Giro dei vigneti d’Oltrepò (13 ottobre)

il 30/09/2012 · Comments Off on Giro dei vigneti d’Oltrepò (13 ottobre)

Ero un po’ indeciso, ma alla fine anche quest’ anno ci sarà il classico giro dei vigneti d’Oltrepò. Il percorso sarà sulla falsariga di quello dello scorso anno, 96km e 1650m di dislivello su continue salite pedalabili immerse tra i vigneti. E’ un  giro di gruppo ad andatura libera in cui ci si compatta a fine salita e discesa, cercando di non accumulare troppo ritardo ad ogni bivio e sosta come è accaduto nel 2011. Se proprio ci saranno troppe differenze di andatura un gruppetto potrà accorciare in val Versa ricompattandoci al Carmine, ma non credo ce ne sarà bisogno: ogni anno c’è sempre qualcuno che teme di essere di peso, ma alla fine non ci rallenta.
Ci sarà anche una merenda finale con brindisi, siccome siamo in Oltrepò sarà accompagnata dalla degustazione dei nostri ottimi vini prodotti dall’ azienda “Fratelli Guerci” di Casteggio, essa costa 5€ e non è obbligatoria (chi non vuole partecipare può andare via prima).

INFORMAZIONI:
Ritrovo ore 9:30 all’ azienda Guerci di Casteggio in località Crotesi 20, si va verso Montalto pavese ma prima dell’ inizio della salita si svolta a destra, l’ azienda è 800m più avanti sulla sinistra, c’è un ampio parcheggio (più in basso ci sono 2 immagini esplicative).
La partenza alle ore 10:00. L’ arrivo spero entro le 15:30 / max 16:00
In caso di maltempo il giro sarà rinviato al 20 Ottobre.

PERCORSO:
96km, 1650m di dislivello
tracks4bikers.com/tracks/show/111761
Dalla pianura saliremo a Montalto via Mazzolino/Oliva Gessi, seguiremo il crinale sino a Cigognola per rituffarci in pianura verso Broni, quindi Canneto, val Versa, Montù, sfioreremo il confine piacentino a San Damiano e ritorneremo a S.Maria della Versa, quindi passo Carmine, Fortunago e ritorno in piano sino a Casteggio.
Questo percorso è indicativo e potrebbe subire piccole modifiche

SALITE, DISCESE, PANORAMI:
L’ Oltrepò viticolo è un territorio molto panoramico, vuoi per le visuali sulla pianura che improvvisa finisce, vuoi soprattutto per i campi coltivati a vite che lasciano libera la visuale. In una giornata bella si vede Milano sovrastrata dall’ arco Alpino, in una giornata di foschia si gode comunque del calore dato dai colori dei campi e dei vigneti
Il percorso si snoda tutto su strade abbastanza ben tenute, con salite sempre pedalabili e discese quasi sempre tranquille, occasionalmente ripide e talvolta rovinate come purtroppo accade fin troppo spesso. La pendenza massima di tutto il giro credo che sia del 9%, ma la salita è comunque abbastanza da rendere divertente questa gita di fine stagione

I VINI:

I vini dell’ Oltrepò pavese non hanno nulla da invidiare alle zone più rinomate, abbiamo una varietà notevole e la qualità media è buona.
Il più famoso è sicuramente la Bonarda, vino rosso mosso basato su uva Croatina con aggiunta di un 15% di Barbera, vitigno piemontese che anche qui da ottimi risultati grazie al suo carattere deciso e che a Casteggio ha trovato un luogo molto propizio. Altri vini importanti e prodotti solo nella zona antistante a Broni sono il Sangue di Giuda, dolcissimo ed adatto agli aperitivi, o il più robusto Buttafuoco più adatto all’ invecchiamento, entrambi basati su un mix di Croatina, Barbera, Uva Rara ed Ughetta.
Tra i bianchi sono da ricordare il Riesling che a Montalto pavese è di casa, il Moscato dolce e poco alcolico che ben accompagna i dolci e lo Chardonnay, che anche qui da ottimi risultati.
Non dimentico certo il Pinot Nero, delicata uva rossa usata spesso per i bianchi ma che raggiunge punte di eccellenza se vinificata in rosso o se spumantizzata in rosa con rifermentazione in bottiglia per almeno 24 mesi, dando origine al Cruasé.
All’ azienda Flli Guerci ci sarà una degustazione guidata dei vini dell’ Oltrepò e se la cosa vi farà piacere sarà possibile acquistare delle bottiglie da gustarsi a casa.

