Sui monti del Canavese

il 08/09/2011 · Comments Off on Sui monti del Canavese

16 Agosto

Ed eccomi alla partenza di un altra tripletta ciclistica, questa volta alla scoperta di colli e monti Piemontesi tra Ivrea e Biella. Il primo giorno è riservato ai monti del Canavese, quella zona alle spalle di Ivrea in cui le Alpi si tuffano nella pianura, regalando salite e panorami parzialmente selvaggi a pochi chilometri da campi e smog.

Parto da Baldissero Canavese, considerata la fatica che ho fatto per trovare questa località (e solo grazie all’ aiuto del navigatore) sarebbe stato molto meglio trasferirmi sino a Cuorgnè o Castellamonte, anche per evitare l’ inizio in leggera salita sino al lago di Vidracco, incastonato in una ripida valle in cui sorge questa diga per la generazione di energia idroelettrica. Sono fuori dalle grandi vie di comunicazione, ad est ci sono le collinette formate dal ghiacciaio che nelle ere glaciali percorreva la Val d’Aosta, ad ovest invece le Alpi, con cime già alte e ripide.

Ad Issiglio comincia decisa la prima salita, siamo già al 10% su una bella strada larga immersa nel bosco, la cui ombra non guasta data l’ umidità tangibile ed una temperatura pienamente estiva, seppur nei limiti del sopportabile. Ogni tanto c’è qualche sparuta vista sulla pianura, ma qui è la vegetazione a farla da padrona e lo sguardo arriva a scorgere giusto la curva successiva. Lo scollinamento è preceduto da un tratto più facile e seguito da una discesa rilassante e tecnica, nella quale ci si diverte ad intraprendere le curve senza l’ ansia di trovarsi all’ improvviso buche o sorprese.

Senza il cartello segnaletico avrei fatto molta fatica a trovare la via per il santuario di S.Elisabetta, che come da aspettative viene raggiunto da una stretta carreggiata parzialmente rovinata (ma pensavo peggio), con pendenze a cavallo del 10% ed in un fitto bosco nel primo tratto. Improvvisamente la vegetazione si dirada e si apre la visuale su prati ed una malga, mi trovo pur sempre a 1200m di quota abbondanti quando raggiungo il famoso luogo di culto da cui, nelle giornate più limpide di quella odierna, si domina la provincia e la città di Torino. Manca poco ed un cartello in legno mi indirizza sui 300m di facile sterrato che segnano il passo e l’ inizio di una ripidissima ed altrettanto stretta discesa verso Frassinetto, dove mi ricongiungo alla strada più importante verso Pont, con divertenti secchi tornanti e tanto dislivello.

A Pont Canavese sembra che non conoscano nulla del codice della strada, tremando sul pavèe cittadino 2 persone distinte hanno la pretesa di avere la precedenza e devo allargare notevolmente la traiettoria per evitarle. Ricordo che nel 2009, in occasione del Nivolet, ho avuto una cattiva impressione su questo paese, che anche oggi confermo… Poche chiacchiere, dopo le vibrazioni sul ciottolato è l’ ora di una salita poco conosciuta ma di tutto rispetto, praticamente alpina e con 1100m di dislivello che arriva sino a Pianprato percorrendo tutta la val Soana. L’ inizio è impegnativo, poi però diventa agevole se non piana sino a Ronco Canavese, nel parco nazionale del Gran Paradiso. Sulla mia destra il torrente si fa spazio tra grossi sassi, tutto attorno a me invece ci sono ampie cime parzialmente coperte dalle nuvole. A Valprato Soana svolto a destra per Campiglia e scopro una salita dura che stimo avere 3km al 10%, con un paio di rampe micidiali ed alcuni larghi tornanti.
A 1550m slm fa quasi fresco, ma non posso attardarmi troppo e ridiscendo sino al precedente bivio, decidendo di allungare lungo l’ altro lato della valle sino ai 1350m di Campiglia Soana, altro paesino turistico di montagna abbastanza frequentato, sopratutto da francesi che hanno ancora parenti nelle valli Torinesi e ne approfittano per delle vacanze. Fingo di parlare la lingua dei transalpini con uno di loro, ma la cosa preoccupante è che con fatica riesce a capire il racconto del giro odierno, forse quei 3 anni di studi alle scuole medie sono rimasti ben saldi nel mio cervello. Entro in un bar per una fetta di torta, ne esco felice e con solo 1€ in meno!
Ripercorro tutta la valle in discesa, partendo da una temperatura fresca e finendo nell’ afa sopportabile di Pont. Manca solo la salita di Alpette da Sparone, ma so che dovrò letteralmente sudarmi l’ ultima vetta e che anzi faticherò pure nei chilometri di falsopiano che la precede. Via il casco, i guanti e via a grondare da tutte le parti, l’ umidità elevata non permette al sudore di evaporare cadendo tutto sul telaio o impregnandosi nella maglia. I 3000m iniziali sono i peggiori, salgo tra 10 e 14% ed uso spesso il beneamato 27 posteriore ricordo del Mortirolo. Successivamente spiana con tratti che mi permettono di rifiatare, poi finisce con un’ ultima rampetta che precede la lunga e bella discesa sino a Cuorgné.

Attraverso questo importante centro urbano con relativa facilità ed in leggero falsopiano discendente raggiungo Castellamonte, poi la pendenza si inverte e l’ ultimissimo tratto fino a Baldissero Canavese è di quelli in cui non si sa mai se usare il rapportone o il padellino, con quest’ ultimo preferito dal sottoscritto dopo 123km e 3200m di dislivello.

CONSIGLI: Nelle giornate limpide la vista da S. Elisabetta è stupenda e la consiglio caldamente.
Credo sia meglio partire da Cuorgnè o Castellamonte, Baldissero è fuori mano e fuori dal percorso più breve che sto per suggerire.

Questo che ho fatto è un giro piuttosto duro, lo si può rendere più facile salendo a Colleretto Castelnuovo da Castellamonte, quindi S. Elisabetta, Frassinetto e Pont Canavese. La val Soana è bella e nobile, ma può bastare il tratto sino a Pianprato Soana senza aggiungere i chilometri verso Campiglia. Alpette da Sparone serve solo ad accumulare fatica, se S. Elisabetta e la val Soana non fossero sufficenti mi è stato suggerito il santuario di Belmonte sopra Cuorgnè, che però non conosco. Questo il percorso: http://tracks4bikers.com/tracks/show/63456

Vista dal santuario di S.Elisabetta. Siamo praticamente sulle Alpi, ma quasi in pianura

La stradina di S. Elisabetta che svalica su sterrato

Da Frassinetto guardo alla val d’Orco. Molto più in là c’è il Nivolet

Ronco Canavese in val Soana, parco del Gran Paradiso


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