Top 2010: il podio!

di Pedra il 06/01/2011 · Comments Off on Top 2010: il podio!

3° posto:

24/07) Lago Ritom

Io ed Andrea siamo già in hotel ad Airolo, domani ci aspetta il giro dei 3 passi, ma intanto oggi vogliamo goderci questo weekend Svizzero esplorando la val Leventina, una vallata stretta con poche ma dure alternative ciclabili. Marco e Massimo rimangono bloccati dalle code all’ innesto del Gottardo, arrivando tardi dobbiamo rinunciare al giro che avevo previsto e ripiegare sul più corto possibile: la scalata al lago Ritom.
Un vento freddo spira da nord e ci spinge molto velocemente sino a Piotta, abbiamo avuto giusto il tempo di scaldarci in vista della salita che in 10km guadagna 850m. La prima parte è su una carreggiata che segue le pareti della montagna, svoltando improvvisamente con numerosi tornanti e mostrando passaggi spettacolari a lato o addirittura sotto alla incredibile funicolare che porta alla diga del lago. Seppur con calma, la vista man mano si allarga, l’ aeroporto di Piotta si fa sempre più piccolo e noi raggiungiamo Atlanca, da dove parte il secondo troncone di salita, quello che si snoda all’ interno di un bosco con le pendenze al 10%, su una strada stretta e a tratti ruvida, in cui incrociare quei pochi veicoli che vi passano risulta difficoltoso.
La stazione della funicolare arriva all’ improvviso, tutti esclamano la loro meraviglia quando guardano verso il basso con tutta la ferrovia della funicolare che sembra lanciarsi buttarsi nel vuoto. Purtroppo le pile della fotocamera mi fregano, non riusciamo ad avere la foto di gruppo e nemmeno a farne da qui in avanti, proseguendo su una lingua di strada scavata nella roccia, con strette gallerie ed uno strapiombo da cui ci protegge un muro. Qui una bici ed un’ auto ci passano, ma solo facendo manovra! La strada si allarga in prossimità della diga, con 2 tornanti siamo a lato di questo grosso lago, lungo quasi 2km nel cui fondo si vede piovere…
Mi attardo per tentare di fotografare, ma le pile non ne vogliono sapere, è con dispiacere che torno indietro battendo anche i denti per la temperatura non certo estiva, facendo attenzione alla strada bagnata e ruvida sino ad Atlanca, dove decidiamo di allungare un po’ scendendo verso Quinto su una bella strada, ma anche molto ripida.
Ci aspetta il ritorno in hotel col vento in faccia, gli ultimi km sono in leggera salita ed Andrea e Massimo li prendono con calma, mentre io e Marco forziamo di più, aspettandoli ad Airolo. Domani ci aspetta il giro serio, ma anche oggi nel suo piccolo è stato ottimo!
In totale 35km e 1150m di dislivello.

Perchè (addirittura) 3°? Proprio come avevo scritto nella presentazione di questa classifica, le posizioni sono stabilite da una serie di fattori quali il percorso, i panorami, l’andamento del giro, il clima, le sorprese, le mie sensazioni ed i miei ricordi. Se questo mini giro è sul podio è grazie alla sorpresa dei panorami, allo spaesamento di trovarsi in un posto completamente nuovo, al senso di avventura in una giornata fredda e ventosa. Un piccolo giro che ha regalato una bellissima sorpresa nei suoi 35km!

La funicolare del Ritom e l’ aeroporto di Piotta (foto mia!)

La bassa val Leventina (foto di Ushoettle)

Il lago Ritom (foto di Tony d’Amico)

2° posto:

