Le corse di inizio 2019

il 03/02/2019 · Comments Off on Le corse di inizio 2019

Gli ultimi racconti di un bel periodo di ferie esteso, tre trail piemontesi per ben cominciare il 2019

5 gennaio, Guardamonte 6hr:
Confesso di non aver capito niente di questo ritrovo, credevo che fosse un autogestito per provare il percorso della gara di Ponte Crenna, ma già lo spostamento della partenza in cima a Guardamonte, su quel colle che osserva il Giarolo e da cui partono col parapendio, mi ha insospettito. Ed infatti si tratta di tutt’altro, di una “folle” idea di Checco Galanzino che vorrebbe proporre una gara di 6 ore su un circuito che stiamo per andare a studiare.
Il primo giro sarà quasi camminato, partiamo con una discesa subito tecnica ed estremamente panoramica sulla val Curone, con un passaggio sotto una parete rocciosa ed un rientro corribile in un sentiero boschivo che porta all’agriturismo Guardamonte, poi passiamo sui costioni rocciosi estremamente panoramici che osservano Bagnaria e Varzi ben più bassi, una meraviglia per gli occhi e l’anima. Rientriamo, il giro è molto bello ma si può fare di meglio, dopo esserci alleggeriti d’abito corricchiamo seguendo la traccia precedentemente preparata, ma con una deviazione nel bosco che ci porta sotto alle falesie che fanno da palestra agli arrampicatori, quelli con corde ed attrezzatura. Se il giro di prima era bello, questo è semplicemente il più bell’anello di 6km di tutto l’Appennino settentrionale, e non scherzo. Molto duro e variegato come percorso, ma eccellente, può rapirti i pensieri nella sua meravigliosa bellezza.

Pranzo assieme e poi, essendo presto, rinuncio ad un agevole rientro in auto per camminare 6,5km sino a casa lungo lo Staffora

Il pezzo iniziale dell’anello (foto di repertorio)
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Osservando Varzi
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Altra visuale verso Varzi
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Punti panoramici verso il monte Vallassa
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6 gennaio, Garbagna trail autogestito:
Dopo l’aperitivo importante della sera precedente il freddo mattutino a Garbagna lo combatto esalando il calore del vino, nonostante la strada parzialmente gelata non voglio mancare ad un appuntamento organizzato dagli autori del “Garbagna trail Montebore”, la gara a cui sono più affezionato, e come me siamo una sessantina tra podisti e camminatori.
Il gelo della valle viene velocemente sovrastato dal caldo di una giornata dalle forti inversioni termiche, già al terzo chilometro mi alleggerisco e d’ora in avanti il calore dei bicchieri di rosso sarà un ostacolo ad un’andatura necessariamente a singhiozzo per ricompattare il numeroso gruppo, ma il percorso bello che scopre angoli nascosti fa dimenticare queste inversioni termiche violente che ci stanno accompagnando da due settimane.
A metà c’è il ristoro, qui fanno le cose in grande ed abbiamo l’imbarazzo della scelta: panettone o pandoro, acqua o thé, vino o birra… E tutto finisce in fretta, che bocche che abbiamo noi trail-runners! Svalichiamo in cima al monte S.Vito con una scenica foto sotto la croce incastrata tra le rocce, quindi visto l’orario decidiamo di allungare scendendo dal pistino di mtb e lungo altri sentieri che poco aggiungono se non qualche rovo o una picchiata in un campo, ma che almeno ci evitano un lungo pezzo di asfalto.
Garbagna è segno di qualità, compreso il pranzo convenzionato presso la Soms. Bravi!

