Lourdes 4: Arles – Béziers

il 27/08/2015 · Comments Off on Lourdes 4: Arles – Béziers

In Francia la colazione raramente è compresa nel costo del pernottamento, e costa dai 6€ in su, dato il tipo di albergo in cui abbiamo alloggiato ad Arles decidiamo di sfamarci più avanti assumento solo le minime calorie indispensabili in una boulangerie lì vicino. Un’ altra premessa relativa al nostro viaggio è che abbiamo prenotato solo per la notte della prima tappa, lasciandoci la flessibilità e l’impegno di trovare un letto solo all’arrivo in città in modo da essere un minimo flessibili nelle tappe, motivo per cui le tracce precaricate partono sempre dalla periferia del paese.

Oggi tocca a me guidare il furgone nella prima semitappa, mi spiace ma le gambe ringraziano ed il sedere si rilassa sul morbido sedile. In teoria quella di oggi è la tappa di relax, meno di 150km attraverso la Camargue e le paludi che sfiorano il Mediterraneo, con un dislivello ridicolo concentrato negli ultimi chilometri ed una quota massima inferiore ai 30m, e con pure con un bagno in mare. Ma sia io al volante che il gruppo ai manubri fatichiamo parecchio a superare il Rodano e ad uscire da Arles, specialmente io che cerco di seguire una cartina perdendomi una prima volta ed infilandomi in una strada ad alto scorrimento coi cartelli blu, cosa che mi terrorizza parecchio (l’autostrada?? cazzo……) ma che fortunatamente riesco a risolvere in poco tempo, ritrovando fortunosamente la partenza della traccia precaricata sul Garmin che tengo sul cruscotto.
Supero il gruppo che pedala compatto e più avanti li aspetto, senza volerlo mi sono fermato davanti ad una pianta di more in un panorama di pura campagna, laddove mare e terra si confondono con infinite pianure su cui dominano delle collinette non tanto lontane, canneti e campi a perdita d’occhio, con giusto qualche cascina e strade che larghe e sinuose si confondono in questo ambiente rilassante. Il vento ci tiene compagnia pure oggi, ma mi raccontano essere meno molesto di quello trovato in Provenza, e mentre faccio da molla rispetto ai cinque pedalatori osservo il panorama, immaginandomi il blu marino laggiù e notando una intensa coltivazione della vite per “les vins des sables“.

Alla partenza la distanza stimata dal gasolio nel serbatoio serviva a malapena a coprire la tappa, e non era di certo un problema fermarsi ad un distributore, ma passati 40km queste lande di Camargue si sono rivelate più desolate del previsto e quel numerino sta calando vertiginosamente cominciando a farmi temere il peggio. Inoltre la mia traccia ad un certo punto entra in una superstrada vietata alle bici, sembrava permessa ma mi ero sbagliato e, molto dispiaciuto, mi fermo in un piazzale con gli altri per discutere l’alternativa e per esprimere la mia preoccupazione sui 19km di autonomia restanti (erano 140 soli 55km fa…). Prendiamo la strada normale, imbottigliandoci nel traffico che dalle città si sta dirigendo al mare di La-Grande-Motte in questa domenica, trovando per mia fortuna un distributore e girando poi come un fesso per il paese alla inutile ricerca di un parcheggio per recuperare delle cartine all’ ufficio turistico.

Con le nostre ruote sfioramo le spiagge sabbiose, il blu del Mediterraneo contrasta con il grigio/blu delle paludi mentre le dimensioni del nostro Transit sfida le piccole stradine affollate da auto e vacanzieri. Mi reimmetto sulla superstrada uscendone allo svincolo successivo, è da tanto che non incrocio gli altri e sono sia preoccupato che stressato, fortunatamente per loro è andata ancora bene e li supero verso Pavalas-les-Flots, dove mi fermo ad un parcheggio e dove decidiamo di mangiare qualcosa, mentre io abbandono il posto di guida alquanto provato psicologicamente da paure e traffici vari. Finalmente pedalerò, non ne potevo più tra benzina e vie vietate…

