Nelle Langhe meridionali (Ceva, Mombarcaro, Dogliani)

il 16/08/2012 · Comments Off on Nelle Langhe meridionali (Ceva, Mombarcaro, Dogliani)

Ho fatto bene ad evitare l’ autostrada, col senno del poi risalire tutta la val Bormida via statale mi è costato due ore scarse in più che passare per la riviera, ma indicativamente ho risparmiato 30 euro, quasi quanto il costo del pernottamento al B&B Il riccio a Ceva, un bed-and-breakfast in cui mi sono trovato bene.

Fa più caldo del previsto in questo break infrasettimanale di ferie, dopo aver lasciato i bagagli parto per un giro nelle Langhe meridionali studiato cercando di seguire le principali vie di comunicazione e mettendoci un po’ di salita. L’ inizio è simil-piano e permette di rodare la gamba, il percorso di oggi non prevede nulla di proibitivo ma la prima salita inizia dopo 10 minuti a Sale delle Langhe e porta a Sale S.Giovanni e Vadda, nulla di duro ma nemmeno banale, una salita come tante qui nelle Langhe meridionali, su strada larga e ben tenuta, molto soleggiata e completamente differente a quelle a cui sono abituato qui in Oltrepò.

Una bella discesa mi porta sino al bivio per Mombarcaro, memore del giro dello scorso anno in cui dalla vetta delle Langhe (quasi 900m slm) dicono che si possa vedere il mare… a me non era parso e ricontrollerei meglio, ma con la foschia di oggi si intravedono a malapena i monti del Monregalese, non potrò né confermare né smentire queste voci. La salita la ricordavo più dura, è difficile trovare pendenze toste sulle principali strade ed arrivo a Mombarcaro senza troppo faticare, ammirando un panorama parzialmente offuscato che riesce comunque a rilassarmi con monti, la val Bormida e sullo sfondo, appena visibili, alcune cime delle Alpi.

Seguo il crinale delle valli sino a Niella Belbo, scendo dipingendo alcuni bei tornanti e risalgo, con tratti di fatica, sino a Bossolasco. Il resto è tutto un discesone, d’ altronde qui le colline sono serie e sebbene manchino vette montane gli scalatori hanno di che divertirsi. A Dogliani il paesaggio comincia a cambiare, vigneti cominciano a soppiantare i campi ed ogni tanto trovo qualche insegna di qualche cantina (e qualcuno potrebbe capire che qui l’ interesse è massimo), sono in una zona famosa per il Dolcetto ed è un peccato non poterlo assaggiare…
Sole, sole e sole, continuo ad innalzarmi dalla pianura baciato dalla nostra stella e continuo con l’ andazzo per chilometri e chilometri, è una salita lunga e pedalabile che penso ulteriormente ad allungare ignorando il bivio per Clavesana sino ad arrivare a Murazzano, bel paese arroccato che domina la val Tanaro ed il Monregalese. Riempio la borraccia e chiedo a persone sedute ad un bar se la salita è finita, come risposta ottengo una serie di proposte per il resto dell’ itinerario che prevedono o Mombarcaro o alcune dure salite della zona. Scoraggiato ringrazio e proseguo, la salita finirà un chilometro dopo il paese e così potrò inserire anche questa nel mio elenco che al momento ne conta oltre 1100.

Scendo per la stessa strada dell’ andata deviando stavolta per Clavesana, anche le vie secondarie nelle Langhe sono tenute benino e in discesa è molto più rilassante quando non si ha paura di buche e ghiaia dietro ad ogni tornante. Supero due volte il Tanaro e riprendo nuovamente a salire, sin’ora non ho visto pianura ed il giro mi sta piacendo proprio per questo. Ho qualche dubbio ai bivi successivi, ma qui anche la segnaletica è completa ed è impossibile perdersi.
Scendo verso il Tanaro e ad un bivio ho un fortissimo deja-vù, giusto due secondi e capisco di essere passato in auto nella strada a fianco circa 11 mesi prima. Guardacaso riprendo a salire, solo la zona di Dogliani è parzialmente coltivata a vite, qui è tutto bosco o campi d’erba e finalmente trovo un po’ d’ombra almeno sino a Marsaglia, poi riprende ad essere tutto campi sino al valico di Murazzano, sul quale ero passato meno di due ore prima.

