Palade, Castrin, Brez: ma è novembre!

il 22/03/2015 · Comments Off on Palade, Castrin, Brez: ma è novembre!

1 Novembre

Già, è arrivato Novembre, il mese in cui solitamente uso la bici solo per delle sgambate. Ma oggi sono in val di Non e la giornata è ottima, con una temperatura fin esagerata ed un cielo limpido che invita a grandi imprese. Il giro è ambizioso, è simile ed in senso inverso a quello percorso ad Aprile e prevede un dislivello veramente ragguardevole che potrebbe raggiungere i 3000m.

Dopo una colazione bucolica in albergo (Resort la Quiete , pubblicità obbligatoria dato il perfetto trattamento riservato nei miei confronti) e dopo essermi consultato con me stesso per il vestiario, memore del freddo patito 6 giorni fa a Folgaria, opto per la giacca invernale con sottovesti leggeri e guanti invernali di scorta (che mai userò). La partenza è lungo la ciclabile della valle, percorsa continuamente nei giorni precedenti e che con strappi e strette discese mi porta a Fondo, paesello di fondo (appunto…) valle da cui parte la salita al primo valico, il facile ma lungo passo Palade che svalica a 1518m. Sulla salita in sé c’è poco da dire, è sempre molto pedalabile con occasionali gallerie che mi ricordano la pioggia ed il gelo patiti ad aprile, quando dovetti fermarmi a scaldarmi al riparo dall’acqua… Non è una strada particolarmente panoramica e la fine arriva quasi improvvisa, stavolta però grazie al clima compiacente posso fermarmi qualche minuto per delle foto e per occhiare lo sbarramento difensivo costruito nel 1940.
La discesa è lunga e bella, sono pochi i tornanti secchi e pian piano, dove la vegetazione lo permette, si incominciano a vedere i paesi dell’alta valle Adige, Merano, i monti che la separano dall’Austria e, sullo sfondo, le DOLOMITI! Fantastico, è dal 2008 che non ammiravo quelle stupende catene montuose e, anche se solo da lontano, sono felice di averle riviste!

La giornata splendida permette delle belle foto alla valle, ai numerosi vigneti e meleti della zona e alla maestosità alpina da cui manco da troppo tempo, ma alla fine perdo 1200m verticali ed arrivo a Lana, da cui immediata parte la seconda salita che in due tronconi separati porta verso il passo Castrin.
L’inizio è tosto, ampi tornanti evitano qualche frazione e tagliano in due vigneti e campi sinché la via non supera lo sperone iniziale addentrandosi in val d’Ultimo. La strada diventa meno ripida e segue questa stretta valle scavata tra due fila di monti, poco abitata e con il bosco che già sta mostrando i tipici colori dell’autunno, supero San Pancrazio ed arrivo al bivio “della paura”, di quella strada veramente dura che in 9km guadagna 800m verticali con due lunghi passaggi in galleria.
Io spingo abbastanza forte e la quota aumenta in fretta, ma fatico sui continui e regolari 10% dapprima circondati da prati erbosi e poi da rocce e boschi sino alla prima delle lunghe gallerie di ben 1100m, in cui la scalata diventa a malapena più semplice e dentro le quali non posso contare sul mio contachilometri gps. Poco dopo l’uscita si presenza la seconda galleria, quella che dopo i suoi 1,7km presenta il valico fittizio ai 1706m. Bene, riposo un attimo, mangiucchio e mi godo il più duro GPM di oggi che, in due segmenti distinti, mi ha fatto prendere ben 1400m di quota rispetto alle rive dell’Adige.

