Un “torrido” Monte Bar (Ticino-CH)

il 30/09/2010 · Comments Off on Un “torrido” Monte Bar (Ticino-CH)

A leggere tutti questi bei post di Pedra e compagni di avventure si rimane incantati dalla natura, storia e serenità di questi posti meravigliosi e talvolta poco conosciuti. Non potevo quindi sottrarmi dal contribuire anche io a farvi scoprire nuove, semi-sconosciute ed affascianti salite.

Nel corso di questa “corta” (secondo me) “lunga” estate, non sempre, nei giri affrontati dal sottoscritto, avevo a disposizione la mia fidata digitale; posso però offrirvi un paio di avvincenti itinerari.

Nella prima avventura puntiamo a una salita che ho “scoperto” e affrontato l’anno passato in solitaria e che quest’anno volevo percorrere con i miei abituali compagni di pedalata. All’appello dell’uscita di un sabato di inizio luglio sono presenti due vecchie conoscenze del blog, Paolo e Andrea. Il luogo di ritrovo è Porto Ceresio, sulla sponda italiana del lago di Lugano. Un paese turistico ed affascinante a due passi dalla Svizzera. Lasciate le auto quasi in riva al lago siamo pronti per partire. La giornata si preannuncia calda ed..afosa..

Una vista dai primi km di giornata (non di giornata..come si vede…)

Pedaliamo tra chiacchiere e qualche tiratina lungo la sponda varesotta del lago Ceresio passando per Brusimpiano ed arrivando alla dogana di Ponte Tresa/Caslano. Mentre in Italia erano poche le automobili incrociate, in Svizzera siamo lungo la cantonale in direzione di Lugano e Bellinzona…ergo facciamo un pò di slalom fuori stagione e percorriamo tutta la parte quasi pianeggiante del Malcantone. Sopra di noi le belle salite che portano ad Arosio, Cademario e soprattutto la mitica e durissima “Penudria” (lato duro dell’Arosio) che è sempre meglio fare in discesa per chi non fosse troppo allenato.  In prossimità dell’aeroporto di Agno/Lugano svoltiamo a sinistra e ci dirigiamo verso il Monte Ceneri e Bellinzona..senza arrivarci. I miei compagni d’avventura non vedono l’ora di iniziare a salire visto che hanno fatto le ore piccole la sera precedente ed io…gli accontento subito..

A Taverne, pochi km prima del Monte Ceneri, brusca svolta a dx e iniziamo la salitella che ci porterà verso Tesserete nei pressi della partenza ufficiale della salita obbiettivo di giornata. La salita di ca. 4km si snoda per 2 tratti con pendenze anche superiori al 10% intervallati da due tratti quasi piani. Io, da buon navigatore, mi avvantaggio se non altro per poter scattare qualche foto in attesa di essere superato da Paolo e Andrea che confabulano come non mai del più e del meno.

Passando per Vaglio e Sala Capriasca mi colpiscono alcuni edifici, in particolare questa suggestiva chiesa:

Siamo ormai a Tesserete e quindi ci innoltriamo per la Valcolla, una valle che si inerpica dolcemente verso N-E da Lugano e che si può percorrere in 2 direzioni principali. Ad una piccola rotonda, proseguiamo diritti evitando di girare a sx dove avremmo imboccato le dure salite dell’Alpe di Zalto e l’Alpe Davrosio, svoltando poi a sx in prossimità del cartello che indica Lopagno e Corticiasca/Valcolla. Inizia ufficialmente la nostra salita. Da qui sono più di 13km di salita con un dsl non trascurabile di quasi 1100m per una p.m. dell’8%.

Le pendenze si fanno subito interessanti ma per fortuna non abbiamo ancora abbandonato la cantonale della Valcolla… Come spesso mi capita parto a razzo per poi calare progressivamente il numero delle pedalate e infatti dopo aver staccato gli altri due..vengo ripreso. Ricordo a loro di stare attenti perchè dopo qualche km è necessario lasciare la strada principale e prendere il bivio per Somazzo. Nei pressi di una graditissima fontana (per Andrea e Paolo) incrociamo un gruppo di bikers appena scesi dal Monte Bar…da rilevare che saranno quasi tutti loro “simili” che inconteremo lungo la salita e la discesa…poi vedremo…

