Racconto del giro delle castagne (2)

il 18/11/2013 · Comments Off on Racconto del giro delle castagne (2)

Siamo giunti in val Tidone, siamo in un lembo piacentino che sfiora l’ Oltrepò pavese nel quale presto ritorneremo seguendo al contrario il corso del torrente, bloccato poco più avanti da un’ imponente diga che forma un significativo lago per scopi idroelettrici, o almeno che dovrebbe farlo, visto che troviamo l’ alveo completamente vuoto e contorniato da vegetazione arborea indicante un lungo periodo di secca. Poco dopo la strada si inerpica per trovare un passaggio tra pareti rocciose e la giornata entra nel vivo con Andrea che non cala la velocità ed io che ci sto a dietro. La forma personale non è al top, dopo una settimana fermo per maltempo e motivi di salute la gamba ha superato il vertice della curva di allenamento, ma nonostante catarro e tosse vado abbastanza bene.
Valerio ed Alessandro ci raggiungono quando la strada rispiana e all’ “Imbarcadero” al bivio del Carmine, ormai provincia di Pavia, ci chiediamo cosa imbarcassero visto che il torrente si trova molti metri più in basso: “boh, forse donnine?” sostengo io…

Il guanto di sfida è gettato e bastano le rampette che portano al bivio di Zavatarello per fare un buco, ricompattato prima dell’ ingresso in questo importante paese di alta collina. Leggo i cartelli e scopro, alla tenera età di quasi 29 anni, che Zavattarello va scritto con 2 T, sentendomi un’ idiota per aver sbagliato per anni ed anni… … E raccontanto la mia idiozia a tutti…
Gli altri ci raggiungono per il successivo tratto di salita, che dopo una discesina inizia con uno strappetto sino al bivio di Valverde per seguire decisamente pedalabile su strada larga e boschiva, pezzo in cui noto che anche Andrea ha perso un po’ di smalto rispetto a due settimane fa, lasciando però invariate le differenze di ritmo col sottoscritto. Nel secondo tratto questa strada si fa più aperta e più agevole, ne approfitto per delle fotografie e per rallentare sino al valico di Pietragavina, 725m slm; “praticamente siamo in montagna” dice Andrea, a cui replico che nemmeno questa sarà la Cima Coppi, poiché Oramala supererà gli 800. Arrivano gli altri ed insieme ci fermiamo alla fresca fontana poco più in basso, ripulendo i freni dal fango ed abbeverandoci sotto una tettoia in legno che fa da contorno ad una vasca in pietra.

La discesa verso Varzi è bella e divertente, attraversiamo il paese “capitale dell’ alta valle Staffora” per imboccare quello stretto ed improvviso bivio che porta ad Oramala, incastonato tra due abitazioni appena dopo un tratto di discesa. Finora abbiamo scherzato, adesso si fa sul serio con questa salita di quasi 450m di dislivello ed alcune rampe importanti. Spiego brevemente l’ andamento altimetrico indicando un muro dopo un tornante a sinistra situato dopo Albareto, per cui è consigliabile tirare il fiato nella sua attesa.
Io ed Andrea ci stacchiamo in avanti sulle già ripide pendenze che ci portano fuori da Varzi, la strada poi continua giusto un po’ meno decisa su colline aperte che danno spazio a campi di erba, frutta e calanchi contorniati da superfice boschiva, dentro la quale ci addentriamo nei pressi di Albareto che segna idealmente la metà della salita.
Complice un’ auto in senso contrario prendo qualche metro di distacco ed affronto questo difficile tratto di preparazione al muro, seguito da un tratto con pendenze più facili ben più lungo di quanto ricordassi nel quale tiro il fiato, vedendo Andrea allontanarsi sino a quel fatidico cartello posto ad avviso di un tornante a sinistra, girato il quale ce lo troviamo davanti: le pendenze sfiorano il 17% per 300m e qui ci si arriva in affanno, noi due saliamo difendendoci bene alla stessa velocità di poco inferiore ai 10 orari, ma poi quando la ripidità cala il buco si amplia enormemente lasciandomi solo col mio fiatone.
C’è una brevissima discesa utile a superare di slancio il successivo strappo, poi la strada riprende a scendere ed al castello di Oramala ritrovo Andrea, al quale propongo di andare avanti affrontando l’ultimo tratto di salita, siamo sempre nel bosco e dei pezzi interessanti si interpongono tra altri in falsopiano che ci fanno pensare ad un’ imminente fine delle fatiche.
Una volta finite le fatiche riprendo Andrea che è fermo in discesa, ma la strada qui è molto stretta e ci conviene continuare sino al bivio per Poggio Ferrato e fermarci nello spiazzo in attesa degli altri.

