4 giri assolutamente da fare

il 22/02/2012 · Comments Off on 4 giri assolutamente da fare

Attualmente sono fermo da più di un mese, vuoi per il freddo non certo consono agli inverni padani, vuoi soprattutto per una fastidiosa tendinite al ginocchio esterno che non disturba la vita normale, ma che non riesce a guarire, la posizione peggiore per il recupero è quella che tengo per 8 ore dentro al letto… Mi sfogo con qualche chilometro giornaliero di cyclette, un palliativo per mantenere il fisico un po’ attivo…

Non ho nulla di nuovo da raccontare, e ormai nemmeno di vecchio, ne approfitto per consigliarvi alcuni giri bellissimi, alcuni epici, altri che consiglio fortemente, sperando anche nell’ aiuto di altri che meglio di me conoscono le Alpi (dove trovare i migliori anelli se non nelle Alpi?).

La Susa-Susa:
Questo è senza dubbio uno dei più epici anelli alpini, piuttosto lungo e difficile, ma fattibile da un amatore con un po’ di allenamento. La partenza consigliata per noi italiani è a Susa, si parte in salita con il Moncenisio, una salita che non si trova nell’ elenco delle celeberrime, ma che presenta 1600m di dislivello con pendenze costanti e mai banali che termina lungo il lago artificiale ad oltre 2000m di quota. Una veloce discesa porta a Lansebourg Mont-Cenis, poi si scende per 40km lungo la valle Arc sino a S. Michel de Maurien, dove inizia una delle regine della Francia, il Galibier, 18km di cui 12 costanti al 9% in un paesaggio maestoso. Ma prima c’è il Col du Telegraphe, 800m di dislivello in 12km, mica bazzeccole!
La prima parte di discesa porta al col du Lautaret, la seconda è su una strada larga in cui sembra di volare sino a Briançon. Il grosso è fatto, ma manca ancora il Monginevro, 500m verticali pedalabili su una strada trafficata ma piuttosto larga. Da Cesana torinese è falsopiano, c’è discesa vera solo rientrando a Susa, quando ormai è fatta.
E’ un giro molto bello che però va fatto in gruppo, è facile trovare un forte vento contrario tra Moncenisio e Galibier e nel tratto Monginevro-Susa, mentre questo vento è spesso favorevole dal Lautaret a Briançon. In tutto sono 206km e 4500m di dislivello.

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=1342  e  http://giriesalite.altervista.org/?p=1352

Il Trittico svizzero (Gottardo-Furka-Novena):
Il giro perfetto, 3000m di dislivello in 100km. Si parte da Airolo, l’ ultimo avamposto del canton Ticino, si sale subito verso il passo San Gottardo, crocevia tra Europa settentrionale e meridionale, la vecchia via nella parte finale è molto tortuosa con infinite curve e più chilometri completamente in pavèe, una salita assolutamente da fare! Il Gottardo è un passo molto freddo, spesso spira un vento gelido, consiglio di portare sempre un capo d’abbigliamento in più.
Il bivio del Furka arriva a discesa non ancora finita, un breve falsopiano precede la salita vera e propria, la più facile delle 3, con ripidità nella media ed un lungo falsopiano finale. La discesa fa intuire che l’ altro versante è nettamente più duro e bello, si scende sino ad Ulrichen dove inizia il Nufenen (o Novena in italiano), la più dura delle 3 con troppi tornanti finali che non lasciano respiro a chi a questo punto è già stanco. Dai 2400m del passo ai 1000 di Airolo è tutta discesa.
I panorami sulle grandi vette alpine, sui ghiacciai e la storia di questo percorso lo rendono obbligatorio ad un ciclista che si rispetti, inoltre essendo corto lo si riesce a fare anche in un pomeriggio.

Il mio racconto: http://giriesalite.altervista.org/?p=511

Mortirolo+Gavia:
Questa accoppiata è un must per chi si trova in Valtellina, si scalano 2 delle più famose salite italiane in 120km e 3390m di dislivello.
La partenza migliore è da Bormio, c’è abbastanza strada per scaldarsi in vista dei 12.5km al 10.5% del Mortirolo, c’è una salitella adatta a rompere il fiato e pure molta discesa per non sprecare energie. Il Mortirolo non è proibitivo, non ha picchi impossibili, bisogna adattarsi ad un rapportino agile e salire senza strafare. La discesa verso Edolo è abbastanza tecnica, da Edolo sino a Ponte di Legno è tutto falsopiano in cui volendo si possono tirare i rapportoni.
L’ inizio del Gavia è banale, ma è dopo la sbarra che la strada si restringe e rende la vita difficile, tanto da assomigliare al Mortirolo. Quando si esce dal bosco le pendenze calano su valori normali, non è una salita durissima che però non regala niente, 1400m di dislivello dopo il Mortirolo non sono da sottovalutare. C’è anche la galleria, 200m completamente bui in cui è utile avere una torcia o almeno una lucina, altrimenti bisogna fare affidamento ai catarifrangenti laterali e alle auto/moto di passaggio.
La discesa del Gavia sino a S.Caterina non è bellissima, poi sino a Bormio diventa un rettilineo un po’ curvo in cui si scende forte senza pedalare, specie nella prima parte.
Edolo può essere una buona alternativa di partenza, ma c’è da stare attenti perché il Mortirolo dopo il Gavia è domabile, ma non perdona!

