S.Stefano al monte Penice

il 08/02/2016 · Comments Off on S.Stefano al monte Penice

In pianura la giornata è fredda e grigia, sembra nuvoloso ed il clima non invoglia di certo a pedalare. Ma a metà mattinata guardo le webcam e noto che sopra gli 800m il sole sta dominando sulle alte nebbie con temperature primaverili, per cui carico la bici in macchina e studio un breve percorso montano con partenza da Varzi da farsi nel primo pomeriggio.
Non fa comunque freddo, addirittura oso a non mettermi i copriscarpe e la sceltà sarà vincente, qui a Varzi il clima è ancora grigio ma si sta bene ed in salita ci si scalda un po’. Inizio facile sulle prime rampette del Brallo, poi devio per una delle salite che detesto e che mi porta a Menconico, una strada a mezzacosta che sale molto più delle apparenze. Dopo il paese arriva il bello e duro, la strada nei boschi alle pendici dei monti sale molto decisa superando spesso la doppia cifra e guadagna velocemente quota. Inizialmente un timido sole si fa intravedere in cielo, ma in pochi minuti  l’ azzurro esplode e con esso la temperatura che aumenta di diversi gradi. Ora fa caldo, il sole ed il cielo limpido sopra il mare di nebbia sovrastato dall’arco alpino ricordano più la primavera che il giorno dopo il natale…

E sudo pure, devo togliermi i guanti e slacciarmi tutta la giacca per stare bene ai 1100m del passo Scaparina. Scendo a Ceci e seguo questa nervosa ma bella via che mi porta in val Trebbia verso Bobbio, fortunatamente senza la nebbia della confinante valle Staffora. Non arrivo al paese, il bivio con la statale del Penice è più alto e considerando che si tratta di un’altra salita che odio per me è un bene. Al bivio di S.Maria prendo una decisione non preventivata e mi immetto sul versante alternativo, più ripido e stretto e molto meno frequentato, il quale attraverso due piccole frazioni e tratti ripidi mi fa risparmiare un chilometro e tanto traffico. Ritorno alla statale a 2500m dalla vetta, qui mi trovo nel bosco e l’asfalto è bagnato, ma non ci sono difficoltà particolari ed arrivo al passo con relativa facilità.
Il passo Penice coi suoi 1145m stavolta non è un punto di sosta, parto diretto verso la cima su cui stamattina si registravano 11° e mi godo l’ asfalto appena rifatto che mi aiuta nella scalata della prima parte. Il traffico è fino sostenuto, in proporzione ben più del mio ritmo che non ha pretese se non quelle di godersi un ambiente man mano più ampio e straordinario al progressivo calare del sole. Il secondo pezzo è più ruvido ed aperto, trovo qualche brevissimo tratto brinato ma la vetta arriva senza patimenti.

S.Stefano 2015, nonché il mio onomastico, sono ai 1460m del monte Penice circondato da una moltitudine di persone come forse mai ho visto, il sole si sta quasi buttando dietro ai monti ad est ed attorno a me vedo di tutto, ma con una limpidezza che raramente ho potuto ammirare. Mi fermo a parlare con altri, là c’è il Cervino, mentre dietro innevato si vede il monte Bianco; il Monviso è quello, mentre se guardi ad est puoi vedere il monte Baldo e la Lessinia. Mezza catena alpina sotto i miei occhi, tutto mentre nuvole basse si stanno sciogliendo in val Trebbia e Staffora e mentre la pianura sta soffocando sotto una evidente cappa di smog. Ma c’è anche l’Appennino ed i suoi monti illuminati da una intensa luce arancione. Devo fermarmi assolutamente per delle foto e non sono di certo l’unico ad avere l’attrezzatura in mano, c’è anche chi ne possiede di professionali e sta usando il cavalletto per immortalare questo panorama da favola. Tra l’altro guardo uno di questi e mi pare una faccia familiare, ma non dico niente per evitare figuracce, sarà lui a scrivermi in seguito inviandomi una mia foto!

Però ora devo assolutamente scendere, fra mezz’ora farà buio e non ho nemmeno il tempo per allungare ed aggiungere del dislivello extra a questo che sarà nettamente il giro con l’indice di pendenza maggiore del 2015. Ripasso dal passo e mi lancio verso Varzi in attesa di reimmergermi nel clima nebbioso, ma mi concedo altre soste fotografiche a più bassa quota per memorizzare il contrasto tra nubi ed un sole che filtra tra le fronde della vegetazione dall’altra parte della valle, fino ad entrare nella maledetta umidità che fortunatamente svanisce poco dopo, lasciandomi nel grigio ma con una buona visibilità sino all’ arrivo a Varzi.

