Tripletta Valtellinese, giorno 3b: Gavia!

il 12/09/2010 · 3 Comments

Un mezzo panino a testa è stata una buona scelta, il rischio di crisi di fame si allontana ma non affatichiamo ulteriormente lo stomaco dopo le mangiate di questi giorni. So che esiste una via più breve, ma ci fidiamo dei cartelli marroni indicanti il passo Gavia uscendo dal paese e ritrovandoci in salita verso il Tonale. Cominciamo a temere una segnaletica erronea, ma rinfrancati da un altro ciclista arriviamo al bivio giusto, perdendo quei 50 metri di quota che abbiamo appena guadagnato. L’ inizio è veramente soft, si sale su una specie di falsopiano lungo una strada larga a 2 corsie, osservando avanti dove sembrano unirsi le creste alpine e dove presumibilmente si trova l’ ultimo moloch della nostra avventura. Pedaliamo assieme sino a S. Apollonia, Massimo ha patito abbastanza il Mortirolo e per lui saranno una fatica questi 1400m di dislivello. Dopo il paesino la strada decide finalmente di salire, ma sino alla famigerata sbarra non ci mette in difficoltà, il nostro ritmo è tranquillo per non subire proprio l’ ultima vera asperità di questa che si sta delineando come la “Triplete” Valtellinese, il coronamento delle mie speranze ciclistiche 2010.
Ma la sbarra non serve solo a chiudere il passo in inverno, serve ad avvertirci che da ora in avanti non si scherza più, il Gavia richiederà il nostro massimo impegno. Un tempo questo tratto era sterrato, ora invece un liscio strato di bitume largo non più di 3m aiuta lo scorrimento delle ruote, su pendenze che mi spingono ad interrogarmi se il Mortirolo fosse già finito. Infatti il panorama è cambiato, siamo in un fitto bosco su pendenze veramente arcigne da cui solo il 34×27 mi protegge. Il traffico è comunque tollerabile, ma capita spesso di doversi incrociare con motociclisti e di dover aiutare le macchine a passarci, addirittura spostandoci in un allargamento sulla sinistra. Ogni tanto qualche tornante ci regala viste parzialmente coperte dalla vegetazione, ma sufficentemente belle per una sosta fotografica. Finalmente il tratto di Mortirolo è finito e ricominciamo a soffrire meno su pendenze normali, che non superano il 12%. Ad un altro tornante incontriamo altri 2 stranieri che come noi contemplano la val di Pezzo, un pezzo di asfalto appena superato che si trova ben sotto alla nostra quota e le cime con ancora neve che sciogliendosi forma fragorosi ruscelli il cui rumore arriva sino a noi. Dopo qualche foto li salutiamo, la parte all’ ombra è finita e nonostante siamo oltre i 2000m non fa assolutamente freddo.
La carreggiata è altalenante, tratti discretamente larghi si alternano a dei veri e propri budelli, ma l’ asfalto è sempre buono. Massimo comincia a sentire la fatica, approfitta sempre delle mie pause foto per farmi compagnia, al contrario di ieri sullo Stelvio non fatico ad allungare per poi aspettarlo quando vedo nuovi panorami degni di nota. Ad un punto la strada entra nella montagna, quella è la famosa galleria a cui manca completamente l’ illuminazione, terrore di chi scala questo versante che spesso si munisce di luci sul manubrio, non come me che rassicurato sull’ effettiva illuminazione ci ho rinunciato. L’ idea è di pedalare assieme, ma quando entro in quel budello l’ unico mio pensiero è di uscirne il prima possibile, pedalo pimpante osservando quel chiarore sul fondo che si sta avvicinando. La galleria non è però brutta come mi aspettavo, la strada è liscia e larga a 2 corsie, ma nel buio più completo è solo grazie ai catarifrangenti sui lati se riesco a capire dov’è la parete e sono fin contento quando passa qualche mezzo motorizzato che illumina per qualche secondo, sperando solo che ci vedano in tempo. L’ alternativa esiste, ma è un sentiero di sassi che scorre tra la parete esterna ed il dirupo, peggio della galleria stessa. Massimo è dietro di me, ma per lui è stato uno sforzo notevole che paga già all’ uscita.
Ora mi sento quasi a casa, l’ asfalto è diventato rugoso con diverse buche che distolgono lo sguardo dalla ampia varietà di questo luogo, con laghetti, monti e pietraie dai 1000 colori. Al passo arriviamo poco dopo, ci fermiamo per una piccola sosta comprensiva di fotografia al cartello, ma non abbiamo tanto tempo da perdere e così ci lanciamo in discesa, la più brutta di questi 3 giorni con crepe e buche, sebbene in numero non elevato. Lasciamo il ghiacciaio sulla destra, incrociamo diversi ciclisti che salgono da S. Caterina e ci fermiamo in paese per la mia ricerca di un panino, ricerca che fallisce dopo 2 bar lasciandomi un certo nervosismo. Siamo a 1800m di quota, mi tolgo la mantellina senza avere freddo fino quasi a Bormio, dove scendiamo spediti seguendo la valle del Frodolfo.

