Tripletta Valtellinese, giorno 3b: Gavia!

di Pedra il 12/09/2010 · 3 Comments

Un mezzo panino a testa è stata una buona scelta, il rischio di crisi di fame si allontana ma non affatichiamo ulteriormente lo stomaco dopo le mangiate di questi giorni. So che esiste una via più breve, ma ci fidiamo dei cartelli marroni indicanti il passo Gavia uscendo dal paese e ritrovandoci in salita verso il Tonale. Cominciamo a temere una segnaletica erronea, ma rinfrancati da un altro ciclista arriviamo al bivio giusto, perdendo quei 50 metri di quota che abbiamo appena guadagnato. L’ inizio è veramente soft, si sale su una specie di falsopiano lungo una strada larga a 2 corsie, osservando avanti dove sembrano unirsi le creste alpine e dove presumibilmente si trova l’ ultimo moloch della nostra avventura. Pedaliamo assieme sino a S. Apollonia, Massimo ha patito abbastanza il Mortirolo e per lui saranno una fatica questi 1400m di dislivello. Dopo il paesino la strada decide finalmente di salire, ma sino alla famigerata sbarra non ci mette in difficoltà, il nostro ritmo è tranquillo per non subire proprio l’ ultima vera asperità di questa che si sta delineando come la “Triplete” Valtellinese, il coronamento delle mie speranze ciclistiche 2010.
Ma la sbarra non serve solo a chiudere il passo in inverno, serve ad avvertirci che da ora in avanti non si scherza più, il Gavia richiederà il nostro massimo impegno. Un tempo questo tratto era sterrato, ora invece un liscio strato di bitume largo non più di 3m aiuta lo scorrimento delle ruote, su pendenze che mi spingono ad interrogarmi se il Mortirolo fosse già finito. Infatti il panorama è cambiato, siamo in un fitto bosco su pendenze veramente arcigne da cui solo il 34×27 mi protegge. Il traffico è comunque tollerabile, ma capita spesso di doversi incrociare con motociclisti e di dover aiutare le macchine a passarci, addirittura spostandoci in un allargamento sulla sinistra. Ogni tanto qualche tornante ci regala viste parzialmente coperte dalla vegetazione, ma sufficentemente belle per una sosta fotografica. Finalmente il tratto di Mortirolo è finito e ricominciamo a soffrire meno su pendenze normali, che non superano il 12%. Ad un altro tornante incontriamo altri 2 stranieri che come noi contemplano la val di Pezzo, un pezzo di asfalto appena superato che si trova ben sotto alla nostra quota e le cime con ancora neve che sciogliendosi forma fragorosi ruscelli il cui rumore arriva sino a noi. Dopo qualche foto li salutiamo, la parte all’ ombra è finita e nonostante siamo oltre i 2000m non fa assolutamente freddo.
La carreggiata è altalenante, tratti discretamente larghi si alternano a dei veri e propri budelli, ma l’ asfalto è sempre buono. Massimo comincia a sentire la fatica, approfitta sempre delle mie pause foto per farmi compagnia, al contrario di ieri sullo Stelvio non fatico ad allungare per poi aspettarlo quando vedo nuovi panorami degni di nota. Ad un punto la strada entra nella montagna, quella è la famosa galleria a cui manca completamente l’ illuminazione, terrore di chi scala questo versante che spesso si munisce di luci sul manubrio, non come me che rassicurato sull’ effettiva illuminazione ci ho rinunciato. L’ idea è di pedalare assieme, ma quando entro in quel budello l’ unico mio pensiero è di uscirne il prima possibile, pedalo pimpante osservando quel chiarore sul fondo che si sta avvicinando. La galleria non è però brutta come mi aspettavo, la strada è liscia e larga a 2 corsie, ma nel buio più completo è solo grazie ai catarifrangenti sui lati se riesco a capire dov’è la parete e sono fin contento quando passa qualche mezzo motorizzato che illumina per qualche secondo, sperando solo che ci vedano in tempo. L’ alternativa esiste, ma è un sentiero di sassi che scorre tra la parete esterna ed il dirupo, peggio della galleria stessa. Massimo è dietro di me, ma per lui è stato uno sforzo notevole che paga già all’ uscita.
Ora mi sento quasi a casa, l’ asfalto è diventato rugoso con diverse buche che distolgono lo sguardo dalla ampia varietà di questo luogo, con laghetti, monti e pietraie dai 1000 colori. Al passo arriviamo poco dopo, ci fermiamo per una piccola sosta comprensiva di fotografia al cartello, ma non abbiamo tanto tempo da perdere e così ci lanciamo in discesa, la più brutta di questi 3 giorni con crepe e buche, sebbene in numero non elevato. Lasciamo il ghiacciaio sulla destra, incrociamo diversi ciclisti che salgono da S. Caterina e ci fermiamo in paese per la mia ricerca di un panino, ricerca che fallisce dopo 2 bar lasciandomi un certo nervosismo. Siamo a 1800m di quota, mi tolgo la mantellina senza avere freddo fino quasi a Bormio, dove scendiamo spediti seguendo la valle del Frodolfo.