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=709 e http://giriesalite.altervista.org/?p=722

Bi-Stelvio:
Questo non è un anello classico, ma un modo per affrontare 2 versanti del più alto passo italiano, che dai suoi 2758m domina il ghiacciaio dell’ Ortles ed i mitici 48 tornanti del lato trentino. Si parte in salita da Bormio, l’ attraversamento del paese è il massimo per rodare la gamba prima che le pendenze inizino ad essere impegnative in un ambiente pienamente montano. Sebbene questo sia il versante meno nobile, è una egregia signora salita da 1500m di dislivello continui, con numerosi tornanti ed anche un tratto di 1km in cui rifiatare.
Giunti al passo si svolta indietro sino al bivio del Giogo di S.Maria, a 2500m di quota, dove si sconfina in Svizzera e si scende sino al paese di S. Maria. Si rientra in Italia in una larga vallata ripida che permette di rilassarsi, qualche chilometro piano porta sino a Prato allo Stelvio e del falsopiano conduce all’ inizio della vera salita, segnalata da un inquietante cartello con scritto “48” che ci ricorda quanto ci manca.
La prima parte è in un fitto bosco, ai 2200m si esce allo scoperto guardando sconcertati i rifugi lassù in alto ed i numerosi strettissimi tornanti che li raggiungono. Si sale costantemente al 9%, senza picchi e senza riposi. Dal passo poi è fatta, sino a Bormio è tutta discesa.
107km e 3400m di dislivello con 2 salite OBBLIGATORIE!

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=610  e  http://giriesalite.altervista.org/?p=624

Prossimamente altri suggerimenti di itinerari che adoro, non belli come quelli sopracitati, ma molto validi. O, come spero, altre descrizioni di giri mitici con l’ aiuto di chi voglia suggerirne altri.

Top 2010: il podio!

il 06/01/2011 · Comments Off on Top 2010: il podio!

3° posto:

24/07) Lago Ritom

Io ed Andrea siamo già in hotel ad Airolo, domani ci aspetta il giro dei 3 passi, ma intanto oggi vogliamo goderci questo weekend Svizzero esplorando la val Leventina, una vallata stretta con poche ma dure alternative ciclabili. Marco e Massimo rimangono bloccati dalle code all’ innesto del Gottardo, arrivando tardi dobbiamo rinunciare al giro che avevo previsto e ripiegare sul più corto possibile: la scalata al lago Ritom.
Un vento freddo spira da nord e ci spinge molto velocemente sino a Piotta, abbiamo avuto giusto il tempo di scaldarci in vista della salita che in 10km guadagna 850m. La prima parte è su una carreggiata che segue le pareti della montagna, svoltando improvvisamente con numerosi tornanti e mostrando passaggi spettacolari a lato o addirittura sotto alla incredibile funicolare che porta alla diga del lago. Seppur con calma, la vista man mano si allarga, l’ aeroporto di Piotta si fa sempre più piccolo e noi raggiungiamo Atlanca, da dove parte il secondo troncone di salita, quello che si snoda all’ interno di un bosco con le pendenze al 10%, su una strada stretta e a tratti ruvida, in cui incrociare quei pochi veicoli che vi passano risulta difficoltoso.
La stazione della funicolare arriva all’ improvviso, tutti esclamano la loro meraviglia quando guardano verso il basso con tutta la ferrovia della funicolare che sembra lanciarsi buttarsi nel vuoto. Purtroppo le pile della fotocamera mi fregano, non riusciamo ad avere la foto di gruppo e nemmeno a farne da qui in avanti, proseguendo su una lingua di strada scavata nella roccia, con strette gallerie ed uno strapiombo da cui ci protegge un muro. Qui una bici ed un’ auto ci passano, ma solo facendo manovra! La strada si allarga in prossimità della diga, con 2 tornanti siamo a lato di questo grosso lago, lungo quasi 2km nel cui fondo si vede piovere…
Mi attardo per tentare di fotografare, ma le pile non ne vogliono sapere, è con dispiacere che torno indietro battendo anche i denti per la temperatura non certo estiva, facendo attenzione alla strada bagnata e ruvida sino ad Atlanca, dove decidiamo di allungare un po’ scendendo verso Quinto su una bella strada, ma anche molto ripida.
Ci aspetta il ritorno in hotel col vento in faccia, gli ultimi km sono in leggera salita ed Andrea e Massimo li prendono con calma, mentre io e Marco forziamo di più, aspettandoli ad Airolo. Domani ci aspetta il giro serio, ma anche oggi nel suo piccolo è stato ottimo!
In totale 35km e 1150m di dislivello.

Perchè (addirittura) 3°? Proprio come avevo scritto nella presentazione di questa classifica, le posizioni sono stabilite da una serie di fattori quali il percorso, i panorami, l’andamento del giro, il clima, le sorprese, le mie sensazioni ed i miei ricordi. Se questo mini giro è sul podio è grazie alla sorpresa dei panorami, allo spaesamento di trovarsi in un posto completamente nuovo, al senso di avventura in una giornata fredda e ventosa. Un piccolo giro che ha regalato una bellissima sorpresa nei suoi 35km!

La funicolare del Ritom e l’ aeroporto di Piotta (foto mia!)