Il giro prevede un’ ultima deviazione, ma avendolo allungato prima non ne ho voglia e dubito possa aggiungere qualcosa al giro di oggi, per cui scendo diretto a Ceva divertendomi su tornanti e controcurve che in Oltrepò mancano… Arrivo a Ceva paese ed è piuttosto presto per i miei standard, ne approfitto per un giro in paese e per trovare un posto in cui mangiare. Ho letto recensioni molto positive di un ristorante che fa cucina tipica, ma al menù intero è collegato il prezzo di 27€ bevande escluse e prevede un primo ed un secondo… Trovo altri ristoranti in cui si paga ciò che si mangia, ma io ho fame e non mi importa che sia cucina tipica, mi interessa che la quantità sia abbondante. Rinuncio e ritorno indietro, non sapevo che il B&B fosse 55m più in alto del paese, l’ ultima salitella prima di finire.
Mi consigliano altri 2 posti, ma uno apre solo a mezzogiorno, l’ altro ormai è smantellato, quindi alla fine finisco in una pizzeria qualsiasi in cui per mia fortuna hanno il menù del giorno a 12€, comprensivo di un (buon) Dolcetto di Dogliani. Non abbastanza per sfamarmi, ma in altri posti per la stessa quantità avrei speso 20€ come minimo.

La giornata finisce con una passeggiata per Ceva (camminare aiuta enormemente il recupero e fa smaltire l’ acido lattico) ed una dormita, la casa è fresca anche senza condizionatore.
Complessivamente un giro di 118km e 2500m di dislivello (comprese le pedalate a Ceva), paesaggisticamente discreto, altimetricamente molto bello (zero pianura) e molto rilassante con pendenze sempre umane e discese divertenti finito ad oltre 24kmh di media. Un giro consigliato, al massimo si può tagliare il pezzo di Clavesana facendo Dogliani-Murazzano-Ceva.
Domani Monregalese… ciao!

Devo andare lassù a Mombarcaro

Vista della val Bormida da Mombarcaro

Vigneti del Dolcetto di Dogliani, poco distanti dalla pianura

Murazzano

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I migliori 3 giri del 2011

il 01/02/2012 · Comments Off on I migliori 3 giri del 2011

Ecco finalmente i 3 migliori giri del 2011!

Negli ultimi giorni il sito è stato offline, ho a disposizione 300Mb di spazio e 10Gb di traffico disponibile, non credevo di toccare nuovamente questo limite. Su Altervista (e ve lo consiglio caldamente se volete farvi un sito/blog personale) posso ampliare le risorse sino teoricamente all’ infinito, o pagando o grazie alle visite alla pubblicità. Giusto per raccontarvelo …

3°:  4/04) 5 Terre
Il cielo nuvoloso e la leggera foschia purtroppo rovinano questi luoghi ancor più affascinanti di quanto immaginassi, i paesini aggrappati a speroni di roccia modellati a fatica per i tipici terrazzamenti non risaltavano senza il timido sole uscito nella seconda parte della giornata.
Parto da Brugnato dopo una colazione da re e per iniziare scalo il passo del Bracco, poi scendo sino Bonassola, vado a Levanto dove mi infilo in una galleria ciclabile che mi separa dalle onde sino a Monterosso, la prima delle Terre e dove la mia giornata cambia completamente volto: vengo colto da un forte dolore tendineo al ginocchio, l’ unico movimento che non mi da problemi è la pedalata tranquilla, ma già ripartire diventa uno spettacolo circense non potendo alzare la gamba… Salto Vernazza e scendo a Corniglia, un paese che mi commuove da tanto è bello, lassù aggrappato sulla roccia. Qui non esiste il concetto di pianura, è un luogo per autentici camosci liguri.
Tralascio Manarola e visito Riomaggiore, poi a La Spezia ritorno nella civiltà pedalando sino a Portovenere, un altro gioiello che visito solo parzialmente a causa dei problemi nella camminata. Sono in ritardissimo, mancano oltre 30km ed ho indicativamente 1h e 30 massima di luce per risalire sino a Brugnato, taglio per la lunga galleria (2km) in salita che oltrepassa La Spezia, la brezza della sera fortunatamente mi sospinge sulla tranquillissima val di Vara sino a Borghetto, dove praticamente arrivato scarico le energie nervose crollando fisicamente, con dolore, stanco, affamato ma veramente soddisfatto!

