure io, continuo a scaricare la tensione della gara e mi addento su focaccia, brioche e soprattutto inizio una degustazione di Cortese, Timorasso e Barbera al ristoro... ora per me inizia la festa tra musica ed allegria sinché il tutto non viene interrotto bruscamente: c’è un uomo steso a terra senza maglia, i medici gli stanno praticando il massaggio cardiaco e la situazione sembra critica. Momenti di panico per una situazione che nessuno si augura, ma poi il tutto si risolve con un “semplice” collasso e relativi accertamenti, niente di grave.

Doccia e quindi terzo tempo con polenta e Barbera, una bella festicciola prima della premiazione. Ecco, a podio assoluto era impensabile ma 4° su 165 è un ottimo risultato, terzo effettivo di categoria ci può stare, ma poi facciamo la classifica degli Stefano e … sono quarto pure lì, uffa! Mai una gioia!

Una giornata di cui avevo timore e che invece è stata perfetta, dai bambini sul percorso a farmi i complimenti (bravo sei velocissimo, sei tra i più forti) a tutti gli altri anche via messaggio, dalla media di 4:38/km (13 orari) su 29km e 950d+ al dopo corsa. Spero di aver condiviso una parte di questa esperienza tramite il racconto e spero di essere in grado di non vanificare gli sforzi con infortuni o periodi di abbandono

Premiato come primo di categoria
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11° giro dei vigneti d’Oltrepò, seconda parte e merenda

il 29/10/2018 · Comments Off on 11° giro dei vigneti d’Oltrepò, seconda parte e merenda

Siamo a Rovescala, paese che galleggia su dolci colline a vigneti poco distante dal confine emiliano, siamo sparsi tra chi riempie le borracce in una giornata troppo calda per essere metà ottobre, chi riempie la tazza di caffé al bar e chi avendo perso il gruppo sta affrontando il percorso originale senza il taglio deciso all’ultimo, ognuno ha il suo da fare, io riempio invece la memoria della fotocamera qualche tornante più in basso in attesa del gruppo che mi raggiunge compatto poco più tardi. Ma dopo oltre 1000m di dislivello la fatica, seppur blanda, si comincia a far sentire e sulle pedalabili e rugose rampe di S.Damiano al colle ci si sgrana con ritmi completamente differenti, ritrovandosi poco dopo nei saliscendi in costa che ci portano a Montù Beccaria, uno dei tanti paesi con più cantine che abitanti che riempiono le sponde della val Versa.
Qui ci dividiamo, dopo la discesa alcuni proseguono diretti verso Montescano, tutti gli altri si fermano alla fontana del ciclista, sosta obbligata per i tanti che dal pavese giungono qui per trovare il dislivello. Montescano non presenta difficoltà, è l’ennesima blanda ascesa per svalicare verso la valle Scuropasso che raggiungiamo nella bella e ripida discesa di Martinasca, un brutto sogno in salita e quasi un piacere in senso inverso.

In partenza verso Montescano
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Paolo, Angela & co. sono avanti, ma conoscendo la strada l’unico pensiero è di ritrovarli più avanti per pedalare ancora assieme, quello di oggi è un giro tra amici libero nel quale si può anche andare avanti da soli senza problemi. Questi 3km di falsopiano servono principalmente per mettere a dura prova i telai e la schiena, oppure i riflessi e le capacità di guida per evitare le infinite buche omnipresenti in provincia di Pavia e qui ancora più diffuse. Sfioriamo Broni e come iniziamo ad abbandonare la pianura allo stagno di Cigognola il ritmo si fa malato, Christian va a tutta e noi come dei deficenti tentiamo di stargli in scia, si è accesa la miccia della competizione e davanti saliamo forte e compatti senza fare selezione tra noi primi cinque, ma Christian cede e poco dopo ci troviamo in testa Andrea ed io col mio cancello in prestito ansimando sino al bivio del castello, fine del primo tratto di salita al quale arriviamo in una volata a quattro e laddove ritroviamo gli altri che ci avevano anticipato. Ripartiamo alla spicciolata scorrendo su una parziale balconata verso la pianura inebriati di salite e con la voglia di merenda in costante aumento, a Pietra de Giorgi ci manca veramente poco e tutti uniti scendiamo veloci verso l’ultima salita, poco più di uno strappo allo scenico paesino di Mornico Losana, anch’esso a pura estrazione viticola col suo castello a far da balconata sulla coltivazione unica di questi luoghi.