La discesa è velocissima, solo 4 curve alterano il ritmo nei suoi 6km che percorro (con cautela) in 7 minuti. Manco il tempo di riposare però…
Ora c’è il terzo passo di oggi, la forcella di Brez, salita di un certo impegno su cui giustamente comincio ad accusare la fatica e che mi porta ai 1397m sommitali. L’altro versante è ben più duro, ma questo comunque non scherza, ed il giro non è mica finito!
Arrivo al valico senza problemi particolari, da qui segue una ripida discesa nel bosco che sfiora anche ardui tornanti scavati in viva roccia bianca e che brevemente mi riporta in val di Non al paese di Brez, ostacolato però da vibrazioni alla ruota posteriore dovute ai pattini dei freni disallineati e rimessi a posto proprio nel tornante più spettacolare di tutti. Davanti ho un po’ di falsopiano sino a giungere a Revò, paese del Groppello, vitigno tipico della zona di cui vengono prodotte solo poche migliaia di bottiglie grazie ai pochi ettari rubati ai meleti sulle sponde del lago di santa Giustina.
C’è una bellissima discesa che porta all’eremo di S.Biagio e che poi risale dolce sino a Sanzeno, sull’altra sponda del torrente Novella. Mi reimmetto sulla statale sfruttando le ultime energie rimaste per salire a Malgolo, da cui abbandono la via principale deviando verso Salter per percorrere all’ incontrario la mia prima discesa in zona, strada che attraversa ripida il paesello e che continua impegnativa sino alla fine. In un tornante riesco anche a scambiare due battute con un autoctono, che complimentandosi con me mi ricorda di come sia assurdo avere le giornate più belle a fine stagione, una beffa considerata la piovosità dell’estate 2014!
Supero Salter e ritorno praticamente in piano all’albergo di Romeno, ma il contachilometri mi segna 2984m di dislivello, per cui mi prodigo a raggiungere i 3000m finendo in strade a fondo cieco e ritornando indietro una volta raggiunti i garage delle ville.

Ora è fatta e finita, e questo è il 2° giro più duro dell’anno, completato alla bellezza del 1° novembre!
Ringrazio i gestori dell’albergo “La Quiete” di Romeno per l’ospitalità, nonostante avessi già fatto il checkout mi hanno offerto una merenda e permesso di lavarmi nelle docce della piscina interna. E domani sarà un’altra avventura con partenza da Verona, una trasferta fatta per tagliare il ritmo e cambiare aria (sebbene sia stato deprimente scendere da una fetta di paradiso sino alla zona industriale della città scaligera)

Totale: 104km, 3001m
Consigli: Si può accorciarlo scendendo dalla forcella di Brez verso Fondo, per il resto è un giro abbastanza obbligato. In senso inverso è più duro, si finisce coi 1200m verticali del Palade

Verdi prati salendo al passo Palade
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Le Dolomiti scendendo dal Palade verso Merano
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Val d’Adige, Dolomiti e colori d’autunno
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Vigneti, meleti e Merano
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Si sale verso la forcella di Brez
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Ripidi tornanti che mi portano a Brez
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Under Avventure

Due settimane in val di Non

il 16/03/2015 · Comments Off on Due settimane in val di Non

Racconto day-by-day delle 2 settimane lavorative in val di Non, impegnative dal punto di vista professionale, ma non solo

26/10) Al ristorante dell’albergo si ricordano di me, sanno che sono un mangione e mi alzo dalla tavola ristorato dal giro e dal freddo trentino di oggi. Domani si riprenderà a lavorare, ma non certo a battere la fiacca sportiva!

27/10) La ditta cliente dista 2km dall’albergo, ma dovendo portare dell’attrezzatura opto per il trasporto a quattro ruote, dopo le 8 ore (abbondanti) mi cambio nei bagni della ditta, lascio i vestiari civili in auto e mi butto all’avventura podistica in quel di Cavareno, correndo sulle ripide strade di questo agglomerato urbano e scoprendo solo in un secondo momento che la strada per i paeselli di Don ed Amblar è tutta illuminata. Una buona decina di chilometri montani poco sotto i 1000m di quota