La bassa val Leventina (foto di Ushoettle)

Il lago Ritom (foto di Tony d’Amico)

2° posto:

25/07) Gottardo-Furka-Nufenen

Come sempre accade, chi è più vicino al ritrovo è l’ ultimo ad arrivare… infatti mentre sono tutti pronti noi 4 dell’ hotel stiamo ancora sistemando gli ultimi dettagli, c’è ancora quel vento freddo da nord e le quote alpine richiedono un minimo di vestiario. Assieme a noi c’è un bel gruppone scalpitante del BdC-Forum, siamo in 22 ed è difficile rimanere tutti assieme, rischiando di perdere elementi già ad Airolo.
Il primo step è il Gottardo via Tremula, con gli ultimi km in pavèe a cui sono convinto di essere abituato, considerate le strade dell’ Oltrepò! Ho il dubbio amletico se fare il turista o spingere, ma quando la compagnia si sfalda sui primi larghi tornanti del “passo delle genti”, la principale via di comunicazione tra nord e sud Europa, io rimango davanti tra i primi 3, di cui un ex professionista e (se ho capito bene) il fondatore del BdC-Forum. Non faccio in tempo a finire la frase “ma questo pavèè quando inizia?” che dietro ad un tornante lo trovo, la bici rimbalza ed io comincio a divertirmi. In questa fase i tratti asfaltati sono ancora la maggioranza, ma da un certo punto in poi inizia la vera Tremula, territorio di caccia di auto d’ epoca che rappresentano una bella fetta di traffico. I tornanti si susseguono all’ impazzata, ogni 100m massimo passiamo dal vento sulla schiena al vento in faccia, e questo per diversi km in cui il manubrio trema ed il sedere rimbalza sulla sella.
Al passo fa freddo, io stimo 8°, i guantini in lattice sono provvidenziali nello sfidare il freddo vento che mi sballonzola lungo la discesa. L’ utilissima ammiraglia ci aspetta all’ inizio del passo Furka, mi tolgo il vestiario da discesa lasciandolo sul sedile per affrontare questa salita, col proposito di prenderla tranquillamente onde evitare di piantarmi sulla 3°, ma questa mia volontà va a rotoli già alla prima curva, che arriva dopo 3km di piano sospinti dal forte vento del nord.
Salgo sempre a mio ritmo, supero i ritardatari e raggiungo il gruppo di testa del bdc-forum, rimango poco con loro e proseguo come prima sentendomi ancora una buona gamba. La salita è regolare e mi piace, almeno sino al pezzo conclusivo formato da un lunghissimo rettilineo a mezzacosta che fatica a prendere quota, solo gli ultimi 2 tornanti servono a superare il dislivello restante al passo, dove c’è la provvidenziale ammiraglia ad aspettarci con la mia mantellina ed i miei guanti di lattice. Peccato che le nuvole sospinte dal vento lascino solo intravedere la bellezza dei ghiacciai che proliferano da queste parti. La discesa è spettacolare, tento di imitare quello scatto di Emiliano prendendo Furka e Grimsel insieme, ma il mio tentativo resta mediocre…
Mangiamo a fine discesa, poi li ognuno comincia ad andare per i conti propri dividendoci in alcuni gruppetti. Io rimango con “i salitomani”, ci lanciamo avanti e scopro che c’è ancora un pezzo di discesa con un fortissimo vento a favore che ci sospinge a velocità esagerate sul falsopiano. Massimo è rimasto davanti con me e ci fa fermare avendo paura di aver sbagliato strada, ma io sono comunque tranquillo e riparto quando gli altri ci raggiungono. Trovo il bivio del Nufenen a sinistra, non l’ ammiraglia che penso sia già andata avanti. Mancano i 2 Fabio che hanno cercato una deviazione alla galleria di 1km, quando arrivano ripartiamo e visto che ormai sono in giornata pedalo da solo anche verso questo passo, registrando il tempo.
Quando esco dal bosco non vedo valichi e mi demoralizzo un po’, per un pezzo quardo quella sella a destra immaginando che la fine sia li, invece poi scopro che il vero valico è da un’ altra parte ancora più alta. Comincio a sentire la fatica, tengo con difficoltà i 10kmh e con la scusa delle foto mi prendo un attimo di pausa in qualcuno dei numerosi tornanti. Per fortuna anche questa finisce, ed in cima fa meno freddo rispetto alle 2 precedenti. Vittorio è li con l’ ammiraglia ad aspettarci, ci avvisa che un altro gruppo ha sbagliato strada ed è ancora in salita… Io scendo con Fabio, ad Airolo però ci tocca aspettare a lungo Vittorio e l’ ammiraglia con dentro le nostre cose.

E’ un giro potenzialmente splendido, uno dei classici anelli d’ Europa, peccato che i ghiacciai, gli alti monti ed i panorami siano stati coperti e peccato che mi sia fatto prendere la gamba rinunciando a tantissime foto.

In totale 101km e 3000m di dislivello


Perchè 2°? Perchè è un anello stupendo affrontato con tanta gente e nel quale ho tenuto VAM discrete su tutte le salite, finendo 3km di dislivello a circa 1050mh complessivi. Il pavèe del Gottardo è stato qualcosa di sensazionale, da ripetere. Peccato solo che abbiam perso il controllo della situazione dopo il Furka.