Cigognola (nella foto non si vede il fiatone)
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Panorama su Cigognola
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Tra Pietra de Giorgi e Mornico Losana
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Discesa decisa e rieccoci in pianura sull’odiosa statale, unica alternativa semplice per rientrare a Casteggio. Gli ultimi chilometri sono sempre un “libera tutti” con delle trenate ai 40 ma anche ai soli 30, io rimango ad aspettare Paola, Alberto e Christian e con calma affrontiamo il traffico sino agli ultimi due strappetti che attraversando la zona residenziale ci riportano in mezzo ai grappoli presso l’azienda Guerci, sede della merenda. Elia e Paolo già sazi ci salutano, il loro percorso medio è filato liscio e sono qui da quasi un’ora, ma anche noi siamo arrivati in perfetto orario, l’appuntamento era attorno alle 15 e gli ultimi sono giunti alle 15:02. C’è chi ci saluta, c’è Luca che non è riuscito ad unirsi a noi per la pedalata e lo fa solo per la merenda (Luca che ringrazio per avermi prestato la sua bicicletta!), c’è una lunga tavolata da 20 persone affamate che volatilizzano salame e coppa, spumante metodo classico di benvenuto ed una bella scelta di rossi tra Croatina, Pinot, Bonarda e Barbera per accompagnare anche un piatto di pasta, formaggi e miele di vario tipo. E poi la crostata da abbinare ad un rosso dolce e al famoso ottimo moscato, una merenda veramente super da cui è difficile uscire sani o con ancora dell’appetito.

La tavolata
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E l’organizzatore il “Pedra”
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Tutti contenti e sorridenti, un’idea che piace sia per l’aspetto sportivo impegnativo ma non agonistico sia per il dopo-corsa in compagnia, un qualcosa che sicuramente ha le potenzialità dei grandi numeri offrendo uno sviluppo turistico, oppure che rimane così divertendosi tra amici nel numero giusto di persone come è stato oggi. Chissà…

11° giro dei vigneti d’Oltrepò

il 23/10/2018 · Comments Off on 11° giro dei vigneti d’Oltrepò

Tranquillità, il sostantivo principe al risveglio del mattino di questa 11° edizione del mio giro dei vigneti d’Oltrepò, un appuntamento annuale partito con quattro temerari ed esploso lo scorso anno con oltre 110 partenti, troppi per quel che può essere un semplice giro tra amici e che richiederebbe un’organizzazione che non sono in grado di offrire. Per cui, superati i timori iniziali, ho deciso di ritornare piccolo invitando solo i conoscenti, sia gli storici come Elia, Paola, Christian, Paolo, Massimo, Valerio, sia altri magari principalmente podisti alla loro prima esperienza di questo tipo. Ma 27 è comunque un buon numero e la tranquillità sta nel sapere che tutti conoscono il tipo di organizzazione e le zone, non dovrò offrire un servizio professionale ma semplicemente accompagnare senza stress.

Il gruppo
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La merenda è stata in dubbio, ma alla fine tutto si è risolto e dopo una colazione offerta dall’az. Guerci di Casteggio partiamo per un giro dal clima caldo sia come temperatura che come colori, con l’umidità autunnale a bloccare lunghi panorami sulla pianura che però per farsi perdonare ci offre quel clima perfetto per il finale di stagione. 300m e rischiamo un incidente con un SUV che esce da uno spiazzo, iniziamo bene… ed il traffico oggi sarà ben maggiore del previsto, sempre accettabile ma elevato per essere su zone parzialmente sperdute tra le colline viticole della provincia di Pavia.

