Inversioni termiche di natale

il 10/01/2017 · Comments Off on Inversioni termiche di natale

24 dicembre: vigilia di natale, tra la frenetica corsa agli ultimi regali o la tranquillità di una pedalata in montagna regalata da questo pazzo dicembre scelgo ovviamente la seconda alternativa. Partenza da Varzi e poco dopo cambio idea indurendo il percorso studiato la sera precedente. Da Casanova Staffora c’è per me il duro strappo di Vendersi e subito dopo una delle peggiori salite della zona, lo Scaparina da Massinigo, con un paio di chilometri sopra al 12%, di certo una salita da NON affrontare in inverno. Al passo si vede l’arco alpino svettare sopra lo smog della pianura e la successiva discesa verso Bobbio è gradevole.
Poco fuori il paese imbocco una per me nuova ascesa, quella di Lagobisione, discretamente impegnativa. Scendo nuovamente in val Trebbia e dopo un tratto di statale salgo verso Rossarola, un versante alternativo che porta a Pratolungo / Brallo costeggiando la val Trebbia con occasionali panorami piacevoli ed un odioso fango iniziale che ricopre le ripide pendenze. Sbaglio strada ed allungo più del previsto, il falsopiano verso il Brallo sembra salita e rientro tardi. Però che giro interessante!

91km, 2014m

Monte Rosa dal passo Scaparina
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Bobbio
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Il ponte del diavolo di Bobbio
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Appennino che circonda la val Trebbia
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26 dicembre: S.Stefano, non è stato tanto il pranzo di natale a riempirmi, cioè abbondante nei limiti del normale, ma è stata la sera con birra, vino, salame, panettone a farmi alzare ancora strapieno, con lo stomaco che per sopravvivenza rifiuta ulteriore cibo. Questo giro mi aiuterà a smaltire, ma fa veramente caldo oggi, a Varzi ci sono almeno 12° reali, inverno ma sei forse impazzito?
Calda salita iniziale a Pareto, poi taglio strada con la diretta Fabbrica Curone – Costa Ferrai – Giarolo – Pallavicino, dopo il quale, nonostante sembri primavera, trovo sull’asfalto ancora un dito della neve caduta una settimana fa. Procedo con cautela restando sui pedali e scendo in val Borbera sino a Cabella Ligure seguendo grossomodo il giro del 9 dicembre al contrario.
Arrivare a Capanne di Cosola ha sempre il suo fascino, 1000m consecutivi di dislivello in 17km sono un valore assoluto per l’Appennino e pedalando con estrema calma non sento la fatica, solo occasionalmente qualche brontolio esterno di uno stomaco che lavora duro. In cima a 1500m trovo 10° e pure un piccolo incendio sulle pendici del monte Chiappo, non male per essere inverno.
La discesa del Pian dell’Armà è terribile, ed oltre alle grosse buche che mi costringono a tratti coi freni tirati vi trovo pure la neve in più punti, mai da dovermi appiedare però il contrasto con la primavera di dicembre. Non ne ho ancora abbastanza e da Casanova salgo a Castellaro, una bella salita extra mentre il sole decide di lanciarsi dietro alle colline rendendo Varzi arancione. Questo inverno pazzo prosegue e vi riserverà un terzo racconto!

79km, 2103m

Forse sovrastimato, ma era realmente primavera
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Neve dopo il Giarolo
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Il monte Lesima troppo brullo ed il fumo dell’incendio
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Nubi orografiche svalicano i monti liguri
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Under Avventure

Inversioni termiche, ed io vado in montagna a dicembre

il 29/12/2016 · Comments Off on Inversioni termiche, ed io vado in montagna a dicembre

Se l’inverno 2015 sarà ricordato come un inverno secco e dai forti contrasti termici, questo 2016 è forse ancora peggiore. Meno nebbioso, ma con temperature quasi normali in valle ed eccezionalmente tiepide in montagna. E quindi ho due scelte: partire da casa con 2/3° per salire oppure caricare la bici in macchina e portarmi ai piedi dei monti dove il termometro già segna sui 7°. Cosa ve lo dico a fare di quale sia stata la mia scelta! Meglio fare qualche chilometro in meno, ma con più dislivello e più paesaggi rubati ad una stagione che non vuole arrivare.

