S.Stefano al monte Penice

il 08/02/2016 · Comments Off on S.Stefano al monte Penice

In pianura la giornata è fredda e grigia, sembra nuvoloso ed il clima non invoglia di certo a pedalare. Ma a metà mattinata guardo le webcam e noto che sopra gli 800m il sole sta dominando sulle alte nebbie con temperature primaverili, per cui carico la bici in macchina e studio un breve percorso montano con partenza da Varzi da farsi nel primo pomeriggio.
Non fa comunque freddo, addirittura oso a non mettermi i copriscarpe e la sceltà sarà vincente, qui a Varzi il clima è ancora grigio ma si sta bene ed in salita ci si scalda un po’. Inizio facile sulle prime rampette del Brallo, poi devio per una delle salite che detesto e che mi porta a Menconico, una strada a mezzacosta che sale molto più delle apparenze. Dopo il paese arriva il bello e duro, la strada nei boschi alle pendici dei monti sale molto decisa superando spesso la doppia cifra e guadagna velocemente quota. Inizialmente un timido sole si fa intravedere in cielo, ma in pochi minuti  l’ azzurro esplode e con esso la temperatura che aumenta di diversi gradi. Ora fa caldo, il sole ed il cielo limpido sopra il mare di nebbia sovrastato dall’arco alpino ricordano più la primavera che il giorno dopo il natale…

E sudo pure, devo togliermi i guanti e slacciarmi tutta la giacca per stare bene ai 1100m del passo Scaparina. Scendo a Ceci e seguo questa nervosa ma bella via che mi porta in val Trebbia verso Bobbio, fortunatamente senza la nebbia della confinante valle Staffora. Non arrivo al paese, il bivio con la statale del Penice è più alto e considerando che si tratta di un’altra salita che odio per me è un bene. Al bivio di S.Maria prendo una decisione non preventivata e mi immetto sul versante alternativo, più ripido e stretto e molto meno frequentato, il quale attraverso due piccole frazioni e tratti ripidi mi fa risparmiare un chilometro e tanto traffico. Ritorno alla statale a 2500m dalla vetta, qui mi trovo nel bosco e l’asfalto è bagnato, ma non ci sono difficoltà particolari ed arrivo al passo con relativa facilità.
Il passo Penice coi suoi 1145m stavolta non è un punto di sosta, parto diretto verso la cima su cui stamattina si registravano 11° e mi godo l’ asfalto appena rifatto che mi aiuta nella scalata della prima parte. Il traffico è fino sostenuto, in proporzione ben più del mio ritmo che non ha pretese se non quelle di godersi un ambiente man mano più ampio e straordinario al progressivo calare del sole. Il secondo pezzo è più ruvido ed aperto, trovo qualche brevissimo tratto brinato ma la vetta arriva senza patimenti.

S.Stefano 2015, nonché il mio onomastico, sono ai 1460m del monte Penice circondato da una moltitudine di persone come forse mai ho visto, il sole si sta quasi buttando dietro ai monti ad est ed attorno a me vedo di tutto, ma con una limpidezza che raramente ho potuto ammirare. Mi fermo a parlare con altri, là c’è il Cervino, mentre dietro innevato si vede il monte Bianco; il Monviso è quello, mentre se guardi ad est puoi vedere il monte Baldo e la Lessinia. Mezza catena alpina sotto i miei occhi, tutto mentre nuvole basse si stanno sciogliendo in val Trebbia e Staffora e mentre la pianura sta soffocando sotto una evidente cappa di smog. Ma c’è anche l’Appennino ed i suoi monti illuminati da una intensa luce arancione. Devo fermarmi assolutamente per delle foto e non sono di certo l’unico ad avere l’attrezzatura in mano, c’è anche chi ne possiede di professionali e sta usando il cavalletto per immortalare questo panorama da favola. Tra l’altro guardo uno di questi e mi pare una faccia familiare, ma non dico niente per evitare figuracce, sarà lui a scrivermi in seguito inviandomi una mia foto!

Però ora devo assolutamente scendere, fra mezz’ora farà buio e non ho nemmeno il tempo per allungare ed aggiungere del dislivello extra a questo che sarà nettamente il giro con l’indice di pendenza maggiore del 2015. Ripasso dal passo e mi lancio verso Varzi in attesa di reimmergermi nel clima nebbioso, ma mi concedo altre soste fotografiche a più bassa quota per memorizzare il contrasto tra nubi ed un sole che filtra tra le fronde della vegetazione dall’altra parte della valle, fino ad entrare nella maledetta umidità che fortunatamente svanisce poco dopo, lasciandomi nel grigio ma con una buona visibilità sino all’ arrivo a Varzi.