Ci innoltriamo per il lungo tratto nel bosco, intervallato da qualche bel pascolo e qualche casolare di montagna. Immancabili le farfalle che ci gironzolano intorno e altri meno entuasiasmanti insetti.. Mentre io e Paolo ci avvantaggiamo, Andrea viene su con la sua solità efficacia e ci riprende verso la fine del bosco (era rimasto a chiacchierare con i bikers, lui che nell’animo rimane sempre uno di loro). Appena finisce (o quasi) il bosco, stiamo ormai patendo il caldo e l’umidità in maniera incredibile. Andrea rimane con solo i pantaloncini, Paolo, già dall’inizio salita, si è sbarazzato del casco. Lascio scatenare i due baldi giovani e cerco di salire del mio passo. Li ritrovo alla sbarra dopo Borisio (da qui le macchine non possono proseguire) ed in un impeto di gratitudine… forse per averli portati…in un inferno (ahah) mi alzano la sbarra per farli passare.

Da qui la salita è paradisiaca, siamo in alta Montagna; da un momento all’altro sono scomparsi gli alberi e la distesa di verde sembra infinita. Lungo alcuni tornanti e qualche temibile drittone passiamo accanto alle vere padrone di queste alture, le mucche. Le pendenze sono abbastanzi costanti intorno al 9-11%, in qualche breve tratto quasi rifiatamo al 7%, in altri si raggiungono perfino le pendenze del 14-15%. La troppa umidità non ci permette di gustarci Lugano e il lago omonimo come se fossimo in una giornata limpida, ma l’effetto è ugualmente straordinario.

Andrea ci ha ormai seminato, io e Paolo proseguiamo con la lingua di fuori fino ad una piccola cappella e una fontana nei pressi del’Alpe Rompiago. Da qui dopo esserci riposati 3 minuti e aver fatto rifornimento d’acqua per l’ultimo tratto della salita ripartiamo. La fatica ormai si fa sentire, piano piano ci spingiamo verso i 1600m dell’arrivo..ma a 700m dal Rifugio Capanna Monte Bar, improvvisamente finisce l’asfalto ed è possibile proseguire solo su sterrato. La strada non è messa benissimo per delle bdc ma dopo essermi fermato a quest’altezza l’anno scorso sono deciso a conquistare la cima e provvedo ai necessari scongiuri.

Da qui sarebbe meglio avere la MTB, infatti abbiamo incontrato (quasi) solo bikers… ma con un pò di attenzione.. :

In alcuni punti si slitta, è difficile avere il controllo totale della bdc ma per fortuna non è tutta salita dura e per cui riesco ad arrivare al rifugio anch’io.

Uno degli ultimi tratti di salita sullo sterrato:

Il rifugio. Volete farvi una scorpacciata? Eccovi nel posto giusto!

Cerchiamo di asciugarci in qualche modo e di mettere nello stomaco qualcosa.  Il panorama è come nelle previsione davvero affascinante anche se l’alta percentuale di umidità è ben visibile ed offusca un pò la visuale.

Ammiriamo anche la lunga serpentina scalata, quella casetta bianca (in realtà è grigia) sulla curva è l’Alpe Rompiago:

Il sole è sempre più alto e anche per evitare di scottarci decidiamo di partire per il ritorno che ci vedrà scendere a capofitto dallo stesso versante (l’altro versante è off limits per le bdc ed Andrea si ricorda di averlo fatto in Mtb qualche anno addietro). La discesa del pezzo sterrato si rivela meno complicata del previsto per il sottoscritto, il resto è un piacere. Ci ritroviamo tutti e tre alla fontana del bivio per Somazzo e assieme scendiamo poi di nuovo a Tesserete, imboccando questa volta la strada in discesa che porta direttamente a Lugano. Siamo davvero stanchi, pur pedalando su giri lunghi spesso e volentieri, la giornata è davvero torrida e il passare in centro città di certo non diminuisce il senso di afa perenne. Lugano è però sempre Lugano, ammiriamo lo splendido specchio d’acqua e la cima dei monti circostanti, impossibile non vedere il Monte Brè, che assieme al Monte Sighignola offre degli scorsi incomparabili su Alpi e Prealpi grazie alle loro terrazze panoramiche.

