Sui crinali Genovesi

il 28/06/2010 · Comments Off on Sui crinali Genovesi

L’ obbiettivo del giorno è semplice: scalare le ultime scalate importanti tra Genova e l’ alta valle Scrivia. Il giro è diviso in 2 parti distinte, la prima prevede la doppia scalata a Cipollina di Castagnola e quella di Bastia, 40km per 1000m di dislivello, mentre la seconda è tra l’ alta valle Scrivia e Genova, 85km per 1550m di scalata.
E’ tutto studiato a tavolino, finita la prima parte ripasserò dalla partenza per la pausa pranzo alla macchina, prima di ripartire per la seconda sezione, più lunga ma anche più facile.
Parto ai miei classici orari (11:30) e dopo 2,5km sono già in salita verso Bastia, frazione sopra Busalla raggiunta da una strada di 4km al 7% senza un rettilineo, una curva continua che prende velocemente quota nel verde Appennino Ligure. La prima parte della discesa ha dei tratti quasi sterrati, ma da buon oltrepadano sorvolo le voragini e le crepe prima di raggiungere Ronco Scrivia, dove seguo la strada senza capire come mai continuo a passare sotto l’ autostrada. Entro in paese e trovo il bivio per la prossima salita di Cipollina che per fortuna è ben visibile grazie ad una buona segnaletica. Mi bastano pochi metri per capire il senso della strada, subito si presenta conun drittone al 12% che si inerpica tra le ultime abitazioni e poi viene intervallato da qualche punto meno ripido sino quasi a Cipollina, dove però non ho ancora finito di salire, infatti da li mi mancano ancora un centinaio di metri di dislivello prima della discesa alla Castagnola.
Alla Castagnola cambio strada ed entro in una provinciale ben tenuta, con poche curve ma da fare in piega estrema, prima di arrivare al bivio semi-nascosto verso Cipollina, la salita più dura di giornata. Mi fermo per togliere il casco e guanti, sebbene non faccia molto caldo la temperatura sfiora i 30° e sudo parecchio, con questo accorgimento limito la perdita di liquidi. Il primo tratto me lo ricordavo più duro, salgo senza fatica sino ad un gruppo di case attraversate da una lingua di asfalto su cui un’ auto deve far manovra per passare. Uscito dal paese capisco di ricordarmi bene la strada, un tornantone ripido e sporco mi introduce in questa parte dal manto stradale invaso dai sassi e dai crateri, sono sempre nel bosco ma le pendenze non accennano mai a diminuire, in tutto sono almeno 800m al 15% medi. Ma sfaticato come sono pedalo talmente tranquillo che quando la strada spiana in prossimità di Cipollina non ho nemmeno il fiatone (e fortuna che posso permettermi di salire al risparmio al 15%!).
Ritorno sulla strada di prima, scendo alla Castagnola con altre pieghe da motociclista e vengo attaccato da una bestia dopo un frontale, un animale che mi causa una dolorosa puntura la quale mi obbliga a fermarmi per controllare. Nulla di grave, ma evitarla sarebbe stato meglio. Un dolce vento contrario mi accompagna sino a Borgo Fornari e Busalla, dove mi fermo per pranzare alla macchina, che scaldata al sole è ormai un forno che ha sfornato un ottimo panino croccante!
Bevo e riempio le borraccie, il duro è fatto, ma il resto non è da sottovalutare. Parto tranquillo in alta valle Scrivia sino quasi a Montoggio, dove noto delle nuvole minacciose verso sud-est. Le irrido, i temporali estivi sono endemici di queste zone di confine e spesso tendono ad andare verso nord, e per fortuna visti i tuoni che sento!