9 dicembre: con ancora i postumi di un mal di gola arrivo a S.Sebastiano Curone, in pianura faceva abbastanza freddo mentre qui la differenza termica è sorprendente, si sta quasi bene. Le prime pedalate che risalgono la valle servono per scaldarsi a dovere, poi c’è la prima salita a Cella/Castellaro con forti differenze tra parti in ombra e soleggiate, fa caldo ma si trova ancora il ghiaccio dove non batte il sole. Questo è solo il preludio, da Casanova risalgo tutta la val Staffora col passo del Giovà, impegnativo specie nella parte iniziale, ed arrivo ai 1500m di Capanne di Cosola dove il tepore primaverile contrasta con la data impressa sul calendario. Mi rimetto i copriscarpe però, non voglio esagerare.
Discesa piacevole ed ultima salita del Giarolo lungo la via secondaria di Vendersi, in cui patisco il caldo. Agli 800m di Giarolo si sta molto bene, ma scesi verso S.Sebastiano dei brividi gelati scorrono lungo il corpo, ora fa veramente fresco, ma sono ormai arrivato.

76km, 1865m

All’ ombra è ancora tutto brinato
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Nebbie orografiche da Capanne di Cosola, e sopra c’è il Monviso
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Monte Lesima e monte Alfeo
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S.Sebastiano Curone, bel paesino
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11 dicembre: per anni è stato il mio inizio simbolico della stagione successiva, il giorno in cui riprendevo la bici per le prime uscite dopo un lungo stacco a novembre. Ma negli ultimi anni ho dato più continuità per cui oggi è solo una data che ricordo con nostalgico affetto. Uscita breve dopo pranzo con partenza da Varzi e tracciato molto lineare: Varzi – Brallo – Piani di Lesima, gli stessi luoghi su cui il giorno prima sono andato a correre toccando la cima del monte Lesima, 1724m su cui degli insetti volavano curiosi ed incuranti della data.
Strade molto bagnate nei punti in ombra, ma clima sempre piacevole sopra lo strato di foschia che soffoca la pianura, seppur con qualche grado in meno dei giorni passati. Sino al Brallo è tutta una strada a doppia corsia, poi si restringe ed indurisce arrivando a Prodongo, da cui diventa un filo di asfalto ruvido in un fitto bosco sotto il pallone bianco del Lesima. Allungo sino a vedere la val Trebbia, poi rientro raggiungendo Varzi solo al tramonto.

58km, 1280m

Il Lesima salendo ai piani
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Sono arrivato fino a vedere la val Trebbia
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Nebbie orografiche provenienti dal mare
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La stradina che sale da Zerba. Un autentico muro
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Under Avventure

Halloween a Genova

il 22/11/2016 · Comments Off on Halloween a Genova

Halloween 2016

Un clima da paura in pianura padana, con nebbia e pioviggine che invogliano ad una giornata al caldo sotto le coperte. Ma ben conosco il clima padano e mi trovo con il valenzano Alessandro a Tortona per trasferirci in auto a Genova, parcheggiando appena fuori dal casello e già lì venendo il sole ed una temperatura ben più mite nonostante le raffiche di tramontana che spingono la nebbia oltre ai crinali montani. E’ un giro duro che ho studiato un anno fa su alcune strade per me ancora sconosciute e solo ora riesco a proporlo.

L’inizio sulla trafficata val Bisagno è brutto, sfiliamo auto sulla larga strada sino all’imbocco della prima salita di Bavari da un versante alternativo, con stretti tornanti tra abitazioni che sfidano la roccia per rubare alla natura quei pochi metri quadrati possibili. Svalichiamo senza problemi e scendiamo sino al quartiere di Apparizione, vedendo il corretto bivio del monte Fasce solo grazie alla traccia sul Garmin.
Questa sarà la salita principale della giornata, con oltre 700m verticali è una delle più importanti della zona e presenza pendenze impegnative nella prima parte, quella più urbanizzata dalle ultime propaggini della grande città. Poi, paradossalmente, si entra nella natura e la strada si allarga diventando più agevole, il duro è fatto e noi possiamo ammirare l’inquietante cascata di nebbia che dalle alture scende verso il mare evaporando e rendendo la parte ovest più grigia, mentre noi climaticamente stiamo benissimo. Credo sia la terza volta che passo qui, ma è la prima in cui riesco a vedere il mare, questo monte è la patria delle nebbie orografiche essendo il luogo in cui l’aria umida del Ligure incontra quella più fredda della montagna.