Stamattina non si pedala, purtroppo e perfortuna
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Il gruppo a ventaglio contro il vento della Camargue
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Verso il mare
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In queste zone le ciclabili abbondano ed evitano vie di comunicazione trafficate passando in mezzo a panorami contrastanti, tanto che invento la definizione di “miglior posto di merda del mondo“, con i suoi enormi acquitrini e le cascine isolate, mare e fiumi, canneti e terreni sabbiosi. Il vento ci da fastidio, noi ci godiamo la tranquillità di una giornata in apparenza perfetta pedalando con calma lontano dalle auto, sebbene io noti la presenza non trascurabile di vetrini e Claudio noti la totale assenza di ciclisti in zona, eppure sembra fatto tutto per le due ruote, strano…
A destra e sinistra il paesaggio insalubre ed affascinante non cambia, non siamo tecnicamente in Camargue (che è la parte del delta del Rodano), ma non si nota grazie alle sfumature di blu delle differenti acque. Arriviamo nei pressi di Frontignan e troviamo un’altra strada vietata alle bici, seguiamo la ciclabile e passiamo dietro all’espansione edilizia voluta dai bagnanti, poi sempre seguendo la ciclabile facciamo il giro dell’ Etang des Mouettes, perdendoci e decidendo per semplicità di seguire la traccia prefissata sulla statale trafficata e forse vietata, beccandoci qualche colpo di clacson di troppo.

Arriviamo a Sète, importante paese posto su una collinetta superato il quale (non ricordo esattamente chi) ci sta aspettando in un piazzale poco distante da una spiaggia rocciosa, con una piccola via tra gli scogli per accedere alla sabbia e tuffarsi nelle onde. Finalmente ci tuffiamo, è per noi una goduria assoluta ed una bella occasione per una breve nuotata. Dopo un veloce risciacquo ad un rubinetto riprendiamo le bici e ripartiamo, tra vento e divieti abbiamo già perso troppo tempo, ma subito imbocchiamo un’altra via proibita e dobbiamo saltare a mano sulla ciclabile occasionalmente sfiorata da dune sabbiose e percorsa da uomini e donne in costume. Arriviamo ad un bivio, nonché ad un altro divieto con una lingua d’asfalto ricavata in qualche modo lungo la tangenziale che porta ad Adge, col furgone guidato da Pino che non può seguirci appieno e con l’asfalto stesso che improvvisamente termina abbandonandoci su uno sterrato senza indicazioni, che noi seguiamo sperando di ritrovare l’orientamento finché non sbuchiamo nel quartiere ricco, cercando di avvicinarci alla traccia da qui piuttosto distante, fallendo però nell’obbiettivo in quanto l’unica via di accesso parte dalla zona bassa. Proseguiamo delusi ed incazzati sperando di trovare una soluzione, chiedendo indicazioni per Beziérs e poi viaggiando a naso verso i puntini del Garmin, riuscendo finalmente a scoprire la via in cui saremmo dovuti passare e proseguendo oltre al fiume Herault, trovando Pino preoccupato che ci rifornisce di acqua fresca e si avvantaggia per cercare un albergo. Adge, paese da detestare e nemico dei ciclisti, ora sappiamo perché qui non pedala nessuno, perché spostarsi fuori dai centri urbani è reso volontariamente impossibile!

Incazzati neri cominciamo il lento scostamento dal mare attraversando Vias, poi stanchi ed abbattuti seguiamo i segnali verdi per Beziérs centro, ignorando eventuali divieti e trovandoci a macinare rapportini su pendenze spianate su due larghe corsie, con colpi di clacson ed incoraggiamenti concomitanti con la fine del Tour. Ad una grossa rotonda io infilo la ruota in una fessura, inchiodando la bici e rischiando seriamente una caduta e cavandomela solo con un segnetto sul cerchione, poco dopo per gradire abbiamo pure la foratura di Paolo forse dovuta agli omnipresenti vetrini delle ciclabili, che da qui in avanti eviteremo.
Pino ha trovato un buon albergo a Beziérs, con qualche fatica riusciamo a raggiungerlo e a scalare sino alla fine ufficiale della 4° tappa, quella che teoricamente sarebbe dovuta essere la più facile e che invece è stata psicologicamente la più pesante di tutte.

