Un’ escursione al mare di Sori

il 14/12/2018 · 0 Comments

Ma se invece della vertical Rovaiolo-Lesima, col rischio di trovare freddo e vento in vetta dopo una scalata tutta da sudare, se al posto di questa giornata andassimo al mare per terminare la via del sale e mangiare il pesce come non siamo riusciti a fine settembre, cosa ne dite?
Ed è così che il solito trio si è riunito per partire da Sori in una limpida e temperata giornata di inizio inverno con lo scopo di un percorso che prevede la discesa verso il mare che erroneamente perdemmo allungando sino a Recco. Il pesce è di nuovo saltato, alle 16 eravamo in spiaggia ed abbiamo preferito rientrare prima, ma il resto del giro ne è valsa veramente la dura pena. 18,5km (più uno di rientro alla partenza), quasi 1400disl che sono tantissimi

Il solito trio
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Alle 11 siamo pronti, vestiti lunghi leggeri e pronti ad un leggero sbalzo termico dovuto alla differenza di quota di 900m, iniziamo come sempre con le prime difficoltà nel trovare la via giusta, la traccia segue un marciapiede lungo il torrente che però non è accessibile dalla nostra posizione, una volta ripresa fatichiamo a trovare la via corretta tra terrugge e cortili accessibili solo tramite ripide scalinate ed è solo grazie alle indicazioni di un abitante che finalmente imbocchiamo lo sterrato verso Teriasca, ripido e roccioso come la Liguria ci ha ormai abituato. Il sentiero è ricoperto da tanti pallini rossi, sembrano fragoline ma in realtà si tratta di tutt’altro, di Corbezzoli come ci spiega Edo, di un frutto introvabile dalle nostre parti ma di cui andava ghiotto quando ancora viveva a Tirana, e le soste per soddisfare la gola ci fanno perdere tanto tempo quante solo le dolci e rosse calorie acquisite in questo “paleo-spuntino” come l’ho soprannominato.

I corbezzoli
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Arriviamo a Teriasca arrampicandoci su una vietta cementata che passa sotto abitazioni in pietra avvinghiate alla roccia, con passaggi lungo i cortili e nello spazio rubato dai liguri alla loro ripida terra, poi riprendiamo a salire ancora più decisi sul crinale del monte Fasce, con ampi panorami che si aprono sui riflessi del mare che ci accecano e su viste sempre più lontane che arrivano all’isola d’Elba, Capraia e pure al dito della Corsica. Davanti a noi un bivio, ma con mio dispiacere i cartelli non mandano sulla direttrice più verticale ed arrivano quasi all’asfalto, dove senza discuterne con gli altri decido di abbandonare la traccia corretta avventurandomi sul crinale di una montagnetta. La scelta si rivela ottima, la vista è stupenda e non possiamo ripartire prima di fotografare i 360° che ci circondano.
Scendiamo alla strada e ricordiamo questo posto, quando stavamo per scendere dalla parte sbagliata (ma, col senno del poi, migliore), ora però abbiamo la direttissima verso il monte Becco su cui stanno pascolando dei cavalli. Bella la loro vita mentre noi col fiato corto sfioriamo questi 900m ventosi e quasi freschi, cima che precede quella più alta del monte Bado raggiunta da un pezzo abbastanza tecnico tra dei ripidi macigni. Il vento è fresco, il panorama sulle isole del mar Ligure ancora più grandioso!

Si sale ripidi
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Ma il monte Fasce in primo piano e la neve sullo sfondo valgono lo sforzo
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Cavalli in libertà sul monte Becco
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Discesa tecnica tra le due vette
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Le croci del monte Bado
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Scendiamo alla sella su un prato reso viscido dalla pioggia della notte, qua ci reincrociamo con la via del sale prendendo però la via alternativa verso Pannesi, un letto di foglie nel bosco che perde quota e che la riacquista sino a sbucare dietro alla trattoria di Case Cornua. Stavolta non ci facciamo fregare ed imbocchiamo il sentiero giusto, ci attende un lungo crinale ben segnato nel quale incontriamo due anziane escursioniste e del quale occasionalmente ignoriamo i segnali per conquistare due nuove vette e delle nuove visuali sul mare.
Ma a me assale una certa ansia, ufficialmente mancano meno di 4km al mare e siamo ad oltre 550m di quota, ma quanto sarà ripido il tratto finale? Ben presto lo scopriremo, inizialmente lo è “piuttosto” ma sempre corribile, poi un po’ peggiora ma rimanendo nei limiti, anzi questi saltelli tra sassi e radici sono molto divertenti ed allenanti per chi come me non fa trail da un mese abbondante. Arriviamo alla chiesa di S.Apollinare, c’è chi ha bisogno di acqua e tutti noi ci strafoghiamo di quei dolci corbezzoli rossi appesi agli alberi, avventurandoci anche nel sottobosco pur di mangiarne qualcuno in più.

