Via del sale 2: Torriglia – Recco

di admin il 16/10/2018 · Comments Off on Via del sale 2: Torriglia – Recco

Siamo a Torriglia in una fresca mattina di fine settembre, appena risvegliati per una colazione e pronti a partire in direzione mare lungo la via del sale. La cena abbondante della sera precedente danza ancora nello stomaco, ma i chilometri che ci separano da Sori e saranno propedeutici per trovare lo spazio per una bella scorpacciata di pesce. Le due ragazze che hanno dormito con noi al rifugio equestre “Mulino del lupo” (un maneggio con posti letto) purtroppo proseguiranno in autobus, una di loro tra vesciche e ginocchio dolorante non se la sente e, col senno del poi, hanno fatto bene. Perché in apparenza sarà la tappa più facile con tanta discesa, ma ho sottovalutato l’Appennino ligure…

Qui a Torriglia il sole del mattino è sempre in ritardo e fa piuttosto fresco, ci sentiamo un po’ fessi coi pantaloni corti mentre attraversiamo il paese ammirandone vicoli, monumenti e ville e mentre ci fermiamo in panetteria per la leggendaria focaccia ligure, ma poi inizia la vera via del sale raggiunta da due noiosi chilometri asfaltati ed una galleria dalle luci stupefacenti che ci fanno provare l’ebrezza di essere daltonici, le lampade arancioni annullano ogni colore e vediamo tutto in bianco e nero. Ma dopo una ripida salita ancora bitumata ritroviamo finalmente i cartellini ufficiali ‘VM’ che ciclicamente ci danno la certezza di essere sulla retta via. Il prossimo punto di interesse è il monte Lavagnola, una dorsale boschiva senza panorama e tranquilla con temperature sensibilmente più alte, ora si può rimanere addirittura in maniche corte.

Ville di Torriglia
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E Torriglia
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La discesa però ci fa capire cosa ci riserverà questo viaggio, esposti a metà altezza affrontiamo un sentiero sassoso e talvolta ripido in cui serve sia saltare tra i massi sia mantenere alta l’attenzione per non scivolare, nulla di agevole sino alla Colla dei Rossi, uno sputo piano prima del successivo sentiero che prosegue con svariati saliscendi tra erba e sassi che ammirano le montagne a ridosso del mare, quelle che sovrastano il blu del Ligure di svariate centinaia di metri.
La via del sale era anticamente una via di comunicazione utilizzata dai contrabbandieri del prezioso oro bianco, non è la via più diretta verso le saline ma quella con meno probabilità di incappare in controlli ed oboli, per cui non scende veloce in val Fontanabuona come faremmo noi oggi, ma si mantiene in quota scavalcando sopra lo Scoffera ed il traffico oggidì motorizzato della sua galleria, con una strana deviazione ad ovest che ci manterrà sempre a quote superiori ai 600m dopo aver toccato il picco allo stesso Lavagnola a 1100m.

Si scende dal Lavagnola
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Ora siamo nuovamente in un fitto bosco con un’irascibile altimetria che mette in sequenza strappi duri e piani, discesina e sentieri erbosi, un tratto un po’ noioso ma molto ombreggiato, questo mare si fa attendere… sfioriamo anche alcune caselle in pietra, troppo strutturate per essere dei semplici ripari, probabilmente si tratta di vere e proprie abitazioni di decenni fa. Ma anche ora non mancano i panorami, il mare finalmente si intravede sotto la foschia ed anche troviamo pietraie occasionali in discesa che ci inducono prudenza sino all’arrivo del primo centro abitato visto dal mattino, S.Alberto. E qui la segnaletica è talmente ben fatta da bypassare le strade infilandoci tra le abitazioni ed i prati.