La prima salita di Montalto ci vede abbastanza uniti, ma qualcuno sta gia forzando e si vede dai visi affaticati, a partire dal febbricitante Elia ad altri che patiscono un ritmo un po’ sopra al tipico cicloturismo. Ma oggi il dislivello abbondante (1800m) sarà ben diviso tra tanta salita sempre pedalabile e nessuno avrà difficoltà, le uniche rampe sono quelle ben asfaltate (un unicum in Oltrepò) della prima discesa di Bosco Chiesa. La seconda salita è per molti una novità al suo esordio in questo evento e ci porta a Montecalvo Versiggia, ora si comincia a fare sul serio e la selezione avviene su pendenze non banali e buche fin troppo abbondanti che sboccano sulla provinciale del passo Carmine, il centro dell’Oltrepò ed anche il bivio da cui il percorso corto si separa dal medio. Si continua e ci si ricompatta a Pometo, davanti a noi il “piccolo Stelvio” che ci butta in modo tortuoso sino in Emilia, ben 19 sono i tornanti che in 2km ci fanno girare la testa.

La nuova entrata dei vigneti, la seconda salita
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Giù in val Tidone
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Si scende
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Tranquillità, sin’ora tutto bene e si respira in val Tidone, ma oggi la pianura è un miraggio ed infatti senza rendercene conto siamo nuovamente in salita verso Tassara, molto pedalabile e presa veloce dal gruppo di scalatori come Christian, io, Andrea e Daniele a cui rimane agganciato senza fatica il giovane Alessandro, il quale è molto migliorato rispetto a due anni fa.

Ci sono un paio di bivi e con un gioco di squadra riusciamo a dirigere bene tutti gli altri, complice una partenza ritardata decido di tagliare un pezzo bello ma che poco aggiunge alla giornata evitando il crinale di Vicobarone, sembra che ci siano tutti ed allora ripartiamo in direzione Torrone di S.Maria della Versa lungo stradine secondarie ad uso agricolo, con viti ormai spogliate del loro carico anche di colore rosso ed odore di mosto che fuoriesce dalle cantine. Ma i conti non mi tornano, infatti noto che manca qualcuno... Di sicuro non si perdono, però li contatto e scopro che non avendoci visto al bivio hanno giustamente tenuto la traccia originale, per cui in attesa di ricongiungerci ci avviamo a Rovescala per un caffè. Poco male, questo sarà il peggiore problema del giorno, dieci minuti extra di attesa che ci consentono una sosta al bar e delle fotografie.

Da Torrone
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Da Rovescala si vede il prossimo GPM
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Ci facciamo i conti sul contakm, siamo a metà giro ma almeno al 66% del dislivello, ancora diverse salite ma brevi e facili, ed è un bene perché comincia a farsi viva un po’ di stanchezza. Ma la merenda ci attende!

Vigneti d’Oltrepò, terzo tempo e dovuti ringraziamenti

il 24/10/2017 · Comments Off on Vigneti d’Oltrepò, terzo tempo e dovuti ringraziamenti

Siamo a Pietra de Giorgi, le dure pendenze centrali hanno messo tutti alla prova e comincia ad aleggiare un po’ di stanchezza nel secondo gruppo della 10° edizione dei vigneti d’Oltrepò. Qualcuno ha la traccia e preferisce continuare da solo, noi altri aspettiamo Alberto che ha recuperato un terzetto che ha sbagliato strada e decidiamo che chi si sente stanco potrà seguire Elia tagliando l’ultima salita finale di Rosso/Oliva Gessi. La discesa tra questa piccola valletta ad intensivo sfruttamento viticolo è veloce e piacevole, siamo a ridosso della pianura ma nulla ce lo fa intuire circondati come siamo da paesini e castelli come Mornico Losana o Torricella Verzate, dove Elia porterà gli altri all’arrivo.
Noi invece proseguiamo, un falsopiano che tira un po’ e la minaccia di due duri muri nelle vicinanze spengono alcuni bollenti spiriti, ma essendo l’ultima salita ufficiale come le pendenze aumentano cresce anche la fatica. Dovrebbe essere il gruppo tranquillo, ma qualcuno qui tira veramente forte e devo dare tutto me stesso per dirigerli al meglio tra i campi di grano ormai arati e l’antico borgo di Oliva Gessi!

