Giro dei vigneti, secondo racconto

il 28/10/2013 · Comments Off on Giro dei vigneti, secondo racconto

Siamo a Torrone, tra Rovescala e S.Maria della Versa su un lungo crinale al confine tra le province di Pavia e Piacenza, dei 21 che formano il gruppo di partenti al “giro dei vigneti d’Oltrepò” in 4 devono tornare indietro e scendono in valle Versa, altri 4 li seguono per deviare sul percorso medio scortati da Elia, noi rimaniamo in 12 diretti verso il corposo sconfinamento in territorio emiliano.
Si inizia con una leggera discesa a mezzacosta su crinali monotematici in cui le vigne appena vendemmiate coprono la quasi totalità del panorama, ne passiamo davanti ad una che invece offre ancora corposi grappoli lasciati a sovramaturare (o almeno è ciò che racconto ad Andrea) e poi, appena entrati in territorio piacentino e subito dopo una battuta di Massimo (“chissà perché non mi sembra più di essere in Oltrepò, cosà ci sarà di diverso?“) riprendiamo a salire con dolcezza in direzione Vicobarone. L’ idea iniziale era di imporre un’ andatura tranquilla almeno in questo tratto interlocutorio, ma per qualcuno del gruppo “tranquillo è sotto i 30 orari” e giocoforza si ripropone il classico terzetto di testa su pendenze da falsopiano sino a quel balordo incrocio in mezzo al paese.
Ci fermiamo tutti perché, nonostante la giornata rimanga piuttosto fresca, dopo 2 ore abbondanti abbiamo bisogno di ricaricare le borracce e la fontanella in piazza fa al nostro comodo. C’è anche chi dovrebbe alleggerire la vescica, ma suggerisco di aspettare la fine della discesa per poterlo fare comodamente al bar, specialmente per quella ciclista che non può -come noi maschietti- semplicemente mettersi dietro una pianta.

Il prossimo sarà il tratto più ripido della giornata, la strada si impenna tra le abitazioni e solo Andrea sembra non faticare sulle pendenze che raggiungono il 12%, mentre io ansimo per non scendere mai sotto i 13 e non staccarmi dalla testa, e dire che sto andando piuttosto forte per i miei standard! Christian stavolta abbandona la sfida e ci raggiunge al bivio successivo, a poco più di un cavalcavia dal valico dopo che il muro è stato soppiantato da del falsopiano.
La quasi totale assenza di vegetazione ci permette un’ ampia veduta sul lembo orientale dell’ Oltrepò pavese, su queste dolci colline piacentine che sfociano in val Tidone, sui boschi ai piedi della zona montana e su nubi per niente minacciose che svolazzano nel cielo. Riunitici scendiamo a Trevozzo con larghe e dolci curve ed un brevissimo tratto sterrato, poi giunti in paese c’è chi ne approfitta per nascondersi dietro ad un muro per il test delle urine, chi favorisce un caffè e chi si riposa un attimino prima della ripartenza.

La ripresa è tranquilla lungo la val Tidone, cerco di tenere il gruppo unito su pendenze banali e si parla un po’ di tutto, con Fulvio che mi racconta alcune Randonée a cui ha partecipato, e tante altre chiacchiere sinché uno strappetto a Nibbiano fa un minimo di selezione splittando il gruppo in due, rimanendo io nel primo sino all’ imbocco della salita di Pometo, da alcuni chiamata “piccolo Stelvio“, ma me più semplicemente la “19 tornanti in 2100m“. Da dietro una curva sento arrivare delle voci con uno spiccato accento genovese, subito dopo Massimo ed altri sbucano fuori e mi raggiungono, essendoci tutti mi rimetto in azione recuperando anche qualcuno che si era avvantaggiato. I due scalmanati sono ormai troppo distanti, ho finalmente la scusa per scattare qualche foto alla diga di Molato che forma il lago di Trebecco, poi riprendo Fulvio che spronato da Paola tenta anche di starmi a ruota e ci riesce abbastanza bene, il che non mi sorprende considerando la sua abitudine a giri di 300km, e per finire mi chiama Elia dicendomi che sono stanchi di aspettarci a Montalto pavese… “Ma come fate già ad essere lì”??? “Non avete fatto una pausa caffé”? “Quando siete andati forte”? “Noi dobbiamo ancora arrivare a Pometo, voi tornate pure alla partenza” (il tutto pedalando lungo alcuni tornanti).

