Dall’ alba al tramonto

il 23/11/2011 · Comments Off on Dall’ alba al tramonto

11 Ottobre

Il titolo potrebbe far pensare ad un’ impresa incredibile con decine e decine di chilometri e migliaia di metri di dislivello, una lunghissima giornata di fine stagione su due ruote… Invece no, è soltanto un giretto diviso in due parti con in mezzo una normale giornata in ufficio, partendo poco dopo l’ alba e ritornando al pelo del tramonto, munito di fotocamera e premiato da una giornata dai colori incredibilmente vivi.
Lascio alle immagini il compito di raccontare, in totale soli 53km e 690m di dislivello.

Dopo alcuni chilometri di riscaldamento c’è la prima salita, Montemarzino da Monleale, il basso sole sorto da poco illumina la strada in un modo per me inusuale, riempiendola di una calda luce che riscalda l’ aria e l’ animo.


Provo a fotografare la mia ombra, purtroppo vado troppo forte e il risultato è necessariamente mosso.


Monleale alto con l’ immensa pianura padana sullo sfondo, sono fortunato ad avere le colline dietro casa!


Non passo per Montemarzino, a Cà del Borgo devio scendendo dal ripidissimo muro di San Ruffino verso la val Grue. Da questa prospettiva, con la vallata ancora parzialmente in ombra, le colline di Sarezzano sembrano montagne.


Salgo anche a Sarezzano, qui in panoramica


Dopo 8 e passa ore in ufficio riparto con l’ ormai obbligatoria lotta contro la rotazione terrestre, il sole tramonta in fretta e anche i minuti usati per fotografare il caldo sole alla fine del suo ciclo diurno sono un rischio in più di arrivare fuori tempo massimo.


Il sole è tramontato, la luna piena invece è sorta dietro a Nazzano


Confesso che questa panoramica dal cancello di casa mia è avvenuta per caso, dei colori pastello così sfumati con le abitazioni in penombra sullo sfondo… Fantastica!

Le collinette del Roero

il 18/11/2011 · Comments Off on Le collinette del Roero

9 Ottobre

La mia filosofia di vita non dice “è bello ciò che è bello“, nemmeno “è bello ciò che piace“, ma pensa che il bello vada trovato nelle cose che nel loro contesto svettino rispetto alla media o alle aspettative. Per questo non nutro pregiudizi per questo territorio collinare non dissimile dai circostanti Monferrato e Langhe, nonostante sappia in partenza di passare una giornata tra basse alture. Il Gaviese dello scorso anno, l’ astigiano e Nicese, ma anche le prime colline dell’ Oltrepò se prese bene sanno regalare percorsi divertenti e soddisfacenti, il Roero invece no… o almeno non quanto altre zone simili. Non che sia brutto, ma la quota ridotta degli scollinamenti e i numerosi altopiani e vallate lo rendono più adatto all’ escursionismo. Comunque, tutti i posti meritano di essere conosciuti e sono contento di averci girato per una giornata intera.