Poco prima di Bormio anche Maxi si toglie il kway, ha caldo pure lui, mentre io decido di rinunciare al panino e di stare sino a casa (in Oltrepò pavese) senza mangiare qualcosa di sostanzioso, tanto resisto alla dieta temporanea. Superato Bormio faccio conoscere al mio socio di pedalate quella parte di valle che si è perso 2 giorni fa, con quella salitella al 5% da prendere con filosofia di rassegnazione. Un ragazzo in apecar ci supera, mi rendo conto che va poco più di me e provo a stargli a ruota salendo ai 21-22kmh. Lui gioca con i cambi, ma non riesce a prendere velocità e poco prima della fine lo passo pure! Dicevo che oggi sarebbe stata la mia giornata, ed essere abbastanza fresco dopo Mortirolo-Gavia ne è la prova! Discesa veloce con il passaggio tecnico che supera i lavori, alcuni km di falsopiano e l’ incontro con (credo) padre ed una splendida figlia bionda con delle gambe così belle sode che solo una pratica sportiva abituale può donare alle ragazze, diciamo che siamo a livello “tornanti dello Stelvio” come bellezza … ahahah

Pian piano saliamo sino all’ hotel, 100m extra di dislivello per finire degnamente la giornata, per poi ringraziare a dovere la ragazza in hotel che ci ha lasciato usare i bagni per cambiarci e che ci ha offerto spremuta e caffè, il minimo prima 4 ore di rientro dovute anche ad un incidente lungo la super-strada che ci ha obbligati a seguire metà del lago di Lecco. Sarei rimasto una notte in più per un quarto giro con Aprica e Santa Cristina e per un ritorno più tranquillo, ma non essendoci posto ci accontentiamo di cenare da me alle 10:30.

Quel tornante che abbiamo appena fatto


Lassù, sulla destra, è la che dobbiamo andare


Dagli ultimi 2km di fatica


Il lago Nero, ormai è quasi fatta


Panorama sull’ Ortles (credo) dal passo Gavia


Meritata foto al cartello. Dopo 3 giorni così la stanchezza è d’obbligo


La “Triplete” valtellinese è compiuta, dopo i 120km e 3390m di dislivello odierni sono a 331km e 10200m in 3 giorni, con 6 nuovi 2000m, 11 nuove salite e un ottimo ricordo ciclistico.
Le più belle sorprese vengono dalla stradina del Gavia, dalla tranquillità della statale Valtellinese e dallo Stelvio da Bormio, mentre quello da Prato è stato superlativo ma come nelle mie attese. Invece sono deluso dal traffico esagerato di Bernina e Foscagno e per qualche motivo dal Mortirolo, che mi aspettavo più regolare ma paradossalmente anche più duro!
Gli altri ricordi particolari sono legati al cibo, alla buona cena del ristorante, al gelato di Grosio, alla colazione super deliziosa e dalla mega mangiata alla locanda val Grosina, un must di quando salgo tra i monti Lombardi! Contento anche di quel minimo di vita serale che ci siamo potuti permettere, è stata un’ esperienza da rifare, magari con una “triplete” Dolomitica nel 2011!

