Susa-Susa (parte 1 Susa-Valloire)

di Pedra il 25/07/2011 · Comments Off on Susa-Susa (parte 1 Susa-Valloire)

Alle 6:00 il forte suono della sveglia mi catapulta giù dal letto, Massimo è ancora tra sogno e realtà, io invece sono già pimpante nonostante questa sia la peggiore levataccia ciclistica che abbia mai fatto (sono un pigrone lo so…). Ci Aspetta la Susa-Susa, uno dei più duri classici Alpini, di categoria superiore sia ai 3 passi Svizzeri che al classico Mortirolo-Gavia.
Giretto di dimagrimento in bagno ed abbondante colazione per entrambi al B&B “Rocciamelone” di Susa (30€ a testa per essere trattati molto bene), gli altri alle 7:30 sono già in piazza pronti a partire, noi invece siamo in ritardo di qualche minuto, stiamo rispettando la regola non scritta che l’ ultimo ad arrivare è sempre quello più vicino.

Siamo in 5: Io, Massimo, Marco, Andrea e Fabio “Tangy” pronti per affrontare questi 206km attraverso le Alpi di Italia e Francia. Si inizia col Moncenisio, 1600m di dislivello  continui, la 2° salita non è che il Galibier, preceduto dal col du Telegraphe col quale fa praticamente un’ ascesa unica, e per finire il Monginevro, sulla carta nettamente il più facile, ma dopo tutto il resto anche un cavalcavia può creare problemi. Le lunghe salite non sono l’ unico problema odierno, dovremo fare i conti con un probabile vento contrario nelle lunghe vallate e forse coi pericolossimi No-Tav che proprio oggi hanno organizzato un’ imponente manifestazione con 70000 partecipanti e qualche centinaio di idioti che ovviamente sono gli unici che fanno notizia… Solo gli idioti di una parte e i feriti dell’ altra trovano spazio, il contrario invece viene ignorato da buona parte dei maggiori organi di informazione.

Passiamo prima in centro al paese, mentre Massimo prende l’ acqua noi altri osserviamo la Dora Riparia specchiare il tiepido sole di un mattino terso che illumina i 3500m del Rocciamelone, la montagna di Susa. Parte la sfida di 5 piccoli ciclisti contro la montagna, e parte anche una sottosfida alimentare tra me e Massimo, con lui che porta con sè un ristorante con cuochi annessi, mentre io voglio finire il giro con 80g di focaccia, una brioche e un pacchetto di Ringo, più una salvifica bustina di zucchero. Roba che uno normale va in crisi di fame solo a pensarci!
Oltre a questo per me potrebbe essere una giornata speciale, quella in cui scalerò la 1000° salita diversa. L’ho studiata bene affinchè fosse il Galibier, la n° 1000 deve essere onorata a dovere.

L’ inizio è in salita, il Moncenisio non fa sconti e parte subito deciso con le sue pendenze fisse all’ 8%. Io e Marco ci stacchiamo subito dal resto del gruppo che procede comunque prudente, poi anche Marco tiene sotto stretto controllo i battiti e già percepisce il mio nervosismo quando un’ Apecar ci supera a fatica, ma non è il momento di far cazzate con tutto quello che ci aspetta. Mi stacco da Marco, anche se ogni tanto mi supera mentre io fotografo la foschia del mattino che staziona nella valle. Ci ricongiungiamo per vedere dall’ alto la val Sangone che sfocia a Susa, poi ognuno continua col suo passo, Marco attentissimo a non sforare di un battito, io invece che ho abolito il cardiofrequenzimetro pedalo a sensazioni. La salita è incredibilmente costante, solo quante punta più alta a Giaglione e 200m piani interrompono questa strada disegnata col goniometro.
Supero il confine francese ed arrivo ai piedi della diga, il punto più affascinante chiamato “le scale del Moncensio”, con alcuni secchi tornanti che sovrastano lo sbarramento naturale con pendenze più dolci. Il Moncenisio è stata la mia prima salita Alpina nel 2004 ed ancora ricordo bene i suoi panorami, non ricordo però che superata la diga ci sono ancora un paio di km all’ insù. Il passo è più avanti, su quello che è effettivamente il valico delle 2 valli, ma il punto più alto è quello in cui sono adesso, sopra il lago di un blu intenso a 2100m di quota. Qualche foto è d’obbligo, quindi mentre aspetto gli altri prendo la borraccia e bevo. Normalmente non sarebbe una notizia, ma dopo 1h30 di salita è la prima volta che mando giù qualche sorso, complice una giornata climaticamente perfetta e con un cielo Blu Emiliano®.
Scendo di poco al bar e mangio un pezzetto di focaccia mentre arrivano prima Marco e poi insieme gli altri 3 ancora molto tranquilli e pimpanti. Ripartiamo con un paio di strappetti, ma purtroppo mi devo fermare, la mantellina è fortemente consigliata in questa discesa e sono l’ unico a non averla ancora indossata. Arriviamo a Lansebourg Mont-Cenis e ci togliamo le protezioni per il freddo, io mi innervosisco perchè gli altri stanno ancora mangiando, mentre per la tabella di marcia siamo già abbastanza in ritardo, ma d’ altronde hanno anche ragione, una crisi di fame sul Galibier sarebbe devastante.