Il gruppone alla partenza
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Ristoro coi fiocchi (e col vino)
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Eccoci sul monte san Vito
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L’arrivo spensierato
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13 gennaio, monte Tobbio:
L’invito non potevo rifiutarlo, il monte Tobbio è una delle due cime importanti in zona su cui ancora non ho messo piede (l’altro è il monte Alfeo) ed accetto volentieri l’invito dell’Azalai ad un allenamento di gruppo. E’ inutile che vi racconti del fresco alla partenza e del tepore all’arrivo, vestirsi è complicato in questo periodo, ma io sono abbastanza abile a scegliere bene tanto che come non ho patito freddo alla partenza, non ho nemmeno sudato tanto in seguito.
Inizio lungo il sentiero del Gorzente sino alla diga del lago Bruno, via stretta con tante rocce e tratti ghiacciati a cui fare attenzione, poi si comincia a fare sul serio con tratti in salita da prendere in agilità, alcuni guadi sdrucciolevoli e cascine disperse nell’ambiente selvaggio tra Voltaggio e Capanne di Marcarolo. Me ne sono accorto solo alla fine, ma abbiamo scalato la parte sommitale sino ai 1080m della cima passando dalla direttissima, una bella verticale tutta polpacci e quadricipiti ancora provati dalla bici del giorno precedente, ma da lassù la vista su … tutto è incredibile: metà arco Alpino, Gaviese e Monferrato, Appennino e pianura, mare e Liguria. Non a caso appoggiati alle mura della chiesetta ci sono già decine di camminatori.
La discesa è la parte più impegnativa, molto tecnica in cui fare sempre attenzione ad ogni passo, è un attimo appoggiare male il piede e prendere una storta come successo ad uno di noi, senza gravi conseguenze però. Si rivela un allenamento molto duro, molto muscolare e faticoso nei suoi vari aspetti, un’uscita da ristorare con un bel pranzetto alla baita!

Guado semighiacciato su cui fare attenzione
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Foto di gruppo alla diga
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La Beta osserva il sentiero che sale
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Panorama sul gaviese
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Se il 2018/2019 inizia così, le possibilità sono due: o sarà un’annata memorabile, oppure mi farà pagare il conto. Spero nella prima, ma intanto spero di avervi allietato con i miei racconti che, seppur non ciclistici, parlano di giri e salite

Under Avventure

Fine anno al mare

il 28/01/2019 · Comments Off on Fine anno al mare

Riprendo coi racconti di queste belle ferie natalizie, per finire bene un 2018 iniziato male, continuato con belle escursioni liguri e terminato con due occasioni nella mia regione preferita, due uscite con sveglia presto ed autostrada sino a vedere il blu del mare.

29 dicembre
La sveglia suona ad un orario per me improbo, alle 8:00 siamo al casello per una classica escursione della Liguria, quella a Punta Martin, cima sopra Voltri non particolarmente alta coi suoi soli 1001m, ma estremamente panoramica ed anche ardua da raggiungere. Dopo un caffé a Masone e i tornanti del Turchino parcheggiamo noi quattro ad Acquasanta ed iniziamo tranquilli su uno scivoloso lastricato che ci porta alle ultime abitazioni di questa frazione di Mele, primo entroterra. I monti davanti a noi sono brulli e minacciosi, scalarli non sarà una passeggiata.
L’inizio è ancora semplice, dopo il guado però cominciamo ad arrampicarci su pendenze mai dome sinché non raggiungiamo il vero crinale. Il panorama si amplia in fretta, la visuale sul Tirreno è parzialmente ostruita da nubi floattanti in questa giornata simil-primaverile e la fatica si fa viva, un sentierino stretto si spinge verso la parte sommitale ed ogni tanto viene comodo appoggiare le mani sulle rocce per assicurarsi contro lo scivolamento delle scarpe sull’umidità trasudata dalla pietra. Sapevo che si tratta di una salita semi-alpinistica, ma mentre credo che il peggio sia già passato gli altri mi fanno sapere che questa è ancora la parte facile… Non soffro di vertigini, però la paura di scivolare e magari cadere per vari metri nei burroni che ci affiancano mi rende iper-prudente, ancor di più quando i passi si fanno faticosi tra un masso e l’altro, quando certi passaggi sono proprio esposti e quando veramente io, almeno io, posso parlare di linea di confine tra escursionismo ed alpinismo. Nulla che non si possa fare, ma bisogna già avere una buona attitudine alla montagna.
A furia di scalare come un impedito Messner arrivo in cima assieme agli altri, le nubi lasciano spazio alle visuali a 360° che si godono dalla croce posta in vetta. Ora il peggio è passato, una sella ben più agevole ci porta al rifugio Bellani, due casette con posti letto, griglia, un presepe e pure del vino disponibile ai numerosi viandanti che oggi approfittano di questa splendida giornata.