Foto del Brè visto da Lugano-Paradiso (inizio 2010) :

Il percorso di giornata prevede il ritorno a Porto Ceresio da Sud, quindi attraversiamo il ponte di Melide, che taglia letteralmente in due il lago e proseguiamo in direzione Mendrisio. All’altezza di Riva San Vitale imbocchiamo un cavalcavia che ci porta lungo uno dei tratti più tranquilli della zona. Qui in una uscita “normale” si possono tenere medie altissime restando in riva al lago, ma le condizioni climatiche (e la stanchezza) non c’è lo permettono. A fatica riusciamo a darci i cambi e rientriamo in Italia dopo aver superato Brusino Arsizio e la base di partenza della funicolare di Serpiano. 1km dopo la dogana eccoci, finalmente alla macchina! Paolo e Andrea optano per un “mega-gelato” da 5 euro, io bevo a più non posso. Siamo davvero provati, non tanto dal percorso (94km), quanto dal tipo di giornata. Ma siamo decisamente su di giri per la bella sgambata, la salita, i panorami, la natura e (soprattutto) la compagnia!

La prossima “avventura” sarà ancora in terra ticinese, lungo una delle più belle salite alpine.

Fabio

Giro dell’ Oltrepò Pavese (23 Ottobre)

il 27/09/2010 · Comments Off on Giro dell’ Oltrepò Pavese (23 Ottobre)

CON CENA ALLA SERA PER I PARTECIPANTI  !!

GIRO DELL’ OLTREPO’ PAVESE

23 Ottobre 2010

Un bell’ itinerario non difficile per chiudere in bellezza la stagione 2010, che spero sia stata ricca di soddisfazioni e nuove scoperte.
Si inizia attraversando la parte più famosa della provincia di Pavia, lungo le facili e brevi salite circondate dai vigneti di Bonarda ed altri ottimi vini, per proseguire sui più alti colli boschivi verso Zavatarello, sconfinando in Emilia lungo il lago di Trebecco e finendo con la perla degli orridi di Marcellino, dai quali ci si può sporgere dopo pochi passi a piedi. E’ un giro comunque impegnativo spalmato su 8 salite sempre pedalabili, poco meno di 100km e circa 1600m di dislivello.
E per finire, alla sera ci sarà la cena del ciclista a cui sono invitati i partecipanti di questo ed altri giri “dello scalatore” 2010!

Il ritrovo è alle ore 10:00 al cimitero di Casteggio (dove c’è sempre posto), che si trova in viale Montebello della Battaglia, esattamente in questo punto: 45.0109 , 9.1164
La partenza sarà alle ore 10:30, questo giro fatto con estrema calma richiede non più di 7 ore.
E’ un giro in compagnia che verrà fatto ad andatura tranquilla aspettandoci poi in cima alle salite, non bisogna scoraggiarsi sebbene richieda un minimo di allenamento.

ITINERARIO

Si parte da Casteggio in direzione Montalto, ma appena usciti affrontiamo la facile “salita” di Mairano, 80m di dislivello in tutto, scendendo quasi in pianura verso Corvino S. Quirico. Si sale circondati da vigne verso Oliva Gessi, dove ci ricongiungiamo al percorso del 2009.
Una discesa tecnica porta all’ inizio della seconda salita, la facile Mornico Losana, seguita da una simile discesa. La terza salita, Pietra de Giorgi, è invece più impegnativa con un tratto al 10% a metà, ma il resto è semplice. Si supera il paese e si scollina verso Cigognola, bel paese con un bel panorama su vigneti, un laghetto e sulla pianura. La divertente ma breve discesa porta quasi a Broni, da dove risaliamo una delle tante valli dell’ Oltrepò, ma questa è corta e dopo pochi kilometri si sale per davvero verso il Carmine. Quest’ anno però non ci passeremo, al bivio scenderemo a Ruino e attraverso 19 tornanti in 2km arriviamo in val Tidone, lembo Piacentino in cui fiancheggiamo il lago e la diga di Trebecco.
Risaliamo la val Tidone verso Zavatarello, simpatico comune raggiunto con la 6° “salita”, molto facile. Ora siamo nella parte alta delle colline, per diversi km rimaniamo in quota affrontando prima la salita di Valverde che ci fa superare i 600m di quota, e poi pedalando poi lungo i crinali con vista vigneti e con qualche strappetto e discesina sino a Fortunago. Il centro del paese è raggiunto da uno strappo in pavèe, l’ ideale se qualcuno si sente portato per il Fiandre, poi proseguiamo verso Schizzola lungo una discesa che prensenta infidi contropendenze e tornanti da staccate al limite.
Siamo quasi alla fine, dopo qualche km su asfalto nuovo (era in uno stato veramente devastato) saliamo al punto più panoramico del giorno: le Orridi di Marcellino! La salita in se è pedalabile, poco dopo lo scollinamento si vedono queste formazioni argillose verticali a cui passeremo proprio di fianco, potendo anche salirci sopra a piedi, bastano 10m di camminata per trovarsi sul burrone!
Dopo l’ultima discesa con dei tratti ripidi ritorniamo sui primi dolci colli e sugli ultimi dolci strappetti di circa 25m di dislivello, l’ ideale per sfogare le ultime forze rimaste prima della fine del giro e (forse) della stagione di itinerari.
L’ itinerario è questo: http://tracks4bikers.com/tracks/show/18725, in tutto sono 98km e 1650m circa di dislivello.
Essendo un territorio collinare, presenta molte strade e stradine che permettono tagli praticamente ovunque. Non è un giro impegnativo, ma se qualcuno vuole tagliare o condizioni esterne impongono un giro ridotto (esempio per pioggia) allora si possono fare tagli importanti dal Carmine a Torre degli Alberi come si può scendere a Casteggio direttamente da Fortunago.