Non fa più molto caldo, vedo il vapore uscire dalle nostre bocche e mi copro un po’. Alessandro e Valerio ci raggiungono, la mia descrizione li ha tratti in inganno ed hanno pensato di aver superato agevolmente il muro di Albareto, trovandosi inaspettatamente quello vero più avanti. Ora abbiamo due scelte, ma optiamo per quella semplice che scende a Poggio Ferrato, all’ inizio su strada bagnata nel bosco, poi su carreggiata più larga ed asciutta sino all’ imbocco della provinciale della val di Nizza, una valle affluente dello Staffora che ha il pregio di essere costante al 1/2%, permettendoci di sfruttare facilmente la scia di chi tira, quindi per l’ 80% del tempo quella di Andrea che dimostra di avere ancora tante energie da spendere.
Rientriamo in valle Staffora e con sporadici cambi scendiamo verso Rivanazzano fino a giungere alla partenza, siamo stanchini ma ben soddisfatti di questa giornata, del percorso comunque molto bello (nonostante il cambiamento iniziale), della varietà delle salite e di Oramala che “era da un po’ che non scalavo una salita così”. Anche questo percorso improvvisato è piaciuto e potrei replicarlo nel 2014. Vedremo…
I giudizi sono positivi, l’ Oltrepò è piaciuto ancora e Valerio stasera festeggerà con un Barbera 2008 di Guerci acquistato due settimane fa. E sono queste le cose che fanno piacere!

Ma per me ed Andrea non è finita, lui ha la macchina al casello di Casei Gerola e gli suggerisco un’ alternativa per evitare il grosso del traffico attraverso le stradine di campagna, gli indico le vie immerse tra i campi della campagna Rivanazzanese e lo seguo sfruttandone la scia sino a Pontecurone, prima di indicargli l’ altra strada per il rientro e ritornare finalmente a casa.
Per me 109km e 1750m.
Qui la traccia originaria: http://tracks4bikers.com/tracks/show/161274

Andrea:

Uno dei giri migliori della stagione, ingiustamente disertato e non per questo meno divertente. Da un punto di vista paesaggistico suggestivo come poche strade sanno fare: spazi aperti, quasi aerei in certi tratti, intervallati da zone con vegetazione più fitta. Crinali sempre panoramici e discese spesso tecniche rese ancora più insidiose dall’asfalto umido e dalle foglie.
Dislivello sicuramente da non trascurare ( anche in relazione al chilometraggio) equamente distribuito tra salite pedalabili a muri oltre il 15%, per non farsi mancare nulla. Un giro che se affrontato a rimo serrato può mettere in difficoltà chiunque ..e non certo chi ha partecipato!

Qui c’era il lago di Trebecco
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Valerio ed Alessandro ci raggiungono a ZavatTarello
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Alla fontana di Pietragavina osservati dal suo castello
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Non smettete di seguire questo blog, seguiranno i racconti del bi-Lesima di Agosto, della “16 colli”, di fotografie sparse dal Tortonese e del calendario dello scalatore 2014!

Monferrato tra Asti ed Acqui

il 01/09/2011 · Comments Off on Monferrato tra Asti ed Acqui

13 Agosto

Continua l’ inseguimento della mia filosofia de “tutti i posti vanno conosciuti“, che quest’ oggi mi porta nel Monferrato di Nizza lungo le colline comprese tra Asti ed Acqui Terme. Il giro è diviso in 2 parti, la prima tra Nizza ed Asti in solitaria, la seconda con la guida nonché suggeritore Francesco “ScalatoredelleLanghe“, lungo gli ultimi lembi di Langhe e sulle brevi collinette di Acqui.

