Una settimana Rotaliana (TN)

il 16/07/2015 · Comments Off on Una settimana Rotaliana (TN)

La piana Rotaliana è una piccola pianura situata a nord di Trento e formata dagli alvei del fiume Adige e del torrente Noce, una piccola piana incastonata tra due fila di monti e fortemente coltivata a vigneti e meleti, attraversata da due ferrovie, autostrada, tangenziale, statale e dal fiume stesso, un luogo particolare che purtroppo non lascia troppa scelta per i mini-giri che posso permettermi dopo il turno di lavoro.
La presenza di Trento poco a sud mi obbligherebbe a sopportarmi troppo traffico, le pareti verticali ad ovest bloccano sul nascere l’esistenza di qualsiasi strada, a nord c’è solo la valle per diversi chilometri e gli unici sbocchi sono all’ingresso della val di Non e ad est con la val di Cembra, lunga vallata percorsa da due strade che però si incrociano solo dopo molti chilometri. La uniche belle alternative sono rappresentate dalle vie piane o dalle ripide strade attraverso vigneti e boschi tra Lavis, Giovo, S.Michele e Faedo.

8/6) Vado dal cliente in auto, al rientro in albergo inforco la bici e dopo un breve riscaldamento affronto la salita di Faedo e Pineta, costante ed abbastanza dura, superando prima un’infinità di vigneti e poi un fitto bosco di conifere. Una bella discesa mi porta a Giovo, da cui salgo verso Palù per riscendere velocemente all’ albergo. 30km, 775m

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9/6) Andata e ritorno ciclistico dal cliente utilizzando la ciclabile (20km, 85m), poi corsa, una dura corsa di montagna tra vigneti e masi collegati da stradine spesso asfaltate e sempre ripide (10,4km, 433m)

Correre con questo panorama
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10/6) Andata in ciclabile, rientro con lo zaino in spalla allungando dentro Trento, affrontando il traffico cittadino che ho trovato molesto sino alle ultime alture cittadine, terminando poi la salita a Montevaccino. Una stretta via mi ha riportato a Lavis passando da Gazzadina (39km, 680m)

Vista su Trento
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11/6) Al suono della sveglia sono già in piedi, dopo un’abbondante colazione inforco la bici partendo subito in salita verso Pressano, paesino posto sulle prime alture di Lavis, affrontando pendenze all’ 11% alle 7:39 ed incontrando un ciclista mattiniero a cui malauguratamente mi aggrego, seguendolo sulla ripida salita di Gardolo di Mezzo (dove Moser ha la cantina viticola), un muro poco salutare se affrontato al mattino presto.
Ritorno salendo la val di Cembra sino a Giovo, da cui prendo una strada alternativa che passando da Villa arriva a Palù, prima di rientrare in albergo ed uscire nuovamente per una corsa inizialmente collinare e poi lungo l’Adige (39km, 835m)

Vista da Giovo in val di Cembra
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12/6) Altra sveglia precoce ed altra partenza in salita verso Sorni, proseguendo poi per le ripide vie dei masi sino alla strada della val di Cembra ed arrivando dal cliente già affaticato. Rientro molto tranquillo, lascio lo zaino in albergo e mi dirigo a San Michele per un ciclo-aperitivo enoico alle cantine Endrizzi, delle quali assaggio diversi vini ed acquisto 3 bottiglie (30km, 445m)
E poi, visto che mi avanzava ancora del tempo, esco nuovamente a piedi a ritmo da veri tapascioni, correndo sulla ciclabile e sulle viette di vigneti e meleti che costeggiano il fiume, con numerose soste fotografiche ed una distanza ben superiore alle mie aspettative (10km)

Correndo…
…lungo la ferrovia della val di Non…
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…sopra ponte ciclabile sull’ Adige…
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…ed affianco all’autostrada

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13/6) Ho pernottato per una sera in più, oggi c’è un giro lunghetto assieme a Daniele, lo stesso fortissimo pedalatore che lo scorso anno mi ha accompagnato nel periplo della val di Non. L’itinerario di oggi è molto più semplice, ci incontriamo a Mezzocorona e seguiamo la strada del vino che attraversa comuni come Roveré della Luna, Traminer e Caldaro, una strada panoramica tra infiniti vigneti e qualche strappetto.
Poi c’è la Mendola, famoso passo alpino che nella seconda parte si aggrappa alla montagna disegnando sinuose curve. Dai 1369m del passo saliamo sino al monte Penegal, una stradina un po’ rovinata che si fa valere con strappi infidi e che nelle giornate limpide sa regalare splendidi panorami sulle Dolomiti (oggi no, c’è troppa foschia)
Scendiamo veloci in val di Non con piacevoli ricordi che riaffiorano e piacevoli discese sino a che i nostri percorsi si separano, Daniele si ferma mentre io proseguo seguendo la ciclabile e la vecchia statale ritornando in piana Rotaliana a Mezzolombardo e pedalando per gli ultimi gradevoli chilometri di pianura prima di terminare questa bella settimana trentina. 109km, 1830m