Arrivo al GPM e non c’è nessuno, confido che siano poco più avanti alla fontana e così aspetto gli altri che giungono alla spicciolata. C’è Federico che è abbastanza in crisi, dopo il caffé ha avuto un netto crollo ed insieme discutiamo su quale possa essere per lui la soluzione migliore, ma temiamo che non ci siano alternative più pratiche (per lui) che quella di seguirci. Gli altri come mi aspettavo sono alla fontanella di Pometo, dopo un meritato travaso delle borracce ripartiamo verso la valle Scuropasso per quella che purtroppo sarà la peggiore discesa di giornata.

L’ asfalto non è particolarmente bucato o pericoloso, ma la sua ruvidità è realmente molesta e ci fa vibrare dalla sella sino al casco. Giunti in valle Scuropasso ci accoglie un manto stradale meno vecchio, ma di contro costernato da alcuni grossi rattoppi che ci danno dei bei colpi al soprassella. Non so che prende al milanese Andrea, ma si mette a tirare a tutta ed è solo la sua scia che ci permette di scorrazzare ai 45 orari sino al bivio per Montalto, dove (alla buon’ora!) un raggio di sole ci riscalda a dovere nell’ attesa del resto del gruppo. Federico ci anticipa, la 9° ed ultima salita è anche la più impegnativa, con 5.6km e 250m di dislivello è comunque la “montagna Pantani” del 6° giro dei vigneti.
Ne mancano due, Marco e … dopo un po’ mi ricordo di Alessandro, c’è chi ne approfitta per una sosta pipì, c’è lo stesso (io) che prova inutilmente a contattare Marco e che si sta preoccupando notevolmente. Probabilmente si tratta “solo” una foratura, ma spero non siano successi problemi più gravi. Arriva un gruppetto, tiriamo un sospiro di sollievo ma non sono loro, poi finalmente compare una tuta blu/nera e riconosciamo Alessandro che nella ruvida discesa sentiva troppe vibrazioni anomale accorgendosi di avere forato. Ne manca uno, che giunge appena dopo mettendo fine alle preoccupazioni.

Ripartiamo a freddo su pendenze mediamente impegnative, questa è una salita che mi ha visto spesso in crisi e l’ acido lattico nelle gambe ha già raggiunto livelli significativi a seguito delle numerose tirate a cui il duo, già da subito anche qui, mi ha costretto. Sino a Lirio saliamo forte, poi complice un tratto piano e la poca stima nelle mie capacità non do l’ anima e mi stacco prendendo velocemente diversi secondi che reputo assolutamente irrecuperabili. Ne approfitto anche per abbassare per la prima volta i manicotti, lo scorso anno nonostante la nebbia hanno viaggiato spesso nelle tasche mentre oggi sono stati una sorta di “pannello solare” nero atto a convogliare sulle braccia ogni singolo raro raggio di sole.
Christian sta staccando Andrea! Sono pochi i metri che li separano, ma sembrano aumentare, mentre quello che rimane stazionario è il mio distacco dal milanese che comunque viaggia a velocità quasi professionali. Per sua fortuna la seconda parte di salita è praticamente piana e favorisce il ricongiungimento con chi soffre molto i tratti piani, col sottoscritto fisso a 15 secondi di distacco. Il “colombiano” Christian ci riprova nell’ ultimo pezzetto al 6%, ma svalicano in testa e proseguono sino al paese di Montalto pavese dominato dal suo castello visibile praticamente da tutto l’ Oltrepò. Io ne approfitto per delle foto e poi mi riaggancio a quelle due belve da montagna, seguito da Mike, Federico in evidente difficoltà e poi tutti gli altri.