E’ una giornata serena ed abbastanza calda, di quelle in cui si può pedalare ma non stare immobili al sole. Parto da Castelnuovo Belbo e dopo poco comincio ad assaggiare il territorio: si susseguono saliscendi su strade abbastanza belle e con un traffico tra lo scarso ed il nullo. Un’ondulazione più importante arriva con Cortiglione, che arroccato sulla collinetta mi offre una nuova salita dalla base sino alla parte alta del paese. La discesa è una picchiata che si immette sulla statale, dove con un po’ di attenzione si può bruciare lo stop, poi una rotonda mi fa cambiare direzione. Ora sto andando verso Alessandria tra campi di mais e rughe del terreno che si innalzano per 50m. Mi rendo conto di aver sbagliato strada quando ormai sono a Masio, sulle ultime propaggini 20m più elevate della pianura e del fiume Tanaro che scorre proprio lì sotto. E’ una zona stupenda per le scampagnate, con zero traffico e stradine mai monotone che tutti possono percorrere, anche chi odia le pendenze sopra al 3% o chi va in bicicletta giusto alla domenica. Mi scrive Francesco che salvo cataclismi sarà a Mombercelli alle 14 con un amico e che mi propone interessanti modifiche. Ottimo, se non mi perdo troppe volte sarò lì anch’io puntuale!
Come non detto, sbaglio strada subito dopo arrivando a Mombercelli per una via diversa da quella prevista. Ma questo è solo il primo passaggio, ora devo andare verso Asti, e non c’è 2 senza 3, seguo la statale invece che la provinciale che arriva a Montaldo Scarampi da dietro, puntando a questo paese da sud e aggiungendo comunque una nuova salita all’elenco millenario. Cerco anche un punto panoramico, ma il paese offre poco, in questo lembo di Monferrato non ci sono cime che svettino rispetto alle altre e le visuali ne vengono penalizzate.

E’ lunga la via per Rocca d’ Arazzo, mai un momento di relax e nessuno di vera discesa, mantengo i miei 150m oltre alla piana con scarti abbastanza contenuti. Però da qui si domina il Tanaro e la pianura, non male per delle collinette. Scendo, stavolta per davvero, e risalgo intensamente ad Azzano d’Asti, poi spaventato dal cartello “Asti” aggiungo km di troppo per Montemarzo (e quattro!). Un po’ di pianura nei dintorni di Asti mi prepara a Mongardino, salitella interessante con un dislivello discreto (molto meno di 200m, ma più di 100m). Come prima il cartello “Asti” mi disorienta e per questo vado dalla parte opposta, su tratti non segnati sulla mia cartina che mi riportano praticamente a Mongardino in 5km (e siamo a 5).
Con “se non sbaglio strada troppe volte…” sono già le 14 e sono ben distante da Mombercelli. Ritorno in pianura e mi metto in posizione da cronoman per tenere i 36 e tentare di limitare i danni, fortuna che Francesco mi telefona e mi scuso preventivamente per il ritardo. Ci incontriamo che mi stanno aspettando da oltre 20 minuti in cima alla collinetta nella quale sorge Mombercelli, ho studiato tutto per prendermi il primo pezzo di 55km con calma, ma il contakm ne segna 72… è ovvio che arrivi tardi :p

Lo ScalatoredelleLanghe usa un nickname veramente appropriato, il suo fisico asciutto e magrissimo è l’ ideale per sfidare le pendenze più impegnative, quando noto che tiene anche i 30 orari in pianura senza faticare capisco che per il resto del giro ci sarà da soffrire. Con lui c’è Fabio, un fortissimo passista che avrà modo di tirarci a 45 orari per qualche km in leggero falsopiano.
Il mio progetto iniziale è usato solo come spunto per un giro nettamente migliore, abbandoniamo le strade meno “non trafficate” (perché dire trafficate è un esagerazione) superando alcuni strappetti nel quale nessuno si stacca nonostante il ritmo più che turistico. L’ unico problema lo osserviamo su un dossetto verso Castelnuovo Calcea, quando alcuni motociclisti rischiano seriamente un frontale con un furgone. D’ accordo, eravamo affiancati, ma pretendere di sorpassare ai 100 in curva su un dosso senza nemmeno toccare il freno non è fatalità, è “selezione naturale”, e come in quel momento non mi faccio problemi ad affermarlo.