La discesa sino a Recco scorre veloce assieme ad altri ciclisti, ma noi ci fermiamo per un boccone di celeberrima focaccia e per qualche piccola ghiottoneria da portarci appresso. Ora c’è la Ruta, un classicissimo, che affrontiamo però dal versante alternativo e troppo trafficato di Camogli. Sin’ora il giro è stato deludente, principalmente per il troppo ed inaspettato casino odierno. E’ lunedì, ma domani sarà festa, confidavo in strade meno frequentate.
Scendiamo a Rapallo e lo attraversiamo facilmente sempre grazie alla traccia gps, d’ora in avanti ci lasceremo dietro tutte le macchine e la fatica nel districarsi tra esse. Davanti a noi una facile ma lunga salita al passo Crocetta, sempre pedalabile con bei tornanti che si innalzano dandoci parziali viste sul golfo dei poeti, salita che però arriva a 599m partendo praticamente dal mare.

Arriviamo in discesa in val Entella, in un attimo abbiamo perso quasi 500m di quota. Che differenza di asfalto tra queste zone e l’Oltrepò, dove lasciarsi andare è sempre un rischio! La traccia segnala un bivio fra 13km e mi viene l’angoscia a pensare a 13km di falsopiano risalendo completamente la valle sino all’imbocco del passo dello Scoffera… E’ una noia totale, ma arriviamo e prendiamo questa deviazione poco frequentata che ci riporterà in val Bisagno attraverso Maxena e S.Alberto. Subito però iniziano gli intoppi: delle barriere in cemento chiudono la strada e noi da bravi ciclisti li ignoriamo proseguendo tra rami e foglie su una carreggiata molto sporca che finisce in una frana… Però a piedi si passa, e superato l’intoppo ritorniamo alla civiltà alla frazione successiva e saliamo ancora di molto su rampe anche dure. Noi stiamo cominciando a sentire la fatica di questo giro, erò ognuno al proprio ritmo svalichiamo e dopo un paio di minuti di sosta ripartiamo per goderci l’ultima discesa di rientro.

Se c’è qualche dubbio fermiamoci, ma non credo“, e quando si dice così è normale rimanere bloccati dopo 100m dovendo decidere se svoltare a destra o a sinistra, San Garmin però ci è di aiuto e ci indica la corretta via con tanti tornanti stretti attraverso frazioni che oggi stridono rispetto al casino trafficato della riviera, qui il tempo sembra essersi fermato agli anni 50. Però, sempre a proposito di tempo, non siamo in ritardo, ma avendo cambiato ieri l’ora il sole comincia ad essere basso dietro ai monti e comincia a fare freddo, questo tratto di valle è molto stretto e complice una ritrovata tramontana qualche brivido entra nel nostro abbigliamento.

Manca poco però, siamo a Genova e dobbiamo affrontare solo 5km tra semafori ed auto parcheggiate prima di essere finalmente di nuovo alla macchina e prima del viaggio di rientro nel clima di Halloween della pianura padana.

118km, 2550m disl ed un giro bellissimo come altimetria, ma brutto per traffico e panorami non stupendi. Qualcosa che non consiglierei ma che in fondo non è stato terribile.

Genova dalla parte alta del quartiere Apparizionegenova5-01
Alessandro sfida il monte Fasce
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La nebbia che scavalca le montagne sopra la città
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Il monte Fasce
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Dal passo della Crocetta verso Rapallo
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La frana finale ci ha costretto ad una camminata
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Under Avventure

Gavia, ed ora Mortirolo da Grosotto

il 07/11/2016 · Comments Off on Gavia, ed ora Mortirolo da Grosotto

Bormio e Valtellina, 28 agosto

Siamo a Bormio e stiamo gustandoci un gelato dopo aver scalato il Gavia e prima del Mortirolo preceduto dalla discesa della valle col forte vento contrario. Pino e Carlo giustamente stanno puntando ad una di quelle salite che hanno fatto la storia del ciclismo, il Mortirolo da Mazzo (non serve che ve lo descriva, vero?), mentre Claudio ha intenzione di seguirmi sul versante da Grosio, in quanto io già conosco la via classica e voglio almeno onorare quella che per me è la Salita con la Esse maiuscola scalandola da un lato ancora ignoto.