Manca solo la discesa, per questo tratto sarò io a fare da chiudigruppo lasciando gli altri liberi, scoprirò poco dopo dell’ epica battaglia sullo strappetto di Calvignano in cui Marco e Mike giocano in casa ed attaccano Andrea con una poderosa sparata, guadagnando un gruzzoletto che riusciranno a tenere sino all’ arrivo nella primissima collina in cui si trova l’ azienda Guerci. Io termino molto più tranquillo, trovo gli altri ad aspettarci al bivio e proseguiamo insieme sino al parcheggio con questi 20m di dislivello finale fanno fino piacere.

Troviamo Elia, Paolo e Boris annoiati e ben coperti dopo un bel periodo di attesa, scopro che Francesca e Maurizio sono tornati indietro per motivi di salute ed Elia ha accorciato il medio tagliando per Montecalvo Versiggia così da trasformarlo in un “corto”. Ecco perché hanno impiegato così poco tempo!
Ci scambiamo le prime (buone) impressioni sulla giornata odierna, ci cambiamo e ci prepariamo per la merenda, ma non prima di una foto di gruppo monca di diversi elementi. Certo che pensarci prima eh… Ci aspetta la merenda, fuori fa freddino, ma stavolta Milena ha allestito il tavolo all’ interno del magazzino e tutti si fiondano affamati a tavola per iniziare (ma giusto iniziare) con un brindisi di benvenuto, salutando prima chi invece non si fermerà con noi…

(CONTINUA… così saprete cosa vi siete persi!)

Dolci colline della val Tidoneoltrepo_2013 013

La diga di Molato, che forma il lago di Trebecco
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Alessandro supera un trattore in vendemmia

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Montalto pavese, le salite sono finite

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Il gruppo, da sinistra: Fulvio, Andrea M, Mike, Valerio (alto), Alessandro (basso)
Andrea C, Marco, Paola, Stefano, Paolo, Boris, Massimo, Christian, Federico

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Giro dell’ Oltrepò, parte 1 (Casteggio – Canneto)

il 16/10/2012 · Comments Off on Giro dell’ Oltrepò, parte 1 (Casteggio – Canneto)

Confidavo nel sole, invece nei primi colli dell’ Oltrepò pavese c’è una densa foschia che limita la visuale a poche centinaia di metri. Non fa freddo, ma nemmeno caldo e la mia speranza è che più tardi si dissolva, anche per questo opto per l’ abbigliamento più leggero che mi farà stare bene in seguito al freddo iniziale.