Bel panorama verso il Tigullio sulla via del rientro
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Del cemento, e bello ripido, ci porta alla spiegazione del dislivello esagerato: le scale! Tanti tanti gradini stretti che arrivano all’Aurelia e al suo traffico, il mare è davanti a noi in linea d’aria, ma molto più in basso tanto che dobbiamo ancora scendere per toccare la sabbia bagnata da onde nervose che ogni tanto minacciano la nostra contemplazione. E’ fatta, la via del sale è completata con oltre due mesi di ritardo, ci meritiamo una focaccia al formaggio ed un fresco rientro all’auto, con un venticello tutt’altro che salutare. Bene, in attesa della prossima avventura ne è uscita una ottima considerando il poco tempo con cui l’ho preparata

La scalinata finale
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E quanto è bello il mare una volta finita la (parte finale della) via del sale
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Il crinale dei monti di Ceriale

il 10/11/2018 · Comments Off on Il crinale dei monti di Ceriale

Dopo una cena molto abbondante, una passeggiata notturna in spiaggia ed una buona dormita è arrivata presto l’ora della colazione, buona ed abbondante al B&B “il giardino degli aranci“. Ce la prendiamo con comodo, per noi si tratta di una mini-vacanza e l’escursione di oggi non è nulla di proibitivo, seppure la Liguria proponga tratti in roccia in cui si procede a velocità ridotta e l’anello di oggi attorno ai crinali dei monti di Ceriale scorra quasi tutto in cresta.
Partiamo da Borghetto S.Spirito a metà mattina ed il caldo sole ci fa dimenticare di essere in pieno ottobre, così come i gradini iniziali che si presentano inattesi dopo 50m ci ricordano che dovremo faticare dopo gli sforzi di ieri i quali, nonostante il ritmo mai alto, si fanno sentire soprattutto nei quadricipiti. Usciamo dalle abitazioni e prendiamo velocemente quota superando altri escursionisti intenti come noi ad affrontare l’arcigno percorso, infatti già da subito ci inerpichiamo in uno stretto sentiero tra la vegetazione udendo qualche inquietante sparo e vedendo i palazzi turistici costieri rimpicciolirsi sotto i nostri occhi.

– Si sale al monte Croce
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Ora siamo in cresta e la cima del monte Croce è proprio davanti a noi, ma raggiungerla è un impegno ed il sole diretto da sud che si rispecchia su un calmo Tirreno picchiandoci sulla schiena non aiuta a rimanere freschi in questa scalata sempre ben segnata da tratti di vernice che confermano ciclicamente la correttezza della via. Il primo obbiettivo è raggiunto e si apre il primo fantastico panorama su Loano, Toirano, Ceriale e sugli altri monti, ma anche se abbiamo tempo da perdere non ci dilunghiamo troppo, ci aspetta una ripida e tecnica discesa prima della seguente ed altrettanto ripida risalita al monte sopra Toirano, che come dice il nome domina il paesino parzialmente nascosto dalla vegetazione. La terza cima è il monte Acuto a 748m, in pochi chilometri abbiamo già guadagnato parecchia quota e vinto dei panorami ancora più ampi che guardano anche verso dove ci stiamo dirigendo, quella parte che sembra vicina e lontana nello stesso tempo. E’ il bello della Liguria, siamo nei pressi del mare ma a quote che per noi sono tipiche dell’alta collina.

– Panorama su Ceriale, Albenga ed isola Gallinara
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– Loano ed il finalese, panorami splendidi
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– Si, dobbiamo salire lassù
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Passiamo una stretta tra le rocce su cui qualcuno ha ironicamente scritto “Termopili” e giungiamo affianco di una chiesetta raggiunta da una strada asfaltata, l’unico pezzo di civiltà a queste quote nonché inizio di una secca via che con pendenze al 30% ci porta alle fortificazioni del Poggio Grande, costruite a fine 800 ed usate come deposito munizioni, cinte murarie ora in parziale rovina ma ancora visitabili nei loro stanzini e cunicoli. Qualche dubbio in discesa non ci fa perdere l’imbocco della carrozzabile agevole tutta da camminare che con qualche taglio ottimamente indicato ci porta al Pizzo Ceresa, sede di antenne ed anche un buon posto per uno scarno pranzo, il massimo che i nostri stomaci possono sopportare dopo le mangiate delle ultime ore.