La salita a Creto è di quelle banali, ha come massima un 5%, purtroppo è anche lunghetta… Verso la metà comincio a notare un Sole pallido, mi giro e con orrore noto che il temporalone mi sta seguendo! Confido che non superi il crinale Appenninico, arrivo a Creto e mi fermo nei pressi di un bar, ho voglia di gelato… tanta voglia di gelato… Ma quando vedo distintamente pure il lampo scappo, se aspetto prendo il diluvio, se corro forse mi salvo. La discesa di Creto è molto bella, tornanti strettissimi seguono dei bei drittoni non ripidi, e mi concedo qualche foto tra i tuoni ed il cielo nero. Arrivo a Genova, città tutto sommato vivibile con strade larghe (quelle principali) e poco trafficate. Il cielo nero non sembra diretto verso il ponente, ma questo temporale è ben grosso (scoprirò poi che va da Genova a La Spezia) ed è meglio sbrigarsi. La segnaletica non è un granchè, distratto da una chiesa noto però il cartello verso Trensasco che mi porta sulla strada verso Trensasco appunto, salitella tutta al 7-8% ma con punte dell’ 11% ed una bella vista sui forti di Genova (e delle nubi).
In discesa comincio a sentire 4 goccie, ma la situazione non degenera e riprendo a salire verso S.Olcese, dove mi fermo ad una fontana per riempire la borraccia, ma dopo averla riempita me la bevo tutta d’un fiato! La temperatura a valle è sui 29°, ma sto sudando parecchio. Il resto della salita è semplice, incrocio spesso il percorso della ferrovia Casella-Genova, un trenino più pittoresco che utile che risale l’ Appennino sfidando la gravità e la geografia del territorio. Prima ci passo sopra, poi ritrovo i binari a destra, supero un passaggio a livello, ma un km dopo la ferrovia è ancora a destra… Purtroppo non vedo il famoso treno nonostante gli ultimi km siano in comune con la strada.
A Colletta scendo, i Genovesi in macchina sono tirchi (sono tantissime le vecchie Panda e 500!), ma anche abbastanza coscenti, tranne quelli che si credono padroni della strada senza nemmeno sapere guidare in montagna, o quelle che si buttano sulla carreggiata senza guardare. Arrivo a Bolzaneto, per qualche km ho il vento a favore e soprattutto le nuvole rimangono sulla parte orientale della città. All’ imbocco dei Giovi conosco un tipo (chiedergli il nome? non esageriamo …) col quale affronto la scalata, che pedala bene considerati i pochi km nelle gambe, e al quale faccio pubblicità al blog e ai nostri giri. Ai Giovi ci salutiamo, finalmente corono il mio sogno di gelato prima della scalata finale al Santuario, l’ 8° salita di giornata. Veloce discesa in valle Scrivia e dopo qualche km per poco non passo la mia macchina senza accorgermene.
Rientro con calma, è ancora presto per i miei standard ed il giro è andato quasi alla perfezione, se togliamo 5 minuti persi tra vento contro e poca voglia, e forse altri 5 per altri motivi, sono stato esattamente nelle mie aspettative, non mi sono bagnato, ho fatto esattamente le strade che avevo in mente, addirittura gli occhiali non sono sporchi di sudore! In totale 125km, 2550m di dislivello ed 8 nuove salite!

