Anniversario della mtb sui crinali dei 5 monti

di admin il 16/08/2018 · Comments Off on Anniversario della mtb sui crinali dei 5 monti

8 agosto 2017, grazie a Michele finisco di montare la mtb acquistata online e quindi pedalo con essa per la prima volta. Senza rendermene conto oggi, 8 agosto 2018 io e lo stesso Michele riusciamo nell’improvvisata di organizzare il giro dei 5 monti, un duro classico sterrato. Il giorno giusto direi, peccato per il clima caldo, ma anche umido che ha bloccato dei panorami potenzialmente memorabili.
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Lui adesso pedala assistito dalla batteria elettrica a causa di qualche problema di salute, ma confido che presto ritornerà con noi “muscolari”, così ci chiamano quelli che hanno l’aiutino al contrario nostro.
Partenza da Fabbrica Curone e primi chilometri asfaltati sino a Forotondo, un rodaggio da quasi 400m disl. prima dell’inizio dello sterrato carrozzabile che ci porta al Bogleio, nulla di eclatante ma si tratta pur sempre di una salita spesso attorno al 10% e smossa, che non mette in difficoltà richiedendo però il suo giusto impegno. Ora siamo tra i crinali boscosi che separano valle Staffora e Curone, un saliscendi con pezzi umidi ed altri con grosse pozze di fango da evitare anche a piedi, meglio non immaltarsi completamente anche se è dura non sporcare delle biciclette nate per sopportare questa eventualità. Alla base del Chiappo arriva il duro, 30% medio che purtroppo non riesco a pedalare, come capita spesso in questo sport si deve o sprintare per superare i tratti più duri o semplicemente camminare, ed io piuttosto che uccidere le gambe preferisco la scelta meno eroica. Ma solo nel primo tratto, il resto lo affronto con successo sui pedali.

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Ai 1700m del Chiappo propongo un’idea stupida, proseguire sino a Capanne di Cosola e scendere per risalire a Bocca di Crenna dalla carrozzabile, nonostante qualche ritrosia Michele accetta, ma non ho fatto bene i calcoli: il primo pezzo è compatto e pedalabile, ma dopo aver attraversato un pascolo con le mucche che gentilmente si alzano per farmi strada la stessa via diventa ripidissima, sassosa e sotto il cocente sole di mezzogiorno, cosa che mi manda subito in crisi e mi costringe a camminare sino al valico. Che pessima idea, sto pagando anche i diversi sprint per superare gli strappetti che con la mtb non sono come quelli stradali di 200m al 8%, ma magari solo 50m al 30% su superfici sconnesse.
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Verso il monte Ebro pedaliamo assieme e poi camminiamo, impossibile salire con la sola propulsione umana! Ma ormai siamo al secondo 1700 del giorno ed il grosso sarà discesa, spesso semplice ma con occasionali sentieri stretti da pilotare come il tratto che arriva al Gropà, o peggio sono delle ripidissime sassaie possono mettere in difficoltà anche un escursionista a piedi. Al Gropà arriva la seggiovia di Caldirola e da qui partono diversi sentieri da downhill, Michele mi propone una deviazione e mi fa ammirare un salto che per un discesista esperto non si tratta di nulla di proibitivo, solo qualche metro verticale, ma per me sarebbe il terrore! Fortuna che ci aspetta solo una ultima salita al monte Giarolo, cosa semplice nonostante la stanchezza.
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Ora è tutta discesa, ma a differenza della strada non vuol dire che le difficoltà sono finite, scartare sassi, radici e curve quando non si è troppo lucidi e le braccia fanno male dallo sforzo è un’impegno quasi paragonabile ad una salita, se poi la deviazione ci porta sulla “down Giarolo” poi si capisce come mai per me sia la fine. Sassi grossi come pugni, saltini e terreno estremamente smosso mi mettono seriamente in difficoltà al punto di camminare alcuni tratti, la scelta è tra lasciarsi andare stabilizzando la bici ma rischiando cadute dolorose oppure rallentare al massimo scendendo con un piede fuori dal pedale. Il divario tra me ed il socio è enorme, ma purtroppo questo è il mio limite mentale, ho paura…

Sbuchiamo sull’asfalto ed io festeggio, poi mentre decidiamo se scendere dai calanchi o dall’asfalto il cielo ci da una risposta con un potente tuono, per cui imbocchiamo la scelta più veloce lungo la statale nella quale, per la prima volta, riesco a dare distacco al mio compagno di viaggio. Lui dice che sia a causa delle ruote da 29 pollici, in realtà è per le differenti capacità, io da stradista sono carente in propriocezione e gestione delle disconnessioni, ma so prendere bene le curve tecniche.
Arriviamo a Fabbrica dopo 45km e 1900 disl, stanchi ma soddisfatti di questa giornata!
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