Giro dei vigneti d’Oltrepò (16 ottobre)

il 23/09/2011 · Comments Off on Giro dei vigneti d’Oltrepò (16 ottobre)

GIRO DEI VIGNETI D’ OLTREPO’ (PV)

Domenica 16 Ottobre 2011

… Sulle colline di Bonarda & Pinot …

Ed eccoci finalmente all’ ormai classico appuntamento di fine stagione sulle colline dell’ Oltrepò pavese, un itinerario inebriante con continui su e giù in quel territorio foriero di ottimi vini che si eleva improvviso dalla pianura, attraverso paesini, valli e panorami che sanno meravigliare nonostante le quote adatte alle giornate ormai fresche tipiche del periodo.
Sarà una pedalata libera con spirito turistico che ognuno può intraprendere come più gradisce, salvo ricompattarsi nei punti principali. In apparenza il percorso è impegnativo con numerose salite, ma tutte sono tranquillamente pedalabili anche da chi non ha 5000km nelle gambe e se proprio ce ne fosse bisogno è possibile tagliare in numerosi punti.
Il ritrovo è alle ore 10:00 al cimitero di Casteggio che si trova in via Montebello della Battaglia (periferia occidentale a 50 dalla statale).
La partenza sarà alle ore 10:30 e l’ arrivo non oltre le ore 17:00, così da dare la possibilità di un viaggio agevole anche a chi non abita nelle vicinanze.
In caso di maltempo sicuro il giro è rimandato a Domenica 23 Ottobre.

ITINERARIO:

Appena usciti da Casteggio si riscalda la gamba sul facile strappetto di Mairano, ma la cima arriva presto ritornando subito in pianura per 200m di statale utili ad evitare un pericoloso bivio verso Corvino San Quirico ed Oliva Gessi, una salita tra i primi filari di vite che non crea problemi. Si scende a Torricella Verzate su una strada misconosciuta ma bella, quindi si sale verso i 250m di Mornico Losana superando anche un tratto al 10%. Una via secondaria tra le vigne che ci porterà a Pietra de Giorgi sfidandoci con una coltellata di 200m al 14%, poi una panoramica discesa da Cigognola ci porta sino in centro a Broni, da dove parte l’ ascesa di Canneto Pavese, capace di regalare panorami sul paese e sulla campagna circostante. In un attimo perderemo quota per attraversare la val Versa e scalare l’ altro lato delle colline verso Montù Beccaria, seguendo il crinale sino a Donelasco e scendendo a S. Maria della Versa per il pranzo.
So che è difficile ripartire a stomaco pieno verso Pometo, ma le pendenze facili interrotte da falsopiani rendono possibile la digestione nonostante salire dopo pranzo non sia l’ ideale. Una divagazione nel Piacentino ci porta in discesa lungo i 19 tornanti del “piccolo Stelvio” d’Oltrepò e a vedere il lago artificiale di Trebecco. Dopo alcuni chilometri in val Tidone si risale sulle colline viticole attraverso l’ agevole passo Carmine, quindi si intraprende una scorciatoia verso Torre degli Alberi e Fortunago (uno dei 100 borghi più belli d’Italia), dove chi vuole può sfidarsi sull’ infido strappetto in pavée che porta in centro. La discesa successiva, interrotta da qualche contropendenza e da secchi tornanti, ci porta in val Schizzola e verso Montebello, ma prima della fine c’è ancora l’ ultimo infido strappetto degli Amaretti, 1km al 6% per chi ha ancora energie da vendere prima del rientro a Casteggio su strade secondarie attraverso Montebello.
In totale sono 95km e 1700m di dislivello, un giro impegnativo ma alla portata di tutti. Questo il percorso: LINK SU TRACKS4BIKERS

LE SALITE E LE DISCESE:

Queste le altimetrie delle salite:

Mairano: una salita di riscaldamento
Oliva Gessi: facile (GRAFICO fino al km 4)
Mornico Losana: richiede un minimo di impegno (GRAFICO)
Canneto pavese: bella e regolare (GRAFICO)
Montù Beccaria: non supera il 7% di massima
Pometo: sale e spiana
Carmine: 4km sempre tranquilli (GRAFICO)

Le discese sono su strade tendenzialmente discrete, i punti più critici sono tra Oliva Gessi e Torricella Verzate (c’è un tratto con asfalto vecchio e rovinato), tra Pietra de Giorgi e Cigognola (voragini su tutta la strada, da fare con molta attenzione!) e dopo Fortunago, ruvido e bucato ma con pendenza quasi nulla.