PS. Il giorno dopo non pago sono partito da casa alle 14:00, ho sbagliato strada ed ho seguito uno sino al Piacentino, in totale altri 131km e quasi 2000m di dislivello tra salitelle collinari e contropendenze!

Il cielo a Montoggio, ma tanto il temporale va dall’ altra parte!

Un tornante di Aggio (Creto), visto dal tornante sopra.

Un controluce non voluto di un forte Genovese visto da Trensasco

Se vi viene mai in mente di rubare in questo caveau, sappiate che c’è l’ allarme!

Il cielo a Trensasco, a quest’ ora sta diluviando verso Torriglia, Scoffera e forse pure a Creto e Montoggio

Una curva della ferrovia di Casella


Stage in alta val Ceno (PR), seconda parte

il 16/06/2010 · Comments Off on Stage in alta val Ceno (PR), seconda parte

Sveglia presto ma non troppo, il giro in programma non è poi così duro sebbene ci aspettino 113km puramente Appenninici con 3000m di dislivello, di cui 2500 in 3 dure salite consecutive (L’ itinerario è questo: http://www.bikemap.net/route/375685). Dopo la colazione abbondande ci prepariamo, Marco però rinuncia all’ anello completo a causa dei problemi al copertone, per lui ci sarà un giro di ripiego dopo aver pezzato lo strappo con un ulteriore pezzo di camera d’aria.
La partenza è subito in discesa, il cielo non è molto promettente, ma nemmeno minaccioso, alcuni nuvoloni grigi svolazzano lenti sopra questo che è un punto d’ incontro tra il mare e la pianura. Alcuni km lungo la val Ceno permettono di riscaldarci prima della prima facile salita lungo il tratto finale del passo Montevaccà, già scalato ieri. Sento la gamba girare bene, potente e per niente affaticata, ed il fiato (il mio punto debole) è ok. Scaliamo il passo insieme per tuffarci in discesa sino a Bedonia, bella come sempre su asfalto ottimo. Quindi affrontiamo la 2° ascesa di giornata, la colletta di Bedonia (100m di dislivello molto pedalabili),  dove scopro che Bedonia non è in val Taro ma in una vallecola laterale.

Una discesina altrettanto poco ripida ci porta nell’ alta valle del Taro, che scorre tra strette pareti attorniate da verdissimi boschi e da rocce vive. Tiro poco, in fondo non conosco la strada… L’ obbiettivo è quello di lasciarmi dietro Aresius, vado approssimativamente come al top del 2009, ma col senno del poi il mio “avversario” va di più del suo top 2009, ed ha beccato la giornata di grazia… E poi io sono un ciclista sfaticato :)
A Pontestrambo svoltiamo, l’ asfalto si fa vecchio e la strada stretta. Ne approfitto per togliermi casco e guanti, sebbene non sia una giornata particolarmente calda c’è un’ afa opprimente. I propositi di tregua durano poche centinaia di metri, io e Roberto stacchiamo Giulio che sale del suo passo, poi nei punti piani io tiro il fiato e perdo di proposito la ruota, che avvicino leggermente nei tratti più duri, e che perdo definitivamente quando la strada si impenna per qualche km oltre al 10%. Fa caldo, sudo parecchio e la scelta di scoprirmi il più possibile si rivela azzeccata, inoltre fatico a tenere i 10kmh, spesso sono appena sopra ai 9; mi farebbe comodo un 34×27. Aresius è poco avanti, io non forzo troppo conscio di non essere nemmeno al 30% del dislivello totale, ma alzandomi sui pedali faccio cadere il casco che si incastra tra i fili dei freni, e sono obbligato a fermarmi. Lo sistemo, ma ripartire al 12% non è facile, devo zigzagare per riprendere velocità.
Al passo Tabella il duro è fatto, mi fermo per una foto convinto di essere praticamente in cima, ma Giulio raggiungendomi mi rende noto che mancano ancora diversi km di falsopiano. Uffa, in compenso la strada è asfaltata perfettamente, tutta all’ ombra del bosco del monte Penna, e alla ruota di Giulio arrivo presto al passo del Chiodo, dove con mia sorpresa c’è Marco ad aspettarci. Bevo una borraccia, a 1400 e passa metri non fa freddo, e scopro pure che i 2 fratelli hanno frantumato i loro vecchi record… alla faccia! Una signora incuriosita viene a domandarci i particolari sulle nostre bici, fotografando quella che per lei è la più bella poichè dipinta di giallo. Vabbè, Marco ritorna indietro verso il Tomarlo, noi facciamo rifornimento ad una fontana ed io mangio qualche biscotto, meglio non rischiare una crisi di fame.

