Itinerari oltrepadani 2011

il 19/01/2011 · Comments Off on Itinerari oltrepadani 2011

A fine Febbraio pensavo al giro della Lomellina, ho ideato 2 percorsi, il primo è proprio un Ultrapiattum tra campi e risaie con partenza da Groppello Cairoli, il secondo invece inizia a Sale e termina sui bassi colli attorno a Valenza, dopo 100km in Lomellina.
Itinerario 1 da Groppello Cairoli: http://tracks4bikers.com/tracks/show/38706
Itinerario 2 da Sale: http://tracks4bikers.com/tracks/show/39985
Itinerario da Sale proposto da Pierole, su strade meno trafficate: http://tracks4bikers.com/tracks/show/43808

Oltre a questo ci saranno 3 giri ufficiali:

Il 27 Marzo
da Tortona faremo il giro del Tortonese, il percorso sarà simile al 2010, ma svolto in senso contrario e con l’ aggiunta della val Borbera. Più lungo ed impegnativo delle altre edizioni, ma comunque relativamente semplice e senza rampe impossibili.
LINK: http://tracks4bikers.com/tracks/show/16087

Il 10/11 Settembre da Casteggio partirà il giro dei “10 muri Oltrepadani”.
E’ una provocazione, una dura sfida alle pendenze che si possono trovare dalle mie parti, non mi aspetto una gran partecipazione ma chi lo finirà sarà fiero di se stesso! Esistono comunque alternative più semplici con 8, 5 o 3 salite. Per darvi un’ idea, la sommatoria delle 10 salite è lunga 14,50 km ed ha pendenza media del 11,4%! Chi accetta la sfida?
LINK: http://tracks4bikers.com/tracks/show/40096

Il 16 Ottobre da Casteggio il giro dei Vigneti d’Oltrepò, l’ itinerario cambia in minima parte all’ inizio, poi andremo in val Versa e verso il Carmine saltando la parte di Zavatarello-Valverde, finendo però con Fortunago e le Orridi di Marcellino.
LINK: http://tracks4bikers.com/tracks/show/18725

Quest’ anno non faremo la cena, a meno che alcuni di voi premano per farla, in tal caso possiamo organizzarci o spostando il giro dell’ Oltrepò il 15 ottobre, oppure il 10/09 come ricompensa ai 10 muri. Qualsiasi suggerimento sui percorsi o su altro è ben accetto, ringrazio ancora Fabio “Tangy” e Sergio “CaSe” per le loro deviazioni ai giri dell’ Oltrepò e della valle Staffora.

Giri e Salite nel 2011

il 12/01/2011 · Comments Off on Giri e Salite nel 2011

Lo scorso anno credevo molto in questo progetto, speravo di iniziare un circuito di ritrovi che desse la possibilità di passare una bella giornata in compagnia esplorando i vari territori che il belpaese offre. Purtroppo questo progetto non è partito come speravo, sebbene tanti di voi abbiano preso l’ impegno di organizzare gite tra Svizzera, Liguria e Parmense.