– Le Termopili
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– Il forte del Poggio Grande
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Qui non c’è più un vero e proprio sentiero, siamo su un crinale pratoso su cui spuntano grosse rocce da evitare e che ci impongono un minimo di attenzione, poi si cambia e si riprende a salire e come la pendenza cambia anche il fondo, il tratto per il monte Pesalto è tutto in pietra e talvolta anche ripido. Una croce vista da lontano ci inganna, ma si tratta solo dell’antecima che precede la vera e propria vetta e la sua vista a 360° su una giornata che vede la foschia aumentare senza però coprire il mare e tutto il viaggio odierno sui crinali.

– Verso il monte Pealda
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– L’antecima. Stiamo camminando proprio qui
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– Selfie sul monte
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Adesso c’è il tratto che più mi spaventa, quello che nel grafico altimetrico è praticamente una linea verticale verso il basso e che difatti scende in picchiata sempre sulla solita pietraia in grana grossa. Marco ed Edo stanno usando i bastoncini e questo li aiuta nel mantenere una stabilità che io non posso permettermi, infatti loro avanzano più spediti ed il mio timore sulle pendenze ripide mi blocca e scava un buon distacco con gli altri. La discesa non è tutta così, infatti poi peggiora: ugualmente pendente, ma tra la vegetazione ed un fondo in terreno scivoloso con dei canali scavati dalla pioggia in cui è facile perdere aderenza e sui quali non so se per me è maggiore il fastidio per un tratto a me non congeniale o il piacere per qualcosa di intrigante. Fortuna che non è una gara, altrimenti avrei perso tutto il vantaggio guadagnato in salita.

Vorrei esultare nel momento in cui mi ricongiungo con gli altri già comodamente seduti, il grosso è fatto ma mancano ancora diversi chilometri e come ripartiamo allunghiamo inutilmente di 100m prima di ritrovare la giusta via che ci porta sull’asfalto. Mai come ora un tratto bitumato e quasi piatto ci fa piacere, le cosce dolgono e la fatica è tastabile… ma qui recuperiamo tempo alzando la media mentre sfioriamo le ville di chi può permettersi un grande giardino panoramico con vista mare, lusso con beffa visto il costante rumore dell’autostrada che qui passa vicina. I monti che prima abbiamo dominato ci guardano austeri dall’alto, noi mestamente continuiamo sull’asfalto o su dello sterrato compatto purtroppo usato come discarica abusiva di bottiglie vuote.

– Ma quanto è bello ora l’asfalto
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Siamo nuovamente su sterrato ed in un pezzo a suo modo molto bello, siamo a bassa quota, il mare non lontano e la vegetazione che ci ripara dal sole sono un toccasana, finalmente ci godiamo appieno il concetto di escursione! Manca poco, ma imbocchiamo un sentiero sbagliato che ci porterebbe sulla statale e che ci obbliga ad un dietrofront per l’ultima stronza salita, giusto una cinquantina di metri all’insù che si reimmettono nella stessa pista dell’andata, poche centinaia di divertenti metri in discesa prima della scalinata finale al parcheggio a quota mare. E’ finita, giro ben più impegnativo del previsto che non ci ha certo demolito, tanto che proseguiamo con una vasca in centro a Loano, un mega-gelato, un bagno in mare ed una birra di aperitivo.

– Ci manca veramente poco per Borghetto S.Spirito
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Una due giorni non intensa, con i giusti spazi per il relax, le foto, gli extra ma anche dei dati tecnici degni di nota. Oggi ad esempio sono 23km e 1450m disl in 6h effettive e 5h in movimento

– Bagno obbligatorio
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Escursione al monte Carmo di Loano

il 04/11/2018 · Comments Off on Escursione al monte Carmo di Loano

Dopo la via del sale, a causa dell’arrivo sbagliato e ritardato a Recco invece che a Sori, a me Marco ed Edo è rimasta la voglia di abbuffarsi di pesce e di ritornare in Liguria per delle escursioni un po’ più tranquille. Ed è così che è nato questo weekend a Toirano, antico borgo da cui è partito il mio più emozionante giro in bici in posti che adoro. Non è stato difficile abbozzare gli itinerari, l’obbiettivo odierno è la cima del monte Carmo a quasi 1400m da raggiungere partendo poche decine di metri sopra il livello del mare.