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1160

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1168

perché raramente ho visto posti dalla bellezza comporabile alle 5 Terre, i paesi sono spettacolari e la tanta salita mi ha reso felice. Paradossalmente il problema al ginocchio e la tirata del ritorno mi hanno lasciato buoni ricordi.

Corniglia, il paese che mi ha lasciato a bocca aperta

 

 

La via dell’ amore che collega Manarola a Riomaggiore

Riomaggiore, il 5° paese delle 5 Terre

2°: 3/07) Susa-Susa
Io e Massimo abbiamo pernottato a Susa, per gli altri la partenza alle 7:30 ha significato una levataccia incredibile. Avremo bisogno di molto tempo per questo famosissimo giro alpino, ma almeno la giornata è veramente ottima e limpida. Il Moncenisio è una salita lunga ma regolare, il lago in cima ristora la vista dopo il primo colle, sino al secondo scalpo è tutta discesa e falsopiano, il vento contrario rende ancor più vantaggioso l’ essere in 5, sebbene i cambi siano da rivedere.
Dopo una sosta pipì ed acqua ci aspetta il Moloch di giornata, Telegraphe più Galibier per 2000m abbondanti di dislivello su uno dei valichi più famosi al mondo (come dire lo Stelvio per gli italiani). Ci ricompattiamo al Telegraphe, poi sulle costanti rampe del Galibier ognuno va per conto suo, chi salendo bene, chi soffrendo un po’, ma arrivare in cima è una soddisfazione per tutti, specialmente per me che arrivo alla 1000° salita nel mio elenco!
Fino a Briançon voliamo complice il vento a favore, poi ci aspetta il facile Monginevro, che a questo punto diventa faticoso per tutti, io voglio vedere quante energie mi rimangono e salgo in solitaria, gli altri fanno gruppetto. Dal valico il vento ritorna ad essere contrario, ma il vero problema è rappresentato dal traffico congestionato sulla statale poiché l’ autostrada è stata chiusa per controllare la manifestazione No-Tav, dobbiamo letteralmente fare lo slalom tra chilometri di coda prima di ritornare a Susa dopo 206km e 4.5km di dislivello con 3 signore Alpine!

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1342

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1352

Perché la Susa-Susa è un giro mitico ed affrontarlo in una giornata quasi perfetta (solo troppo vento) è stato fantastico. Aggiungiamoci pure l’ essere in buona compagnia, la 2 giorni a Susa con Massimo e soprattutto l’ aver onorato la mia 1000° salita sul Galibier… Inoltre ho pure vinto la mia personale sfida contro le crisi di fame, da Susa al Galibier mangiando mezza focaccia mentre altri avevano un ristorante con sè! Peccato per il traffico finale che proprio non ci voleva.

Piccoli contro il gigante Galibier

Segnalo ad un fotografo la mia 1000° salita

Marco, Andrea, Fabio, Massimo, Pedra sul Galibier

1°: 8/05) Caprauna e val Tanaro
Descrivere questo giro è difficile, se dovessi pensare al percorso per me perfetto penserei proprio a questo!
Parto passando sul lungomare di Borghetto S.Spirito, dove trascorrevo le vacanze al mare, poi pedalo nel primo entroterra di Albenga con coltivazioni di ulivi ed orografia che mi ricordano fortemente il lago di Garda, mi addentro verso le montagne e la stretta val Neva mi ricorda il Trentino con i suoi tipici monti coperti da boschi.
La salita a Capraùna è come piace a me, regolare ed abbastanza ripida, supero anche una nutrita flotta di pensionati danesi coi quali scambo diverse chiacchiere in cima al passo, da dove ammiro le Alpi al confine francese parzialmente innevate e desidero io stesso poter toccare la dama bianca dopo aver toccato la sabbia delle spiagge. Dal colle di Nava sino a Le Salse non mi entusiasma, ma poi si ricomincia a salire decisi in un paesaggio quasi di montagna, superato il valico trovo pure la neve e letteralmente ci salto dentro, poche ore fa ero al mare!
La discesa tecnica nel bosco mi esalta, ma quando entro a tutti gli effetti tra le gole del Tanaro mi commuovo, sapevo che erano belle, ma non immaginavo quella strada scavata nella roccia con il torrente lontano e le vette ancor più distanti, un luogo dove la natura combatte contro se stessa con risultati incredibili. La vallata si allarga sino a Garessio, il vento che prima mi aiuta poi improvvisamente cambia spirando dal mare e scendendo dal colle S.Bernardo, dove giustamente hanno costruito un impianto eolico. Non è però ancora finita, mi manca la salita di Rocca Barbena con i suoi tornanti in muratura e la divertente picchiata verso il mare, giusto per rifarsi gli occhi dopo la scorpacciata montana.