I motivi sono vari: primo di tutti è la capacità di saper “vendere il prodotto”, quando a gestire un evento è un ente o un gruppo ciclistico, o almeno un gruppo ben rodato e conosciuto, in quel caso la gente si fida e va. Quando invece c’è Stefano Pedrazzani o “Pedra85” dietro, capisco che molti abbiano dei dubbi e non prendono in considerazione l’ idea. Chi mi conosce cerca di venire, gli altri diffidano (ed in fondo li capisco).
Il secondo motivo è che i percorsi sembrano troppo duri e c’è l’ incertezza sul livello dei partecipanti, vedendo l’ altimetria c’è chi pensa ad un branco di scalmanati agonisti, non ad una compagnia variegata che si rispetta totalmente nelle sue differenze.
Il terzo secondo me è che non c’è abbastanza interesse nei luoghi attraversati. Quando si parla di Mortirolo-Gavia la gente ne approfitta per scalare queste cime insieme, se invece si rimane sulle pur belle colline dell’ Oltrepò, l’ interesse cala notevolmente.
Un altro motivo è che giri del genere non sono niente di specifico, cercano di accontentare tutti con turismo, gruppo, percorsi difficili ed agonismo, senza però soddisfare pienamente alcuno di quei punti.
Infine, l’ ultimo motivo che prendo in considerazione è la somma dei precedenti: perchè qualcuno dovrebbe stare via una giornata considerate queste premesse?
E’ con questo che decreto non la fine, ma il ridimensionamento del mio progetto “giri e salite” nel 2011 e forse negli anni successivi. Non ho perso la speranza di creare un giorno un calendario di raduni che aiuti a girare il nostro paese e a trovarsi senza l’ assillo ed i costi delle gare, ma per farlo bene ci si deve affidare a gruppi o enti, non si può farlo come singoli. Lo scorso anno ho insistito affinchè molti di voi creassero i propri eventi, quest’ anno invece non lo chiedo nemmeno. Non voglio però dire che non ci saranno più i giri, io ho già pensato ai miei 3 Oltrepadani e se qualcuno vuole proporne sarò ben felice di farci quel minimo di pubblicità che è nelle mie possibilità! So già che è allo studio un giro nel levante genovese, e spero anche in altri posti.

Intanto ne approfitto anche per stilare il mio calendario di massima:

A fine Febbraio pensavo al giro della Lomellina, ma essendo posti che nemmeno io conosco preferisco tenerlo in dubbio e comunque sperare nella presenza solo di chi abita in zona.
Il 27 Marzo ci sarà il giro del Tortonese, nel senso inverso allo scorso anno e con l’ aggiunta della val Borbera, togliendo la salita indigesta di Montebore subito dopo pranzo.
A Settembre (11?) la 10 muri d’ Oltrepò, una provocazione comunque fattibile che scala 10 duri strappi, tutti con tratti sopra il 10%, molti di questi pure con pendenza media sopra il 10%! Non mi aspetto una gran presenza, ma chi lo finirà potrà dirsi soddisfatto! Comunque ci saranno anche i percorsi con 3, 5 ed 8 strappi alla portata di tutti.
Il 16 Ottobre (domenica) il giro dei vigneti d’Oltrepò, su un percorso simile al 2010 ma che si addentra anche sui colli viticoli della val Versa evitando la zona Zavatarello-Valverde. Questa volta senza cena alla sera.

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Top 2010: il podio!

il 06/01/2011 · Comments Off on Top 2010: il podio!

3° posto:

24/07) Lago Ritom

Io ed Andrea siamo già in hotel ad Airolo, domani ci aspetta il giro dei 3 passi, ma intanto oggi vogliamo goderci questo weekend Svizzero esplorando la val Leventina, una vallata stretta con poche ma dure alternative ciclabili. Marco e Massimo rimangono bloccati dalle code all’ innesto del Gottardo, arrivando tardi dobbiamo rinunciare al giro che avevo previsto e ripiegare sul più corto possibile: la scalata al lago Ritom.
Un vento freddo spira da nord e ci spinge molto velocemente sino a Piotta, abbiamo avuto giusto il tempo di scaldarci in vista della salita che in 10km guadagna 850m. La prima parte è su una carreggiata che segue le pareti della montagna, svoltando improvvisamente con numerosi tornanti e mostrando passaggi spettacolari a lato o addirittura sotto alla incredibile funicolare che porta alla diga del lago. Seppur con calma, la vista man mano si allarga, l’ aeroporto di Piotta si fa sempre più piccolo e noi raggiungiamo Atlanca, da dove parte il secondo troncone di salita, quello che si snoda all’ interno di un bosco con le pendenze al 10%, su una strada stretta e a tratti ruvida, in cui incrociare quei pochi veicoli che vi passano risulta difficoltoso.
La stazione della funicolare arriva all’ improvviso, tutti esclamano la loro meraviglia quando guardano verso il basso con tutta la ferrovia della funicolare che sembra lanciarsi buttarsi nel vuoto. Purtroppo le pile della fotocamera mi fregano, non riusciamo ad avere la foto di gruppo e nemmeno a farne da qui in avanti, proseguendo su una lingua di strada scavata nella roccia, con strette gallerie ed uno strapiombo da cui ci protegge un muro. Qui una bici ed un’ auto ci passano, ma solo facendo manovra! La strada si allarga in prossimità della diga, con 2 tornanti siamo a lato di questo grosso lago, lungo quasi 2km nel cui fondo si vede piovere…
Mi attardo per tentare di fotografare, ma le pile non ne vogliono sapere, è con dispiacere che torno indietro battendo anche i denti per la temperatura non certo estiva, facendo attenzione alla strada bagnata e ruvida sino ad Atlanca, dove decidiamo di allungare un po’ scendendo verso Quinto su una bella strada, ma anche molto ripida.
Ci aspetta il ritorno in hotel col vento in faccia, gli ultimi km sono in leggera salita ed Andrea e Massimo li prendono con calma, mentre io e Marco forziamo di più, aspettandoli ad Airolo. Domani ci aspetta il giro serio, ma anche oggi nel suo piccolo è stato ottimo!
In totale 35km e 1150m di dislivello.

