E dopo il Finestre… col del Basset

il 07/10/2012 · Comments Off on E dopo il Finestre… col del Basset

La discesa dal colle del Finestre è appena terminata, mi trovo nei pressi di Usseaux su quell’ autostrada di montagna che collega Pinerolo a Sestrière, due larghe corsie che risalgono la valle e che qui hanno pendenze quasi nulle, che il forte vento di risalita rende addirittura pianura con velocità tali da far scorrere la catena sul 50 spingendo velocità superiori ai 30 orari, col ritardo accumulato nella mattinata anche un paio di minuti in meno fanno comodo e le difficoltà sono quasi terminate, mi mancano solo i 2000m del Sestriére per svalicare in val di Susa attraverso quel passo turistico che ormai è diventata questa famosa località olimpica piemontese.
Ricordo da una replica della tappa del giro 2005 che i primi chilometri sono facili, infatti in essi la velocità rimane sopra alla soglia della pianura attraversando paesini e frazioni che devono la loro vitalità al turismo. Piano piano però il vento cala e la strada si impenna, alcuni larghissimi tornanti mi ricordano di trovarmi sulle Alpi e sebbene la pendenza non sia assolutamente mai proibitiva, d’ora in avanti devo pedalare e faticare per salire su punte che sfiorano l’ 8% ma che con una carreggiata così larga sembrano ben più abbordabili. Alti monti mi circondano, alti monti che quasi ignoro impegnato ad osservare quei palazzoni sullo sfondo che grattano quota 2000, là dove termina questa ascesa e dove -penso- inizierà la discesa verso Susa col vento contrario. Osservo con piacere il trampolino olimpico di Torino 2006 ed i cartelli quasi incomprensibili verso il col Basset, di cui ho scoperto l’ esistenza solo grazie ad un errore di Google Maps che segnala questa via come importante quando in realtà è solo una sterrata che supera i 2400.

Ho un leggero buco nello stomaco e approfitto del passaggio in questo orrore d’alta quota per un pranzetto veloce a base di focaccia e per chiedere giusto per titolo informativo informazioni sul colle del Basset (come se non ci avessi già pensato veramente), mi dicono essere sterrato sino a Sauce d’Oulx, ma praticabile addirittura con la mia bici. Ci credo e mi butto all’ avventura, i 7700m sterrati del Finestre sono troppo pochi!
Ritorno indietro e seguo le indicazioni per il passo, ritrovandomi nuovamente dentro Sestriére a chiedere nuovamente informazioni… “No non si può fare con quella bici”, “c’è qualcuno che già l’ha fatta in bdc” e soprattutto “devi seguire la strada dell’ Assietta e poi in cima tenere la sinistra” sono le informazioni che recupero, sufficenti a farmi accettare l’ avventura nonostante nuvoloni grigio/verdi in bassa valle.

Torno sui miei passi ed eccomi finalmente nuovamente sullo sterrato (ah piacevole velluto), rispetto al Finestre la carreggiata è leggermente più ampia e meno ripida, ma anche più polverosa e con pietre incastrate nella sede stradale che talvolta fanno traballare la bicicletta nonostante la velocità forzatamente limitata. Come sul finestre cerco sempre la traiettoria migliore ed imparo alla svelta che la scelta ottima per i 20m successivi è la peggiore per i 20m seguenti, e così per tutta la scalata sarà un continuo zigzagare a destra e sinistra. I tornanti riportano i segni di un traffico motorizzato non trascurabile, il resto è completamente ciclabile e la quota sale più velocemente di quanto fa intuire l’ inclinazione della strada, ammirando un panorama che però non è grandioso come sperassi e che viene parzialmente disturbato da una foschia anche qui a quota 2200m.
Ampie curve seguono il crinale ormai primo di vegetazione a fusto, la vetta diventa visibile già a metà scalata e ci arrivo addirittura prima del previsto, questi 400m di dislivello sono volati.