INFORMAZIONI:
Scrivetemi a [email protected], contate che un paio di giorni prima devo confermare ed indicare il numero stimato di partecipanti alla merenda, quindi una “prenotazione” è notevolmente gradita :)

Su Facebook c’è l’ evento: http://www.facebook.com/events/351207741637148/

Al bivio per Montalto pavese si va a destra

Il ritrovo è sulla sinistra

Finestre!

il 25/09/2012 · Comments Off on Finestre!

Che ci crediate o no è da anni che ho notato che il periodo attorno al 10 Settembre è sempre molto propizio per la bicicletta ed ho anche scoperto che non si tratta tanto del giorno sul calendario, quanto di un particolare aspetto astrologico ai 18° della Vergine abbastanza ricorrente nei momenti più importanti della mia carriera ciclistica. Non si tratta di certezze, però l’ occorrenza è ben oltre il normale valore statistico e solo ultimamente cerco di forzare questo aspetto, come sto facendo per questo itinerario approfittando della congiunzione esatta di Sole e Mercurio. Come ho già scritto siete liberi di non crederci, ma ho trovato molti riscontri.

Il giro l’ho a malapena pianificato, avrebbe dovuto far parte di una due giorni valsusina che poi è saltata e ci sto andando giusto per togliermi uno scalpo alpino in una data per me così particolare. Il mio compagno di avventura è stato male il giorno prima e mi tocca affrontare la tratta in solitaria, cercando di fregare la barriera autostradale della val di Susa che invece frega me (4.70€ di ingresso alle mafie per 15 minuti scarsi di percorrenza), arrivando a Susa in nettissimo ritardo dopo un’ invana ricerca di parcheggio a Bussoleno, lanciando impunemente la canutiera sulla catena sporca e imprecando per una giornata che sta andando completamente storta. Davanti a me quasi 8km di sterrato, meglio portarsi una camera d’aria extra che per come sta andando non si sa mai…
Attraverso Susa per riscaldare la gamba e per bere da una fontana che ho conosciuto lo scorso anno alla “Susa-Susa”, l’ inizio del Finestre è appena fuori dal paese e ci arrivo affrontando a muso duro le sue durissime rampe iniziali che mi sorprendono per la loro violenza, a Meana di Susa si tocca il 14% ed il 34×27 conquista subito il suo ruolo in una salita di 18km al 9.1%. Uscito dal paese la sede stradale si restringe ed un cartello indica l’ inizio del vero passo, una stradella immersa in un fitto bosco di conifere che è larga poco più di una ciclabile, sulla quale trovo un traffico inaspettato di moto e quad di diverse nazionalità, questo valico reso famoso dal giro 2005 è una forte attrattiva per svizzeri, tedeschi e francesi, ma anche spagnoli.

Il Finestre è una strada militare e per questo la sua pendenza è di una costanza imbarazzante, il massimo per un passista scalatore come me che trova subito il suo ritmo pedalando agile col 25 a circa 12 orari, tutto senza andare mai in affanno. Nel fitto bosco incomincio a sentire una sensazione di fresco, il sudore delle prime rampe contrasta con la temperatura più bassa e raffredda il fisico preoccupandomi un poco per quando sarò in cima, come supporto ho solo la mantellina poiché la canutiera si trova sporca in macchina. Inizia la fase più emozionante con i suoi innumerevoli tornanti sorretti da archi di pietra che scavalcano un rivolo d’ acqua, ogni 50m svolto e la testa comincia ad inebriarsi tra i continui cambi di direzione ed un’ ascesa che veramente appaga tutti i miei sensi. Le viste sono limitate a rare occasioni in cui il Rocciamelone domina Susa e la valle, per il resto l’unico cambiamento è in prossimità di una ripida parete rocciosa scavata per farci passare la strada.