Io credo che il peggio sia fatto, quei monti qui vicini sono troppo alti per appartenere alla traccia, ma in parte mi sbaglio: subito abbandonata la civiltà ci ritroviamo in un altro bosco chiuso e sotto i nostri piedi ormai provati non abbiamo che roccia, dura ed instabile roccia che forma delle gradinate su cui qualcuno ha provvidenzialmente sistemato delle corde passamano e i lati sono ripidi, se fossimo all’aperto in alta montagna soffriremmo le vertigini. I quadricipiti lavorano, le proiezioni per l’arrivo cominciano a spostarsi nel primo pomeriggio e non vediamo l’ora di poter scendere, il pesce ci aspetta! Passiamo al colle del Bado e l’ambiente cambia, siamo prossimi al monte Fasce ed il sentiero è aperto ma disseminato di deiezioni di cavallo, tra pietre ed cotanti resti diventa un continuo saltare su una sede larga circa un metro. Ma poi arriviamo nuovamente sull’asfalto, quello ben tenuto che unisce Genova ed Uscio con piazzali panoramici da cui finalmente lo vediamo bene “sto mare!”

Verso il colle Bado
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Asfalto e ripido, tanto brutto da camminare che corricchiamo per guadagnare tempo, anche qui i cartellini della Via-Mare sono presenti e li seguiamo. C’è un bivio ben indicato, lo vedo ma porta al monte Cornua, per cui lo ignoro e gli altri mi seguono. Asfalto, troppo asfalto, fortuna che troviamo un bivio dietro al guard-rail che ci fa scendere veloci a Calcinara, dove però qualcosa non torna: VM ci ributta indietro, ma dove siamo finiti? Chiediamo indicazioni al prete e ci suggerisce la via dietro alla casa gialla poco più avanti che però è tutt’altro che agevole stretta tra il lato scosceso e la vegetazione a tratti fitta. Controlliamo le cartine ormai digitali e ci rendiamo di essere fuori rotta e non di poco, quel bivio di cui ho scritto sarebbe stato quello corretto ma io, ingannato dalla mancanza della scritta ‘Sori’ e dalla contemporanea presenza del segnavia bianco/rosso che stiamo seguendo da Capanne di Cosola non ho considerato un aspetto importante: la via del sale/mare ufficiale scende a Portofino!

E cosa vuoi fare a questo punto? Di sicuro rinunciare al pesce e poi scendere a Recco, non ci cambia la vita sebbene rischiamo di trovare molto più asfalto rispetto a quanto ipotizzato. Inizialmente la discesa verso Testana mi diverte, ripida ed in lastricato esalta le doti da discesista zampettando sulla dura roccia con le mie scarpe piuttosto minimali, poi giunti in paese troviamo un agriturismo e ci fermiamo a pranzo. Sembra quasi che diamo fastidio, ma mangiamo un primo e solo quello, 10€ per un piatto di pasta mi paiono eccessivi, la zuppa ligure si sta ribellando nell’intestino!
Cellulare alla mano e grazie al progetto OpenStreetMap troviamo diversi tagli tra i numerosi tornanti che risalgono la montagna ed in poco tempo siamo a bassa quota in periferia di Recco con altri segnavia da seguire che ci evitano i tratti più trafficati e, una volta giunti in paese, ci tolgono dal casino della riviera.

La Liguria, dove lo spazio per le infrastrutture va inventato
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Manca pochissimo, sosta focaccia per me ed ormai ci siamo, il mare è lì davanti ai nostri occhi: SIAMO ARRIVATI! Partiti alle 8:00 di sabato ed arrivati alle 15:00 di domenica per complessivi 81km e 3400d+. Niente male per essere un’escursione!
Marco ed Edo fanno il bagno, io non avendo nemmeno concepito quest’idea prima di partire inumidisco appena le gambe portando sino a casa, incrostato tra i peli, il prezioso oro bianco che per secoli i commercianti hanno trasportato da qui sino alle nostri valli a ridosso della pianura.
E’ arrivata la fine, ma come nei veri viaggi che si rispettano quello in cui l’avventura termina è un momento quasi triste, unendo la soddisfazione alla malinconia di due giorni intensi e faticosi. Forse l’ideale è veramente camminarla in tre giorni, ma per noi sarebbe noiosa, e così ora siamo già a studiare nuove proposte!

L’arrivo
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Un piccolo passo per l’uomo, uno degli ultimi 80000 di questa avventura
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Gelatone d’ordinanza, rientro in treno ed aperitivo alle 19 a Voghera, è finita ma dopo oltre tre anni di tentativi ci siamo riusciti! 32,5km, 1030d+ ed una soddisfazione da dover ricordare con tre lunghi racconti.

Recco
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