I primi 6 della 10 colli viticoli

il 03/05/2017 · Comments Off on I primi 6 della 10 colli viticoli

Torre Sacchetti, Stradella, dì 29 aprile

La 10 colli viticoli è una di quelle idee un po’ pazze che tanto mi piaciono ma che stavolta ho voluto proporre anche ad altri, mettendoci una merenda in cantina così che la partecipazione fosse maggiore. In effetti, considerando che la partenza è in una frazione collinare di Stradella (all’az. Colle del Bricco) e che il giro prevede ben dieci salite consecutive senza alcuna sosta, essere in 12 è un ottimo risultato. Purtroppo di recente ho avuto un incidente e sono senza bici, ma anche con un muletto sarebbe stato da idioti pedalare per 92km e 2200m d+, per cui da organizzatore non posso che mettere attrezzature nel baule e seguire tutti in ammiraglia…

Giornata climaticamente quasi perfetta dopo diversi giorni di pioggia, deviamo subito dal percorso originario per evitare la statale affrontando un infido strappo a freddo per scendere a Broni tra le immancabili buche dell’asfalto oltrepadano. Abbandoniamo per sempre la pianura al laghetto di Cigognola, le prime facili rampe tra i panoramici vigneti che fanno da balcone ci portano fino a Pietra de Giorgi, salita numero uno di dieci. In discesa posso stare tranquillamente in coda al gruppo pronto a soccorrere chiunque abbia problemi con la disponibilità di due ruote di scorta, ma in salita devo fare la spola tra fondo e testa fermandomi ove trovo spazio ed approfittandone per un totale di oltre 140 fotografie.
La seconda è Martinasca, l’asfalto nuovo ed un pezzo in un bosco nascondono le pendenze che toccano il 16% in cui tutti, dai salitomani Christian ed Andrea sino agli ultimi ansimano. Il taglio di Quarti ci fa risparmiare qualche km sebbene un tratto molto ripido metta in difficoltà Luciano, ma all’imbocco del terzo GPM di Fitti+Montalto siamo compatti. Questa è duretta e come se non bastasse l’asfalto ruvido troviamo anche due ferocissimi chihuaua che inseguono tutti i poco intimoriti ciclisti. La costa verso Montalto è molto panoramica sui paesi di bassa collina si susseguono senza sosta tra filari che esplodono di primavera, ma il giro si addentra in Oltrepò scendendo nuovamente in valle Scuropasso.

Riprendo gli altri alla fine della discesa, sono tutti fermi e vedo uno intento a cambiare la ruota. Mi fermo anch’io, scendo dalla macchina ed esclamando “dov’è il problema?” gli cambio la ruota mettendo la sua nel baule, finché non mi fanno notare, attraverso una fragorosa risata, che quella persona non è con noi, ops… Gli restituisco la ruota, qualcuno lo invita a seguirci ma ha già avvisato la moglie per farsi venire a prendere a causa di una doppia foratura. Gli altri diecicollisti ripartono verso il quarto e facile colle, io aiuto Massimo e trovo un vetrino nel copertone, lui toppa una camera d’aria ma il risultato non è soddisfacente. Pazienza, sua moglie sta arrivando ed io cerco di riprendere gli altri che in auto è facile recuperare i minuti di distacco.

Scendendo verso S.Maria ricevo la telefonata di Christian (acrobazie ed urla per usare il vivavoce), sono in paese ed hanno perso la traccia corretta, avanzo quindi verso di loro ricongiungendomi ed indicando la retta via del quinto facile colle di Montecalvo Versiggia. A posteriori scoprirò l’errore, a Francia hanno svoltato a destra tagliando il percorso che, ad eccezione delle parti terminali, forma un anello completo. Poco male, si prosegue in questa pedalabilissima salita senza faticare, forse è la più facile del giorno. Arrivati scendiamo subito rientrando quasi a S.Maria, ora ci aspetta la parte più orientale dell’Oltrepò e davanti a noi c’è la “Cima Coppi” della giornata a Pizzofreddo via Golferenzo a ben 450m slm.