A Santo Stefano Belbo mi fanno assaggiare l’ acqua solforosa, a me piace e ne bevo uno sproposito data la sete che ho. Poi a Cossano Belbo inizia la Cima Coppi del giro verso Santa Libera, sopra a Vesime, 3.9km all’ 8,5% medio su asfalto ruvido. Fabio ci saluta da dietro, io tento di resistere a Francesco perdendo pochi metri alla volta, ma i polmoni cedono ed impiego molti tornanti per recuperare. Il sistema respiratorio è il mio punto debole, vorrei anch’io sentire le gambe mordere, ma capita più spesso che sia il diaframma ad andare in acido lattico ed è una brutta sensazione.
Segue un panoramico pezzo in cui F. & F. mi indirizzano tra discese e bivi, rimanendo sempre sul crinale tra Belbo e Bormida, con le alte Langhe da una parte e le più docili colline di Nizza dall’ altra. Tendenzialmente si scende, ma ogni tanto troviamo qualche strappo cattivo in cui Fabio cerca di rimanere con noi mentre i miei polmoni non fanno in tempo a soffrire.

Restando in gruppo l’aspetto più turistico del giro viene sopraffatto da quello agonistico, alcuni infidi strappetti verso Cassinasco ci mettono alla prova con i miei muscoli toracici che reggono l’ impatto. Siamo sempre sul crinale tra le valli, con sporadiche ampie viste su Canelli prima e Nizza Monferrato poi, ma il grosso è in discesa e possiamo rilassarci un po’ sino al bivio che da Rocchetta Palafea porta a Calamandrana Alta,  in cui Fabio ci saluta per far ritorno a casa. Sinceramente non ricordo bene questo pezzo, seguendo Francesco ho passato bivi e bivietti con tanti cambi di pendenza e strade variegate sino a Castel Rocchero.
(Il percorso da Cassinasco è stato: regione chiesa, rocchetta palafea, castelboglione, strada carnobbio, Castel Rocchero)
Scendiamo su una strada larga ed agevole, la “Baretta, in direzione Acqui“, poi un bivio a sinistra indica l’ inizio di una salitella che mi sorprende per l’ impegno richiesto, non certo eccessivo, ma più di quanto mi aspettassi. Superato Alice bel colle ci attendono alcuni strappetti ed un po’ di salita facile in cui saliamo veloci, almeno per il mio ritmo piuttosto buono per i quasi 130km nelle gambe. Ricaldone, Maranzana, 1km di pianura ed ecco l’ ultima difficoltà di Mombaruzzo, a quanto ho capito un classico della zona. Riperdiamo velocemente la quota guadagnata e percorriamo assieme gli ultimi km per Castelnuovo Belbo, dove finalmente è finito il giro e ci salutiamo addirittura in anticipo a quanto avevo previsto (grazie alle più belle deviazioni mi sono risparmiato una decina di km). Per ScalatoreDelleLanghe saranno 100km, per me 146km e 2200 divertenti metri di dislivello.
Grazie ancora per la compagnia, sperando di ricambiare il favore tra Oltrepò e Tortonese,  e grazie per le indicazioni che arricchiscono questo racconto!

CONSIGLI: In realtà ho poco da consigliare, le alternative sono tantissime e bisognerebbe passare una settimana in zona per poterle conoscere a sufficenza. La zona di Masio è adatta alle scampagnate, con colline minime, mentre verso Asti le quote aumentano leggermente e soprattutto le salite sono consecutive. C’è più distanza tra i paesi arroccati verso Nizza ed Acqui, ma la sostanza è la stessa. Sono luoghi adatti particolarmente al cicloturismo o per allenamenti brevi e scattanti, meno per i grimpeurs.