Viste le mie intenzioni arrendevoli mi metto in testa e complice il vento contrario fatico a stare sui 30 nonostante il lieve falsopiano, viaggiamo sulla larga e deserta strada che affianca la nuova statale in galleria e sfioramo la gigantesca frana che nell’87 è costata la vita a 35 persone. Fino a Sondalo è una sofferenza svolgere il mio ruolo di mulo, poi inizia la discesa che ci porta a Grosio ed almeno procediamo spediti, forse fin troppo… Vedo di sfuggita un cartello recante “passo Mortirolo”, ma riesco a fermare gli altri solo 1km più avanti in paese. Ops, mi sa che ci tocca tornare indietro… ma Claudio non vuole, si unisce agli altri consapevole di ciò che lo attende. Io però desisto e rimango fermo ragionando sulla cartografia salvata sul cellulare: indietro non mi va, ma nemmeno il passo classico, ancor meno il super-Mortirolo da S.Agata di Tovo, dopo molti ripensamenti punto alla scalata meno nota, quella di Grosotto, una lingua di asfalto nel bosco di cui non conosco nulla.

Arrivo a Grosotto, mi svuoto la vescica ed affronto l’ignoto. E’ pur sempre un Mortirolo, ovviamente duro e con la catena che salta velocemente sul 34×28, mi alzo sui pedali quando le rampe diventano così dure da far impazzire il Garmin che segna 0% di pendenza, mi riposo quando spiana con addirittura 100m realmente piatti, e poi continuo con lo stesso andazzo che alterna 20% e tratti molto più facili. Ho solo dei dubbi a due bivi, è realmente una stradina sperduta che porta giusto a quattro case ancora vive con persone che mi fanno i complimenti per la mia scelta coraggiosa (“che coraggio, bravo!”). E’ dura, ma è normale, per quanto posso non vado fuorigiri e già calcolo se, tra ritardo accumulato e minor dislivello, chi tra noi sarà a dover aspettare.
Ad un certo punto la carreggiata sfocia in una sua sorella più larga, è quella che sale da Grosio che però si chiama comunque “Mortirolo” e mi impegna abbastanza con 1000m al 10% ed altri successivi alla media del sette, di cui i primi 500m sono al 13 ed i restanti quasi piatti. Facile è un termine relativo rispetto al resto, anche questa è una Salita vera. Arrivo ad un ulteriore bivio, mi mancano quasi 3km che, nonostante siano i più facili, sono comunque duri e che mi portano al Passo, quello per cui ho una sorta di ammirazione. Per darvi un’idea, ho realizzato un software ciclistico e la barra di caricamento è la sua altimetria…

Vittoria! Sono al passo e gli altri non ci sono ancora. Non è come la prima volta (che non si scorda mai), ma è sempre un’emozione. Parlo con un motociclista e guardo incuriosito il “lurido” col camioncino che vende panini e birre, un posto particolare in cui lavorare ma che nei weekend ha la sua efficacia.
Nell’attesa pubblico su Facebook una tripletta di foto raccontando le ultime 24 ore, tra Gavia Mortirolo e la cena di ieri con la boccetta di Genepy in mano, e quindi controllo i dati della salita rimanendoci di merda: complessivamente anche questo versante ha pendenza media del 10,4% su 11km, difficoltà fin superiore a Mazzo e, nel pezzo iniziale, 4,5km al 12,8% (DODICI virgola otto) con 1km al 16,2% (SEDICI!!!). A saperlo avrei rinunciato da subito, ed invece ho nuovamente onorato il Mortirolo con un lato più duro di quello ufficiale.

Arrivano anche gli altri, hanno faticato ma l’hanno conquistato dopo una sosta al monumento dedicato a Pantani, per gratificarsi si regalano una birretta al camioncino mentre alcune ragazze si fanno prestare la mia bici per delle foto di rito sotto il passo. E’ fatta, ci rimane solo la bella discesa verso Monno ed Incudine che ci riporta al furgone, è tardi ma la gioia è per tutti, sia per Claudio Carlo e Pino che hanno finito uno dei 10 anelli assolutamente da vivere almeno una volta, sia per me col nuovo Mortirolo.

Questa piccola vacanza è andata, graziati dal clima ed in difficoltà iniziale a causa del salmone avvelenato abbiamo cambiato gli obbiettivi strada facendo, ma avremo altre occasioni per Crocedomini e Maniva.