28/10) Il gruppo montuoso del Brenta è illuminato dalle luci dell’ alba, dopo una buona colazione inforco la bici e vado al lavoro seguendo la ciclabile che, con un lungo anello, unisce tutta l’alta val di Non. E’ una situazione quasi irreale, sto andando in ufficio passando in mezzo ai pascoli, con alte vette alpine a circondarmi e verdi vallate di sfondo. Sono quei chilometri necessari ad attivare il cervello.
Alla sera non resisto, piuttosto che rientrare direttamente a Romeno preferisco allungare sino a Fondo su strade illuminate, girare nella parte alta del paese e ritornare affrontando anche un buio tratto di ciclabile illuminato dalla torcia frontale per correre. E’ fenomenale, facendo attenzione posso anche pedalare nelle strette curve tra i pascoli. E la cosa mi fa venire in mente una brutta idea…

29/10) Oggi vado al lavoro in macchina, uscito dall’azienda parto a correre in direzione Fondo sui continui ed incessanti saliscendi della ciclabile aiutato dalla lampada frontale, arrivato in paese intraprendo la salita verso Ronzone via Malosco, tutta in paese ma con complessivi 200m di dislivello sino ai 1150m di quota. Ci sono 2° e sono praticamente in abbigliamento estivo “rinforzato” (gilet e manicotti), non ho perso neanche una goccia di sudore.

30/10) Il mattino è illuminato dai riflessi biancastri della brina, ma oggi parto in bici ed arrivo al lavoro lungo la ciclabile in parte coperta da cristalli di ghiaccio. A pranzo andiamo al “Bicigrill“, bar indirizzato principalmente alle due ruote ed io, per valorizzare il luogo, pedalo sino a Sarnonico arrivando addirittura prima del collega in auto.
Alla sera la pazza idea prende piede, sono vestito civile con maglione e jeans, zaino con portatile in spalla e l’unico strappo sono le scarpe con gli attacchi (ed il casco). L’imbocco della salita è appena fuori Cavareno, ma cerco di evitare il traffico passando dentro Ronzone sino ai 1150m della fine del paese, punto in cui termina l’illuminazione artificiale e devo fare affidamento alla luce frontale, bella ma scomoda da portare assieme al casco. Taglio per Ruffré accorciando e trovando altra luce dei lampioni, poi mi reimmetto sulla strada statale sino al passo, sino ad arrivare ai 1363m del PASSO DELLA MENDOLA!
Sono al confine con l’Alto Adige, sono le 19 di sera e sono su un passo ALPINO (seppur facilissimo) di notte! La discesa è tranquilla, un quarto di luna illumina leggermente la strada larga e ben tenuta, il traffico è minimo ed i 400m verticali per tornare in valle a Cavareno scorrono via facili.
Che bella follia!

31/10) Anche stamattina vado al lavoro in bici allungando dentro Amblar, al ritorno passo sulla ciclabile pedalando un po’ dentro Romeno, ma in tutto sono 11km scarsi che precedono un’altra corsa sulla ciclabile, con partenza in discesa attraverso i più alti meleti Melinda sino al punto più basso a Malgolo, da cui risalgo verso Salter in un fitto bosco senza mai abbandonare questa ciclabile. In teoria dovrebbe essere l’ultimo giorno qui in Trentino, ma alla fine quella che è iniziata come battuta (“sei disponibile anche la prossima settimana?“) si è rivelata essere un progetto ed anche nei prossimi giorni sarò qui, farò però due notti a Verona approfittando di mia zia.

