Top 2010: posizioni 12-10

il 26/12/2010 · Comments Off on Top 2010: posizioni 12-10

12°
03/08) Monte Spineto

Anche questo è un giro di un intero pomeriggio di cui non ho scritto e non ho foto, fatto partendo da casa con lo scopo di scalare la salita di monte Spineto da Stazzano, tra Serravalle ed Arquata Scrivia, un santuario sul cucuzzolo del monte del quale non ho ancora trovato la via di accesso. Per arrivarci scalo la mia Montemarzino e Bastita da Garbagna, a Stazzano fatico a trovare la via, ma alla fine mi infilo in quella stradina nel bosco che giunge sino al piazzale, con una bella parte finale tra tornanti stretti e le fermate della via Crucis. Già che ci sono ne approfitto per scalare l’ altro versante e nel tornare a casa passo a Sant’ Agata Fossili da un lato che ancora non è nel mio elenco, sebbene sia abbastanza sicuro di averlo già scalato.
L’ occasione rende l’ uomo ladro, così che provo alcune deviazioni mai percorse alla ricerca di nuove salite, incamerandone 2 banali, poi a Castellania proseguo sulla strada scoprendo ulteriori 2 salite verso S. Andrea, brevi ma difficili. Questo su e giù è stato molto più fruttuoso del previsto, avendo esplorato alcune parti mancanti della bassa valle Scrivia.
In totale 111km e 1950m di dislivello

Perchè 12°? Sono partito con l’obbiettivo di aggiungere 3 nuove salite, sono tornato con 7, niente male come primo giorno di ferie!

Vista da Monte Spineto (foto di Walter Sabatini)

11°
26/09) Acqui Termiense

Proseguo l’ esplorazione dell’ alto Monferrato con un giro da Acqui Terme, sulla carta sarà il più lungo dell’ anno, ma la probabilità di sbagliare strada è alta, tanto da capitare già a metà della prima salita, quando manco il bivio e mi riallaccio a Morbello seguendo la stessa strada del giro di Acqui-Ovada di 2 settimane fa. Quando rientro sul percorso originario sbaglio ancora strada, scendendo ad Acqui Terme, ma riesco a risalire comunque a Montechiaro d’ Acqui mantenendo la costa lungo una splendida strada accerchiata da calanchi.
Scendendo da Pareto risbaglio strada, le mappe di Google sono poco affidabili facendomi perdere completamente, è solo grazie alle indicazioni di una signora nel suo cortile che riesco a ritrovarmi salendo di nuovo a Pareto. Scendo a Pontinvrea in un pezzo che originariamente avrei dovuto fare in salita. Non tutto il male vien per nuocere, dopo un falsopiano con vento contrario arrivo a Giovo ligure, una fugace occhiata mi regala una vista del mare che mai mi sarei aspettato, il blu del golfo di Savona riempie lo sfondo e mi riempie di gioia.
A Sassello mi fermo per gli amaretti, presi prima di salire al Bric Berton e di scendere a Ponzone. Non è ancora tardi, ho la possibilità di allungare ritornando a Morbello per la stessa strada della mattinata, scendendo a Grognardo e trovando con qualche difficoltà la strada che avrei dovuto fare ad inizio giornata, che scopro essere tutta ruvida con pendenze a doppia cifra, affrontate molto bene nonostante i 140km sulle gambe, così bene che un signore mi fa pure i complimenti!
Mi perdo ancora, ma ormai è finita, ritorno ad Acqui Terme e finisco questo giro con 11 nuove salite ed il record annuale di km.
In totale, 156km e 3150m di dislivello

http://giriesalite.altervista.org/?p=946

Perchè 11°? Le troppe volte che ho sbagliato strada penalizzano questo giro nemmeno troppo bello, ma alcuni tratti o viste sono state veramente appaganti, così come il record di km.