Arrivo ad un rifugio ed ecco che l’ asfalto termina, lo sterrato si presenta subito con la sua reale faccia un po’ bruttina che può ancora andar bene (“fattibile” direi se fosse una donna), non è terreno compatto e liscio, ci sono dei sassi e la pioggia ha scavato alcuni canaletti dentro i quali è meglio non finire. Ho affrontato di peggio, ma devo fare attenzione, guardare 20m più avanti e scegliere il lato più liscio passando in continuazione da una parte all’ altra della carreggiata. La ruota trema, piccoli sassi vengono continuamente schiacciati ed altri più grossi toccano i raggi, la velocità deve necessariamente essere controllata affinché possa gestire al meglio le vibrazioni e la traiettoria. Il fondo però è compatto, non ci sono problemi di ciclabilità e solo nei tornanti più stretti ho dei piccoli problemi a causa dei segni lasciati dalle troppe auto e moto che qui passano.
Esco dal bosco e la temperatura risale, se prima ero intimorito dal freddo in quota ora sono invece tranquillo di non patire nemmeno nei punti più alti, la visuale si allarga enormemente dominando il Rocciamelone, l’ Assietta, la valle e questa incredibile serpentina marroncina che sembra danzare tra un lato e l’ altro sino al valico che sembra a portata di mano, là dove questa goduria terminerà… Sono numerose le soste fotografiche e – piccola nota personale – compio il 10000° scatto salvato sulla fotocamera (e solo dopo scoprirò che su queste rampe arriverà il 10000° km annuo, con un solo giorno di ritardo rispetto al ben più proficuo 2011) (nota personale n°2: vedete perché parlo del 10 Settembre come data simbolica?)

Il Finestre arriva prima del previsto, credevo fosse ben più alto dei suoi 2176m, ma purtroppo questo velluto sterrato è ormai terminato… Questo… 😀
Giunge alle mie orecchie un accento orobico, 2 ciclisti bresciani si godono fresco e panorama e mi fanno i complimenti per la scalata, io minimizzo le pendenze che credevo all’ 8% medio e che invece superano il 9%. Salgo una breve gradinata insieme ai due amici lombardi, ci sono alcune pietre che simboleggiano i più importanti valichi italiani e francesi, per me è immancabile un tuffo nei ricordi, nella “triplete valtellinese” con Stelvio – Gavia – Mortirolo (se può interessare anche in quei giorni c’era Mercurio ai 18° della Vergine…), la 1000° salita sul Galibier (nessun rimando astrologico :S ), lo stress sul Fauniera, gli intenti con Alpe d’Huez, Ventoux e Tourmalet… immancabili le foto col “10×10” al Galibier e lo sciallo sul Mortirolo che “ogni tanto spiana“.

Ci salutiamo, fa talmente “non freddo” che non uso nemmeno un foglio di giornale (che non ho) per scendere, la strada mi incute un certo timore mancando completamente di protezioni a lato, ma basta far attenzione e ringraziare quei due automobilisti che hanno accostato per agevolarmi il passaggio. Arrivo ad Usseaux sulla statale Pinerolo – Sestriere, in teoria il bello è finito, ma … sarà per il prossimo racconto!

Una mitragliata di tornanti sorretti da archi in pietra

Susa ed il Moncenisio sullo sfondo (la mia prima alpina, Giove a 17° della Vergine!)

Lo sterrato ciclabile de Finestre

Uno dei tratti più brutti

Non so che scrivere, se non che la salita è quasi finita

Wuao!

Pensavo che il Mortirolo fosse più duro, ogni tanto spiana

Foto segnaletica … ehm ricordo!

Giro delle quattro regioni

il 05/09/2012 · Comments Off on Giro delle quattro regioni

E’ un giro che ho in mente ormai da qualche anno, approfitto del calo delle temperature del passato weekend per affrontarne una revisione più corta e con più salita, pedalando nel territorio di quattro province appartenenti a Lombardia, Emilia, Liguria e Piemonte, zona principalmente appenninica che ha visto il passaggio di popoli e genti, via di commerci tra il mare e la pianura abitato e conquistato in maniera da numerosi feudi, luoghi in apparenza disomogenei con un fondo culturale comune tanto che si parla di “regione delle 4 province