CONTATTI:

Per qualsiasi domanda o dubbio non esitare a contattami a: [email protected]
Questo è l’ evento su Facebook: Giro dei vigneti dell’ Oltrepò

ALTRI GIRI SIMILI:

Il racconto del 2010: Parte 1Parte 2
Tortonese 2011: Parte 1Parte 2

Mornico Losana dal basso al giro del 2010


Mornico Losana dalla strada della Boffalora (Pietra de Giorgi-Montalto pavese)



Broni da Cigognola


Prealpi biellesi

il 19/09/2011 · Comments Off on Prealpi biellesi

18 Agosto

Anche stamattina il cielo è parzialmente coperto e l’ aria è umida, anche oggi verrò in buona parte privato dei panorami di quello che dovrebbe essere il giro più bello, con i 3 moloch Biellesi in serie (Noveis, Bielmonte ed Oropa) ed altre salite tra le alte colline. Parto con una brutta sorpresa, per essermi portato i resti della colazione (qualche biscotto e del pane scongelato) mi segnano 5€ extra nel conto per “colazione al sacco”, io pago, ma ora mi viene spontaneo collegare questo con il fatto che il precedente cliente ha distrutto il sistema operativo del loro pc… Peccato perchè la casa è bella e tutto sommato non sono stato trattato male, ma tante cose sconsigliano “il Giardinetto” di Biella come B&B: troppo caldo, cuscini scomodissimi e la statale trafficata a 30m dal cancello.

Biella è caotica anche al mattino, troppo per essere un paesone come Voghera, uscirne per la via giusta è la prima impresa del giorno ed anche il primo fallimento, non riesco a capire bene dove sono sintanto che è troppo tardi per tornare sui miei passi, è per questo che decido di cambiare percorso e di giungere a Mosso per Andorno Micca. Uscito dai paesi periferici ormai collinari il traffico si riduce e si comincia a pedalare in tranquillità su strade belle con panorami boschivi, incrociando alcuni paesini ed affrontanto pendenze agevoli. Nonostante i giorni precedenti la fatica non è eccessiva, il cielo praticamente coperto poi mi aiuta evitandomi il bagno di sole di ieri. Sono in una zona labirintica, la strada sale e scende e non riesco mai a vedere verso la pianura, l’ unica mia visuale sono colline boscose che si ripetono ciclicamente. Passo Callabiana e Camandona, supero un incredibile viadotto e giungo a Mosso Santa Maria, poi non capisco bene dove faccio scorrere le ruote e la cartina tratta da Viamichelin non è precisa per quanto riguarda i nomi dei paesi. Arrivo a Trivero e trovo il bivio per Bielmonte, ma adesso devo scendere a Prativero e Ponzone in valle Fredda (di nome, di fatto è tiepida) ed affrontare la salitella di Flecchia, una strada secondaria per Pray nella quale iniziano le preoccupazioni per un cigolio del filo del cambio posteriore, una delle mie “maledizioni” ciclistiche che mi vede almeno una volta l’ anno dal meccanico, ma che sarebbe già la terza nel 2011.
Passati Pray e Crevacuore c’è da fare sul serio con l’ Alpe Noveis, un Mortirolo dei Biellesi. E’ brutto avere un cervello tra le nuvole, faccio confusione e sbaglio convintamente versante, a Caprile mi sembra che la ripidità sia accettabile e solo guardando la cartina capisco che il versante duro è l’ altro. Approfitto della sosta per rovesciare la bici e pulire il filo del cambio, quindi ritorno sui miei passi per approcciarla nel senso corretto, ma 100m dopo mi ricordo di aver abbandonato il contachilometri su un muro e interpreto questo come un segno del destino che mi spinge a proseguire su questo lato, che tanto da Ailoche si ricongiunge e scende raramente sotto il 10%. Se non la trovo troppo dura è solo grazie al 27 posteriore e al cielo coperto che mi evita un lago di sudore. L’ Alpe è davanti a me che fa capolino nel fitto bosco, bella ed autoritaria come la salita che passa alle sue pendici.