Ed anche questo inverno mi ha regalato un assolutamente inaspettato giro ad alta quota con visuali meravigliose ed indimenticabili. La serie del “magico autunno” 2015 termina qui, vi saluto lasciandovi in attesa di nuove foto, proposte ed avventure per questo 2016, ciao!

57km, 1735m

Tra Menconico e lo Scaparina, appena sopra lo strato di nebbia
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Il santuario del monte Penice
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Appennino al tramonto
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Nebbia che risale la val Trebbia
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Nebbia sulla valle Staffora
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Le ultime luci sopra agli ultimi metri di libertà
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Autunno al monte Penice

il 28/12/2015 · Comments Off on Autunno al monte Penice

domenica 25 Ottobre

L’orario è cambiato, il tramonto anticipato di un’ora e al massimo alle 17 dovrò essere alla macchina pronto per il rientro. Anche oggi il clima è balordo, con temperature uguali in pianura come alla stazione meteo dei 1460m del monte Penice, unico luogo della mia zona in cui non sono ancora stato in questo 2015. Ho studiato diverse ipotesi, ma quando i miei vicini mi chiedono il programma di oggi ed io rispondo ‘Penice’ come loro, è lì che decido il percorso con un salto a Casa Matti per passare a trovarli.

La partenza è subito dopo pranzo, i chilometri saranno pochi ed il clima già gradevole a Ponte Crenna, pochi chilometri prima di Varzi utili per riscaldarsi in previsione della salita che con oltre 1000m verticali mi porterà sino alle antenne televisive della Rai che da lassù trasmettono il segnale in una fetta consistente di pianura padana.
La salita la conosco benissimo, è stata la mia prima vera avventura ciclistica nel 2001 ed è un tipico percorso di montagna che parte deciso e poi spiana sino a Collegio, per riprendere ancora deciso in un fitto bosco di conifere sino agli ultimi due facili chilometri verso il passo, tutto su strada a due corsie con occasionali tornanti e diverse curve che la rendono una delle mete dei motociclisti. Ma oggi non vado, già nei tratti iniziali all’8% non riesco a rimanere sui 15 orari (quella che per me è la velocità di riferimento) e fatico più del previsto a tenere ritmi che sarebbero normali se non stessi cercando di fare il mio tempo record. La scalata sino al passo è tutta così, provo a forzare nei falsopiani ma le sensazioni di ieri sul Lesima si stanno confermando… Non si può sempre andare forte, capitano i periodi NO.

Dal passo al monte la strada cambia, un nuovo strato di asfalto di recente posa ha spianato le diverse buche e le rugosità della carreggiata qui molto più stretta, la pendenza è più ripida e le sensazioni sono finalmente buone, acquisendo velocemente quota con panorami sempre più ampi sopra un mare di foschia che ricopre la pianura. Supero anche la quota di crescita della vegetazione a tronco  e con una ripida rampa finale arrivo in cima. Il tempo scoprirò essere il mio record per 8 secondi, ma l’altro tentativo risale alla scalata complessiva da Bobbio dopo aver toccato anche la cima del Lesima, in pratica mi sono dato 8″ ad una versione di me in semi-crisi…

La vista non è ai livelli del Lesima, ma anche da qui si può ammirare una bella porzione di arco Alpino, la val Trebbia, gli altri monti dell’Appennino e la valle Staffora. Girovago in cima per fare delle foto, la giornata di contrasti regala scatti ottimi e devo proprio approfittarne prima di scendere a valle in direzione Romagnese, discesa finalmente gradevole su un asfalto decisamente liscio. A Casa Matti incrocio la mia vicina con la figlia, il marito è in albergo a vedere la Juventus e come entro… gol… porto fortuna, o sfiga, a seconda dello schieramento!
Non mi soffermo però a lungo, la giornata sarà più breve e devo ancora scendere sino a Romagnese da cui mi immetto su una stradina sperduta su cui ho pedalato al massimo due volte, una leggera salita a scatti che attraversa piccoli agglomerati di poche abitazioni giungendo a Zavattarello senza passare dalla val Tidone. Mi manca ancora la pedalabile salita a Pietragavina nella quale incrocio alcuni cacciatori alle prese con un cane che non voleva rientrare, poi rientro ma passando dal versante atipico di Rosara, giungendo a Ponte Crenna in orario e contento di aver terminato i 200 obbiettivi stagionali, seppur con una prestazione atletica oggi scadente. Ad accogliermi trovo pure una banda di bulgari che suonano la fisarmonica per me, al modico costo di 1€ in offerta…

57km, 1575m, e per quest’anno le avventure sono finite… o forse no?