Ciao e grazie della lettura! Ma non è finita qui, prossimamente vi racconterò di altri 2 giri liguri e di quello in val d’Aveto, ed altro ancora!

Tripletta Valtellinese, giorno 2a: Bormio – Stelvio – Santa Maria

il 06/09/2010 · Comments Off on Tripletta Valtellinese, giorno 2a: Bormio – Stelvio – Santa Maria

20/08/2010
Dai Massimo che lo Stelvio ci aspetta! Inizia così la seconda giornata, dalla finestrella del bagno il cielo sembra sereno, con solo qualche nuvola innocua verso nord. Apro le persiane e le proiezioni della toelette si confermano, salvo mutamenti improvvisi il bi-Stelvio è alla nostra portata! Alla colazione Maxi si rivela un ottimo avversario culinario, fette biscottate, frutta, brioches, biscotti e marmellata spariscono dal banco a quantità industriali, che bello mangiare così al mattino!
Prepariamo la macchina e partiamo per Bormio, le lunghe gallerie che penetrano la roccia ci accompagnano sino alla piana in cui sorge la capitale dell’ alta Valtellina, dove troviamo abbastanza facilmente parcheggio nella parte periferica. Oggi fa freschino, il cielo è comunque leggermente velato e considerate le quote indosso pure la canutiera. E via! Oggi è la giornata di Massimo, che sono anni che sogna lo Stelvio e salvo imprevisti lo assaporerà in doppia portata. Ma anche la mia, dopo i 3350m di dislivello di ieri me ne aspetto altri 3400, sul filo del mio (povero) record assoluto.

Tagliamo internamente per Bormio e ci addentriamo tra i monti. Il cartello Stelvio “aperto” ci galvanizza, ricordo la prima volta in cui l’ ho visto nell’ inverno 2009, chiuso dalla caterva di neve caduta in quell’ inverno. Sebbene questo sia il versante meno nobile, è una signora salita continua da 1500m di dislivello in 22km, al 7% medio, e notiamo già dai primi tornanti che il panorama è di sangue blu anche qui, dove splendide pareti verticali in pura roccia ci fanno sentire piccoli piccoli di fronte all’ immensità della terra, e ci spronano a sfidare il gigante. Il traffico non è nemmeno molesto, auto e moto ci sorpassano in continuazione, ma con una frequenza sopportabile che ci permette anche di affiancarci o di fermarci dall’ altro lato per delle foto.

La strada è bella e sale decisa, non fa nemmeno caldo e ci capita abbastanza spesso di superare tante persone che tentano la loro impresa anche con mtb da poco, ma noi sappiamo bene che l’ importante è arrivare, non in quanto! Ed è questa la mia filosofia, infatti mi metto a ruota di Massimo e lo abbandono solo per delle foto, ma lui pure si ferma ad aspettarmi: il giro è lungo, meglio risparmiarsi. Ad un certo punto iniziano anche le gallerie non illuminate, con qualche goccia al loro interno che ci colpisce il capo. Questo nella prima parte, ma poi le tonalità cambiano, allargandosi la valle ci mostra la seconda parte di questa salita, una tornantasi che poco ha da invidiare all’ altro versante! Massimo decide di proseguire del suo passo, mentre io mi fermo spesso sempre per fare foto, mi spiace spezzare il ritmo ma un’ occasione così è da sfruttare. Mi raggiunge anche un francese di Annecy ed uno con i pantaloni lunghi, del quale mi chiedo come faccia a non avere caldo.