Un lungo discesone appenninico ci porta all’ inizio della seconda salita dura, Romezzano, ma solo dopo un tratto in pianura di ben 50m su un ponticello. Questa è la più facile delle 3 difficili, solo 600m di dislivello e solo poche centinaia di metri sopra il 10%. La prendo tranquilla, nonostante il sole sia ormai coperto l’ afa si fa sentire ed il panorama di valli e monti viene ogni tanto interrotto da pareti rocciose simil-dolomitiche. Dopo una foto perdo le ruote buone, ma non me ne preoccupo, il giro è ancora lungo e non voglio andare in crisi nell’ ultima salita. Per fortuna il tratto al 12% finale è di soli 400m, dopo di esso sbuchiamo ad un bivio che solo dopo capirò di che bivio si tratta: quello del Tomarlo, a 300m da noi, un punto ideale per ritornare a casa. Ma noi siamo uomini veri e rinunciamo a 300m extra di salita per scendere a Santo Stefano d’Aveto, paese di montagna che mi ha sempre incuriosito e che finalmente visiterò.

In discesa sentiamo un paio di tuoni lontani, ma vale sempre il discorso che con me non ci si bagna, e dopo la discesona ci fermiamo a mangiare: un panino non fa male a questo punto. Vicini a noi un quintetto di Genovesi si rifocillano prima di tornare al mare, noi invece scendiamo in val d’Aveto sino al confine piacentino, inseguendo le nuvole che prima tuonavano ma che (fortunatamente) non raggiungiamo. Alla galleria giriamo, ci aspetta la salita di Crociglia, 800m di dislivello in poco meno di 10km all’ 8% di media.
Siamo in mezzo al bosco, che ci protegge dal sole ormai uscito allo scoperto, ed io prendo finalmente un briciolo di coraggio forzando il ritmo. Roberto mi segue, ma ad un certo punto si stacca di una decina di metri ed è solo grazie alla sua grinta in una giornata di grazia che mi riprende. A questo punto ho 2 scelte, o tiro e forse lo stacco, o salgo tranquillo insieme a lui, consapevole di poter avere la peggio. Poco prima di un paese ci fermiamo per delle foto (pensavate che provassi veramente a faticare per staccarlo?), ci sono un paio di tornanti alpini scavati nella roccia, con una enorme frana sulle pendici di un monte poco lontano che impressiona tutti noi. Fotografo Giulio che sale, ma c’è un maledetto palo che rovina lo scatto e lo rende poco appetibile per il “calendario dello scalatore 2011”.
Sino quasi alla fine io e Roberto saliamo insieme, poi complice qualche sosta fotografica di troppo lo perdo di vista, e finalmente comincio ad avvertire un minimo di fatica lungo gli ultimi 4km al 9% abbondante di media, complice anche il sole e l’ afa che mi fanno sudare un casino.
Ci vuole questa sosta in cima, ormai è quasi fatta e la gamba è buona, non come quella di Giulio che ha macinato il record pure su questa salita (Aresius no perchè si è fermato con me), ma potrei continuare a lungo, infatti ho valutato l’ idea di tornare a casa per poi scalare il Tomarlo da Anzola, ma l’ orario non mi permette questa follia.
Discesa bruttina sino al bivio della statale dello Zovallo e Tomarlo, che non ricordavo così lontani. Si pedala forte insieme, spesso lo stare a ruota ci aiuta a turno tra me e Roberto, Giulio invece ci raggiunge un paio di minuti dopo al Tomarlo, la strada più alta della provincia di Parma. Manca solo la salitella finale, ma prima un discesone largo con larghi tornanti, dove io Oltrepadano perdo la ruota dei 2 Parmensi. E’ che non sono abituato a stradoni del genere, e non conoscendolo tiro i freni un pelo più del dovuto.
Gli ultimi metri di dislivello scorrono via molto più facilmente del previsto, quindi doccia, carichiamo la macchina e ringraziamo Roberto e Giulio per l’ ospitalità e per questo ottimo weekend di ciclismo & non solo!!!