Bobbio dal Penice Vetta
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Foto mia un po’ mossa mentre guardo soddisfatto la val Trebbia
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Il monte Rosa sopra la foschia
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La strada che sale al Penice
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Cima Colletta e monte Lesima, dove ero ieri
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L’autunno sta arrivando sulle pendici dei monti

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Girando attorno al monte Lesima

il 09/01/2014 · Comments Off on Girando attorno al monte Lesima

Riprendo a raccontare i giri delle mie “vacanze” estive passate rigorosamente in zona, dopo che alcuni racconti o mie iniziative hanno scavalcato in priorità questa bella giornata. 5 mesi di ritardo cosa volete che siano, dai!

21/08/2013

Ho avuto la buona idea di pulire il computer, spaccando un pin della cpu… ieri era una giornata a dir poco stupenda e limpidissima, ma l’ho passata in ufficio per portare avanti il nuovo pc che attualmente uso… Oggi è comunque una giornata nidita, perfetta per questa doppia scalata alla vetta d’Oltrepò, il monte Lesima che col suo ripetitore aereo bianco domina tutte le altre vette dall’ alto dei suoi 1724m raggiunti da una strada asfaltata, la più alta dell’ Appennino centro-settentrionale!
Parto con un pranzo anticipato e dopo la mezza sono sui pedali che risalgo la statale di una valle Staffora semi-deserta, fino a raggiungere la base delle nostre montagne a Varzi. Un pochetto di salita mi porta a S.Margherita dove la valle si stringe fino a formare un verde canyon sovrastato da elevati monti tutti coperti di boschi, con sole alcune zone calanchive aperte ad assorbire i raggi del sole. L’ asfalto ruvido, che poco tempo fa mi ha fatto esplodere un copertone, è un piccolo supplizio fino al deciso bivio di Pianostano dal quale partono due belle salite al passo del Giovà e al monte Lesima. Intraprendo la seconda, che inizia già decisa su una carreggiata strettina e costante sino a Cencerate, animata frazione di montagna da cui si stacca la tosta deviazione verso Cima Colletta, un autentico budello di asfalto largo meno di due metri che si snoda ripido all’ interno di un fittissimo bosco, con una vegetazione tanto cospicua da oscurare il sole. E’ un pezzo duro, il 10% è un amico con cui prendere confidenza già da subito e sino al ritrovamento di un segno di civiltà a quel cartello di precedenza che avverte della presenza del bivio per la strada Brallo-Giovà.

Il primo pezzo è fatto, del falsopiano permette di respirare sino alla famigerata sbarra giallonera che ci ricorda a cosa andiamo incontro. L’ impatto è micidiale, 300m al 20% su fondo con ghiaia ed una griglia troppo sporgente. Il primo tornante a sinistra segna l’ ideale inizio del tratto più umano, ma oggi le difficoltà non risiedono solo nelle pendenze poiché una mandria di mucche al pascolo ostacola il movimento e mi costringe all’ arresto, di cui approfitto per interessanti fotografie bovine.
Si continua a salire molto decisi, ho superato la quota arborea e sono solo i verdi ripidi pascoli a dominare dove la visuale non è bloccata da un nastro di asfalto quasi verticale. Fatico ma non troppo, col 34×27 salgo ancora bene su pendenze attorno al 14% e l’ unica altra sosta che mi concedo è prima dell’ ultimo ripido tratto finale, quando per poter chiacchierare con un escursionista devo mettere il piede a terra.

Lesima Lesima… è sempre un onore portare le ruote sin quasi alla tua vetta, alla quale mancano giusto pochi metri da percorrere a piedi su un sentierino che degrada in prato libero. Ieri sarebbe stato incredibile, ma anche oggi la vista vale tutta la fatica: sto dominando le valli Trebbia, Tidone e Staffora, tutti gli altri monti mi guardano dal basso all’ alto e, scrutando nella rada umidità, lo scorgo… IL MARE! Belin finalmente ho avuto conferma di ciò che ho letto anni fa nel libro di P.M. Greppi e che da più parti ho sentito essere falso, e cioè che dalla vetta del Lesima si vede il mare! Wao, che soddisfazione!