La discesa è stretta e molto divertente, è tutta una fila di curve e controcurve in cui vengo aiutato da un ragazzo in scooter che mi anticipa le traiettorie e che lentamente raggiungo fino a superarlo. A Coggiola, paesino industrializzato incastonato tra le colline, riprendo a salire lievemente sino a Trivero, mi aspettavo della pianura ed invece trovo diversi chilometri pedalabili con angoscianti e continui autovelox fissi lungo tutta la strada. Ritornato in questo multi-paese di mezza montagna (non c’è un vero centro ma solo molte grandi frazioni unite in un unico comune) incrocio dei ciclisti provenienti da Bielmonte che mi indirizzano a quella che a detta loro è la miglior fontana della provincia, e che in effetti mi dona dell’ ottima acqua. Il cielo è sempre coperto ma il clima è comunque caldo ed umido, ora mi aspetta una lunga salita sino alla panoramica Zegna o Bielmonte, la più bella di tutto il Biellese da cui si domina la provincia ed un pezzo di Alpi.
La salita è decisa e Trivero si rimpicciolisce ai lati delle mie ruote, poi in modo relativamente discontinuo prende quota alternando strappetti e falsopiani, tutto senza regalare panorami sino quasi alla cima, in cui si apre una balconata verso sud con pannelli metallici che indicano tutti i paesi ed i monti che si possono osservare. In una giornata limpida questo punto è splendido, oggi mi devo accontentare di lanciare lo sguardo solo sino alla pianura. Avanzo ancora e trovo un secondo spiazzale, stavolta verso sud, in cui un pannello segnaletico mi sfotte un po’ come a suo tempo ha fatto Massimo Traffano, mostrandomi tutto ciò che la foschia mi nega di vedere, tra cui monte Rosa e Mischabel. Inaspettatamente la salita non è finita, ci sono ancora un paio di chilometri a mezzacosta estremamente appariscenti, dai quali teoricamente si domina mezzo Piemonte, poi al centro invernale di Bielmonte inizia la discesa bella e pure leggermente fredda, che in giornate così fa anche piacere.

Arrivo a Rosazza e prendo l’ acqua, l’ ultima salita della tripletta Biellese è anche la più dura e spero di non patire il dislivello già accumulato. Mangio una caramella e a bocca ancora mezza piena raggiungo i due ciclisti che mi hanno preceduto alla fontana, tutti e tre cercando di sfidare questa scalata che nella parte finale non si degna mai di scendere sotto la doppia cifra. Sino all’ ospizio San Giovanni saliamo bene, poi si comincia a far sul serio ed un asfalto nuovo si arrampica deciso su pareti semi-verticali. Stretti tornanti ci proiettano sempre più in alto, se prima stimo di essere al 10% con le imprecazioni degli altri, poi devo confermare che in tratti così sono avvantaggiato col mio 34×27…
Sto amando questa salita, gli altri approfittano di ogni mia sosta fotografica per riposarsi un attimo, ma infine arriva la galleria che tanto mi incute timore e che scopro essere più corta del previsto, circa 200m invece che 500 come avevo letto, tanto da percorrerla tutta in sella aiutato dal faro di una moto a seguire il tratto lastricato che mi evita il terriccio bagnato al suo interno.
Saluto in discesa i 2 compagni occasionali, uno di loro ha un problema ad un cerchio e limitano la velocità, e fanno bene visto che in alcuni tratti l’ asfalto fa posto a pietroni incastrati nel cemento (ma perchè questo?). Avendola percorsa già ieri ed avendo un copertone posteriore nuovissimo, la discesa da Oropa è velocissima e divertente, con anche qualche sorpasso un po’ azzardato, ma così riesco a ritornare indietro relativamente presto, in tempo per accettare l’ invito del proprietario di un altro B&B che mi mostra le sue stanze (sarei capitato molto meglio al “Sottocoperta”) ed alcuni suoi pazzi prototipi a 2 o più ruote (“mitica la bici carrello della spesa”!).
In totale 123km e circa 3300m di dislivello, con un totale di 389km e 8600m in 3 giorni, non eccezionale ma niente male.

CONSIGLI: Usciti dalla città il traffico si riduce notevolmente e ci si addentra in territori in cui si pedala tranquilli in salita. Chi cerca le pendenze dure deve assolutamente fare l’ Alpe Noveis da Crevacuore/Ailoche, per gli altri invece consiglio Bielmonte da Trivero ed Oropa via Rosazza. Secondo me il giro ideale del Biellese è questo: Biella – Mosso – Trivero – Bielmonte – Rosazza – Oropa – Tracciolino – Andrate – Bollengo – Broglina – Mongrando – Biella, si fanno tutte le salite più importanti e belle con un indice di difficoltà alto ma non estremo.

Ringazio sentitamente e mi scuso per non averlo fatto prima:  Cecchi89 e Gianlub dal bdc-forum e Lukmanier dal forum dello scalatore per i preziosi consigli che mi hanno indirizzato bene sulle salite più importanti di Canavese e Biellese.

