4 giri assolutamente da fare

il 22/02/2012 · Comments Off on 4 giri assolutamente da fare

Attualmente sono fermo da più di un mese, vuoi per il freddo non certo consono agli inverni padani, vuoi soprattutto per una fastidiosa tendinite al ginocchio esterno che non disturba la vita normale, ma che non riesce a guarire, la posizione peggiore per il recupero è quella che tengo per 8 ore dentro al letto… Mi sfogo con qualche chilometro giornaliero di cyclette, un palliativo per mantenere il fisico un po’ attivo…

Non ho nulla di nuovo da raccontare, e ormai nemmeno di vecchio, ne approfitto per consigliarvi alcuni giri bellissimi, alcuni epici, altri che consiglio fortemente, sperando anche nell’ aiuto di altri che meglio di me conoscono le Alpi (dove trovare i migliori anelli se non nelle Alpi?).

La Susa-Susa:
Questo è senza dubbio uno dei più epici anelli alpini, piuttosto lungo e difficile, ma fattibile da un amatore con un po’ di allenamento. La partenza consigliata per noi italiani è a Susa, si parte in salita con il Moncenisio, una salita che non si trova nell’ elenco delle celeberrime, ma che presenta 1600m di dislivello con pendenze costanti e mai banali che termina lungo il lago artificiale ad oltre 2000m di quota. Una veloce discesa porta a Lansebourg Mont-Cenis, poi si scende per 40km lungo la valle Arc sino a S. Michel de Maurien, dove inizia una delle regine della Francia, il Galibier, 18km di cui 12 costanti al 9% in un paesaggio maestoso. Ma prima c’è il Col du Telegraphe, 800m di dislivello in 12km, mica bazzeccole!
La prima parte di discesa porta al col du Lautaret, la seconda è su una strada larga in cui sembra di volare sino a Briançon. Il grosso è fatto, ma manca ancora il Monginevro, 500m verticali pedalabili su una strada trafficata ma piuttosto larga. Da Cesana torinese è falsopiano, c’è discesa vera solo rientrando a Susa, quando ormai è fatta.
E’ un giro molto bello che però va fatto in gruppo, è facile trovare un forte vento contrario tra Moncenisio e Galibier e nel tratto Monginevro-Susa, mentre questo vento è spesso favorevole dal Lautaret a Briançon. In tutto sono 206km e 4500m di dislivello.

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=1342  e  http://giriesalite.altervista.org/?p=1352

Il Trittico svizzero (Gottardo-Furka-Novena):
Il giro perfetto, 3000m di dislivello in 100km. Si parte da Airolo, l’ ultimo avamposto del canton Ticino, si sale subito verso il passo San Gottardo, crocevia tra Europa settentrionale e meridionale, la vecchia via nella parte finale è molto tortuosa con infinite curve e più chilometri completamente in pavèe, una salita assolutamente da fare! Il Gottardo è un passo molto freddo, spesso spira un vento gelido, consiglio di portare sempre un capo d’abbigliamento in più.
Il bivio del Furka arriva a discesa non ancora finita, un breve falsopiano precede la salita vera e propria, la più facile delle 3, con ripidità nella media ed un lungo falsopiano finale. La discesa fa intuire che l’ altro versante è nettamente più duro e bello, si scende sino ad Ulrichen dove inizia il Nufenen (o Novena in italiano), la più dura delle 3 con troppi tornanti finali che non lasciano respiro a chi a questo punto è già stanco. Dai 2400m del passo ai 1000 di Airolo è tutta discesa.
I panorami sulle grandi vette alpine, sui ghiacciai e la storia di questo percorso lo rendono obbligatorio ad un ciclista che si rispetti, inoltre essendo corto lo si riesce a fare anche in un pomeriggio.