Perchè (addirittura) 3°? Proprio come avevo scritto nella presentazione di questa classifica, le posizioni sono stabilite da una serie di fattori quali il percorso, i panorami, l’andamento del giro, il clima, le sorprese, le mie sensazioni ed i miei ricordi. Se questo mini giro è sul podio è grazie alla sorpresa dei panorami, allo spaesamento di trovarsi in un posto completamente nuovo, al senso di avventura in una giornata fredda e ventosa. Un piccolo giro che ha regalato una bellissima sorpresa nei suoi 35km!

La funicolare del Ritom e l’ aeroporto di Piotta (foto mia!)

La bassa val Leventina (foto di Ushoettle)

Il lago Ritom (foto di Tony d’Amico)

2° posto:

25/07) Gottardo-Furka-Nufenen

Come sempre accade, chi è più vicino al ritrovo è l’ ultimo ad arrivare… infatti mentre sono tutti pronti noi 4 dell’ hotel stiamo ancora sistemando gli ultimi dettagli, c’è ancora quel vento freddo da nord e le quote alpine richiedono un minimo di vestiario. Assieme a noi c’è un bel gruppone scalpitante del BdC-Forum, siamo in 22 ed è difficile rimanere tutti assieme, rischiando di perdere elementi già ad Airolo.
Il primo step è il Gottardo via Tremula, con gli ultimi km in pavèe a cui sono convinto di essere abituato, considerate le strade dell’ Oltrepò! Ho il dubbio amletico se fare il turista o spingere, ma quando la compagnia si sfalda sui primi larghi tornanti del “passo delle genti”, la principale via di comunicazione tra nord e sud Europa, io rimango davanti tra i primi 3, di cui un ex professionista e (se ho capito bene) il fondatore del BdC-Forum. Non faccio in tempo a finire la frase “ma questo pavèè quando inizia?” che dietro ad un tornante lo trovo, la bici rimbalza ed io comincio a divertirmi. In questa fase i tratti asfaltati sono ancora la maggioranza, ma da un certo punto in poi inizia la vera Tremula, territorio di caccia di auto d’ epoca che rappresentano una bella fetta di traffico. I tornanti si susseguono all’ impazzata, ogni 100m massimo passiamo dal vento sulla schiena al vento in faccia, e questo per diversi km in cui il manubrio trema ed il sedere rimbalza sulla sella.
Al passo fa freddo, io stimo 8°, i guantini in lattice sono provvidenziali nello sfidare il freddo vento che mi sballonzola lungo la discesa. L’ utilissima ammiraglia ci aspetta all’ inizio del passo Furka, mi tolgo il vestiario da discesa lasciandolo sul sedile per affrontare questa salita, col proposito di prenderla tranquillamente onde evitare di piantarmi sulla 3°, ma questa mia volontà va a rotoli già alla prima curva, che arriva dopo 3km di piano sospinti dal forte vento del nord.
Salgo sempre a mio ritmo, supero i ritardatari e raggiungo il gruppo di testa del bdc-forum, rimango poco con loro e proseguo come prima sentendomi ancora una buona gamba. La salita è regolare e mi piace, almeno sino al pezzo conclusivo formato da un lunghissimo rettilineo a mezzacosta che fatica a prendere quota, solo gli ultimi 2 tornanti servono a superare il dislivello restante al passo, dove c’è la provvidenziale ammiraglia ad aspettarci con la mia mantellina ed i miei guanti di lattice. Peccato che le nuvole sospinte dal vento lascino solo intravedere la bellezza dei ghiacciai che proliferano da queste parti. La discesa è spettacolare, tento di imitare quello scatto di Emiliano prendendo Furka e Grimsel insieme, ma il mio tentativo resta mediocre…