Ci prepariamo per la cena, ma prima facciamo un salto in una lavanderia a gettoni, è già tardi e mentre Carmine e Daniele aspettano il bucato noi altri cerchiamo i due ristoranti suggeriti dall’albergo, trovandoli entrambi chiusi… Alla fine ci gettiamo nella piazza alta del paese, molto bella, e troviamo un ristorante a cui chiediamo la disponibilità di 6 posti ricevendo la risposta “la cuisine est fermé” (non sono nemmeno le 10 di sera, si vede che non hanno grandi problemi economici). Proviamo con il ristorante affianco, io e Claudio cominciamo però a mangiare in attesa degli altri, ma anche qui stanno per chiudere e presi dalla disperazione ordiniamo per gli altri quattro che ci raggiungeranno solo in seguito, mangiando decentemente ma con una spesa alta per la qualità, alta pure per essere in Francia. Per finire facciamo una passeggiata lungo la via principale ancora frequentata, ma è tardissimo ed il sonno mi sta conquistando di forza.

Morale della favola: doveva essere la tappa più facile, sin’ora è stata nettamente la più dura, non tanto per il fisico quanto per lo stress psicologico: traffico, gasolio finito, vie strette, divieti, superstrade, vetrini, forature, perdersi, e, “last but not least”, vento contrario anche oggi. Speriamo in domani, sulla carta sarà una tappa da 5h:30 pedalate, ma chissà cosa ci aspetterà (temiamo però altro vento contro)

Percorso: Arles – La grande Motte – Pavalas les Flots – Frontignan – Séte – Adge – Béziers, 166km, 450m
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Panorama alla partenza da Pavalas
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Noi sulla ciclabile dopo Pavalas-les-Flots
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A Frontignan, tra Mediterraneo e paludi
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Lungo la spiagga dopo aver superato Sète
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Ciclabile (più o meno) ad Adge
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Under Avventure

Lourdes 3: Seyne les Alpes – Arles

il 19/08/2015 · Comments Off on Lourdes 3: Seyne les Alpes – Arles

Seyne les Alpes, un fresco mattino di Luglio in cui l’aria frizzante regalata dai temporali notturni e la nebbia che avvolge la valle contrasta con il caldo patito solo l’altro ieri… Ci vuole una canutiera per stare bene con questi piacevoli 16° mattutini ai 1200m di quota del paese!
L’inizio piatto tra pinete e strade semi-deserte ci fa scaldare in vista della successiva salitella al Col de Maure a 1346m, seguita da una piacevole discesa tutta da godere e senza particolari punti tecnici. Dai 1350m scenderemo sino al mare, compensando questa facilità con un chilometraggio superiore ai 200.
Ci manca ancora una salita alpina, il Col du Labouret nella foresta demaniale ononima, salita più dura della precedente ma comunque pedalabile sino ai 1240m. D’ora in avanti ci aspetta una nostalgica discesa di saluto alle Alpi, decisa sino a Beaujoux e poi un lungo falsopiano in cui stare in gruppo è di grande aiuto. Troviamo solo un altro infido strappo, da me rinominato “Col che non t’aspet” coi suoi 50m verticali lungo la strada principale.

Arriviamo a Digne les Bains, importante paese che in ogni punto ti ricorda che pochi giorni fa è stato sede di partenza di una tappa del Tour, ci fermiamo e, mentre si discute se impazzire a trovare parcheggio per fare spesa al mercato paesano oppure cercare un normale supermercato, io recupero del materiale all’ufficio turistico (che qui in Francia sono presenti in ogni paese, sempre aperti e ben segnalati) e poi buco, ieri sera non ho visto il vetro incastrato e devo nuovamente cambiare camera d’aria, fortunatamente mentre siamo tutti fermi.

Ripartiamo lungo una strada ad alto scorrimento e deviamo passando a Le Mees sotto i “les penitents“, una curiosa formazione rocciosa verticale che ricorda dei frati in preghiera. Qui abbandoniamo definitivamente le Alpi, d’ora in poi sarà Provenza con le sue continue colline. Troviamo subito una salitella facile circondata da un morbido verde e spazzata da un fastidioso vento contrario, ad essa ne seguono altre due mai dure che ci portano sino a Forcalquier, paesino ricco di reperti storici posto in cima all’ultima di esse e nel quale ci fermiamo per un meritato pranzo ai bordi di una grande fontana, utile per lavare la frutta e per rinfrescarsi in una giornata comunque calda.