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Fortunatamente il tratto di asfalto disastrato è stato sistemato e con un buon gioco di squadra io, Mike ed Alberto indirizziamo bene tutti attraverso dei bivi poco visibili che ci portano praticamente in pianura. Ora abbiamo due scelte: il percorso originario in statale, o tagliare in salita, ma non c’è dubbio (ed anche il primo gruppo farà la stessa scelta) e tutti ci fiondiamo sullo strappo di Mairano, frazione alta di Casteggio con un pezzo al 10% in cui le gambe bruciano ed un falsopiano finale con un bel ‘4’ sul contakm. Siamo in vetta, ricompattati scendiamo in paese praticamente sotto la flame rouge virtuale e rientriamo alla base.

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Io festeggio, è andato tutto relativamente bene, nessuno si è fatto male e non è successo nulla di non preventivabile. Certo, qualche errore di percorso, metà tempo senza ammiraglia, una foratura e qualche crisi, ma considerato il tutto direi che sono soddisfatto.
Arrivano tutti alla spicciolata, c’è chi è già pronto e chi è appena giunto, nel cortile dell’azienda Guerci è tutto pronto e c’è già chi sta cominciando a degustare gli spumanti. Scopro che anche per il primo gruppo è andata abbastanza bene con qualche foratura di troppo, ma mi rendo conto che siamo troppo pochi… Manca il corto, dove sono finiti??
Arrivano poco dopo e scopro che nel gruppo corto ci sono stati troppi intoppi: persone in crisi completa a pochi chilometri dalla fine, qualcuno disperso nel fare troppe fotografie, una sella saltata via, percorso adattato in corso d’opera. Quello che sarebbe dovuto essere il gruppo più tranquillo si è rivelato il più disomogeneo e con più richieste a cui Federica e Lorenzo hanno saputo tener testa. Purtroppo è un aspetto da migliorare.

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La merenda è un bel viavai di persone, ricordo con nostalgia la prima quando Milena ci ha spiegato e fatto assaggiare per bene i vari vini, ma nel 2012 eravamo in 8 e si poteva respirare un ambiente intimo ed amichevole, oggi siamo più di 60 e l’organizzazione è perfetta per le circostanze: una lunga tavolata attraversa il cortile ed altri tavolini sparsi racchiudono gruppetti di amici, il vino è tutto in degustazione al bancone principale mentre sulle tavole arrivano man mano un piatto di salumi e salatini, formaggio speziato con miele e, per finire, pure la crostata da abbinare col Moscato dolce, una delle specialità di casa Guerci. Alcuni vini buoni, altri ottimi, c’è una bella gamma da cui provare ed il continuo peregrinare verso il banco dei vini, che durano poco aperti lì sopra, rende il cortile un piacevole caos del dopo giro.

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Vedo che mediamente tutti sono contenti, sia del percorso senza traffico, sia dei panorami, sia della merenda. E tanti mi danno appuntamento nel 2018… Se ci sarà l’edizione 2018, perché quest’anno un giro da 50 persone (ad essere ottimisti) ne ha viste 110 alla partenza e sulle 70 alla merenda, ma sarebbero state 100 se ci fosse stato il posto! E con dei numeri destinati a crescere anche solo con il passaparola necessita di un evento ufficiale con un’organizzazione seria, dei permessi, della segnaletica e dei rimedi a diversi errori compiuti oggi che però non hanno rovinato la giornata e che, essendo un giro tra amici, erano preventivabili.