Siamo all’ azienda viticola Guerci, immersi tra i primi vigneti dell’ Oltrepò di Casteggio in posizione leggermente rialzata rispetto allo scorso anno, siamo in 12 provenienti da Pavia, Milano, zona Cantù, Genova, Parma… e anche dall’ altra parte del paese, partiamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia lanciandoci in una discesina che ci porta sulla statale della via Emilia, giusto il necessario per soffrire il clima non certo gradevole. Due chilometri scarsi di piano scaldano la gamba prima di alcuni complicati bivi che ci immettono sulla prima salita, con le lamentele di qualcuno (“come già la prima salita?“) e la mia risposta ovvia “e cosa vuoi, abbiamo pure fatto della pianura“! Il gruppo si sfalda veloce sotto l’ impulso di Andrea C. che mostra le doti del suo fisico asciutto da scalatore, e si divide in 2 tronconi, il primo dei quali sale abbastanza agevole sulle pedalabili rampe di Cà Mazzolino, recentemente riasfaltate che attraversano immensi filari che danno un Pinot Nero spesso insignito dei 3 bicchieri Gambero Rosso. Al bivio di Corvino san Quirico lascio a Marco il compito di portare i fuggitivi sino a Montalto, intanto io aspetto gli altri che stanno salendo tranquilli interloquendo con Massimo, che ormai sappiamo essere un gran chiacchierone anche in salita! Sergio si offre di aspettare i ritardatari ed io mi riaccodo ai 3 “più foresti” del gruppo in un tratto dal tipico asfalto ruvidissimo che termina ad Oliva Gessi. Il panorama sulla pianura, sulla collina di Montalto e sui numerossissimi filari è stupendo, peccato che si riesca a malapena ad intuirlo e che il cielo non sembra aprirsi nemmeno ad un timido sole.
Sergio si riaccoda poco prima del termine e imprime una piccola accelerazione alla quale solo io do seguito, mentre gli altri continuano col loro ritmo da parlata. A Montalto pavese Sergio si ferma a chiacchierare con un conoscente mentre io spiego a Giulio, Andrea V e Massimo qualcosa su Pinot Nero e Riesling, tutti in attesa degli altri che arrivano poco dopo. Elia era con Roberto e mi riferisce che stava salendo piano piano, partito con una bici in acciaio da fine anni 80 avanza a fatica su pendenze mai dure. Dopo un po’ arriva anche lui e ripartiamo raggiungendo il resto del gruppo che ci stava aspettando nella piazza ammirando un timido sole che pare voler dare finalmente una svolta più calda alla giornata.
Qui apro una parentesi: i miei sono giri aperti a tutti, però non banali e bisogna avere comunque una gamba discreta per rimanere in gruppo. Non ci sono problemi ad aspettare chi è più lento, però le attese devono essere contenute entro ragionevoli intervalli e non possiamo impiegare un’ ora in più per una sola persona, quindi mi spiace ma credo che se ricapiteranno occasioni del genere dovrò essere stronzo ed invitare la gente a proseguire da sola. L’ ideale sarebbe di dividersi in 2 gruppi con percorsi di diversa difficoltà, ma bisogna essere in tanti ed anche in grado di gestire 2 gruppi, cosa che al momento non è possibile.

Roberto ci anticipa e svalica da Montalto poco prima di noi, così da riagguantarlo ad inizio discesa ed imboccare un bivio secondario che ci riporterà in pianura. Conto il gruppo e ne manca uno, aspetto ed arriva Giulio che si era fermato per fare acqua, inteso in un altro senso :)
Ripartiamo in discesa su un ripido tratto riasfaltato che corre sul crinale della valle Scuropasso sino a Pietra de Giorgi, mi lascio sfilare e controllo che Roberto non si sia staccato in una delle brevi contropendenze, ma non lo vedo e mi preoccupo fermandomi ad aspettarlo, approfittandone per alcune fotografie. Il tempo passa e non arriva, mi assale il dubbio di non averlo visto e scendo sino in paese contattando Marco che si trova più avanti, il quale mi rassicura del mio errore, così li raggiungo e ci ricompattiamo tutti ed undici, Roberto invece è già ripartito per non attardare il gruppo.
La discesa presenta dei tratti con numerose buche, da Cigognola in poi la strada migliora e costeggia una bella conca di filari nella quale sorge uno stagno, ma noi vi troviamo solo una nebbia fitta che sparisce nell’ arco di 2km, quando ormai siamo usciti dalla collina.

Per un po’ si può pedalare tranquilli su pendenze neutrali, il parziale attraversamento di Broni non causa alcun problema nonostante le rotondine, un semaforo ed il tratto centrale in pavée che ci fa ballare. Roberto ci aspetta al bivio di Canneto, per lui si è fatto tardi e ritorna indietro a Casteggio, noi altri intraprendiamo questa salita pedalabile tra abitazioni e vigne da cui ha origine il “Buttafuoco storico“, vino tipico che può essere prodotto solo in questa zona. Marco mi aveva avvisato, “non provare a staccare quello con la maglia della Garmin, o è un bravo attore o va veramente forte” (Andrea C ndr), non so nè come nè perché ma ci troviamo quasi subito a 20 orari su pendenze che superano il 6%. Spingiamo forte e facciamo selezione, sfrutto un po’ la scia ma la dignità mi impone di affiancarlo e senza mai calare arriviamo a Canneto, proprio quando Andrea sembrava cominciare a patire lo sforzo della tirata o forse a rinunciare alla battaglia, il suo viso denota molta tranquillità mentre io impiego qualche secondo di troppo a recuperare. Chi invece è bello rosso ma che –con mia sorpresa– è riuscito a rimanerci a ruota è Christian, sapevo che viaggia ma rispetto ad Aprile ha avuto un miglioramento notevole!
Gli altri arrivano quasi subito, Elia non si sente bene a causa dei sintomi influenzali e decide di tornare indietro, noi altri 10 dopo una breve sosta scendiamo verso la val Versa lungo una divertente discesa formata da ampi tornanti ed asfalto regolare, il tutto tra un’ infinità di vigneti immersi nella bruma d’ autunno.