Il mio racconto: http://giriesalite.altervista.org/?p=511

Mortirolo+Gavia:
Questa accoppiata è un must per chi si trova in Valtellina, si scalano 2 delle più famose salite italiane in 120km e 3390m di dislivello.
La partenza migliore è da Bormio, c’è abbastanza strada per scaldarsi in vista dei 12.5km al 10.5% del Mortirolo, c’è una salitella adatta a rompere il fiato e pure molta discesa per non sprecare energie. Il Mortirolo non è proibitivo, non ha picchi impossibili, bisogna adattarsi ad un rapportino agile e salire senza strafare. La discesa verso Edolo è abbastanza tecnica, da Edolo sino a Ponte di Legno è tutto falsopiano in cui volendo si possono tirare i rapportoni.
L’ inizio del Gavia è banale, ma è dopo la sbarra che la strada si restringe e rende la vita difficile, tanto da assomigliare al Mortirolo. Quando si esce dal bosco le pendenze calano su valori normali, non è una salita durissima che però non regala niente, 1400m di dislivello dopo il Mortirolo non sono da sottovalutare. C’è anche la galleria, 200m completamente bui in cui è utile avere una torcia o almeno una lucina, altrimenti bisogna fare affidamento ai catarifrangenti laterali e alle auto/moto di passaggio.
La discesa del Gavia sino a S.Caterina non è bellissima, poi sino a Bormio diventa un rettilineo un po’ curvo in cui si scende forte senza pedalare, specie nella prima parte.
Edolo può essere una buona alternativa di partenza, ma c’è da stare attenti perché il Mortirolo dopo il Gavia è domabile, ma non perdona!

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=709 e http://giriesalite.altervista.org/?p=722

Bi-Stelvio:
Questo non è un anello classico, ma un modo per affrontare 2 versanti del più alto passo italiano, che dai suoi 2758m domina il ghiacciaio dell’ Ortles ed i mitici 48 tornanti del lato trentino. Si parte in salita da Bormio, l’ attraversamento del paese è il massimo per rodare la gamba prima che le pendenze inizino ad essere impegnative in un ambiente pienamente montano. Sebbene questo sia il versante meno nobile, è una egregia signora salita da 1500m di dislivello continui, con numerosi tornanti ed anche un tratto di 1km in cui rifiatare.
Giunti al passo si svolta indietro sino al bivio del Giogo di S.Maria, a 2500m di quota, dove si sconfina in Svizzera e si scende sino al paese di S. Maria. Si rientra in Italia in una larga vallata ripida che permette di rilassarsi, qualche chilometro piano porta sino a Prato allo Stelvio e del falsopiano conduce all’ inizio della vera salita, segnalata da un inquietante cartello con scritto “48” che ci ricorda quanto ci manca.
La prima parte è in un fitto bosco, ai 2200m si esce allo scoperto guardando sconcertati i rifugi lassù in alto ed i numerosi strettissimi tornanti che li raggiungono. Si sale costantemente al 9%, senza picchi e senza riposi. Dal passo poi è fatta, sino a Bormio è tutta discesa.
107km e 3400m di dislivello con 2 salite OBBLIGATORIE!

I miei racconti: http://giriesalite.altervista.org/?p=610  e  http://giriesalite.altervista.org/?p=624

Prossimamente altri suggerimenti di itinerari che adoro, non belli come quelli sopracitati, ma molto validi. O, come spero, altre descrizioni di giri mitici con l’ aiuto di chi voglia suggerirne altri.

I migliori 3 giri del 2011

il 01/02/2012 · Comments Off on I migliori 3 giri del 2011

Ecco finalmente i 3 migliori giri del 2011!

Negli ultimi giorni il sito è stato offline, ho a disposizione 300Mb di spazio e 10Gb di traffico disponibile, non credevo di toccare nuovamente questo limite. Su Altervista (e ve lo consiglio caldamente se volete farvi un sito/blog personale) posso ampliare le risorse sino teoricamente all’ infinito, o pagando o grazie alle visite alla pubblicità. Giusto per raccontarvelo …