In totale, 113km, 3000m di dislivello ai (per me) 22.7kmh di media pedalata.

Da sinistra al passo Chiodo: Marco, Giulio, Roberto,Stefano (io)

Vista da S. Stefano d’Aveto

L’ Aveto dai primi metri del Crociglia

Giulio ai tornanti per Torrio

La gigantesca frana del monte di Mezzo

Ora siamo sul Tomarlo, praticamente alla fine.

Resoconto del Giro tra l’Alpe di Neggia e i Monti Motti (VA-Ticino)

il 14/06/2010 · 3 Comments

Giro tra Alpe di Neggia e Monti Motti (il resoconto)

Bella scampagnata quella di sabato 12 giugno! Nonostante le previsioni non incoraggianti, alla fine è stata una bella giornata di pedalate e compagnia.

Il ritrovo è fissato a Germignaga, a poca distanza dal paese turistico lacustre di Luino, sulla sponda orientale del Lago Maggiore. Al ritrovo siamo in 6, le gare udace, le GF il meteo comportano qualche rinuncia di troppo, ma pur non raggiungendo il record di presenze del mendrisiotto, il gruppo sembra subito affiatato. Io sfoggio il “muletto” ovvero una bianchi d’annata senza pedalini da bdc! Argh! Un incidente meccanico della sera precedente mi obbliga alla sofferta scelta del cambio. Parto già con l’idea di farmi solo il Neggia visto che il mezzo non mi permette un’altra salita al 7.2 di pendenza media (la seconda), di cui i primi 9km sfiorano il 9% medio!.

Il tempo è a dir poco uggioso, qualche goccia iniziale, poi smette e continuiamo a pedalare a buona velocità attraversando Luino ed inoltrandoci verso nord lungo il lago fino all’abitato di Maccagno. Dopo qualche scambio di parere io, Tizlook, Warsaw, Debù, Pedra e Andrea iniziamo a salire verso il valico di Indemini e l’Alpe di Neggia che ci porteranno in Svizzera lungo la Val Veddasca.

Il primo pezzo è duretto, poi la salita si farà più dolce ma irregolare fino ai 5km dall’arrivo. Subito inizia una pioggia non troppo forte e che non crea quasi nessun problema sebbene i tre primi fuggitivi, Tizlook, Andrea e Pedra scelgano di ripararsi qualche minuto sotto a un cornicione. I tre ritardatari arrivano e dopo averli pesantemente scherniti al grido di SCHIAPPE! proseguono il loro lento ma inesorabile cammino verso il gpm (22km di salita). Nel tratto intermedio (tra le due deviazioni per il Lago Delio e la Forcora) la pioggia dapprima cala e poi progressivamente smette e come da previsioni non si ripresenterà più per tutto il giro. Spurs, Warsaw e Debù (quest’ultimo andrà in fuga solitaria, stoppata solo dal forcing di Spurs e Warsaw e dalla sua paura di aver sbagliato strada) chiacchierano proficuamente lungo la salita mettendo in secondo piano la constatazione riguardante le nuvole troppo basse che ci ostacolano la visuale sulle bellezze della Val Veddasca. Ogni tanto il paesaggio s’intravve in qualche raro sprazzo visivo.

I tre “ritardatari” ci riprendono poco prima di entrare in Svizzera e vanno in fuga nei km finali della salita, i più duri, dove io fatico più del previsto a causa del muletto. In cima il paesaggio è da girone dantesco, le nubi ci inghiottono quasi completamente!. Siamo ai 1395m dell’Alpe di Neggia; qui Tizlook, Warsaw e Debù decidono di ridiscendere verso Luino a causa degli impegni e del lavoro che li occuperanno nel pomeriggio.