Ed anche questo inverno mi ha regalato un assolutamente inaspettato giro ad alta quota con visuali meravigliose ed indimenticabili. La serie del “magico autunno” 2015 termina qui, vi saluto lasciandovi in attesa di nuove foto, proposte ed avventure per questo 2016, ciao!

57km, 1735m

Tra Menconico e lo Scaparina, appena sopra lo strato di nebbia
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Il santuario del monte Penice
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Appennino al tramonto
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Nebbia che risale la val Trebbia
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Nebbia sulla valle Staffora
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Le ultime luci sopra agli ultimi metri di libertà
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La prima neve

il 01/02/2016 · Comments Off on La prima neve

22 novembre

Dopo il caldo giro al mare del pomeriggio non mi poteva sembrare vero di intravedere dei fiocchi di neve nella pioggia, eppure non mi sbagliavo, si è messo veramente a nevicare! E’ incredibile come un periodo caldo di cinque settimane stia terminando tra i fitti fiocchi bianchi! E’ durato poco però, in pianura è riuscito giusto a sporcare i vetri delle macchine, ma in altura pare ci sia stato un accumulo non trascurabile ed allora con la bici sotto il sedere punto verso la più alta collina dell’ Oltrepò: Oramala!

Riciclo l’abbigliamento del giorno precedente, che vuol dire pantaloncini corti in un clima finalmente degno del mese di novembre, con gambali che ben presto riciclo in copriscarpe lasciando i polpacci a sorbirsi il primo freddo relativo (ci sono pur sempre 10°!). Parto da casa e risalgo la valle Staffora sino alla salita di Vignola – Pizzocorno, con passaggi prossimi alle pareti verticali di S.Alberto che sono un po’ le “Dolomiti d’nuater“, con un ritmo spinto per vincere il record su Strava e con dei campi in cui il bianco della prima neve si alterna al verde dell’erba. Record fatto, nella seconda e più difficile parte rifiato per quanto possibile avanzando verso degli accumuli nevosi via via più consistenti che coprono interamente i bordi stradali e sporcano la vegetazione in formato ancora autunnale. Le strade sono abbastanza pulite, quei 5cm della notte si sono sciolti e la viabilità è normale, devo solo fare attenzione a qualche sporadico residuo spostato dal traffico.

Arrivo al bivio di Oramala/Poggio Ferrato a quota 800m scarsi, è fiabesco pensare a cosa abbia passato coi caldi fuoristagione che sono terminati così bianchi… Scendere dal versante nord si rivela però una pessima idea, le strade bagnate mi fanno temere il ghiaccio, il freddo si fa sentire sulle tibie scoperte ed in un tornante trovo pure tutta la neve pressata invadere la carreggiata, al punto di affrontarlo a piedi.
Brrr… il freddo sferza la pelle e penetra nelle fessure dei vestiti, per scaldarmi allungo per la salita di Trebbiano su cui la neve, anche complici le quote più basse, è giusto un contorso indefinito. Scendo poi e saluto la dama bianca sperando in un veloce arrivederci, mezzo infreddolito giungo a casa festeggiando nel migliore dei modi un mese di forti contrasti tra pianura e montagna, tra nebbie e panorami incredibili, con giri non duri in senso assoluto, ma comunque impegnativi e realmente soddisfacenti!

PS. Col senno del poi so che anche dicembre replicherà il clima caldo, a S.Stefano ci sarà un’ altra giornata breve ma entusiasmante di cui vi racconterò a breve

52km, 1045m

Vacche al pascolo a S.Alberto di Buttrio. Loro non sentono il freddo
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La strada verso Oramala precocemente innevata
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Neve compressa e scivolosa in un tornante. Meglio scendere a piedi
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Il castello di Montesegale
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Autunno al monte Penice

il 28/12/2015 · Comments Off on Autunno al monte Penice

domenica 25 Ottobre

L’orario è cambiato, il tramonto anticipato di un’ora e al massimo alle 17 dovrò essere alla macchina pronto per il rientro. Anche oggi il clima è balordo, con temperature uguali in pianura come alla stazione meteo dei 1460m del monte Penice, unico luogo della mia zona in cui non sono ancora stato in questo 2015. Ho studiato diverse ipotesi, ma quando i miei vicini mi chiedono il programma di oggi ed io rispondo ‘Penice’ come loro, è lì che decido il percorso con un salto a Casa Matti per passare a trovarli.