Montaldo Scarampi, una delle tante continue collinette

Vista sul Tanaro da Rocca d’ Arazzo. Le cime astigiane sono queste…

Francesco e Fabio che aspettano me mentre faccio delle fotografie

Colline viticole non lontano da Nizza


Giro della valle Staffora, il racconto della giornata

il 15/09/2010 · 1 Comments

Massimo ed Elena si fermano a casa mia, 12km in più fanno comodo quando si cerca di superare il record dell’ anno precedente. La giornata è serena con un cielo coperto da qualche piccola nuvola e con una temperatura ideale per pedalare sulle impegnative salite dell’ Oltrepò pavese occidentale.
Passiamo da Salice Terme e attraverso la facile salita di Montalfeo arriviamo in piazza a Godiasco dove qualcuno è già pronto che ci aspetta. Subito dopo arrivano anche Sergio (che chiamerò CaSe per non confonderlo con l’ altro Sergio mio coetaneo) e Celestino, poi ci raggiungono Ezio e Piero, che all’ ultimo è riuscito a liberarsi per partecipare a questo nostro piccolo evento da veri grimpeur.
Il gruppo non può essere più variegato, le maglie del pedale Godiaschese rivestono la metà dei 10 partecipanti, ma l’ età dei ciclisti parte dal giovanissimo Flavio di 12-13 anni per superare i 60 di Piero, con qualcuno a far da portabandiera per ogni decennio! Questi siamo noi alla partenza, perdonatemi la foto storta ma per farla ho dovuto preparare l’ autoscatto sulla sella della mia bici appoggiata ad una transenna… Da sinistra Sergio, Matteo (l’ altro teenager figlio di CaSe), Massimo in alto, Pedra in basso, Elena, Piero, Ezio sullo sfondo, Flavio, Celestino, CaSe.


L’ inizio lungo la valle Ardivestra è molto tranquillo, ci scambiamo spesso compagno di parola discutendo tutti con tutti. Al primo metro di discesa Sergio ci stacca, lo riprenderemo solo durante il primo dei 3 strappetti della valle, salitelle banali ma che fanno già selezione, però non in base alla capacità, ma relativamente alla voglia di tirare. A Molino Signora si fermano quasi tutti a prendere l’ acqua da una fontana, dopo 5 minuti di lunga attesa comincio ad avere il dubbio che si attardino tutti perchè dal rubinetto sgorga vino, ma alla fine riusciamo a ripartire. Dietro al consiglio di CaSe abbandoniamo la strada per Montacuto svoltando verso Cappelletta, allungando il giro di 4km ma evitando qualche buca di troppo, ma soprattutto scalando una stradina dispersa in mezzo a campi arati ed ad occasionali tratti di bosco, con delle ripide impennate seguite da spianate, il tutto su una carreggiata larga come una ciclabile con l’ erba che ne sta conquistando la mezzeria. Tutti l’ affrontano bene, anche Flavio che per la sua età è salito forte! Dopo qualche km di crinale ed una lunga sosta di fianco a delle piante di mele passiamo a Sant’ Albano, da dove inizia la lunga discesa lungo la val di Nizza, 13km praticamente dritti al 2%. Mentre il gruppetto di testa tira sino a Ponte Nizza io rimango indietro con Elena, CaSe e Flavio, i quali girano per Pizzocorno affrontando il versante un po’ più facile di Oramala.

Da Ponte Nizza in avanti si fa sul serio, Oramala è la salita più dura della zona collinare coi suoi primi 5 km che sfiancano. Elena si chiede se sia normale sentire le campane a quest’ ora, ma “quali campane, Elena?” risponde Massimo, si vede che la strada al 10% annebbia l’ udito, ma non affievolisce l’humor pungente di cui Massimo è maestro. A Pizzocorno ritroviamo CaSe e Flavio, Sergio invece decide di tornare indietro anche a causa dell’ orario tardo. Il tratto centrale è il peggiore, per nostra fortuna hanno riasfaltato il km al 12%, certo che potevano completare i restanti 50m brutti, o “metterci il cartello <abbiamo finito l’ asfalto>” come suggerisce Celestino! Queste pendenze mettono in difficoltà tutti, ma pure Flavio stringe i denti e riesce a superarle. Al bivio per Poggio Ferrato  CaSe e figli ci salutano, noi restanti 6 continuiamo lungo gli ultimi strappetti prima della discesa, quando improvvisamente si apre la vista su Varzi, che raggiungiamo poco dopo.