Parto da Vaglierano basso, poco distante dal casello di Asti ovest, la temperatura autunnale comincia ad essere freschina, ma anche stavolta ho azzeccato una giornata stupenda in cui la catena alpina fa bella mostra di se in tutta la sua lunghezza, e con questa sono 4 giri su 5 in cui pedalo nel Piemonte sub-padano in giornate limpidissime. La prima salita è la facile Vaglierano paese, giusto uno scollinamento per scaldarsi, la seconda è più lunga e mi immette in un lungo crinale che passa attraverso antichi e distinti paesi come Revigliasco d’Asti, Celle Enomondo, San Martino Alfieri e Govone, sempre su strade abbastanza belle e larghe, con un traffico ridotto ed interessanti balconate su vigneti a perdita d’ occhio sovrastanti da alti monti parzialmente innevati, creste che da qui non sono poi tanto lontani.
Priocca è il più gioiellino di tutti, ora sono in provincia di Cuneo e si vede che questa provincia ha saputo valorizzarsi, tanto che incrocio un nutrito gruppo di escursionisti parmensi che con le loro city bikes esplorano la Langa e coi quali scambio battutacce sul cimitero che, per un gioco di prospettive, sorge esattamente sotto il Monviso. (“eh, bello, ma dev’ essere una noia mortale!” o “è una specie di dormitorio…“)
C’è un po’ di discesa e sulla destra vedo Castellinaldo, vorrei salire attraverso quello strappetto stretto tra le case, ma finirei fuori percorso e allora continuo normalmente sino a Castagnito e Vezza d’ Alba. Proseguendo la quantità di vigneti cala lasciando posto al bosco, difficile parlare di salite sulle strade principali, è tutto un saliscendi con qualche pezzo più ripido, è per me difficile pure capire esattamente la strada che sto percorrendo, so solo che sono salito verso Sommariva Perino  e sceso a Pocapaglia, ritrovandomi praticamente all’ ingresso di Bra.
Bra, cittadina da 25000 persone ricca di storia e monumenti, il centro storico ricorda i fasti del passato e alcune balconate adattano la vita umana alle propaggini collinari, però… è deserta! Pochissime le persone in giro, sento quasi un senso di solitudine ad incrociare qualche passante in centro. Vengo ingannato dai cartelli e sbaglio strada, come non voler aggiungere 8km di trafficata stradale pianeggiante prima della salita verso Saliceto? Devio ancora dal percorso originario, ma questa volta volontariamente per evitare di passare nuovamente a Pocapaglia e per raggiungere finalmente Sommariva Perino.

Sebbene sia a 300m di quota trovo la pianura, un lungo altipiano mi obbliga al 50 fino a Baldissero d’ Alba, poi verso Montaldo Roero finalmente riprendo a salire, qui le pendenze e le altitudini sono più decise, rimanendo pur sempre in un contesto di bassa collina. Una brioche e via in discesa verso il bivio di Monteu Roero, un pedalatore locale mi consiglia di affrontare la salita più dura della zona geografica, una collina che non supera i 500m svalicando dentro a dei calanchi affiancati a questo paesino dal quale si vede la prossima meta, S. Stefano Roero, pure questa raggiunta tramite una salita più impegnativa della media odierna, con punte del 9% e decisi tratti all’ insù.
Rimango sorpreso da Montà, non è un centro abitato da 1000 persone, è un vero paesone immerso nella collina dal quale scendo verso Canale, pure questo un importante centro con migliaia di abitanti a quote però più basse. Un altra sorpresina avviene con Cisterna d’ Asti, stavolta grazie al coefficente lunghezza per pendenza interessante, quantificabile almeno a Monteu Roero.
Scendo a S. Damiano d’ Asti, per non impazzire taglio volontariamente una piccola deviazione e rientro per poco sulla statale per Asti, davanti a me c’è l’ ultimo pezzo fatto da leggeri dossetti che fatti a tutta sarebbero spezzagambe, superati invece a modo mio coi rapporti da salita sono solo un po’ di dislivello extra, è tutto un su e giù, su, giù, su, giù … poi capisco di non aver seguito il percorso colorato sulla cartina, ma a questo punto mi importa poco, voglio tornare a casa tralasciando Tigliole, non credo avrei aggiunto molto al giro. Gli ultimi chilometri sono piani, arrivo a Vaglierano senza rendermene conto tanto che mi sorprendo a vedere la macchina parcheggiata davanti alla stazione.

Giro discreto, difficilmente si potrebbe spremere di più dal Roero senza conoscerlo. 125km e 2000m di dislivello.
CONSIGLI: Il Roero merita per giri di allenamento o per itinerari semi-turistici, è interessante tutto il crinale che parte da Revigliasco d’ Asti e passa per S. Martino Alfieri, Priocca, Vezza d’ Alba, così come è interessante la strada Bra-Pocapaglia-Sommariva Perno-Baldissero d’ Alba-Montà-Canale-Cisterna d’ Asti.