La partenza è subito dopo pranzo, i chilometri saranno pochi ed il clima già gradevole a Ponte Crenna, pochi chilometri prima di Varzi utili per riscaldarsi in previsione della salita che con oltre 1000m verticali mi porterà sino alle antenne televisive della Rai che da lassù trasmettono il segnale in una fetta consistente di pianura padana.
La salita la conosco benissimo, è stata la mia prima vera avventura ciclistica nel 2001 ed è un tipico percorso di montagna che parte deciso e poi spiana sino a Collegio, per riprendere ancora deciso in un fitto bosco di conifere sino agli ultimi due facili chilometri verso il passo, tutto su strada a due corsie con occasionali tornanti e diverse curve che la rendono una delle mete dei motociclisti. Ma oggi non vado, già nei tratti iniziali all’8% non riesco a rimanere sui 15 orari (quella che per me è la velocità di riferimento) e fatico più del previsto a tenere ritmi che sarebbero normali se non stessi cercando di fare il mio tempo record. La scalata sino al passo è tutta così, provo a forzare nei falsopiani ma le sensazioni di ieri sul Lesima si stanno confermando… Non si può sempre andare forte, capitano i periodi NO.

Dal passo al monte la strada cambia, un nuovo strato di asfalto di recente posa ha spianato le diverse buche e le rugosità della carreggiata qui molto più stretta, la pendenza è più ripida e le sensazioni sono finalmente buone, acquisendo velocemente quota con panorami sempre più ampi sopra un mare di foschia che ricopre la pianura. Supero anche la quota di crescita della vegetazione a tronco  e con una ripida rampa finale arrivo in cima. Il tempo scoprirò essere il mio record per 8 secondi, ma l’altro tentativo risale alla scalata complessiva da Bobbio dopo aver toccato anche la cima del Lesima, in pratica mi sono dato 8″ ad una versione di me in semi-crisi…

La vista non è ai livelli del Lesima, ma anche da qui si può ammirare una bella porzione di arco Alpino, la val Trebbia, gli altri monti dell’Appennino e la valle Staffora. Girovago in cima per fare delle foto, la giornata di contrasti regala scatti ottimi e devo proprio approfittarne prima di scendere a valle in direzione Romagnese, discesa finalmente gradevole su un asfalto decisamente liscio. A Casa Matti incrocio la mia vicina con la figlia, il marito è in albergo a vedere la Juventus e come entro… gol… porto fortuna, o sfiga, a seconda dello schieramento!
Non mi soffermo però a lungo, la giornata sarà più breve e devo ancora scendere sino a Romagnese da cui mi immetto su una stradina sperduta su cui ho pedalato al massimo due volte, una leggera salita a scatti che attraversa piccoli agglomerati di poche abitazioni giungendo a Zavattarello senza passare dalla val Tidone. Mi manca ancora la pedalabile salita a Pietragavina nella quale incrocio alcuni cacciatori alle prese con un cane che non voleva rientrare, poi rientro ma passando dal versante atipico di Rosara, giungendo a Ponte Crenna in orario e contento di aver terminato i 200 obbiettivi stagionali, seppur con una prestazione atletica oggi scadente. Ad accogliermi trovo pure una banda di bulgari che suonano la fisarmonica per me, al modico costo di 1€ in offerta…

57km, 1575m, e per quest’anno le avventure sono finite… o forse no?

Bobbio dal Penice Vetta
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Foto mia un po’ mossa mentre guardo soddisfatto la val Trebbia
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Il monte Rosa sopra la foschia
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La strada che sale al Penice
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Cima Colletta e monte Lesima, dove ero ieri
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L’autunno sta arrivando sulle pendici dei monti

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La 16 colli

il 16/01/2014 · Comments Off on La 16 colli

28/09/2013

La genesi di questo percorso parte da una sfida rivolta a me stesso che consiste nel tracciare il percorso col maggior dislivello possibile rispettando una sola regola: non è possibile passare due volte per la stessa strada. Possono far eccezione poche centinaia di metri, ma sono proibite inversioni ad U. Il primo risultato è stato un giro con 2700m di dislivello in 92km, un risultato più apprezzabile l’ho realizzato a fine settembre con questo percorso di 133km e 3900m con ben 16 salite intervallate al più da due chilometri di falsopiano.