Scendo con la dovuta cautela salutando mare, pascoli ed un biker che come il sottoscritto sta tentando l’ impresa, ritorno alla quasi civiltà di Cima Colletta e scendo, purtroppo dovendo fare attenzione dato l’ asfalto, sino al Brallo di Pregola, da cui parte la seconda scalata di giornata ai Piani di Lesima, frazione turistica a nord-est del monte. E’ preceduta da un pezzetto in salita e da un successivo segmento discendente sino a Corbesassi, da cui ha inizio una bella scalata verso i 1250m ed oltre dei Piani, con la ripida parente del monte a fare nascondere il sole e la val Trebbia nettamente più in basso. Supero il bar insolitamente pieno e salgo ancora, la sede stradale si assottiglia sino a sembrare una ciclabile a tratti liscia e a tratti ruvida, ma tutta nel fitto bosco all’ ombra della vetta dell’ Oltrepò
Proseguo sino al valico e scendo il giusto per delle belle fotografie, ormai il bi-Lesima è conquistato e mi rimane solo il lunghissimo ritorno a casa. A Corbesassi mi fermo alla fontana e con mia sorpresa mi raggiunge il biker incrociato alla cima Coppi di oggi, il quale ha tagliato per un sentiero.
La lunga discesa del Brallo mi riporta alla calura dell’ estate, la valle Staffora quindi mi fa arrivare a casa addirittura prima rispetto al previso.
In totale 124km e 2400m.

Le “vacanze” sono proseguite con altri giri belli, tra cui lo Scaparina-Cima Colletta-Capanne di Cosola-Dernice del giorno successivo (117km, 2100m) nel quale ho combattuto con asfalti ruvidi e tafani, e la dura Massinigo-Scaparina. Purtroppo è il massimo che un anno piatto come il 2013 mi ha offerto.

Stretta stradina in un fitto bosco  lesima206
Mucche libere al primo tornante del Lesima
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Riuscirà questa foto ad entrare nel calendario dello scalatore 2014? (no, ndr.)
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Val Trebbia
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Al centro si intravede un blu più scuro, è il mar Ligure
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L’ ultimo tratto in cima al mondo!
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Corbesassi dalla cima del Lesima
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Il cupolone del Lesima dai Piani di Lesima, tutt’ altra prospettivalesima233

Giro delle 4 regioni (esteso)

il 04/09/2013 · Comments Off on Giro delle 4 regioni (esteso)

Continua il racconto delle mie “vacanze” passate sempre a casa…
14/8: l’ idea è di recuperare dalle fatiche degli ultimi due giorni con un giretto nel tardo pomeriggio, ma le precipitazioni incipienti mi fanno desistere. 0km
15/8: grigliata di Ferragosto, senza esagerare né in alcol né in cibo, giusto qualche km con una leggerissima salita. 6km, 50m (perché se appena posso evito di prendere l’ auto)

16/8: giro delle 4 regioni (allungato).
Oggi ho voglia di stare da solo e di dedicare un’ intera giornata a me ed alla bicicletta percorrendo un classico itinerario che attraversa 4 differenti regioni: Piemonte, Liguria, Emilia e Lombardia, una trottata appenninica di circa 170km con due importanti salite (Giovà e Carrega) più una minore (solitamente Dernice). Lo scorso anno lo feci in senso inverso rispetto all’ idea 2013, che prevede l’ inizio risalendo la val Curone sino a San Sebastiano.
Parto alle 10 ed ho 9 ore di tempo, il clima è l’ ideale e la visibilità abbastanza buona da garantirmi discreti panorami. La prima regione è il Piemonte e sino a San Sebastiano pedalo senza alcuna fatica aiutato da una brezza settentrionale, poi ragiono su che strada fare ed è qui che mi parte l’ embolo… Dernice no perché troppo scontata, ma nemmeno il Giarolo mi aggrada, quindi noto che allungando un po’ posso arrivare a 200km ed allora opto per Costa Ferrai, 2km con tratti impegnativi seguiti da altra salita sino al Giarolo, su una strada che raramente ho fatto nel senso odierno. La discesa mi mette alla prova tra belle pendenze, qualche ondulazione di troppo e curve improvvise sino a Pallavicino, poi migliora sino ad arrivare in val Borbera.