La discesa inizia semplice, da trail normale e corribile, ma poi pian piano peggiora: sassi sempre più grossi si presentano sotto i nostri piedi, le pareti si verticalizzano e già camminare diventa faticoso con le mani perennemente alla ricerca di un appoggio sicuro per scendere. Fortuna che doveva essere semplice… Entriamo in un boschetto, si va meglio ma si rimane su pendenze superiori al 20% con sassi o brecciolino, sebbene ogni tanto ci si possa rilassare quando il sentiero largo mezzo metro spiana, qui invidio quegli stambecchi che ammiriamo aggrappati sui costioni sopra di noi.
Ma tutto finisce, rientriamo sul facile tracciato percorso all’andata e poi ritroviamo l’asfalto, il giro è finito! 13km, 1000disl, un’escursione ai limiti del piacere per un timoroso come me ed un ovvio aperitivo a Masone per festeggiare la giornata e l’anno che sta finendo

Il guado del rio Baiardetto
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E questa è la parte semplice
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L’ho detto che per me è alpinismo
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Passaggi alpini
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31 dicembre
L’idea è troppo ignorante per dire di no: una mezza maratona al mare di Arenzano, seguendo inizialmente il percorso ufficiale della mezza lungo la nuova ciclabile del lungomare e poi deviando verso la collina per non fare solo un breve percorso a bastone. Siamo io, Paolo e Davide, il ritmo sarà tranquillo ma stasera si festeggia, non possiamo tirarci il collo già oggi!
Ad Arenzano fa caldo, partiamo in maniche corte e a contatto con la spiaggia cominciamo a sudare, qualche galleria taglia l’antipatica orografia ligure pur di non abbandonare il suono delle onde e noi incrociamo felici altri runner da riviera. La mareggiata di questo autunno ha distrutto alcuni tratti e non possiamo proseguire oltre Cogoleto, per cui torniamo sui nostri passi ed imbocchiamo il mio itinerario studiato alla buona la sera precedente che sale verso Sciarborasca su una strada asfaltata ma non tanto trafficata, un giusto compromesso tra semplicità e bellezza. Arrivati in cima abbandoniamo l’agio per un tratto che io credevo sterrato, ma che si rivela essere un vero trail per pendenze e fondo sconnesso, immersi nell’odore della macchia mediterranea con viste non eccelse sulle spiagge e sul blu dell’acqua. Il pezzo in discesa è fin peggiore, quasi impossibile correre su tali sconnessioni, tanto che la corsa si trasforma in camminata veloce sino al rientro bitumato a Lerca, sopra Arenzano.
Ho trovato dei buoni tagli, passiamo dentro la frazione evitando la galleria, tramite una scalinata evitiamo il traffico e senza volerlo ci troviamo nella zona industriale, brutta e collinare, ma almeno senza tanti veicoli a farci respirare lo smog. Poi ritorniamo in paese e grazie ad un passaggio nel parco del municipio scendiamo sino al mare e alla macchina. 21,4km, una mezza maratona ma molto variegata, ottima come ultima corsa del 2019! Abbiamo fame di focaccia e sete di birra che ben presto smorziamo con qualche giro in centro, ma è ora di andare, il capodanno ci aspetta…

I tre del trio Arenzano
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Il pezzo trail, più tecnico del previsto

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Però ora reinizia la discesa asfaltata
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Panorama su Lerca
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Under Escursioni

Ricordati di santificare le feste, correndo trail

il 20/01/2019 · Comments Off on Ricordati di santificare le feste, correndo trail