Tutti quei tornanti del Gottardo sono in pavèe (foto da Panoramio)

Gli scalatori al freddo vento del Furka

Furkapass e Grimselpass

I tornanti senza fine del Nufenen

1° posto:

21/08) Mortirolo-Gavia

Il racconto del miglior giro del 2010 inizia la sera precedente, quando io e Massimo torniamo in albergo stanchi ed affamati dopo la doppia scalata allo Stelvio. Dobbiamo recuperare le energie e fare scorta per domani, il posto migliore è la locanda “val Grosina” ad 8km di strada montana da Grosio. Gli antipasti a base di salumi e sciatt sono sufficenti per sfamare una persona normale, aggiungendoci il vino, i pizzoccheri, gli assaggi di formaggio, la carne con polenta di grano saraceno, la torta ed il loro Genepy casalingo… La scorta è completa! Massimo nella notte teme per la mia salute, ma in realtà quando mi alzo ne cuore della notte è solo per bere.

Un’ abbondante colazione è quello di cui abbiam bisogno, oggi è la “mia” giornata ed il Mortirolo sono 3 anni che lo aspetto… Ci buttiamo in picchiata a Sondalo paese, attraversiamo Grosio, Grosotto ed infine Mazzo alla ricerca del versante ufficiale, inaugurato con la gigantografia dell’ altimetria nella quale il rosso è il colore principale. E’ qui che parte la sfida, non so se giocare d’ attacco e rischiare un contropiede o di difesa per assicurarmi il pareggio, ma i dubbi si dipanano alle prime ripide curve. Faccio una piccola sosta per togliermi il casco e le bretelle dei pantaloni e riparto forte, la gamba gira bene e la cena della sera precedente ha avuto l’ effetto sperato.
La strada è ripida, invidio chi ha il 34×29 ma mi faccio una ragione del mio 27 e proseguo anche bene, è solo in quel famigerato rettilineo al 18% che il contakilometri rimane a fatica sopra l’8, per il resto a procedere discretamente e rimango amareggiato quando comincio a trovare tratti al 6-7% che a me sembrano pianura.
Leggendo i cartelli altimetrici mi accorgo di tenere un ottimo ritmo, ma rallento un pelo onde evitare una crisi che col resto del percorso sarebbe fatale. Gli ultimi 2km sono facili, sin troppo, devo pedalare forte per superare gli ultimi metri di dislivello che finalmente arrivano, anche se più tardi di quanto mi aspettassi. 1h04 non è un brutto tempo, se avessi rischiato avrei potuto metterci 2 minuti in meno, ma l’ irregolarità di questa salita mi ha fregato e deluso, pensavo fosse tutta continua ed invece ha diversi punti che lasciano respirare. Massimo mi raggiunge 10 minuti dopo sconvolto, dopo le foto di rito scendiamo verso Edolo con la discesa che non non comporta problemi e la temperatura alta ci permette di non coprirci.

Da Edolo a Ponte di Legno è un lungo trasferimento che prendiamo con eccessiva cautela, arrivati ai piedi di Aprica e Gavia recuperiamo qualche caloria in un bar e tentiamo l’ attacco all’ ultimo moloch della Triplete. Sino alla famosa sbarra va tutto bene, superata la sede stradale si trasforma in un budello e se non fosse per la vegetazione tipicamente montana sembra di essere sul Mortirolo, soprattutto per le pendenze al 14%. La salita rinsanisce ed in relativamente poco tempo usciamo allo scoperto su questo sentiero asfaltato che scorre a mezzacosta con la profonda vallata a lato ed il passo già visibile sullo sfondo. Non è dura, con calma saliamo sino a giungere alla famigerata galleria, 200m completamente bui in cui ci orientiamo solo grazie ai riflessi sui catarifrangenti interni e a qualche moto che ci illumina prima di sorpassarci. Abbiamo timore e forziamo per uscirne il prima possibile, Massimo ancora più di me mettendo una croce sulle gambe.
L’ asfalto ora è bruttino, ma bastano pochi minuti per scollinare ai 2652m del Passo Gavia. La temperatura inoltre è amica, non fa nemmeno freddo e la discesa scorre via tranquilla, sebbene qualche buca di troppo faccia sentire la sua presenza sui nostri telai. A Santa Caterina cerco un bar per un panino dato che non mangeremo sino a sera, ma dopo 2 dinieghi rinuncio buttandomi in picchiata verso Bormio, con il caldo che si fa consistente e che ci lascia in abbigliamento estivo a 1200m di quota.
Il grosso è fatto, ma dobbiamo tornare sino in hotel e mancano 20km di valle con 2 salitelle. La prima è facile ma lunghetta (2,5km circa) e scavalca le pareti lungo l’ Adda, superato da un’ Apecar provo e riesco a seguirla e addirittura a vincere la volata allo scollinamento, la seconda salita invece rappresenta la fine di tutto e serve per concludere all’ albergo nella parte alta di Sondalo, l’ ideale per finire questa giornata e questa 3 giorni di ciclismo epico!
In totale 120km e 3350m di dislivello

Perchè primo? Il giro non è esageratamente bello, ma considerata la cena della sera precedente, l’ aver scalato con onore quella che da sempre per me è sinonimo di Salita ed averlo trovato più semplice del previsto (infatti dico che il Mortirolo ogni tanto “spiana”), aver domato il Gavia e la sua galleria con relativa facilità, le temperature che hanno reso questo giro piacevole… Considerando che dopo Mortirolo-Gavia avevo ancora le energie per tirare in salita e che questa giornata è la conclusione di 3 avventure Alpine consecutive… Come faccio a non metterlo primo?