LA CENA

Uno degli aspetti migliori dell’ Oltrepò, oltre al traffico ridotto e all’ aria buona, è la qualità del cibo e soprattutto del vino, quindi perchè non festeggiare la fine dell’ annata ciclistica con una bella cena? Sono invitati tutti quelli che hanno preso parte ad almeno un giro quest’ anno, compreso quello dell’ oltrepò, ed eventuale moglie/fidanzata. Anche chi non viene a quest’ ultimo giro può unirsi a noi a mangiare! Non so ancora di preciso dove andremo, ma sarà un posto non lontano da Rivanazzano in cui si mangia bene, tanto e senza spendere troppo (vorrei rimanere entro i 25€). Per le docce dovremmo poter contare su quelle del centro sportivo di Godiasco, non ho ancora ben definito il tutto ma in linea di massima il programma è questo.
Prego chiunque interessato alla cena di farmelo sapere con un certo anticipo, assolutamente entro il 15 Ottobre per poter pre-prenotare. Accetto anche le risposte “Penso di si”, “penso di no”, “forse”, così mi regolo nel calcolo dei presenti ( 2 “forse” = 1 “sì” ). Chiedo anche a tutti quelli che mi danno conferma di non tirarmi il pacco se non per motivi gravi: se uno non sta bene o ha impedimenti improvvisi non ci si può far niente, ma è molto antipatico sia per me che per i ristoratori che uno conferma e poi al mattino rinuncia perchè un amico lo ha invitato a bere…

LE SALITE:

Mairano: Alcuni la definirebbero solo “strappo
Oliva Gessi: pedalabile tra vigneti, asfalto ruvido alla fine
Mornico Losana: Molto facile. (GRAFICO)
Pietra de Giorgi-Cigognola: leggermente impegnativa salita tra vigneti. (GRAFICO) (da bv Mornico Losana)
passo Carmine: la cima coppi di giornata, pedalabile. (GRAFICO)
Zavatarello: una di quelle salite in cui la scia conta.
Valverde: sembra facile, fa faticare. (GRAFICO)
Orridi di Marcellino: si finisce l’ anno con una normale salite (GRAFICO)


LE DISCESE:

Mairano – Corvino S.Quirico: Stretta ma bella e breve
Oliva Gessi – bv Mornico: Stradina tendenzialmente bella, ma con tratti sconnessi
Mornico Losana – bv Pietra de Giorgi: una specie di drittone poco ripido
Pietra de Giorgi – Broni: panoramica tra vigneti e bellina
Carmine – val Tidone: larga, ma attenzione alle sconnessioni
Fortunago – Schizzola: dopo km in costa, presenta contropendenze e stretti tornanti
Orridi – Torrazza Coste: Asfalto a tratti ruvido, ha un tratto ripido

CONTATTI:

Se ti interessa venire scrivimi! [email protected]