Questo racconto sarà piuttosto lungo e diviso in 3 parti, i partecipanti (che ringrazio calorosamente) meritano il miglior ricordo scritto e visuale della giornata in tutti i suoi aspetti!

Che sia andata veramente così? Non si direbbe…

Verso Pietra de Giorgi nella bruma autunnale

Il gruppo a Canneto: da sinistra Christian, Sergio, Andrea C

Il gruppo a Canneto: da sinistra Mike, Marco, Andrea V, Massimo, Paolo, Giulio

Racconto del giro “ciclo-enologico”

il 07/08/2012 · Comments Off on Racconto del giro “ciclo-enologico”

Nonostante la pubblicità su forum, facebook, volantino in un negozio e nonostante l’ aiuto del Consorzio dei vini d’Oltrepò, questo giro è stato un mezzo fallimento. Certo che il caldo da piena estate non ha spronato eventuali indecisi (“vedrai che a Settembre ci saranno più persone” è ciò che tutti mi hanno detto e do loro ragione) e che il periodo per molti di vacanza ha impossibilitato eventuali interessati a venire, però essere in TRE è abbastanza triste sulla carta… nonostante il clima da entroterra algerino con massime di 37° ed umidità ridottissima però è stata una giornata particolare e molto divertente, e non da ubriaconi a 2 ruote come molti potrebbero erroneamente pensare.

Io e Andrea “La Fiura” arriviamo all’ az. Albani in bicicletta, nella notte ha piovuto e passando per la ciclabile abbiamo occasione di riempire le biciclette di fango. Sino a Casteggio pedaliamo tranquilli in pianura, poi c’è la salita che ci porta in quest’ angolo di Oltrepò in cui la Barbera da il meglio di se, con grossi vigneti interrotti da boschetti o campi con colture alternative alla vite. Alessandro è già lì, Riccardo Albani ci intrattiene spiegandoci i vantaggi del metodo biologico e l’ importanza della biodiversità, interloquendo soprattutto con Alessandro che da milanese con una casa nel Monferrato è un buon esperto di vino e cliente abituale di alcune aziende della zona. Andrea invece rimane meravigliato del luogo, non conosceva questa strada e già pensa a come organizzare delle escursioni a piedi coinvolgendo il proprietario.

L’ inizio è in discesa ma appena dopo inizia la salita di Montalto pavese, una delle più frequentate con un inizio di discreto impegno al 7% ed una seconda parte molto più abbordabile che intervalla tratti pedalabili a falsopiani, il tutto ovviamente in un paesaggio dominato da filiere di vigneti ed intervallato da boschetti e terreni coltivati a grano o erba medica che donano al paesaggio quella varietà che lo rende ancor più bello. Ale viaggia, nonostante sia un “ragazzotto dentro” devo faticare per rimanere con lui ed in un attimo giungiamo in cima, dove attendiamo Andrea osservando il cielo che all’ inizio sembrava quasi minacciare pioggia e che ora invece minaccia solleone. La Fiura arriva però ci spiega che la futura consorte lo ha chiamato al telefono e deve purtroppo ritornare indietro, così ci troviamo in due, ma con un altro ragazzo che ci raggiungerà più avanti per fare le soste con noi.
La discesa è strettina e a tratti con fondo stradale rifatto, nonostante ciò sento spesso Ale esprimere complimenti su queste dolci colline naturali con occasionali paesi arroccati o cascine isolate, è bello pensare alla meraviglia di un milanese che vede questo “terroir” che ciclisticamente non è comparabile ad Alpi o prealpi, ma che sa regalare percorsi rilassanti in un susseguirsi di salite e discese per tutti i gusti, un’ ottima alternativa nelle mezze stagioni!