Giù, molto più in basso, c’è la val di Susa, dall’ altra parte Sestriére e poco più in alto rispetto all’ orizzonte i ghiacciai che contornano il valico del Monginevro, mandandomi indietro nei ricordi al giro di ricognizione della Susa-Susa 2011, quello di Monginevro-Colle delle Scale. Bello, 2424m ed un panorama che senza foschia sarebbe stupendo, e non fa neppure freddo e pure le nubi minacciose di prima si stanno allontanando, cosa posso chiedere di più?
La discesa è una goduria, il fondo è come quello della salita con pietre incastrate, saltini e segni di ruote, nel quale riutilizzo alcuni vecchi ricordi di mountain-bike, tirando sempre i freni (siamo pur sempre al 10%!) e mantenendo il sedere alzato dietro alla sella per ammortizzare i numerosi colpi e spostare il baricentro a monte. Rientro nel bosco e trovo dei tratti ancora umidi che fortunatamente non sono fangosi, trovo anche divertentissimi tornanti parabolici in cui approfitto del margine per prendere velocità e dei pezzi veramente ripidi in cui salto delle radici e dei grossi sassi… mi sento un vero biker con un cuore di carbonio a 23mm!
Nei pressi di una stazione sciistica inizia con mia tristezza l’ asfalto, ma termina 200m dopo (che senso ha?) e così continuo a divertirmi in questa situazione strana e non pienamente premeditata. A quota 1900 ritorno alla civiltà con 3km asfaltati ripidissimi che mi portano sino ad un ruvido pavée a Sauce d’Oulx, ulteriori vibrazioni di cui non sentivo la mancanza, poi mi reimmetto sulla strada principale impiegando un po’ a capire di aver sbagliato direzione, e dire che mi bastava guardare al di là del naso per intuire la via corretta verso la valle… Segue una larga e piacevole discesa, stavolta pulita, che mi riporta sino ad Oulx.

Come immaginavo il vento è contrario, ma non sembra nemmeno troppo forte e comunque la pendenza negativa mi aiuterà. Il peggio è nell’ attraversare il pavée del paese, poi sulla statale della val di Susa scendo tranquillo verso la meta, sorpassato da occasionali camion o autovetture. A lato scorrono tanti bivi che mi incuriosiscono, ma per oggi ne ho abbastanza e proseguo dritto assumendo anche la posizione da cronoman quando il vento comincia a sferzarmi in faccia.
C’è lo strappetto da superare, ma poi è quasi tutta discesa, supero Exilles con le sue case in pietra ed il forte che domina la bassa valle, quindi arrivo a Chiomonte ed entro in paese: già che sono in zona voglio acquistare qualche bottiglia di vino locale, tra l’ altro di un’ azienda che coltiva eroicamente le sue vigne non solo su ripidi ed ardui monti, ma proprio in quel posto lì tristemente famoso per le lotte contro una delle opere più inutili d’ Italia, la TAV della val di Susa alla maddalena di Chiomonte, dove c’è il cantiere -ehm fortino militare-.
Qui apro una parentesi: l’ autostrada e l’ autoporto erano deserti, deserta la ferrovia già esistente che collega Torino a Lione (eh ne esiste già una!), il traffico viaggia o in Valle d’Aosta o sulle ben più scomode statali del cuneese… considerato questo non sembra ovvio costruirci qui una ferrovia da 50 miliardi di euro?

Lo spaccio aziendale si è trasferito a Susa (grrr), quindi per tornare non mi resta che reimmettermi sulla statale e scendere in picchiata sino al paese che da il nome alla valle ritornando alla macchina…  In totale soli 102km e 2900m di dislivello con tre scalpi oltre i 2000m, il 10000°km, la 10000° foto e due epiche sterrate. Almeno il giro è andato bene e ne sono molto soddisfatto! (visto, 18° gradi della Vergine onorati a dovere!).
Cerco lo spaccio viticolo, giro per Susa in auto, parcheggio lontano per non infrangere il codice della strada e dopo 300m di camminata… è lunedì, è chiuso, e le bottiglie lì in vetrina mi irridono, specie il vino del ghiaccio creato da uve congelate a temperature di almeno -6°. Giornata schifosa con un ottimo giro in bici!