Ricordati di santificare le feste, un comandamento valido anche per gli sportivi. Ed oggi infatti vi racconto di quattro corse festive, più pretesti per restare in compagnia e brindare alla fatica passata che allenamenti.

natale:
E’ natale ed è quasi un obbligo uscire per lo smaltimento preventivo del pranzo tanto che avevo già progettato un lungo mattutino, ma poi su idea di coach Federico ci siamo trovati per una corsetta a Nazzano, prima collina del mio paese. Per allungare parto da casa a piedi affrontando una temperatura ancora fredda, 2,5km extra ottimi come riscaldamento prima di conoscere “il Mallo” e di trovare gli altri tre che, al contrario mio, devono ancora accendere il motore. Inizio in salita, un po’ di fango e già più caldo laddove i panorami si fanno interessanti su Rivanazzano, sul castello di Nazzano e sulla pianura vogherese, un toccasana per gli altri che non sono più abituati a certe viste, causa infortuni o residenza a Milano.
Altra salita nel bosco, scivolata mia nel fango che mi sporca i vestiti e tirata fino ai tiepidi 500m del Monte. La discesa è tutta sui pistini da mtb stretti e curvosi che mettono alla prova le nostre capacità di discesisti, ma sono anche divertentissimi! E’ ora di salutarci, gli altri andranno a fare aperitivo, io rientro a casa per altri 2500m extra. In fondo è natale ed ho degli obblighi familiari

Si sale corricchiando
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Nazzano e Rivanazzano da Cà del Conte
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Un pezzo per far girare le gambe. Manca poco ed è leggera discesa
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S.Stefano:
Smaltimento preventivo ieri, smaltimento anche oggi a S.Ponzo. Siamo in 8 per un classicissimo itinerario delle grotte e di Guardamonte, uno degli angoli nascosti tra Oltrepò e alessandrino che più di tutti sanno affascinare. Giù fa fresco, la salita sempre corribile sino alle grotte è perfetta per riscaldare i muscoli, ma salendo incontriamo l’aria più tiepida che come una specie di brezza marina ci scalda i cuori mentre ammiriamo dei panorami che si aprono sul Giarolo, sulle valli Staffora e Curone, sulle montagne appenniniche e pure sulle Alpi che sovrastano il gelido catino padano. C’è chi vorrebbe rimanere su questi spuntoni rocciosi a lungo (tutti noi 8 per la precisione), chi dice di aver intravisto un lupo (strano ma possibile da queste parti), chi come me scopre nuovi passaggi sino agli scavi archeologici, ma tutti siamo contenti di essere qui e qualche minuto di relax sulle gradinate dell’osservatorio astronomico permettono di goderci questi momenti di compagnia.
Si scende, c’è chi rotola per terra in maniera artistica e senza conseguenze, chi si fa un graffietto tra i rovi e chi apprezza il terreno praticamente asciutto, solo 11km ma bellissimi. E poi si scopre che non scherzavo quando parlavo di stappare il vino, una bottiglia di bianco finisce in fretta per noi otto bocche voraci