Giro tra val Baganza e val Parma (PR) – 10/10

il 23/09/2010 · Comments Off on Giro tra val Baganza e val Parma (PR) – 10/10
penultimo appuntamento (?) dei giri dello scalatore

Ritrovo ore 9:30 a Collecchio, nell’ampio parcheggio situato all’ingresso del Parco dei Boschi di Carrega (vedere mappa dall’uscita autostradale Parma ovest):
mappa
Arrivare è molto semplice: in pratica usciti dall’autostrada si svolta a destra per Pontetaro, si passa il ponte sul Taro e subito dopo si svolta a destra per Collecchio. Sempre dritti per diversi km fino a Collecchio, arrivate alla stazione; qui girate a sinistra ed alla successiva rotonda la prima uscita. Dritto per qualche centinaio di metri, poi si imbocca a sx via del Conventino. Dove inizia il divieto di transito c’è un ampio parcheggio sulla sinistra. La zona è anche quasi interamente coperta da Goggle street view, impossibile perdersi!…

L’itinerario è quello percorso l’anno scorso da me, Giulio, Pedra e Marco (100 km ,2150m):

http://www.bikemap.net/route/335519?126314934968960

Partenza nei pressi di Collecchio, al margine del Parco Regionale dei Boschi di Carrega, tenuta di caccia degli antichi duchi di Parma.
Ci si incunea nel bosco fittissimo e si affronta subito il facile strappetto dei “Pifferi” (un tornantino, poi falsopiano da fare col padellone); attraversati i Boschi si scende a Sala Baganza, quindi si passa il ponte sul Baganza e si arriva a Felino (tratto un po’ trafficato, ma breve). Qui si attacca la prima salita, quella di Barbiano, un classico intramontabile: collinare, con bei panorami sulla pianura, consente di prendere visione anche dei turriti castelli di Felino (in salita) e di Torrechiara (in discesa). Dopo Barbiano segue un breve tratto in discesa, quindi ancora salita fino al paese di Strognano. Discesa breve verso Langhirano, quindi la salita alla Pineta di Cozzano, una delle mie preferite, in quanto in 10 km consente di passare da un ambiente di bassa collina ad uno montano, al centro della più grande pineta artificiale della regione.
Segue una divertente discesa verso Langhirano, su strada tortuosa ma con un unico tornante ed ottimo asfalto (ma occhio al tratto finale ripido!)
A Langhirano si oltrepassa il ponte sulla Parma e si attacca la salita a Coste di Urzano, da dove si prosegue ancora il lieve salita fino a scollinare nei pressi del Monte Verola.
La seguente discesa è stretta e ripida inizialmente, poi larga e più dolce, con un paio di bei curvoni da pennellare.
A Capoponte si oltrepassa ancora il ponte sulla Parma e si svolta poi a sinistra verso Corniglio; un paio di km di leggera salita (un po’ noiosi per me) ci portano al bivio per Cozzano: inizia qui il famoso (per noi parmigiani) “Tirabusò”, ovvero il cavatappi, così chiamato per la successione di tornanti iniziale.
Il “Tirabusò” termina a Cozzano, ma la salita continua fino a raggiungere il Valico di Fragno; sebbene meno duri del “Tirabusò”, anche questi ultimi 2 km non scherzano.
La successiva discesa è una delle più veloci della provincia: più tecnica all’inizio, con bei curvoni verso destra, diventa più ripida e veloce alla fine, con l’ultimo drittone che porta a Calestano, passaggio classico dei ciclisti parmensi.
Segue una quindicina di km di veloce fondovalle (leggera discesa) lungo il Baganza. Giunti a Castellaro si svolta per Maiatico ed inizia una serie di strappetti stile classiche del nord attraverso i Boschi di Carrega: prima lo strappo di Maiatico, il più impegnativo, poi un paio di rampette per arrivare a Talignano dove si affronterà l’ultima asperità, quella di Talignano chiesa. Le due rampette centrali possono essere anche inglobate in un’unica salita, quella al M. Castione, vetta del Parco.
Un giro con salite abbastanza impegnative, ma quasi sempre su strade poco trafficate, belle discese e paesaggi a metà tra il collinare ed il montano.