Ci aspettano 40km di vallata in discesa e come temevo il vento è teso e contrario, per fortuna siamo in 5 e dandoci cambi regolari non soffriremo. Io mi prodigo abbastanza, però dobbiamo imparare a gestire meglio il gruppo perchè i cambi sono abbastanza anarchici, con sorpassi da dietro e turni troppo lunghi. Troviamo un pezzettino in leggera salita, un paio di discesine e qualche tornante, un bellissimo castello sulla destra e rimaniamo sempre in questa stretta vallata scavata dal fiume Arc. C’è un momento di panico ad una rotonda, sono davanti ed ho dei dubbi ad un cartello: entrambe le direzioni portano a Chambery, ma un segnale è blu e l’ altro verde, ed io ragionandoci su quasi non vedo un marciapiede che rientra. Rallento per mantenere la statale, ma i colori invertiti rispetto all’ Italia ingannano gli altri che si fiondano decisi sulla rampa dell’ autostrada, senza vedere il divieto di accesso alle biciclette. Caccio un urlaccio per stoppare Massimo che già era vicino all’ ingresso e rientriamo sulla statale.

Arriviamo senza troppa fatica a S. Michel de Maurien dove troviamo una simpatica fontana azionata a manovella da cui ci riforniamo, all’ inizio del Telegraphe noto pure un ciclista diretto verso una “toilette” pubblica e tutti ne approfittiamo, chi più e chi meno, tranne il sottoscritto che da vero italiano uso un cespuglio dietro al bagno per svuotare la vescica. La giornata è ancora perfetta, senza nuvole e con la quasi certezza di sole sino alla fine. Qualcuno come Andrea ha caldo, io tolgo solo guanti e casco perchè comunque salendo staremo meglio come temperatura, che in fondo per essere estate è ottima.

Telegraphe: qualcuno la considera come un pezzo di Galibier, qualcun’ altro come salita a se stante, però nessuno le da la giusta importanza, sono comunque 800m di dislivello in 12km! La strada è larghissima e devo dire abbastanza trafficata, anche se nei limiti del sopportabile. Iniziamo tutti insieme, ma poi io e Andrea facciamo gruppetto salendo regolari con pendenze lineari ed un bosco omnipresente che cancella tutti i possibili panorami verso il basso. C’è poco da dire su questa salita, solo l’ ultimo km permette di vedere più in basso sulla val d’Arc e guardare gli imponenti monti che ci circondano.
Ho fame, nel senso di buco nello stomaco, il resto della focaccia serve a far da tappo mentre io e Andrea ci fotografiamo a vicenda sotto il cartello. Gli altri arrivano insieme, Marco e Tangy approfittano della sosta per rifugiarsi in un bar e sbaffarsi un incredibile dolce, ogni caloria acquisita è una possibilità in meno di crisi (ma sarà davvero così?).
La discesa per Valloire è veloce e diritta, il panorama cambia completamente, dai boschi del primo tratto si passa ad un paesaggio ormai di alta montagna. In questo paesino famoso per gli sport invernali riempiamo le borracce, e ci prepariamo psicologicamente al pezzo più impegnativo di tutta la Susa-Susa. Siamo a metà percorso e poco oltre la metà del dislivello, ma davanti a noi c’è uno dei miti del Tour de France coi suoi 1200m di dislivello divisi in 18km, di cui i primi molto facili e gli ultimi 10 all’ 8%. Ma questo è un’ altro racconto, per oggi basta da parte mia!

La foschia Torinese risale la val di Susa

Le Scale del Moncenisio, il punto più emozionante

Altra visuale dei tornanti

Il lago artificiale del Moncenisio

I 5 all’ inizio del col du Telegraphe

Il gruppo al passo del Telegraphe


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