Azzurra e Sabina si rilassano a Guardamonte. E chi vorrebbe scendere da qui?
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Foto di gruppo a Guardamonte
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All’ osservatorio un momento di pacifica sosta
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30 dicembre:
L’ultimo trail dell’anno, il capodanno podistico ci vede in undici a Bagnaria con un freddo secco che ci taglia la pelle. Il primo tratto piano è una tortura, ma poi abbandoniamo la valle Staffora per salire molto decisi verso Vignola e le sue pareti verticali. Ci è bastato poco dislivello per cambiare stagione, qui fa già caldo e tutti ci stiamo spogliando, sembra primavera mentre dieci minuti fa era pieno inverno. Il pezzo duro prosegue sul sentiero franato ed aggirato con passaggi tra le rocce aggrappati ai cavi di acciaio posti per sicurezzi, si continua poi districandosi tra piante cadute nel gelicidio 2017, però dopo questo tratto sporco andiamo finalmente tranquilli e senza sforzi sino all’eremo di S.Alberto che merita una profana visita e tante foto a noi e all’arco alpino qui ben visibile.
Ci guardiamo in faccia e decidiamo di tagliare, abbiamo due aperitivi da fare e accorciamo scendendo diretti verso Bagnaria, dapprima correndo nel bosco e poi con una discesa ripida interrotta dal “punto wow”, uno sperone ultra-panoramico sulla valle Staffora e zone limitrofe, punto perfetto per dei selfie. Altro pezzo ripido ed in un attimo siamo nel borgo medioevale rialzato rispetto alla statale e alla nostra partenza.
Ho promesso a Francesca, altra iscritta Onav come il sottoscritto, che le avrei fatto assaggiare un “bianco in rosso” ed infatti stappo una bottiglia molto particolare dal colore ocra, torbida, con tanto fondo ed acidità elevata che però nella sua particolarità piace a tutti. Ci fermiamo poi al bar per una birretta, si deve brindare all’ultimo trail dell’anno!

Si sale verso Vignola, le nostre Dolomiti
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All’ eremo di S.Alberto di Buttrio. Sosta obbligata
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Selfie di gruppo al punto “wow” sopra Bagnaria
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E come promesso si brinda con questo bianco laziale molto particolare
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Cin cin a noi!
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1 gennaio:
E’ ormai una tradizione quella della prima corsa dell’anno da Paolo, tra Borgo Priolo e Schizzola per il classicissimo giro del monte Morino. Dopo i bagordi della notte ci troviamo alle 10 in una giornata insolitamente uggiosa, di panorami oggi ne avremo ben pochi ma non è un problema, bastiamo noi otto per divertirci.
Pronti via siamo in salita ed il terreno è umido, arriviamo sulla montagnola da cui si lanciano col parapendio e ci buttiamo verticali anche noi in discesa tra ginepri e campi erbosi. Dell’asfalto anticipa il tratto del Morino, la via nelle vigne è un’argillona che si attacca alle scarpe e rende allenante anche la sola camminata, blocchi di 1kg per piede non ci permettono di correre sinché dopo Barisonzo la situazione non migliora e ritorna ad essere corribile. Questo è un tratto di stimolante libertà, ognuno prosegue col suo ritmo in un continuo saliscendi che non da tempo di rifiatare, un esercizio perfetto tra strappi, discese veloci e pianori troppo brevi per poter rifiatare.
Anche oggi decidiamo di tagliare, comincia ad essere tardi e rientriamo poco dopo sull’asfalto restando uniti sino agli ultimi 600m di salita, nella quale ognuno fa il proprio passo ideale. E buon 2019 se inizia così, che bello formare questi gruppi di amici che faticano, si sfidano ma poi si siedono a mangiare salame e bere vino!

Non è un granché come giornata
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Panorami non incredibili, ma invisibili. Quel che conta è la compagnia
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Under Avventure

Un’ escursione al mare di Sori

il 14/12/2018 · Comments Off on Un’ escursione al mare di Sori

Ma se invece della vertical Rovaiolo-Lesima, col rischio di trovare freddo e vento in vetta dopo una scalata tutta da sudare, se al posto di questa giornata andassimo al mare per terminare la via del sale e mangiare il pesce come non siamo riusciti a fine settembre, cosa ne dite?
Ed è così che il solito trio si è riunito per partire da Sori in una limpida e temperata giornata di inizio inverno con lo scopo di un percorso che prevede la discesa verso il mare che erroneamente perdemmo allungando sino a Recco. Il pesce è di nuovo saltato, alle 16 eravamo in spiaggia ed abbiamo preferito rientrare prima, ma il resto del giro ne è valsa veramente la dura pena. 18,5km (più uno di rientro alla partenza), quasi 1400disl che sono tantissimi