Praticamente sali di qui a tuo rischio e pericolo
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Si brinda al passo Mortirolo
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Foto immancabile ed obbligatoria secondo il codice ciclistico
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Carlo trova un modo per appendere la bici
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Gavia e Mortirolo: il Gavia

il 31/10/2016 · Comments Off on Gavia e Mortirolo: il Gavia

Incudine (BS), 28 agosto 2016

Siamo ad Incudine in alta val Camonica per quello che per gli altri sarà il giro epico di questa piccola vacanza. Ci siamo mossi in furgone sino a qui per motivi pratici, sia per togliere un noioso pezzo di salita trafficata e sia per poter essere subito pronti al rientro dopo la discesa da sua maestà il Mortirolo. Le interiora di Claudio, offese venerdì da un salmone avvelenato, ormai si stanno riprendendo e richiedono una preparazione in un bar al paese appena successivo in direzione Ponte di Legno. Pino e Carlo ci stanno aspettando più avanti, io e lui invece scopriamo una strada secondaria che ci toglie una buona fetta di traffico.

Ricongiunti attraversiamo Ponte di Legno su rampe in pavée sfiorando i turisti che si godono questa giornata pienamente estiva, usciamo e su un leggero falsopiano approcciamo il primo moloch, una signora salita con complessivi 1400m verticali e pendenze interessanti quanto i bei panorami che subito si aprono sul ghiacciaio dell’ Adamello. Tutti procediamo col freno tirato ben consapevoli di cosa ci aspetterà, l’inizio su strada larga inganna ma non richiede doti particolari, ma dalla famosa sbarra tutto camba: la carreggiata diventa strettissima tagliando il bosco e sale decisa, molto decisa oltre il 10%, e questa non è la peggiore delle difficoltà poiché mentre dopo 1km la ripidità ritorna a livelli normali, il traffico rimane molesto per quella che è una via larga quanto una ciclabile al punto da rimanere bloccati nel traffico quando due auto si incrociano. C’è fila e devo appoggiare il piede, due SUV si sfiorano di pochi centimetri mentre tutti gli altri aspettano, è allucinante rimanere imbottigliati a respirare smog in piena alta montagna, ma il Gavia e la sua bellezza con le visuali sull’Adamello attraggono turisti da tutta Europa.
Coi chilometri la situazione migliora, tra la carreggiata un po’ più larga ed aperta e l’orario vicino a quello tipico in cui ci si siede a tavola riusciamo a pedalare bene. Per me oggi è il giro meno importante, ripercorro strade già conosciute nel 2010 e per rispettare la tradizione di sei anni fa conosciute dopo una gran mangiata dalla “Giovanna”, non ho un grande interesse però ne approfitto per scoprire nuovi panorami e scattare foto da punti diversi venendo ripreso da Pino e Carlo mentre Claudio prosegue più spedito. Gli ultimi chilometri sono magici, una linea che taglia delle pendici rocciose con i laghetti più in basso ed il passo ben visibile già appena superata la famosa galleria, ultimamente illuminata da una fioca ma indispensabile luce artificiale.

Ed il Gavia è nostro! Foto di rito sotto al cartello e poi giù in discesa sino al rifugio successivo meno imballato nel quale si mangiucchia qualcosa ed io mi faccio dare in prestito infinito un giornale, perché nonostante la quota di 2500m fa quasi caldo e l’impermeabile sarebbe sino eccessivo. Il primo pezzo di discesa è ruvido, poi diventa molto gradevole sino ad entrare in Valfurva nella quale la strada si allarga e segue il torrente con andamento quasi rettilineo. Io rimango principalmente in scia di Carlo e mi capita occasionalmente di dare un occhio al Garmin che segna 75kmh, raggiungiamo Bormio senza rendercene conto!
Siamo a metà ed è l’occasione per riprendere qualche energia con un fresco gelato, purtroppo la prima metà è anche la più semplice e davanti ci aspetta il vento contrario della Valtellina e sua maestà il Mortirolo da Mazzo, 12,5km al 10,5%, una delle salite da scalare almeno una volta nella carriera ciclistica. Io però non ho interesse a riaffrontare quella che per me è una sorta di obelisco, un sacrario a cui portare rispetto ed esterno agli altri la volontà di salire dal versante di Grosio, rispettabile scalata più semplice e per me nuova. Claudio è della mia stessa idea, quando paragono i 12km di Mortirolo al primo del Gavia decide anche lui di essere già soddisfatto della giornata odierna. Ma non tutto va come preventivato e di questo vi racconterò…

Il ghiacciaio dell’ Adamello
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Pino e Carlo salgono con il sorriso, stanno risparmiando la gamba
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Il Gavia è là dietro
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Si sale ancora per poco, siamo quasi al passo
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Il passo è nostro!
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Il ghiacciaio di Dosegù
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