Partenza, fresco e nebbie sulle Alpi
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Col de Maure, facile salita
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Bohh… che salita banale!
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Les penitents à Les Mees (foto dal web)
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Abbiamo già pedalato per 90km, non siamo nemmeno a metà del percorso ed il vento ci darà parecchio fastidio, per cui è meglio sbrigarsi ora che abbiamo lo stomaco pieno. Una bella discesa in un viale alberato ci porta su una bella e larga strada dal traffico veramente ridotto e spazzata continuamente da demoralizzanti raffiche contrarie. Il vento in questi giorni non ci ha mai aiutato, ma oggi è peggiore del solito e Paolo sul furgone cerca di ovviare facendoci da scia, compito difficile quando si pedala in una zona circondata da collinette nella quale la pianura è sconosciuta. Carmine e Daniele gradiscono molto l’aiuto proibito, noi altri meno a causa della velocità troppo altalenante e per dei pezzi rimaniamo a debita distanza…

Il primo grosso paese che raggiungiamo ha un nome tennistico, Apt è un buon punto per una veloce sosta nella quale però Pino accusa problemi al deragliatore ed approfitta di un meccanico nella zona mentre io tento invano di visitare il centro rimbalzato dalla polizia municipale a causa della concomitante pulizia delle strade…
La viabilità cambia, diventa larga a due corsie ed il traffico aumenta, siamo in bassa valle Calavon e ci stiamo avvicinando alle città più grandi tipo Avignone. E’ solo grazie alle indicazioni sul mio Garmin che riusciamo a vedere il bivio alternativo verso Cavaillon, Paolo sul furgone lo manca e per lui sarà difficile riprendere la nostra via che taglia qualche chilometro a quella ufficiale. Il vento, i tanti chilometri ed una temperatura comunque calda hanno messo a dura prova Daniele e Carmine, che preferiscono fermarsi, mentre io Claudio e Pino proseguiamo contro le infinite raffiche contrarie che però qui sembrano essersi calmate.

Pedaliamo felici su un lunghissimo viale alberato che ci grazia di una piacevole ombra, ma io mi accorgo di essere in riserva e chiedo un pit-stop a St. Remy, un paese estremamente pittoresco nel quale incrociamo anche dei turisti in carrozza ed intravediamo un antico centro storico, questo mentre divoro una grossa brioche al limone seduto al tavolo di un bar. E’ il momento di prendere una decisione, l’idea originaria prevedeva il pernottamento alla cittadina romana di Arles, io sarei d’accordo se non fosse che sono già le 18 e sono stanco, per cui sarebbe meglio risparmiare oggi 15/20 minuti fermandoci al paese prima Tarascon. Alla fine decidiamo così, scatenando le ire di Claudio al bivio successivo quando capisce che noi stiamo boicottando una città a cui teneva tanto.
Dopo tante discussioni ritorniamo sui nostri passi con un vento per la prima volta benevolo arriviamo a questa cittadina con 2 anfiteatri e tanti resti risalenti all’ epoca dell’ impero romano. Stanchi, provati ed accaldati, ma anche questa tappa in apparenza solo lunga è finita…

Siamo fortunati a trovare un alberghetto “una stella” proprio all’ingresso della parte storica, e tutto sommato ci troviamo anche bene a parte le camere troppo calde, mangiamo bene in un ristorante gestito da un italiano e poi facciamo un giro ammirando tutto ciò che addocchiamo in una veloce visita, terminando però la giornata a mezzanotte inoltrata. Per fortuna la tappa di domani sarà (sulla carta) la più facile di tutte…

Percorso: Seyne les Alpes – Digne les Bains – Les Mees – Forcalquier – Apt – Cavaillon – St.Remy – Arles, 215km, 1010m
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Viale alberato in uscita da Forcalquier, uno dei tanti trovati in Provenza
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St. Remy, sosta di recupero per me
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Anfiteatro di Arles
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C’è chi ha sostituito un pezzo mancante di muratura coi brick dei succhi di frutta!
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Under Avventure

Lourdes 2: Fossano – Seyne les Alpes

il 15/08/2015 · Comments Off on Lourdes 2: Fossano – Seyne les Alpes

Siamo nell’ agriturismo Fiori di Zucca a Murazzi di Fossano, un cascinale isolato poco distante dal letto del fiume Stura. Ci stiamo preparando alla tappa dall’ altimetria più dura del viaggio, quella che attraverserà le Alpi attraverso il colle della Maddalena, e lo stiamo facendo grazie alla magnifica accoglienza dei proprietari con una grandiosa colazione nello stomaco. Inutile dire che questo sarà nettamente il miglior pernottamento dell’avventura, e forse quello a minor prezzo!