La partenza è da casa a Rivanazzano, uscito da questo paese di 5000 anime inizia lieve la prima salita di Pozzol Groppo, salita conosciuta a memoria con alcuni punti ripidi intervallati da pianori in cui rifiatare. Con le ruote all’ insù cominciano i pensieri, la giornata coperta, l’ assenza di novità e la consapevolezza che questa è la prima salita e ne mancano ancora 15 … mi porta in uno stato di semi-trance agonistica, attendo a non superare i limiti mantenendo comunque un ritmo che mi permetta di centrare un altro obbiettivo odierno: i 20kmh di media.
Ai due/terzi del dislivello imbocco la discesa che da Alta Collina mi porta a Godiasco, seguendo la via verso la seconda salita di San Lorenzo, che con un tratto duro a doppia cifra mi riporta sul crinale di Pozzol Groppo. Svalico ai 435m verso Zebedassi scendendo in val Curone, ho giusto il tempo di prendere la borraccia prima della terza mia amata Montemarzino, 3km pedalabili con ampi tornanti. E’ poco dopo che c’è il brevissimo sovrapponimento del tracciato, scendo a Monleale via Ville e risalgo via Monleale alto, ma per 200m pedalo sulla stessa carreggiata ammirando queste semplici colline che si tuffano nel mare infinito della pianura padana. Mi capita spesso di pensare a quanto sia fortunato ad abitare in zone in cui comunque la salita non manca, seppur non si tratti di alture eclatanti.
1-4
Scendo a Montegioco, tocco la provinciale della val Grue e sono nuovamente col naso all’ insù verso Montebello, togliendo lo sguardo dal 5° gpm solo per ammirare una macchina vendemmiatrice. Ritorno in val Grue e risalgo nuovamente a Montemarzino dal versante di Scrimignano, superando il paese e scendendo poco più avanti per imboccare i numerosi tornanti che uniscono la valle allo stesso crinale ad Avolasca, da cui la strada continua stretta e ruvida in un fitto bosco sino alla bocchetta di Oliva, proseguendo ancora ripida sino a valle. Saluto la val Grue da Polverola, via secondaria che mi fa soffrire con le sue micidiali rampe centrali e che prosegue in costa sino a Guardia di Brignano Frascata. Siccome lo scopo è di aumentare al massimo il rapporto tra dislivello e km, devio per Vallescura e scopro con piacere che è stato appena riasfaltato il muro in discesa che mi porta verso San Sebastiano Curone
5-8

Guardamonte coi suoi 680m è la cima Coppi da cui si ammira il Giarolo in tutta la sua maestosità, e questo punto rappresenta anche il definitivo passaggio in territorio lombardo, il quale mi riserva ancora 7 salite, seppur mediamente più brevi della parte passata. Segue Vignola, un allungo verso Pizzocorno che passa sotto le pareti di arenaria che fanno un po’ assomigliare questo tratto a dei più blasonati passi dolomitici. Da Ponte Nizza inizia Piumesana, con doppie cifre centrali ed un asfalto ormai rovinato verso la fine. La ripida discesa ha un fondo migliore, ma devo fare attenzione sia ai muri che alle strette curve cieche. Davanti a me c’è Sanguignano, salita assolutamente normale con tornanti, pezzi in discesa e nessuna difficoltà da segnalare.
La stanchezza sta cominciando a farsi sentire, sono in sella da diverse ore e nonostante il cielo sia rimasto sempre coperto la temperatura non è propriamente fresca e l’umidità ostacola l’evaporazione del sudore. Ma il grosso è fatto, mancano 4 gpm e solo uno di essi è preoccupante.

9-B

Questa salita di Languzzano mi piace, presenta strappi fetenti seguiti da piano, tutta su manto stradale liscio e con un dislivello complessivo di poco superiore ai 100m, particolarità gradita a questo punto. Altra discesa ripidissima verso Cencerate prima dell’ ultimo spauracchio di Rocca Susella, 350m verticali in 4km e da affrontare con la borraccia ormai vuota. Sino alla metà la salita non è problematica, è dopo Gaminara che devo pescare dal fondo delle mie energie per superare l’ accoppiata malefica di ripidità e fondo ruvidissimo, unita ad un inizio di disidratazione che cerco di colmare alla fresca fontana nel bosco a 1500m dal valico. La discesa… stavolta non è ripida, ma l’ultimo tratto è veramente da denuncia e sono obbligato a scendere coi freni tirati per non sollecitare in maniera esagerata il telaio ed il corpo che comincia ad essere provato.
Ne mancano 2 che insieme valgono come una, Murisasco è la prima che in due chilometri sale di 130m, poi ritorno in picchiata sino quasi alla pianura di Retorbido, da cui allungo volontariamente per aggiungere gli ultimi 100m verticali dele Fonti di Retorbido, una salitina fin troppo abituale che mi riporta a Rivanazzano, e cioè alla meritata fine dei giochi con l’ ultimo, obbligato chilometro di pianura per attraversare il paese.