Architettura “rurale” a Sestriere

Lo sterrato del Col Basset, leggermente più liscio ma polveroso del Finestre

Panoramica in direzione val di Susa

Panoramica di Exilles, ormai in piena valle

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Susa-Susa dal Galibier al rientro

il 31/07/2011 · Comments Off on Susa-Susa dal Galibier al rientro

Siamo a Valloire davanti ad una fontana, le borracce serviranno piene sapendo cosa ci aspetta da qui a poco: il Galibier! 1200m di dislivello in 18km, dei quali i primi sono abbastanza facili e gli ultimi 12 molto continui, tutti senza uno spunto d’ ombra immersi in uno dei panorami più grandiosi delle Alpi francesi. Stiamo parlando di uno dei passi più famosi d’ Europa, salita regina del Tour, e (molto meno importante) la mia 1000° salita!
Io mi tolgo il casco per rimanere più fresco e commetto un’ imprudenza che mi causerà un’ intensa scottatura sulla mia testa ormai pelata, tanto che la settimana dopo avrò modo di divertirmi togliendomi la pelle morta come fossi un serpente durante la muta. Partiamo tutti assieme da Valloire e gli altri 4 sono iper-prudenti nel primo pezzettino tosto fuori dal paese, ma poi la strada spiana e ci ricompattiamo mentre tento acrobatiche foto al cartello “Galibier ouvert”. La vegetazione è ormai un ricordo ed imponenti blocchi di montagna si elevano da questa verde valletta facendoci sentire piccoli piccoli di fronte ai numerosi 3000m che sbucano solitari. Alla fine del tratto più facile avviso Andrea di non guardare a destra per non vedere l’ inizio del vero Galibier, una strada che si inerpica su una verde parete e sparisce chissà dove. E noi dovremo per forza salire lassù, sperando di reggere l’ impatto del mitico colle.

Ogni tornante meriterebbe una sosta, ma non posso passare più tempo fermo che sui pedali e rinuncio a malincuore a vari ricordi che rimarranno solo nella mia mente. Andrea mi manda a fan* invitandomi nemmeno troppo gentilmente (ma assolutamente senza cattiveria) a proseguire del mio passo, vorrà dire che il Galibier avrà una sfida diretta con me. Ricordo tanto sole in una giornata perfetta, monti pian piano più bassi ed io salire di quota senza mai vedere il passo, perso come sono tra praterie e roccioni alpini. Supero il monumento a Pantani e supero anche diverse persone che come me puntano verso i 2645m, rallentando con la scusa di parlare in francese ad un olandese che poveretto credo abbia pensato veramente che io fossi transalpino…
-6, si continua… -4, respiro un attimo (in fondo non si scende mai sotto l’ 8%), -2… manca poco e la gamba c’è ancora, ma il passo è lassù? E mancano solo 2km? Per me è meglio! Poco prima del bivio del tunnel c’è un fotografo che si è inventato un lavoro fotografando tutti i ciclisti di passaggio e inseguendoli di corsa per consegnargli il bigliettino del sito, io mi ricordo del traguardo imminente e senza mani indico le centinaia di scalate compiute negli ultimi 10 anni.
L’ ultimo kilometro dovrebbe avere pendenza superiore al 10%, ma questo dato è esagerato tanto che scollino al passo senza avere bisogno del 34×27. Sono arrivato… MILLE!!!!! Estraggo dalla tasca un foglio con scritto questo numero e mi faccio fotografare sotto il cartello, e quindi mangio. Ho vinto la sfida con Massimo arrivando a 115km e 3900m di dislivello con mezza focaccia senza essere in crisi, ma ora ho veramente fame e i ringo+nastrina svaniscono letteralmente per coprire quel buchino nello stomaco di una fogna quale sono io…

Quassù è stupendo, sono poco più in basso delle cime ma molto più in alto della valle che porta a Briançon e delle 2 strade che salgono. Tento anche di comporre delle panoramiche, ma il risultato è appena accettabile per potervi mostrare quanto sia bello questo valico. Con mia sorpresa il 2° ad arrivare è Massimo, è riuscito a recuperare Marco ed Andrea, la sua tecnica alimentare del “ristorante” ha dato i suoi frutti. Marco invece è abbastanza provato, la bomba dolciaria che lui e Fabio hanno degustato al Telegraphe è esplosa nei loro stomaci bloccandoli specie nella prima parte. Tira un venticello fresco e la mantellina ci serve anche per la foto di rito al cartello, ma per essere ad oltre 2600m direi che la temperatura è ottima, non potevamo trovare un giorno migliore!

