E dopo il Finestre… col del Basset

il 07/10/2012 · Comments Off on E dopo il Finestre… col del Basset

La discesa dal colle del Finestre è appena terminata, mi trovo nei pressi di Usseaux su quell’ autostrada di montagna che collega Pinerolo a Sestrière, due larghe corsie che risalgono la valle e che qui hanno pendenze quasi nulle, che il forte vento di risalita rende addirittura pianura con velocità tali da far scorrere la catena sul 50 spingendo velocità superiori ai 30 orari, col ritardo accumulato nella mattinata anche un paio di minuti in meno fanno comodo e le difficoltà sono quasi terminate, mi mancano solo i 2000m del Sestriére per svalicare in val di Susa attraverso quel passo turistico che ormai è diventata questa famosa località olimpica piemontese.
Ricordo da una replica della tappa del giro 2005 che i primi chilometri sono facili, infatti in essi la velocità rimane sopra alla soglia della pianura attraversando paesini e frazioni che devono la loro vitalità al turismo. Piano piano però il vento cala e la strada si impenna, alcuni larghissimi tornanti mi ricordano di trovarmi sulle Alpi e sebbene la pendenza non sia assolutamente mai proibitiva, d’ora in avanti devo pedalare e faticare per salire su punte che sfiorano l’ 8% ma che con una carreggiata così larga sembrano ben più abbordabili. Alti monti mi circondano, alti monti che quasi ignoro impegnato ad osservare quei palazzoni sullo sfondo che grattano quota 2000, là dove termina questa ascesa e dove -penso- inizierà la discesa verso Susa col vento contrario. Osservo con piacere il trampolino olimpico di Torino 2006 ed i cartelli quasi incomprensibili verso il col Basset, di cui ho scoperto l’ esistenza solo grazie ad un errore di Google Maps che segnala questa via come importante quando in realtà è solo una sterrata che supera i 2400.

Ho un leggero buco nello stomaco e approfitto del passaggio in questo orrore d’alta quota per un pranzetto veloce a base di focaccia e per chiedere giusto per titolo informativo informazioni sul colle del Basset (come se non ci avessi già pensato veramente), mi dicono essere sterrato sino a Sauce d’Oulx, ma praticabile addirittura con la mia bici. Ci credo e mi butto all’ avventura, i 7700m sterrati del Finestre sono troppo pochi!
Ritorno indietro e seguo le indicazioni per il passo, ritrovandomi nuovamente dentro Sestriére a chiedere nuovamente informazioni… “No non si può fare con quella bici”, “c’è qualcuno che già l’ha fatta in bdc” e soprattutto “devi seguire la strada dell’ Assietta e poi in cima tenere la sinistra” sono le informazioni che recupero, sufficenti a farmi accettare l’ avventura nonostante nuvoloni grigio/verdi in bassa valle.

Torno sui miei passi ed eccomi finalmente nuovamente sullo sterrato (ah piacevole velluto), rispetto al Finestre la carreggiata è leggermente più ampia e meno ripida, ma anche più polverosa e con pietre incastrate nella sede stradale che talvolta fanno traballare la bicicletta nonostante la velocità forzatamente limitata. Come sul finestre cerco sempre la traiettoria migliore ed imparo alla svelta che la scelta ottima per i 20m successivi è la peggiore per i 20m seguenti, e così per tutta la scalata sarà un continuo zigzagare a destra e sinistra. I tornanti riportano i segni di un traffico motorizzato non trascurabile, il resto è completamente ciclabile e la quota sale più velocemente di quanto fa intuire l’ inclinazione della strada, ammirando un panorama che però non è grandioso come sperassi e che viene parzialmente disturbato da una foschia anche qui a quota 2200m.
Ampie curve seguono il crinale ormai primo di vegetazione a fusto, la vetta diventa visibile già a metà scalata e ci arrivo addirittura prima del previsto, questi 400m di dislivello sono volati.