Bolzano
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Caldaro
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Statale della Mendola
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133 trentini passavano da Trento

il 01/07/2015 · Comments Off on 133 trentini passavano da Trento

07/06, Nave San Felice (TN)

Sono via per lavoro, rimarrò una settimana nella zona nord di Trento con tutte le spese fondamentali pagate dall’ azienda. Come in altre occasioni ne approfitto portandomi appresso la bicicletta e le scarpe da corsa, per sfruttare e scoprire questo nuovo territorio.
Abbandono la afosa e caldissima pianura padana trovando tra i monti un clima caldo, ma meno afoso e più tollerabile. Stavolta sono in basso, ma non si possono scegliere i luoghi dei clienti per cui mi accontento di partire nel primo pomeriggio di domenica da Nave San Felice, frazione di Lavis a nord di Trento nella piana Rotaliana, una piccola pianura circondata da ripide pareti e formata dagli alvei di Adige e del torrente Noce. Avendo caricato la traccia sul Garmin riesco a trovare facilmente la pista ciclabile che costeggia il grande fiume sino a Trento, da cui inizia una salita che ha reso leggendario Charlie Gaul in una giornata da tregenda: il monte Bondone.

L’inizio è su strade trafficate che incrociano altre vie di recente realizzazione, poi dal bivio parte la vera e propria salita, che con pendenze costantemente serie ed un ambiente sempre boscoso risale le lunghe pendici della montagna, superando i paesi di Sandragna, Candrai e prendendo quota in maniera decisa sino ai 1650m della vetta. Io salgo sempre con un minimo di riserva, in cima si sta climaticamente bene e si gode anche di occasionali viste sulla verde val d’Adige e sulle false dolomiti del Brenta. Il posto però è veramente deprimente, qualsiasi attività è chiusa ed al massimo incrocio occasionali passanti… Un cartello ricorda la leggendaria impresa al giro del lussemburghese, ma non c’è nulla di più…

Intraprendo la discesa deviando poco più avanti in una zona al contrario molto turistica e scendendo lungo fitti boschi che si gettano ripidi verso il fiume. Col decrescere dell’altitudine ricomincio a patire il caldo e durante gli occasionali tratti scoperti ammiro la bellezza della piana alluvionale circondata da alti monti, laddove proprio ora c’è il clima rovente nel quale sto per reinfilarmi. Le discese qui sono molto belle, impiego un attimo a superare i 60 orari ed i tornanti non fanno paura per le imperfezioni dell’ asfalto che qui sono rare.
In basso c’è da soffrire, è pur vero che il clima è più secco rispetto alla valle del Po, ma indicativamente ci sono 34° ed affrontare la seconda salita sotto questo sole mi mette a dura prova. Passo da Mattarello e mi immetto poi sulla via che collega Trento al lago di Caldonazzo, mai dura e che comunque supera i 700m di quota, nei quali la temperatura è giusto accettabile.

Scendo in picchiata al lago e fortunosamente trovo la ciclabile seguendola fino Pergine Valsugana e tenendo la valle sino a Civezzano, aiutato grazie alle nuove tecnologie che rendono disponibili mappe dettagliate anche su cellulare. Mi reimmetto sul percorso originario, che però ho tracciato senza troppa cura e che segue una stradina semi-sperduta con pendenze da brividi su una carreggiata di 2m scarsi… Alla fine rientro su una provinciale che, all’
ombra di una moltitudine di conifere, mi fa superare S.Agnese e mi proietta in val di Cembra, ampia vallata su cui scorrono due importanti statali parallele su entrambi i versanti.

Il sole sta scomparendo dietro nubi temporalesche, nonostante sia tardi decido di proseguire e terminare il percorso ideato ed arrivo a sfiorare i cumulonembi che già verso Sevignano piangono gocce refrigeranti. Ora non cuocio più, pioviggina e si sta benissimo fatta eccezione per l’asfalto bagnato verso il ponte dell’amicizia, un ponte che unisce i due lati della valle e che si trova 200m più in basso delle altre vie di comunicazione. Mi manca la salita verso Cembra, panoramica con inspiegabili infiniti vigneti che si arrampicano in questo ambiente già montano e con una pioggia ormai esaurita che ha rinfrescato l’aria.
La discesa verso Lavis è lunga ed intervallata da contropendenze, devo spesso pedalare ma mi diverto sino a ritornare al fondovalle, da cui mancano giusto 3km all’ albergo.

In totale 133km e 2895m verticali, bel giro da studiare meglio ma buon primo impatto col Trentino. Da domani si ritornerà a lavorare, ma non certo a stare a riposo!

L’ Adige dalla ciclabile. Il fiume scorre a 10m da noi in bici
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L’ Adige a Trento già scorre impetuoso
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Sempre da Trento guardo la Paganella
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Camminata panoramica sul monte Bondone
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Panoramica parzialmente riuscita verso Aldeno, a metà strada tra Trento e Rovereto
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Lago di Caldonazzo, è balneabile
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