Tripletta Valtellinese, giorno 3a: Mortirolo!

il 11/09/2010 · Comments Off on Tripletta Valtellinese, giorno 3a: Mortirolo!

21/08/2010

La bi-Stelvio è stata l’ avventura di Massimo, la tappa Mortirolo-Gavia invece sarà il mio giro, quello che sto temendo e aspettando da tanto tempo ormai, specialmente nella sua prima parte. Il Mortirolo nel mio immaginario è la Salita, l’ esempio migliore di sfida contro la gravità lungo le pendici una montagna. Ne ho timore poichè sarà ampiamente la più dura che avrò mai fatto (10,45% di media in ben 12,5km!), ed anche perchè ho l’ obbiettivo ambiziosissimo di farlo in un’ ora netta, che conoscendo ora la strada so essere proprio ai miei limiti assoluti…
Prepariamo le valigie prima di una corposa colazione, nonostante la cena della sera precedente abbiamo bisogno di incamerare calorie per riempire quelle consumate nei due giorni precedenti. Alla tv trasmettono alcune frasi da baci perugina che spacciano per oroscopo, Massimo perde quello della Bilancia ma io lo assicuro che è buono, mentre quello specifico di Pedra prevede 10000m di dislivello per questi 3 giorni. E’ anche per questo che sono stato fiducioso nella riuscita della bi-Stelvio nonostante le brutte previsioni meteo di ieri.
Gentilmente ci lasciano tenere la macchina in garage, nonostante un po’ di confusione riusciamo a sistemare tutto e partire quasi in orario. I 2 giganti non sono l’ unica difficoltà odierna, avremo pure 4 ore di auto per il ritorno. La partenza è in discesa, o meglio in picchiata attraverso Sondalo, fino alla statale della Valtellina. Oggi sarà una giornata calda, ma tra gli stretti monti sentiamo leggermente freddo nel tratto che scende ripido sino a Grosio, dove la valle si allarga ed un tiepido sole finalmente ci scalda. Dopo il pavèe del paese iniziamo a pedalare seriamente, diversi km di falsopiano con qualche contropendenza ci permettono di mandare le gambe a regime sino al cartello di Mazzo di Valtellina. Il mostro è la sopra, riconosco il centro del paese dentro il quale sono passati i professionisti, ma seguiamo i cartelli marroni che ci spediscono al purgatorio. Un cartello ci ricorda cosa stiamo per affrontare, riportandone pure l’ altimetria che ripasso velocemente, col micidiale 6° km al 14% medio. Quasi mi tremano le gambe, è giunta l’ ora che aspetto almeno dal 2008!

Ore 11:19, aggancio il pedale in prossimità del cartello e parto, subito al mio ritmo, questa salita merita di essere sfidata a viso aperto. La strada è come la ricordo, tutta nel bosco e larga una corsia, su asfalto bello. Ma quei tratti in cui spiana non me li sarei mai immaginati. Faccio una sosta di 30 secondi per togliermi occhiali e bretelle, per favorire al massimo la respirazione. Riparto e finalmente il Mortirolo si mostra nel suo vero aspetto, diverse rampe toste chiedono un 34×29 che non ho, ma comunque col 27 riesco a mantenere il passo senza scendere sotto gli 8 orari nei tratti più ripidi.
Però ogni tanto trovo 100m al 5%, pensavo fosse regolare ed invece così è più difficile fare il tempo, o forzo per accelerare o ne approfitto per respirare. Scelgo una via di mezzo bevendo piccoli sorsi prima di rispostare la catena sul 27 all’ ennesimo muro. Il panorama che si apre sulla valle è interessante, ma non posso fermarmi. Peccato però, vorrà dire che ruberò qualche foto da Panoramio… Ad un cartello indicante 1050m di quota faccio un veloce calcolo temporale, e scopro di viaggiare sui 1300mh di VAM, ma penso anche che me ne mancano ancora 800, cioè almeno 40 minuti ad un ritmo piuttosto alto, e decido di non rischiare lo scoppio rallentando leggermente.
Sinceramente non ricordo qualche tratto più o meno duro, tranne uno subito dopo una malga in cui tengo a fatica gli 8kmh, ma nel complesso non trovo pendii così impossibili sebbene la catena sia spesso sul 27, con qualche toccata sul 25. Ogni tanto la strada presenta un maledetto falsopiano dove mando giù un sorso d’ acqua, per poi schizzare di nuovo all’ insù. Dai cartelli di malghe e case che riportano la quota capisco di essere calato abbastanza, l’ ora netta è ormai un miraggio, ma ormai sono anche certo di reggere sino alla fine senza problemi, anzi di averne ancora.
Gli ultimi km per me sono i peggiori, la pendenza media scende sotto il 10% ma solo perchè le spianate sono più numerose e lunghe, cerco di aumentare la velocità superando gli ultimi metri a ritmo salita pedalabile, ma il verdetto è inesorabile: 1h:04:15“. Cioè, non malaccio, ma sono leggermente deluso, anche se col senno del poi 1:02:00 circa sarebbe stato un crono alla mia portata, l’ ora netta no… non con questa irregolarità.

Una volta che realizzi un sogno non ti resta che un vuoto nel cuore, ed ora che il mio Mortirolo è fatto mi manca qualcosa, l’ ho guardato in faccia e battuto senza troppi problemi, addirittura meno dello Stelvio da Prato, ma ora che fare? Ce n’è una in Friuli che dicono sia molto più dura…
Arrivano al passo anche uomini in mtb, alcuni hanno impiegato più di due ore, ma hanno vinto anche loro e pure più di me! Massimo arriva ben più provato dopo 12 minuti, sinceramente pensavo ci mettese qualcosina in più ma nemmeno lui è troppo contento, il suo obbiettivo erano i 75′. Le foto al cartello sono d’ obbligo, dopo di esse ci lanciamo nella bella discesa tecnica sino a Monno. Di nuovo acqua ad una fontana per risaliare verso Ponte di Legno, un paese che abbino ad una cosa, anzi due: GAVIA e … Recco, comune con cui è gemellato e dove io e Massimo siamo partiti per un giusto allenamento nell’ entroterra ligure giusto 5 giorni fa (giro di cui vi racconterò i particolari). Pedaliamo molto tranquilli, non si capisce se è falsopiano, pianura o salita facile, ma noi prendiamo per buona l’ ultima ipotesi. Non abbiamo tanta fame, ma non vogliamo rischiarci il Gavia con appena qualche barretta e perciò ci fermiamo per un panino in 2.

Il Gavia al prossimo post!

Sondalo al mattino visto dal balcone, l’hotel si trova nella parte alta del paese


Vista sulla Valtellina verso Tirano, rubata da Panoramio (non potevo mica fermarmi sul Mortirolo!) (Foto di Poldiva12)


Una degna fotografia


La Mortimucca (by Massimo)

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