L’ Alpe di Noveis

Trivero dalle prime rampe di Bielmonte

Là non posso vedere il monte Rosa

Tornantone verso Oropa. Dai partite che vi faccio la foto!

Serra d’Ivrea e lago di Viverone

il 14/09/2011 · Comments Off on Serra d’Ivrea e lago di Viverone

17 Agosto

Questa notte ha piovuto e c’è umidità nell’ aria, il giro lungo ma di “riposo” sicuramente non offrirà i panorami sperati sulle prealpi Biellesi, sull’ imbocco della Valle d’ Aosta e sul Canavese dalla Serra d’Ivrea.
Partenza in leggera discesa verso Gaglianico e Mongrando, da dove si inizia a salire in maniera lieve verso Zubiena, ai piedi della più lunga collina morenica d’ Europa, generata dal riporto dei detriti di un enorme ghiacciaio che nell’ era glaciale percorreva la val d’ Aosta. Oggi esplorerò questi resti geologici, nel frattempo salgo su una strada ancora bagnata alla comoda ombra del versante dolce della Serra che lentamente degrada sino a Biella. Scendo verso Bollengo percorrendo in senso inverso una delle salite più importanti della zona, la Broglina, territorio abituale di scalata di chi pedala su queste colline. Mi tengo su una strada secondaria fino a Piverone, venendo sorpreso da un inaspettato muro che mi butta in paese, poi scendo in pianura per la ronda del lago di Viverone, un enorme stagno incastonato tra piccole alture.

Il sole ha fatto capolino tra le nuvole e comincio ad avere caldo mentre sono immerso tra campi di mais e qualche sporadico paese come Azeglio o Settimo Rotaro. A Caravino finalmente trovo una vera salita, o almeno è ciò che ho creduto nei 1500m che salgono sino al castello di Masino, quello che si vede dall’ autostrada. Visito il cortile per beccare alcuni panorami, ma col senno del poi questo sarà la rovina della giornata, con un tagliente pavèe che precede la terrazza con superficie in sabbia fine, la quale ancora umida si attacca al telaio e agli ingranaggi.
La strada diretta per Alice Castello esiste solo sulle cartine, il che mi obbliga a dei chilometri extra sotto un sole ormai caldo. Mi avvio verso il lago movimentando un po’ la gamba con leggere pendenze, purtroppo non trovo punti degni di fotografie e cerco di rifarmi solo a Viverone paese, dove un muro da Fiandre scende sino alla riva del lago. Sin’ora il giro è stato uno spreco, ero consapevole che fosse il giorno “brutto” dei 3, ma non ho ancora avuto alcuna soddisfazione… La prima potrebbe essere la salita verso Zimone, strettissima tra 2 fila di mura in pietra che delimitano i vigneti, ma quando lo sterrato in ghiaia si sostituisce al bitume grigio dell’ asfalto l’ entusiasmo crolla e la ruota inverte la direzione (e fortuna che anche questa strada è segnata sulle cartine!)
Salgo a Zimone per la principale, tutta sotto un sole a picco che mi sta lentamente cuocendo, poi continuo verso la Broglina in un fitto bosco che da un po’ di respiro alle braccia che stanno cambiando colore. Trovo 2 tornanti bastardi prima di scendere di nuovo per la Broglina, stavolta diretto verso Burolo e Chiaverano.

La segnaletica da queste parti è una presa in giro, unita ad una cartografia approssimativa mi fa impazzire alla ricerca della via corretta, seguo i cartelli arrivando addirittura su una cementata dimenticata dal mondo, che però effettivamente mi porta al bivio per Andrate. Ora si sale per davvero seguendo una serie diversa di bivi  già visti ieri in macchina durante il trasferimento da Ivrea. Il giro è una delusione continua e guardando le mani noto addirittura la differenza di abbronzatura tra il palmo e il lato della mano (per dire come stavo bollendo), il pezzo finale per Andrate è pure ripido e comincio ad avere un inizio di colpo di calore… Ad Andrate mi butto letteralmente nella prima fontana in cerca di refrigerio, data la quota ormai superiore agli 800m e ai litri di acqua consumata riesco a recuperare e ad imprecare in maniera lucida quando inavvertitamente osservo il copertone posteriore che sta improvvisamente cedendo: è abbastanza consumato, ma non ancora al limite, nonostante questo si sono formati 2 buchi con vista tela e come minimo devo arrivare ad Oropa via Tracciolino, cioè con almeno 2km di sterrato!
Una vocina al mattino mi ha detto “prenditi più soldi, portati l’ elenco dei negozi di biciclette”, l’ho ascoltata perfortuna.