I tre “baldi giovani” rimasti si avventurano giù per la difficile e tecnica discesa verso Vira e il Gambarogno. Dopo 200m di discesa una lieta sorpresa! Il cielo si apre! Possiamo ammirare la bellezza del lago e vediamo Ascona, Locarno, la piana e la diga di Vobarno. Piccola sosta per una foratura e si riparte in discesa.

A Vira preferiamo fermarci prima della seconda”fatica” di giornata e procediamo a metterci nello stomaco un succulento panino, ripartendo subito dopo. Altri 10km piani costeggiando persino l’aeroporto di Locarno e ci spingiamo sulla strada cantonale per Bellinzona. A Cugnasco, parte la salita ai Monti Motti, veramente “duretta” anche a parere dei due scalatori che mi fanno ancora compagnia. Io, come previsto, per riportare la pellaccia a casa, gli saluto dopo averli “catechizzati” per bene e mi spingo fino a Bellinzona e Giubiasco prima di salire a Pianderastelli (2km ca al 6-7% medio) e poi ridiscendere e aspettare i due grimpeurs che intanto arrivano in cima. Ma qui passo la tastiera a Pedra.

<PEZZO DI PEDRA>

Innanzitutto ci vogliono delle precisazioni: quando dico che chi viene con me non si bagna, non intendo dire che non piove, solo che si bagna appena appena 😀 Infatti ai primi accenni di precipitazioni consistenti sono scattato con a ruota Tiziano ed Andrea fino alla tettoia, dove ci siamo fermati a parlare con un triatleta che come noi si riparava dalle pioggie. Ormai rassegnati al diluvio gli altri si mettono la mantellina, permettendo così la fine dello scroscio. Pur sempre tranquilli raggiungiamo i 3 in testa, che invece si sono beccati tutta l’ acqua, e rimaniamo in gruppo sino al confine, dove la strada si impenna improvvisamente al 10% sino alla cima. Mi fermo per una foto, forzo per raggiungere il gruppo il prima possibile, ma appena sente il mio fiatone Warsaw scatta cercando di staccarmi, per poi implorare di rallentare un km dopo. Esaudisco il suo desiderio, ma non ancora soddisfatto rallento ancora un pelo fino ad un’ andatura sostenibile pure dal sottoscritto :)

Nebbione e fresco in cima, la discesa è impressionante ed in tornante io ed Andrea aspettiamo Fabio, che ci raggiunge con una ruota a terra.

Dopo il pranzetto Svizzero arriviamo ai piedi dei Monti Motti, salita regolare tra il 9 e l’ 11%. Il primo tratto al sole ci asfissia, un’ umidità penetrante obbliga me e Andrea a toglierci casco e guanti (e per Andrea pure la maglietta), ma dopo un paio di km si entra in un fitto bosco con le strade ancora bagnate e cosparse di sassi, pozzanghere e addirittura un tronco caduto. Da un lato vediamo il burrone boscoso, dall’ altro nude rocce che sfiorano la stretta sede stradale. Ai -2km finalmente si smette di salire, arriviamo ai monti Motti con un discreto (ma potenzialmente fantastico) panorama sulla parte Svizzera del lago Maggiore. Fatichiamo a cercare la famosa panoramica, trovata ci facciamo fotografare da degli inglesi, prima della picchiata difficile sulla stessa strada, dove Andrea arriva 10″ prima, ma dove noto con piacere che gli automobilisti Svizzeri usano gli specchietti e non si credono i padroni della strada.