Sondalo, che bei ricordi…


La Valtellina tra Mazzo e Tirano
(foto su Panoramio)


Io e Massimo leggermente provati dopo un’ ora e spicci di salita ripida


Il Gavia è li dietro

Per oggi è quasi fatta!

Ringrazio tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia in queste avventure e anche quelli che commenteranno tutti i racconti!

Giro dei 3 passi Svizzeri

il 30/07/2010 · Comments Off on Giro dei 3 passi Svizzeri

Si dice che il giro dei 3 passi Svizzeri (San Gottardo, Furka, Nufenen) sia uno dei più belli d’ Europa, esso attraversa 3 cantoni in 100km, con 3 passi mitici. Purtroppo farlo di domenica non è il massimo a causa del traffico intenso di persone che compiono lo stesso tragitto in auto e moto, ma personalmente l’ho trovato ancora nei limiti del sopportabile. Il clima è freschetto, c’è un forte vento da Nord-Ovest che però ci assicura una giornata senza pioggia, e senza sudore dopo il mese piuttosto afoso che abbiamo tutti sopportato.

SAN GOTTARDO

Siamo in tanti, in 22 con il gentilissimo cugino di Vittorio (l’ organizzatore ufficiale, anche se diversi hanno dato il loro contributo) che guida l’ ammiraglia sulla quale abbiamo tutti lasciato uno zainetto per affrontare le difficili condizioni ambientali. Noi che siamo usciti dall’ albergo siamo gli ultimi ad essere pronti, ancora un po’ e veniamo abbandonati già alla partenza dagli scalpitanti membri del BdC-forum, che però ci aspettano. Non ha senso la parola riscaldamento, già in pieno Airolo siamo in salita verso il Gottardo, il quale viene scalato da 2 strade che si incrociano più volte ma di cui una è un’ autostrada alternativa al famoso tunnel. Noi saliamo per il versante classico detto “Tremula”, una di quelle salite che ha fatto la storia dell’ umanità essendo il collegamento tra Nord e Sud Europa. E’ una salita particolare, ha un dislivello di quasi 1000m ma la parte interessante è quella finale, una trafila di tornanti ravvicinati in pavèe scala rapidamente il crinale sino ai 2000m del passo. E non sono sanpietrini molto compatti, nonostante non possano essere paragonati al vero pavèe della Roubaix, essi fanno comunque tremare la bici.
Partiamo che già si formano dei gruppetti in base alle capacità, sono indeciso se salire a ritmo brillante o fermarmi per le foto, ma confido che già altri lo facciano anche per me e allora mi porto nel gruppetto di testa dove mi riparo dalle forti folate dietro a quelli più grossi. Il Gottardo non ha mai pendenze ardue, ma sale con molta costanza e bastano pochi km per dividerci in più gruppetti. Continuiamo per qualche km che siamo rimasti in 4, ad un certo punto chiedo “ma quand’ è che si…” ma la risposta arriva subito: ora! Finalmente il pavèe, io da buon Oltrepadano so di trovarmi bene dove la bici sobbalza, abituato come sono ad asfalti preistorici e crepe omnipresenti, ed infatti comincio a forzare leggermente il ritmo fino all’ arrivo dell’ asfalto. Uffa, già finito? Ma scopro che solo i tornanti sono asfaltati, quindi il ritmo rimane abbastanza alto. Scopro anche che i due 2 rimasti insieme a me vanno nettamente di più, parlano mentre io cerco di ripararmi dietro loro dalle folate contrarie.
Il pavèe finisce, la strada si incrocia con l’ autostrada passando anche sotto ad un viadotto dalla pendenza elevata, ma poi finalmente reiniziano i sanpietrini, e con essi la vera Tremula: 6km con innumerevoli tornanti e poche occasionali strisce d’ asfalto o di cemento ai lati, che cerco di evitare godendomi appieno il fondo sconnesso. Veniamo anche superati da numerose auto d’ epoca, alcune risalenti addirittura agli anni 40, dietro alle quali gli altri 2 scattano sfruttandone la scia (al 7% su codesto fondo stradale…). Scopro anche che uno di quelli ha corso 2 anni da professionista… Il panorama è bellocon alti monti che ci accerchiano, ma la cosa che adoro è quella serpentina con un cambio di direzione ogni 100m, un tratto col vento a favore, uno col vento in faccia. A 200m dal passo ci aspetta l’ ammiraglia, gli altri 2 si fermano mentre io invece salgo sino al passo per poi scendere di nuovo alla macchina.
Belin se fa freddo! Sono indeciso su come affrontare la discesa, mentre arrivano gli altri mi vesto con impermeabile e mini-manicotti, poi ritorno al passo a godermi gli 8° di temperatura mentre mangio qualcosa. L’ ammiraglia sale, io sto tremando e sapendo di soffrire terribilmente il freddo alle mani attuo una soluzione poco ortodossa ma efficace: guantini in lattice del tipo odontoiatrico, il compromesso ideale tra volume ed efficacia. Alcuni hanno troppo freddo e scendono subito, noi altri partiamo a scaglioni lungo la veloce discesa accompagnati da delle folate veramente forti e pericolose, rallento diverse volte quando vengo spostato dall’ aria contraria che mi soffia in faccia e mi sposta di peso. Per fortuna la discesa dura meno del previsto e poco dopo siamo al bivio del Furka in attesa che arrivino tutti.