Il Tracciolino è il primo punto divertente di oggi, lo sterrato è tranquillamente pedalabile, qui nel bosco si sta bene e, dove possibile, si può ammirare un’ ampia fetta di pianura e dei paesini della prima collina, dominati da quassù su questa strada che segue il costone di quelle montagne che segnano il confine tra Alpi e colline. I chilometri per Oropa sono tanti, ma facili, arrivo senza problemi al santuario con l’ unica preoccupazione di non bucare. Non mi resta che scendere a Biella e sperare di trovare un negozio aperto il 17 Agosto, ho un vecchio copertone di scorta che però non mi da troppa fiducia e preferisco acquistarne uno nuovo.
La fortuna sembra girare quando incrocio un ciclista Vercellese pratico della zona che mi accompagna in un negozietto di riparazioni nel quale trovo dei Michelin che fanno al caso mio. Il giro è finito, ne approfitto per cercare delle cartine della provincia e per tornare comodamente indietro, cambiare velocemente copertone e preparami per la cena da Joris di Gaglianico, dove quando hanno saputo della mia giornata hanno riempito il piatto a strafogo e mi hanno pure riempito la brocca di vino, il tutto per 12€, e dove ho pure conosciuto il gestore del B&B in cui sarei dovuto andare se non avessi prenotato troppo tardi, anche lui appassionato di biciclette, anche se più nel senso di costruttore di prototipi che di esploratore.

In totale 143km e 2300m di dislivello per un giro che nel male è andato bene.

CONSIGLI:

La zona del lago di Viverone è l’ ideale per delle gite o degli allenamenti leggeri, presenta avvallamenti, strappetti o salite brevi. Più divertente la zona della Serra morenica, con molte stradine che salgono, scendono o ne seguono il crinale, la più famosa delle quali è la Broglina da Bollengo.
Il Tracciolino invece è una strada molto panoramica, ma io la aggancerei ad un itinerario completamente diverso lungo le prealpi Biellesi del quale parlerò nel prossimo mio racconto.

Il castello di Masino visto dal basso

Caravino dal castello di Masino con la Serra sullo sfondo

Panoramica dal Tracciolino, tra Andrate ed Oropa

Il santuario di Oropa



Sui monti del Canavese

il 08/09/2011 · Comments Off on Sui monti del Canavese

16 Agosto

Ed eccomi alla partenza di un altra tripletta ciclistica, questa volta alla scoperta di colli e monti Piemontesi tra Ivrea e Biella. Il primo giorno è riservato ai monti del Canavese, quella zona alle spalle di Ivrea in cui le Alpi si tuffano nella pianura, regalando salite e panorami parzialmente selvaggi a pochi chilometri da campi e smog.

Parto da Baldissero Canavese, considerata la fatica che ho fatto per trovare questa località (e solo grazie all’ aiuto del navigatore) sarebbe stato molto meglio trasferirmi sino a Cuorgnè o Castellamonte, anche per evitare l’ inizio in leggera salita sino al lago di Vidracco, incastonato in una ripida valle in cui sorge questa diga per la generazione di energia idroelettrica. Sono fuori dalle grandi vie di comunicazione, ad est ci sono le collinette formate dal ghiacciaio che nelle ere glaciali percorreva la Val d’Aosta, ad ovest invece le Alpi, con cime già alte e ripide.

Ad Issiglio comincia decisa la prima salita, siamo già al 10% su una bella strada larga immersa nel bosco, la cui ombra non guasta data l’ umidità tangibile ed una temperatura pienamente estiva, seppur nei limiti del sopportabile. Ogni tanto c’è qualche sparuta vista sulla pianura, ma qui è la vegetazione a farla da padrona e lo sguardo arriva a scorgere giusto la curva successiva. Lo scollinamento è preceduto da un tratto più facile e seguito da una discesa rilassante e tecnica, nella quale ci si diverte ad intraprendere le curve senza l’ ansia di trovarsi all’ improvviso buche o sorprese.