Inizio pedalabile tra abitazioni sparse e diversi tornanti, lungo la salita incrocio anche un pascolo alquanto inusuale a queste quote, poi il passaggio in paese crea qualche problema di direzione, la salita è “Golferenzo” ma in realtà continua ancora un po’ con un iniziale tratto di discesa, la qual cosa mette in crisi qualcuno. Però ci va bene e a Pizzofreddo arriviamo tutti undici e non solo, incrociamo quattro curiosi randonneurs con i bagagli che riconoscono Paola ed altri, uno è la mia vecchia conoscenza Fulvio che una volta ha anche partecipato a questi eventi per lui troppo corti. Stanno andando da Vigevano a Cervia, ma tutta pianura è un termine blasfmeo e per questo allungano leggermente sulle colline. E’ stato un incontro veramente fortuito, una coincidenza impossibile da studiare! Dopo i saluti ed un “refill” delle borracce scendiamo ancora verso S.Maria, stavolta ad est.
Siamo a sei e ne mancano quattro senza difficoltà, ma questo sarà un prossimo racconto, per oggi ho già scritto abbastanza…

Tutto pronto per dare supporto
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Il gruppo all’inizio delle salite verso Cigognola, balcone sulla pianura
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Il gruppo dei diecicollisti
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Martinasca, la fatica si fa sentire quando si sale al 15%
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La belva che ci ha inseguito a Fitti
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Vigneti e case agricole verso Montalto
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Vista da Montalto verso i paesi della prima collina
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Mucche al pascolo
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Noi visti dai randonneurs
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Giro dei vigneti, primo racconto

il 21/10/2013 · Comments Off on Giro dei vigneti, primo racconto

Mi sveglio ed accendo il telefono, è un attimo che mi arrivano 3 messaggi consecutivi da 3 milanesi che mi chiedono lumi sulle condizioni atmosferiche, da loro sta piovendo a dirotto e sono titubanti a venire. Guardo fuori dalla porta e non vedo l’ ombra di una nuvola, quindi li richiamo per aggiornarli sul meteo e scoprire che due coppie sono già in viaggio, mentre un terzo gruppetto si è rigirato nel letto, vorrà dire che sarà per la prossima…

Stavolta arrivo in orario ma nel piazzale antistante l’ azienda flli Guerci ci sono già diverse auto parcheggiate con molte persone intente a scaricare biciclette e a prepararsi a questo bel giro, vuoi per un’ organizzazione migliore, vuoi per più pubblicità, ma alla fine faccio la conta e siamo 21, oltre le mie aspettative e sicuramente un bel risultato, augurandomi di riuscire a gestire un gruppo così numeroso. Due anni fa ci sono stati diversi problemi ed eravamo in 17, questa volta mi faccio aiutare da Elia che farà da chiudigruppo e spero fili tutto liscio.
Il nocciolo duro dei “miei giri” è presente quasi al completo, ma ci sono tante facce nuove da conoscere e a cui far conoscere questo territorio. Qualche nuvola rovina i piani e nasconde un caldo sole che ci da sollievo da queste temperature più tipiche di novembre, sarà così per tutto il giorno con massime -secondo me- mai superiori ai 13°.

I primi 800m di discesa sono sempre terribili, ma poi c’è subito la salitella di Mairano (“ma tu continui a considerarla salita?” mi rimprovera Marco) che ci permette quantomeno di scaldare la gamba e di cominciare a fare un minimo di selezione tra chi ha voglia di spingere (Andrea C, Christian, Davide, Celestino, Mike) e gli altri che invece sono più tranquilli. L’ arrivo di Elia certifica che il gruppo è ancora compatto e dopo meno di 5 minuti di salita ritorniamo alla pianura per un chilometro scarso di statale in cui Andrea scalda la gamba attorno ai 30 orari. Ricompattiamo il gruppo a Torricella e ci addentriamo finalmente nel vero Oltrepò viticolo, basse colline in cui la vite domina incontrastata coi suoi colori che stanno velocemente mutando verso quelli caldi dell’ autunno, colline quasi caotiche su cui si arrampicano stradine e si trovano solitari casolari e frequenti mini-frazioni.
Passiamo davanti ad un nuovo microbirrificio ed io faccio caso ad un mio “socio ciclista” in cortile, questo appena prima dell’ imbocco della facile 2° salita di giornata che con stretti tornanti passa sotto al castello e alle colorate abitazioni di Mornico Losana. Ufficialmente Andrea va come lo scorso anno, io scopro subito che sta peccando di modestia poiché mi piazzo alla sua ruota (assieme a Christian) e saliamo a velocità folli anche nel breve tratto sterrato, mi piacerebbe vedere i dati ma credo che la media sia stata sui 23 orari… E pensare che due anni fa dopo 500m alla stessa velocità mi sentivo forte…
Mi devo riscaldare, fa freddo” è stato il suo commento, il mio preso dall’ affanno invece chiede se sia il caso di dividersi già ora in due gruppi, ma arrivando tutti alla spicciolata con piccoli distacchi, con Elia a chiudere il gruppo assieme a Boris a cui era caduta la catena, decidiamo di non decidere.