L’ imbocco della val di Susa da Celle Enomondo

Il paesino di Castellinaldo

Tipico paesaggio di Priocca, al confine tra Roero e Langhe

S. Stefano Roero da Monteu Roero

Colline viticole a Cisetrna d’ Asti

Col du Turini, 2° parte

il 08/11/2011 · Comments Off on Col du Turini, 2° parte

11 Settembre

Alla fine della scorsa puntata mi trovavo al col de Turini con molti pensieri che scorrevano tra la testa, il primo era “dove mangiare“, ma questo l’ ho finalmente dissipato dovo aver controllato i prezzi di tutti i 3 i bar presenti e dopo essere uscito senza successo dal primo. Le lezioni di francese della scuola media stanno finalmente dando i suoi frutti, in un linguaggio maccheronico ed essenziale riesco ad ordinare un “sandwich sans salade” (che poi non ho capito come mai gli sciovinisti francesi lo chiamano con un termine inglese) e a mangiarlo, ringraziando i gestori per la disponibilità. Il secondo pensiero che mi frulla in testa me lo avevano stimolato i 3 ciclisti che avevo accompagnato da La Turbie sino a Peillon: il circuit de l’ Authion, un anello panoramico che supera i 2000m slm, dal quale potenzialmente si può vedere il mare e l’ aeroporto di Nizza! Sono indeciso, il grosso del giro ormai è fatto, non è nemmeno tardi, ma neppure presto e con questa escursione giungerei a casa un’ ora dopo, a sera inoltrata… Però poi penso che un 2000m imprevisto è sempre una bella scoperta, che raggiungerlo partendo dal mare è un’ impresa e soprattutto è che Emiliano non lo conosce! Far scoprire questo colle al più bravo conoscitore delle Alpi occidentali partendo dal mio amato mare è la motivazione che mi fa partire con gambe fredde e stomaco pieno su pendenze subito decise, il mattoncino in via di digestione mi appesantisce, ma il dislivello scorre veloce ed il panorama si amplia su valli e monti che si tuffano in Costa Azzurra, panorama purtroppo offuscato che mi negherà la vista del mare da cotanta quota.

L’ anello dell’ Authion ha questo nome proprio perchè la strada asfaltata non porta da nessuna parte, un lunghissimo senso unico di 11km perde lentamente quota rimanendo sul lato meridionale del crinale sfiorando quota 1900m, poi riprende a salire sempre sulla stessa stretta stradina tra pascoli ed una sporadica vegetazione silvestre sino a superare nettamente i 2000. Non c’è nessun cartello a segnalare il punto esatto o l’ altitudine, attorno a me solo prati verdi, fortini in pietra e le mie immancabili nebbie a nord che solo per pochi attimi mi concedono di ammirare le Alpi. Le Alpi!!! Stamattina ero a Ventimiglia, ora sono dove gli alberi non crescono più, se ci fosse stato limpido sono sicuro che avrei versato qualche lacrima di commozione per la grandiosità del luogo!
E’ ora di scendere, nonostante tutto non fa freddo ed un foglio di giornale è sufficente a coprirmi prima di tornare al col de Turini, dal quale posso finalmente dirigermi verso l’ Italia.

La ruota scorre veloce dentro una densa pineta, tornanti da sogni rallystici mi divertono con potenti staccate e curve pennellate in entrambe le direzioni, il traffico abbastanza contenuto poi rende ancora più piacevoli questi chilometri da giramento di testa. A Moulinet esco dal bosco perchè le rocce vive ostacolano lo sviluppo di foreste, passo sotto ad un sottopasso in pietra che porta ad una chiesetta e mi fermo obbligatoriamente a fotografare i mitici tornanti che hanno reso questa salita leggenda per le 4 ruote. Sino a Sospel rimango in una larga ed alta gola con il monte a destra ed il torrente molto più in basso a sinistra, poi il divertimento finisce a Sospel, quando in prossimità di un importante incrocio vengo fermato da una curiosa danza tipica con costumi che definirei carnevaleschi, ma con protagonisti molto bravi che fanno muovere a ritmo di tamburo i loro altissimi cappelli. Non faccio in tempo a filmare, devo accontentarmi di una foto durante di meritatissimi ringraziamenti.
Oggi ci sono tutti gli elementi del giro perfetto: il mare, i monti, panorami variegati, salite mitiche, zone di confine e anche divertenti extra!