Senza il cartello segnaletico avrei fatto molta fatica a trovare la via per il santuario di S.Elisabetta, che come da aspettative viene raggiunto da una stretta carreggiata parzialmente rovinata (ma pensavo peggio), con pendenze a cavallo del 10% ed in un fitto bosco nel primo tratto. Improvvisamente la vegetazione si dirada e si apre la visuale su prati ed una malga, mi trovo pur sempre a 1200m di quota abbondanti quando raggiungo il famoso luogo di culto da cui, nelle giornate più limpide di quella odierna, si domina la provincia e la città di Torino. Manca poco ed un cartello in legno mi indirizza sui 300m di facile sterrato che segnano il passo e l’ inizio di una ripidissima ed altrettanto stretta discesa verso Frassinetto, dove mi ricongiungo alla strada più importante verso Pont, con divertenti secchi tornanti e tanto dislivello.

A Pont Canavese sembra che non conoscano nulla del codice della strada, tremando sul pavèe cittadino 2 persone distinte hanno la pretesa di avere la precedenza e devo allargare notevolmente la traiettoria per evitarle. Ricordo che nel 2009, in occasione del Nivolet, ho avuto una cattiva impressione su questo paese, che anche oggi confermo… Poche chiacchiere, dopo le vibrazioni sul ciottolato è l’ ora di una salita poco conosciuta ma di tutto rispetto, praticamente alpina e con 1100m di dislivello che arriva sino a Pianprato percorrendo tutta la val Soana. L’ inizio è impegnativo, poi però diventa agevole se non piana sino a Ronco Canavese, nel parco nazionale del Gran Paradiso. Sulla mia destra il torrente si fa spazio tra grossi sassi, tutto attorno a me invece ci sono ampie cime parzialmente coperte dalle nuvole. A Valprato Soana svolto a destra per Campiglia e scopro una salita dura che stimo avere 3km al 10%, con un paio di rampe micidiali ed alcuni larghi tornanti.
A 1550m slm fa quasi fresco, ma non posso attardarmi troppo e ridiscendo sino al precedente bivio, decidendo di allungare lungo l’ altro lato della valle sino ai 1350m di Campiglia Soana, altro paesino turistico di montagna abbastanza frequentato, sopratutto da francesi che hanno ancora parenti nelle valli Torinesi e ne approfittano per delle vacanze. Fingo di parlare la lingua dei transalpini con uno di loro, ma la cosa preoccupante è che con fatica riesce a capire il racconto del giro odierno, forse quei 3 anni di studi alle scuole medie sono rimasti ben saldi nel mio cervello. Entro in un bar per una fetta di torta, ne esco felice e con solo 1€ in meno!
Ripercorro tutta la valle in discesa, partendo da una temperatura fresca e finendo nell’ afa sopportabile di Pont. Manca solo la salita di Alpette da Sparone, ma so che dovrò letteralmente sudarmi l’ ultima vetta e che anzi faticherò pure nei chilometri di falsopiano che la precede. Via il casco, i guanti e via a grondare da tutte le parti, l’ umidità elevata non permette al sudore di evaporare cadendo tutto sul telaio o impregnandosi nella maglia. I 3000m iniziali sono i peggiori, salgo tra 10 e 14% ed uso spesso il beneamato 27 posteriore ricordo del Mortirolo. Successivamente spiana con tratti che mi permettono di rifiatare, poi finisce con un’ ultima rampetta che precede la lunga e bella discesa sino a Cuorgné.

Attraverso questo importante centro urbano con relativa facilità ed in leggero falsopiano discendente raggiungo Castellamonte, poi la pendenza si inverte e l’ ultimissimo tratto fino a Baldissero Canavese è di quelli in cui non si sa mai se usare il rapportone o il padellino, con quest’ ultimo preferito dal sottoscritto dopo 123km e 3200m di dislivello.

CONSIGLI: Nelle giornate limpide la vista da S. Elisabetta è stupenda e la consiglio caldamente.
Credo sia meglio partire da Cuorgnè o Castellamonte, Baldissero è fuori mano e fuori dal percorso più breve che sto per suggerire.

Questo che ho fatto è un giro piuttosto duro, lo si può rendere più facile salendo a Colleretto Castelnuovo da Castellamonte, quindi S. Elisabetta, Frassinetto e Pont Canavese. La val Soana è bella e nobile, ma può bastare il tratto sino a Pianprato Soana senza aggiungere i chilometri verso Campiglia. Alpette da Sparone serve solo ad accumulare fatica, se S. Elisabetta e la val Soana non fossero sufficenti mi è stato suggerito il santuario di Belmonte sopra Cuorgnè, che però non conosco. Questo il percorso: http://tracks4bikers.com/tracks/show/63456

Vista dal santuario di S.Elisabetta. Siamo praticamente sulle Alpi, ma quasi in pianura