Mangiamo a fine discesa, poi li ognuno comincia ad andare per i conti propri dividendoci in alcuni gruppetti. Io rimango con “i salitomani”, ci lanciamo avanti e scopro che c’è ancora un pezzo di discesa con un fortissimo vento a favore che ci sospinge a velocità esagerate sul falsopiano. Massimo è rimasto davanti con me e ci fa fermare avendo paura di aver sbagliato strada, ma io sono comunque tranquillo e riparto quando gli altri ci raggiungono. Trovo il bivio del Nufenen a sinistra, non l’ ammiraglia che penso sia già andata avanti. Mancano i 2 Fabio che hanno cercato una deviazione alla galleria di 1km, quando arrivano ripartiamo e visto che ormai sono in giornata pedalo da solo anche verso questo passo, registrando il tempo.
Quando esco dal bosco non vedo valichi e mi demoralizzo un po’, per un pezzo quardo quella sella a destra immaginando che la fine sia li, invece poi scopro che il vero valico è da un’ altra parte ancora più alta. Comincio a sentire la fatica, tengo con difficoltà i 10kmh e con la scusa delle foto mi prendo un attimo di pausa in qualcuno dei numerosi tornanti. Per fortuna anche questa finisce, ed in cima fa meno freddo rispetto alle 2 precedenti. Vittorio è li con l’ ammiraglia ad aspettarci, ci avvisa che un altro gruppo ha sbagliato strada ed è ancora in salita… Io scendo con Fabio, ad Airolo però ci tocca aspettare a lungo Vittorio e l’ ammiraglia con dentro le nostre cose.

E’ un giro potenzialmente splendido, uno dei classici anelli d’ Europa, peccato che i ghiacciai, gli alti monti ed i panorami siano stati coperti e peccato che mi sia fatto prendere la gamba rinunciando a tantissime foto.

In totale 101km e 3000m di dislivello


Perchè 2°? Perchè è un anello stupendo affrontato con tanta gente e nel quale ho tenuto VAM discrete su tutte le salite, finendo 3km di dislivello a circa 1050mh complessivi. Il pavèe del Gottardo è stato qualcosa di sensazionale, da ripetere. Peccato solo che abbiam perso il controllo della situazione dopo il Furka.

Tutti quei tornanti del Gottardo sono in pavèe (foto da Panoramio)

Gli scalatori al freddo vento del Furka

Furkapass e Grimselpass

I tornanti senza fine del Nufenen

1° posto:

21/08) Mortirolo-Gavia

Il racconto del miglior giro del 2010 inizia la sera precedente, quando io e Massimo torniamo in albergo stanchi ed affamati dopo la doppia scalata allo Stelvio. Dobbiamo recuperare le energie e fare scorta per domani, il posto migliore è la locanda “val Grosina” ad 8km di strada montana da Grosio. Gli antipasti a base di salumi e sciatt sono sufficenti per sfamare una persona normale, aggiungendoci il vino, i pizzoccheri, gli assaggi di formaggio, la carne con polenta di grano saraceno, la torta ed il loro Genepy casalingo… La scorta è completa! Massimo nella notte teme per la mia salute, ma in realtà quando mi alzo ne cuore della notte è solo per bere.