Il solito trio
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Alle 11 siamo pronti, vestiti lunghi leggeri e pronti ad un leggero sbalzo termico dovuto alla differenza di quota di 900m, iniziamo come sempre con le prime difficoltà nel trovare la via giusta, la traccia segue un marciapiede lungo il torrente che però non è accessibile dalla nostra posizione, una volta ripresa fatichiamo a trovare la via corretta tra terrugge e cortili accessibili solo tramite ripide scalinate ed è solo grazie alle indicazioni di un abitante che finalmente imbocchiamo lo sterrato verso Teriasca, ripido e roccioso come la Liguria ci ha ormai abituato. Il sentiero è ricoperto da tanti pallini rossi, sembrano fragoline ma in realtà si tratta di tutt’altro, di Corbezzoli come ci spiega Edo, di un frutto introvabile dalle nostre parti ma di cui andava ghiotto quando ancora viveva a Tirana, e le soste per soddisfare la gola ci fanno perdere tanto tempo quante solo le dolci e rosse calorie acquisite in questo “paleo-spuntino” come l’ho soprannominato.

I corbezzoli
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Arriviamo a Teriasca arrampicandoci su una vietta cementata che passa sotto abitazioni in pietra avvinghiate alla roccia, con passaggi lungo i cortili e nello spazio rubato dai liguri alla loro ripida terra, poi riprendiamo a salire ancora più decisi sul crinale del monte Fasce, con ampi panorami che si aprono sui riflessi del mare che ci accecano e su viste sempre più lontane che arrivano all’isola d’Elba, Capraia e pure al dito della Corsica. Davanti a noi un bivio, ma con mio dispiacere i cartelli non mandano sulla direttrice più verticale ed arrivano quasi all’asfalto, dove senza discuterne con gli altri decido di abbandonare la traccia corretta avventurandomi sul crinale di una montagnetta. La scelta si rivela ottima, la vista è stupenda e non possiamo ripartire prima di fotografare i 360° che ci circondano.
Scendiamo alla strada e ricordiamo questo posto, quando stavamo per scendere dalla parte sbagliata (ma, col senno del poi, migliore), ora però abbiamo la direttissima verso il monte Becco su cui stanno pascolando dei cavalli. Bella la loro vita mentre noi col fiato corto sfioriamo questi 900m ventosi e quasi freschi, cima che precede quella più alta del monte Bado raggiunta da un pezzo abbastanza tecnico tra dei ripidi macigni. Il vento è fresco, il panorama sulle isole del mar Ligure ancora più grandioso!

Si sale ripidi
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Ma il monte Fasce in primo piano e la neve sullo sfondo valgono lo sforzo
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Cavalli in libertà sul monte Becco
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Discesa tecnica tra le due vette
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Le croci del monte Bado
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Scendiamo alla sella su un prato reso viscido dalla pioggia della notte, qua ci reincrociamo con la via del sale prendendo però la via alternativa verso Pannesi, un letto di foglie nel bosco che perde quota e che la riacquista sino a sbucare dietro alla trattoria di Case Cornua. Stavolta non ci facciamo fregare ed imbocchiamo il sentiero giusto, ci attende un lungo crinale ben segnato nel quale incontriamo due anziane escursioniste e del quale occasionalmente ignoriamo i segnali per conquistare due nuove vette e delle nuove visuali sul mare.
Ma a me assale una certa ansia, ufficialmente mancano meno di 4km al mare e siamo ad oltre 550m di quota, ma quanto sarà ripido il tratto finale? Ben presto lo scopriremo, inizialmente lo è “piuttosto” ma sempre corribile, poi un po’ peggiora ma rimanendo nei limiti, anzi questi saltelli tra sassi e radici sono molto divertenti ed allenanti per chi come me non fa trail da un mese abbondante. Arriviamo alla chiesa di S.Apollinare, c’è chi ha bisogno di acqua e tutti noi ci strafoghiamo di quei dolci corbezzoli rossi appesi agli alberi, avventurandoci anche nel sottobosco pur di mangiarne qualcuno in più.