Riprendiamo in discesa, per me è bellissimo il colpo d’occhio di tanti ciclisti scendere dal pallone del campo sportivo di Mornico sino al bivio, peccato non poter fermare il momento in un’ immagine. Siamo già al 3° colle in cui ci diamo meno battaglia, saliamo decisi ma senza eccessi e ci fermiamo in piazza a Pietra de Giorgi dove qualcuno ne approfitta per mangiucchiare ed altri per bere. Anche qui chiedo se sia il caso di dividerci tra gruppo del “lungo” e gruppo del “medio”, ma alla fine rimandiamo ulteriormente perché il gruppo è abbastanza omogeneo e le attese cominciano ad essere lunghe solo per noi 3 davanti che stiamo facendo un ritmo veramente alto.
C’è ancora un pezzo di salita, poi scopriamo un’ altra delle caratteristiche tipiche dell’ Oltrepò, e non è il castello di Cigognola che da sull’ infinita pianura padana con sguardi che superano i grattacieli di Milano arrivando sino al lago di Como, nemmeno quella fantastica conca viticola a ferro di cavallo che racchiude uno stagno appena sopra al livello della campagna, ma si tratta delle tipiche buche e strade rovinate che ci fanno vibrare nel primo tratto di discesa.
Si uniscono a noi altri due ciclisti pavesi, Alberto ed Isabella, che ci accompagneranno sino all’ imbocco di Montù, noi ci fermiamo al bivio per Broni e nell’ attesa qualcuno ne approfitta per alleggerirsi. Broni è un paese da 8000 abitanti circa ed il suo attraversamento nella via principale in pavée non ci causa problemi nonostante il numero non propriamente esiguo che forma il gruppo.

Davanti a noi c’è ancora salita, lo scorso anno la battaglia è partita da qui e Marco vuole replicare con un feroce scatto a cui solo io ed Andrea replichiamo, scatto a cui desiste lasciandoci soli col nostro ritmo fortunatamente sotto i 20 orari sino a Canneto, recuperando altri che nel frattempo si erano avvantaggiati. L’ Oltrepò viticolo è così, un susseguirsi di salite e discese pedalabili con dislivelli mai elevati, ma che prese in sequenza sanno fare molto male. Decidiamo di proseguire ancora tutti assieme, una larga ed agevole discesa ci riporta in val Versa dove Alberto ed Isabella ci salutano, ed in men che non si dica siamo già alla 5° scalata odierna di Montù Beccaria da nord, una strada che inizialmente sale mantenendosi parallela alla valle e che poi presenta alcuni ampi tornanti, con un trattore che prima rischia di tagliarci la strada e che poi non riesce a raggiungere il sottoscritto che sta tenendo senza troppa fatica le ruote di Christian ed Andrea, che a loro volta non sono al 100% (ma direi almeno al 95%), con Mike poco più indietro. Mi fermo alla rotonda e mando tutti a “quel paese” sulla destra, cioè Montù Beccaria, avvisandoli di fermarsi più avanti. Una volta che passa San Elia (che sta lottando col raffreddore e che sta scortando una ragazza in giornata “no” ed il suo compagno) mi avvicendo anch’io e ritrovo tutti davanti al bar poco avanti allo scollinamento. Quella coppia dotata di Garmin decide di proseguire per farsi poi riassorbire, noi ne approfittiamo per addentare un qualcosa (salamini esclusi, vedi foto in fondo!) e poi ripartiamo rimanendo sempre circondati dal solito panorama di basse colline coltivate a vite, frazioni ed improvvisi paeselli, ma d’altronde si chiama “giro dei vigneti” mica per caso!

Gli attimi di riposo si contano in centinaia di metri, quelli che separano la breve discesa da Montù a Braccio e l’ inizio della lunga -rispetto alla media odierna- scalata sino a Torrone di Rovescala, una strada che con larghi tornanti prende velocemente quota tra ripide collinette per poi continuare in maniera alternata a salire mantenendo la cresta della collina, con un passaggio per Rovescala ed altri strappetti su cui rimaniamo sempre davanti in 3 e con Mike che ci tiene per un pezzo per poi staccarsi leggermente. Mi arrivano delle chiamate di Elia, ma non sento nulla, provo a richiamarlo e ricevo l’ avviso di telefono non raggiungibile, spero non sia successo niente e che non si siano fatti ingannare dal cartello “Vicobarone” che in effetti accorcia il percorso proponendo un muro da cicloalpinismo. Pian piano arrivano tutti, e scopro che è tutto ok, tranne che Francesca non è proprio in giornata e decide assieme a Maurizio di accorciare. Siamo al bivio definitivo ed assieme discutiamo il da farsi: Davide, Celestino, Sergio ed Ettore devono tornare indietro e scelgono quindi di scendere a S.Maria della Versa, Boris, Paolo, Elia e l’ altra coppia deviano sul percorso medio, mentre Federico al suo primo anno di bici si sente bene e continua sul lungo con noi. Faccio la conta e siamo rimasti in 12 ad avviarci verso lo sconfinamento nel piacentino.
(CONTINUA…)

Il gruppo si appresta alla partenza

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Il primo panorama della giornata (rovinato da qualche byte corrotto)oltrepo_2013 003

Salendo verso Mornico Losana

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Boris ed Elia chiudono il gruppo

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Siamo a Montù Beccaria…

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…ma i salamini sono già finiti!