Il grosso è fatto e nessuno è ancora in difficoltà, siamo ottimisti per i restanti 90km quasi tutti in discesa. L’ inizio mi incute timore, non c’è un minimo di protezione ed un errore mi porterebbe a rotolare verso valle per decine di metri, per fortuna la strada ha il monte sulla destra e così non rischio se non minimamente per qualche forte folata. Al passo Lautaret cambiamo strada e ci immettiamo in una via ad alto scorrimento con 2 larghe corsie ed un forte vento straordinariamente a favore che ci lancia verso valle. Ogni tanto c’è da toccare leggermente i freni, ma grossomodo si prosegue per molti minuti ad uovo senza mai scendere sotto i 60, e lo dico io che ho una mantellina “paracadute”. A Le Monetier les Bains è finito il Lautaret e ci ricompattiamo per andare svelti verso Briançon, recuperando molto tempo grazie al sostegno di Eolo, con la lamentela ironica di Marco relativa alla eccessivà curvosità del tracciato…

Dandoci cambi più regolari che in val d’Arc arriviamo presto al bivio per l’ Italia e il Monginevro, una salita che presa singolarmente ha la sua dignità (sono pur sempre 500m di dislivello), ma che rispetto alle precedenti è poco più che un colle anonimo. L’ inizio è praticamente piano, ma la mente di tutti è più sulla ricerca di una fontana rispetto al valico, tanto che tentiamo invano di entrare in una falegnameria che ad una prima vista sembrava un bar… Subito dopo c’è La Vachette e qui troviamo una fontanella nella quale Andrea e Tangy si tufferebbero e che tutti sfruttiamo in ogni modo possibile.
Il vero Monginevro inizia qui, io voglio vedere quanta gamba ho ancora dopo tutta questa strada e poco cibo e mi avvantaggio mentre gli altri rimangono insieme. Il traffico è elevato e se non fosse per una carreggiata larghissima sarebbe fastidioso, ma così i sorpassi avvengono senza problemi e salgo tutto sommato bene su pendenze mai impegnative, se non nell’ ultimissimo pezzo all’ ingresso di Monginevro paese. Quando ci riuniamo ci buttiamo ancora in una fontana, dopo 10 ore sotto il sole è quel che ci vuole, passiamo contromano nel centro del paese (ma c’è un altro modo oltre alla galleria vietata alle biciclette?) e andiamo a percorrere in discesa la strada verso Cesana Torinese.

Una lunga fila di auto ci sorprende alla fine, ma con l’ agilità di 9kg su due ruote superiamo facilmente la coda diretta al Sestriere. Scopriamo che l’ autostrada è chiusa ufficialmente perchè qualche manifestante No-Tav ci lanciava dentro oggetti, ma considerando che alle 8 la polizia era già schierata ai caselli e che è stata usata per controllare la situazione (ed da alcuni appartenenti alle forze dell’ ordine anche per lanciare sassi o lacrimogeni verso i manifestanti), credo proprio che questa sia solo un pretesto e forse nemmeno vero.
C’è tanto traffico nell’ altra corsia, noi invece viaggiamo bene in gruppo, per quanto il famigerato vento di risalita ci permetta di fare. Superiamo Oulx e prima di Exilles c’è l’ ultimo strappetto in cui Fabio ha un piccolo problema con la catena che risolviamo e sul quale io e Marco ci diamo battaglia, con la vittoria di quest’ultimo contro le mie gambe buone ma senza carburante. Da qui a Susa è discesa, ma troviamo una coda infinita di vacanzieri della domenica bloccati da loro stessi e rallentati comunque dalla tanta gente che ha partecipato alla manifestazione No-Tav che ordinatamente fa rientro nei paesi. La situazione mi rende nervoso e mi fa sentire superiore grazie ai miei pochi di carbonio e acciaio estremamente più agili delle tonnellate di lamiera incolonnate. E’ un peccato perchè il tratto tra Chiomonte e Susa è una bella discesona.