01/11) Il 2° giro più duro dell’ anno con Palade, Castrin e Brez. Ma questa sarà un’altra storia

02/11) Lessinia dove non l’avevo mai vista, un ulteriore racconto da scrivere

03/11) Ritorno in val di Non, parto dall’albergo a correre in direzione Salter e bassa valle, ancora attraversando boschi, meleti e pascoli nel buio di una notte illuminata da una pallida luna. Allungo più del previsto, alla fine saranno 12km

04/11 … 06/11) Piove, e piove veramente tanto al punto di far esondare l’Adige. Nessuna attività sportiva, solo aperitivi con la birra Forst

07/11) Il diluvio universale è terminato, parto da Cavareno ed incrociando un altro podista che sta rifinendo la preparazione per la mezza maratona di Arco (TN) decido di accorciare e di rallentare come lui. 7km tranquilli con le gambe ancora provate dai continui saliscendi della ciclabile. Domani tornerò finalmente a casa, con una lacrimuccia che scenderà nel vedere per l’ultima volta i meleti e queste verdi valli attorniate da piccoli paesi.

08/11) Giro ciclistico di saluto alla val di Non, 100km impegnativi accompagnato da qualcuno che ha fatto fatica ad adeguarsi al mio passo, e non che io sia andato propriamente piano… Anche questo sarà un altro racconto

Domenica 9 affronterò una gara podistica di 10km ad Alluvioni Cambiò (AL) la cui unica salita sarà quella dell’argine del Po, ed il tempo finale sarà sorprendente: 39:27, ad una media di 3:57/km! L’ allenamento montano di altura ha dato i suoi frutti!

Risveglio dalla camera dell’albergo, quando l’alba illumina il Brenta
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L’assurdità di questa foto è che sto andando al lavoro!
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Pedalanotte
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Questo selfie si commenta da solo
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Dalla parte alta di Amblar, paese di 250 persone. Prima di andare al lavoro…
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Oggi fa relativamente caldo (7°), esco a correre vestito così
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Under Avventure

Folgaria e passo Coe

il 09/03/2015 · Comments Off on Folgaria e passo Coe

26 Ottobre

Ieri ero in giro nelle propaggini collinari del Monferrato settentrionale, oggi assieme al ritorno dell’ora solare devo affrontare una lunga trasferta di lavoro in alta val di Non, dove già ero stato in primavera, pernottando in zona già dalla domenica sera per una settimana presso la sede del cliente. Porto con me anche la bici e l’abbigliamento da podismo, sperando nel bel tempo del successivo weekend ed approfittando del tragitto pagato per scoprire dei nuovi territori.
Col cambio dell’ora avrò meno tempo a disposizione e giocoforza il progetto si accorcia per sfruttare le ultime luci del tramonto solo per completare il tragitto in auto sino all’ albergo. La scelta ricade su una salita che mi è rimasta impressa durante il Giro d’Italia 2002, coi corridori sfiancati dalla durezza della tappa e con Cadel Evans in completa crisi.

Esco a Rovereto e trovo parcheggio a Volano, la giornata è soleggiata e discretamente calda per essere fine ottobre, parto lungo la val d’Adige sino a raggiungere Calliano, paese d’inizio di una tripla salita consecutiva che mi porterà ai 1781m di Cima Valbona.
L’inizio sotto al castello è magnifico, questa grossa roccaforte domina il suo tratto valle incutendo ai passanti lo stesso timore che le già dure pendenze iniziali provocano ai ciclisti anche allenati come il sottoscritto. Siamo già al 10% quando, abbandonate le ultime abitazioni, mi addentro nella roccia su una strada scavata a forza e ben tenuta, con gallerie ruvide a semplificare il passaggio ed il suddetto castello che ormai è sotto la linea dell’orizzonte. Fatico, la pendenza è tosta e talvolta a doppia cifra, i tratti di respiro minimali ed il panorama bello, con la valle scavata da un torrentello e le Dolomiti del Brenta dall’ altra parte dell’ Adige.
E’ solo in prossimità di Folgaria, località turistica importante in cui si alternano case montane e pascoli, che le pendenze si appiattiscono sino a rasentare il piano nel bel mezzo del paese. Mi concedo una piccola sosta in cui sistemo le solette delle scarpe, poi parto per il secondo tratto di salita che mi porterà al passo Coe. Il paesaggio cambia, ora sono in un bosco con strada larga e più facile, non c’è traccia di vita umana (ed è normale dato il periodo, mi viene in mente solo in un secondo momento che il calendario segna fine ottobre) e soprattutto sta cominciando a fare freddo, nell’ ombra dei 1500m di quota è normale che ci siano 7°!