Ormai la seconda parte è fatta, i numerosi tornanti sono sotto di noi, davanti invece si presenta un drittone e le costruzioni al passo, ancora in alto però… Forzo un pochino e stacco il francese, saluto Maxi quando lo sorpasso e faccio faticare quello coi pantaloni lunghi, finchè un’ altro vestito altrettanto pesante non ci supera poco prima della fine. Mancano 500m, non ci provo nemmeno a stargli dietro considerando che sono al km 22 di 106… ma raggiungo il mio nuovo amico al passo poco dopo. Mi racconta “quello è un professionista, gli sono stato dietro, ma se ci fossero stati altri 100m non ce la facevo”, ma risponto di no, non andava così forte. “Ma si, è della Katiusha!”, “Vabè si è forte, ma è una maglia”, “ma no, era Pozzato!”. I suoi soci confermano l’ identità, ed io effettivamente ricordo un giovane coi riccioli… Arriva Maxi, in tempo per fare la foto alla stele, chiedendo questo favore ad uno a caso dei tanti turisti presenti, che si godono il passo più alto d’ Italia da cui partono ottimi sentieri. Ne approfittiamo anche per dare un’ occhiata al versante dell’ Alto Adige, a quella casetta sullo sfondo a cui si arriva attraverso la serie di tornanti più famosa del mondo, e che io stimo essere a 2200m di quota (stima che si rivelerà abbastanza corretta).

Scendiamo all’ Umbrail pass, entriamo in Svizzera ed ammiriamo questo nuovo ma affascinante panorama, ci supera uno straniero che come noi si ferma per diverse foto, ma prendendo la discesa in modo più sbarazzino si allontana. Inizia finalmente il tratto in fondo naturale, un terriccio molto compatto, ma pur sempre sterrato con polvere e sassi, dove il pedalare in Oltrepò pavese mi fa prendere il coraggio per sorpassare Massimo in un tornante a sinistra, rischiando la caduta a causa dei piccoli sassi che alle auto non danno fastidio, ma che per ruote di 23mm sono destabilizzanti. Ma nessun problema, faccio il gesto del pollice su e continuo. L’ ultima parte presenta una vera trafila di tornanti ravvicinati, non si fa in tempo a lasciare i freni che bisogna di nuovo inchiodare, tutto questo sino a S. Maria, paesino Svizzero che credevo più ampio, e che invece non presenta nemmeno bar.

Ripartiamo subito dopo esserci tolti la mantellina, il tempo è ancora sereno con nuvole sparse, ma … il resto del racconto continua la prossima volta!

Vista dai primi km dello Stelvio



La seconda parte della salita, i numerosi tornanti dopo le gallerie


I tornanti dall’ alto


Panoramica della parte centrale della salita


Manca poco, il passo è davanti a me!


Massimo, Io e 3 che ho trovato per strada, a cui ho pubblicizzato il blog


Lo sterrato dell’ Umbrail pass, con i segni delle nostre biciclette


Santa Maria, da dove parte il versante meno conosciuto dello Stelvio.

Tripletta Valtellinese, parte 1b (Livigno – Bormio – Sondalo)

il 02/09/2010 · Comments Off on Tripletta Valtellinese, parte 1b (Livigno – Bormio – Sondalo)

La prima parte del racconto è disponibile qui: http://giriesalite.altervista.org/?p=587

Giovedì 19/08/2010

Siamo alla Forcola di Livigno, dopo aver scalato in precedenza il Bernina. A questo punto ci salutiamo, Massimo torna indietro a portare la macchina in albergo, “fai attenzione ai binari!” gli intimo più volte, mentre io proseguo nel giro di Livigno pensando tra me e me di avergli fatto un favore risparmiandogli 1000m abbondanti di fatica ascensionale. La discesa è un drittone non troppo ripido con il vento a favore, arrivo in un battibaleno ai 1816m di Livigno. E’ sempre bello rimanere in un paese così elevato ma così circondato da montagne, ma il turismo estivo è veramente opprimente e passando in una pista ciclabile tracciata per i tanti che passano le loro vacanze al fresco posso osservare le migliaia di auto parcheggiate ovunque. Opprimente davvero… Mentre filosofeggio sull’ ammassamento di ferro e genti mi nutro con una barretta, l’unica cosa che mangio in tutta la giornata.
Ora mi aspetta il passo Eira, 2210m, una salita dove comincio a sentire la fatica ma che scorre via abbastanza veloce tra traffico e viste sempre più ampie. Una picchiata mi porta a trepalle, guardandomi avanti vedo la cima del Foscagno, la riconosco dai numerosi puntini di colore scuro che capisco essere una fila kilometrica di auto… Spero solo non siano tutti incolonnati, ma anche se fosse pazienza, anzi meglio, così mi divertirò ad irriderli.