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Giro dell’ Oltrepò, parte 1 (Casteggio – Canneto)

il 16/10/2012 · Comments Off on Giro dell’ Oltrepò, parte 1 (Casteggio – Canneto)

Confidavo nel sole, invece nei primi colli dell’ Oltrepò pavese c’è una densa foschia che limita la visuale a poche centinaia di metri. Non fa freddo, ma nemmeno caldo e la mia speranza è che più tardi si dissolva, anche per questo opto per l’ abbigliamento più leggero che mi farà stare bene in seguito al freddo iniziale.

Siamo all’ azienda viticola Guerci, immersi tra i primi vigneti dell’ Oltrepò di Casteggio in posizione leggermente rialzata rispetto allo scorso anno, siamo in 12 provenienti da Pavia, Milano, zona Cantù, Genova, Parma… e anche dall’ altra parte del paese, partiamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia lanciandoci in una discesina che ci porta sulla statale della via Emilia, giusto il necessario per soffrire il clima non certo gradevole. Due chilometri scarsi di piano scaldano la gamba prima di alcuni complicati bivi che ci immettono sulla prima salita, con le lamentele di qualcuno (“come già la prima salita?“) e la mia risposta ovvia “e cosa vuoi, abbiamo pure fatto della pianura“! Il gruppo si sfalda veloce sotto l’ impulso di Andrea C. che mostra le doti del suo fisico asciutto da scalatore, e si divide in 2 tronconi, il primo dei quali sale abbastanza agevole sulle pedalabili rampe di Cà Mazzolino, recentemente riasfaltate che attraversano immensi filari che danno un Pinot Nero spesso insignito dei 3 bicchieri Gambero Rosso. Al bivio di Corvino san Quirico lascio a Marco il compito di portare i fuggitivi sino a Montalto, intanto io aspetto gli altri che stanno salendo tranquilli interloquendo con Massimo, che ormai sappiamo essere un gran chiacchierone anche in salita! Sergio si offre di aspettare i ritardatari ed io mi riaccodo ai 3 “più foresti” del gruppo in un tratto dal tipico asfalto ruvidissimo che termina ad Oliva Gessi. Il panorama sulla pianura, sulla collina di Montalto e sui numerossissimi filari è stupendo, peccato che si riesca a malapena ad intuirlo e che il cielo non sembra aprirsi nemmeno ad un timido sole.
Sergio si riaccoda poco prima del termine e imprime una piccola accelerazione alla quale solo io do seguito, mentre gli altri continuano col loro ritmo da parlata. A Montalto pavese Sergio si ferma a chiacchierare con un conoscente mentre io spiego a Giulio, Andrea V e Massimo qualcosa su Pinot Nero e Riesling, tutti in attesa degli altri che arrivano poco dopo. Elia era con Roberto e mi riferisce che stava salendo piano piano, partito con una bici in acciaio da fine anni 80 avanza a fatica su pendenze mai dure. Dopo un po’ arriva anche lui e ripartiamo raggiungendo il resto del gruppo che ci stava aspettando nella piazza ammirando un timido sole che pare voler dare finalmente una svolta più calda alla giornata.
Qui apro una parentesi: i miei sono giri aperti a tutti, però non banali e bisogna avere comunque una gamba discreta per rimanere in gruppo. Non ci sono problemi ad aspettare chi è più lento, però le attese devono essere contenute entro ragionevoli intervalli e non possiamo impiegare un’ ora in più per una sola persona, quindi mi spiace ma credo che se ricapiteranno occasioni del genere dovrò essere stronzo ed invitare la gente a proseguire da sola. L’ ideale sarebbe di dividersi in 2 gruppi con percorsi di diversa difficoltà, ma bisogna essere in tanti ed anche in grado di gestire 2 gruppi, cosa che al momento non è possibile.