3°:  4/04) 5 Terre
Il cielo nuvoloso e la leggera foschia purtroppo rovinano questi luoghi ancor più affascinanti di quanto immaginassi, i paesini aggrappati a speroni di roccia modellati a fatica per i tipici terrazzamenti non risaltavano senza il timido sole uscito nella seconda parte della giornata.
Parto da Brugnato dopo una colazione da re e per iniziare scalo il passo del Bracco, poi scendo sino Bonassola, vado a Levanto dove mi infilo in una galleria ciclabile che mi separa dalle onde sino a Monterosso, la prima delle Terre e dove la mia giornata cambia completamente volto: vengo colto da un forte dolore tendineo al ginocchio, l’ unico movimento che non mi da problemi è la pedalata tranquilla, ma già ripartire diventa uno spettacolo circense non potendo alzare la gamba… Salto Vernazza e scendo a Corniglia, un paese che mi commuove da tanto è bello, lassù aggrappato sulla roccia. Qui non esiste il concetto di pianura, è un luogo per autentici camosci liguri.
Tralascio Manarola e visito Riomaggiore, poi a La Spezia ritorno nella civiltà pedalando sino a Portovenere, un altro gioiello che visito solo parzialmente a causa dei problemi nella camminata. Sono in ritardissimo, mancano oltre 30km ed ho indicativamente 1h e 30 massima di luce per risalire sino a Brugnato, taglio per la lunga galleria (2km) in salita che oltrepassa La Spezia, la brezza della sera fortunatamente mi sospinge sulla tranquillissima val di Vara sino a Borghetto, dove praticamente arrivato scarico le energie nervose crollando fisicamente, con dolore, stanco, affamato ma veramente soddisfatto!

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1160

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1168

perché raramente ho visto posti dalla bellezza comporabile alle 5 Terre, i paesi sono spettacolari e la tanta salita mi ha reso felice. Paradossalmente il problema al ginocchio e la tirata del ritorno mi hanno lasciato buoni ricordi.

Corniglia, il paese che mi ha lasciato a bocca aperta

 

 

La via dell’ amore che collega Manarola a Riomaggiore

Riomaggiore, il 5° paese delle 5 Terre

2°: 3/07) Susa-Susa
Io e Massimo abbiamo pernottato a Susa, per gli altri la partenza alle 7:30 ha significato una levataccia incredibile. Avremo bisogno di molto tempo per questo famosissimo giro alpino, ma almeno la giornata è veramente ottima e limpida. Il Moncenisio è una salita lunga ma regolare, il lago in cima ristora la vista dopo il primo colle, sino al secondo scalpo è tutta discesa e falsopiano, il vento contrario rende ancor più vantaggioso l’ essere in 5, sebbene i cambi siano da rivedere.
Dopo una sosta pipì ed acqua ci aspetta il Moloch di giornata, Telegraphe più Galibier per 2000m abbondanti di dislivello su uno dei valichi più famosi al mondo (come dire lo Stelvio per gli italiani). Ci ricompattiamo al Telegraphe, poi sulle costanti rampe del Galibier ognuno va per conto suo, chi salendo bene, chi soffrendo un po’, ma arrivare in cima è una soddisfazione per tutti, specialmente per me che arrivo alla 1000° salita nel mio elenco!
Fino a Briançon voliamo complice il vento a favore, poi ci aspetta il facile Monginevro, che a questo punto diventa faticoso per tutti, io voglio vedere quante energie mi rimangono e salgo in solitaria, gli altri fanno gruppetto. Dal valico il vento ritorna ad essere contrario, ma il vero problema è rappresentato dal traffico congestionato sulla statale poiché l’ autostrada è stata chiusa per controllare la manifestazione No-Tav, dobbiamo letteralmente fare lo slalom tra chilometri di coda prima di ritornare a Susa dopo 206km e 4.5km di dislivello con 3 signore Alpine!

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1342

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1352

Perché la Susa-Susa è un giro mitico ed affrontarlo in una giornata quasi perfetta (solo troppo vento) è stato fantastico. Aggiungiamoci pure l’ essere in buona compagnia, la 2 giorni a Susa con Massimo e soprattutto l’ aver onorato la mia 1000° salita sul Galibier… Inoltre ho pure vinto la mia personale sfida contro le crisi di fame, da Susa al Galibier mangiando mezza focaccia mentre altri avevano un ristorante con sè! Peccato per il traffico finale che proprio non ci voleva.