I calanchi prima di Pareto

Il mare da Giovo Ligure

10°
04/09) Aveto

E’ tanto che spero di andare in val d’Aveto, finalmente ci riesco in questo inizio Settembre. La partenza è a Ponte Organasco, dopo solo 1km si sale verso Cerignale tra boschi ed ottimi panorami sulla val Trebbia, su una strada che passa poi in val d’ Aveto seguendone il corso qualche centinaio di metri più in alto. La discesa inizia solo dopo numerosi km di saliscendo, finendo quasi a Rezzoaglio, dove mi immetto sulla provinciale dall’ asfalto ruvido tipico di questi luoghi. Salgo a Santo Stefano d’Aveto e decido di proseguire verso il Tomarlo, questo famoso passo Appenninico a quota 1482m. La salita è sempre abbordabile, ma pedalando mi viene una grande fame che mi limita, non è una crisi, è lo stomaco che brontola.
Nonostante il bisogno di cibo devio verso Rocca d’Aveto, circondato da rocce verticali non tanto diverse dalle più famose Dolomiti, aggiungendo 1km e mezzo di dura salita. Ritornato a Santo Stefano trovo l’ occasione ad un negozio, con 1€ riesco a prendere brioche e focaccia e a sfamarmi, prima di avventurarmi nella parte finale lungo la val d’ Aveto, scendendo da Torrio per sua fantastica stradina immersa nel bosco e ritornando nella valle principale di questa giornata.
La strada della val d’Aveto segue il corso del torrente, un venticello favorevole mi aiuta a superare questi interminabili km che mi portano a Corte Brugnatella, dove parte l’ ultima salitella verso la casa Cantoniera, l’ ultimo sforzo di un bel giro in cui ho avuto meno forze del previsto, con un salvifico cappuccino prima del rientro in auto.
In totale: 122km e 2700m di dislivello

Perchè 10°?
Le valli Trebbia ed Aveto, il Tomarlo, Cerignale, S.Stefano e Rocca d’ Aveto… Tutti posti bellissimi, come paesaggio meriterebbe un posto tra i primi 5, ma o per la stanchezza accusata in tutto il giro, o per le strade ruvide, o perchè la val d’Aveto mi ha un po’ deluso… Per questo è solo 10°

http://giriesalite.altervista.org/?p=827

Ponte Organasco, il paesino di partenza

Corte Brugnatella da Cerignale


Montagne verso Rocca d’Aveto


Val d’Aveto

il 02/10/2010 · Comments Off on Val d’Aveto

04/09/2010

La val d’ Aveto è nei miei pensieri da anni ormai, ma non ho ancora avuto l’ occasione di esplorarla. Grazie all’ aiuto di Piero Lenti e Roberto Bartoli riesco a tracciare quello che forse è l’ itinerario migliore rimanendo in un range di difficoltà normale. La partenza è da Ponte Organasco, frazioncina della val Trebbia ai piedi del monte Lesima, e dopo un solo km di discesa inizio già a salire verso Cerignale lungo la strada sul crinale sinistro della val d’ Aveto, piccolo torrente che come il Trebbia si è scavato una stretta e scenica valle tra le vette dell’ Appennino.
La salita scorre via tranquilla, la temperatura è quella giusta e la visibilità buona mi permette di ammirare sia il Lesima lassù a 1724m che Corte Brugnatella là in fondo. Dopo il paesino si sale ancora con più discontinuità, ogni tanto si spiana e ne approfitto per guardarmi intorno, il panorama boschivo è tagliato dalla valle e l’ unico spunto di varietà rispetto al manto di vegetazione è dato da paesini aggrappati alle pendici e fuori dal mondo. Supero il bivio per Ottone e proseguo su questa stradina tenuta bene, superando alcuni nuclei abitativi ed una piccola salita ad un passo quasi sconosciuto di cui non ricordo il nome. Una discesa tecnica mi fa abbandonare il crinale lanciandomi nella valle al centro del mio itinerario, dove mi aspetta un asfalto grattugia, che sebbene sia uniforme è talmente ruvido da mangiarsi una parte della mia pedalata fino a Rezzoaglio, paese che sinceramente mi aspettavo più grande.