Roberto ci anticipa e svalica da Montalto poco prima di noi, così da riagguantarlo ad inizio discesa ed imboccare un bivio secondario che ci riporterà in pianura. Conto il gruppo e ne manca uno, aspetto ed arriva Giulio che si era fermato per fare acqua, inteso in un altro senso :)
Ripartiamo in discesa su un ripido tratto riasfaltato che corre sul crinale della valle Scuropasso sino a Pietra de Giorgi, mi lascio sfilare e controllo che Roberto non si sia staccato in una delle brevi contropendenze, ma non lo vedo e mi preoccupo fermandomi ad aspettarlo, approfittandone per alcune fotografie. Il tempo passa e non arriva, mi assale il dubbio di non averlo visto e scendo sino in paese contattando Marco che si trova più avanti, il quale mi rassicura del mio errore, così li raggiungo e ci ricompattiamo tutti ed undici, Roberto invece è già ripartito per non attardare il gruppo.
La discesa presenta dei tratti con numerose buche, da Cigognola in poi la strada migliora e costeggia una bella conca di filari nella quale sorge uno stagno, ma noi vi troviamo solo una nebbia fitta che sparisce nell’ arco di 2km, quando ormai siamo usciti dalla collina.

Per un po’ si può pedalare tranquilli su pendenze neutrali, il parziale attraversamento di Broni non causa alcun problema nonostante le rotondine, un semaforo ed il tratto centrale in pavée che ci fa ballare. Roberto ci aspetta al bivio di Canneto, per lui si è fatto tardi e ritorna indietro a Casteggio, noi altri intraprendiamo questa salita pedalabile tra abitazioni e vigne da cui ha origine il “Buttafuoco storico“, vino tipico che può essere prodotto solo in questa zona. Marco mi aveva avvisato, “non provare a staccare quello con la maglia della Garmin, o è un bravo attore o va veramente forte” (Andrea C ndr), non so nè come nè perché ma ci troviamo quasi subito a 20 orari su pendenze che superano il 6%. Spingiamo forte e facciamo selezione, sfrutto un po’ la scia ma la dignità mi impone di affiancarlo e senza mai calare arriviamo a Canneto, proprio quando Andrea sembrava cominciare a patire lo sforzo della tirata o forse a rinunciare alla battaglia, il suo viso denota molta tranquillità mentre io impiego qualche secondo di troppo a recuperare. Chi invece è bello rosso ma che –con mia sorpresa– è riuscito a rimanerci a ruota è Christian, sapevo che viaggia ma rispetto ad Aprile ha avuto un miglioramento notevole!
Gli altri arrivano quasi subito, Elia non si sente bene a causa dei sintomi influenzali e decide di tornare indietro, noi altri 10 dopo una breve sosta scendiamo verso la val Versa lungo una divertente discesa formata da ampi tornanti ed asfalto regolare, il tutto tra un’ infinità di vigneti immersi nella bruma d’ autunno.

Questo racconto sarà piuttosto lungo e diviso in 3 parti, i partecipanti (che ringrazio calorosamente) meritano il miglior ricordo scritto e visuale della giornata in tutti i suoi aspetti!

Che sia andata veramente così? Non si direbbe…

Verso Pietra de Giorgi nella bruma autunnale

Il gruppo a Canneto: da sinistra Christian, Sergio, Andrea C

Il gruppo a Canneto: da sinistra Mike, Marco, Andrea V, Massimo, Paolo, Giulio

Giro dei vigneti d’Oltrepò, 1° tempo

il 25/10/2011 · Comments Off on Giro dei vigneti d’Oltrepò, 1° tempo

Quest’ anno cerco di essere puntuale, ma alle 10:04 ci sono quasi tutti, solo Mike ed Andrea arriveranno qualche minuto più tardi. Marco è bloccato dai postumi influenzali, Elia invece sta per diventare papà. Siamo in 17, c’è anche Sergio che arriva direttamente in bici, io speravo di fare il colpaccio portando una ventina di persone sulle belle colline dell’ Oltrepò coltivate interamente a vite, ma alla fine siamo un bel gruppetto variegato con milanesi, genovesi, varesotti ed un parmense, l’ unico vero nativo del luogo sono io e mi aspetta un bel compito nel dirigere questo gruppo sulle numerose strade del territorio.

Si forma un bel gruppo ancor prima di partire, mille parole volano tra le macchine e le gambe scalpitanti per una scorpacciata di salite. I problemi non tardano a presentarsi, il centro di Casteggio è chiuso per il mercato e fare lo slalom tra la gente è una pessima scelta, perciò devio trovando solo sensi unici e finendo in un parcheggio che almeno, facendomi evitare una figura di m***a colossale, sbocca in una breve gradinata superata con la bici in mano (“non ci facciamo mancare il ciclocross” è il commento di Piero). Ma pare che manchi qualcuno, siamo solo in 11… Fortuna che mi chiama Massimo che assieme agli altri ci ha perso di vista ed ha continuato diritto superando il mercato, vado a recuperarli e dopo una piccola attesa siamo nuovamente in 17. Confesso di prendere una direzione a caso, non conosco benissimo il centro storico che si snoda sulla primissima collina e semplicemente vado verso l’ alto sperando di reimmetermi con facilità sul percorso originario, dopo una partenza a freddo su pendenze impegnative.