Anche il Foscagno non è nulla di particolare, ma ben presto raggiungo la fila e mi sposto a centrostrada suscitando in qualcuno un senso di invidia per me che posso andare, mentre qualcun altro è frustrato da questa lunga attesa. Ad occhio e croce ho sorpassato 250 autovetture. Al passo… passo senza problemi la dogana, ma rimango imbottigliato nella serpentina di auto che scendono come possono sino a Bormio, rallentate da un camper che da tipico italiano non si pone nemmeno il problema di stare rallentando decine di persone, e ancor meno di agevolare loro il sorpasso. L’ agilità della bicicletta in curva è un vantaggio, ma il camper proprio non lo riesco a superare, rimango dietro sino a Valdidentro quando la sua potenza mi stacca sulla strada ormai pianeggiante. Seguo una “scorciatoia” verso Oga che mi permette di tagliare via Bormio, nell’ altimetria ho visto un dentello in questo punto, ma un dentello in un contesto alpino significa almeno 150m di dislivello! Salgo, che altro potrei fare? Seguo per un breve tratto il percorso degli skiroll, che passando sotto la carreggiata mi obbliga ad una brevissima rampa al 24%. Ma arrivo al bivio di Oga in fretta, e mi lancio verso Bormio/Valdisotto.

La strada principale scorre per molti km in galleria e per i ciclisti c’è un percorso alternativo sulla vecchia statale, che imbocco e che non scende, anzi, presenta pure una salita extra, sebbene facile. Sulla destra c’è l’ Adda, e guardando attentamente un monte si capisce quanto l’ uomo sia piccolo in confronto alla natura, quando nell’ 89 un pezzo di Valtellina è franato bloccando il corso del fiume. Dopo qualche facile km finalmente si scende, prima c’è un curvone di 180° lunghissimo tutto in una galleria poco illuminata, poi in un vialetto costruito attraverso i tornanti per evitare dei lavori in corso, in pratica una stradina larga 1,5m al 18%, con 2 tornanti strettissimi.

Sondalo è ciò che scrive il cartello che vedo a fine discesa, ma purtroppo per me manca ancora molto al paese, pedalo e pedalo controvento per altri 5km prima di arrivare al bivio per l’ hotel, ma in un certo senso questo è stato il pezzo migliore del giro, su una strada bella e praticamente priva di traffico, essendo parzialmente chiusa a tutti i mezzi di larghezza superiore al metro grazie al sapiente posizionamento di new jersey in cemento. Non è però finita, ci manca ancora la salita panoramica di Sondalo, quasi 2km scavati nella roccia che ricordavo più duri, ma molto più corti. Per fortuna la crisi di fame è ancora lontana, nonostante abbia mangiato una barretta in tutto il giorno.

Arrivo all’ albergo dove incontro Massimo che si è già lavato, mi lavo pure io, sistemo la roba e vado a mangiare. Quando arrivano a prendere le ordinazioni dico (parole testuali): “posso chiedervi un favore? E’ che sono affamato, potete portarci delle porzioni abbondanti di pasta, e quando pensate che è tanta, mettercene ancora?”.
Richiesta soddisfatta, un etto e mezzo di spaghetti alla carbonara trovano rifugio nel mio stomaco, oltre a secondo e dolce. Soddisfatto della cena!
Dopo usciamo anche in compagnia di Kelios a bere qualcosa, titubanti però sulle previsioni del tempo che danno pioggie probabili per il giorno seguente. Io sono fiducioso, so che quella nuvoletta malvagia sul quotidiano è stata calcolata ieri mattina e che il tempo si è poi evoluto meglio del previsto, ma nel dubbio cominciamo a pensare ad itinerari alternativi, tipo solo Mortirolo o altro. Ma domani è un altro giorno, ed un altro racconto.

