Escursione al monte Carmo di Loano

di admin il 04/11/2018 · Comments Off on Escursione al monte Carmo di Loano

Dopo la via del sale, a causa dell’arrivo sbagliato e ritardato a Recco invece che a Sori, a me Marco ed Edo è rimasta la voglia di abbuffarsi di pesce e di ritornare in Liguria per delle escursioni un po’ più tranquille. Ed è così che è nato questo weekend a Toirano, antico borgo da cui è partito il mio più emozionante giro in bici in posti che adoro. Non è stato difficile abbozzare gli itinerari, l’obbiettivo odierno è la cima del monte Carmo a quasi 1400m da raggiungere partendo poche decine di metri sopra il livello del mare.

E’ una giornata stupenda per essere ottobre, nello zainetto l’abbigliamento intermedio farà solo da inutile peso, la maglia sarà sufficente per sudare anche alle quote più alte. Abbiamo abbandonato la foschia della pianura e del primo entroterra timorosi di quanto potesse ostacolare i panorami, ma qui è sufficentemente limpido per poter godere di questa camminata che parte dolce su asfalto e che ben presto si trasforma arrampicandosi sulla roccia ligure sino al santuario di S.Lucia, chiesa scavata nella montagna e punto di uscita delle celeberrime grotte. Mentre noi tre ansimiamo sul ripido lastricato una ragazza con lo sguardo fisso sul telefono ci supera camminando ad una velocità tale che metto da parte il rischio di passare da molestatore e decido di seguirla per interrogarla: macché esperta trail runner, è solo la camminata del sabato mattina! Quando qualcuno nasce col motore giusto fa tutto più facilmente…

– Si sale subito ripidi ed i bastoncini fanno comodo
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– S.Lucia e la sua grotta
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Dopo la veloce visita all’esterno del santuario ritorniamo sui nostri passi e superiamo l’ingresso delle grotte immettendoci nel sentiero che ci porterà verso l’alto in maniera molto decisa, la via si perde tra le rocce ed occasionalmente le mani tornano utili anche per fare forza sui rami o nella nuda terra, ci sono punti ripidi ed addirittura uno di semplice arrampicata. Arriviamo ad uno spiazzo panoramico utile per una prima sosta, ora si cambia registro con una via molto più scorrevole e, come la definiremmo nel trail, “corribile” affianco ad un’inspiegabile tubatura idrica che scende da non so dove. Ma il masochistico piacere poi ricomincia, usciamo dal vallone ed in una pietraia assolata saliamo con numerosi tornanti sino alla chiesa di San Pietro dei monti, l’ideale per un pranzetto con vista mare a base di focaccia.

– arrampicata libera
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– A S.Pietro si apre la vista verso l’isola della Gallinara
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– Liguria, zona di montagna
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Qualche difficoltà a trovare la via giusta sfiorando cavalli allo stato brado, ma poi riprendiamo nel sottobosco con le prime foglie cadute e qualche riccio che affiancano nuovamente le tubature idriche in stato di evidente consumo, la via è segnata discretamente e guardandosi in giro si scorgono sempre i segnali escursionistici, laddove poi abbiamo dubbi c’è la tecnologia gps che viene in nostro soccorso indicandoci immediatamente delle deviazioni involontarie.
Siamo ormai in alto, attraversiamo qualche radura in cui sorgono delle caselle in pietra (dei ricoveri per attrezzature o alimenti) e arriviamo alle pendici della tappa odierna, il monte Carmo. L’ultimo pezzo è micidiale, diritto e ripido come la via di accesso ad ogni cima che si rispetti, vetta che ripaga le fatiche di 1300m dislivello consecutivi con un panorama ottimo sulla riviera troppo antropizzata, sui boschi dell’Appennino e sui vari monti che ci circondano indicati da un pannello in acciaio.

– Le ultime rampe al monte Carmo
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– Noi tre al Carmo
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Scendiamo, Marco tasta il terreno prima del pezzo che più mi intimorisce, quello del “sentiero di crestagiudicato come EE (escursionisti esperti). Infatti lo sconsiglio a chi non ha esperienza, rocce ripide, scalinate e pendenze tutto sul crinale che si butta giù verso il rifugio prima ed il mare poi. Ma è anche il punto più scenico, praticamente una sky-race discretamente tecnica ma non pericolosa se presa con calma. Rientriamo nel bosco e la via si fa più agevole e corribile sino al rifugio Pian delle Bosse, dove ci fermiamo per acqua e Cola.

– Si cammina proprio lì sopra
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– L’autentica picchiata verso il mare
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Manca però ancora un bel pezzo ed il tratto successivo non è così agevole come sperato, occasionali rampe, terreno talvolta umido e pure un cedimento sotto al piede che mi fa volare per terra ci accompagnano alla Rocca dell’Aia, piccola parete adatta all’alpinismo. Le segnalazioni qui non mancano e tra i segni giallorossi con scritto TA (Terre Alte) e la X rossa non perdiamo mai la via sia nel fitto bosco che nel successivo pezzo su cui scendiamo saltando da un sasso all’altro al caldo sole di metà pomeriggio.

– Loano, stiamo perdendo quota
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Passiamo dalla chiesa di san Pietrino ed imbocchiamo la via napoleonica sino al rientro alla civiltà di Boissano, l’ultimo pezzo asfaltato nel quale riesco a trovare dei tagli tra i vari tornanti che ci riportano a valle a Toirano. E qui rimaniamo sorpresi dalla rusticità di questo paese, vicoli stretti in porfido con antiche abitazioni sul torrente che sono collegate da archi e viuzze che ci portano alla piazzetta principale e ad un meritato aperitivo. Siamo in ritardo rispetto al piano di marcia, ma in realtà sono le 18 ed abbiamo ancora due ore per andare al B&B “il giardino degli aranci“, prepararci e poi uscire a cena. Per questo, nonostante il tramonto incipiente ed un fresco che scende dai monti, soddisfatti e stanchi per questa bella escursione ci regaliamo una seconda birretta in un altro bar.
E dopo c’è la cena all’ agriturismo Monte Acuto sulle prime colline con menù a base di trota, coniglio, patate e spezie di loro produzione, una mangiata che pareggia abbondantemente le calorie spese oggi! E poi, per digerire il tutto una passeggiata in spiaggia con bagno dei piedi in acqua

– La santa birra di fine giro
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– Sperduti in Toirano
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I dati: 25km e 1750m disl… buon giretto vero?

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