Riparto salendo verso Santo Stefano d’Aveto, chicca montana dell’ alta Liguria ad oltre 1000m di altezza. La strada continua a mantenersi ruvida, superando varie frazioni una dopo l’ altra sino alla seguente discesa, che avevo già preventivato e che mi fa guadagnare una salita extra al mio elenco. Sulla destra in prossimità di 2 stradine trovo il cartello per il passo Tomarlo, so che la strada sulla quale sono è quella giusta, ma poi capisco dove mi trovo ricordandomi di esserci passato ad inizio estate con Aresius e fratello, per cui avanzo tranquillo sino a Santo Stefano.
Nonostante sia lontano da altri luoghi importanti qui non manca di certo la vita, bisogna stare attenti al traffico prima di continuare verso i 1482m del passo. L’ asfalto riesce addirittura a rendere faticoso il 7% costante di questa strada a 2 corsie, ma ormai anche la fame si sta facendo viva e lo stomaco brontola cibo… In cima fa freschetto, nulla di che comunque, ne approfitto per una foto che mi ha scattato un appassionato di funghi con un cesto trabordante.
Non finisco completamente la discesa, nonostante la fame ho ancora le forze per soddisfare la mia curiosità lungo le rampe di Rocca d’Aveto, dove le “dolomiti liguri” si aprono e si stagliano sopra questa stradina che non condede tregua se non al piazzale della seggiovia sciistica. Mi annoto mentalmente di usare la funivia sino in cima una volta nella vita, e quindi torno indietro a Santo Stefano stizzito perchè mi toccherà spendere per mangiare. Ma l’ arte del risparmio (o della tirchieria) mi appartiene ed entro in un supermercato nel quale con 1€ acquisto focaccia e brioche, che fagocito con tranquillità al parchetto osservando i vecchietti giocare a bocce. E’ bello vedere che non hanno ancora perso questo spirito di comunità, rafforzato dagli inverni tutt’ altro che Liguri della zona.

Ormai leggermente sfamato mi manca l’ ultima nuova salita, che poi scende a Torrio e da li in val d’ Aveto, su uno stradino nascosto da un fitto bosco che ad Ottobre deve essere spettacolare, e che non a caso è una delle salite preferite di Roberto. Il vento di discesa mi sospinge tra le strette pareti di questa nervosa valle, alcuni strappi rompono il ritmo di questa carreggiata tra monti e fiume, che prima prosegue diritta e poi improvvisamente si tuffa in basso con tornanti e curve addirittura scavate nella roccia. Molto bella, ma anche molto lunga, aziono il count down per Corte Brugnatella coi cartelli kilometrici a lato, a -2 sono tecnicamente in val Trebbia, ad -1 invece col 34, ma poi arrivo… finalmente!
Manca poco, oggi non sono energico come al solito ma pazienza, mi manca solo la salita della casa Cantoniera al 5% lungo la valle e l’ ultimo km che non mi permette l’ attimo di relax finale. Un bel cappuccino al bar/ristorante di fronte al piazzale è quello che mi serve prima del ritorno, visto che non si butta via niente mi bevo pure il latte caldo avanzato!

In totale 122km, 2700m di dislivello e 6 nuove salite.