Totale di oggi, 115km e 3350m di dislivello.

Panorama sulla valle di Livigno in direzione del lago di Livigno


Quel che si vede al passo Eira


Coda kilometrica alla dogana del Foscagno


Vista sulla salitella Valdidentro – Oga


Bormio dall’ alto, con la valle verso il Gavia sullo sfondo


La frana del 1987, che per giorni ha isolato Bormio. http://www.waltellina.com/problemi/alluvione87/index.htm


Il fiume Adda e il vialotto utilizzabile dai soli ciclisti o pedoni.

Tripletta Valtellinese – parte 1a (Tirano – Bernina)

il 01/09/2010 · Comments Off on Tripletta Valtellinese – parte 1a (Tirano – Bernina)

Il progetto è ambizioso, completare in 3 giorni i 3 giri tipici dell’ alta Valtellina, nessuno dei quali presenta difficoltà insormontabili, ma scalare 10000m di dislivello in sequenza è una sfida pure per me che pigro come sono so benissimo come risparmiare la gamba.
—- parte 1: Tirano – Bernina
Siamo in 2, io e Massimo di Genova, ma per lui il programma è leggermente più facile, appena 9000m di dislivello in 300km circa. Dopo 4 ore di viaggio scorrevole arriviamo a Tirano, ci ha rallentato solo qualche coda a Morbegno ed appunto prima di Tirano, ma abbiamo trovato libera pure la tangenziale nord di Milano. Il pranzo è la prima difficoltà di giornata, io non sono attrezzato e per trovare un bar aperto ci sorbiamo un bel kilometro a piedi tra l’ andata ed il ritorno, durante il quale faccio in tempo a finire il panino. Piccola integrazione a base di plum-cake e mentre Maxi si nutre a sua volta io monto le bici.
Il nostro programma è leggermente diversificato, per me il menù del giorno prevede Bernina, Forcola di Livigno, Eira e Foscagno, per Massimo invece “solo” Bernina e Forcola di Livigno, per poi ritornare indietro e portare l’ auto in albergo a Sondalo. Un bell’ impatto con la montagna lombarda, e dire che è il giro più brutto dei 3.