Arriviamo in qualche modo a Susa, noto troppo tardi il bivio giusto e imbocco il successivo, Massimo tira dritto ma ormai sono due giorni che bazzichiamo qui e riesce a riprenderci prima del meritato arrivo, quando ormai è ora di cena. A causa delle code e dell’ autostrada bloccata decidiamo di mangiare in pizzeria e torniamo a casa tutti molto tardi.
In tutto 206km (più qualcosa per me e Massimo), 4500m di dislivello, 4 mitici colli (Moncenisio, Telegraphe+Galibier e Monginevro), una giornata quasi perfetta ed un’ impresa riuscita senza troppe difficoltà. Un giro da fare almeno una volta nella vita!

CONSIGLI:
Ho poco da consigliare…
Per dormire io e Massimo ci siamo trovati bene al B&B Rocciameloce a Susa, 30€ colazione compresa.
Si potrebbe partire più a monte da Oulx o Chiomonte per riscaldarsi prima del Moncenisio, ma di mattino presto fa fresco
E’ un giro da fare assolutamente in gruppo sia per far fronte ad eventuali problemi, sia perchè c’è spesso un forte vento di risalita verso S. Michel de Maurienne e Susa, rimanere a ruota aiuta molto in questi lunghi tratti di trasferimento.

Guardando verso il Galibier all’ uscita di Valloire

I primi km di salita con noi piccolini di fronte alle immense montagne

Ora si inzia a far sul serio

Ciò che vedo salendo

Indico al fotografo il mio prossimo risultato

Guardando la strada su cui sono appena passato

Panoramica mal riuscita in direzione Lautaret


Marco, Andrea, Tangy, Massimo, Pedra

Susa-Susa, the day before!

il 21/07/2011 · Comments Off on Susa-Susa, the day before!

…eheh, per questa volta ho rubato la parola a Pedra… ecco il mio resoconto del 2 luglio, un bel sabato ciclistico nel quale gli ho lasciato lo spazio… solo per i commenti in corsivo!!!

Ci tengo a sottolinearlo, però… in salita lui è un altro pianeta, troooooppo più forte di me! Ma se ci fossimo dovuti disputare la conquista della “bellezza in bicicletta” che abbiamo incrociato… allora sì che avrei fatto carte false, pur di batterlo allo sprint!!! 😉

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Una sfida di portata epica, dal sapore di storica impresa! no no, non sono stato chiaro, la bici non centra… mi riferisco al contrattare l’orario di partenza con Pedra che non è cosa affatto semplice; la dimostrazione? beh, malgrado il mio impegno, alla fine devo cedere la mezz’ora di anticipo che cerco in tutti i modi di strappare! 😛

(In realtà quella mezz’ora è il compromesso a cui siamo giunti)

Ma appena buttato giù il telefono, devo ammetterlo, riconosco che abbia proprio ragione lui! ma chi ce lo fa fare? Per oggi non c’è fretta, e la mezz’ora di sonno, a posteriori, me la sono gustata tutta! La giornata “campale” infatti sarà domani, con la sfida lanciata da Tangy al mitico “Galibier”, davanti alla quale non ci si può assolutamente dir di no e a cui in 4 “intrepidi” abbiamo aderito! E il Galibier non resterà mica da solo! Eh si, perché il menu del week-end prevede il percorso della Susa-Susa, un giro alpino veramente impegnativo sia per km che per dislivello, attraverso ben 4 passi per più di 4000 metri di salita. 😎

Pedra ed io, però, abbiamo deciso di anticipare la mini-vacanza ciclistica di un giorno, in modo da evitare la levataccia mattutina per arrivare a Susa e per aggiungere un altro giretto nelle splendide montagne franco-piemontesi.
Così, dopo un piacevole viaggio che, tra una chiacchiera e l’altra passa senza intoppi, a mezzogiorno siamo già al Bed&Breakfast Rocciamelone in quel di Susa, dove con una sosta veloce lasciamo bagagli e mangiamo il nostro pranzo al sacco, pronti a spostarci un po’ più in su a Oulx da dove partiremo per il nostro giro odierno.
L’aperitivo alla Susa-Susa, infatti, sarà il classico anello Monginevro + Colle della Scala… Inizialmente, con molta baldanza, si era addirittura progettato l’assalto al “Finestre” ma dopo qualche ripensamento (…lo ammetto, da parte mia…) scegliamo un altro itinerario, sulla carta parimenti affascinante ma che ci permetterà di dosare meglio le forze, in previsione della sfacchinata dell’indomani.