FURKA

Partiamo a gruppetti lasciando il materiale in ammiraglia, ora abbiamo il vento a favore così forte che nei successivi km di pianura andiamo tranquillamente a 35kmh. Siamo lungo una vallata alpina, non capisco che senso abbia quella ferrovia che scorre a lato e che entra nelle viscere delle terra, ma ne rimango affascinato. Stavolta sono nel secondo gruppetto, l’ ideale per fare le fotografie, ma inizio la salita a mezzogiorno esatto ed allora decido di onorare la più facile delle 3 ascese prendendola a ritmo brillante, per vedere quanto ci impiego. Non sono a ritmo gara, però continuo costante raggiungendo altri 2 lungo i tornanti iniziali che danno su Realp, continuando poi su pendenze sempre uguali (7-8%) e sorpassando diversi eroi che stanno salendo con city-bike modificate per portare almeno 15kg di bagagli. Chi è più forte, chi sale a 1100mh di VAM, o chi riesce a salire in quelle condizioni? Faccio loro un cenno di meritata stima, e continuo a salire a buona velocità supportato anche dal vento sulle spalle. La vegetazione sparisce in fretta, la visuale si amplia e si intravede il resto della salita, un lunghissimo drittone a mezzacosta che non sembra però duro. Il traffico purtroppo è molesto, auto moto e autobus continuano ad incrociarsi su questa strada che non è nemmeno tanto larga. Devo dire che fortunatamente qui la gente guida con più criterio rispetto all’ Italia, dove invece si affrontano pazzi spericolati e persone che la patente la trovano nelle uova di Pasqua.
All’ inizio del drittone raggiungo la testa del gruppo che se la sta prendendo comoda e non lesina 4 parole, io però voglio rispettare il mito del Furka e li abbandono pedalando da solo su pendenze troppo facili per i miei gusti. Pedalo e pedalo, tra le nuvole basse spazzate via furiosamente si intravedono le alte guglie Alpine e dei cumuli di neve che pian piano si stanno sciogliendo, ma l’ unica cosa che non si vede è il passo… Finalmente arrivano 2 tornanti ed il passo, con la santa ammiraglia ad attenderci! 48 minuti circa per 900m di dislivello, 1120mh di VAM, ottima considerata la quota e che arriva dopo un km di dislivello! Gli altri mi seguono di poco, fa freddo anche qui e ci copriamo in fretta, io mi asciugo pure perchè sono sudato nonostante sia salito in maglietta. Mangio qualcosa di più abbondante e riciclo il sacchetto della banana come cestino rifiuti per tutti, tranne che per una persona in particolare che ha scambiato i tornanti del Furka per una discarica.
Anche qui i guanti da chirurgo fanno bene il loro mestiere, fa leggermente più caldo che sul Gottardo, ma stiamo parlando di una temperatura di 10° circa. La discesa è qualcosa di impressionante, dalla visuale sui tornanti del Grimselpass a quella intravista sul ghiacciaio dell’ Atlesh. Tento qualche foto epica ma io non sono Emiliano e non mi riesce nulla di bello, peccato perchè la strada lotta contro la natura appoggiando alcuni suoi tornanti addirittura su dei pilastri, mentre la ferrovia di prima sbuca fuori dai monti per incrociarci ormai giunti a valle. Discesa molto bella, con ampi tornanti ed un vento non troppo fastidioso. Ci fermiamo a Gletsh per mangiare, alcuni sono li già da un pezzo, un altro gruppo si siede ad un tavolo con succulenti dolci. Io riempio la borraccia in bagno (dal lavandino!), poco dopo il primo gruppo parte mentre noi stiamo ancora mangiando, in questo caso paghiamo lo scotto di essere in tanti e non troppo organizzati. Partiamo anche noi nell’ ultimo tratto di discesa, un pezzo dritto col vento a favore che lancia me e Massimo verso gli 80, quando veniamo disturbati da refoli laterali e rallentiamo per sicurezza. Continuiamo noi 2 insieme senza forzare, ma con una bora simile i 40 li facciamo senza pedalare. Addirittura il vento è così forte che riusciamo a ripartire senza fare forza sui pedali. Gli altri ci raggiungono ad Ulrichen, subito dopo vediamo il bivio per il Nufenen ed Airolo, ma ci rendiamo conto che manca qualcuno che si è spaventato da 2 colpi di clacson in una galleria di 1km, che era pure permessa alle bici.

Noi infreddoliti

Tornanti di Furka e Grimsel

Discesa dal Furka. Spettacolare da vedere!