25/07) Gottardo-Furka-Nufenen

Come sempre accade, chi è più vicino al ritrovo è l’ ultimo ad arrivare… infatti mentre sono tutti pronti noi 4 dell’ hotel stiamo ancora sistemando gli ultimi dettagli, c’è ancora quel vento freddo da nord e le quote alpine richiedono un minimo di vestiario. Assieme a noi c’è un bel gruppone scalpitante del BdC-Forum, siamo in 22 ed è difficile rimanere tutti assieme, rischiando di perdere elementi già ad Airolo.
Il primo step è il Gottardo via Tremula, con gli ultimi km in pavèe a cui sono convinto di essere abituato, considerate le strade dell’ Oltrepò! Ho il dubbio amletico se fare il turista o spingere, ma quando la compagnia si sfalda sui primi larghi tornanti del “passo delle genti”, la principale via di comunicazione tra nord e sud Europa, io rimango davanti tra i primi 3, di cui un ex professionista e (se ho capito bene) il fondatore del BdC-Forum. Non faccio in tempo a finire la frase “ma questo pavèè quando inizia?” che dietro ad un tornante lo trovo, la bici rimbalza ed io comincio a divertirmi. In questa fase i tratti asfaltati sono ancora la maggioranza, ma da un certo punto in poi inizia la vera Tremula, territorio di caccia di auto d’ epoca che rappresentano una bella fetta di traffico. I tornanti si susseguono all’ impazzata, ogni 100m massimo passiamo dal vento sulla schiena al vento in faccia, e questo per diversi km in cui il manubrio trema ed il sedere rimbalza sulla sella.
Al passo fa freddo, io stimo 8°, i guantini in lattice sono provvidenziali nello sfidare il freddo vento che mi sballonzola lungo la discesa. L’ utilissima ammiraglia ci aspetta all’ inizio del passo Furka, mi tolgo il vestiario da discesa lasciandolo sul sedile per affrontare questa salita, col proposito di prenderla tranquillamente onde evitare di piantarmi sulla 3°, ma questa mia volontà va a rotoli già alla prima curva, che arriva dopo 3km di piano sospinti dal forte vento del nord.
Salgo sempre a mio ritmo, supero i ritardatari e raggiungo il gruppo di testa del bdc-forum, rimango poco con loro e proseguo come prima sentendomi ancora una buona gamba. La salita è regolare e mi piace, almeno sino al pezzo conclusivo formato da un lunghissimo rettilineo a mezzacosta che fatica a prendere quota, solo gli ultimi 2 tornanti servono a superare il dislivello restante al passo, dove c’è la provvidenziale ammiraglia ad aspettarci con la mia mantellina ed i miei guanti di lattice. Peccato che le nuvole sospinte dal vento lascino solo intravedere la bellezza dei ghiacciai che proliferano da queste parti. La discesa è spettacolare, tento di imitare quello scatto di Emiliano prendendo Furka e Grimsel insieme, ma il mio tentativo resta mediocre…
Mangiamo a fine discesa, poi li ognuno comincia ad andare per i conti propri dividendoci in alcuni gruppetti. Io rimango con “i salitomani”, ci lanciamo avanti e scopro che c’è ancora un pezzo di discesa con un fortissimo vento a favore che ci sospinge a velocità esagerate sul falsopiano. Massimo è rimasto davanti con me e ci fa fermare avendo paura di aver sbagliato strada, ma io sono comunque tranquillo e riparto quando gli altri ci raggiungono. Trovo il bivio del Nufenen a sinistra, non l’ ammiraglia che penso sia già andata avanti. Mancano i 2 Fabio che hanno cercato una deviazione alla galleria di 1km, quando arrivano ripartiamo e visto che ormai sono in giornata pedalo da solo anche verso questo passo, registrando il tempo.
Quando esco dal bosco non vedo valichi e mi demoralizzo un po’, per un pezzo quardo quella sella a destra immaginando che la fine sia li, invece poi scopro che il vero valico è da un’ altra parte ancora più alta. Comincio a sentire la fatica, tengo con difficoltà i 10kmh e con la scusa delle foto mi prendo un attimo di pausa in qualcuno dei numerosi tornanti. Per fortuna anche questa finisce, ed in cima fa meno freddo rispetto alle 2 precedenti. Vittorio è li con l’ ammiraglia ad aspettarci, ci avvisa che un altro gruppo ha sbagliato strada ed è ancora in salita… Io scendo con Fabio, ad Airolo però ci tocca aspettare a lungo Vittorio e l’ ammiraglia con dentro le nostre cose.

E’ un giro potenzialmente splendido, uno dei classici anelli d’ Europa, peccato che i ghiacciai, gli alti monti ed i panorami siano stati coperti e peccato che mi sia fatto prendere la gamba rinunciando a tantissime foto.

In totale 101km e 3000m di dislivello


Perchè 2°? Perchè è un anello stupendo affrontato con tanta gente e nel quale ho tenuto VAM discrete su tutte le salite, finendo 3km di dislivello a circa 1050mh complessivi. Il pavèe del Gottardo è stato qualcosa di sensazionale, da ripetere. Peccato solo che abbiam perso il controllo della situazione dopo il Furka.

Tutti quei tornanti del Gottardo sono in pavèe (foto da Panoramio)

Gli scalatori al freddo vento del Furka

Furkapass e Grimselpass

I tornanti senza fine del Nufenen

1° posto:

21/08) Mortirolo-Gavia

Il racconto del miglior giro del 2010 inizia la sera precedente, quando io e Massimo torniamo in albergo stanchi ed affamati dopo la doppia scalata allo Stelvio. Dobbiamo recuperare le energie e fare scorta per domani, il posto migliore è la locanda “val Grosina” ad 8km di strada montana da Grosio. Gli antipasti a base di salumi e sciatt sono sufficenti per sfamare una persona normale, aggiungendoci il vino, i pizzoccheri, gli assaggi di formaggio, la carne con polenta di grano saraceno, la torta ed il loro Genepy casalingo… La scorta è completa! Massimo nella notte teme per la mia salute, ma in realtà quando mi alzo ne cuore della notte è solo per bere.