Tornante nel bosco dei Motti

Frazione in pietra

</PEZZO DI PEDRA>

Per chi volesse tornare sui Monti in un giorno limpido…questo è il panorama dopo essersi innoltrati di solo poche decine di metri oltre le case dei Motti, fate voi… :

Finalmente Pedra e Andrea sono di ritorno a Cugnasco, pare Andrea abbia preso lezioni di discesa da Savoldelli, visto che quasi semina Pedra. L’acido lattico nei muscoli sale ma non ci demoralizziamo e siamo pronti per spararci gli ultimi 35km lungo il saliscendi del Gambarogno e del Luinese, sempre costeggiando il Verbano. Tra un saluto e l’altro ai ciclisti e alle cicliste che incrociamo, nei pressi delle dogane di Dirinella/Zenna ci raggiunge Paolo, vecchia conoscenza degli amici di giriesalite e di alcuni del forum. Nel frattempo lui era salito al Lago Delio prima di aspettarci. Vista la sua maglia di campione del mondo di Tom Boonen, io mi piazzo alla sua ruota e lo ringrazio per il traino eheh. Gli ultimi km passano così tra una risata e l’altra a velocità meno sostenuta dei primi km di ritorno sul lago.

Al parcheggio, rinfiliamo le bdc in macchina e torniamo verso il sud della provincia di Varese. Lungo la Valganna, viene giù il diluvio universale, e scherniamo un ciclista solitario che tenta di dirigersi verso le tettoie dell’abitato di Ganna, per fortuna noi eravamo al chiuso dell’auto… :-)

Alla sera pizzata di successo, tra un pavese (ma “genovese d’adozione”) e un canturino, uno più taccagno dell’altro, mi sembrava di essere un milanese! Gran bella pizzata con “capatina” dal gelataio, prima di salutarci e dirigersi verso 3 direzioni, una opposta all’altra!

Grazia a tutti per il giro, a luglio (18 o 19 probabilmente) il clou stagionale, il giro dei 3 passi. Per info scrivete sul blog e vi risponderemo.