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Come genitore e primo interessato di questo evento devo ringraziare tutti per il supporto e per aver reso questa giornata positiva, considerando la formula impegnativa servono molte persone per indirizzare al meglio un gruppo così numeroso e servono anche altri di supporto.
Voglio ringraziare in primis Davide, co-autore di tracciato e management e guida del gruppo numero uno
Poi Elia, sempre presente a darmi una mano anche nella tracciatura e a sorbirsi le situazioni più impegnative
Christian, Daniele, Alberto e Mike per essere stati ottime spalle dei due gruppi
Federica e Lorenzo per il gruppo del corto e la pazienza che hanno avuto a gestire situazioni complicate
Antonia, Michela, Eduard per la guida delle ammiraglie che, fortunatamente, sono servite a poco ma erano pronte per soccorrere eventuali incidenti più seri
L’azienda Guerci per l’ospitalità e la super merenda (dove la trovate una degustazione così a 7€? )
Ed un altro Davide che purtroppo non ha potuto partecipare ma che mi ha prestato la sua bici che ha svolto il suo dovere
Ed per ultimi, ma non meno importanti, ringrazio i partecipanti che ben hanno compreso lo spirito della giornata ed il nostro ruolo per farli divertire, un evento un po’ cicloturistico ma con dell’agonismo, una sorta di randonée corta e compatta, una gara opzionale ma solo in salita, una giornata ciclo-turistica nel vero senso della parola.

E coi racconti ho finito, ciao e ci vediamo, forse, nel 2018

I vigneti d’Oltrepò di Davide (parte 1)

il 22/10/2017 · Comments Off on I vigneti d’Oltrepò di Davide (parte 1)

Come gia’ descritto da Stefano, subito dopo il via mi sono diretto verso Montalto Pavese insieme ai miei compagni di squadra nella RAT Ride All Terrain, Daniele e Giacomino e a Cristian Secco da tempo ospite fisso di questo appuntamento.
Mi piazzo davanti cercando di salire regolare ma di buon passo per sgranare il plotone fin troppo nutrito. A fianco a me la “randagia” Paola Macedo con cui chiacchiero nei primi km di salita indicandole i vigneti e alcune ville che sorgono di fianco alla strada.
In breve giungiamo a Travaglino, dove abbiamo appuntamento con l’ammiraglia condotta da Michela e Antonia che ci aveva preceduto per evitare di restare bloccata dietro agli oltre 100 partecipanti a questa ciclo-merenda.
Mi volto e vedo che il gruppetto e’ ben definito e conta una ventina di unita’ come rileva prontamente Cristian. Affido dunque a lui e a Mino l’onere di condurli fino alla piazza di Montalto mentre Daniele di buon grado ne sorveglia la coda.
Io mi lascio sfilare con l’intento di trovare un’altra quindicina di candidati ad entrare nel primo gruppo in modo da ripartire al meglio il numero di partecipanti tra i due gruppi che affronteranno l’itinerrio piu’ lungo.
Diversi partecipanti mi superano e io li incoraggio dicendo che il gruppo li attende poco piu’ avanti, fermo a Montalto, fin quando vengo raggiunto da Stefano e decidiamo che mentre io inseriro’ nel primo gruppo i partecipanti arrivati con lui, egli stesso si occupera’ di fermare e ricompattare i rimanenti.

Giugniamo cosi’ a Montalto e io faccio segno a tutti i presenti di ripartire, eccezion fatta ovviamente per stefano e per tre locali, pur dotati di buona gamba, per motivi di tempo, devono limitarsi al percorso breve.
Cristian e Mino si portano cosi’ appresso una trentina di persone mentre io e Daniele ci sinceriamo che nessuno rimanga attardato. Le ri-partenze sono sempre infatti delle fasi molto critiche. Bisogna verificare che tutti siano effettivamente in sella prima di chiedere il classico “pronti?” e ripartire, dato che di solito la risposta e’ un mormorio di dubbia interpretazione. E quando si ri-parte, bisogna comunque sincerarsi che nessuno sia distratto… a volte basta avere la testa bassa sul computerino per non rendersi conto di dove il gruppo si e’ diretto.

