Un saluto dal monte Penice

il 25/08/2013 · Comments Off on Un saluto dal monte Penice

Premessa: ieri ho approfittato delle “ferie” a casa per andare in perlustrazione di un pezzo del prossimo giro dei vigneti d’ Oltrepò (e Piacentino, per quest’ anno), 108km con 1850m tra alta val Versa e val Tidone in cui ho verificato che la discesa di Montalbo – Trevozzo è OK, ho scalato due nuove salite e soprattutto ho avuto l’ ispirazione per un nuovo giro che in teoria avrei programmato già per oggi, se non che la temperatura pienamente estiva mi ha fatto propendere per il piano P, quello del Penice.

13 agosto: Quest’ anno ho già tentato due volte la scalata sino alla vetta del Penice, ma in entrambe sono stato bloccato dalla neve. Mi sembra normale il 3 Gennaio, un po’ meno il 7 Aprile… Quindi so dove andare oggi, aggiungendoci poi la salita allo Scaparina da Bobbio che mi ha visto sulle sue strade una sola volta.
Seguo quasi tutta la statale sino a Varzi, dopo pranzo il traffico è contenuto ed una brezza favorevole mi aiuta a raggiungere i piedi del Penice, croce e delizia del mio inizio di carriera nel 2001 su cui sono convinto di avere un record di 43′, anche se questa misura mi lascia perplesso su come abbia fatto ad ottenerla anni fa. Approccio la prima decisa parte di salita con andatura media, poi però mi faccio prendere la gamba e fino al bivio Menconico spingo utilizzando anche il 50 per rimanere nei 3 quarti d’ora effettivi. La seconda parte riprende a salire (relativamente) decisa, l’ asfalto ogni anno più ruvido non aiuta di certo, ma sono confidente di potercela fare, finché non vedo il cartello di 5km all’ arrivo e mancano soli 18 minuti, ai -3km ho 10 minuti, ai -2km soli 6… ma poi spiana, e riesco nel mio intento con 45′ netti!

Qualche minuto di relax al passo, poi intraprendo la strada della vetta finalmente libera dalla neve (e vorrei vedere!) con estrema calma. La sommità del Penice arriva a 1460m, con un antico santuario abbastanza frequentato e soprattutto è isolata rispetto alle altre cime, permettendo una bella vista a 360° su val Trebbia, Staffora, Tidone e su tutte le colline e montagne dell’ Oltrepò, con lo sguardo che si spinge sino alla pianura parzialmente coperta da smog e foschia. Nonostante ci sia stato numerose volte, ripassare di qui è sempre un piacere.

Bobbio si trova 1200m più in basso
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Le campane del santuario
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La valle Staffora dalla vetta
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La val Tidone
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La discesa sino al passo è ruvida, il resto verso Bobbio è invece una goduria con curve facili ed una temperatura che aumenta a vista d’occhio. Svolta verso Ceci accolto da un ambiente prima calanchivo e poi boschivo, con una strada di media larghezza che dopo un inizio altalenante prende una bella costanza sino a Ceci, per terminare con pendenze più decise a 3km dal passo del Brallo.
Era da tanto che non salivo da qui, e me la ricordavo molto più impegnativa.

Scendo sino ai 950m del Brallo, scendo beato sino a Varzi pedalando tutto il tempo per contrastare la brezza opposta e poi torno a casa passando per la valle Staffora, una parte di giro abbastanza noiosa che non offre spunti da raccontare.

La zona calanchiva all’ inizio della salita dello Scaparina
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Da qui a Ceci solo ambiente selvaggio
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