Le salite:
Barbiano
Pineta di Cozzano
Coste di Urzano
Tirabusò – Valico di Fragno
Maiatico

L’itinerario è abbastanza impegnativo ma direi ampiamente alla portata di tutti, visti poi gli exploit estivi di molti di voi… ad ogni modo sono possibili svariati tagli. Certo, molti di voi non sono proprio “a due passi”…
Chi volesse la mia mail o il cellulare può contattarmi a [email protected].

Data e orario di ritrovo sono naturalmente negoziabili…

Recco e l’ entroterra di Genova

il 23/09/2010 · Comments Off on Recco e l’ entroterra di Genova

28/08/2010

La proposta di questo giro con partenza da Recco mi è arrivata lo scorso autunno quasi come una provocazione, ma adesso i 3km di dislivello in poco più di 100km sono per me ordinaria amministrazione, specie dopo la Tripletta Valtellinese. Anche oggi sono in compagnia di Massimo, che è moralmente obbligato ad affrontare la sua proposta. Ancor più che al “Recco bis” parcheggio talmente in periferia da occupare l’ ultimo posto libero del paese, quasi sotto al viadotto autostradale, allungando il giro di quasi 4km. E come per il Recco bis mi fermo a prendere la focaccia, però stavolta fresca, che mangierò a pezzetti durante la pedalata.
Raggiungo Massimo a Sori in linea coi miei ritardi abituali, senza perdere troppo tempo partiamo per la prima salita, la quale inizia poco fuori il paese e termina a Cornua di monte Fasce, unendosi con l’ altro versante che abbiamo affrontato al giro del Levante Genovese di Maggio. Mi bastano poche pedalate per non vedere più l’ ormai abituale compagno di viaggio, possibile che il Mortirolo mi abbia allenato così tanto? Non fatico nemmeno sui tornanti che in poco tempo superano l’ alto viadotto autostradale, ma scopro poco dopo che la verità è che se la sta prendendo fin troppo comoda, e che la sua ruota sta toccando il freno perchè agganciata male. La sistemiamo dopo una sosta e riprendiamo con la sofferenza, non certo dovuta alla strada che mi sembra molto meno ripida rispetto a Maggio, ma ad umidità pazzesca che ci fa sudare come fontane e che satura talmente l’aria che la strada leggermente bagnata non riesce ad asciugarsi nonostante il sole.

Qua al bivio è dove avevamo fatto la foto di gruppo, ma non ci diamo importanza lanciandoci verso la val Fontanabuona passando attraverso Uscio, su una bella discesa nel bosco, come tutte le strade della zona. Sento la strada viscida, motivo per cui procedo con molta cautela nonostante ci sia soltanto un sottile velo sopra l’ asfalto. Questo però non basta, prima mi sembra di perdere la ruota anteriore su una foglia, poi in una lunga curva a destra prendo davvero paura quando sento di essere al limite nonostante sia quasi dritto, con la ruota anteriore che è su quel sottile filo tra tenuta e caduta, venendo spinto in mezzo alla carreggiata con altri ciclisti che stanno salendo occupando tutta la loro corsia… Se fossi caduto avrei fatto strike, ma il tutto si risolve solo con un grosso spavento ed una prudenza ancor più grande nelle curve, specialmente quelle a destra.

Sono contento in valle, ora si sale e l’ umidità servirà solo a farmi sudare. Il passo del Portello è una lunga salita regolare, che dai 200m scarsi arriva sin quasi a 900m del crinale che separa le 2 principali valli del levante Genovese, la Fontanabuona e la valle Trebbia. Manco a dirlo il tracciato è tutto all’ ombra, senza pendenze arcigne e con qualche sporadica spianata. L’ asfalto è ancora bagnato in molti tratti, qualche goccia nella notte sta facendo ancora effetto nonostante le temperature estive ed il cielo soleggiato, con solo alcune nebbie orografiche sulle vette più alte. In val Trebbia alterno curve tirate ad altre coi freni tirati, lo shock è stato forte e devo forzarmi per pennellare le tornate a destra dove vedo l’ asfalto sicuramente asciutto. Sino a Montebruno veniamo sospinti da un bel venticello che segue il fiume, ma li giriamo verso Barbagelata, una salita impegnativa dove saluto Massimo ai primi metri e che faccio a ritmo brillante, sia per sfogarmi (“se uno non torna a casa stanco che giro è?” direbbe qualcuno), sia perchè se arriviamo presto ho pure il costume da bagno a dietro e voglio finire prima del solito.