Bel panorama verso il Tigullio sulla via del rientro
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Del cemento, e bello ripido, ci porta alla spiegazione del dislivello esagerato: le scale! Tanti tanti gradini stretti che arrivano all’Aurelia e al suo traffico, il mare è davanti a noi in linea d’aria, ma molto più in basso tanto che dobbiamo ancora scendere per toccare la sabbia bagnata da onde nervose che ogni tanto minacciano la nostra contemplazione. E’ fatta, la via del sale è completata con oltre due mesi di ritardo, ci meritiamo una focaccia al formaggio ed un fresco rientro all’auto, con un venticello tutt’altro che salutare. Bene, in attesa della prossima avventura ne è uscita una ottima considerando il poco tempo con cui l’ho preparata

La scalinata finale
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E quanto è bello il mare una volta finita la (parte finale della) via del sale
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Under Escursioni

Il crinale dei monti di Ceriale

il 10/11/2018 · Comments Off on Il crinale dei monti di Ceriale

Dopo una cena molto abbondante, una passeggiata notturna in spiaggia ed una buona dormita è arrivata presto l’ora della colazione, buona ed abbondante al B&B “il giardino degli aranci“. Ce la prendiamo con comodo, per noi si tratta di una mini-vacanza e l’escursione di oggi non è nulla di proibitivo, seppure la Liguria proponga tratti in roccia in cui si procede a velocità ridotta e l’anello di oggi attorno ai crinali dei monti di Ceriale scorra quasi tutto in cresta.
Partiamo da Borghetto S.Spirito a metà mattina ed il caldo sole ci fa dimenticare di essere in pieno ottobre, così come i gradini iniziali che si presentano inattesi dopo 50m ci ricordano che dovremo faticare dopo gli sforzi di ieri i quali, nonostante il ritmo mai alto, si fanno sentire soprattutto nei quadricipiti. Usciamo dalle abitazioni e prendiamo velocemente quota superando altri escursionisti intenti come noi ad affrontare l’arcigno percorso, infatti già da subito ci inerpichiamo in uno stretto sentiero tra la vegetazione udendo qualche inquietante sparo e vedendo i palazzi turistici costieri rimpicciolirsi sotto i nostri occhi.

– Si sale al monte Croce
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Ora siamo in cresta e la cima del monte Croce è proprio davanti a noi, ma raggiungerla è un impegno ed il sole diretto da sud che si rispecchia su un calmo Tirreno picchiandoci sulla schiena non aiuta a rimanere freschi in questa scalata sempre ben segnata da tratti di vernice che confermano ciclicamente la correttezza della via. Il primo obbiettivo è raggiunto e si apre il primo fantastico panorama su Loano, Toirano, Ceriale e sugli altri monti, ma anche se abbiamo tempo da perdere non ci dilunghiamo troppo, ci aspetta una ripida e tecnica discesa prima della seguente ed altrettanto ripida risalita al monte sopra Toirano, che come dice il nome domina il paesino parzialmente nascosto dalla vegetazione. La terza cima è il monte Acuto a 748m, in pochi chilometri abbiamo già guadagnato parecchia quota e vinto dei panorami ancora più ampi che guardano anche verso dove ci stiamo dirigendo, quella parte che sembra vicina e lontana nello stesso tempo. E’ il bello della Liguria, siamo nei pressi del mare ma a quote che per noi sono tipiche dell’alta collina.

– Panorama su Ceriale, Albenga ed isola Gallinara
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– Loano ed il finalese, panorami splendidi
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– Si, dobbiamo salire lassù
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Passiamo una stretta tra le rocce su cui qualcuno ha ironicamente scritto “Termopili” e giungiamo affianco di una chiesetta raggiunta da una strada asfaltata, l’unico pezzo di civiltà a queste quote nonché inizio di una secca via che con pendenze al 30% ci porta alle fortificazioni del Poggio Grande, costruite a fine 800 ed usate come deposito munizioni, cinte murarie ora in parziale rovina ma ancora visitabili nei loro stanzini e cunicoli. Qualche dubbio in discesa non ci fa perdere l’imbocco della carrozzabile agevole tutta da camminare che con qualche taglio ottimamente indicato ci porta al Pizzo Ceresa, sede di antenne ed anche un buon posto per uno scarno pranzo, il massimo che i nostri stomaci possono sopportare dopo le mangiate delle ultime ore.