Ponte Organasco, paese in val Trebbia da dove sono partito


L’ abitato di Cerignale con il monte Lesima lassù sullo sfondo


La val Trebbia e Corte Brugnatella dallo stesso punto

Foto ricordo, in fondo il Tomarlo è pur sempre un passo importante


Santo Stefano d’ Aveto


Salendo verso Rocca d’Aveto


La salita della casa cantoniera in val Trebbia, quella finale al 5%


Stage in alta val Ceno (PR), seconda parte

il 16/06/2010 · Comments Off on Stage in alta val Ceno (PR), seconda parte

Sveglia presto ma non troppo, il giro in programma non è poi così duro sebbene ci aspettino 113km puramente Appenninici con 3000m di dislivello, di cui 2500 in 3 dure salite consecutive (L’ itinerario è questo: http://www.bikemap.net/route/375685). Dopo la colazione abbondande ci prepariamo, Marco però rinuncia all’ anello completo a causa dei problemi al copertone, per lui ci sarà un giro di ripiego dopo aver pezzato lo strappo con un ulteriore pezzo di camera d’aria.
La partenza è subito in discesa, il cielo non è molto promettente, ma nemmeno minaccioso, alcuni nuvoloni grigi svolazzano lenti sopra questo che è un punto d’ incontro tra il mare e la pianura. Alcuni km lungo la val Ceno permettono di riscaldarci prima della prima facile salita lungo il tratto finale del passo Montevaccà, già scalato ieri. Sento la gamba girare bene, potente e per niente affaticata, ed il fiato (il mio punto debole) è ok. Scaliamo il passo insieme per tuffarci in discesa sino a Bedonia, bella come sempre su asfalto ottimo. Quindi affrontiamo la 2° ascesa di giornata, la colletta di Bedonia (100m di dislivello molto pedalabili),  dove scopro che Bedonia non è in val Taro ma in una vallecola laterale.

Una discesina altrettanto poco ripida ci porta nell’ alta valle del Taro, che scorre tra strette pareti attorniate da verdissimi boschi e da rocce vive. Tiro poco, in fondo non conosco la strada… L’ obbiettivo è quello di lasciarmi dietro Aresius, vado approssimativamente come al top del 2009, ma col senno del poi il mio “avversario” va di più del suo top 2009, ed ha beccato la giornata di grazia… E poi io sono un ciclista sfaticato :)
A Pontestrambo svoltiamo, l’ asfalto si fa vecchio e la strada stretta. Ne approfitto per togliermi casco e guanti, sebbene non sia una giornata particolarmente calda c’è un’ afa opprimente. I propositi di tregua durano poche centinaia di metri, io e Roberto stacchiamo Giulio che sale del suo passo, poi nei punti piani io tiro il fiato e perdo di proposito la ruota, che avvicino leggermente nei tratti più duri, e che perdo definitivamente quando la strada si impenna per qualche km oltre al 10%. Fa caldo, sudo parecchio e la scelta di scoprirmi il più possibile si rivela azzeccata, inoltre fatico a tenere i 10kmh, spesso sono appena sopra ai 9; mi farebbe comodo un 34×27. Aresius è poco avanti, io non forzo troppo conscio di non essere nemmeno al 30% del dislivello totale, ma alzandomi sui pedali faccio cadere il casco che si incastra tra i fili dei freni, e sono obbligato a fermarmi. Lo sistemo, ma ripartire al 12% non è facile, devo zigzagare per riprendere velocità.
Al passo Tabella il duro è fatto, mi fermo per una foto convinto di essere praticamente in cima, ma Giulio raggiungendomi mi rende noto che mancano ancora diversi km di falsopiano. Uffa, in compenso la strada è asfaltata perfettamente, tutta all’ ombra del bosco del monte Penna, e alla ruota di Giulio arrivo presto al passo del Chiodo, dove con mia sorpresa c’è Marco ad aspettarci. Bevo una borraccia, a 1400 e passa metri non fa freddo, e scopro pure che i 2 fratelli hanno frantumato i loro vecchi record… alla faccia! Una signora incuriosita viene a domandarci i particolari sulle nostre bici, fotografando quella che per lei è la più bella poichè dipinta di giallo. Vabbè, Marco ritorna indietro verso il Tomarlo, noi facciamo rifornimento ad una fontana ed io mangio qualche biscotto, meglio non rischiare una crisi di fame.