Prossima tappa l’ Italia, au revoir France! Abbandono la principale verso Breil sur Roya e seguo le indicazioni per Olivetta san Michele, anche se nell’ altimetria non si vede questa è una discreta salita con 150m di dislivello ed alcuni bei tornanti terrazzati in pietra e contornati da monti che ormai stanchi si avviano verso la loro fine sulle spiagge. Altri tornanti li trovo in discesa mentre canticchio l’ inno nazionale, mi mancava il belpaese. Ormai devo solo tornare a Dolceacqua, ma sarà meno semplice del previsto…
Innanzitutto voglio evitare le lunghe gallerie per Ventimiglia, sebbene siano permesse ai velocipedi io so che c’è una strada secondaria che segue il corso del Roia e la cerco ad Airole, venendo mandato su una salita che non centra nulla da un’ anziana abitante con il conseguente accumulo di 50m di dislivello, prima di capire di essere fuori percorso e prendere l’ unica alternativa plausibile. Trovo una sbarra alzata e proseguo speranzoso, per fortuna le indicazioni che mi da un gruppo di persone mi lascia ben sperare di arrivare dall’ altra parte delle gallerie, perchè “c’è anche chi preferisce passare di qua“. Scopro in fretta cosa non va pedalando su un’ asfalto non nuovo alternato da minuscoli tratti sterrati, tutti in discesa anche ripida. In uno di essi prendo troppa velocità, vedo all’ ultimo un rove e faccio appena in tempo ad abbassare la testa per far sbattere il suo ramo spinoso sul mio casco, ma come rialzo lo sguardo eccone un’ altro che colpisce il manubrio, mezzo secondo dopo che rimango con una sola mano appoggiata, situazione che non mi permette di controllare bene il mezzo che finisce nella parte più sabbiosa della “carreggiata” dove la ruotina da 23mm sprofonda. Scommetto che qualcuno stia già immaginando le conseguenze fisiche della caduta, ed invece no, sto ridendo per come coi miei riflessi da bradipo ho evitato una combo di situazioni pericolose!
Ritorno sulla statale subito dopo le lunghe gallerie, a Trucco inizia l’ ultima salita, quella del ritorno. La gamba è ottima considerata la situazione, per mia grossa fortuna perchè le pendenze si mettono subito a doppia cifra e non sembrano smollare anche quando la via si biforca per Brunetti, diventando una viuzzula tra bosco, frazioncine ed un’ umitità fastidiosa. Io continuo macinando il 34×27 in attesa di miglioramenti che sembrano non voler mai arrivare, credo che alla fine questi 3 km siano quantificabili almeno ai 3 centrali del Mortirolo, forse addirittura peggio, e per mia fortuna non conoscevo questa asperità, altrimenti avrei tirato tranquillamente dritto sino a Ventimiglia, 4km in più per un Mortirolino in meno è un affare vantaggioso dopo 160km!

Sul crinale torno a respirare, ammiro Dolceacqua con un tocco di nostalgia ripensando a questi 3 giorni su queste strade di montagna con il mare da un lato, pendenze spesso facili e dislivelli elevati, in un paese che da solo vale la vacanza e tante scoperte in parte negate da foschia ed afa. La discesa verso Dolceacqua è veloce, arrivo alla macchina e segno la fine di questo bell’ itinerario con 169km e 3750m di dislivello. Per non farmi mancare nulla rimango pure imbottigliato lungo l’ Aurelia a causa del traffico del rientro, mi rivedono a casa non prima delle 22, ma ne è valsa la pena per una tripletta da 440km e 10100m di salita.