E’ una giornata stupenda per essere ottobre, nello zainetto l’abbigliamento intermedio farà solo da inutile peso, la maglia sarà sufficente per sudare anche alle quote più alte. Abbiamo abbandonato la foschia della pianura e del primo entroterra timorosi di quanto potesse ostacolare i panorami, ma qui è sufficentemente limpido per poter godere di questa camminata che parte dolce su asfalto e che ben presto si trasforma arrampicandosi sulla roccia ligure sino al santuario di S.Lucia, chiesa scavata nella montagna e punto di uscita delle celeberrime grotte. Mentre noi tre ansimiamo sul ripido lastricato una ragazza con lo sguardo fisso sul telefono ci supera camminando ad una velocità tale che metto da parte il rischio di passare da molestatore e decido di seguirla per interrogarla: macché esperta trail runner, è solo la camminata del sabato mattina! Quando qualcuno nasce col motore giusto fa tutto più facilmente…

– Si sale subito ripidi ed i bastoncini fanno comodo
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– S.Lucia e la sua grotta
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Dopo la veloce visita all’esterno del santuario ritorniamo sui nostri passi e superiamo l’ingresso delle grotte immettendoci nel sentiero che ci porterà verso l’alto in maniera molto decisa, la via si perde tra le rocce ed occasionalmente le mani tornano utili anche per fare forza sui rami o nella nuda terra, ci sono punti ripidi ed addirittura uno di semplice arrampicata. Arriviamo ad uno spiazzo panoramico utile per una prima sosta, ora si cambia registro con una via molto più scorrevole e, come la definiremmo nel trail, “corribile” affianco ad un’inspiegabile tubatura idrica che scende da non so dove. Ma il masochistico piacere poi ricomincia, usciamo dal vallone ed in una pietraia assolata saliamo con numerosi tornanti sino alla chiesa di San Pietro dei monti, l’ideale per un pranzetto con vista mare a base di focaccia.

– arrampicata libera
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– A S.Pietro si apre la vista verso l’isola della Gallinara
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– Liguria, zona di montagna
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Qualche difficoltà a trovare la via giusta sfiorando cavalli allo stato brado, ma poi riprendiamo nel sottobosco con le prime foglie cadute e qualche riccio che affiancano nuovamente le tubature idriche in stato di evidente consumo, la via è segnata discretamente e guardandosi in giro si scorgono sempre i segnali escursionistici, laddove poi abbiamo dubbi c’è la tecnologia gps che viene in nostro soccorso indicandoci immediatamente delle deviazioni involontarie.
Siamo ormai in alto, attraversiamo qualche radura in cui sorgono delle caselle in pietra (dei ricoveri per attrezzature o alimenti) e arriviamo alle pendici della tappa odierna, il monte Carmo. L’ultimo pezzo è micidiale, diritto e ripido come la via di accesso ad ogni cima che si rispetti, vetta che ripaga le fatiche di 1300m dislivello consecutivi con un panorama ottimo sulla riviera troppo antropizzata, sui boschi dell’Appennino e sui vari monti che ci circondano indicati da un pannello in acciaio.

– Le ultime rampe al monte Carmo
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– Noi tre al Carmo
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Scendiamo, Marco tasta il terreno prima del pezzo che più mi intimorisce, quello del “sentiero di crestagiudicato come EE (escursionisti esperti). Infatti lo sconsiglio a chi non ha esperienza, rocce ripide, scalinate e pendenze tutto sul crinale che si butta giù verso il rifugio prima ed il mare poi. Ma è anche il punto più scenico, praticamente una sky-race discretamente tecnica ma non pericolosa se presa con calma. Rientriamo nel bosco e la via si fa più agevole e corribile sino al rifugio Pian delle Bosse, dove ci fermiamo per acqua e Cola.

– Si cammina proprio lì sopra
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– L’autentica picchiata verso il mare
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Manca però ancora un bel pezzo ed il tratto successivo non è così agevole come sperato, occasionali rampe, terreno talvolta umido e pure un cedimento sotto al piede che mi fa volare per terra ci accompagnano alla Rocca dell’Aia, piccola parete adatta all’alpinismo. Le segnalazioni qui non mancano e tra i segni giallorossi con scritto TA (Terre Alte) e la X rossa non perdiamo mai la via sia nel fitto bosco che nel successivo pezzo su cui scendiamo saltando da un sasso all’altro al caldo sole di metà pomeriggio.