Piccoli contro il gigante Galibier

Segnalo ad un fotografo la mia 1000° salita

Marco, Andrea, Fabio, Massimo, Pedra sul Galibier

1°: 8/05) Caprauna e val Tanaro
Descrivere questo giro è difficile, se dovessi pensare al percorso per me perfetto penserei proprio a questo!
Parto passando sul lungomare di Borghetto S.Spirito, dove trascorrevo le vacanze al mare, poi pedalo nel primo entroterra di Albenga con coltivazioni di ulivi ed orografia che mi ricordano fortemente il lago di Garda, mi addentro verso le montagne e la stretta val Neva mi ricorda il Trentino con i suoi tipici monti coperti da boschi.
La salita a Capraùna è come piace a me, regolare ed abbastanza ripida, supero anche una nutrita flotta di pensionati danesi coi quali scambo diverse chiacchiere in cima al passo, da dove ammiro le Alpi al confine francese parzialmente innevate e desidero io stesso poter toccare la dama bianca dopo aver toccato la sabbia delle spiagge. Dal colle di Nava sino a Le Salse non mi entusiasma, ma poi si ricomincia a salire decisi in un paesaggio quasi di montagna, superato il valico trovo pure la neve e letteralmente ci salto dentro, poche ore fa ero al mare!
La discesa tecnica nel bosco mi esalta, ma quando entro a tutti gli effetti tra le gole del Tanaro mi commuovo, sapevo che erano belle, ma non immaginavo quella strada scavata nella roccia con il torrente lontano e le vette ancor più distanti, un luogo dove la natura combatte contro se stessa con risultati incredibili. La vallata si allarga sino a Garessio, il vento che prima mi aiuta poi improvvisamente cambia spirando dal mare e scendendo dal colle S.Bernardo, dove giustamente hanno costruito un impianto eolico. Non è però ancora finita, mi manca la salita di Rocca Barbena con i suoi tornanti in muratura e la divertente picchiata verso il mare, giusto per rifarsi gli occhi dopo la scorpacciata montana.

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1218

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1229

E’ il giro vincitore perché per me è quello ideale, sono passato dal mare alla vera montagna attraverso un gran numero di territori diversi, ho trovato la neve ed ho pedalato a due passi dalla Francia partendo dal Savonese, le salite mi sono piaciute tutte così come le discese, l’ incontro coi danesi mi ha portato allegria, ma soprattutto non ho mai trovato un posto come l’ alta val Tanaro che mi sapesse far rimanere così a bocca aperta… Credo sia il miglior giro di sempre, se le 24h con Stelvio-cena dalla Giovanna-Mortirolo sono l’ avventura ciclistica più intensa, questo è il giro più bello.

Il mare a Borghetto S.Spirito, in contrasto con la foto successiva

Dal mare sino a trovare la neve a Maggio!

Le fantastiche gole del Tanaro

Grazie della lettura,
Pedra


Susa-Susa (parte 1 Susa-Valloire)

il 25/07/2011 · Comments Off on Susa-Susa (parte 1 Susa-Valloire)

Alle 6:00 il forte suono della sveglia mi catapulta giù dal letto, Massimo è ancora tra sogno e realtà, io invece sono già pimpante nonostante questa sia la peggiore levataccia ciclistica che abbia mai fatto (sono un pigrone lo so…). Ci Aspetta la Susa-Susa, uno dei più duri classici Alpini, di categoria superiore sia ai 3 passi Svizzeri che al classico Mortirolo-Gavia.
Giretto di dimagrimento in bagno ed abbondante colazione per entrambi al B&B “Rocciamelone” di Susa (30€ a testa per essere trattati molto bene), gli altri alle 7:30 sono già in piazza pronti a partire, noi invece siamo in ritardo di qualche minuto, stiamo rispettando la regola non scritta che l’ ultimo ad arrivare è sempre quello più vicino.