Parto da Rivanazzano al mattino non presto, a Godiasco faccio la conoscenza di Pietro che sta andando verso il Penice ed insieme saliamo tranquillamente sino a Varzi, la statale a quest’ ora è ancora tranquilla e si viaggia bene. Gli lascio i miei contatti (Facebook spesso torna utile) e ci salutiamo, per me ci sarà la facile salita ai 950m del passo Brallo, 16km con qualche pendenza negativa ed i cui pezzi più duri arrivano nei pressi di S.Margherita Staffora con punte del 7%… Inutile dire che non causa alcun problema e che la velocità raramente scende ai 15 e spesso sfiora i 20. Al Brallo però si cambia improvvisamente registro, una bella rampa a doppia cifra si innalza veloce dal passo ed in un attimo supero quota 1000, la strada scorre ruvida in un fitto bosco che oscura il sole e copre quasi totalmente il panorama che spazia sino allo smog della pianura da cui si innalzano il monte Rosa ed il resto della catena alpina. Si fa fatica, la pendenza media di questi 5km è all’ 8% con tratti oltre al 10, ma la ricordavo un po’ peggio, lo scalpo peggiore del giorno è superato con poca fatica. Mi rimane la salita sino all’ imbocco del Lesima, la carreggiata è poco più di una ciclabile e dall’ alto dei quasi 1500m si ammirano il monte Chiappo e la valle del nascente Staffora che nei millenni ha scavato una stretta 700m più in basso selle sue ripidi pendici. Non sono le Alpi, ma anche questi posti meritano assolutamente una visita!

Al bivio del monte Lesima incontro due motociclisti che ho visto scendere dalle rampe della vetta d’ Oltrepò (1724m), mi confermano che da lassù in una giornata limpida come oggi c’è un panorama stupendo! Arrivo al passo Giovà ed entro in territorio emiliano scendendo verso Zerba, una lunghissima discesa fin troppo pedalabile nel primo tratto, tutta in una lussureggiante val Boreca attorniata da alti monti e tutta un continuo di curve e controcurve divertenti. Dopo Zerba l’ andamento si fa più sinuoso con improvvisi tornanti e pendenze costanti sino allo strappetto che porta a Traschio, in val Trebbia.
Cerco l’ acqua ma le fontane riportano tutte il cartello “acqua non potabile” e perciò rinuncio in attesa delle prossime. Questo tratto di Trebbia non è affascinante come il precedente che porta a Bobbio, ma siamo comunque in una rocciosa stretta valle scavata da un fiume da tonalità blu/turchese in cui la vegetazione spontanea è assoluta protagonista del panorama. La strada è molto lineare, raramente trovo pendenze degne di nota e quei pochi momenti sono brevi, giusto un break alla simil-pianura che attraversa prima Ottone e poi le varie frazioni di Rovegno. Trovo una fontana solo dopo molti chilometri, la forte presenza di vita nella vasca di contenimento non mi ispira fiducia, ma al palato sembra buona e ne bevo sino a dissetarmi.

Credevo di essere ormai pratico della zona, ma ho dei seri dubbi sulla via da seguire ed il bivio giusto lo riconosco solo per ricordo, se mi fossi affidato alla segnaletica sarei giunto sino a Torriglia… La salita sino a Casa del Romano presenta circa 800m di dislivello ed i primi chilometri sino a Cassingheno sono tutti di una costanza imbarazzante, per oltre 4000m la pendenza non oscilla oltre l’1% rispetto alla media e se a questo ci aggiungiamo il traffico quasi nullo, la giornata tersa ed una temperatura finalmente gradevole ecco che abbiamo una scalata veramente di lusso. Al bivio la sede stradale perde una corsia e si impenna regalando splendide viste sull’ alta val Trebbia e su ciò che ancora mi aspetta, ma poi rientra nei ranghi e continua sulla falsariga del tratto precedente, solo un po’ più stretta e pendente.
Al bivio di Fascia si è ormai in alta montagna e la costanza diventa incostanza con punte al 10%, nulla che possa impensierirmi se non fosse che sono rimasto
completamente a secco ed il pensiero di essere già piuttosto assetato con almeno 3km davanti arriva in coincidenza di un’ improvviso calo di prestazioni e sensazioni di
smarrimento fisico. Trovo un rivolo d’ acqua che esce da un tubo nella roccia, talmente fievole che stimo la portata in 4l/h, dopo alcuni minuti ho giusto rimediato due grossi sorsi sufficenti però a farmi parzialmente riprendere sino a Casa del Romano, 1406m ed una vista niente male sui monti di 4 regioni, col ripetitore del Lesima in bella vista, il monte Chiappo più vicino, le cime delle alti valli Nure e Trebbia e  -con mia enorme sorpresa-  il mare! Non lo sapevo e ne sono felice, in effetti oltre al Trebbia ci sono la val Fontanabuona e la val Bisaglio, poi è tutto Ligure!