Agganciati gli scarpini, la prima sosta è mia!  Passati davanti a un invitante panificio, non resisto, e decido per un surplus calorico in vista della prima salita! Un fantastico pain au chocolat, accompagnato dall’immancabile caffé, e sono definitivamente pronto per il “chilometro zero”. 😛
La partenza, per oggi, è subito in salita. Fino a Cesana Torinese è poca roba, per la verità, ma già sufficiente a mandare il cuore a mille, non so se per la bellezza della val di Susa, che non conoscevo e che mi ha veramente affascinato, o per l’altitudine, visto che partendo stamattina dal mare (…almeno… io!) ci siamo ritrovati a dare le prime pedalate a più di mille metri di quota! 😐
Arrivati a Cesana, comincia la salita vera e propria. Con Pedra, a dire il vero, non sappiamo cosa aspettarci. La salita non è particolarmente lunga o impegnativa, con i suoi 500 metri di dislivello, ma studiando il giro si temeva di trovarla particolarmente trafficata, essendo un valico molto utilizzato. La partenza a metà giornata, però, si rivela una mossa azzeccatissima, e il traffico risulta veramente ridotto, così abbiamo modo di goderci un panorama veramente mozzafiato, contornati di montagne particolarmente rocciose che fanno da contorno alla nostra salita.
Pedra – neanche a dirlo – allunga subito rispetto a me… lui va più forte, non c’è storia!!!  Inoltre io ho già un occhio a domani, e visto che il cardio continua a dirmi che oggi si galoppa piuttosto facilmente, cerco di contenere lo sforzo salendo su regolare. Ogni tanto, nelle soste foto, ci ricongiungiamo. In una di queste, subito dopo un tunnel paravalanghe piuttosto buio, Pedra non sa che mi vede uscire per miracolo! Ovviamente l’unico “treno” di veicoli l’ho trovato lì sotto, in un punto in cui, tra l’altro, la strada molto sporca mi costringe a non avvicinarmi troppo al lato destro della carreggiata… Un paio di camion mi fanno un discreto pelo… gradirei molto spiegare ai due autisti cosa ho pensato di loro!!! :(

Subito dopo Clavière, ancora in salita, oltrepassiamo il confine entrando in Francia, e per “onorare” gli amici transalpini inizio lunghi sproloqui in francese, non senza qualche difficoltà dovendo dar fondo alle mie conoscenze liceali… Pedra prova a seguirmi nell’impresa, salutando con un “bonjour” un gruppo di ciclisti che provengono in direzione contraria… “CIAO!!!” – è la loro risposta… – pazienza, esperimento fallito!!!

In realtà ho notato subito la loro mantellina della 9 colli e con spirito dissacratorio ho attaccato bottone in francese :D. Però mi meraviglio quando scopro di essere ancora in grado di mantenere vivi banali discorsi in lingua d’oltralpe con il più pratico Massimo

Arrivati in cima, l’obelisco napoleonico ci accoglie all’inizio di un lungo pianoro, tanto che fatichiamo a capire quale sia il punto esatto del valico. Comunque, molto più chiaro è il punto di inizio della discesa, che affrontiamo dopo esserci coperti con le mantelline. La discesa dal Monginevro è breve ma divertente, rovinata solo da un paio di inetti che scendono a velocità… tartarugale!!! che ci troviamo davanti dopo esserci fermati a ammirare la valle sottostante da un tornante molto panoramico. Il pensiero non può però che andare all’indomani, quando questa strada percorsa in salita, pur senza avere pendenze esagerate, potrà creare non pochi problemi, dopo quasi 4000 metri di dislivello!