Le prestazioni giustamente calano, ma non fatico in maniera esagerata per conquistare questo passo. La foto al cartello è d’obbligo, mangiucchio qualcosa e metto i guanti invernali per calare leggermente di quota sino all’ inizio della terza parte di salita, quella che su una carreggiata più stretta arriva a cima Valbona, una specie di valico ai lati della vetta con una visuale sul Veneto montano.

La prima parte di giro, quella dura, è finita, d’ora in poi ci sarà tanta discesa, fin troppa. So di essere vestito in maniera leggera ma ancora adeguata per queste temperature, il problema però è che non sono in collina con discese da 5 minuti, ma sono alla maggiore quota da me raggiunta nel 2014! Il primo tratto è veloce e divertente, poi arrivo al bivio per ritornare a Folgaria e capisco come mai lo chiamino “altopiano”: continuo a pedalare perdendo leggermente altitudine, con qualche controstrappo a spezzare il ritmo e con tanta, tantissima ombra al fresco di un bosco di conifere che in estate potrà regalare un clima piacevole, ma che ora mi sta facendo veramente penare. Tremo, sto perdendo pian piano il calore che non riesco ad acquisire a causa delle pendenze negative, e ce sono tanti di chilometri sopra i 1200m…

Per fortuna sbuco fuori dal bosco e scendo in picchiata a Folgaria, dove quei 2-3° in più fanno molto comodo sebbene il danno sia ormai fatto. Ho ancora una salitella davanti a me e ne sono contento, 3/4km pedalabili sino a Serrada che però fanno poco, anche loro nel bosco con la temperatura corporea che riesce a malapena a ristabilirsi prima della caduta finale di ritorno alla valle dopo quasi 1000m verticali. La strada è bella, ondulata ma con poche curve decise ed anche panoramica, però il costante raffreddamento sta avendo i suoi effetti deleteri con le braccia che tremano ed io che fatico per rimanere stabile e prendere bene quei rari decisi tornanti.
Scendendo di quota i gradi aumentano ed il disagio rimane sopportabile, qui non fa nemmeno freddo e l’ultimo tratto, una deviazione secondaria tra le vigne, mi riporta veloce a Volano tagliando via la periferia di Rovereto.

Ritrovo la macchina e mi cambio coprendomi per bene con la giacca, nonostante i 14° del fondovalle ho patito troppo oggi e preferisco agire per contrasto, anche per evitare di ammalarmi durante la prossima settimana in cui mi aspetteranno giornate di lavoro impegnativo, corse trentine e chissà, magari qualche pedalata extra tra l’albergo e l’azienda.

78km, 2030m
Suggerimenti: in realtà nessuno, è un bel giro, l’unica alternativa più lunga è scendere a Valdastico/Arsiero e ritornare verso Rovereto

Il castello di Calliano, dopo un riscaldamento iniziano dei lunghi 1300m verticali
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Breve contropendenza per salire a Folgaria
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Castello di Calliano da dietro
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Nonostante la giornata bella non c’è un’anima in giro
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Veneto, zone a me ignote
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Il sole scende, ed io pure verso Rovereto
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Monferrato settentrionale