Un’ abbondante colazione è quello di cui abbiam bisogno, oggi è la “mia” giornata ed il Mortirolo sono 3 anni che lo aspetto… Ci buttiamo in picchiata a Sondalo paese, attraversiamo Grosio, Grosotto ed infine Mazzo alla ricerca del versante ufficiale, inaugurato con la gigantografia dell’ altimetria nella quale il rosso è il colore principale. E’ qui che parte la sfida, non so se giocare d’ attacco e rischiare un contropiede o di difesa per assicurarmi il pareggio, ma i dubbi si dipanano alle prime ripide curve. Faccio una piccola sosta per togliermi il casco e le bretelle dei pantaloni e riparto forte, la gamba gira bene e la cena della sera precedente ha avuto l’ effetto sperato.
La strada è ripida, invidio chi ha il 34×29 ma mi faccio una ragione del mio 27 e proseguo anche bene, è solo in quel famigerato rettilineo al 18% che il contakilometri rimane a fatica sopra l’8, per il resto a procedere discretamente e rimango amareggiato quando comincio a trovare tratti al 6-7% che a me sembrano pianura.
Leggendo i cartelli altimetrici mi accorgo di tenere un ottimo ritmo, ma rallento un pelo onde evitare una crisi che col resto del percorso sarebbe fatale. Gli ultimi 2km sono facili, sin troppo, devo pedalare forte per superare gli ultimi metri di dislivello che finalmente arrivano, anche se più tardi di quanto mi aspettassi. 1h04 non è un brutto tempo, se avessi rischiato avrei potuto metterci 2 minuti in meno, ma l’ irregolarità di questa salita mi ha fregato e deluso, pensavo fosse tutta continua ed invece ha diversi punti che lasciano respirare. Massimo mi raggiunge 10 minuti dopo sconvolto, dopo le foto di rito scendiamo verso Edolo con la discesa che non non comporta problemi e la temperatura alta ci permette di non coprirci.

Da Edolo a Ponte di Legno è un lungo trasferimento che prendiamo con eccessiva cautela, arrivati ai piedi di Aprica e Gavia recuperiamo qualche caloria in un bar e tentiamo l’ attacco all’ ultimo moloch della Triplete. Sino alla famosa sbarra va tutto bene, superata la sede stradale si trasforma in un budello e se non fosse per la vegetazione tipicamente montana sembra di essere sul Mortirolo, soprattutto per le pendenze al 14%. La salita rinsanisce ed in relativamente poco tempo usciamo allo scoperto su questo sentiero asfaltato che scorre a mezzacosta con la profonda vallata a lato ed il passo già visibile sullo sfondo. Non è dura, con calma saliamo sino a giungere alla famigerata galleria, 200m completamente bui in cui ci orientiamo solo grazie ai riflessi sui catarifrangenti interni e a qualche moto che ci illumina prima di sorpassarci. Abbiamo timore e forziamo per uscirne il prima possibile, Massimo ancora più di me mettendo una croce sulle gambe.
L’ asfalto ora è bruttino, ma bastano pochi minuti per scollinare ai 2652m del Passo Gavia. La temperatura inoltre è amica, non fa nemmeno freddo e la discesa scorre via tranquilla, sebbene qualche buca di troppo faccia sentire la sua presenza sui nostri telai. A Santa Caterina cerco un bar per un panino dato che non mangeremo sino a sera, ma dopo 2 dinieghi rinuncio buttandomi in picchiata verso Bormio, con il caldo che si fa consistente e che ci lascia in abbigliamento estivo a 1200m di quota.
Il grosso è fatto, ma dobbiamo tornare sino in hotel e mancano 20km di valle con 2 salitelle. La prima è facile ma lunghetta (2,5km circa) e scavalca le pareti lungo l’ Adda, superato da un’ Apecar provo e riesco a seguirla e addirittura a vincere la volata allo scollinamento, la seconda salita invece rappresenta la fine di tutto e serve per concludere all’ albergo nella parte alta di Sondalo, l’ ideale per finire questa giornata e questa 3 giorni di ciclismo epico!
In totale 120km e 3350m di dislivello