Arrivati a La Vachette, non senza qualche esitazione, imbocchiamo la Valle della Clarée, dove un tratto di vento favorevole non può che metterci di buon umore. Ovviamente, manco a dirlo, dura poco… Il vento contrario sarà una delle costanti di questa due giorni, ma non ci impedisce comunque di rimirare i verdi prati che ci circondano, i monti rocciosi più in alto e… due avvenenti cicliste che provengono in direzione opposta! 8)

Una sì, ma quella che spettava a me non è che fosse poi così avvenente… 😐

A metà della valle, seconda e ultima asperità di giornata; il Colle della Scala dal versante francese non è niente di particolarmente impegnativo, anche se un paio dei quattro chilometri presentano pendenze piuttosto dure. Anche se breve, il panorama è in ogni caso bellissimo. Mi è piaciuto un sacco il bosco che fa da contorno alla risalita, che ho potuto ammirare in perfetta solitudine avendo perso la ruota di Pedra (lo direste?!? GRRRRRRRR!!!!) dopo poche centinaia di metri…

Foto di rito in cima al passo, e ripartenza con sorpresa, visto che la strada prima di scendere presenta ancora alcune contropendenze… all’inizio del versante italiano, infine, sosta obbligatoria! Da non perdere il panorama, con vista da una splendida balconata naturale sulla valle di Bardonecchia!
La discesa scorre senza problemi, almeno per noi. A metà, infatti troviamo un ciclista in difficoltà cui cerchiamo di dare soccorso. Niente da fare, rottura della catena (per la verità usurata anche solo a vedersi) e rientro a casa a piedi… e se nel borsello sottosella, uno smagliacatena mi decidessi a infilarlo, una buona volta?

A Bardonecchia, ormai, il giro è praticamente finito… praticamente, appunto… perché il vento contrario che ci accompagnerà fino alla macchina non ci fa certo un regalo! :( Nel lungo falsopiano, provo a dare un cambio, ma a ruota si sta bene e Pedra accetta di tirare di buon grado… Lo ringrazio, in vista del giro di domani una fatica supplementare in meno è per me cosa gradita! 😛
In totale alla macchina, dove cerchiamo di cambiarci senza far volare via la roba che ci togliamo, visto le leggerissime raffiche che hanno caratterizzato la giornata, sono 74 km e 1300 metri di dislivello, percorsi in circa 3 ore di pedalata effettiva. 😀

La giornata però deve riservare ancora qualcosa… Rientrati al B&B per la statale, cercando di memorizzare le contropendenze con cui l’indomani avremmo finito la nostra Susa-Susa, rimane ancora il piacevole momento della cena!
Abbuffata contenuta, almeno per i parametri di Pedra… ma non per i miei, che mi alzo da tavola ben satollo e soddisfatto, potendo contare anche su un bel piatto di gnocchi al gorgonzola e salsiccia (Pedra, anche se non sopporti il gorgonzola… non sai cosa ti sei perso!!!) come ogni dietologo consiglia prima di una giornata impegnativa. 😛
Immancabile (e ottimo) gelato per Pedra, a cui a dire il vero neanche io mi sottraggo, e passeggiata per il paese, andando a curiosare tra le rovine romane nella parte alta (salita anche a piedi… ma è proprio un vizio!!!)
Bene, la giornata è proprio finita… manca solo un bel sonno ristoratore per ricaricare le batterie… per oggi, insomma, può bastare così, ma domani… beh, un po’ di pazienza! come diceva qualcuno ben più famoso di me… domani è un altro giorno!!! 😀

E Massimo non vi ha parlato dell’ incredibile violenza di matrice No-Tav supportata da una terrorista islamica di cui sono stato vittima alle casse del supermercato, nel quale siamo entrati per acquistare una focaccia con cui nutrirmi durante la Susa-Susa! Con inaudita insistenza tutte le persone in fila alle casse mi hanno forzatamente obbligato a passargli davanti, nonostante la mia riluttanza alla fine ho ceduto ed abbiamo guadagnato 5 minuti. Ma guarda se è possibile un comportamento così antidemocratico! 8)

Le gallerie paravalanghe del Monginevro:

Monti in val Clarée nei pressi di La Vachette:

Vista dal Colle della Scala, versante italiano:

Guardando giù verso Bardonecchia:

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