il 03/03/2015 · Comments Off on Monferrato settentrionale

25 ottobre
Racconto di Christian Secco, l’organizzatore del giro

Ci troviamo alle 10 a Pozzo Sant’Evasio, piccolissima frazione vicino a Casale comoda da raggiungere dall’uscita dell’autostrada e siamo in sette: io, Pedra, Andrea C., Fulvio , Paola, e le nuova conoscenze Maria Costanza e Salvatore, che arrivano addirittura da Parma!
Fin da subito capisco che anche se il percorso e’ abbastanza tosto, pur essendo le salite molto brevi, nessuno avra’ problemi a concluderlo, Andrea e Pedra li conosco fin troppo bene, Paola e Fulvio anche ma in ogni caso come Maria Costanza e Salvatore sono tutti randonneur, quindi gente tosta abituata a ben altre fatiche.
Ed infatti su ogni ascesa, ognuno col suo ritmo, non mi e’ parso di notare difficolta’ particolari nell’affrontare le asperita’ di giornata.
La prima salita, che poi e’ un falsopiano, la conosciutissima (dai casalesi intendo) Mandoletta inizia mezzo km dopo la partenza. Da “amante della pianura” ho scelto di partire in salita, si tratta comunque di un 3,5% e per scaldarsi va bene anche questo tanto che saliamo chiacchierando come sulla seconda salita verso Olivola, un comune di poco piu’ di 100 abitanti somiglia alla prima.

Attraversiamo colline dolci in cima a molte delle quali ci sono paesini piu’ o meno grandi, e’ il tipico paesaggio della parte meridionale del monferrato casalese, il primo assaggio del paesaggio piu’ selvaggio e delle pendenze piu’ significative della parte settentrionale della zona si ha con la terza salita, la Madonna dei Monti.
Come sempre accadra’ sino alla fine del giro la salita inizia quasi subito dopo la fine della discesa precedente, appena scesi da Olivola si giungie a Ottiglio e qui inizia una delle rampe piu’ famigerate della zona, niente di impossibile per carita’, ma pendenze sino al 18% si trovano in poche asecse dalle nostre parti.
La prima parte e’ molto facile, meno del 5%, poi si gira a destra lungo una stradina con l’indicazione “Madonna dei Monti” e qui la musica cambia subito, la parte piu’ ripide segue l’incrocio per poi continuare con un tratto ancora al 10%, e qui sara’ Pedra a “darci dentro” infatti finira’ con il pareggiare il Kom dall’incrocio alla vetta della salita.
Io in questo caso non partecipo alle tipiche “scaramucce” amichevoli tra me, Pedra e Andrea perche’ devo comunque fare da guida e indicare la strada a tutto il gruppo che si era sgranato nel tratto iniziale.
Logisticamente la zona e’ tremenda, difficile introdurre tratti lunghi che non richiedano indicazioni di chi conosce la strada per non perdersi. Caratteristiche saranno quelle in discesa, sono talmente lento che spesso sono indietro anche se sono la guida quindi alcune dovro’ urlarle a chi mi precede! Comunque il gruppo rimarra’ compatto senza intoppi per tutto il giro.