Qualcuno si era già preparato a Montalto Pavese, ma invece ora ci aspetta Mairano, facilissima salita di 70m di dislivello che serve a scaldare la gamba in una giornata sì soleggiata, ma ancora abbastanza fresca. Nella stretta discesa incrociamo pure qualche auto d’ epoca, c’è troppo traffico rispetto agli standard oltrepadani, ma arriviamo in fondo tutti senza problemi, con 100m su statale che evitano quel pericoloso bivio cieco che lo scorso anno ha dato qualche grattacapo. I primi metri di Oliva Gessi fanno lamentare qualcuno, ma è giusto quel minimo per scremare il gruppo, trovandomi davanti con Gianluca e Andrea “Pala” al bivio del versante ufficiale. Continuiamo nello stesso modo, i più sportivi davanti e gli altri indietro con Sergio che fa da chiudi gruppo, indispensabile per non perdere pezzi in giro. Stiamo pedalando in pieno Oltrepò, nonostante l’ immensa pianura padana sia a 2km in linea d’ aria il paesaggio è un’ ubriacatura di vigne che disposte in filari formano un paesaggio monotematico ma rilassante.
Ci ricompattiamo e scendiamo verso Torricella Verzate, la strada è strettina e bella, tranne un tratto un po’ rovinato con 20m sterrati, ma nessuno si lamenta. Ora ci aspetta la salita più dura del giorno verso Mornico Losana, con 500m al 10% abbondante dopo altri 1000 tosti. Scatterà la competizione oppure si salirà tranquilli? Dopo il bivio mi rispondo, con questo asfalto bello mi esalto su pendenze a me congeniali e forzo, Pala si arrende mentre Andrea non si vuole staccare dalla mia ruota, solo alla fine della rampa prende qualche metro, ma pure io sono al limite e approfitto di una sosta per delle foto al paesaggio viticolo e al gruppo che sale.

A Mornico Losana non è ancora finita, prendiamo la strada secondaria della Boffalora che ci porta a Pietra de Giorgi e ci regala un paio di strappetti niente male, con qualche lamentela smorzata di chi non si aspettava queste pendenze, quindi arriviamo al paese scollinando verso Cigognola. Avviso tutti delle grosse buche del successivo tratto e faccio da guida rallentando nel punto più critico, superato fortunatamente da tutti senza problemi. A Cigognola sosta acqua prima di ritornare in pianura su una panoramica via che accerchia uno stretto anfiteatro viticolo che osserva un piccolo stagno. Pedaliamo uniti sino a Broni, questo è l’ unico intermezzo piano di tutto il giro, superiamo il pavèe del centro e attacchiamo la famosa salita di Canneto, una delle più conosciute e frequentate dell’ Oltrepò, non dura ma molto continua, con la cittadina che si fa man mano più piccola e lontana e le vigne che ritornano prepotenti a farci da contorno. Assieme a noi sale una donna bionda con rapporti da pianura, più indietro un uomo altrettanto biondo, di probabile origine russa e capacità tali da avergli fatto vincere un giro d’Italia nel 1994… Si, a me sembrava proprio Berzin!
Rischio un incidente aspettando gli altri (in salita il gruppo si allunga molto, ma questo è un bene che permette a tutti di divertirsi), mentre sono attaccato ad un cartello stradale la ruota scorre in un canale e mi fermo per un pelo, rimanendo attaccato al palo ed appoggiando all’ ultimo. Segue altra salita, al bivio di Montescano mi metto a fare da segnale e mando tutti a aff… frontare la bellissima discesa nella vera capitale del vino DOC, la val Versa.
100m di pianura è ciò che ci è concesso prima di Montù Beccaria, salita piuttosto facile ma che vede subito formarsi 2 gruppetti, poi una progressione di Giulio screma il gruppo ritrovandoci infine io e lui a tirare a 25 orari nel tratto finale al 6%. Poco dopo arriva Mike Roche, migliorato molto rispetto allo scorso anno, Andrea e Gianluca che mi dirà “fino ai 19 vi ho seguito, poi ho mollato” e “non ho mai visto un fotografo andare così forte“.
Al bivio tutti mangiano, io ne approfitto per la sosta pipì e per indirizzare tutti nella direzione giusta, mica sperate che la salita sia finita? Segue un tratto sul crinale che il grosso del tempo sale, ad un bivio Gianluca ed altri 2 decidono di comune accordo di tornare indietro e non riescono a salutare il resto del gruppo che riparte prendendoli alla sprovvista. Mi contattano al telefono rendendomi nota la loro decisione, è un peccato e mi spiace, anche se capisco che stiamo sforando la tabella di marcia e di questo passo arriveremo a Casteggio non prima di metà pomeriggio. Massimo, Elena e Sergio rimangono indietro, mi fermo ad aspettarli e mentre tento di contattare Massimo li vedo svoltare nella direzione giusta, per fortuna dato che questa deviazione è un’ aggiunta per ammirare ulteriori collinette al confine Piacentino, dove le quote sono inferiori, l’ orografia più dolce e la coltivazione del vino, se possibile, ancora più intensiva.