NUFENEN
Ci siamo tutti, almeno così sembra, gli altri non ci hanno aspettato ma li capisco, sono un po stizzito poichè nemmeno l’ ammiraglia è al bivio, ma non ho problemi a mettere il kway in tasca e salire. Questa salita sembra meno trafficata delle altre, ma non si parla comunque di immersione nella natura, uno stradone a 2 corsie serpeggia tra rocce e boschi per prendere velocemente quota. Anche in questo caso proseguo in solitudine per quella che è la più dura salita di giornata, 1100m di dislivello in 13km, 8,5% medio! Con alcuni tratti piani pure! E col vento forte contro che li fa sembrare salita! Entro in una lunga valletta circondata da monti imponenti e ghiacciai, e anche da enormi tralicci elettrici che distruggono la purezza di queste zone. Lassù c’è una diga, la cima è veramente lontana, ma comincio a preoccuparmi quando su quella che mi sembra una strada non vedo mai passare nessuno. E mi preoccupo ancor di più quando intuisco che la serpentina che sto per iniziare non porta al lago, ma in qualche posto ancor più alto. Fa freddo, ad Ulrichen un termometro segnava 16° ed io sono ben più in alto con la sola maglietta, ma per uno nato nell’ inverno ’85 questo non rappresenta un problema! Ormai la fatica si fa sentire, sono le 15:30 ed è praticamente un ora che sto pedalando in salita, quindi ad una curva con una buona visuale ne approfitto per una pausa fotografica. Folate contrarie rompono le scatole, quando vedo una strada a destra che spiana sono contento, quando capisco che è sterrata mi prende lo sconforto, ma quand’è che finisce? Ore 15:40, sto ancora salendo, non sono piantato ma ormai ho bisogno di riposo, quindi un paio di fotografie sono un’ ottima scusa per un minuto di tranquillità. Curvo a destra e lo vedo, il passoooo! Nufenen! Era ora! Sono talmente fuso che mi ricordo solo adesso che sono partito alle 14:40, quindi escludendo le pause ci ho impiegato 64 minuti, sarei voluto rimanere sotto l’ ora ma fa niente.
Gli altri mi raggiungono pochi minuti dopo, Vittorio ci offre un ottimo panettone al cioccolato, che io divoro pensando di essere tra gli ultimi. Marco, Massimo ed Andrea partono subito in discesa per sfuggire al vento freddo che soffia imperterrito da 2 giorni, io e Fabio (Tangy) ne approfittiamo per qualche foto al cartello. A Vittorio arriva un messaggio inquietante: 15:35, iniziamo ora la salita. Il gruppo di Tiziano è andato dritto al bivio di Ulrichen, allungando di 22km di cui 11 col vento in faccia. Io non sapevo nemmeno di avere gente dietro, certo che se ci fossimo aspettati al bivio, almeno a gruppetti, questi problemi non ci sarebbero stati, la gstione di un gruppo numeroso è un fattore da rivedere nei prossimi giri.
Purtroppo anche la strada del Nufenen è stata scambiata per una discarica dalla stessa persona, Vittorio lo ha visto abbandonare con disinvoltura una busta di enervit (che io stesso ho visto al km 5 di salita), ma nonostante essersi liberato del peso non è stato in grado di concludere la salita senza fermarsi!
La discesa verso Airolo è deludente, a parte le immancabili folate che mi sballottano (non immagino che fatica hanno fatto coloro con le ruote ad alto profilo), ogni 20m c’è una piega sull’ asfalto che mi fa sobbalzare, ed il bello che sono li apposta (per salire con la neve forse?). Grossomodo scendo con Tangy, alla fine del tratto ripido guardo il telato e noto una grossa mancanza, la borraccia mi è volata via in uno di quei dossetti e chissà dov’è finita. Fabio non l’ha vista e tornare indietro a cercarla è fuori discussione, è tardi per farsi 1000m extra di dislivello senza la certezza di rintracciarla.
Il vento gira e ci spinge forte ad Airolo, quando arrivo Marco si è già cambiato, Andrea lo sta facendo, io uso i miei soliti guanti da chirurgo per smontare la bici senza sporcarmi le mani, poi approfitto della gentilezza dell’ albergo per cambiarmi. Un’ ora dopo arrivano tutti, ci troviamo al parcheggio della funivia per riprendere gli zaini, approfittare della crostata di Vittorio e per rimborsare la benzina dell’ ammiraglia, prima di scappare a casa.

Serpentina finale.

Giro dalla bellezza incomparabile, difficile ma fattibile da chi è allenato, l’ organizzazione è da migliorare ma quando si è 22 persone che non si conoscono e dal livello eterogeneo i problemi ci sono, alla fine è andato tutto abbastanza bene. Un ringraziamento particolare a Vittorio e a suo cugino!

S.Gottardo-Furka-Nufenen il 25 Luglio

il 06/07/2010 · Comments Off on S.Gottardo-Furka-Nufenen il 25 Luglio

Questo giro che andiamo a proporre è sicuramente uno degli itinerari più famosi di tutte le Alpi, al pari dell’ accoppiata Mortirolo-Gavia o dei 4 passi Dolomitici. Si attraversano i 3 Cantoni scortati dalle più alte e belle vette Alpine della Svizzera, con panorami da favola e salite che hanno fatto la storia del ciclismo e non solo.
Il giro è organizzato da Vittorio Poretti di “cronoscalatemondiali” assieme a Giri & Salite ed è una specie di “raduno attuale” dell’ “associazione”.

Attualmente siamo in 10 che si ritrovano a Varese + diverse persone che ci raggiungono ad Airolo.

RITROVO:
Il ritrovo è alle ore 9:30 alla stazione ferroviaria di Airolo (Ticino-Svizzera), la partenza sarà non appena saremo tutti pronti, comunque non oltre alle 10:00.
Per giungere ad Airolo la strada più comoda è l’ autostrada, che però richiede l’ acquisto della Vignetta al costo di 28€ e valida sino a fine 2010. In alternativa ci sono le strade statali, ma il tempo necessario è di almeno 1 ora più alto, e in Svizzera non scherzano con multe ed Autovelox.