Dopo la Madonna dei Monti si percorre un tratto di strada che rimane in quota e permette ampie viste a sud, e alcune verso nord, e’ un pezzo di strada suggestivo che da gia’ un’idea dei paesaggi che si attraverseranno successivamente.
Poi inizia una discesa relativamente lunga e il tratto in pianura piu’ lungo del giro, ma e’ per andare a imboccare una, anzi LA, salita per i casalesi, quella che porta al santuario di Crea. Il luogo e’ molto conosciuto, costruito su una collina boscosa dalla caratteristica forma a panettone, la salita e’ relativamente impegnativa, queste caratteristiche ne fanno un vero e proprio punto di riferimento per i ciclisti indigeni.
Io ci sono salito centinaia di volte da quando ho iniziato ad andare in bici e ovviamente non puo’ esistere un giro del monferrato casalese pensato da me senza questo passaggio, qui ci sara’ un po “battaglia” tra i soliti 3, stavolta saro’ io a spuntarla di qualche secondo, ma ho il vantaggio del fattore campo!
Al piazzale del santuario ci fermiamo un po e facciamo alcune foto di gruppo, scendiamo da un altro dei 5 versanti, attraverso ponzano e poi lungo una strada stretta e rotta, come moltissime altre nel casalese, che  ci porta verso alfiano natta paese che attraverseremo lungo un saliscendi continuo tra vigneti, a sud, e boschi, a nord.
Dopo Alfiano si giunge all’imbocco della salita che ci portera’ alla cima coppi del giro, e di tutta la zona, il luogo conosciuto come “collina del ripetitore“, per via della presenza di un ripetitore enorme in cima, visibile da diversi km di distanza, e’ una delle zona decisamente boscosa, qui non ci sono piu’ coltivazioni solo una stradina nel folto della vegetazione e la discesa che ci portera’ a Villadeati e’ ancor piu’ immersa nel verde della salita.
Ormai ci siamo spostati decisamente a nord, stiamo puntando verso il Po, il paesaggio della valcerrina e’ diverso da quello dei primi km, meno coltivazioni, piu’ boschi e in generale una sensazione di essere in luoghi di “vera campagna” piu’ marcata rispetto a prima.
Particolamrente solitaria e’ la strada che attraverso sant’antonio ci porta praticamente sulle sponde del Po alla piagera.
Qui ci concediamo una meritata sosta ad un bar che Fulvio conosce bene perche’ era sul percorso di una randonnee ed infatti anche il barista si ricorda di quella manifestazione. Una volta ripartiti ci aspetta un tratto di percorso molto particolare, si tratta della dorsale che dopo la salita di Gabiano rimane “in quota” collegando diversi paesini il piu’ in alto dei quali e’ Cantavenna.
Le colline su cui la strada si snoda sono a picco sul Po percio’ verso nord si vede la pianura padana e nelle giornate piu’ limpide l’arco alpino.
Nelle pianura spicca la sagoma delle due ciminiere di quella che spesso viene confusa per la centrale atomica dismessa di Trino ma invece e’ la centrale termoelettrica di Leri (che comunque e’ una frazione di Trino). La vera centrale atomica la sfioreremo scendendo da brusaschetto.
La parte successiva del percorso, ossia le salite di Camino(un falsopiano) e Vialarda(1,5 a meno del 6%) sono due classici per i vercellesi che vogliano fare un po di collina essendo le prime che incontrano dopo il ponte sul Po di Trino, sulla seconda tentero’ anche un attacco al kom di strava, fallendolo di pochi secondi.
Rimane un ultima salita, se Crea e’ la salita simbolo della zona e Vialarda e’ un po’ il simbolo delle salite nella zona di confine con la pianura a nord, allora Rolasco e’ la salita per eccellenza nelle colline piu’ vicine a Casale Monferrato, discretamente impegnativa, sono 1,8 km all’8%, tutti salgono del loro ritmo, Pedra e Andrea un po piu’ allegri.
In pochi km dallo scollinamento rientramo al punto di partenza, la sensazione e’ che tutti siano soddisfatti della piacevole pedalata in una zona collinare disseminata di paesini e strade piu’ o meno nascoste, praticamente senza traffico, che meritano una visita che ho tentato di rendere piu’ completa possibile rimanendo sui 100 km: madonna dei monti, Crea, la collina del ripetitore, la dorsale di Cantavenna, Vialarda, Rolasco sono buona parte dei grandi classici di zona. Alla fine l’apprezzamento per il giro da parte di tutti mi e’ sembrato sincero, di certo non e’ stato monotono con tutti quei sali-scendi!

Un vecchio cucciolo guarda incuriosito questo gruppo di 7 ciclisti
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Panoramica da Gabiano verso Trino, con le risaie ormai ingiallitemonferrato_pan3
Paola sta salendo a Vialarda
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Il gruppo al santuario di Creamonferrato 005
NdR: confermo le sensazioni di Christian, il giro è stato molto bello e suggestivo con i suoi continui su-giù, con la sua esplorazione dei vari lembi del territorio Casalese e con i passaggi in tutti i luoghi principali. Un giro che spero riproporrà nel 2015!

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