La regolarità all’ 8% mette a dura prova la volontà di spingere per tutta la salita, Massimo resiste meglio alla tentazione di mollare mentre io ogni tanto rifiato cercando panorami da fotografare, così che lo ritrovo allo scollinamento solo 1 minuto dopo di me (quindi verso Cornua stava proprio cazzeggiando!). Un paio di kilometri di falsopiano ci portano a Barbagelata, che se ha questo nome è per un motivo preciso… Inoltre le nebbie di Pedra mi perseguitano ricordandomi alcune giornate invernali padane. Massimo indossa gilet e manicotti, io prendo il mio bel foglio di giornale e mi lancio più tranquillo verso il passo della Scoglina, frenando solo dove vedo le chiazze più scure. Il resto della discesa è la stessa del Recco bis, quindi mi lascio un po’ andare, sto superando il timore della caduta, anche perchè l’ umidità ora è a livelli accettabili e la strada praticamente asciutta. Da Cicagna saliamo all’ ultimo passo del giorno, quello della Crocetta, che Maxi non ama e che decide di prendere tranquillo, mentre io do fondo alle mie forze rimanenti. Lo aspetto a metà salita, ma i tratti che superano il 10% della parte finale mi spingono a ritmo brillante sino ai 599m del valico. Ha detto di salire senza impegno, ma lo vedo provato. In discesa raggiungiamo l’ imbecille col grosso SUV, che oltre a non sapere a cosa servono gli specchietti riesce a fare TUTTE le curve contromano, guidando ovviamente a velocità ridotta e chiudendo tutti gli spazi per il nostro sorpasso, che avviene solo dove la strada si allarga ed in un punto non privo di rischi.

A Rapallo passiamo davanti alla scuola in cui Massimo insegna, ci manca solo la Ruta che è una salita banale, ma è dove meno te l’ aspetti che ti prende la crisi, quella che ti lascia solo il tempo di annunciarti il suo arrivo senza darti la possibilità di prevenirla. Inizia tutto con un buco nello stomaco, finisce col falsopiano con vista mare percorso arrancando col 34. Ero quasi sul punto di tornare indietro, ma poi anche lui ha superato il tunnel che c’è sulla cima, fermandosi di forza a mangiare sperando di recuperare quel minimo di forza per tornare a Genova.
La discesa è bella ed annusare la salsedine a tutto vento è una delle sensazioni più belle dello stare in riviera! Ci salutiamo, io torno alla macchina, indosso il costume e con gran fortuna trovo parcheggio vicino alla spiaggietta libera di Recco, una distesa di sassi che si butta in un mare talmente pieno di alghe che ne porto un mucchietto pure a casa. Dopo 113km e 3000m di dislivello quello che ci vuole sono 3/4 d’ora di nuoto tra le onde grosse e dei sassi appuntiti, col sole che picchia in faccia e solo dei bambini a farmi compagnia, mentre gli adulti sono intenti solo a prendere il sole. Ma anche questa è fatta, il Recco1 più bagno al mare è nei miei annali, ed ormai nella provincia di Genova mi manca ben poco, solo qualche strada cittadina e le salite verso La Spezia. Mi manca anche la val d’ Aveto, che sto per conoscere e di cui vi racconterò prossimamente!

Dove abiti? Sotto il viadotto autostradale. Ahh mi dispiace… Ma no, abito a Recco!


Poco sopra Sori


Barbagelata, che non gela certo per il caldo, ma per il clima ostico e per le mie abituali nebbie liguri


Dalla Ruta verso Rapallo con Chiavari sullo sfondo


Recco bis e l’ entroterra Ligure

il 21/09/2010 · 2 Comments

I lettori più attenti si chiederanno come faccia ad essere al Recco bis senza aver raccontato il Recco 1… bene, vi ringrazio, significa che leggete spesso questo blog e che vi siete accorti che manca il primo Recco, ma per un motivo semplice: il Recco 1 viene dopo questo giro che vi racconto.
Qualche giorno prima di scendere in Liguria Massimo mi ha proposto una variante che gli avrebbe permesso di scalare 2 nuove salite, idea che ho accettato con gioia e adatta per prepararci a quello che ci aspetterà nella seconda parte di questa settimana, quando saremo in alta Valtellina (la sequenza temporale dei miei racconti va a farsi benedire lo so… amen…)