La discesa è bella al contrario dell’ altro versante, non abbiamo problemi e ci ritroviamo tutti a Santa Maria della Versa a decidere del nostro pranzo. Siamo a poco più di metà percorso e sono quasi le 14, inizialmente era prevista una sosta, ma vedo che nessuno ha problemi con il cibo e di comune accordo decidiamo di proseguire, al limite ci fermeremo per un caffè al bar della diga della val Tidone, dove lo scorso anno ci siamo trovati molto bene.

Fine 1° parte, la 2° purtroppo non fila via liscia con una caduta che coinvolgerà uno del gruppo…

Il gruppo che arriva ad Oliva Gessi: Elena e ??? davanti, Paolo Negri e Paolo “McOlds” dietro

Vista da Oliva Gessi verso Torricella Verzate e Mornico Losana


Sulla sinistra Cigognola, verso il centro Canneto Pavese


Vigneti e vigneti in val Versa


Foto rubata al gruppo dopo Montù Beccaria. Davanti Andrea “Pala”, Paolo “Mcolds”, Luciano “Luxi”. Dietro non so collegarli a dei nomi (se mi date una mano … :) )


Giro dell’ Oltrepò (1° parte)

il 28/10/2010 · Comments Off on Giro dell’ Oltrepò (1° parte)

23/10/2010

Quando scendo dalla macchina e saluto i già tanti presenti mi rendo conto di aver fatto un grosso errore: il cielo grigio non permetterà un rialzo significativo della temperatura ed affrontare 100km con pantaloni corti e guanti estivi sarà una bella sofferenza!
Siamo in 13, Marco e Celestino ci raggiungono direttamente in bici e solo Sergio è vestito leggero come me, coi 10° di oggi vanno di moda i guanti invernali e anche i copriscarpe per alcuni. Osserviamo preoccupati il cielo quando piccole goccie punzecchiano la nostra pelle, ma non ci facciamo intimorire e partiamo pure in orario. Giusto il tempo di attraversare Casteggio e siamo già in salita, ma è solo l’ assaggio prima dello strappo di Mairano, che serve letteralmente per scaldarci grazie ad una 50ina di metri di dislivello, affrontati a ritmo tranquillo svalicando in gruppo unico. C’è solo qualche problema in discesa, quando vedo solo all’ ultimo il bivio che ci porta verso la salita di Oliva Gessi da Corvino San Quirico, che obbliga Elia ad una portentosa inchiodata per seguire la mia improvvisa svolta.

Il freddo sembra tollerabile, in salita le mani si scaldano a sufficenza per resistere nella successiva discesa. A destra e a sinistra siamo circondati dalle prime colline padane tutte squadrate da vigneti che si stanno colorando d’ autunno a macchie, creando quadri astratti di rara bellezza con sfumature dal verde al rosso passando per giallo ed arancione, il tutto purtroppo sfumato verso il grigio da una foschia che limita lo sguardo a non più di 2km. Nel 2009 è stata una giornata limpidissima, ma almeno oggi non minaccia pioggia, che superato Casteggio non ci ha più preoccupato.
Nella seconda salita cominciano a formarsi dei gruppetti, ma si sale sempre senza affanno anche quando la strada irruvidisce e mostra il vero Oltrepò pavese. Ad Oliva Gessi siamo già pronti a scendere, Sergio si lancia a capofitto in questa tecnica discesa che presenta qualche tranello (buche), io ne approfitto per filmarlo anche se prende le curve con più prudenza di quanto mi aspettassi. Anche la 3° salita di giornata è molto facile e ci permette di parlare senza affanni, solo i 30m di sterrato danno grattacapi a qualcuno abituato a strade troppo belle. Ne approfitto per l’ unica foto al “panorama” di Mornico dal basso, per ripartire col 50 e superare il gruppo ai 28 all’ ora prima di abbandonare questo ritmo professionale per rientrare nei ranghi.