Panoramica sull’ alta val Curone da Costa Ferrai4regioni_200km01

Val Borbera dal bivio per Dernice
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Il tratto seguente si scompone tra pianori e strappetti fino ad arrivare ai 500m di Cabella Ligure, dove mi fermo per una sosta acqua memore della crisi dello scorso anno, e dove chiamo casa avvisando di essermi dimenticato una dozzina di stuzzicadenti nei pantaloni, erano caduti per terra alla grigliata e piuttosto che buttarli li ho riciclati per della manutenzione al velocipede.
Mi aspetta una bella salita di oltre 900m di dislivello sino a Casa del Romano, l’ inizio segue l’ Agnellesca (affluente del Borbera) tra strappetti e contropendenze sulle quali supero un automobilista genovese intento a cambiare una ruota, poi la strada la smette di scherzare e va decisa, con alcuni trattiin cui il 10% è di casa… La civiltà è tutta radunata a Carrega Ligure, il resto è solo boschi e prati sovrastati da un cielo azzurro terso sino alla cima ai 1409m di Casa del Romano, ormai territorio ligure.
Lo scorso anno scoprii che da qui si vede il mare, oggi ne ho ulteriore conferma distinguendo nettamente il blu dell’ acqua dall’ azzurro del cielo, mentre dietro di me il monte Lesima sovrasta le valli con il suo ripetitore, paeselli sperduti si aggrappano alle boscosi pendici del verde Appennino e molti turisti sono intenti a pranzare al bar. Do quattro pedalate e più avanti il mare è ancora più visibile, è la prima volta che nell’ anno domini 2013 riesco a scorgerlo!
Pranzo con un mio panino e con una brioche del bar, ricarico la borraccia e scarico la vescica, ed è già ora di scendere in val Trebbia! Ciao mare, ci rivedremo (forse, ma col senno del poi so che accadrà), ora affronto belle curve su una strada discreta per i due terzi, che poi si allarga a due corsie offrendo larghi e divertentissimi tornanti (ed anche una bottiglia di Vodka alla menta mezza piena sul ciglio della strada, chissà se appartiene a chi penso che ieri abbia fatto serata con una bottiglia uguale…).

Da Casa del Romano
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Non si vede bene, ma c’è il mare!
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Ora c’è in apparenza il tratto più facile, ma le mie speranze di brezza marina vengono deluse ed i lunghi chilometri attraverso Rovegno ed Ottone scorrono sì veloci, ma senza quell’ aiutino che mai guasta. Ho poco da raccontare sino a Traschio, dove inizia il vero moloch di giornata, che coi suoi 24.5km sale di ben 1100m sino a Cima Colletta. Guardo in alto e vengo assalito da un senso di impotenza, ben più in alto di me ci sono verdi cime, grossomodo alla quota sino a cui dovrò salire… E’ un po’ come quando esci dal bosco dello Stelvio e vedi il rifugio piccolo piccolo, solo che là i metri di dislivello sono la metà…
L’ unica è mettersi il cuore in pace e salire, questo versante non è mai duro e sino a Zerba continua regolare al 6/7%, poi diventa più nervoso alternando falsopiani a mezzacosta e brevi strappetti a doppia cifra. Ambiente selvaggio tipico dell’ Appennino, bosco a perdere interrotto da sporadici paeselli ed un torrentello (il Boreca) che nei millenni ha scavato questa valle quasi disabitata.
Supero Vesimo a 1000m e guadagno quota con difficoltà su pendenze sin troppo facili sino a Pei, da dove inizia il tratto più duro che nel 2009 ha messo in crisi diversi di noi. Stavolta però non capisco bene dove sia il problema, la velocità rimane costante ed conquisto il passo Giovà senza alcuna problema. C’è ancora il pezzo finale fino alla sbarra del Lesima dove mi fermo per una sosta merenda, guardo il durissimo imbocco e per oggi lo perdono, ma entro poco sarai mio!