Il nostro prossimo obbiettivo è Castellaro, una salita completamente nel bosco senza punte massime rilevanti, ma che complessivamente presenta 400m di dislivello in 8km, con pure dei tratti in discesa. Rimango davanti con Celestino, quando Massimo ci raggiunge capisce subito che sto parlando tutto esaltato delle mangiate Valtellinesi :). Abbiamo fame, arrivati in paese ne approfittiamo per concederci la giusta pausa pranzo, dopo le numerose soste “4 chiacchere” sparse nel percorso che ci hanno fatto ritardare sulla tabella di marcia. Ripartiamo in discesa tra qualche buca e qualche tratto di asfalto nuovo sino a Fabbrica Curone, dove perdiamo velocemente quota arrivando a San Sebastiano Curone, il paese da cui parte la salita di Guardamonte, che si chiama così non perchè dal basso si vede la cima (come spera qualcuno), ma perchè dall’ alto si vede tutto il monte Giarolo. I primi km salgono decisi, poi un pochino meno sino a Musigliano dove ci ricongiungiamo ed ammiriamo insieme quelli che si sono lanciati col parapendio dalla cima di Guardamonte, grossomodo dove saliamo noi obbligando la catena sui pignoni più grandi.
La discesa è ancor più ripida della salita, ma tutti o quasi non hanno problemi, se non io che per evitare rischi vado dritto ad un incrocio, invadendo l’ altra strada per un paio di metri. A Serra del Monte Celestino ci saluta scendendo direttamente verso Godiasco, noi 5 invece seguiamo il crinale per Colletta di Momperone, dove però abbandoniamo il percorso iniziale per scendere verso Cecima, non prima di qualche lamentela di Massimo per i troppi strappetti presenti sul territorio Oltrepadano. E’ comoda per loro Liguri, che hanno salite lunghe ma molto più regolari di noi ciclisti di collina!
Il giro prevedeva l’ ulteriore salita di Zebedassi, ma essendo in ritardo scendiamo in valle Staffora e torniamo a Godiasco seguendo la riva sinistra dello Staffora, dando le ultime pedalate su strade dal traffico scarso, come d’ altronde lo è stato in tutto il resto del giro, talmente scarso da sorprendere pure me.
All’ arrivo non riusciamo a salutarci, parlando di progetti ed esperienze passano altri 20 minuti prima che io, Massimo ed Elena ritorniamo a Rivanazzano dopo 6 ulteriori km.

Grazie a tutti, in particolare a Piero, Elena, Sergio, CaSe, Flavio, Matteo, Massimo, Ezio, Celestino! E’ stata veramente un’ ottima giornata di vera passione ciclistica, coniugando il turismo con un percorso forse non tanto bello, ma consigliato ai veri salitomani che vogliono faticare! Ad Ottobre ci sarà quello dell’ Oltrepò da Casteggio, ma per il 2011 ho in mente un’ ideina massacro… eheh, che chi la finirà sarà fiero di se stesso!

La strada che sale a Torre degli Alberi via Cappelletta


Elena verso Pizzocorno


Il piccolo eroico Flavio che fatica sul 12% di Oramala


Varzi dalle prime rampe di Castellaro, in alto a sinistra (in piccolo) il castello di Oramala


Gremiasco (val Curone) vista da Guardamonte


I calanchi di Guardamonte, con la pianura padana che fa capolino sullo sfondo


Panoramica sulla media valle Staffora da Serra del Monte

Giro della Valle Staffora (12 Settembre)

il 24/08/2010 · Comments Off on Giro della Valle Staffora (12 Settembre)

GIRO DELLA VALLE STAFFORA

L’ Oltrepò pavese non è solo collinette da vino, ma nella sua parte occidentali presenta anche montagnole ripide che portano necessariamente a salite impegnative ed anche relativamente lunghe. Questo itinerario vi porterà alla scoperta della parte più selvaggia delle colline, principalmente lungo la valle Staffora ed i suoi affluenti principali (Ardivestra e Nizza), ma con anche una consistente capatina lungo l’ Alessandrino Curone.