C-0

Confesso a voi lettori che questo itinerario è molto più duro se percorso nel senso inverso, ho affrontato solo 3 delle 16 salite dal versante più difficile. Però questo non toglie merito a questa giornata, alla fine il contachilometri ne segna 133, il dislivello è di 3900m, 4 i litri di acqua bevuta e soprattutto la media oraria è di tutto rispetto: 21.8kmh, cioè poco più di 6 ore pedalate e meno di 7 complessive considerate le fotografie ad ogni valico ed i diversi pit-stop idrici.
Questa la traccia della 16 colli. C’è una piccola sovrapposizione verso Cà del Borgo (Monleale/Montemarzino, sebbene le traiettorie non si incrocino): http://tracks4bikers.com/beta_tracks/show/159718
E se non fosse abbastanza, ecco la 20 colli: http://tracks4bikers.com/beta_tracks/show/157945

Racconto del giro delle castagne (2)

il 18/11/2013 · Comments Off on Racconto del giro delle castagne (2)

Siamo giunti in val Tidone, siamo in un lembo piacentino che sfiora l’ Oltrepò pavese nel quale presto ritorneremo seguendo al contrario il corso del torrente, bloccato poco più avanti da un’ imponente diga che forma un significativo lago per scopi idroelettrici, o almeno che dovrebbe farlo, visto che troviamo l’ alveo completamente vuoto e contorniato da vegetazione arborea indicante un lungo periodo di secca. Poco dopo la strada si inerpica per trovare un passaggio tra pareti rocciose e la giornata entra nel vivo con Andrea che non cala la velocità ed io che ci sto a dietro. La forma personale non è al top, dopo una settimana fermo per maltempo e motivi di salute la gamba ha superato il vertice della curva di allenamento, ma nonostante catarro e tosse vado abbastanza bene.
Valerio ed Alessandro ci raggiungono quando la strada rispiana e all’ “Imbarcadero” al bivio del Carmine, ormai provincia di Pavia, ci chiediamo cosa imbarcassero visto che il torrente si trova molti metri più in basso: “boh, forse donnine?” sostengo io…

Il guanto di sfida è gettato e bastano le rampette che portano al bivio di Zavatarello per fare un buco, ricompattato prima dell’ ingresso in questo importante paese di alta collina. Leggo i cartelli e scopro, alla tenera età di quasi 29 anni, che Zavattarello va scritto con 2 T, sentendomi un’ idiota per aver sbagliato per anni ed anni… … E raccontanto la mia idiozia a tutti…
Gli altri ci raggiungono per il successivo tratto di salita, che dopo una discesina inizia con uno strappetto sino al bivio di Valverde per seguire decisamente pedalabile su strada larga e boschiva, pezzo in cui noto che anche Andrea ha perso un po’ di smalto rispetto a due settimane fa, lasciando però invariate le differenze di ritmo col sottoscritto. Nel secondo tratto questa strada si fa più aperta e più agevole, ne approfitto per delle fotografie e per rallentare sino al valico di Pietragavina, 725m slm; “praticamente siamo in montagna” dice Andrea, a cui replico che nemmeno questa sarà la Cima Coppi, poiché Oramala supererà gli 800. Arrivano gli altri ed insieme ci fermiamo alla fresca fontana poco più in basso, ripulendo i freni dal fango ed abbeverandoci sotto una tettoia in legno che fa da contorno ad una vasca in pietra.