RITROVO ALTERNATIVO E TRASPORTO:
Ci sarà pure un ritrovo dalle 7:30 al mobilificio di viale Belforte 250, per poi andare su tutti assieme, partendo tassativamente entro le 8:00. Attualmente riusciamo ad organizzarci con un numero minimo di macchine (credo 4), ma prego chiunque sia interessato a contattare Vittorio ([email protected]) per confermare la presenza ed organizzarci per il trasporto.

Per seguire in diretta tutte le novità del giro visitate il bdc-forum qui: http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=99027

IL GIRO:

Si parte da Airolo, come prima ascesa c’è il San Gottardo via Tremula, l’ unica salita Alpina che ha diversi km completamente in pavèè. Per chi è interessato a tentare il proprio record sulle salite storiche, sul Gottardo è attivo il rilevamento tempi di timtoo.com Scesi a Hospental non c’è nemmeno il tempo di rifiatare prima di salire al passo Furka, dopo la sua discesa però inizia la salita più impegnativa del giorno, il passo Nufenen (Novena) prima della lunga picchiata per ritornare ad Airolo.

DOVE DORMIRE:
Vittorio ci suggerisce alcuni link per chi vuole passare la notte di sabato a Varese:
http://www.bed-and-breakfast.it/citta.cfm?citta=Varese&IDregione=9

http://www.agriturismiebedandbreakfast.com/bed_and_breakfast_Varese.asp
invece questo recidence è di un mio amico magari vi affitta la camera per la notte: http://www.residencelearcate.it/

Per chi vuole stare in campeggio: www.campeggi.com/varese-campeggi-varese.asp

ALTRO DA SAPERE:

  • Per gli Svizzeri è obbligatoria un’ assicurazione sulla bicicletta che copre i danni a terzi, assicurazione facoltativa per chi pedala occasionalmente nel paese elvetico (come noi). Se qualcuno volesse farla la vignetta per le bici costa 6CHF, la si può pagare in euro se si va nelle poste Svizzere.
  • La zona del nostro giro è molto bella, ma è anche la zona di confine tra sud e nord Europa ed il clima può essere davvero mutevole, consiglio a tutti di portarsi il necessario per poter affrontare improvvisi temporali e temperature che possono scendere anche sotto i 10° in pieno giorno. La mantellina è quasi obbligatoria, un paio di guanti di plastica diventano molto utili in caso di discese bagnate, anche dei guanti pesanti potrebbero diventare utili in caso di clima avverso.
  • Il trittico prevede 3 salite molto lunghe che superano i 2000m di quota, la più difficile delle quali (il Nufenen) viene affrontata per ultima. Esagerare sul Gottardo o sul Furka può rivelarsi una pessima scelta. Ma non bisogna preoccuparti troppo, sono pur sempre “solo” 100km e 3000m di dislivello, alla portata di tutti.
  • Come per tutti gli altri giri da noi organizzati anche questo è una giornata in compagnia, in cui si può andare ad andatura libera ma ci si aspetta in cima, almeno fino a formare dei gruppetti consistenti. Sperando che tutti passiate dei splendidi momenti!

Altri consigli di Lucai di Lugano:

– il pavé vero e proprio inizia quando si supera la sbarra che blocca la strada per la chiusura invernale, prima ci sono degli assaggi più o meno lunghi, dopo si padala come alla parigi-roubaix: si cerca dove NON c’è il pavé
– occhi ad imboccare la cantonale vera e propria ad inizio discesa dal gottardo, altrimenti si rischia di farsi il tratto di pavè che porta ad hospental
– la discesa dal gottardo è generalmente la parte più fredda del giro
– da hospental a realp ci sono alcuni km di piano, con fortuna trovate vento favorevole, altrimenti buona pedalata (ed è spesso ventilato)
– salita al furka: dopo i primi km inizia il lungo rettilineo dal quale si vede il passo, occhio è veramente lungo e sembra non finire mai
– discesa dal furka: fermatevi a vedere il ghiacciaio a belvedere e più sotto al paesino di gletsch (bivio per il grimsel pass) dove è possibile ammirare delle locomotive storiche
– il nufenen (o novena): auguri!!! 13 km circa con un solo punto di riposo … 300/400 metri circa dopo 3,5 km … appena passate il ponte inizia l’inferno vero e proprio: 3km circa di rettilineo con pendenza media superiore al 10% e poi iniziano i tornanti e fino all’ultimo non c’è respiro
– la discesa è molto lunga con lunghi tratti pedalabili
infine
– in svizzera NON ti legnano fisicamente, ma se sgarri paghi, e subito (altrimenti poi faresti il furbo!), cosa che peraltro fanno pure in italia con gli stranieri … e francamente NON ho mai sentito di gente messa in galera per eccesso di velocità (neppure il nostro “caro” connazionale corona beccato con la sua belen ai 190km/h dove c’era il limite degli 80 km/h … e senza patente, visto che l’avevano trattenuta i colleghi polizziotti italiani per un’analoga infrazione!)
in ogni caso: buon giro!!!!

LE SALITE:

San Gottardo via Tremola: http://www.salite.ch/sangotta2.asp

Furka da Realp: http://www.salite.ch/furka.asp

Nufenen (Novena) da Ullrichen: http://www.salite.ch/nufenen1.asp

Laghetto in cima al Nuvenia

I tornanti verso il passo Furka

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