– Loano, stiamo perdendo quota
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Passiamo dalla chiesa di san Pietrino ed imbocchiamo la via napoleonica sino al rientro alla civiltà di Boissano, l’ultimo pezzo asfaltato nel quale riesco a trovare dei tagli tra i vari tornanti che ci riportano a valle a Toirano. E qui rimaniamo sorpresi dalla rusticità di questo paese, vicoli stretti in porfido con antiche abitazioni sul torrente che sono collegate da archi e viuzze che ci portano alla piazzetta principale e ad un meritato aperitivo. Siamo in ritardo rispetto al piano di marcia, ma in realtà sono le 18 ed abbiamo ancora due ore per andare al B&B “il giardino degli aranci“, prepararci e poi uscire a cena. Per questo, nonostante il tramonto incipiente ed un fresco che scende dai monti, soddisfatti e stanchi per questa bella escursione ci regaliamo una seconda birretta in un altro bar.
E dopo c’è la cena all’ agriturismo Monte Acuto sulle prime colline con menù a base di trota, coniglio, patate e spezie di loro produzione, una mangiata che pareggia abbondantemente le calorie spese oggi! E poi, per digerire il tutto una passeggiata in spiaggia con bagno dei piedi in acqua

– La santa birra di fine giro
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– Sperduti in Toirano
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I dati: 25km e 1750m disl… buon giretto vero?

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Via del sale 2: Torriglia – Recco

il 16/10/2018 · Comments Off on Via del sale 2: Torriglia – Recco

Siamo a Torriglia in una fresca mattina di fine settembre, appena risvegliati per una colazione e pronti a partire in direzione mare lungo la via del sale. La cena abbondante della sera precedente danza ancora nello stomaco, ma i chilometri che ci separano da Sori e saranno propedeutici per trovare lo spazio per una bella scorpacciata di pesce. Le due ragazze che hanno dormito con noi al rifugio equestre “Mulino del lupo” (un maneggio con posti letto) purtroppo proseguiranno in autobus, una di loro tra vesciche e ginocchio dolorante non se la sente e, col senno del poi, hanno fatto bene. Perché in apparenza sarà la tappa più facile con tanta discesa, ma ho sottovalutato l’Appennino ligure…

Qui a Torriglia il sole del mattino è sempre in ritardo e fa piuttosto fresco, ci sentiamo un po’ fessi coi pantaloni corti mentre attraversiamo il paese ammirandone vicoli, monumenti e ville e mentre ci fermiamo in panetteria per la leggendaria focaccia ligure, ma poi inizia la vera via del sale raggiunta da due noiosi chilometri asfaltati ed una galleria dalle luci stupefacenti che ci fanno provare l’ebrezza di essere daltonici, le lampade arancioni annullano ogni colore e vediamo tutto in bianco e nero. Ma dopo una ripida salita ancora bitumata ritroviamo finalmente i cartellini ufficiali ‘VM’ che ciclicamente ci danno la certezza di essere sulla retta via. Il prossimo punto di interesse è il monte Lavagnola, una dorsale boschiva senza panorama e tranquilla con temperature sensibilmente più alte, ora si può rimanere addirittura in maniche corte.

Ville di Torriglia
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E Torriglia
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La discesa però ci fa capire cosa ci riserverà questo viaggio, esposti a metà altezza affrontiamo un sentiero sassoso e talvolta ripido in cui serve sia saltare tra i massi sia mantenere alta l’attenzione per non scivolare, nulla di agevole sino alla Colla dei Rossi, uno sputo piano prima del successivo sentiero che prosegue con svariati saliscendi tra erba e sassi che ammirano le montagne a ridosso del mare, quelle che sovrastano il blu del Ligure di svariate centinaia di metri.
La via del sale era anticamente una via di comunicazione utilizzata dai contrabbandieri del prezioso oro bianco, non è la via più diretta verso le saline ma quella con meno probabilità di incappare in controlli ed oboli, per cui non scende veloce in val Fontanabuona come faremmo noi oggi, ma si mantiene in quota scavalcando sopra lo Scoffera ed il traffico oggidì motorizzato della sua galleria, con una strana deviazione ad ovest che ci manterrà sempre a quote superiori ai 600m dopo aver toccato il picco allo stesso Lavagnola a 1100m.