Perchè primo? Il giro non è esageratamente bello, ma considerata la cena della sera precedente, l’ aver scalato con onore quella che da sempre per me è sinonimo di Salita ed averlo trovato più semplice del previsto (infatti dico che il Mortirolo ogni tanto “spiana”), aver domato il Gavia e la sua galleria con relativa facilità, le temperature che hanno reso questo giro piacevole… Considerando che dopo Mortirolo-Gavia avevo ancora le energie per tirare in salita e che questa giornata è la conclusione di 3 avventure Alpine consecutive… Come faccio a non metterlo primo?

Sondalo, che bei ricordi…


La Valtellina tra Mazzo e Tirano
(foto su Panoramio)


Io e Massimo leggermente provati dopo un’ ora e spicci di salita ripida


Il Gavia è li dietro

Per oggi è quasi fatta!

Ringrazio tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia in queste avventure e anche quelli che commenteranno tutti i racconti!

Top 2010: posizioni 6-4

il 02/01/2011 · Comments Off on Top 2010: posizioni 6-4

6° posto: 06/06) Bedonia

L’ invito è molto allettante, un weekend di salite dispersi nell’ alto Appennino Parmense, lontani da tutto e tutti in una piccola frazione di Bedonia alla casa di montagna degli “Aresius”, circondati da alte vette e lunghe salite.
Io e Marco siamo arrivati sabato per pranzo, il primo giorno è stato di ambientazione con un giretto di 57km, è oggi 6 Giugno che ci aspetta il bello. Purtroppo Marco ha avuto problemi col copertone, è per questo motivo che non ci terrà compagna ripiegando su un itinerario più corto, mettendo una toppa al buco e sperando di non forare una terza volta. Noi 3 invece partiamo in direzione Bedonia al mattino, dopo la facile salita al passo Montevaccà ci buttiamo verso il paese che (si dice) un tempo deteneva il 2° posto in Europa per consumo di alcol pro-capite. Seguiamo la val Taro sino ad un bivio anonimo, dove inizia la difficile salita del passo del Chiodo, con alcuni tratti al 12% e punte del 16% in cui cerco di non strafare, vedendo Roberto pian piano avanzare e pedinando la ruota di Giulio nel falsopiano finale in una fitta pineta. Al passo incontriamo pure Marco, che da quel punto tornerà indietro.
Una discesa tecnica ci porta alla salita di Rezzoaglio, la più facile delle 3 dure del giorno, con soli 600m di dislivello. Me ne renderò conto solo dopo che lo scollinamento è a meno di 200m dal Tomarlo, volendo si potrebbe tornare subito indietro, ma le energie sono ancora tante, abbastanza per fermarmi a fare foto e ricevere una lezione di geografia sui monti della zona.
Un pranzetto a Santo Stefano è ciò che serve prima della discesa in val d’Aveto, è da tanto che ci sarei voluto passare e ci riesco partendo dalla provincia di Parma… Il piacere dura poco, ci aspetta la 3° salita dura che si chiama Crociglia (Chiodo, Crociglia, ieri Tomba ed il Colle dei Morti…), una stradina che sembra fine a se stessa e che invece continua in un fitto bosco sino a Torrio, poi la vista si apre nello stesso modo in cui la salita inasprisce, con gli ultimi lunghi km al 9-10% ed un clima molto umido che finalmente mi fa sentire un po’ di stanchezza.
Non è ancora finita, ci manca la parte finale del Tomarlo da Ferriere in cui ci diamo il cambio, la lunga discesa verso Anzola e la salitella finale di Fornolo, anche se mi sarebbero piaciuti ulteriori metri di dislivello!
In totale 117km e 3000m di dislivello

Perchè 6°? La foschia ha ridotto i panorami di pura montagna Appenninica, così come l’ umidità mi ha infastidito parecchio ed ho anche sottovalutato le mie possibilità, ma il giro è stato molto interessante su strade impegnative e lontano dal traffico, con belle discese ed Appennini a sovrastarci ovunque. Inoltre voglio premiare il weekend di vacanza che Roberto e Giulio ci hanno regalato in un posto così disperso da rendersene conto guardando il firmamento celeste, molto più lumisono di qualsiasi posto di pianura!
E’ solo per il buon ricordo degli altri giri che questo è così in basso.