Stage in alta val Ceno (PR): il preludio

il 09/06/2010 · 1 Comments

Ci aspetta un bel weekend di salite in quel di Bedonia (PR), un paese in alta valle Taro, dove gli Appennini si alzano definitivamente sino a sfidare le Alpi (senza però riuscirci). Ma Bedonia è città in confronto a dove io e Marco siamo diretti, cioè in una frazioncina di Anzola, ad almeno 15 minuti ed un passo dal paesello più vicino.
Il viaggio in auto sino alla casa di montagna di Aresius e fratello è lungo, l’ autostrada scorre veloce, da Piacenza risaliamo tutta la val Nure sino a Bettola, dove i punti salienti del giro della Coppa Piacentina scorrono via veloci, ricordo bene quei ponti verso il passo Cerro o per quel muro a Ponte Oglio. Una lunghissima salita, faticosa pure in macchina, ci porta al passo del Tomarlo a quota 1500m, dove nonostante la quota il finestrino aperto non da fastidio. 150 minuti dopo la partenza da casa mia, eccoci finalmente insieme a Roberto e Giulio.
Sistemiamo le cose in casa, e via con un pranzo molto abbondante in previsione dei 4400m di dislivello divisi inequamente tra i due giorni. Oggi è la volta dell’ itinerario facile, 58km e 1400m di dislivello.
Nubi minacciose ci lasciano dubbiosi, ma secondo Roberto il peggio arriva sempre verso le 14, ed ormai sono quasi le 15, quindi si parte! Primi metri in netta discesa, una sensazione che non ho mai provato prima, ma dopo un km ecco la pioggia. Alzo le braccia sconsolato, ma si prosegue, ciclisti del nostro km non si fanno spaventare da una leggera pioggierella che smette 1km dopo.
Dopo i primi km di riscaldamento inizia la prima salita, il colle dei Morti, che prende questo nome dopo che 2 persone sono morte fulminate ad inizio secolo. Un buon auspicio considerando le nubi nere che ci circondano! L’ asfalto è a tratti bagnato, noi partiamo con un patto di non belligeranza in previsione del giro di domani, ma io seguo Aresius, Aresius segue me, e sulle costanti pendenze all’ 8% e sulle sporadiche buche normali per noi oltrepadani Giulio e Marco si staccano. Poco dopo anch’io decido di non forzare, i polmoni comprimono lo stomaco ancora troppo pieno!
Arriviamo tutti in cima in un intervallo di 2 minuti, con sorpresa apprendo che entrambi hanno migliorato i loro record sulla salita, anche se poi scopro che non erano record molto attuali. Non male come inizio però, 5km all’ 8%!
Ora scendiamo, ad un certo punto sento il rumore di una grossa foratura dalle retrovie, mi giro e sembra tutto ok ma Marco ci richiama. Inizia a questo punto la salita più dura: i copertoni sono duri e ci vogliono le dita di acciaio di Roberto per farcela entrambe le volte. Entrambe, perchè dopo aver montato la camera d’ aria di scorta non riusciamo a gonfiarla. Le pompette sembrano andare, ma l’ aria non entra. Giulio voleva provare direttamente la bomboletta, ma consiglio di no, anche perchè se non entra l’ aria provarci significa sprecare una bomboletta. Rismontiamo tutto e capiamo che anche la camera di scorta è bucata. Il copertone sembra a posto, montiamo il tutto e grazie alla bomboletta ripartiamo. Per fortuna non gli è successo mentre era da solo.
La discesa è lungo il crinale sinistro del Ceno, un torrente che sfocia nel Taro, una bella discesa con diverse contropendenze. Superiamo il Ceno su un ponte e risaliamo la valle, pedalando rimango sorpreso da quanto siano sperduti i luoghi, ma non avevo capito di non essere sulla statale… A tratti saliamo, e scopro che quella è la salita verso il passo Montevaccà, 805m non difficili tra piani e 6%. 805m d’ altezza, per me quasi montagna… La discesa è stupenda, liscia, larga e ben tenuta sino a Bedonia, dove ci fermiamo poichè sto cercando delle cartine della zona. Ma non facciamo in tempo fermarci del tutto che …. Pfffffffffffffffffffffff… Stesso rumore di prima, stesso problema per Marco. Strano, nel copertone non c’era nulla.
Io e Roberto andiamo nel punto informazioni a raccattare qualche depliant mentre Giulio e Marco riparano la ruota, ancora apparentemente senza problemi. Non oso immaginare cosa avrei fatto io in un caso del genere… disperazioni ed imprecazioni a raffica.
Nonostante tutto ripartiamo, appena fuori Bedonia inizia un’ altra salita verso Tomba (passo dei Morti, Tomba, passo Chiodo, Crociglia… zone darkeggianti!), facile sino ai 2/3, poi sento che comincia a tirare, infatti scoprirò la sera stessa che presenta molti tratti al 12-13%! Marco e Giulio arrivano alla cima tutti sudati, io e Roberto invece siamo più tranquilli e salutiamo le mucche che ci guardano incuriosite ma che si spaventano quando ci avviciniamo.
Ormai è finita, una discesa bruttina ci porta a 150m di salita dalla casa, Aresius scatta per distanziarmi, in fondo lo scatto è il suo terreno e li mi può battere di forza, “ma io ti batto di intelligenza!” gli dico, così che quando credeva di arrivare primo alla piazzetta scatto superandolo di un metro e riusciendolo a battere grazie ad una macchina in senso opposto che tiene quasi tutta la carreggiata.
Doccia e giro a Bedonia per la sera, paese con più bar che persone, che aveva la nomea di 2° paese d’ Europa per consumo d’alcol pro-capite (uhm, il mio posto ideale :D). Anche la fauna urbana non è male, con belle bionde e morettine dal bel fondoschiena! L’ ultima sorpresa di giornata la vedo in cielo, un quantitativo di stelle a cui non sono abituato ammaglia la mia vista.

Domani è un altro giorno, più del doppio di oggi, anche se prima ci organizziamo con Marco che ha scoperto avere il copertone scucito a lato… A domani! (o quando riesco a scrivere).

Il gruppo al passo dei Morti

vista sulla stretta valle in discesa

Vista verso Bedonia

Muuuuu (in linea col passo MonteVaccà)

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