Si scende dal Lavagnola
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Ora siamo nuovamente in un fitto bosco con un’irascibile altimetria che mette in sequenza strappi duri e piani, discesina e sentieri erbosi, un tratto un po’ noioso ma molto ombreggiato, questo mare si fa attendere… sfioriamo anche alcune caselle in pietra, troppo strutturate per essere dei semplici ripari, probabilmente si tratta di vere e proprie abitazioni di decenni fa. Ma anche ora non mancano i panorami, il mare finalmente si intravede sotto la foschia ed anche troviamo pietraie occasionali in discesa che ci inducono prudenza sino all’arrivo del primo centro abitato visto dal mattino, S.Alberto. E qui la segnaletica è talmente ben fatta da bypassare le strade infilandoci tra le abitazioni ed i prati.

Io credo che il peggio sia fatto, quei monti qui vicini sono troppo alti per appartenere alla traccia, ma in parte mi sbaglio: subito abbandonata la civiltà ci ritroviamo in un altro bosco chiuso e sotto i nostri piedi ormai provati non abbiamo che roccia, dura ed instabile roccia che forma delle gradinate su cui qualcuno ha provvidenzialmente sistemato delle corde passamano e i lati sono ripidi, se fossimo all’aperto in alta montagna soffriremmo le vertigini. I quadricipiti lavorano, le proiezioni per l’arrivo cominciano a spostarsi nel primo pomeriggio e non vediamo l’ora di poter scendere, il pesce ci aspetta! Passiamo al colle del Bado e l’ambiente cambia, siamo prossimi al monte Fasce ed il sentiero è aperto ma disseminato di deiezioni di cavallo, tra pietre ed cotanti resti diventa un continuo saltare su una sede larga circa un metro. Ma poi arriviamo nuovamente sull’asfalto, quello ben tenuto che unisce Genova ed Uscio con piazzali panoramici da cui finalmente lo vediamo bene “sto mare!”

Verso il colle Bado
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Asfalto e ripido, tanto brutto da camminare che corricchiamo per guadagnare tempo, anche qui i cartellini della Via-Mare sono presenti e li seguiamo. C’è un bivio ben indicato, lo vedo ma porta al monte Cornua, per cui lo ignoro e gli altri mi seguono. Asfalto, troppo asfalto, fortuna che troviamo un bivio dietro al guard-rail che ci fa scendere veloci a Calcinara, dove però qualcosa non torna: VM ci ributta indietro, ma dove siamo finiti? Chiediamo indicazioni al prete e ci suggerisce la via dietro alla casa gialla poco più avanti che però è tutt’altro che agevole stretta tra il lato scosceso e la vegetazione a tratti fitta. Controlliamo le cartine ormai digitali e ci rendiamo di essere fuori rotta e non di poco, quel bivio di cui ho scritto sarebbe stato quello corretto ma io, ingannato dalla mancanza della scritta ‘Sori’ e dalla contemporanea presenza del segnavia bianco/rosso che stiamo seguendo da Capanne di Cosola non ho considerato un aspetto importante: la via del sale/mare ufficiale scende a Portofino!

E cosa vuoi fare a questo punto? Di sicuro rinunciare al pesce e poi scendere a Recco, non ci cambia la vita sebbene rischiamo di trovare molto più asfalto rispetto a quanto ipotizzato. Inizialmente la discesa verso Testana mi diverte, ripida ed in lastricato esalta le doti da discesista zampettando sulla dura roccia con le mie scarpe piuttosto minimali, poi giunti in paese troviamo un agriturismo e ci fermiamo a pranzo. Sembra quasi che diamo fastidio, ma mangiamo un primo e solo quello, 10€ per un piatto di pasta mi paiono eccessivi, la zuppa ligure si sta ribellando nell’intestino!
Cellulare alla mano e grazie al progetto OpenStreetMap troviamo diversi tagli tra i numerosi tornanti che risalgono la montagna ed in poco tempo siamo a bassa quota in periferia di Recco con altri segnavia da seguire che ci evitano i tratti più trafficati e, una volta giunti in paese, ci tolgono dal casino della riviera.

La Liguria, dove lo spazio per le infrastrutture va inventato
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Manca pochissimo, sosta focaccia per me ed ormai ci siamo, il mare è lì davanti ai nostri occhi: SIAMO ARRIVATI! Partiti alle 8:00 di sabato ed arrivati alle 15:00 di domenica per complessivi 81km e 3400d+. Niente male per essere un’escursione!
Marco ed Edo fanno il bagno, io non avendo nemmeno concepito quest’idea prima di partire inumidisco appena le gambe portando sino a casa, incrostato tra i peli, il prezioso oro bianco che per secoli i commercianti hanno trasportato da qui sino alle nostri valli a ridosso della pianura.
E’ arrivata la fine, ma come nei veri viaggi che si rispettano quello in cui l’avventura termina è un momento quasi triste, unendo la soddisfazione alla malinconia di due giorni intensi e faticosi. Forse l’ideale è veramente camminarla in tre giorni, ma per noi sarebbe noiosa, e così ora siamo già a studiare nuove proposte!