Una veloce discesa ci lancia nei primi metri dell’ ascesa di Pietra de Giorgi, prima sprono Sergio a continuare così e poi Massimo a tirare nel tratto più duro (al 9%) per riprendere il gruppo di testa, che raggiungo poco prima dell’ attraversamento del paese. Lo scollinamento è dopo, ci fermiamo ad ammirare il panorama che si spinge sino alle Alpi Orobie ed oltre, ma che oggi arriva a fatica al castello di Cigognola, a cui arriviamo dopo una discesina tutta buche. Qualcuno usa la fontana lì sotto per riempire le borracce, poi ci lanciamo tutti di nuovo verso la pianura abbracciati da colline decise ed imponenti, ovviamente coltivate a vigna fino all’ ultimo metro quadrato.
Io e Fabio ci fermiamo ad aspettare Celestino che si era fermato per una telefonata, passa il tempo, faccio anche pipì, ma Cele non arriva, così decidiamo di raggiungere il resto del gruppo che ormai ha diversi minuti di vantaggio. Probabilmente è passato dall’ altra strada, spero solo sia tutto a posto. Tangy ha il fisico da scalatore, di altezza e peso contenuto, non si direbbe mai che riesce a tenere i 37 risalendo la valle Scuropasso, aiutato da me sempre alla stessa velocità. Raggiungiamo gli altri, Celestino compreso, che ormai ci stanno aspettando fermi da troppo, quindi ripartiamo di nuovo uniti. Rischiamo anche qualcosa quando qualcuno interpreta male il percorso svoltando per il versante precedente della salita di Casella, il nostro percorso prevede di passare da Francia invece che da Bosco. Dopo questo fraintendimento Fabio mi sprona ad una tiratona per raggiungere il fuggitivo Sergio, io accetto ma nel cambiare mi salta la catena, ma addirittura sul pedale! A nulla valgono i tentativi di rimetterla in sede col deragliatore, mi tocca sporcarmi le mani (“ecco, dovevo pulirla ieri!”). Aspetto tutti al bivio e poi assieme a Roberto “Aresius” e Giulio recuperiamo velocemente posizioni in questi 1500m pedalabili. Aspetto di nuovo quelli che ho appena passato e fortuna che noto il gruppone andare direttamente a Montecalvo Versiggia, senza seguire la mia ipotesi di scendere a Santa Maria della Versa. Come se non bastasse, anche a Piero succede il mio stesso improbabile incidente meccanico, anche questa volta gli altri sono fermi a Montecalvo ad aspettarmi, ma non sono l’ ultimo nè l’unico.

Adesso siamo sulla lunga salita che collega Santa Maria al passo Carmine, 15km con complessivi 500m di dislivello, salita che impegna leggermente solo dopo Ruino e che ha numerosi tratti in cui riposarsi. Elia mi segue in testa, nonostante le sue preoccupazioni lo vedo pimpante. Ci fermiamo solo in prossimità di una villetta sul cui porticato/garage è caduto un masso di 4m distruggendone le mura, sfiorando pure l’ abitazione vera e propria. La famiglia che ci viveva è stata evacuata a sue spese da comune, nonostante abbia pagato 440000€ per la casa, ricordando il fatto con uno striscione ironico. Certo che costruire sotto una parete di roccia e dare i permessi… Solo in Italia!
A Ruino abbandoniamo la salita, solo Sergio continua per poi tornare direttamente a Casteggio, mentre noi ci avventuriamo per qualche km in Emilia, scendendo lungo il “piccolo Stelvio” Oltrepadano (anche se tecnicamente è Piacentino), 19 tornanti su asfalto bello in poco più di 2km! Spingo un po’ per fare bella figura nel filmato, mentre quelli dietro vengono rallentati da un greggie di caprette che attraversa la strada durante il loro passaggio. Manca poco al posto in cui mangeremo, affianchiamo a ritmo escursionistico il lago di Trebecco, oggi completamente vuoto, prima di accomodarci ai tavolini con ottimi panini e torte della casa, con Elia che si attacca alla stufa e Nicola l’ “Alfainico”preoccupato per le biciclette. Il caldo del locale contrasta con l’ aria umida che c’è fuori, si sta proprio bene ed è un dispiacere dover ripartire…


Mornico Losana dalla salita


Christian, sfidando il rischio rottura fotocamera :)


Foschia con Cigognola sull sfondo. Ecco perchè non ho fatto foto al paesaggio


Il masso che è caduto sulla casa

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