La stradina di S. Elisabetta che svalica su sterrato

Da Frassinetto guardo alla val d’Orco. Molto più in là c’è il Nivolet

Ronco Canavese in val Soana, parco del Gran Paradiso


Monferrato tra Asti ed Acqui

il 01/09/2011 · Comments Off on Monferrato tra Asti ed Acqui

13 Agosto

Continua l’ inseguimento della mia filosofia de “tutti i posti vanno conosciuti“, che quest’ oggi mi porta nel Monferrato di Nizza lungo le colline comprese tra Asti ed Acqui Terme. Il giro è diviso in 2 parti, la prima tra Nizza ed Asti in solitaria, la seconda con la guida nonché suggeritore Francesco “ScalatoredelleLanghe“, lungo gli ultimi lembi di Langhe e sulle brevi collinette di Acqui.

E’ una giornata serena ed abbastanza calda, di quelle in cui si può pedalare ma non stare immobili al sole. Parto da Castelnuovo Belbo e dopo poco comincio ad assaggiare il territorio: si susseguono saliscendi su strade abbastanza belle e con un traffico tra lo scarso ed il nullo. Un’ondulazione più importante arriva con Cortiglione, che arroccato sulla collinetta mi offre una nuova salita dalla base sino alla parte alta del paese. La discesa è una picchiata che si immette sulla statale, dove con un po’ di attenzione si può bruciare lo stop, poi una rotonda mi fa cambiare direzione. Ora sto andando verso Alessandria tra campi di mais e rughe del terreno che si innalzano per 50m. Mi rendo conto di aver sbagliato strada quando ormai sono a Masio, sulle ultime propaggini 20m più elevate della pianura e del fiume Tanaro che scorre proprio lì sotto. E’ una zona stupenda per le scampagnate, con zero traffico e stradine mai monotone che tutti possono percorrere, anche chi odia le pendenze sopra al 3% o chi va in bicicletta giusto alla domenica. Mi scrive Francesco che salvo cataclismi sarà a Mombercelli alle 14 con un amico e che mi propone interessanti modifiche. Ottimo, se non mi perdo troppe volte sarò lì anch’io puntuale!
Come non detto, sbaglio strada subito dopo arrivando a Mombercelli per una via diversa da quella prevista. Ma questo è solo il primo passaggio, ora devo andare verso Asti, e non c’è 2 senza 3, seguo la statale invece che la provinciale che arriva a Montaldo Scarampi da dietro, puntando a questo paese da sud e aggiungendo comunque una nuova salita all’elenco millenario. Cerco anche un punto panoramico, ma il paese offre poco, in questo lembo di Monferrato non ci sono cime che svettino rispetto alle altre e le visuali ne vengono penalizzate.

E’ lunga la via per Rocca d’ Arazzo, mai un momento di relax e nessuno di vera discesa, mantengo i miei 150m oltre alla piana con scarti abbastanza contenuti. Però da qui si domina il Tanaro e la pianura, non male per delle collinette. Scendo, stavolta per davvero, e risalgo intensamente ad Azzano d’Asti, poi spaventato dal cartello “Asti” aggiungo km di troppo per Montemarzo (e quattro!). Un po’ di pianura nei dintorni di Asti mi prepara a Mongardino, salitella interessante con un dislivello discreto (molto meno di 200m, ma più di 100m). Come prima il cartello “Asti” mi disorienta e per questo vado dalla parte opposta, su tratti non segnati sulla mia cartina che mi riportano praticamente a Mongardino in 5km (e siamo a 5).
Con “se non sbaglio strada troppe volte…” sono già le 14 e sono ben distante da Mombercelli. Ritorno in pianura e mi metto in posizione da cronoman per tenere i 36 e tentare di limitare i danni, fortuna che Francesco mi telefona e mi scuso preventivamente per il ritardo. Ci incontriamo che mi stanno aspettando da oltre 20 minuti in cima alla collinetta nella quale sorge Mombercelli, ho studiato tutto per prendermi il primo pezzo di 55km con calma, ma il contakm ne segna 72… è ovvio che arrivi tardi :p

Lo ScalatoredelleLanghe usa un nickname veramente appropriato, il suo fisico asciutto e magrissimo è l’ ideale per sfidare le pendenze più impegnative, quando noto che tiene anche i 30 orari in pianura senza faticare capisco che per il resto del giro ci sarà da soffrire. Con lui c’è Fabio, un fortissimo passista che avrà modo di tirarci a 45 orari per qualche km in leggero falsopiano.
Il mio progetto iniziale è usato solo come spunto per un giro nettamente migliore, abbandoniamo le strade meno “non trafficate” (perché dire trafficate è un esagerazione) superando alcuni strappetti nel quale nessuno si stacca nonostante il ritmo più che turistico. L’ unico problema lo osserviamo su un dossetto verso Castelnuovo Calcea, quando alcuni motociclisti rischiano seriamente un frontale con un furgone. D’ accordo, eravamo affiancati, ma pretendere di sorpassare ai 100 in curva su un dosso senza nemmeno toccare il freno non è fatalità, è “selezione naturale”, e come in quel momento non mi faccio problemi ad affermarlo.