Giù, molto più in basso, c’è la val di Susa, dall’ altra parte Sestriére e poco più in alto rispetto all’ orizzonte i ghiacciai che contornano il valico del Monginevro, mandandomi indietro nei ricordi al giro di ricognizione della Susa-Susa 2011, quello di Monginevro-Colle delle Scale. Bello, 2424m ed un panorama che senza foschia sarebbe stupendo, e non fa neppure freddo e pure le nubi minacciose di prima si stanno allontanando, cosa posso chiedere di più?
La discesa è una goduria, il fondo è come quello della salita con pietre incastrate, saltini e segni di ruote, nel quale riutilizzo alcuni vecchi ricordi di mountain-bike, tirando sempre i freni (siamo pur sempre al 10%!) e mantenendo il sedere alzato dietro alla sella per ammortizzare i numerosi colpi e spostare il baricentro a monte. Rientro nel bosco e trovo dei tratti ancora umidi che fortunatamente non sono fangosi, trovo anche divertentissimi tornanti parabolici in cui approfitto del margine per prendere velocità e dei pezzi veramente ripidi in cui salto delle radici e dei grossi sassi… mi sento un vero biker con un cuore di carbonio a 23mm!
Nei pressi di una stazione sciistica inizia con mia tristezza l’ asfalto, ma termina 200m dopo (che senso ha?) e così continuo a divertirmi in questa situazione strana e non pienamente premeditata. A quota 1900 ritorno alla civiltà con 3km asfaltati ripidissimi che mi portano sino ad un ruvido pavée a Sauce d’Oulx, ulteriori vibrazioni di cui non sentivo la mancanza, poi mi reimmetto sulla strada principale impiegando un po’ a capire di aver sbagliato direzione, e dire che mi bastava guardare al di là del naso per intuire la via corretta verso la valle… Segue una larga e piacevole discesa, stavolta pulita, che mi riporta sino ad Oulx.

Come immaginavo il vento è contrario, ma non sembra nemmeno troppo forte e comunque la pendenza negativa mi aiuterà. Il peggio è nell’ attraversare il pavée del paese, poi sulla statale della val di Susa scendo tranquillo verso la meta, sorpassato da occasionali camion o autovetture. A lato scorrono tanti bivi che mi incuriosiscono, ma per oggi ne ho abbastanza e proseguo dritto assumendo anche la posizione da cronoman quando il vento comincia a sferzarmi in faccia.
C’è lo strappetto da superare, ma poi è quasi tutta discesa, supero Exilles con le sue case in pietra ed il forte che domina la bassa valle, quindi arrivo a Chiomonte ed entro in paese: già che sono in zona voglio acquistare qualche bottiglia di vino locale, tra l’ altro di un’ azienda che coltiva eroicamente le sue vigne non solo su ripidi ed ardui monti, ma proprio in quel posto lì tristemente famoso per le lotte contro una delle opere più inutili d’ Italia, la TAV della val di Susa alla maddalena di Chiomonte, dove c’è il cantiere -ehm fortino militare-.
Qui apro una parentesi: l’ autostrada e l’ autoporto erano deserti, deserta la ferrovia già esistente che collega Torino a Lione (eh ne esiste già una!), il traffico viaggia o in Valle d’Aosta o sulle ben più scomode statali del cuneese… considerato questo non sembra ovvio costruirci qui una ferrovia da 50 miliardi di euro?

Lo spaccio aziendale si è trasferito a Susa (grrr), quindi per tornare non mi resta che reimmettermi sulla statale e scendere in picchiata sino al paese che da il nome alla valle ritornando alla macchina…  In totale soli 102km e 2900m di dislivello con tre scalpi oltre i 2000m, il 10000°km, la 10000° foto e due epiche sterrate. Almeno il giro è andato bene e ne sono molto soddisfatto! (visto, 18° gradi della Vergine onorati a dovere!).
Cerco lo spaccio viticolo, giro per Susa in auto, parcheggio lontano per non infrangere il codice della strada e dopo 300m di camminata… è lunedì, è chiuso, e le bottiglie lì in vetrina mi irridono, specie il vino del ghiaccio creato da uve congelate a temperature di almeno -6°. Giornata schifosa con un ottimo giro in bici!

Architettura “rurale” a Sestriere

Lo sterrato del Col Basset, leggermente più liscio ma polveroso del Finestre

Panoramica in direzione val di Susa

Panoramica di Exilles, ormai in piena valle

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