Il gruppo al passo del Chiodo

Giulio nei tornanti che precedono Torrio, sulla salita del Crociglia

5° posto: 11/04) Noceto

La pioggia della notte fa scappare quasi tutti gli altri, a Noceto ci troviamo in 5 assieme ai ciclocorridori del campionato italiano di Duathlon, che però non centrano nulla con noi. Siamo sempre io e Marco, i 2 parmensi e questa volta c’è pure Gianluigi “Vette” per una cavalcata sulle colline Nocetane, 8 salite senza un intermezzo di pianura.
Il cielo si sta aprendo portandosi via le nuvole e la pioggia, spazzato da un freddo vento da nord che asciuga in fretta le strade bagnate, ma che anche tiene lontane le temperature primaverili. Dopo qualche kilometro di pianura entriamo sulla prima pedalabile salita, dove capiamo che oggi non sarà una semplice gita, le 3 successive sono più dure e quando mi stacco è solo per qualche scatto fotografico.
La cima Coppi arriva col Valico di S.Antonio, da dove si può godere di un bel panorama sulla pianura e dove un freddo vento trasversale ci sprona a scendere in fretta. A fine discesa ci fermiamo per il pranzo, la salita successiva inizia subito dopo e noi 5 restiamo in gruppo mentre digeriamo il panino. Anche il 6° colle lo affrontiamo insieme, ma ad un ritmo comunque elevato che tutti riescono a tenere.
Roberto fa un po’ di fatica a trovare il 7° strappo, un muro di 700m al 13% medio, in cui tiriamo a tutta ed arriviamo comunque insieme io, Roberto stesso e Gianluigi, con Marco e Giulio appena indietro. Finalmente un po’ di relax, ci sono 6-7km di falsopiano per respirare prima della scalata finale di Costamezzana. Io immagino che la fine sia in quel paese sul basso crinale delle ultime colline, invece con disappunto svoltiamo a destra e saliamo ancora con un fastidioso vento a favore che rende quasi inutile la scia. Sento che la spia ormai è in riserva, sfrutto per quanto possibile le ruote, ma quando la strada si impenna nei metri finali crollo definitivamente, gli altri scattano ed io invece arranco per raggiungerli. Anche nella foto si vede che ormai ho finito le forze, fatico anche a rimanere con gli altri nella pianura finale col vento contrario, vivendo come una liberazione il passaggio in paese ed il ritorno alle macchine. Ho pagato lo scarso fondo ed i pochi km nelle gambe, sebbene abbia tenuto delle buone velocità non ho ancora l’ allenamento giusto.
In totale 92km e 1800m di dislivello.

Perchè 5°? Perchè sono arrivato alla fine sconvolto, è stato il primo giro tirato dell’ anno e la competizione con gli altri 4 è sempre stata serrata. Il forte vento freddo ed il gruppo sempre unito anche in salita ha reso la giornata più epica. Inoltre il percorso è stato disegnato splendidamente con quel continuo salire e scendere!