L’inizio è subito in salita per rimettersi sulla statale verso Cuneo, il ritmo è talvolta troppo lento a causa di una partenza molto cauta, ma d’altronde oggi le difficoltà non mancheranno, e la prima la troviamo già nella periferia di Cuneo: la strada è chiusa, in bici riusciamo a passare ma Pino deve fare un giro completamente diverso prendendo strade differenti dalle nostre e reincrociandoci solo molti chilometri più avanti a Demonte. Abbandoniamo la strada verso Borgo S.Dalmazzo per una tranquilla salita che passa a Roccasparvera, togliendoci dal traffico senza aggiungere tanto dislivello.
Ritorniamo in valle pedalando tranquilli sino a Demonte, dove ritroviamo Pino, il furgone, i supporti ed anche un buon posto per una pausa. Il traffico camionale è fortunatamente contenuto ed indirizzato principalmente verso Cuneo, facciamo cambio alla guida e riprendiamo regolari sino a Vinadio, di cui ammiriamo il forte Albertino, e poi cominciamo a prendere quota su una strada diritta e larga circondata da monti alpini di media altezza, con un fresco ruscello sulla sinistra che inviterà Claudio e Carmine ad un tuffo come nemmeno lo fecero le sirene con Ulisse…

Superato Sambuco la salita diventa seria, troviamo qualche tornante e ci innalziamo verso il cielo di Francia con punti a tratti maestosi. Il colle della Maddalena non è certamente tra i più bei passi alpini, ma ha il suo “perché”. La salita diventa vera dopo Besenzio, ma è dopo Argentera che sfoggia il meglio con una trafila di larghi tornanti che aprono la vista sui chilometri appena passati. Si svalica a 1997m, salgo al bar con la bici e lei, la mia nuova Cannondale usata oggi per la seconda volta, ha già toccato i 2000m!
Al bar del lato italiano il proprietario è gentilissimo e mi offre della focaccia, è ora di pranzo inoltrata e la fame si fa sentire. Arriviamo tutti ed il cielo si è fatto scuro, un forte tuono segue a breve distanza un fulmine abbattutosi poco distante da noi ci fa scappare dal confine per avventurarci in Francia… Ciao ciao Italia, ci mancherai nonostante tutto!

Noi alla partenza
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Forte Albertino di Vinadiolourdes 025
Qui si sale per davvero!lourdes 027
Ma c’è chi si fa un bagno11057224_1585157688417010_1239885688138232342_n
Guardando verso il bassolourdes 028
E guardando la strada appena fattalourdes 039
Uno sguardo sul confine italo-francese al collelourdes_pan1
Ed uno al cielo col temporale che sta arrivandolourdes 045

Grosse gocce sfiorano i nostri visi, forti raffiche ci spostano di peso e ci barcameniamo per perdere velocemente quota allontanandoci dall’ improvviso scroscio che ora sta passando attorno al passo. La temperatura è gradevole, gli antipioggia non servono più ed anche le raffiche si sono calmate, per ora il pericolo sembra scampato, ma nuvole nere che sovrastano le vette della zona non fanno presagire a nulla di buono.
Siamo nella valle del torrente Ubaye, improvvisamente una fortificazione scavata nella roccia ci obbliga ad una sosta fotografica per ammirare questo affascinante sistema difensivo del 19° secolo, poi continuiamo sino all’ ingresso di Barcellonette, sostando ad un chiosco di frutta gestito da un uomo di origini italiane che ci vende una buona anguria.