LINK 1: http://giriesalite.altervista.org/?p=1218

LINK 2: http://giriesalite.altervista.org/?p=1229

E’ il giro vincitore perché per me è quello ideale, sono passato dal mare alla vera montagna attraverso un gran numero di territori diversi, ho trovato la neve ed ho pedalato a due passi dalla Francia partendo dal Savonese, le salite mi sono piaciute tutte così come le discese, l’ incontro coi danesi mi ha portato allegria, ma soprattutto non ho mai trovato un posto come l’ alta val Tanaro che mi sapesse far rimanere così a bocca aperta… Credo sia il miglior giro di sempre, se le 24h con Stelvio-cena dalla Giovanna-Mortirolo sono l’ avventura ciclistica più intensa, questo è il giro più bello.

Il mare a Borghetto S.Spirito, in contrasto con la foto successiva

Dal mare sino a trovare la neve a Maggio!

Le fantastiche gole del Tanaro

Grazie della lettura,
Pedra


Monferrato tra Asti ed Acqui

il 01/09/2011 · Comments Off on Monferrato tra Asti ed Acqui

13 Agosto

Continua l’ inseguimento della mia filosofia de “tutti i posti vanno conosciuti“, che quest’ oggi mi porta nel Monferrato di Nizza lungo le colline comprese tra Asti ed Acqui Terme. Il giro è diviso in 2 parti, la prima tra Nizza ed Asti in solitaria, la seconda con la guida nonché suggeritore Francesco “ScalatoredelleLanghe“, lungo gli ultimi lembi di Langhe e sulle brevi collinette di Acqui.

E’ una giornata serena ed abbastanza calda, di quelle in cui si può pedalare ma non stare immobili al sole. Parto da Castelnuovo Belbo e dopo poco comincio ad assaggiare il territorio: si susseguono saliscendi su strade abbastanza belle e con un traffico tra lo scarso ed il nullo. Un’ondulazione più importante arriva con Cortiglione, che arroccato sulla collinetta mi offre una nuova salita dalla base sino alla parte alta del paese. La discesa è una picchiata che si immette sulla statale, dove con un po’ di attenzione si può bruciare lo stop, poi una rotonda mi fa cambiare direzione. Ora sto andando verso Alessandria tra campi di mais e rughe del terreno che si innalzano per 50m. Mi rendo conto di aver sbagliato strada quando ormai sono a Masio, sulle ultime propaggini 20m più elevate della pianura e del fiume Tanaro che scorre proprio lì sotto. E’ una zona stupenda per le scampagnate, con zero traffico e stradine mai monotone che tutti possono percorrere, anche chi odia le pendenze sopra al 3% o chi va in bicicletta giusto alla domenica. Mi scrive Francesco che salvo cataclismi sarà a Mombercelli alle 14 con un amico e che mi propone interessanti modifiche. Ottimo, se non mi perdo troppe volte sarò lì anch’io puntuale!
Come non detto, sbaglio strada subito dopo arrivando a Mombercelli per una via diversa da quella prevista. Ma questo è solo il primo passaggio, ora devo andare verso Asti, e non c’è 2 senza 3, seguo la statale invece che la provinciale che arriva a Montaldo Scarampi da dietro, puntando a questo paese da sud e aggiungendo comunque una nuova salita all’elenco millenario. Cerco anche un punto panoramico, ma il paese offre poco, in questo lembo di Monferrato non ci sono cime che svettino rispetto alle altre e le visuali ne vengono penalizzate.