A Santo Stefano Belbo mi fanno assaggiare l’ acqua solforosa, a me piace e ne bevo uno sproposito data la sete che ho. Poi a Cossano Belbo inizia la Cima Coppi del giro verso Santa Libera, sopra a Vesime, 3.9km all’ 8,5% medio su asfalto ruvido. Fabio ci saluta da dietro, io tento di resistere a Francesco perdendo pochi metri alla volta, ma i polmoni cedono ed impiego molti tornanti per recuperare. Il sistema respiratorio è il mio punto debole, vorrei anch’io sentire le gambe mordere, ma capita più spesso che sia il diaframma ad andare in acido lattico ed è una brutta sensazione.
Segue un panoramico pezzo in cui F. & F. mi indirizzano tra discese e bivi, rimanendo sempre sul crinale tra Belbo e Bormida, con le alte Langhe da una parte e le più docili colline di Nizza dall’ altra. Tendenzialmente si scende, ma ogni tanto troviamo qualche strappo cattivo in cui Fabio cerca di rimanere con noi mentre i miei polmoni non fanno in tempo a soffrire.

Restando in gruppo l’aspetto più turistico del giro viene sopraffatto da quello agonistico, alcuni infidi strappetti verso Cassinasco ci mettono alla prova con i miei muscoli toracici che reggono l’ impatto. Siamo sempre sul crinale tra le valli, con sporadiche ampie viste su Canelli prima e Nizza Monferrato poi, ma il grosso è in discesa e possiamo rilassarci un po’ sino al bivio che da Rocchetta Palafea porta a Calamandrana Alta,  in cui Fabio ci saluta per far ritorno a casa. Sinceramente non ricordo bene questo pezzo, seguendo Francesco ho passato bivi e bivietti con tanti cambi di pendenza e strade variegate sino a Castel Rocchero.
(Il percorso da Cassinasco è stato: regione chiesa, rocchetta palafea, castelboglione, strada carnobbio, Castel Rocchero)
Scendiamo su una strada larga ed agevole, la “Baretta, in direzione Acqui“, poi un bivio a sinistra indica l’ inizio di una salitella che mi sorprende per l’ impegno richiesto, non certo eccessivo, ma più di quanto mi aspettassi. Superato Alice bel colle ci attendono alcuni strappetti ed un po’ di salita facile in cui saliamo veloci, almeno per il mio ritmo piuttosto buono per i quasi 130km nelle gambe. Ricaldone, Maranzana, 1km di pianura ed ecco l’ ultima difficoltà di Mombaruzzo, a quanto ho capito un classico della zona. Riperdiamo velocemente la quota guadagnata e percorriamo assieme gli ultimi km per Castelnuovo Belbo, dove finalmente è finito il giro e ci salutiamo addirittura in anticipo a quanto avevo previsto (grazie alle più belle deviazioni mi sono risparmiato una decina di km). Per ScalatoreDelleLanghe saranno 100km, per me 146km e 2200 divertenti metri di dislivello.
Grazie ancora per la compagnia, sperando di ricambiare il favore tra Oltrepò e Tortonese,  e grazie per le indicazioni che arricchiscono questo racconto!

CONSIGLI: In realtà ho poco da consigliare, le alternative sono tantissime e bisognerebbe passare una settimana in zona per poterle conoscere a sufficenza. La zona di Masio è adatta alle scampagnate, con colline minime, mentre verso Asti le quote aumentano leggermente e soprattutto le salite sono consecutive. C’è più distanza tra i paesi arroccati verso Nizza ed Acqui, ma la sostanza è la stessa. Sono luoghi adatti particolarmente al cicloturismo o per allenamenti brevi e scattanti, meno per i grimpeurs.

Montaldo Scarampi, una delle tante continue collinette

Vista sul Tanaro da Rocca d’ Arazzo. Le cime astigiane sono queste…

Francesco e Fabio che aspettano me mentre faccio delle fotografie

Colline viticole non lontano da Nizza


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