Un lungo discesone appenninico ci porta all’ inizio della seconda salita dura, Romezzano, ma solo dopo un tratto in pianura di ben 50m su un ponticello. Questa è la più facile delle 3 difficili, solo 600m di dislivello e solo poche centinaia di metri sopra il 10%. La prendo tranquilla, nonostante il sole sia ormai coperto l’ afa si fa sentire ed il panorama di valli e monti viene ogni tanto interrotto da pareti rocciose simil-dolomitiche. Dopo una foto perdo le ruote buone, ma non me ne preoccupo, il giro è ancora lungo e non voglio andare in crisi nell’ ultima salita. Per fortuna il tratto al 12% finale è di soli 400m, dopo di esso sbuchiamo ad un bivio che solo dopo capirò di che bivio si tratta: quello del Tomarlo, a 300m da noi, un punto ideale per ritornare a casa. Ma noi siamo uomini veri e rinunciamo a 300m extra di salita per scendere a Santo Stefano d’Aveto, paese di montagna che mi ha sempre incuriosito e che finalmente visiterò.

In discesa sentiamo un paio di tuoni lontani, ma vale sempre il discorso che con me non ci si bagna, e dopo la discesona ci fermiamo a mangiare: un panino non fa male a questo punto. Vicini a noi un quintetto di Genovesi si rifocillano prima di tornare al mare, noi invece scendiamo in val d’Aveto sino al confine piacentino, inseguendo le nuvole che prima tuonavano ma che (fortunatamente) non raggiungiamo. Alla galleria giriamo, ci aspetta la salita di Crociglia, 800m di dislivello in poco meno di 10km all’ 8% di media.
Siamo in mezzo al bosco, che ci protegge dal sole ormai uscito allo scoperto, ed io prendo finalmente un briciolo di coraggio forzando il ritmo. Roberto mi segue, ma ad un certo punto si stacca di una decina di metri ed è solo grazie alla sua grinta in una giornata di grazia che mi riprende. A questo punto ho 2 scelte, o tiro e forse lo stacco, o salgo tranquillo insieme a lui, consapevole di poter avere la peggio. Poco prima di un paese ci fermiamo per delle foto (pensavate che provassi veramente a faticare per staccarlo?), ci sono un paio di tornanti alpini scavati nella roccia, con una enorme frana sulle pendici di un monte poco lontano che impressiona tutti noi. Fotografo Giulio che sale, ma c’è un maledetto palo che rovina lo scatto e lo rende poco appetibile per il “calendario dello scalatore 2011”.
Sino quasi alla fine io e Roberto saliamo insieme, poi complice qualche sosta fotografica di troppo lo perdo di vista, e finalmente comincio ad avvertire un minimo di fatica lungo gli ultimi 4km al 9% abbondante di media, complice anche il sole e l’ afa che mi fanno sudare un casino.
Ci vuole questa sosta in cima, ormai è quasi fatta e la gamba è buona, non come quella di Giulio che ha macinato il record pure su questa salita (Aresius no perchè si è fermato con me), ma potrei continuare a lungo, infatti ho valutato l’ idea di tornare a casa per poi scalare il Tomarlo da Anzola, ma l’ orario non mi permette questa follia.
Discesa bruttina sino al bivio della statale dello Zovallo e Tomarlo, che non ricordavo così lontani. Si pedala forte insieme, spesso lo stare a ruota ci aiuta a turno tra me e Roberto, Giulio invece ci raggiunge un paio di minuti dopo al Tomarlo, la strada più alta della provincia di Parma. Manca solo la salitella finale, ma prima un discesone largo con larghi tornanti, dove io Oltrepadano perdo la ruota dei 2 Parmensi. E’ che non sono abituato a stradoni del genere, e non conoscendolo tiro i freni un pelo più del dovuto.
Gli ultimi metri di dislivello scorrono via molto più facilmente del previsto, quindi doccia, carichiamo la macchina e ringraziamo Roberto e Giulio per l’ ospitalità e per questo ottimo weekend di ciclismo & non solo!!!

In totale, 113km, 3000m di dislivello ai (per me) 22.7kmh di media pedalata.

Da sinistra al passo Chiodo: Marco, Giulio, Roberto,Stefano (io)

Vista da S. Stefano d’Aveto

L’ Aveto dai primi metri del Crociglia

Giulio ai tornanti per Torrio

La gigantesca frana del monte di Mezzo

Ora siamo sul Tomarlo, praticamente alla fine.

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