– Le Termopili
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– Il forte del Poggio Grande
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Qui non c’è più un vero e proprio sentiero, siamo su un crinale pratoso su cui spuntano grosse rocce da evitare e che ci impongono un minimo di attenzione, poi si cambia e si riprende a salire e come la pendenza cambia anche il fondo, il tratto per il monte Pesalto è tutto in pietra e talvolta anche ripido. Una croce vista da lontano ci inganna, ma si tratta solo dell’antecima che precede la vera e propria vetta e la sua vista a 360° su una giornata che vede la foschia aumentare senza però coprire il mare e tutto il viaggio odierno sui crinali.

– Verso il monte Pealda
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– L’antecima. Stiamo camminando proprio qui
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– Selfie sul monte
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Adesso c’è il tratto che più mi spaventa, quello che nel grafico altimetrico è praticamente una linea verticale verso il basso e che difatti scende in picchiata sempre sulla solita pietraia in grana grossa. Marco ed Edo stanno usando i bastoncini e questo li aiuta nel mantenere una stabilità che io non posso permettermi, infatti loro avanzano più spediti ed il mio timore sulle pendenze ripide mi blocca e scava un buon distacco con gli altri. La discesa non è tutta così, infatti poi peggiora: ugualmente pendente, ma tra la vegetazione ed un fondo in terreno scivoloso con dei canali scavati dalla pioggia in cui è facile perdere aderenza e sui quali non so se per me è maggiore il fastidio per un tratto a me non congeniale o il piacere per qualcosa di intrigante. Fortuna che non è una gara, altrimenti avrei perso tutto il vantaggio guadagnato in salita.

Vorrei esultare nel momento in cui mi ricongiungo con gli altri già comodamente seduti, il grosso è fatto ma mancano ancora diversi chilometri e come ripartiamo allunghiamo inutilmente di 100m prima di ritrovare la giusta via che ci porta sull’asfalto. Mai come ora un tratto bitumato e quasi piatto ci fa piacere, le cosce dolgono e la fatica è tastabile… ma qui recuperiamo tempo alzando la media mentre sfioriamo le ville di chi può permettersi un grande giardino panoramico con vista mare, lusso con beffa visto il costante rumore dell’autostrada che qui passa vicina. I monti che prima abbiamo dominato ci guardano austeri dall’alto, noi mestamente continuiamo sull’asfalto o su dello sterrato compatto purtroppo usato come discarica abusiva di bottiglie vuote.

– Ma quanto è bello ora l’asfalto
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Siamo nuovamente su sterrato ed in un pezzo a suo modo molto bello, siamo a bassa quota, il mare non lontano e la vegetazione che ci ripara dal sole sono un toccasana, finalmente ci godiamo appieno il concetto di escursione! Manca poco, ma imbocchiamo un sentiero sbagliato che ci porterebbe sulla statale e che ci obbliga ad un dietrofront per l’ultima stronza salita, giusto una cinquantina di metri all’insù che si reimmettono nella stessa pista dell’andata, poche centinaia di divertenti metri in discesa prima della scalinata finale al parcheggio a quota mare. E’ finita, giro ben più impegnativo del previsto che non ci ha certo demolito, tanto che proseguiamo con una vasca in centro a Loano, un mega-gelato, un bagno in mare ed una birra di aperitivo.

– Ci manca veramente poco per Borghetto S.Spirito
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Una due giorni non intensa, con i giusti spazi per il relax, le foto, gli extra ma anche dei dati tecnici degni di nota. Oggi ad esempio sono 23km e 1450m disl in 6h effettive e 5h in movimento

– Bagno obbligatorio
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