CONSIGLI: Questo giro è fortemente consigliato, ma con alcuni accorgimenti. Il primo è di partire da Ventimiglia, si eliminano i chilometri più inutili, poi è molto meglio compiere questo percorso in senso antiorario, salendo verso Olivetta S.Michele, Sospel e Turini, quindi scendendo a L’ Escarene e passando per Peille e La Turbie, infine Mentone oppure Monaco. Per chi non se la sentisse da Sospel si arriva molto più agevolmente a L’ Escarene attraverso il col de Braus (1002m). L’ anello de l’ Authion è consigliato solo nelle giornate limpide, altrimenti aggiunge poco al giro.

Dall’ Authion si ammirano le Alpi

Vista potenziale dal circuito dell’ Authion, sullo sfondo il Mediterraneo e l’ aeroporto di Nizza (foto di Gunéra)

I mitici tornanti del Turini

Gruppo di danzatori di Sospel

Dolceacqua dall’ alto

Col du Turini, 1° parte

il 02/11/2011 · Comments Off on Col du Turini, 1° parte

11 settembre

Oggi è l’ ultimo giorno in terra Imperiese, dedicato però ad un consistente sconfinamento in Costa Azzurra con l’ obbiettivo di scalare il famoso Col de Turini, reso celebre dal rally di Monaco grazie ai suoi tornanti ghiacciati, ma comunque ciclisticamente appagante in quanto sfiora le Alpi partendo dal mare. La camminata serale sui ripidi vialetti di Dolceacqua è stata un toccasana per le gambe, che quasi non sentono la fatica dei precedenti giorni, la partenza scendendo lungo la val Nervina poi è l’ ideale per iniziare bene un giro con un giusto riscaldamento.

Alle porte di Ventimiglia raggiungo un ciclista francese, le mie scarse conoscenze della lingua d’oltralpe si rivelano provvidenziali per instaurare un semplice dialogo necessario a capire che anche lui sta andando verso Mentone e che può farmi da guida. Senza di lui probabilmente avrei preso le strade peggiori, lunghe statali in galleria ottime per le auto, pessime per le 2 ruote, invece così allunghiamo verso la costa pasando nella parte vecchia del paese con vista mare, qualche dislivello e sicuramente meno ingorghi. Raggiungiamo un’ altro ciclista transalpino, io rimango di poche parole (per ovvi motivi…), ma noto un comportamento che giudico antipatico, noi italiani comunque cerchiamo di fare gruppo o almeno ci sforziamo per un gesto di saluto, superato il confine invece non si prendono quasi in considerazione, ognuno va per conto suo. Superiamo la dogana e dopo un po’ alti palazzi ci circondano sulla destra, siamo a Mentone e questa città ha tutto del grande nucleo abitato, comprese le strade a 4 corsie. “Pouvon nous passer avec le rouge en France?” (Possiamo passare col rosso?), ma la risposta è no, “pas comme en Italie” è la mia controrisposta che riceve l’ apprezzamento del mio occasionale compagno.

Mi faccio spiegare quale sia la strada per Saint-Agnès, quindi ci salutiamo e proseguo sperando di trovare il cartello di indicazioni, ma quando comincio a salire in maniera decisa mantenendo il mare sempre sulla mia sinistra capisco esserci qualcosa di sbagliato, infatti ora mi trovo a Cap St.Martin e tornare indietro e sperare di trovare il bivio giusto non è tra le mie ipotesi. La prima idea è “fanculo il giro, vado a Monaco” (pensato con quel misto di rabbia e rassegnazione che la parola fanculo rappresenta), ma poi ricordo di aver comunque studiato anche l’ ipotesi La Turbie, salita che mi riporterebbe sul percorso e che inizia proprio dove mi trovo adesso, allungando di pochi chilometri.
La strada sale in maniera non impegnativa, la pendenza costante al 6% mi permette di ammirare il paesaggio brullo e roccioso delle Alpi che qui si buttano nel mare, davanti a me vedo uno dei tanti pedalatori che si avventurano in zona e lo raggiungo, con mia sorpresa… è lo stesso che mi ha accompagnato sino a Mentone! Gli racconto di aver sbaglato strada e lo risaluto, il giro è lungo e vorrei tornare a casa ad un orario decente. In prossimità di un bivio mi fermo per delle fotografie, sotto di me svettano enormi grattacieli che danno sul porto pieno di yatch di lusso: è il principato di Monaco, un giorno voglio pedalare lì! Risupero ancora il compagno di viaggio, “c’est trop beau, j’ai fait des photos” e dopo un po raggiungo La Turbie, paesone in montagna poco distante dal mare di Montecarlo.