Il Bernina è famoso per il suo trenino rosso, che scavalca il passo collegando St. Moritz a Tirano, ed ha anche la nomea di salita molto bella. Purtroppo in molti considerano Poschiavo come luogo di partenza, ma già per arrivare a questa enclave Svizzera ci sono 600m di dislivello, interrotti da qualche km piano lungo il lago. In totale sono 1900m di dislivello, più dello Stelvio da Prato e quasi quanto il Nivolet. E’ una salita Svizzera, sebbene parta in Italia al km 2 c’è la dogana e poi si continua sempre in territorio elvetico.
Partiamo in leggerissimo ritardo sulla tabella di marcia (5 minuti), ma non è un problema. Mi fermo subito per fare una sosta pipì, poi accelero per ritrovare Massimo subito dopo la dogana in prossimità di una chicane tagliata in pieno dai binari, che scorrono dentro l’ asfalto in modo obliquo rispetto alla curva. Quando li vedo capisco come mai quel tratto ha mietuto tante vittime (i ciclisti che cadono li sono decine), mentre penso a come non farmi fregare, assisto a Maxi che ha un incidente meccanico dentro al nastro di ferro, senza perfortuna riportare gravi conseguenze sia fisiche che meccaniche. Sembra tutto a posto, bici e corpo, a parte una piccola spelatura ed un leggero colpo alla mano. Certo che chi la fa in discesa…
Si può continuare, ma questa salita comincia subito a deludermi: sono a conoscenza della totale assenza di curve, ma la strada è poco panoramica e soprattutto trafficatissima! Va bene che ci siano tante persone, ma essere sorpassati in continuazione da camion è snervante. Si sale decisi, bisogna pedalare forte almeno sino al lago di Poschiavo, dove la strada da tregua sulle sue sponde, passando a lato della maledetta ferrovia che ne sfiora le acque, e che speriamo venga inondata e distrutta a dovere. Sarà anche un patrimonio dell’ umanità, ma quel trenino o lo fanno passare lontano dall’ asfalto, o possono metterselo nel…
Respiriamo lungo il lago, dove però spingo per guadagnare quel minuto che non fa mai male. A Poschiavo iniziamo a risalire verso il Bernina in maniera decisa, i panorami si stanno leggermente aprendo ed il traffico è un filo più sopportabile, nonostante ogni tanto vengo superato da qualche tir o autobus con relativi metri cubi di gas di scarico. Continuo al mio ritmo con l’ idea di aspettare il mio socio al bivio della Forcola, ma nonostante tutto vengo raggiunto da due ragazzi in forma perfetta, che cerco di far faticare aumentando il ritmo e ai quali cerco di rimanere in scia, ma considerato che mi mancano ancora 9000m di dislivello da qui a sabato rinuncio.
Iniziano le curve, finalmente, ma la vista rimane abbastanza anonima, tra vette grigie e boschi ben più alti di quelli Appenninici a cui siamo abituati. Aspetto Massimo dove la strada spiana, il resto della salita lo facciamo più o meno assieme, superando con un po’ di rispetto il bivio per la Forcola, ma dirigendoci verso gli ultimi 300m di dislivello al passo Bernina. Ormai i camion devono curvare spesso, fortuna che la strada larga ci permette di stare tranquilli sino allo scollinamento intuibile tra i monti già un km prima.
Passo Bernina, 2330m, ed UNO! 1900m di dislivello sono già sulle nostre gambe. Piccolo tratto in discesa sino all’ ospizio, cercando quella disgraziata ferrovia che scorre ben più in basso, sulla riva di due laghetti i cui colori contrastano fortemente tra loro. La vista non è male, monti spogli fanno da cornice ad un ghiacciaio che controluce rende poco. Ma non abbiamo troppo tempo da perdere, non ci concediamo nulla oltre alle foto di rito.

Ripartiamo con su la mantellina, non fa troppo freddo ma siamo a 2300m e il caldo è relativo alla quota. Le strade Svizzere sono belle, larghe e tenute con cura, ma hanno tutte il difetto di essere irregolari, piene di mini pieghe invece di essere veramente lisce come quelle Italiane, che di contro presentano tombini 10cm sotto la linea di scorrimento. Sta di fatto che raggiungiamo in fretta il bivio per Livigno, con la salita alla Forcola che sottovaluto prendendola senza togliermi l’ impermeabile.
Il paesaggio è lunare, monti nudi con pareti sabbiose ci accerchiano e ci dominano dall’ alto dei loro 3000m, la strada scorre sgattaiolando nello stretto fondovalle con qualche semicurva sino alla parte finale, dove 2 tornanti ci fanno prendere velocemente quota sino alla dogana Italiana, li dove si apre un nuovo panorama sulla piana in cui sorge Livigno. Sono sudato perso, pensavo fosse molto più breve ed invece la vetta è appena 15m più in basso del precedente passo. Incontriamo pure un tedesco veramente eccezionale che ci mostra l’ altimetria dell’ impresa che stava compiendo, qualcosa con 200km ed almeno 5000m di dislivello. Io sono piccolo nei suoi confronti, ma in fondo anche la nostra “impresa” è degna di nota!

Prossimamente la seconda parte … ed il resto del racconto!
Salendo verso il Bernina.


Lago e ghiacciaio del Bernina, con la ferrovia sulla riva.


Noi due al passo


Paesaggio spettrale alla Forcola di Livigno


La strada che scende a Livigno

Link utili
Archives