E’ lunga la via per Rocca d’ Arazzo, mai un momento di relax e nessuno di vera discesa, mantengo i miei 150m oltre alla piana con scarti abbastanza contenuti. Però da qui si domina il Tanaro e la pianura, non male per delle collinette. Scendo, stavolta per davvero, e risalgo intensamente ad Azzano d’Asti, poi spaventato dal cartello “Asti” aggiungo km di troppo per Montemarzo (e quattro!). Un po’ di pianura nei dintorni di Asti mi prepara a Mongardino, salitella interessante con un dislivello discreto (molto meno di 200m, ma più di 100m). Come prima il cartello “Asti” mi disorienta e per questo vado dalla parte opposta, su tratti non segnati sulla mia cartina che mi riportano praticamente a Mongardino in 5km (e siamo a 5).
Con “se non sbaglio strada troppe volte…” sono già le 14 e sono ben distante da Mombercelli. Ritorno in pianura e mi metto in posizione da cronoman per tenere i 36 e tentare di limitare i danni, fortuna che Francesco mi telefona e mi scuso preventivamente per il ritardo. Ci incontriamo che mi stanno aspettando da oltre 20 minuti in cima alla collinetta nella quale sorge Mombercelli, ho studiato tutto per prendermi il primo pezzo di 55km con calma, ma il contakm ne segna 72… è ovvio che arrivi tardi :p

Lo ScalatoredelleLanghe usa un nickname veramente appropriato, il suo fisico asciutto e magrissimo è l’ ideale per sfidare le pendenze più impegnative, quando noto che tiene anche i 30 orari in pianura senza faticare capisco che per il resto del giro ci sarà da soffrire. Con lui c’è Fabio, un fortissimo passista che avrà modo di tirarci a 45 orari per qualche km in leggero falsopiano.
Il mio progetto iniziale è usato solo come spunto per un giro nettamente migliore, abbandoniamo le strade meno “non trafficate” (perché dire trafficate è un esagerazione) superando alcuni strappetti nel quale nessuno si stacca nonostante il ritmo più che turistico. L’ unico problema lo osserviamo su un dossetto verso Castelnuovo Calcea, quando alcuni motociclisti rischiano seriamente un frontale con un furgone. D’ accordo, eravamo affiancati, ma pretendere di sorpassare ai 100 in curva su un dosso senza nemmeno toccare il freno non è fatalità, è “selezione naturale”, e come in quel momento non mi faccio problemi ad affermarlo.

A Santo Stefano Belbo mi fanno assaggiare l’ acqua solforosa, a me piace e ne bevo uno sproposito data la sete che ho. Poi a Cossano Belbo inizia la Cima Coppi del giro verso Santa Libera, sopra a Vesime, 3.9km all’ 8,5% medio su asfalto ruvido. Fabio ci saluta da dietro, io tento di resistere a Francesco perdendo pochi metri alla volta, ma i polmoni cedono ed impiego molti tornanti per recuperare. Il sistema respiratorio è il mio punto debole, vorrei anch’io sentire le gambe mordere, ma capita più spesso che sia il diaframma ad andare in acido lattico ed è una brutta sensazione.
Segue un panoramico pezzo in cui F. & F. mi indirizzano tra discese e bivi, rimanendo sempre sul crinale tra Belbo e Bormida, con le alte Langhe da una parte e le più docili colline di Nizza dall’ altra. Tendenzialmente si scende, ma ogni tanto troviamo qualche strappo cattivo in cui Fabio cerca di rimanere con noi mentre i miei polmoni non fanno in tempo a soffrire.