La discesa verso Varzi è bella e divertente, attraversiamo il paese “capitale dell’ alta valle Staffora” per imboccare quello stretto ed improvviso bivio che porta ad Oramala, incastonato tra due abitazioni appena dopo un tratto di discesa. Finora abbiamo scherzato, adesso si fa sul serio con questa salita di quasi 450m di dislivello ed alcune rampe importanti. Spiego brevemente l’ andamento altimetrico indicando un muro dopo un tornante a sinistra situato dopo Albareto, per cui è consigliabile tirare il fiato nella sua attesa.
Io ed Andrea ci stacchiamo in avanti sulle già ripide pendenze che ci portano fuori da Varzi, la strada poi continua giusto un po’ meno decisa su colline aperte che danno spazio a campi di erba, frutta e calanchi contorniati da superfice boschiva, dentro la quale ci addentriamo nei pressi di Albareto che segna idealmente la metà della salita.
Complice un’ auto in senso contrario prendo qualche metro di distacco ed affronto questo difficile tratto di preparazione al muro, seguito da un tratto con pendenze più facili ben più lungo di quanto ricordassi nel quale tiro il fiato, vedendo Andrea allontanarsi sino a quel fatidico cartello posto ad avviso di un tornante a sinistra, girato il quale ce lo troviamo davanti: le pendenze sfiorano il 17% per 300m e qui ci si arriva in affanno, noi due saliamo difendendoci bene alla stessa velocità di poco inferiore ai 10 orari, ma poi quando la ripidità cala il buco si amplia enormemente lasciandomi solo col mio fiatone.
C’è una brevissima discesa utile a superare di slancio il successivo strappo, poi la strada riprende a scendere ed al castello di Oramala ritrovo Andrea, al quale propongo di andare avanti affrontando l’ultimo tratto di salita, siamo sempre nel bosco e dei pezzi interessanti si interpongono tra altri in falsopiano che ci fanno pensare ad un’ imminente fine delle fatiche.
Una volta finite le fatiche riprendo Andrea che è fermo in discesa, ma la strada qui è molto stretta e ci conviene continuare sino al bivio per Poggio Ferrato e fermarci nello spiazzo in attesa degli altri.

Non fa più molto caldo, vedo il vapore uscire dalle nostre bocche e mi copro un po’. Alessandro e Valerio ci raggiungono, la mia descrizione li ha tratti in inganno ed hanno pensato di aver superato agevolmente il muro di Albareto, trovandosi inaspettatamente quello vero più avanti. Ora abbiamo due scelte, ma optiamo per quella semplice che scende a Poggio Ferrato, all’ inizio su strada bagnata nel bosco, poi su carreggiata più larga ed asciutta sino all’ imbocco della provinciale della val di Nizza, una valle affluente dello Staffora che ha il pregio di essere costante al 1/2%, permettendoci di sfruttare facilmente la scia di chi tira, quindi per l’ 80% del tempo quella di Andrea che dimostra di avere ancora tante energie da spendere.
Rientriamo in valle Staffora e con sporadici cambi scendiamo verso Rivanazzano fino a giungere alla partenza, siamo stanchini ma ben soddisfatti di questa giornata, del percorso comunque molto bello (nonostante il cambiamento iniziale), della varietà delle salite e di Oramala che “era da un po’ che non scalavo una salita così”. Anche questo percorso improvvisato è piaciuto e potrei replicarlo nel 2014. Vedremo…
I giudizi sono positivi, l’ Oltrepò è piaciuto ancora e Valerio stasera festeggerà con un Barbera 2008 di Guerci acquistato due settimane fa. E sono queste le cose che fanno piacere!

Ma per me ed Andrea non è finita, lui ha la macchina al casello di Casei Gerola e gli suggerisco un’ alternativa per evitare il grosso del traffico attraverso le stradine di campagna, gli indico le vie immerse tra i campi della campagna Rivanazzanese e lo seguo sfruttandone la scia sino a Pontecurone, prima di indicargli l’ altra strada per il rientro e ritornare finalmente a casa.
Per me 109km e 1750m.
Qui la traccia originaria: http://tracks4bikers.com/tracks/show/161274

Andrea:

Uno dei giri migliori della stagione, ingiustamente disertato e non per questo meno divertente. Da un punto di vista paesaggistico suggestivo come poche strade sanno fare: spazi aperti, quasi aerei in certi tratti, intervallati da zone con vegetazione più fitta. Crinali sempre panoramici e discese spesso tecniche rese ancora più insidiose dall’asfalto umido e dalle foglie.
Dislivello sicuramente da non trascurare ( anche in relazione al chilometraggio) equamente distribuito tra salite pedalabili a muri oltre il 15%, per non farsi mancare nulla. Un giro che se affrontato a rimo serrato può mettere in difficoltà chiunque ..e non certo chi ha partecipato!

Qui c’era il lago di Trebecco
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Valerio ed Alessandro ci raggiungono a ZavatTarello
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Alla fontana di Pietragavina osservati dal suo castello
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Non smettete di seguire questo blog, seguiranno i racconti del bi-Lesima di Agosto, della “16 colli”, di fotografie sparse dal Tortonese e del calendario dello scalatore 2014!

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