Monte Lesima da Zerba
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Voglio allungare sino ai 200 -dicevo-, perciò scendo a Cencerate in una strada larga forse meno di una ciclabile ed immersa in un bosco tanto fitto da far buio, poi risalgo al Brallo passando per Bocco, dove sul duro strappetto iniziale constato che la gamba è ancora in buono stato. Arrivo al Brallo e decido di allungare per la val Curone, scendo così a Varzi combattendo con un’ inquietante brezza contraria, e poi risalgo a Pareto attraverso affascinanti calanchi che sfiorano l’ asfalto.
A Fabbrica Curone vorrei fermarmi per una merenda, ma i bar sono più indietro ed allora non mi sforzo nemmeno di alimentarmi sino alla fine dei chilometri, rimandando a più tardi la scelta del tratto finale. La brezza da nord che stamattina mi ha fatto comodo ora mi fa pagare il conto, costringendomi a velocità da pianura quando la strada scende leggermente per 20km. Poco male, nonostante la stanchezza vado ancora bene e a Volpedo decido di allungare per le campagne, secondo i miei calcoli dovrebbero alla fine essere 200 precisi. Passo paesi e cascine a cui sono ben abituato e termino con la pianura sovrastata dal castello di Nazzano, ma c’è solo un problemino: il contachilometri segna 199.50, perciò allungo un pochetto e lo stacco quando segna 200.23.

Calanchi di Pareto
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Quasi a casa
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200.23km
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Sono stanco, ma non stremato, è un giro molto lungo a ritmo blando fatto alimentandomi con un panino (al salame di Varzi) ed una brioche. Però ho fame, il celeberrimo piattone del Klimos che sfama una persona normale mi lascia con un certo languorino, vorrà dire che per oggi starò a dieta… che domani è un altro giorno (ed un altro giro di 110km in val Tidone e Versa che vi racconterò)

Totale: 200km, 3500m, 8h05′ pedalate, 9h effettive

Un saluto alpino dalle valli piacentine

il 22/05/2013 · Comments Off on Un saluto alpino dalle valli piacentine

Racconto di Piero Lenti

In attesa dell’ Adunata Alpina di Piacenza di domenica 12 maggio ho pensato di onorarla con un bel giro nelle belle valli Trebbia e Nure e ne è venuto fuori davvero un signor giro, uno dei più belli fatti in quelle zone su strade buone e davvero senza traffico, bei panorami e salite lunghe ma quasi sempre pedalabili.

Partenza da Bobbio direzione Marsaglia e subito il Trebbia col borgo di Brugnello

A Marsaglia imbocco il passo del Mercatello che porta a Ferriere in Val Nure. La salita è piacevole e non particolarmente impegnativa, tocca alcuni borghi caratteristici ed è discretamente panoramica

Il versante sx (orografico) della val d’Aveto con la panoramica strada alta

Scendendo dal Mercatello verso Ferriere

Ferriere aspetta gli Alpini

Da Ferriere scendo verso Farini ma qualche Km prima di tale località
svolto a destra per Groppallo e inizio la salita che porta al passo di Santa Franca ben più impegnativa del Mercatello. La strada è stretta ma in buone condizioni e sale sempre bene, si ricollega nell’abitato di Groppallo a quella principale proveniente da Farini. Un paio di Km pianeggianti e poi deviazione a sx per Stromboli per la seconda parte della salita. Impegnativa fino a tale località poi più pedalabile fino ai 1200 mt del passo.
Eccetto le persone viste a Groppallo non ho incontrato lungo tutta la salita anima viva.

Appena oltre il passo vista sula val d’Arda

Un paio di Km dopo lo scollinamento bivio a sinistra per Prato Barbieri e Bettola Val Nure, a destra si scenderebe a Morfasso e Val d’Arda

Borgo prima di Prato Barbieri

La val Nure dall’alto

A Bettola altri tricolori per gli Alpini

Risalgo a Farini e imbocco il passo della Cappelletta per tornare
a Bobbio. Bella salita abbastanza pedalabile e panoramica

Verso l’alta val nure. A sinistra sul crinale si riconosce Groppallo

Dopo il passo discesa e breve risalita a Pradovera e al passo
di santa Barbara con il famoso “Angelone”

Da lì potrei scendere a Coli e poi a Bobbio ma preferisco girare a sinistra e risalire in un paio di Km alla Sella dei Generali dove ammiro una splendida fioritura di orchidee spontanee e che permette una di scesa su Coli su strada in migliori condizioni.

La sella dei generali (immagine di repertorio)

Da Coli a Bobbio ultima bella discesa, Gutturnio con Alpino e passo Penice (in macchina)

Il Percorso

Km 125
Dislivello mt 2800

Alla prossima

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