Restando in gruppo l’aspetto più turistico del giro viene sopraffatto da quello agonistico, alcuni infidi strappetti verso Cassinasco ci mettono alla prova con i miei muscoli toracici che reggono l’ impatto. Siamo sempre sul crinale tra le valli, con sporadiche ampie viste su Canelli prima e Nizza Monferrato poi, ma il grosso è in discesa e possiamo rilassarci un po’ sino al bivio che da Rocchetta Palafea porta a Calamandrana Alta,  in cui Fabio ci saluta per far ritorno a casa. Sinceramente non ricordo bene questo pezzo, seguendo Francesco ho passato bivi e bivietti con tanti cambi di pendenza e strade variegate sino a Castel Rocchero.
(Il percorso da Cassinasco è stato: regione chiesa, rocchetta palafea, castelboglione, strada carnobbio, Castel Rocchero)
Scendiamo su una strada larga ed agevole, la “Baretta, in direzione Acqui“, poi un bivio a sinistra indica l’ inizio di una salitella che mi sorprende per l’ impegno richiesto, non certo eccessivo, ma più di quanto mi aspettassi. Superato Alice bel colle ci attendono alcuni strappetti ed un po’ di salita facile in cui saliamo veloci, almeno per il mio ritmo piuttosto buono per i quasi 130km nelle gambe. Ricaldone, Maranzana, 1km di pianura ed ecco l’ ultima difficoltà di Mombaruzzo, a quanto ho capito un classico della zona. Riperdiamo velocemente la quota guadagnata e percorriamo assieme gli ultimi km per Castelnuovo Belbo, dove finalmente è finito il giro e ci salutiamo addirittura in anticipo a quanto avevo previsto (grazie alle più belle deviazioni mi sono risparmiato una decina di km). Per ScalatoreDelleLanghe saranno 100km, per me 146km e 2200 divertenti metri di dislivello.
Grazie ancora per la compagnia, sperando di ricambiare il favore tra Oltrepò e Tortonese,  e grazie per le indicazioni che arricchiscono questo racconto!

CONSIGLI: In realtà ho poco da consigliare, le alternative sono tantissime e bisognerebbe passare una settimana in zona per poterle conoscere a sufficenza. La zona di Masio è adatta alle scampagnate, con colline minime, mentre verso Asti le quote aumentano leggermente e soprattutto le salite sono consecutive. C’è più distanza tra i paesi arroccati verso Nizza ed Acqui, ma la sostanza è la stessa. Sono luoghi adatti particolarmente al cicloturismo o per allenamenti brevi e scattanti, meno per i grimpeurs.

Montaldo Scarampi, una delle tante continue collinette

Vista sul Tanaro da Rocca d’ Arazzo. Le cime astigiane sono queste…

Francesco e Fabio che aspettano me mentre faccio delle fotografie

Colline viticole non lontano da Nizza


Il colle di Caprauna (parte 1)

il 01/06/2011 · Comments Off on Il colle di Caprauna (parte 1)

8 Maggio

La sveglia suona presto, almeno per i miei standard, perchè oggi è in programma uno dei giri più duri che abbia mai fatto, con almeno 160km e 3400m di dislivello, seguito dal rientro a casa in autostrada, motivo per cui non posso prendermela con troppa calma. La colazione al B&B “profumo di dolci” di Toirano è un abbuffarsi per accumulare calorie in vista della giornata: pane, focaccia e altre delizie scompaiono dal mio vassoio e pure da quello degli altri ospiti.
Impiego veramente tanto a partire, la prima pedalata tra le strette mura cittadine arriva solo alle 10, con la borraccia carica e tanta voglia di arrivare ad un soffio dal confine francese, ai piedi delle Alpi marittime.

Non ho tanto tempo da perdere, ma non resisto ad una sosta in riva al mare, dove tempo fa ho trascorso alcune vacanze estive e dove tanti si godono il tiepido sole del mattino. La giornata è limpida e la temperatura ideale per pedalare.
Riprendo il lungomare sino a Ceriale, dove indovino abbastanza facilmente la deviazione diretta per Cisano sul Neva, una strada larga ed ondulata attraverso la piana di Albenga, circondata da campi, palme ed ulivi. A Cisano il paesaggio cambia, intrapreso poi il bivio per Caprauna ho la sensazione di essermi teletrasportato in Trentino, avanzando su una strada piana che segue il torrente, con a destra e sinistra due fila di monti che la circondano imperiose, con pareti rocciose che riportano in mente il passo San Valentino da Avio (TN). Frazioni abitate composte da 2 case scorrono alla mia destra, poi a Castelbianco si inizia a far sul serio, d’ ora in avanti si fa sul serio e la salita al colle di Caprauna è trentina anche nelle cifre: sono 1300m di dislivello totali, la pendenza costante e pochissimi tratti in cui riposare.
La stanchezza residua dal giorno precedente svanisce con le prime faticose pedalate, il ritmo è più che buono e la quota si alza in fretta tra la gola che scende ed i monti che si avvicinano. Supero con troppa facilità alcuni turisti, perdo qualche pedalata per salutarli e dalle risposte capisco che sono danesi, sia per il “ciao” pronunciato a fatica, sia principalmente per la bandiera sulla maglia di alcuni. La velocità relativa con cui li passo mi fa sentire perfino in colpa, loro stanno faticando molto più di me, e non hanno più la gioventù dalla loro parte. Affianco uno di loro per qualche minuto, mi spiega che sono una quindicina di pensionati dalla Danimarca, il più giovane dei quali ha 59 anni. Che dire… complimenti vivissimi! Riprendo il mio ritmo e ne raggiungo altri tre, che stizziti mi fanno gesto di proseguire per la mia strada, c’è troppa differenza di gamba e di età. Supero anche il paese di Caprauna, ma del colle non vedo nemmeno l’ ombra. Il gruppo danese è molto sparpagliato ed è un continuo incrociar di gente, l’ ultimo a pochi metri dal passo, quando vedo in lontananza diverse macchine parcheggiate che indicano la fine di questa interminabile ascesa.