Siamo in 5: Io, Massimo, Marco, Andrea e Fabio “Tangy” pronti per affrontare questi 206km attraverso le Alpi di Italia e Francia. Si inizia col Moncenisio, 1600m di dislivello  continui, la 2° salita non è che il Galibier, preceduto dal col du Telegraphe col quale fa praticamente un’ ascesa unica, e per finire il Monginevro, sulla carta nettamente il più facile, ma dopo tutto il resto anche un cavalcavia può creare problemi. Le lunghe salite non sono l’ unico problema odierno, dovremo fare i conti con un probabile vento contrario nelle lunghe vallate e forse coi pericolossimi No-Tav che proprio oggi hanno organizzato un’ imponente manifestazione con 70000 partecipanti e qualche centinaio di idioti che ovviamente sono gli unici che fanno notizia… Solo gli idioti di una parte e i feriti dell’ altra trovano spazio, il contrario invece viene ignorato da buona parte dei maggiori organi di informazione.

Passiamo prima in centro al paese, mentre Massimo prende l’ acqua noi altri osserviamo la Dora Riparia specchiare il tiepido sole di un mattino terso che illumina i 3500m del Rocciamelone, la montagna di Susa. Parte la sfida di 5 piccoli ciclisti contro la montagna, e parte anche una sottosfida alimentare tra me e Massimo, con lui che porta con sè un ristorante con cuochi annessi, mentre io voglio finire il giro con 80g di focaccia, una brioche e un pacchetto di Ringo, più una salvifica bustina di zucchero. Roba che uno normale va in crisi di fame solo a pensarci!
Oltre a questo per me potrebbe essere una giornata speciale, quella in cui scalerò la 1000° salita diversa. L’ho studiata bene affinchè fosse il Galibier, la n° 1000 deve essere onorata a dovere.

L’ inizio è in salita, il Moncenisio non fa sconti e parte subito deciso con le sue pendenze fisse all’ 8%. Io e Marco ci stacchiamo subito dal resto del gruppo che procede comunque prudente, poi anche Marco tiene sotto stretto controllo i battiti e già percepisce il mio nervosismo quando un’ Apecar ci supera a fatica, ma non è il momento di far cazzate con tutto quello che ci aspetta. Mi stacco da Marco, anche se ogni tanto mi supera mentre io fotografo la foschia del mattino che staziona nella valle. Ci ricongiungiamo per vedere dall’ alto la val Sangone che sfocia a Susa, poi ognuno continua col suo passo, Marco attentissimo a non sforare di un battito, io invece che ho abolito il cardiofrequenzimetro pedalo a sensazioni. La salita è incredibilmente costante, solo quante punta più alta a Giaglione e 200m piani interrompono questa strada disegnata col goniometro.
Supero il confine francese ed arrivo ai piedi della diga, il punto più affascinante chiamato “le scale del Moncensio”, con alcuni secchi tornanti che sovrastano lo sbarramento naturale con pendenze più dolci. Il Moncenisio è stata la mia prima salita Alpina nel 2004 ed ancora ricordo bene i suoi panorami, non ricordo però che superata la diga ci sono ancora un paio di km all’ insù. Il passo è più avanti, su quello che è effettivamente il valico delle 2 valli, ma il punto più alto è quello in cui sono adesso, sopra il lago di un blu intenso a 2100m di quota. Qualche foto è d’obbligo, quindi mentre aspetto gli altri prendo la borraccia e bevo. Normalmente non sarebbe una notizia, ma dopo 1h30 di salita è la prima volta che mando giù qualche sorso, complice una giornata climaticamente perfetta e con un cielo Blu Emiliano®.
Scendo di poco al bar e mangio un pezzetto di focaccia mentre arrivano prima Marco e poi insieme gli altri 3 ancora molto tranquilli e pimpanti. Ripartiamo con un paio di strappetti, ma purtroppo mi devo fermare, la mantellina è fortemente consigliata in questa discesa e sono l’ unico a non averla ancora indossata. Arriviamo a Lansebourg Mont-Cenis e ci togliamo le protezioni per il freddo, io mi innervosisco perchè gli altri stanno ancora mangiando, mentre per la tabella di marcia siamo già abbastanza in ritardo, ma d’ altronde hanno anche ragione, una crisi di fame sul Galibier sarebbe devastante.