L’arrivo
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Un piccolo passo per l’uomo, uno degli ultimi 80000 di questa avventura
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Gelatone d’ordinanza, rientro in treno ed aperitivo alle 19 a Voghera, è finita ma dopo oltre tre anni di tentativi ci siamo riusciti! 32,5km, 1030d+ ed una soddisfazione da dover ricordare con tre lunghi racconti.

Recco
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La via del sale: Capanne di Cosola – Torriglia

il 08/10/2018 · Comments Off on La via del sale: Capanne di Cosola – Torriglia

Siamo appena usciti dall’albergo di Capanne di Cosola a 1500m di quota sui crinali Appenninici, in mattinata abbiamo marciato su quella che tipicamente è la prima tappa della famosa “via del Sale“, via escursionistica che in 3/4 giorni collega Varzi al mare. Ma noi siamo atleti abituati a correre e due tappe le bruciamo in un singolo giorno.
Eravamo in anticipo sulla tabella di marcia, ma tra tagliolini ai mirtilli, meringata e Gutturnio ora siamo in ritardo, alle 13:40 abbiamo 5h30 di luce e davanti a noi 25km di cammino per arrivare a Torriglia, tutto se non abbiamo intoppi… per cui mi sale un filo di ansia per fare in fretta.

Il crinale che guarda verso la val Borbera
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Quello tra Capanne di Cosola e Capanne di Carrega è probabilmente il tratto più affascinante, iniziamo subito in un sentierino che ben presto bricca violento sino a sfiorare la cima del monte Cosforione ed il suo panorama sulle alte vette della zona: il solitario monte Alfeo, il Lesima ed il suo ripetitore a forma di pallone, Chiappo ed Ebro, Penice ed Antola, ma anche Maggiorasca al confine del reggiano, una fantastica giornata sopra l’umidità dei bassi strati che ci invita ad una sosta che non possiamo permetterci. La discesa è altrettanto ripida e ben presto si inverte in un tratto uguale e contrario verso il monte Legnà, la cui cima è raggiunta da una deviazione che affronto correndo poi in discesa verso gli altri. Per molti questo è il tratto più bello, ed ora capisco il perché.

Ci si arrampica
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Il solitario monte Alfeo
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E ci si butta in discesavia_del_sale 011

Ci si può finalmente rilassare un po’, la strada si allarga ed incrociamo qualche escursionista giornaliero, ma dura così poco che rimaniamo sorpresi di trovarci ancora in un fitto bosco a dover usare le rocce come gradini in stretti tornanti prima del Poggio Rondino, vetta che sfioriamo, non come quel cucuzzolo verticale che si innalza davanti a noi e su cui ci mandano i cartelli piccolini ma omnipresenti con scritto VM (Via Mare). E qui si ansima, è una salita durissima e Marco coi suoi bastoncini può almeno scaricare la forza su quattro arti al contrario mio e di Edo. La discesa seguente cambia aspetto, ora siamo in un denso bosco su una carrozzabile nella quale fare attenzione a qualche sasso sparso, ma nulla di preoccupante tanto che scendiamo corricchiando coi nostri zaini a far peso sulle spalle.

La vista dal monte Carmo merita la fatica per raggiungerne la vetta

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Eravamo lì sopra poco fa
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Rientriamo alla civiltà a Capanne di Carrega e 200m dopo entriamo ufficialmente in Liguria, dove abbandoniamo questo breve tratto di asfalto seguendo i segnali verso il monte Antola, indubbiamente il punto più simbolico di tutto il viaggio e meta di tanti camminatori che, al contrario di noi, ormai stanno tornando verso casa. Monte Antola, 2h (per quelli normali), grossomodo 1h20 per noi… pensavo fosse molto più vicino! Non è tardi, ma è già pieno pomeriggio e sì, rimango un filo in ansia, sia perché voglio assolutamente evitare di arrivare col buio, ma anche perché vorrei arrivare un po’ prima per potersi sistemare con calma e magari per un aperitivo gratificante in paese.
La via è bella ed abbastanza panoramica, tra l’umidità si intravede il mare e le pendenze cattive sono momentaneamente un ricordo, tratti nel bosco ci riparano dai raggi solari ed ogni passo che facciamo sentiamo l’arrivo più vicino. Ma l’Antola non si fa conquistare così facilmente, dopo un lungo passeggio sui crinali che separano Piemonte e Liguria arrivano le sue pendici orientali a farci ansimare e a farci sentire le gambe vive, ma lo conquistiamo ed io prima degli altri attirato dalla mia 4° cima nuova del giorno che mi annebbia parzialmente il cervello, ma si parla di un minuto di differenza, in queste occasioni si cammina e si viaggia assieme e si assaporano assieme le emozioni che questa montagna “sacra” dei genovesi regala a chi la conquista, a partire dalla vista a 360° ai piedi della sua croce sino al blu del lago del Brugneto. Le foto di gruppo sono un obbligo morale, civile ed emotivo!