Superiamo il paese e troviamo la strada bagnata, ma per poco, poi l’asfalto ritorna asciutto sinché grosse gocce non cominciano a colpirci con insistenza: piove, ed anche forte! Rimaniamo in 3 a pedalare e stare a ruota è fastidioso con gli schizzi dalle ruote che colpiscono il mio volto rendendo difficile l’osservazione della strada fortunatamente pianeggiante. Ad un certo punto sento la ruota rimbalzare, controllo ed è successo ciò che temevo, ho forato! Mi volto ed indietro vedo immediatamente il nostro furgone che mi sta raggiungendo, faccio un gesto e si fermano a soccorrermi passandomi la mia vecchia ruota usata, che per le emergenze svolge comunque il suo dovere.
Davanti Pino e Claudio si sono fermati ad attendermi, quando riprendiamo la pioggia sta cessando ed il sole si fa spazio illuminando il turchese Lac de Serre-Ponçon e creando giochi di umidità sul manto stradale.

Davanti a noi c’è ancora un passo ufficiale, le difficoltà non sono finite e dopo una giornata come questa patiamo anche i tratti al 6/7% che ci elevano sino ai 1332m del Col St. Jean, da cui inizia una discesa larga e pedalabile in direzione del traguardo odierno a Seyne-les-Alpes. Purtroppo non abbiamo tenuto conto dell’ ultimo infido tratto che senza clamore continua a farci prendere quota mentre alla fine della spianata sulla destra vediamo altri lampi ed altra acqua scendere a poca distanza da noi, spingendoci ad arrivare al paese sinché non troviamo gli altri che hanno appena trovato l’albergo per la notte, una specie di bettola a prezzo economico nonché l’unico con dei posti in questo piccolo paese alpino situato (ma lo scoprirò più tardi) a pochi chilometri dal sito dell’impatto del volo Germanwings.

Percorso: Murazzi di Fossano – Cuneo periferia – Roccasparvera – Demonte – Vinadio – Colle della Maddalena 1997m – Barcellonette – Col St.Jean 1332m – Seyne-les-Alpes: 161km, 2510m

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Sistema difensivo Fort de Tournouxlourdes_pan2
Divorando l’anguria a Barcellonettelourdes 054

Lago artificiale di Serre-Ponçonlourdes_pan3

Under Avventure

Lourdes 1: Tortona – Fossano

il 09/08/2015 · Comments Off on Lourdes 1: Tortona – Fossano

Questi saranno i racconti di un’avventura strana, non preventivata e che quando mi è stata proposta mi ha lasciato scettico sia per il percorso troppo piatto sia per la meta finale troppo strana per le mie usanze, ma a cui ho accettato di partecipare con lo scopo di fare delle nuove esperienze in territori sconosciuti arrivando in un luogo importantissimo per motivi a me distanti: Tortona – Lourdes in 6 tappe, da pedalare in 6 con un furgone di supporto a portare i bagagli e prestare servizio a chi eventualmente si fosse trovato in difficoltà.

La partenza giocoforza è di giovedì pomeriggio, all’ arrivo c’è l’ organizzatore Claudio Cibin che sta distribuendo le maglie azzurre fatte fare apposta per l’ occasione e da indossare “obbligatoriamente” alla partenza. Ci siamo tutti e stiamo sistemando il furgone, ma prima di partire per questi 1000km c’è la benedizione del vescovo al duomo di Tortona.
Ci dirigiamo verso la casa vescovile, ma alla fine ad accoglierci troviamo solo frate Sergio, che con la tunica d’ordinanza ci lascia la sua benedizione per questa avventura, augurandosi che qualcuno da lassù ci aiuti nei momenti di difficoltà (“oppure ci sono io” è stata la mia dissacrante risposta) ed interpellandomi con tono provocatorio “tu con quella Cannondale non la racconti giusta” (“ci credo, mi hanno appena investito ed è la prima bici che ho trovato, e quello di oggi sarà il primo giro che faremo assieme!“)

Nel furgone abbiamo di tutto, acqua fresca, frutta, sali ed anche due mie vecchie ruote di scorta che, vi confesso, sarei stato quasi contento di poter utilizzare in casi di emergenza per poter dire “guardate come sono tornate utili”! Ma era assolutamente inimmaginabile che quella anteriore servisse già al km 0, con Paolo che ha perso la molla di chiusura riutilizzando la mia…