Ci aspettano 40km di vallata in discesa e come temevo il vento è teso e contrario, per fortuna siamo in 5 e dandoci cambi regolari non soffriremo. Io mi prodigo abbastanza, però dobbiamo imparare a gestire meglio il gruppo perchè i cambi sono abbastanza anarchici, con sorpassi da dietro e turni troppo lunghi. Troviamo un pezzettino in leggera salita, un paio di discesine e qualche tornante, un bellissimo castello sulla destra e rimaniamo sempre in questa stretta vallata scavata dal fiume Arc. C’è un momento di panico ad una rotonda, sono davanti ed ho dei dubbi ad un cartello: entrambe le direzioni portano a Chambery, ma un segnale è blu e l’ altro verde, ed io ragionandoci su quasi non vedo un marciapiede che rientra. Rallento per mantenere la statale, ma i colori invertiti rispetto all’ Italia ingannano gli altri che si fiondano decisi sulla rampa dell’ autostrada, senza vedere il divieto di accesso alle biciclette. Caccio un urlaccio per stoppare Massimo che già era vicino all’ ingresso e rientriamo sulla statale.

Arriviamo senza troppa fatica a S. Michel de Maurien dove troviamo una simpatica fontana azionata a manovella da cui ci riforniamo, all’ inizio del Telegraphe noto pure un ciclista diretto verso una “toilette” pubblica e tutti ne approfittiamo, chi più e chi meno, tranne il sottoscritto che da vero italiano uso un cespuglio dietro al bagno per svuotare la vescica. La giornata è ancora perfetta, senza nuvole e con la quasi certezza di sole sino alla fine. Qualcuno come Andrea ha caldo, io tolgo solo guanti e casco perchè comunque salendo staremo meglio come temperatura, che in fondo per essere estate è ottima.

Telegraphe: qualcuno la considera come un pezzo di Galibier, qualcun’ altro come salita a se stante, però nessuno le da la giusta importanza, sono comunque 800m di dislivello in 12km! La strada è larghissima e devo dire abbastanza trafficata, anche se nei limiti del sopportabile. Iniziamo tutti insieme, ma poi io e Andrea facciamo gruppetto salendo regolari con pendenze lineari ed un bosco omnipresente che cancella tutti i possibili panorami verso il basso. C’è poco da dire su questa salita, solo l’ ultimo km permette di vedere più in basso sulla val d’Arc e guardare gli imponenti monti che ci circondano.
Ho fame, nel senso di buco nello stomaco, il resto della focaccia serve a far da tappo mentre io e Andrea ci fotografiamo a vicenda sotto il cartello. Gli altri arrivano insieme, Marco e Tangy approfittano della sosta per rifugiarsi in un bar e sbaffarsi un incredibile dolce, ogni caloria acquisita è una possibilità in meno di crisi (ma sarà davvero così?).
La discesa per Valloire è veloce e diritta, il panorama cambia completamente, dai boschi del primo tratto si passa ad un paesaggio ormai di alta montagna. In questo paesino famoso per gli sport invernali riempiamo le borracce, e ci prepariamo psicologicamente al pezzo più impegnativo di tutta la Susa-Susa. Siamo a metà percorso e poco oltre la metà del dislivello, ma davanti a noi c’è uno dei miti del Tour de France coi suoi 1200m di dislivello divisi in 18km, di cui i primi molto facili e gli ultimi 10 all’ 8%. Ma questo è un’ altro racconto, per oggi basta da parte mia!

La foschia Torinese risale la val di Susa

Le Scale del Moncenisio, il punto più emozionante

Altra visuale dei tornanti

Il lago artificiale del Moncenisio

I 5 all’ inizio del col du Telegraphe

Il gruppo al passo del Telegraphe

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