Alla fontana di La Turbie sembra esserci un raduno ciclistico, alcuni sono italiani e come me stanno andando al Turini passando per “l’ altro” versante, quello “francese”. Li seguo, rallentiamo subito perchè uno ha dimenticato la borraccia, poi pedalicchiamo a ritmo pensionistico lungo un falsopiano sulle rocciose prealpi della Costa Azzurra fino a raggiungere Peillon, arroccato sui monti con particolari formazioni rocciose solitarie raggiunte solo attraverso un ponte tibetato. Gli altri hanno molti dubbi al bivio di L’Escarene, c’è un cartello in entrambe le direzioni e non sanno se il versante che vogliono affrontare sia completamente asfaltato, cercano invano di fermare automobilisti che salgono da quella strada (se salgono sarà tutta transitabile, no?) e alla fine si buttano all’ avventura, avvisandomi del rischio a cui andavo incontro. Nella direzione opposta salgono ciclisti come noi, questa è una strada unica che segue la mezzacosta di una piccola valle secondaria passando da un versante all’ altro, se salgono è perchè è tutta transitabile, ma nel dubbio chiedono. Quando poi si fermano ad un bivio che pareva ovvio a me scatta la molla e continuo per conto mio, considerando che abito a quasi 3 ore da Dolceacqua non posso perdere un quarto d’ora in discesa e fermarmi ad ogni biforcazione! Discesa tra l’ altro stretta e brutta con diverse buche e alcuni incroci pericolosi con altri veicoli nella direzione opposta.

Sono giù, L’ Escarene arriva subito e con esso l’ inizio del Turini, segnalato da cartellonistica che riporta altitudine e pendenza del chilometro successivo. L’ inizio è veramente dolce, poi finalmente si comincia a non scherzare più e devo forzare per salire, non ho il contachilometri (fuso su una lampadina nel tentativo di deumidificarlo), ma mi sembra di andare abbastanza spedito su queste pendenze comunque pedalabili. Il panorama si è addolcito, invece di roccia ora sono circondato da valli più rotonde e soprattutto tanti calanchi sui quali crescono a fatica arbusti e cespugli.
A Luceram, affascinante borgo, prendo l’ acqua e studio la cartina, davanti a me c’è un bivio ed entrambi portano al Turini con gli stessi chilometri, capisco che sono 2 versanti paralleli e decido di proseguire sulla strada principale, quella più calanchiva e forse più facile, tranne un tratto di 3km che mi mette alla prova con punte del 10%, superate senza troppi patemi se non per un po’ di fame, dato che dall’ inizio dei giro ho mangiato solamente una brioche. Mi spiace per la foschia, se potessi vedere il mare avrei la giusta emozione da questo giro, ma anche così va bene.
Mangio una bustina di zucchero nell’ attesa di trovare qualcosa di più sostanzioso al passo, intanto le pendenze si sono mitigate e pedalo praticamente in falsopiano con occasionali viste sulle Alpi marittime che spero di godermi appieno una volta giunto ai 1607m del col de Turini. Purtroppo in cima la 2° speranza viene delusa, sono circondato da boschi e le montagne vere sono nascoste. Allora mi preoccupo di trovare del cibo e … di un altro grosso dubbio che mi attanaglia, ma di questo scriverò nella 2° parte!

In spiaggia a Mentone, una foto simile mi ricorda l’ incredibile giro della val Tanaro

Principato di Monaco

Peille, sulle rocciose prealpi della Costa Azzurra

Sto salendo sul Turini, il panorama prevalente è questo

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