Ora mi trovo in compagnia dei più veloci del gruppo che già si stanno riposando, alcuni mi invidiano per i miei 65kg, ma io li ammiro per la loro tenacia, non sono certo abituati a scalate come queste, sul retro di alcune divise c’è pure l’ altimetria di una loro manifestazione, scrutandone le quote altimetriche provo quasi tenerezza a leggere valori come 100m slm per i punti più alti…

Dietro di me il Neva ed il mare, davanti a me l’ alta val Tanaro e le Alpi Liguri ancora inbiancate, sarebbe bellissimo riuscire a pedalare tra la neve partendo dal mare, ma sarei felicissimo di poter solo toccare gli ultimi rimasugli nei punti più ombreggiati. La discesa è bella, si respira l’alito delle vere montagne, unito a quello marino. Il fondovalle è addirittura più bello del passo, il Tanaro scorre selvaggio dentro una stretta gola sovrastata da torrioni rocciosi verticali che sfidano la gravità e mi lasciano a bocca aperta. E’ incredibile cosa si possa trovare a due passi dalla civiltà!
Il vento è prima a favore e poi contrario sino al colle di Nava, un passo piuttosto importante che da questo lato è poco più di falsopiano. Arrivo in cima giusto per aumentare il conteggio delle salite, ma il mio percorso torna indietro per la seconda ascesa del giorno, quella del passo delle Salse via Mendatica.

Salto da una strada trafficata ad una carreggiata ruvida in cui le uniche forme di vita guidano due fuoristrada con attaccato un carrello, probabilmente per portare in alto gli amanti del downhill. C’è da faticare, il bosco mi ripara dal forte sole e da una temperatura quasi costante a tutte le quote, ma per andare avanti ci vuole forza, che per fortuna ho ancora in abbondanza. Finito il tratto impegnativo mi ritrovo con i monti ancora innevati sulla destra, e con il mare semi-nascosto dalla foschia dall’ altro lato. Alcuni saliscendi benefici mi portano a Mendatica, poi supero un piccolo Tanaro (chiamato appunto Tanarello) che scende impetuoso su un letto roccioso, passo per Le Salse ed inizio il tratto finale di salita al passo ononimo, una scalata con asfalto bello, costante, al sole e pure impegnativa, nella quale il 34×27 fa occasionalmente il suo dovere.
Al passo si sta bene, la temperatura è gradevole e solo di pochi gradi inferiore a quella della spiaggia di Borghetto S.Spirito. Uso il gilet, anche se non servirebbe, e mi lancio nella picchiata verso Upega e le gole del Tanaro. Freno però subito, in un angolo sempre ombreggiato c’è ancora l’ ultima fresca neve, il mio desiderio si avvera e lascio la bici nel fosso per poterla toccare con mano. 4 ore fa ero al mare, ora nella neve!

Prossimamente la seconda parte… Alta val Tanaro, Garessio e ritorno a Toirano


Il mare a Borghetto Santo Spirito

Sembra Trentino, ma sono nell’ entroterra di Albenga

I ricordi si collegano al passo San Valentino da Avio (TN)

Poco fa ero lì sotto, a Nasino

Panorama dai 1370m del colle di Caprauna

NEVE!


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