A Mornico Losana raggiungiamo Marco “Tana” che pedala su una bici monomarcia faticando ben più di noi ad affrondare pendenze mai esagerate, ma ormai ci si può rilassare perché siamo in vista della prima sosta al “Feudo Nico”, un agriturismo con produzione propria di vino. Essendo in tre il programma è andato un po’ a farsi benedire, quando arriviamo c’è la proprietaria che ci stappa un Cruasé e ce lo fa assaggiare, questo spumante metodo classico rosato DOCG a base di Pinot Nero è la novità dell’ Oltrepò e si punta molto su un prodotto che vedo piacere molto anche a bevitori occasionali. Anche a noi piace e l’ abbinamento col Grana padano è perfetto!

Ripartiamo e Marco chiede lumi su come accorciare il percorso, con un 42×14 e senza allenamento non può certo seguirci ed allora l’ accordo è di trovarci a Montalto pavese fra un paio di ore. I chilometri percorsi sino a questo punto sono 17, ne mancano ancora 63 con una sosta ai -15, non ci resta che lanciarci nella discesa e poi salire a Pietra de Giorgi, altra capitale del vino con un famoso cantinone medievale che purtroppo ancora non ho visitato. La successiva discesa di Cigognola ci riporta in pianura attraverso una maestosa conca tutta coltivata a vitigni nel cui fondo si fa largo uno stagno.
Sino a Broni né saliamo né scendiamo, ma questo tratto sarà l’ unica eccezione della giornata, già dopo il pavée del centro riprendiamo l’ andazzo scalando Canneto Pavese, facile salita e tipica palestra dei pavesi che qui approcciano le colline. Anche le vigne qui hanno i loro nomi e da un tornante all’ altro sappiamo a chi andrà quell’ uva e che nettare di bacco ne uscirà… Una volta presa quota la strada si mantiene sul crinale con frequenti cambi di pendenza, noi continuiamo a seguirla sino a Montecalvo Versiggia dove ci ricongiungiamo alla più importante via che collega Stradella al passo Carmine (621m), via che seguiamo giusto il tempo necessario per una sosta acqua ad una fontana e per arrivare al prossimo bivio che ci riporterà in valle Scuropasso.

Propongo ad Alessandro una scelta, ci sono due versanti che salgono sino a Moltalto e quello classico previsto dall’ itinerario è più lungo, siccome siamo stretti coi tempi ed il compare lascia a me la scelta devio sulla stradina di Bosco Chiesa, avvisandolo per tempo della presenza di tratti duri e assolati anch’essi ovviamente immersi tra i vigneti. Superato il primo ricevo qualche lamentela sulla difficoltà, con un pizzico di sadismo rispondo di aspettare il successivo drittone fortunatamente riasfaltato lo scorso anno. C’è da soffrire, un tratto al 15% sotto un sole cocente ed una brezza favorevole che non permette la dispersione di calore è una dura prova da superare, ma non c’è solo questo pezzo ed infatti la salita continua e dobbiamo superare altro dislivello prima di svalicare appena più in alto di Montalto pavese.