Acquisto dei biscotti (e ricevo pure lo scontrino) e bevo all’ incirca un litro di acqua, ero proprio assetato. Cerco dei punti panoramici per delle foto e scendo verso la val Borbera ed il Piemonte passando per Capanne del Romano. Vorrei godere maggiormente di quest’ ennesima verde valle appenninica scavata da un impetuoso torrente in cui gli alti monti sono completamente ricoperti da un fitto bosco, però devo anche fare attenzione alle curve, a qualche buca e a del ghiaietto più frequenti nell’ alessandrino e pavese rispetto alle altre due province. Qualche strappetto odioso rompe la sinfonia della discesa che mi porta ai 500m di Cabella Ligure, frequentato paesino di fine valle dal quale partono lunghe salite che i veri scatori non possono che amare, come quella che risale il monte Chiappo sino ai 1500m di Capanne di Cosola.

Scendere è facile, ma se c’è un fastidioso venticello contrario e le preoccupazioni per gli ultimi 20km del giro vengono da se, sarò banale ma con 150km sulle gambe è meglio un aiutino di un “ostacolino”… Prima però c’è la scalata a Giarolo, altri 400m abbondanti di dislivello su una salita che non mi ricordavo e che inizia durissima a Cantalupo Ligure portandomi fuori dal paese in un attimo, salita che prosegue mediamente impegnativa nella quale è però impossibile mantenere un ritmo costante a causa di enormi buche presenti su tutta la sede stradale, ogni 50m devo invadere l’ altra corsia per evitare salti di 10cm dentro a grossi depositi di ghiaia e sabbia, mantenendo alta l’ attenzione onde evitare i sassi più grossi e per cercare di calcolare la traiettoria migliore con sufficente anticipo. Ogni tanto pedalo senza preoccupazioni, ma giusto “ogni tanto” e come se non bastasse vengo attaccato dai tafani, esseri bastardi che sanno volare anche ai 15 all’ ora e che con aria di scherno mi passano davanti ricordandomi gli attacchi aerei della 2° guerra mondiale. Per quanto rispetti la natura e cerchi sempre di non nuocere anche ai più umili insetti, questi sono parassiti e dopo una puntura sul collo riesco a farne secchi un paio intenti a non so cosa sulle mie gambe ed è con un tocco di sadismo li vedo soffrire dopo averli schiaffeggiati con forza. La vista di mamma daino con il piccolo da un pizzico di gioia a questa scalata completamente da dimenticare (anzi da ricordare per non farla mai più), fortuna che alla fine c’è un tratto piano e che i tafani non abbiano i geni di Usain Bolt.

Da Pallavicino a Giarolo c’è ancora del dislivello che mi collega dai crinali della val Borbera a quelli della val Curone, il paesaggio qui è ormai cambiato e le colline ne fanno da padrone, senza dubbio si tratta di colline serie, ma ben diverse dalla montagna dell’ Appennino. Credo che la discesa dal Giarolo sia stata una delle più affrontate in questo 2012, l’ asfalto bello e largo unito a pendenze decise la rende tra le più divertenti delle mie zone. Arrivo a San Sebastiano Curone dove, come preventivato, mi aspettano 20km con il vento contro che annulla completamente le pendenze favorevoli, per mia fortuna in tutto il giro ho mantenuto un ritmo turistico ed ho ancora molte energie da spendere, la discesa della val Curone scorre molto tranquilla  -nervoso a parte per tafani e buche-  e vede attorno a me abbassarsi pian piano le colline che a Casalnoceto degradano dolcemente nella pianura. Manca poco a Rivanazzano, giusto qualche saliscendi nelle ultime propaggini dei monti delle 4 regioni, un epilogo giusto per questo giro in Lombardia, Emilia, Liguria e Piemonte!

In tutto 173km e 3200m di dislivello in 7 esatte ore pedalate (8 totali).
Consigli: per renderlo più facile si può scendere in val Trebbia passando per Brallo / Ponte Organasco, oppure per Casanova Staffora / Giovà / Trascio, si può ridiscendere passando per Torriglia e la valle Scrivia (allungandolo parecchio però, consigliato solo se si è in gruppo), oppure semplicemente svalicando a Dernice invece che al Giarolo.

Salendo al Brallo si vede Cima Colletta

Da Cima Colletta lancio lo sguardo sui 1700m del monte Chiappo

Panoramica dal Giovà col monte Lesima, val Boreca e monte Alfeo

La verde e affascinante val Boreca

Foto bruttina da Casa del Romano, ma si intuisce il mare

Lesima, ma da Casa del Romano

Cantalupo Ligure e la val Borbera

Panorama del crinale di Dernice salendo al Giarolo

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