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Superiamo senza intoppi la ripida ma ben asfaltata discesa di Bosco della Chiesa e imbocchiamo la salita che porta al Carmine. Lascio Daniele con un gruppetto di retroguardia e inizio a risalire i vari partecipanti, che hanno affrontato la salita ciascuno del suo passo. Di tanto in tanto mi fermo a chiacchierare con qualcuno per sapere da dove arrivano, se hanno gia’ pedalato in Oltrepo’ e constato che per molti questi territori sono una piacevole scoperta: strade poco trafficate, colline punteggiate di castelli e vigneti. Come noto e’ lo stato delle strade uno dei freni allo sviluppo turistico di questo territorio, ma recentemente qualcosa sta cambiando.
Continuando a risalire arrivo fino ad un gruppetto di cui fa parte Mino che mi informa che davanti c’e’ Cristian con altri due. Perfetto, sia Cristian che Mino conoscono la strada e il resto dei partecipanti e’ abbastanza vicino da restare in contatto visisvo, pertanto dopo un breve allungo faccio una sosta ad un tornante per scattare alcune foto ai vari partecipanti. Al sopraggiungere di Daniele e dell’ammiraglia riparto e raggiungo il grosso del gruppo nel piazzale antistante il ristorante Belvedere al Carmine.

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Dopo una sosta, breve anche per non rischiare confusione con altri gruppetti di ciclisti che tranistano di qui, introduco una variazione alla traccia originale. Fin qui abbiamo seguito il percorso della granfondo di Casteggio e decido di seguirlo ancora scendendo verso Ruino. Una decisione presa si puo’ dire per coerenza con me stesso, essendo io l’autore di quel tracciato, e motivata dal fatto che la giudico piu’ idonea al passaggio di gruppi numerosi, non necessariamente pratici della zona.
Scendo davanti in modo da poter fermare il gruppo alla fine della stessa e consentirne il ricompattamento in vista del tratto lungo la statale della Val Tidone. Al solito, qualcuno fa fatica ad attendere gli altri e uno allunga, ma poco male, ormai ci siamo tutti e posso ripartire mettendomi in testa per tenere un’andatura tale da tenere il gruppo in fila ma senza esagerare. Soprattutto cerco di non spingere piu’ del dovuto su alcune brevi rimonte evitando di frazionare il gruppo dietro di me. In breve riprendiamo il “fuggiasco” e passato Nibbiano ci avviciniamo rapideamente a Trevozzo. In un paio di occasioni cedo l’onere di tirare a Mino per contare e leggere il viso dei partecipanti per essere certo che non ci siano problemi, mentre Daniele semrpe controlla la coda del gruppo. Abbiamo momentaneamente perso Cristian che col monocorona 34×11 non poteva tenere il nostro passo, ma non e’ un problema dato che e’ “Secco” di nome e di fatto e non fatichera’ a riprenderci sulla successiva salita per Montalbo, dominata dalla caratteristica chiesa dalla cupola ramata.
E’ una salita molto dolce nella prima parte dove di nuovo allungo per fare qualche fotografia, poi riparto e chiudo su un paio che sono andati in ‘fuga”. Questo e’ il bello di questo giro auto gestito… se in salita ne hai vai, se in pianura vuoi tirare tiri, basta che tu sappia dove andare e ti fermi in modo da consentire il ricongiungimento del gruppo. Pertanto, una volta rientrato sui due battistrada e sinceratomi che sappiano da che parte dirigersi agli incroci successivi, di nuovo mi fermo per un paio di fotografie e aggiornarnare tramite WhatsApp le altre “guide” e le ammiraglie sullo stato del gruppo di testa.
Riparto e rientro sul grosso del gruppo che sta affrontando il tratto finale della salita dove le pendenze balzano bruscamente alla doppia cifra.
Qualcuno inizia ad essere stanco ed un paio hanno sbagliato strada ad un bivio dove di recente e’ stata cambiata la segnaletica. Rapidamente l’ammiraglia e un altro partecipante li riportano sulla retta via, cosi’ tutti ci fermiamo nella piazza di Vicobarone dove ne approfittiamo per riempire le borracce e qualcuno anche per una volata in un bar.

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E’ un buon momento anche per fare una pausa nel racconto, nel prossimo descrivero’ come e’ andata fino al rientro a Casteggio.

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