Alla casa del vescovo

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La maglia commemorativa

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Si parte, oggi il clima è particolarmente secco e nasconde bene la temperatura di 37° che attornia la pianura in questo caldo pomeriggio estivo. Carmine si prende il primo turno di guida e noi, una volta usciti da Tortona, cominciamo a tirare imprimendo un ritmo fino esagerato con velocità nettamente sopra i 30 sino al paese successivo, in cui Paolo fora e ci fermiamo boccheggiando a cambiare camera d’aria perdendo la coincidenza col furgone. Fa caldo, troppo caldo, e dobbiamo calare il ritmo anche per adeguarci all’ anima più turistica del gruppo. Su di me il sudore evaporerà istantaneamente, ma i litri di acqua bevuti alla fine saranno veramente tanti ed ogni volta che l’ammiraglia si fermerà in un punto sicuro avremo il pretesto per cambiare l’acqua ormai bollente nelle borracce con quella semi-ghiacciata proveniente dai box-frigoriferi.

Superiamo veloci la trafficata statale verso Alessandria ed una volta usciti dalla città ci ritroviamo finalmente su una via di campagna tranquilla, tra campi di granoturco e dolcissime colline che imprimono qualche timido saliscendi alla nostra andatura. Dopo Oviglio attuiamo il primo cambio alla guida, Paolo sta soffrendo particolarmente queste temperature assurde e si mette di buono spirito al volante. Una breve discesina ci porta ad Isola d’Asti, da cui ci immettiamo nel traffico diretto ad Alba abbandonando la pace dei chilometri precedenti. Il panorama è sempre costantemente formato dalle basse colline delle Langhe a sinistra e del Roero a destra, ma noi dobbiamo piuttosto fare attenzione ai troppi camion e alle italiche buche che invadono i nostri asfalti. Prima di Alba ci fermiamo in un piazzale divorando un’ anguria, tanta acqua e sali indispensabili. Per darvi un’ idea del caldo posso dirvi che sono entrato nel bagno, ho bevuto 0,7l di acqua dopo l’anguria ed ho nuovamente riempito la borraccia…

Non siamo entrati ad Alba, abbiamo solo sfiorato la cittadina nell’ ora di punta dirigendoci verso Bra, ma tagliandola fuori con la vana speranza di evitare il traffico molesto. Daniele è vittima dei crampi e Claudio ci mette paura parlando di un ripido muro poco più avanti, ma la situazione si sistema e quel tratto sono solo 800m al 7% che almeno hanno il merito di spezzare la monotonia.
Arriviamo a Fossano, paese internazionale “nemico della segnaletica stradale” con rotonde invisibili, precedenze cancellate e cartelli assenti, abbiamo trovato la corretta via solo grazie alle indicazioni di qualche passante.

La strada verso Cuneo è molto crepata, l’unica nota positiva è data dall’ orario ormai da cena con un caldo finalmente tollerabile, noi avanziamo cercando qualche cartello che indichi l’ agriturismo prenotato ai Murazzi di Fossano, ma superata la frazione capiamo di averlo perso ed è solo grazie alle indicazioni telefoniche dei proprietari che riusciamo a vedere un vecchio cartello in legno che indica la strada che per due chilometri scende verso il letto dello Stura. Scopriremo successivamente che sono in guerra con l’ANAS che non permette loro di mettere un’insegna valida sulla statale…

Siamo arrivati alle 20 abbondanti e ci troviamo in un tranquillissimo ambiente di campagna in un vecchio cascinale, la cena è un qualcosa di eccezionale nella quale do il meglio di me reintegrando i troppi liquidi persi (vino bianco compreso) e facendo fondo per il giorno dopo, terminando agli occhi sbigottiti dei miei nuovi compagni di viaggio con frasi tipo “per oggi non esagero“…

L’ agriturismo merita assolutamente e si chiama Fiori di Zucca: http://www.terranostra.it/it/agriturismi/2939/fiori-di-zucca-piemonte-fossano-pianura-alloggio-ristorazione.html

Percorso: Tortona – Alessandria – Oviglio – Isola d’Asti – periferia di Alba – Fossano. 135km, 500m
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Sosta anguria
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Tra Oviglio ed Isola d’Asti
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Fossano
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