La salita di Santa Lucia

Panorama sulla pianura dal Valico di Sant’Antonio

Noi 5 alla salita finale di Costamezzana – Gabbiano


4° posto:20/08) Bi-Stelvio

Le previsioni davano pioggia, ed in effetti ha piovuto in tutto il nord-ovest, ma non in alta Valtellina, dove al contrario c’è sempre stato uno splendido sole! Incoraggio Massimo ad alzarsi, dopo un’ abbondante colazione in hotel carichiamo la macchina e “vigliaccamente” ci trasferiamo da Sondalo a Bormio. Il menù del giorno è semplice, prevede un solo passo da 2 versanti, ma quando parliamo del Re Stelvio è sempre meglio non mancare di rispetto, il versante facile chiederà solo 90 minuti di pedalata, quello difficile anche 2 ore a ritmo tranquillo!
Il riscaldamento lo facciamo attraverso Bormio, Lui inizia alla fine del paese senza tanti giri di parole, si sale subito decisi tra pareti granitiche immense ed un traffico più sopportabile del previsto. Diverse gallerie ci accompagnano nel primo pezzo, alcune presentano dei tratti bui mentre altre passano sotto ad un rile incanalato che casca a lato. Il paesaggio è imponente, ci si sente veramente piccoli a stare in mezzo a tali giganti, ma questa sensazione rende la sfida ancora più epica, come se 2 piccoli Davide sfidassero Golia ad 80 colpi al minuto. Un’ occasione così va sfruttata, le soste fotografiche sono così numerose da rappresentare la principale fonte di ritardo, voglio rubare ogni possibile ricordo di questa giornata. Dopo un tornante più ripido vediamo uno zigzag che taglia la montagna, anche questo lato non scherza come sinuosità! Superati questi km ci aspetta un falsopiano che ci fa riprendere il fiato necessario a superare il Giogo di S.Maria ed arrivare lassù a 2758m.
Ci facciamo del male quando vediamo quella casetta la in fondo all’ inizio dei famosi tornanti finali da Prato, sapendo pure che solo ad arrivarci sarà lunga… Non fa nemmeno freddo, il vento ci infastidisce ma non soffriamo a scendere a S. Maria, l’ unico problema è dato dai tornanti sterrati in cui spavaldamente cerco di sorpassare Massimo, rischiando una scivolata. I tornanti li troviamo anche poco prima del paese, una serie continua che fa surriscaldare i freni. Seguiamo la valle, scopro con piacere che anche questo pezzo è molto bello, peccato che l’ elevata velocità lo faccia passare troppo in fretta.

A Prato mangiamo e ripartiamo, non siamo ancora a metà del dislivello e davanti a noi abbiamo una salita che ha fatto la storia, 1800m verso l’ alto senza sosta ci attendono, solo le prime fasi a lato del lussureggiante Rio Trafoi sono semplici, ma quando nel paese ononimo vediamo il cartello “48” capiamo che la musica cambia, d’ ora in avanti non ci sarà più alcun punto in cui respirare ed una crisi può essere letale. Come se Massimo non ne stesse già accusando i sintomi… Per sua fortuna si riprende e se non si fosse fermato ad aspettarmi lo avrei rivisto solo in cima, complici le innumerevoli foto all’ Ortles ed il mio calo fisiologico sulle salite molto lunge.
Prima pedaliamo in un verde bosco, è solo a quota 2200 che sbuchiamo allo scoperto, nel punto in cui inizia la più famosa serpentina d’ Italia. Capisco anche perchè lo Stelvio è così famoso, le sue curve ad U sono talmente strette che quelle a destra richiedono manovre anche in bicicletta per non trovarsi piantati al suo interno.
La mia condizione sta calando, faccio più fatica del previsto sulle continue pendenze al 9%, ma riesco comunque a salire decentemente e ad arrivare di nuovo ai 2758m del passo. La discesa non finisce mai, non sono del tutto lucido e preferisco rimanere a ruota di Massimo sino quasi alla fine, quando la sua barretta comincia a fare effetto.
Oggi ho consumato molto, ma stasera si prospetta una bella cenetta :)

In totale 109km e 3400m di dislivello

Perchè 4°?
La domanda da farsi è “perchè gli altri 3 giri sul podio”, ma a questo ci arriverò fra qualche giorno… E’ un giro altamente consigliato, duro ma fattibile, meno trafficato del previsto e bello anche dove non lo si aspetta, peccato che non l’ abbia affrontato con la facilità che mi aspettavo e che il versante di Prato sia stato un pochino meno spettacolare di quanto mi ero immaginato

L’ inizio del versante di Bormio

I tornanti del lato di Bormio

Il ghiacciaio dell’ Ortles
I famosissimi tornanti finali


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