Un’ abbondante colazione è quello di cui abbiam bisogno, oggi è la “mia” giornata ed il Mortirolo sono 3 anni che lo aspetto… Ci buttiamo in picchiata a Sondalo paese, attraversiamo Grosio, Grosotto ed infine Mazzo alla ricerca del versante ufficiale, inaugurato con la gigantografia dell’ altimetria nella quale il rosso è il colore principale. E’ qui che parte la sfida, non so se giocare d’ attacco e rischiare un contropiede o di difesa per assicurarmi il pareggio, ma i dubbi si dipanano alle prime ripide curve. Faccio una piccola sosta per togliermi il casco e le bretelle dei pantaloni e riparto forte, la gamba gira bene e la cena della sera precedente ha avuto l’ effetto sperato.
La strada è ripida, invidio chi ha il 34×29 ma mi faccio una ragione del mio 27 e proseguo anche bene, è solo in quel famigerato rettilineo al 18% che il contakilometri rimane a fatica sopra l’8, per il resto a procedere discretamente e rimango amareggiato quando comincio a trovare tratti al 6-7% che a me sembrano pianura.
Leggendo i cartelli altimetrici mi accorgo di tenere un ottimo ritmo, ma rallento un pelo onde evitare una crisi che col resto del percorso sarebbe fatale. Gli ultimi 2km sono facili, sin troppo, devo pedalare forte per superare gli ultimi metri di dislivello che finalmente arrivano, anche se più tardi di quanto mi aspettassi. 1h04 non è un brutto tempo, se avessi rischiato avrei potuto metterci 2 minuti in meno, ma l’ irregolarità di questa salita mi ha fregato e deluso, pensavo fosse tutta continua ed invece ha diversi punti che lasciano respirare. Massimo mi raggiunge 10 minuti dopo sconvolto, dopo le foto di rito scendiamo verso Edolo con la discesa che non non comporta problemi e la temperatura alta ci permette di non coprirci.

Da Edolo a Ponte di Legno è un lungo trasferimento che prendiamo con eccessiva cautela, arrivati ai piedi di Aprica e Gavia recuperiamo qualche caloria in un bar e tentiamo l’ attacco all’ ultimo moloch della Triplete. Sino alla famosa sbarra va tutto bene, superata la sede stradale si trasforma in un budello e se non fosse per la vegetazione tipicamente montana sembra di essere sul Mortirolo, soprattutto per le pendenze al 14%. La salita rinsanisce ed in relativamente poco tempo usciamo allo scoperto su questo sentiero asfaltato che scorre a mezzacosta con la profonda vallata a lato ed il passo già visibile sullo sfondo. Non è dura, con calma saliamo sino a giungere alla famigerata galleria, 200m completamente bui in cui ci orientiamo solo grazie ai riflessi sui catarifrangenti interni e a qualche moto che ci illumina prima di sorpassarci. Abbiamo timore e forziamo per uscirne il prima possibile, Massimo ancora più di me mettendo una croce sulle gambe.
L’ asfalto ora è bruttino, ma bastano pochi minuti per scollinare ai 2652m del Passo Gavia. La temperatura inoltre è amica, non fa nemmeno freddo e la discesa scorre via tranquilla, sebbene qualche buca di troppo faccia sentire la sua presenza sui nostri telai. A Santa Caterina cerco un bar per un panino dato che non mangeremo sino a sera, ma dopo 2 dinieghi rinuncio buttandomi in picchiata verso Bormio, con il caldo che si fa consistente e che ci lascia in abbigliamento estivo a 1200m di quota.
Il grosso è fatto, ma dobbiamo tornare sino in hotel e mancano 20km di valle con 2 salitelle. La prima è facile ma lunghetta (2,5km circa) e scavalca le pareti lungo l’ Adda, superato da un’ Apecar provo e riesco a seguirla e addirittura a vincere la volata allo scollinamento, la seconda salita invece rappresenta la fine di tutto e serve per concludere all’ albergo nella parte alta di Sondalo, l’ ideale per finire questa giornata e questa 3 giorni di ciclismo epico!
In totale 120km e 3350m di dislivello

Perchè primo? Il giro non è esageratamente bello, ma considerata la cena della sera precedente, l’ aver scalato con onore quella che da sempre per me è sinonimo di Salita ed averlo trovato più semplice del previsto (infatti dico che il Mortirolo ogni tanto “spiana”), aver domato il Gavia e la sua galleria con relativa facilità, le temperature che hanno reso questo giro piacevole… Considerando che dopo Mortirolo-Gavia avevo ancora le energie per tirare in salita e che questa giornata è la conclusione di 3 avventure Alpine consecutive… Come faccio a non metterlo primo?

Sondalo, che bei ricordi…


La Valtellina tra Mazzo e Tirano
(foto su Panoramio)


Io e Massimo leggermente provati dopo un’ ora e spicci di salita ripida


Il Gavia è li dietro

Per oggi è quasi fatta!

Ringrazio tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia in queste avventure e anche quelli che commenteranno tutti i racconti!


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