Il ritrovo è alle 9:30 di Domenica 12 Settembre in piazza a Godiasco (PV), con un’ ampia presenza di parcheggio, la partenza sarà appena pronti, comunque non oltre le 10:00. L’ arrivo si spera entro le 17:00.
Il pranzo sarà a Castellaro o Cella di Varzi, ma consiglio di portarsi a dietro il necessario per mangiare. In caso di maltempo intenso e certo il giro verrà annullato sino a 2 giorni prima.

Questo è un giro abbastanza duro. Non certo come quello di Gottardo-Furka-Nufenen, ma in 97km ci sono 2100m di dislivello, pendenze spesso oltre il 10%, salite collinari impegnative ed anche molti tratti lungo le numerosi valli della zona. Chi abita in zona sa cosa sono Oramala, Castellaro e Guardamonte…
La valle Ardivestra è l’ ideale per scaldarsi, circa 10km ci separano dalla salita di Montacuto, tutti in leggera salita ma con 3 strappetti per assaggiare la gamba odierna e qualche buca per abituarsi alle peculiarità stradali nostrane. Scalato Montacuto inizia la discesa lungo la val di Nizza, un paradiso per i passistoni che potranno sfruttare la strada larga e praticamente diritta.
A Ponte Nizza inizia il moloch dell’ Oltrepò: Oramala, la più difficile della zona collinare, con la prima parte impegnativa, la seconda che alterna tratti al 12% con altri all’8%, la terza che presenta strappi duri e discese. Si va in picchiata a Varzi per salire a Castellaro, lunga ma abbastanza regolare, dove pranzeremo. A Cella di Varzi scenderemo a Fabbrica Curone per continuare in direzione San Sebastiano, dove ci sarà la 4° di giornata, Guardamonte, dura anch’ essa specialmente nei 2km iniziali. invece di scendere a Bagnaria però scollineremo a Cascina Guardamonte, seguendo il crinale tra Serra del Monte e Colletta di Momperone, per ritornare in Piemonte a Momperone.
Il grosso è quasi fatto, dopo qualche km di strada secondaria ci sarà l’ ultima salita di Zebedassi, che presenterà il conto con qualche strappo maligno ma breve, prima della discesa da Alta Collina verso Godiasco.

In totale: 97km e 2100m di dislivello.
Un itinerario più corto è quello che sale da Oramala via Casaponte (val di Nizza), e che a Serra del Monte scende in valle Staffora per ritornare a Godiasco. In questo caso sono 75km e 1700m di dislivello, pur sempre impegnativo ma ancora alla portata di chi è minimamente allenato.

Il percorso: http://tracks4bikers.com/tracks/show/16311

Le salite:

Montacuto: strada stretta e brutta, con un paio di contropendenze, ma mai dura
Oramala: si divide in 3 parti, la 1° è impegnativa, la 2° dura, la 3° strappa
Castellaro: piuttosto lunga ma regolare
Guardamonte: tratti al 10% nei primi km, la deviazione verso la cascina è su stradina al 10-12%
Zebedassi: strappetti seguiti da spianate in un contesto collinare

Le discese:

Montacuto-S.Albano-Ponte Nizza: 13km di lungovalle all’ 1-2%, curve solo all’ inizio. Da veri passisti
Oramala-Varzi: asfalto bello, attenzione però alle pendenze iniziali, specialmente al 2° muro che è seguito da un tornante
Castellaro-Fabbrica Curone: discreta ma con pericolo di sabbia e buche
Cascina Guardamonte-Serra del Monte: asfalto buono, ma molto ripida, meglio tirare i freni
Colletta-Momperone: strada stretta con un ottimo asfalto
Alta Collina-Godiasco: asfalto discreto, qualche tornante

Informazioni:
Per qualsiasi dubbio, o per confermare la partecipazione scrivi a [email protected]
Il gruppo si riunisce al termine di ogni salita e discesa, nel dubbio ai bivi è meglio attendere, ma possono esserci problemi solo verso Oramala (seguire S. Alberto di Buttrio – Oramala – Varzi) o a Guardamonte, dove svolteremo 1km prima della cima (è meglio trovarci a Musigliano)

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