La via per la montagna sacra dei genovesi
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Foto di rito col lago del Brugneto come sfondo
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Scendiamo e poco dopo troviamo il rifugio Antola di recente costruzione nel quale ci fermiamo per una merenda ristoratrice, io personalmente sto molto meglio del previsto, l’unico dolore è ad un braccio mentre piedi, ginocchia, caviglie ed energia sono pienamente ok, ma gli altri a detta loro sono “un po’ cottini” e dopo 40km direi che è normale. Ufficialmente per arrivare a Torriglia ci vogliono due ore, noi abbiamo due ore di luce ancora ed anche sbrigandoci non saremo in paese prima delle 19 (e via con l’ansia), ma il ritmo un pochino cala e le discese sono più prudenti sia per i sassi sparsi tra le foglie e le radici, sia perché non c’è bisogno di prendere rischi tra rami ed infide contropendenze bastarde. Inoltre dobbiamo affrontare quello che forse è il tratto più spaccagambe della via del sale, quello che “poi senti le ginocchia che fanno male”, un lastricato di sassoni belli ripidi e duri. Io volo, salto da un punto all’altro così che le ginocchia stiano bene, solo qualche risentimento alle caviglie che devono reggere lo sforzo ma nulla di più. Incrocio anche due ragazze che come noi stanno affrontando il cammino, partite venerdì pomeriggio da Varzi sono abbastanza provate da sforzi per loro non abituali. Dormiranno con noi (non pensate male eh…), ma la differenza di ritmo è netta per cui ci vedremo per cena.

Arriviamo alla civiltà periferica di Donnetta e le tracce si dividono, la VM segue l’asfalto mentre la nostra scende diretta, io non voglio rischiare di incastrarsi in sentieri non mantenuti per cui seguo quella ufficiale che ben presto taglia l’asfalto e con un sentiero diretto si butta verso Torriglia, anche se la VM interseca spesso l’asfalto le indicazioni ci permettono di arrivare alla periferia di questo paese delle alti valli Trebbia e Scrivia, in quel punto di confluenza da cui nascono questi due importanti fiumi. Col senno del poi il taglio della nostra traccia sarebbe stato una scelta migliore, la via del mare in realtà non passa a Torriglia ma ormai sono le 19 e da qualche parte dobbiamo mangiare e dormire! Grazie ai ricordi di vecchi giri in bici riesco ad orientarmi tra scalini e viette finché non troviamo un pub in piazza.

Le indicazioni abbondano

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Direi che la tappa è finita, entro per chiedere un aperitivo e dopo un iniziale momento di panico (“aperitivo… eh… non li facciamo”) chiariamo che vogliamo giusto una birretta, dopo 49km e 2400 disl ce la meritiamo! E non solo, ci portano stuzzichini, melanzane alla parmigiana e farinata, un ottimo antipasto.
Per pernottare abbiamo scelto il rifugio equestre “Mulino del lupo“, un maneggio a gestione familiare con camerate di letti a castello, un solo bagno comune ed una cena a menù fisso coi gestori, non è comodo quanto un albergo, ma la mia non è una lamentela quanto un complimento perché innanzitutto è un rifugio, ha prezzi veramente ottimi (35<80> mezza pensione!) e poi ci troviamo con Mari e Clara a tavola per una cena con acciughe, zuppa ligure (passato di verdura a base pesto), funghi e patate, torta di mele, vino rosso, uva e castagne, ho mangiato talmente tanto da scoppiare. Come si può chiedere di più? E poi è un’escursione, lo spirito di adattamento fa parte del pacchetto!

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Domani è un altro giorno, quello dell’arrivo della nostra mini avventura, ma ora si dorme… La seconda semitappa sono 26,5km e 1080d+, oggi 49km e 2700d+. Ma anche scrivere questo raccontino non è poco, per cui chiudo questo capitolo

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