A Recco fatico parecchio a trovare parcheggio, così come fatico tanto per trovare la focaccia fresca, fino al punto di rinunciare e dirottarmi su quella secca che comunque è buona. Per iniziare c’è la Ruta, salita costiera che supera i 200m di quota senza allontanarsi dalla riviera, seguita da una discesa tutta da pedalare verso Rapallo, cittadina devastata dal cemento e da condomini abitati 1 mese all’ anno. Iniziamo a fare sul serio quando usciamo dal paese verso il passo Crocetta, che per un misero metro di quota non arriva a 600m, altitudine che per molti non significa nulla, ma che raggiungiamo partendo da quota 0. La salita offre rari panorami su Rapallo, come nella gran parte della provincia di Genova i boschi coprono tutto il territorio con i soli sporadici paesi che punteggiano attraverso le varie tonalità di verde che ci circondano.
Una bella discesa ci porta in val Fontanabuona, dove inizia la seconda salita di giornata, quella di Romaggi, la prima delle 2 che nemmeno Massimo conosce. E’ la classica salita genovese, abbastanza lunga ma molto regolare, con una strada ben tenuta sulla quale ci disturbano solo pochi automezzi. Nei primi km ho un attimo di crisi, la gamba gira bene ma mi sento come se le forze mi stessero abbandonando. Pian piano comincio a stare meglio, forse è l’ umidità elevata che mi mette in crisi, o forse un meccanismo di difesa pensando che fra 3 giorni dovrò farmi 10km di dislivello in 3 giri… Verso Romaggi il panorama si apre e si rivede il mare, che da qui immagino possa regalare panorami stupendi al tramonto, almeno quando la visibilità è migliore di oggi. Il percorso della discesa è strano, segue tutto il crinale per congiungersi con la valle Sturla poco a nord di Chiavari. Da fare in discesa è uno spettacolo, peccato solo per dei lavori di taglio alla vegetazione.

Il passo della Forcella è abbastanza conosciuto, ma esiste pure un versante secondario che Massimo vuole scalare per la prima volta, il quale parte duro da Borzonasca, ma che dopo qualche kilometro diventa tanto facile da perdere occasionalmente quota. La strada è bruttina ma in salita non è un problema, si ricomincia a spingere di forza solo ad Acero, dove mi stacco per delle foto all’ ultimo km che scorre scavato sul ripido pendio verso il passo. Prendo un grosso spavento quando un ramo si incastra tra la ruota e la forcella, nel toglierlo sento la ruota molle… Ma porca $/(“£&$(°é1+ù!!! Eppure regge, riparto per raggiungere il fuggitivo e quando arriviamo alla cappelletta del passo della Forcella la camera d’aria sta ancora reggendo, non è stato il ramo a farmi bucare, ma probabilmente una spina nella discesa di Romaggi. Provo a continuare, scendiamo per qualche km in val d’Aveto e risaliamo (si fa per dire) al passo Scoglina, talmente falsopiano che nemmeno io lo considero una salita. Mangiamo qualcosa e cambio la camera d’ aria, ringrazio Massimo perchè solo lui si è accorto di una piccola spina nel copertone che mi avrebbe fatto forare di nuovo.
Non mi piace tanto la discesa, la strada larga induce a prenderla spediti, ma l’ asfalto ruvido e non sempre perfetto mi fanno tirare i freni più del dovuto sino al ritorno in val Fontanabuona. E’ quasi fatta, ci manca solo il passo della Spinarola che scorre via senza troppi problemi, se non per qualche buca di troppo verso Uscio, ma d’ altronde io ci sono abituato. Arriviamo a Recco che nel contakm ci sono 124km e 2950m di dislivello, ma non quanto Massimo che è partito da Genova! Ed il giorno dopo ho fatto questo giro: http://giriesalite.altervista.org/?p=578

Rapallo dalle rampe del passo della Crocetta


La val Fontanabuona dai primi km di Romaggi


Ormai siamo quasi a Romaggi e i colli non riescono più a coprire il mare


L’ ultimo km del passo della Forcella visto da Acero


Passo della Forcella, ci siamo quasi!


Paesini sul versante sinistro della val Fontanabuona, visti salendo al passo Spinarola

E prossimamente il Recco1…

Link utili