Poco prima di Bormio anche Maxi si toglie il kway, ha caldo pure lui, mentre io decido di rinunciare al panino e di stare sino a casa (in Oltrepò pavese) senza mangiare qualcosa di sostanzioso, tanto resisto alla dieta temporanea. Superato Bormio faccio conoscere al mio socio di pedalate quella parte di valle che si è perso 2 giorni fa, con quella salitella al 5% da prendere con filosofia di rassegnazione. Un ragazzo in apecar ci supera, mi rendo conto che va poco più di me e provo a stargli a ruota salendo ai 21-22kmh. Lui gioca con i cambi, ma non riesce a prendere velocità e poco prima della fine lo passo pure! Dicevo che oggi sarebbe stata la mia giornata, ed essere abbastanza fresco dopo Mortirolo-Gavia ne è la prova! Discesa veloce con il passaggio tecnico che supera i lavori, alcuni km di falsopiano e l’ incontro con (credo) padre ed una splendida figlia bionda con delle gambe così belle sode che solo una pratica sportiva abituale può donare alle ragazze, diciamo che siamo a livello “tornanti dello Stelvio” come bellezza … ahahah

Pian piano saliamo sino all’ hotel, 100m extra di dislivello per finire degnamente la giornata, per poi ringraziare a dovere la ragazza in hotel che ci ha lasciato usare i bagni per cambiarci e che ci ha offerto spremuta e caffè, il minimo prima 4 ore di rientro dovute anche ad un incidente lungo la super-strada che ci ha obbligati a seguire metà del lago di Lecco. Sarei rimasto una notte in più per un quarto giro con Aprica e Santa Cristina e per un ritorno più tranquillo, ma non essendoci posto ci accontentiamo di cenare da me alle 10:30.

Quel tornante che abbiamo appena fatto


Lassù, sulla destra, è la che dobbiamo andare


Dagli ultimi 2km di fatica


Il lago Nero, ormai è quasi fatta


Panorama sull’ Ortles (credo) dal passo Gavia


Meritata foto al cartello. Dopo 3 giorni così la stanchezza è d’obbligo


La “Triplete” valtellinese è compiuta, dopo i 120km e 3390m di dislivello odierni sono a 331km e 10200m in 3 giorni, con 6 nuovi 2000m, 11 nuove salite e un ottimo ricordo ciclistico.
Le più belle sorprese vengono dalla stradina del Gavia, dalla tranquillità della statale Valtellinese e dallo Stelvio da Bormio, mentre quello da Prato è stato superlativo ma come nelle mie attese. Invece sono deluso dal traffico esagerato di Bernina e Foscagno e per qualche motivo dal Mortirolo, che mi aspettavo più regolare ma paradossalmente anche più duro!
Gli altri ricordi particolari sono legati al cibo, alla buona cena del ristorante, al gelato di Grosio, alla colazione super deliziosa e dalla mega mangiata alla locanda val Grosina, un must di quando salgo tra i monti Lombardi! Contento anche di quel minimo di vita serale che ci siamo potuti permettere, è stata un’ esperienza da rifare, magari con una “triplete” Dolomitica nel 2011!

Ciao e grazie della lettura! Ma non è finita qui, prossimamente vi racconterò di altri 2 giri liguri e di quello in val d’Aveto, ed altro ancora!


3 Responses to “Tripletta Valtellinese, giorno 3b: Gavia!”

  1. Spurs84 says:

    Invece sono deluso ….. e per qualche motivo dal Mortirolo, che mi aspettavo più regolare ma paradossalmente anche più duro!

    Paradossalmente più duro!? Ma te se mat! eheh :-) Vorrei pesare anch’io 20kg in meno…

  2. Spurs84 says:

    Cmq complimenti a tutti e due per quest’avventura. Un solo dato rende già tutta l’impresa: 10.000m di dsl e più

  3. Pedra says:

    Si, boh… Sarà che ero particolarmente in palla quel giorno, ma una volta preso il ritmo dopo 2-3km non ho patito più di tanto, mi immaginavo una salita durissima ed invece non supera il 16% se non per brevi tratti, riuscivo sempre a mantenere una velocità decente.
    E’ lo Stelvio che mi ha prosciugato, 20km senza pause sono massacranti!

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