Tripletta Valtellinese, giorno 2a: Bormio – Stelvio – Santa Maria

di Pedra il 06/09/2010 · Comments Off on Tripletta Valtellinese, giorno 2a: Bormio – Stelvio – Santa Maria

20/08/2010
Dai Massimo che lo Stelvio ci aspetta! Inizia così la seconda giornata, dalla finestrella del bagno il cielo sembra sereno, con solo qualche nuvola innocua verso nord. Apro le persiane e le proiezioni della toelette si confermano, salvo mutamenti improvvisi il bi-Stelvio è alla nostra portata! Alla colazione Maxi si rivela un ottimo avversario culinario, fette biscottate, frutta, brioches, biscotti e marmellata spariscono dal banco a quantità industriali, che bello mangiare così al mattino!
Prepariamo la macchina e partiamo per Bormio, le lunghe gallerie che penetrano la roccia ci accompagnano sino alla piana in cui sorge la capitale dell’ alta Valtellina, dove troviamo abbastanza facilmente parcheggio nella parte periferica. Oggi fa freschino, il cielo è comunque leggermente velato e considerate le quote indosso pure la canutiera. E via! Oggi è la giornata di Massimo, che sono anni che sogna lo Stelvio e salvo imprevisti lo assaporerà in doppia portata. Ma anche la mia, dopo i 3350m di dislivello di ieri me ne aspetto altri 3400, sul filo del mio (povero) record assoluto.

Tagliamo internamente per Bormio e ci addentriamo tra i monti. Il cartello Stelvio “aperto” ci galvanizza, ricordo la prima volta in cui l’ ho visto nell’ inverno 2009, chiuso dalla caterva di neve caduta in quell’ inverno. Sebbene questo sia il versante meno nobile, è una signora salita continua da 1500m di dislivello in 22km, al 7% medio, e notiamo già dai primi tornanti che il panorama è di sangue blu anche qui, dove splendide pareti verticali in pura roccia ci fanno sentire piccoli piccoli di fronte all’ immensità della terra, e ci spronano a sfidare il gigante. Il traffico non è nemmeno molesto, auto e moto ci sorpassano in continuazione, ma con una frequenza sopportabile che ci permette anche di affiancarci o di fermarci dall’ altro lato per delle foto.

La strada è bella e sale decisa, non fa nemmeno caldo e ci capita abbastanza spesso di superare tante persone che tentano la loro impresa anche con mtb da poco, ma noi sappiamo bene che l’ importante è arrivare, non in quanto! Ed è questa la mia filosofia, infatti mi metto a ruota di Massimo e lo abbandono solo per delle foto, ma lui pure si ferma ad aspettarmi: il giro è lungo, meglio risparmiarsi. Ad un certo punto iniziano anche le gallerie non illuminate, con qualche goccia al loro interno che ci colpisce il capo. Questo nella prima parte, ma poi le tonalità cambiano, allargandosi la valle ci mostra la seconda parte di questa salita, una tornantasi che poco ha da invidiare all’ altro versante! Massimo decide di proseguire del suo passo, mentre io mi fermo spesso sempre per fare foto, mi spiace spezzare il ritmo ma un’ occasione così è da sfruttare. Mi raggiunge anche un francese di Annecy ed uno con i pantaloni lunghi, del quale mi chiedo come faccia a non avere caldo.

Ormai la seconda parte è fatta, i numerosi tornanti sono sotto di noi, davanti invece si presenta un drittone e le costruzioni al passo, ancora in alto però… Forzo un pochino e stacco il francese, saluto Maxi quando lo sorpasso e faccio faticare quello coi pantaloni lunghi, finchè un’ altro vestito altrettanto pesante non ci supera poco prima della fine. Mancano 500m, non ci provo nemmeno a stargli dietro considerando che sono al km 22 di 106… ma raggiungo il mio nuovo amico al passo poco dopo. Mi racconta “quello è un professionista, gli sono stato dietro, ma se ci fossero stati altri 100m non ce la facevo”, ma risponto di no, non andava così forte. “Ma si, è della Katiusha!”, “Vabè si è forte, ma è una maglia”, “ma no, era Pozzato!”. I suoi soci confermano l’ identità, ed io effettivamente ricordo un giovane coi riccioli… Arriva Maxi, in tempo per fare la foto alla stele, chiedendo questo favore ad uno a caso dei tanti turisti presenti, che si godono il passo più alto d’ Italia da cui partono ottimi sentieri. Ne approfittiamo anche per dare un’ occhiata al versante dell’ Alto Adige, a quella casetta sullo sfondo a cui si arriva attraverso la serie di tornanti più famosa del mondo, e che io stimo essere a 2200m di quota (stima che si rivelerà abbastanza corretta).

Scendiamo all’ Umbrail pass, entriamo in Svizzera ed ammiriamo questo nuovo ma affascinante panorama, ci supera uno straniero che come noi si ferma per diverse foto, ma prendendo la discesa in modo più sbarazzino si allontana. Inizia finalmente il tratto in fondo naturale, un terriccio molto compatto, ma pur sempre sterrato con polvere e sassi, dove il pedalare in Oltrepò pavese mi fa prendere il coraggio per sorpassare Massimo in un tornante a sinistra, rischiando la caduta a causa dei piccoli sassi che alle auto non danno fastidio, ma che per ruote di 23mm sono destabilizzanti. Ma nessun problema, faccio il gesto del pollice su e continuo. L’ ultima parte presenta una vera trafila di tornanti ravvicinati, non si fa in tempo a lasciare i freni che bisogna di nuovo inchiodare, tutto questo sino a S. Maria, paesino Svizzero che credevo più ampio, e che invece non presenta nemmeno bar.

Ripartiamo subito dopo esserci tolti la mantellina, il tempo è ancora sereno con nuvole sparse, ma … il resto del racconto continua la prossima volta!

Vista dai primi km dello Stelvio



La seconda parte della salita, i numerosi tornanti dopo le gallerie


I tornanti dall’ alto


Panoramica della parte centrale della salita


Manca poco, il passo è davanti a me!


Massimo, Io e 3 che ho trovato per strada, a cui ho pubblicizzato il blog


Lo sterrato dell’ Umbrail pass, con i segni delle nostre biciclette


Santa Maria, da dove parte il versante meno conosciuto dello Stelvio.


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