Tana ci sta aspettando da oltre un’ ora in un bar, quando passiamo sta salendo in sella (che coincidenza!) e quindi nemmeno ci fermiamo scendendo veloci lungo la ripida discesa che porta alla seconda sosta di Finigeto a Cella di Montalto. L’ azienda è in cima ad un ripido tratto sterrato che riesco ad affrontare sempre in sella, al termine del quale c’è Aldo ad aspettarci, ragazzo di 26 anni che mi ha sorpreso per la qualità dei suoi vini e che sono contento di far conoscere agli altri, sebbene sia dispiaciuto di doverlo disturbare per sole 3 persone. All’ interno della cantina fa più fresco, iniziamo subito con una Bonarda ferma che recentemente è stata premiata al douja d’or e che tutti gradiamo parecchio, con un gusto deciso come piace a me, anche se forse è troppo deciso per essere una Bonarda, l’ apporto del Barbera è consistente rispetto a quello dell’ uva croatina. L’ ipotesi iniziale prevedeva il Moscato, ma essendo in tre tralasciamo il programma ed assaggiamo un Pinot nero vinificato in bianco già aperto e conservato in frigor, ottimo e sorprendente. A mio modesto parere Finigeto da il meglio di sé bianchi! La sosta si prolunga per un ora, da degustazione si trasforma in una proficua chiacchierata tra diversi tipi di appassionati. Acquistiamo anche 2 bottiglie che porterò sino alla fine in uno zainetto, ora c’è la discesa anche se accennando al fatto che risalendo a Montalto faremmo un tragitto più breve gli altri dei vaffa* bonari che ci stanno tutti considerate le pendenze recentemente percorse.

Non siamo ubriachi, sono stati degli assaggi ed anche se la presenza di modiche quantità di alcol è innegabile nessuno da segni di alterazione, nemmeno quando schiviamo alcune importanti buche. Sino a Casteggio è tutta valle scendendo a fianco del torrentello Ghiaia di Montalto, il vento a favore ci sorride e Tana riesce comunque a rimanere a ruota nonostante il suo solo rapporto a disposizione. Attraversiamo questo paese tra pianura e colline e ci addentriamo per risalire alla partenza, con i timori di Alessandro che all’ andata in macchina ha avuto impressioni ben peggiori della realtà. Marco ovviamente arriva dopo, ma per lui un “bravo” è d’obbligo.

Riccardo Albani ci riaccoglie ed insieme ad altri ospiti ci stappa un Barbera “delibes” del 2003. Essendo vino naturale non microfiltrato fa un po’ di fondo, ma l’olfatto con sentori di frutti di bosco e fragola unito ad un bel carattere tipico del Barbera è inebriante e al palato il gusto è molto più vivo rispetto ai vini tradizionali, specie quelli venduti a 2€ al supermercato che in confonto sono beveroni di uva. Alessandro mi parla a bassa voce facendo strane espressioni, penso che non gli piaccia ma la verità è che un vino a 16° in piena estate non è proprio adeguato… almeno per lui! Albani ci apre pure un Riesling, ma è meglio non esagerare, tra Barbera e salame abbiamo un limite e ne prendiamo giusto un assaggio.

Alessandro ha davanti a sè un’ ora di macchina prima di ritornare nel Monferrato e quindi ci saluta portandosi a casa due casse ed il Bonarda Finigeto, io comunque ho il ritorno a casa in bicicletta e per me ci saranno una ventina di chilometri in un caldo e secco pomeriggio, perciò saluto tutti ringraziando il proprietario per la grandissima ospitalità e per l’ ottima qualità dei vini, non prima di prendere a mia volta un Barbera 2008 (premiato dall’ Espresso come uno dei 4 rossi lombardi) ed un Riesling sempre 2008, a detta di Albani l’ annata migliore.

Insomma, eravamo solo in 3 ma la giornata è stata divertentissima, spero di replicarla e non solo con già degli appassionati ed intenditori, ma anche con ciclisti che bevono solo occasionalmente e che in giri simili potranno apprezzare il VERO VINO

Scendendo da Oliva Gessi tra campi e vigne, nel terreno a sinistra ci hanno pure girato una pubblicità della SKY

Cigognola vista dal crinale di Canneto pavese e Montescano

L’ arroventato muro di Bosco Chiesa, prima di Montalto pavese

Panorama dall’ az. Albani. Questa foto spiega in uno scatto cos’è l’ Oltrepò viticolo

Prosit! A sinistra Alessandro Periti, io, Marco Tana

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